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Autrice tedesca suggerisce di non avere piu` figli per scongiurare i cambiamenti climatici

L’autrice femminista Verena Brunschweiger ha invitato i tedeschi a smettere di avere bambini per salvare il pianeta, nonostante il fatto che il tasso di fertilità nativa del paese sia già di appena 1,4 bambini per donna.

In un’intervista a Neue Osnabrücker Zeitung, Brunschweiger avverte “siamo sull’orlo del collasso ecologico” e che l’unica soluzione è “rinunciare a riprodursi”.

Affermando che questo argomento viene tenuto nascosto nella “Germania pro-natalista”, la Brunschweiger, lei stessa senza figli, ha osservato, “È … soprattutto a causa della grande quantita` di popolazione che abbiamo problemi ambientali del genere. Siamo troppi e quasi nessuno vuole limitarsi. Se fossimo in meno e ci limitassimo, potremmo salvare qualcosa ”.

Brunschweiger ha affermato di sentirsi come “in Arabia Saudita nel 14 ° secolo” quando ha cercato di esprimere il suo messaggio, ma che aveva ricevuto il sostegno di molte donne.

La femminista sta indirizzando il suo messaggio ai tedeschi nonostante il fatto che il tasso di fertilità nativo del paese sia di circa 1,4 figli per donna, ben al di sotto del necessario tasso di sostituzione 2,1.

“Dal 1972, la Germania non ha visto un solo anno in cui il numero di neonati ha superato il numero di morti”, riferisce Arutz Sheva.

Nonostante la sua passione per la riduzione della popolazione, il messaggio della nostra paladina non ha ancora raggiunto il continente africano “, riferisce Free West Media. “La popolazione infantile dell’Africa raggiungerà il miliardo entro il 2055, rendendola la più grande popolazione infantile tra tutti i continenti”.

In effetti, l’Africa sub-sahariana produrrà il maggior numero di nascite, quindi se la Brunschweiger si preoccupasse davvero di abbassare la popolazione globale per salvare il pianeta, avrebbe detto agli africani di smettere di riprodursi, cosa che ovviamente sarebbe ritenuta razzista.

Dopo tutto, per i progressisti è meglio essere morti che razzisti!

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Un articolo del New York Times suggerisce che l’estinzione umana non sarebbe una brutta cosa dato che i “cambiamenti climatici” stanno distruggendo il pianeta

Il nostro pianeta starebbe meglio se l’umanità cessasse di esistere? Questa è una domanda piuttosto morbosa, ma oggi un numero crescente di intellettuali la star sostenendo a gran voce, perché sono convinti che siamo la fonte di tutto ciò che è sbagliato nel nostro mondo.

Secondo questi zeloti, gli umani sono la fonte primaria dei cambiamenti climatici e se non alteriamo il nostro comportamento il pianeta sarà distrutto. Ma poiché l’umanità apparentemente manca della volontà di porre fine alle abitudini che stanno distruggendo il pianeta, molti di loro credono che sarebbe una buona cosa se fossimo completamente spazzati via in qualche modo. La maggior parte delle persone normali non penserebbe mai in questo modo, ma questi sono i tipi di discussioni che gli intellettuali e le elite si dilettano ad avere e che a volte penetrano nei media mainstream. Per esempio, il New York Times ha appena pubblicato un lunghissimo articolo del professore di filosofia della Clemson University, Todd May dal titolo “L’estinzione umana sarebbe una tragedia?” Quanto segue è un breve estratto di quell’articolo .

Per sostenere il mio discorso, vorrei iniziare con un’affermazione che, a mio avviso, sarà allo stesso tempo deprimente e, riflettendoci, incontrovertibile. Gli esseri umani stanno distruggendo vaste parti della terra abitabile e causando sofferenze inimmaginabili a molti degli animali che la abitano. Questo sta accadendo attraverso tre mezzi. In primo luogo, il contributo umano al cambiamento climatico è devastante per gli ecosistemi, come esemplifica il recente articolo su Yellowstone Park del The Times. Secondo, l’aumento della popolazione umana sta invadendo gli ecosistemi che altrimenti sarebbero intatti. In terzo luogo, l’allevamento industriale favorisce la creazione di milioni e milioni di animali per i quali non offre altro che sofferenza prima di massacrarli in modi spesso barbarici. Non c’è motivo di pensare che quelle pratiche diminuiranno presto. Piuttosto il contrario.

L’umanità, quindi, è la fonte della devastazione delle vite degli animali  su una scala che è difficile da comprendere.

Il New York Times non aveva l’obbligo di pubblicare l’articolo del professor May, ma lo ha fatto comunque.

Ritengono quindi che questa sia un’opinione ragionevole.

Più avanti in quello stesso articolo, May suggerisce che “l’eliminazione della specie umana sarebbe una buona cosa” se non fosse per i meravigliosi sforzi creativi dell’umanità

Se questi fatti fossero la storia completa, non ci sarebbe tragedia. L’eliminazione della specie umana sarebbe una buona cosa, punto e basta. Ma c’è di più nella storia. Gli esseri umani portano cose sul pianeta che altri animali non possono. Ad esempio, portiamo un livello avanzato di ragione che può far meravigliare il mondo in un modo che è estraneo alla maggior parte se non a tutti gli altri animali. Creiamo arte di vario genere: letteratura, musica e pittura. Ci impegniamo in scienze che cercano di comprendere l’universo e il nostro posto in esso. Se la nostra specie si fosse estinta, tutto sarebbe andato perduto.

Ma che dire di quelle culture che non sono impegnate in tali attività?

Quelli che non aggiungono qualcosa di “valore” dovrebbero essere eliminati?

Questa sembra essere la conclusione logica di questo modo di pensare.

Oggi ci sono molti intellettuali che stanno promuovendo con ardore il controllo della popolazione o la riduzione della popolazione, ma il professor May non vede davvero la necessità di prendere tali misure. A questo punto del suo articolo, suggerisce che esiste una possibilità molto forte che saremo la causa ultima della “nostra tragica fine” …

Può anche darsi che attraverso le nostre stesse azioni determineremo la nostra estinzione, o almeno qualcosa di simile, contribuendo con le nostre pratiche alla nostra tragica fine.

Un altro membro dell’elite apparentemente ossessionato dal cambiamento climatico e dai problemi della popolazione è Bill Gates.

Proprio di recente, Gates ha dichiarato pubblicamente di credere che milioni di persone nei paesi poveri moriranno entro la fine di questo secolo a causa dei cambiamenti climatici

Sulla questione dei cambiamenti climatici, Gates ha predetto che per paesi come l’Africa – che sono “completamente dipendenti dalla pioggia” – il cambiamento climatico rappresenta una “minaccia alla … loro sopravvivenza”.

Ha anche predetto “milioni di morti a causa dei cambiamenti climatici tra oggi e la fine del secolo”. Ha detto che una parte significativa di quel numero proverra` da “paesi molto, molto poveri, a causa dell’agricoltura di sussistenza”.

Quindi cosa si deve fare?

Bene, dal momento che gli umani sono la causa principale dei cambiamenti climatici, ridurre la popolazione umana equivale sostanzialmente a “salvare il pianeta” secondo il loro contorto modo di pensare.

E forse questo potrebbe spiegare perché la Fondazione Bill e Melinda Gates ha riversato enormi quantità di denaro nello sviluppo di una pillola anticoncezionale maschile.

La maggior parte di noi non pensa mai molto alle questioni relative alla popolazione, ma per gli elitisti come Gates può diventare qualcosa di simile ad una ossessione. Credono veramente che la popolazione umana sia una bomba a orologeria che esploderà in un futuro non troppo lontano.

Ma la verità è che il nostro pianeta potrebbe facilmente supportare una popolazione umana due volte più grande di quella attuale se le nostre risorse fossero gestite correttamente e le nuove tecnologie che già esistono potessero prosperare.

Purtroppo, queste cose non stanno accadendo, e invece l’umanità viene radunata in città incredibilmente sovraffollate. E tale sovraffollamento può avere conseguenze molto negative in quanto uno studio scientifico che coinvolge i topi ha dimostrato .

Lo scienziato John B. Calhoun creo` un’utopia per topi in cui i roditori avevano tutto il cibo, l’acqua e lo spazio necessari.

Dopo parecchie generazioni tuttavia, la popolazione in piena espansione è precipitata nel caos con i topi maschi che diventano selvaggiamente violenti e le femmine che non riuscivano a nutrire i loro piccoli.

La generazione successiva divenne nota come “la piu` bella” – non violenta e interessata solo a prendersi cura di se stessa.

Potrebbe essere possibile che la nostra versione “bella” stia iniziando ad emergere?

Oggi, abbiamo milioni di giovani adulti ossessionati da se stessi che stanno continuamente in casa, si isolano e trascorrono ore interminabili su Internet.

In Giappone, hanno un termine per questo, ed è riconosciuto come una crisi nazionale

E in Giappone una nazione densamente popolata, una tendenza allarmante soprannominata “hikikomori” ha attanagliato le giovani generazioni, con circa mezzo milione di giovani giapponesi che vivono come reclusi sociali.

Il governo giapponese definisce hikikomori persone che non hanno lasciato le loro case o interagito con gli altri per sei mesi o più.

Il nostro mondo sta cambiando, e non per il meglio.

Quelli che suggeriscono l’estinzione umana come risposta sono totalmente sulla strada sbagliata. Invece di rinunciare alla vita, dobbiamo riscoprire ciò che rende la vita degna di essere vissuta in primo luogo.

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Il mondo occidentale e la drastica diminuzione del conteggio spermatico

Una nuova revisione sistematica e meta-analisi di studi che esaminano i conteggi spermatici in tutto il mondo ha scoperto che quelli dei paesi occidentali sono diminuiti di oltre il 50% negli ultimi quattro decenni e questa tendenza non mostra alcun segno di rallentamento.

I ricercatori hanno esaminato i dati provenienti da 185 studi in cui hanno partecipato 43.000 uomini e hanno concluso che i conteggi totali degli spermatozoi nei paesi occidentali (tra cui Nord America, Europa, Australia e Nuova Zelanda) sono diminuiti di una media dell’1,6% all’anno tra il 1973 e il 2011 per un calo totale del 59,3%. La concentrazione di sperma (quantita` di sperma all’interno del liquido seminale) ha seguito un modello simile, diminuendo dell’1,4% all’anno e del 52,4% in totale nello stesso periodo.

Non e` stata trovata alcuna tendenza particolare nei conteggi e nelle concentrazioni spermatiche nei paesi non occidentali. Questi dati, tuttavia, erano di scarsa qualita` e quantita`, e sono necessarie ulteriori ricerche per confermare queste constatazioni.

Lo studio non ha esaminato le cause del declino, ma gli autori dello studio hanno ipotizzato che le possibili ragioni potrebbero includere l’esposizione a residui di antiparassitari e altri prodotti chimici che distruggano il sistema endocrino, il fumo di sigaretta, l’obesità, lo stress e il consumo di alcool. Per esempio, alcuni studi hanno scoperto che le donne che fumano durante la gravidanza generano figli con ridotti conteggi spermatici.

Le sostanze chimiche che interferiscono con il sistema endocrino, spesso, hanno effetti estrogenici che possono influenzare lo sviluppo del sistema riproduttivo maschile, in particolare con l’esposizione prenatale. Queste sostanze chimiche sono diffuse nell’ambiente, e tra le altre sorgenti si trovano negli alimenti in scatola, nei cibi conservati in contenitori di plastica, nei prodotti per l’igiene personale e per la pulizia, nelle pentole antiaderenti e nelle ricevute.

Un altro fattore contributivo che gli autori non hanno preso in considerazione è la deficienza subclinica di vitamina A e vitamina D, entrambe critiche per la spermatogenesi. L’assunzione di queste importanti vitamine e` spesso troppo bassa nei paesi occidentali, perché i cibi ricchi di vitamina A e D tendono ad avere molti grassi saturi e colesterolo. Questi cibi sono stati ampiamente demonizzati a causa del presunto collegamento tra grassi saturi e malattie cardiache, tanti li evitano. Ricche fonti di vitamine A e D si trovano nelle carni di fegato e di altri organi, nell’olio di fegato di merluzzo bianco, nei tuorli d’uovo, nel grasso butirrico, nei pesci grassi e nel lardo di maiale.

Le ultime ricerche, tuttavia, rivelano che coloro che mangiano una quantita` maggiore di grassi saturi non presentano uno rischio maggiore di malattie cardiache rispetto a quelli che ne mangiano di meno. A tutt’oggi e` generalmente riconosciuto che il colesterolo alimentare ha poco effetto sui livelli di colesterolo nel sangue. Il corpo produce la maggior parte del proprio colesterolo e quando se ne mangia di più, il corpo semplicemente ne produce meno. Il colesterolo dietetico non è correlato con l’aumento del rischio di malattia coronariche.

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