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Gli Insegnamenti segreti di tutte le ere: Pietre, Metalli e Gemme

CIASCUNO dei quattro elementi primari insegnati dai primi filosofi ha il suo analogo nella costituzione terrestre quaternaria dell’uomo. Le rocce e la terra corrispondono alle ossa e alla carne; l’acqua ai vari fluidi; l’aria ai gas; e il fuoco al calore corporeo. Poiché le ossa sono la struttura che sostiene il corpo, possono essere considerati come un adeguato emblema dello spirito – quella fondazione divina che sostiene il tessuto composito di mente, anima e corpo. All’iniziato, lo scheletro della morte che tiene tra le dita ossute la falce del mietitore indica Saturno (Kronos), il padre degli dei, che porta la falce con cui ha mutilato Ouranos, il proprio padre. Nel linguaggio dei Misteri, gli spiriti degli uomini sono le ossa polverizzate di Saturno. Quest’ultima divinità era sempre adorata sotto il simbolo della base o del piede, in quanto poiché era considerato come la sottostruttura che sostiene la creazione. Il mito di Saturno ha la sua base storica nei registri frammentari conservate dai primi greci e Fenici riguardo a un re con quel nome che governava l’antico continente di Hyperborea. Polaris, Hyperborea e Atlantide, poiche` giacciono sepolti sotto i continenti e gli oceani del mondo moderno, sono stati spesso simboleggiati come rocce le quali sostengono sulle loro ampie superfici nuove terre, razze e imperi. Secondo i Misteri scandinavi, le pietre e le scogliere sono state formate dalle ossa di Ymir, il gigante primordiale formato da creta ribollente, mentre per i mistici ellenici le rocce erano le
ossa della Grande Madre, Gea. Dopo il diluvio inviato dagli dei per distruggere l’umanità alla fine dell’età del ferro, solo Deucalione e Pirra furono lasciati vivi. Erano entrati in un santuario in rovina per pregare
ed erano stati istruiti da un oracolo in modo che uscissero dal tempio con teste velate e che lasciassero dietro di loro le ossa della madre. Traducendo il messaggio criptico di dio il Deucalione che le ossa erano quelle della Grande Madre e raccolse rocce singole e, facendo un’offerta anche a Pirro, le getto` dietro di lui. Da queste rocce
sorse una nuova e coraggiosa razza di esseri umani, le rocce lanciate da Deucalione divennero uomini e quelle lanciate da Pyrrha divennero donne. In questa allegoria è incarnato il mistero dell’evoluzione umana; perché lo spirito, trasformando la materia, diventa quel potere interiore che gradualmente ma in modo sequenziale eleva il minerale allo stato di pianta; la pianta al piano dell’animale; l’animale alla dignità dell’uomo; e l’uomo al livello degli dei. Il sistema solare era organizzato da forze che operavano all’interno dal grande anello della
Sfera di Saturno; e poiché l’inizio di tutte le cose era sotto il controllo di Saturno la conclusione più ragionevole è che le prime forme di culto erano dedicate a lui, il suo simbolo peculiare: la pietra. Quindi la natura intrinseca di Saturno è sinonimo di quella roccia spirituale che è la base duratura del Tempio Solare, e ha il suo antitipo o ottava inferiore in quella roccia terrestre – il pianeta Terra – che sostiene la sua
superficie frastagliata i generi diversificati di vita mondana. Sebbene la sua origine sia incerta, la litolatria costituisce indubbiamente una delle prime forme di espressione religiosa. “In tutto il mondo”, scrive Godfrey Higgins, “il primo oggetto di Idolatria sembra essere stato una semplice pietra grezza, posta nel terreno, come emblema dei poteri generativi o procreativi della natura. “(Vedi Druidi celtici).

I resti dei culti della pietra sono distribuiti sulla maggior parte della superficie terrestre, ad esempio di notevole importanza sono i menhir di Carnac, in Bretagna, dove diverse migliaia di pietre gigantesche non tagliate sono disposte in undici file ordinate. Molti di questi monoliti stanno in piedi ad oltre venti metri dalla sabbia in cui sono incastonati, ed è stato calcolato che alcuni dei più grandi pesano fino a 250.000 libbre. Alcuni credono che certi menhir segnano la posizione del tesoro sepolto, ma una piu` plausibile ipotesi è quella che riguarda Carnac come monumento alla conoscenza astronomica dell’antichità. Sparsi per le isole britanniche e l’Europa, questi dolmen,
menhir e cistvaens si erigono a testimonianze mute ma eloquenti dell’esistenza e dei risultati di razze ora estinte. Di particolare interesse sono le pietre logan, che dimostrano l’abilità meccanica di questi primi popoli. Queste reliquie consistono in enormi massi appoggiati su uno o due piccoli punti in modo tale che alla minima pressione essi oscillio, ma il più grande sforzo non è sufficiente a rovesciarli. Queste erano chiamate pietre viventi dai greci e dai Latini, la più famosa è la pietra di Gygorian nello Stretto di Gibilterra. Anche se così perfettamente bilanciata da poter essere spostato con il gambo di una giunchiglia, questa roccia non potrebbe essere turbata dal peso combinato di molti uomini. C’è una leggenda che Ercole sollevò una pietra a dondolo sulle tombe dei due figli di Borea che aveva ucciso in combattimento. Questa pietra era così delicatamente sospesa che ondeggiava avanti e indietro con il vento, ma nessuna applicazione della forza avrebbe potuto rovesciarla. Sono state trovate un certo numero di pietre logane in Gran Bretagna, a Stonehenge sono state scoperte le tracce di una non piu` eretta. (Vedere
I Druidi celtici). È interessante notare che le pietre verdi che formano l’anello interno di Stonehenge siano state portate dall’Africa.
In molti casi i monoliti sono senza intaglio o iscrizione, perché senza dubbio anticipano sia l’uso degli strumenti dell’arte e della scrittura. In alcuni casi le pietre sono state trasformate in colonne o obelischi, come nei monumenti runici e nei lingam indù e pietre sakti; in altri casi sono stati modellati in rozze sembianze umane, come nelle statue dell’Isola di Pasqua, o nelle figure elaboratamente scolpite dagli
Indiani centroamericani e Khmers della Cambogia. Le prime immagini di pietra grezza possono difficilmente essere considerati come effigi di una particolare divinità, ma piuttosto come il crudo sforzo dell’uomo primitivo di ritrarre nelle qualità durevoli della pietra gli attributi procreativi della Divinità astratta. Un riconoscimento istintivo della stabilità della Divinità è persistito in tutte le età intermedie tra l’uomo primitivo e la civiltà moderna. Ampia prova della sopravvivenza della litolatria nella fede cristiana è fornita da allusioni alla roccia del
rifugio, la roccia su cui doveva essere fondata la chiesa di Cristo, la pietra angolare che i costruttori hanno respinto, il cuscino di pietra di Giacobbe che ha preparato e unto con olio, la pietra della fionda di David, la roccia Moriah su cui si trova l’altare del re Salomone, la pietra bianca dell’Apocalisse e la Rocca delle Ere. Le pietre erano molto venerate dalle popolazioni preistoriche principalmente a causa delle loro utilità. Pezzi di pietra frastagliati erano probabilmente le prime armi dell’uomo; scogliere e falesie rocciose costituirono le sue prime fortificazioni, e da questi punti panoramici lanciava massi. In caverne o capanne costruite da lastre di roccia, i primi umani si sono protetti dai rigori degli elementi. Le pietre sono state impostate come marcatori e monumenti alla realizzazione primitiva; sono stati anche posizionati sulle tombe dei morti, probabilmente come misura precauzionale per prevenire le depredazioni di bestie selvagge. Durante le migrazioni, era apparentemente consuetudine per i popoli primitivi portare
con loro pietre prese dal loro habitat originale. Come la patria o il luogo di nascita di una razza era considerata sacra, queste pietre erano emblematiche di quella considerazione universale condivisa da tutte le nazioni per il luogo della loro genitura. La scoperta che il fuoco viene prodotto colpendo insieme due pezzi di pietra ha aumentato la riverenza dell’uomo nei confronti delle pietre, ma alla fine il mondo finora inconsapevole delle meraviglie aperte dalla nuova scoperta
dell’elemento del fuoco ha fatto si che la pirolatria soppiantasse il culto della pietra. Il buio, freddo Padre – pietra– partorì da se stesso il luminoso, incandescente Figlio-fuoco; e la fiamma appena nata, divenne il più imponente e misterioso di tutti i simboli religiosi e filosofici, diffusi. Il corpo di ogni cosa è stato paragonato a una roccia, tracciato in un cubo o più onalmentalmente cesellato per formare un piedistallo, mentre lo spirito di tutto era paragonato a quella elaborata
figura scolpita che lo sormonta. Di conseguenza, gli altari furono eretti come simbolo del basso mondo, e furono appiccati incendi su di loro per rappresentare quell’essenza spirituale che illumina il corpo che sormontava. Il quadrato è in realtà una superficie di un cubo, sua
figura corrispondente nella geometria piana e il suo simbolo filosofico.
Di conseguenza, considerando la terra come un elemento e non come un corpo, i greci, i brahmini e gli egiziani si riferivano sempre ai suoi quattro angoli, sebbene fossero pienamente consapevoli che il pianeta stesso era una sfera. Perché le loro dottrine erano il fondamento sicuro di tutta la conoscenza e il primo passo nel raggiungimento dell’immortalità cosciente, i Misteri erano spesso rappresentati come cubici o pietre piramidali. Al contrario, queste stesse pietre ne sono diventate l’emblema condizione della divinità auto-realizzata. L’immutabilità della pietra la ha resa un appropriato emblema di Dio – la fonte inesauribile e immutabile dell’Esistenza – e anche delle scienze divine – l’eterna rivelazione di Se stesso all’umanità. Come personificazione dell’intelletto razionale, che è il vero fondamento della vita umana, Mercurio, o Ermes, era simboleggiato in modo simile. Pilastri quadrati o cilindrici, sormontati da una testa barbuta di Hermes e chiamati ermae, sono stati allestiti in luoghi pubblici. Terminus, una forma di Giove e dio dei confini e delle autostrade, dal cui nome è
derivato il termine moderno terminale, a volte era anche simboleggiato da una pietra verticale ornata con la testa del dio, che è stato posto ai confini delle province e delle intersezioni di strade importanti. La pietra filosofale è davvero la pietra filosofale, perché la filosofia è davvero paragonata a un gioiello magico il cui tocco trasmette le sostanze di base in gemme inestimabili. La saggezza è la polvere di proiezione dell’alchimista che si trasforma molte migliaia di volte il suo stesso peso di grossolana ignoranza nella preziosa sostanza dell’illuminazione.

LE TAVOLETTE DELLA LEGGE

Mentre era sulle alture del monte Sinai, Mosè ricevette da Jehova due tavole contenenti i caratteri del Decalogo tracciati proprio dal dito del Dio di Israele. Queste tavole sono state modellate dal divino zaffiro, Schethiyâ, che l’Altissimo, dopo averlo rimosso dal suo trono, lo getto` nell’abisso per diventare il fondamento e il generatore dei mondi. Questa sacra pietra, formata dalla rugiada celeste, è stata separata dal respiro di Dio, e sulle due parti furono disegnate a fuoco nero le figure della Legge. Queste preziose iscrizioni, che risplendono di splendore celeste, furono consegnate dal Signore sabato nelle mani di Mosè, che fu in grado di leggere le lettere illuminate al rovescio a causa della trasparenza del grande gioiello. (Vedi The Secret Doctrine in
Israel o lo Zohar per i dettagli di questa leggenda.) I Dieci Comandamenti sono le dieci gemme splendenti collocate dal Santo nel mare zaffiro dell’Essere e nelle profondità della materia si vedono i riflessi di questi gioielli come le leggi che governano le sfere sublunari. Sono i dieci caratteri sacri con cui la divinità suprema ha impresso la sua volontà sulla faccia della natura. La stessa decade era celebrata dai Pitagorici sotto forma di tetractys – quel triangolo di punti spermatici che rivelano agli iniziati l’intero funzionamento dello schema cosmico; in quanto dieci è il numero della perfezione, la chiave della creazione e il simbolo appropriato di Dio, uomo e universo.
A causa dell’idolatria degli israeliti, Mosè considerava il popolo indegno di ricevere le tavole di zaffiro; quindi le distrutte, al fine di non far scoprir loro i Misteri di Geova. Mose` sostitui` il set originale con due tavolette di pietra grezza da cui aveva tagliato dieci lettere antiche. Mentre le precedenti tavole – condividono la divinità dell’albero della vita – le seconde – partecipando alla natura del
Albero del bene e del male – hanno rivelato solo verità temporali. Così l’antica tradizione di Israele tornò di nuovo in paradiso, lasciando solo la sua ombra ai bambini delle dodici tribù

Una delle due tavole di pietra consegnate ai suoi seguaci rappresentava la tradizione orale, l’altra la tradizione scritta su cui è stata fondata la scuola rabbinica. Le autorità differiscono ampiamente per le dimensioni e la sostanza delle tavole. Alcuni le descrivono come cosi` piccole da poter essere contenute nel cavo della mano di un uomo; altri dichiarano che ogni tavola era lunga dieci o dodici cubiti e di peso enorme. Alcuni negano che le tavole fossero di pietra, sostenendo che erano di un legno chiamato sedr, che, secondo i Maomettani, cresce profusamente in Paradiso. Le due tabelle significano rispettivamente il mondo superiore e quello inferiore: il principio paterno e i principi formativi materni. Nel loro stato indiviso rappresentano l’Androgino Cosmico. La rottura delle tavole significa oscuramente la separazione delle sfere superiori e inferiori e anche la divisione dei sessi. Nelle processioni religiose dei greci e degli egizi fu portata un’arca o una nave che conteneva tavolette di pietra, coni e vasi di varie forme emblematici dei processi procreativi. L’Arca degli israeliti – che era modellate sul petto sacro dei misteri isiaci–
conteneva tre oggetti sacri, ciascuno con un’importante interpretazione fallica: il vaso di manna, la verga che ha generato, e le Tavole della Legge – il primo, il secondo e il terzo principio della triade creativa. La manna, la verga fiorente e le tavole di pietra sono anche immagini appropriate rispettivamente della Qabbalah, della Mishna e della legge scritta – lo spirito, l’anima e il corpo del giudaismo. Quando è piazzata nella casa Eterna del Re Salomone, l’Arca dell’Alleanza conteneva solo le Tavole della Legge. Questo indica
che anche in quella data la tradizione segreta era stata persa
Come rappresentazione del potere che ha fabbricato la sfera inferiore, o demiurgica, le tavolette di pietra erano sacre a Geova in contraddizione con le tavole di zaffiro che significavano la potenza che ha stabilito la sfera superiore, o celeste. Senza dubbio le tavolette hanno il loro prototipo nei pilastri di pietra o negli obelischi posti su entrambi i lati dell’ingresso ai templi pagani. Queste colonne possono riguardare quel tempo remoto in cui gli uomini adoravano il Creatore attraverso il suo segno zodiacale dei Gemelli, il cui simbolo è ancora presente nei pilastri fallici. “I dieci comandamenti”, scrive Hargrave
Jennings “sono inscritti in due gruppi di cinque ciascuno, in forma colonnare a destra (guardando dall’altare) significa la “Legge”; i cinque a sinistra significano “i profeti”. La pietra a destra è maschile, la pietra a sinistra è femminile. Corrispondono alle due colonne di pietra disgiunte (o torri) nella parte anteriore di ogni cattedrale e di ogni tempio pagano. “(Vedi i rosacrociani: i loro riti e misteri.) Lo stesso autore afferma che la Legge è maschile perché è stata consegnata direttamente dalla Divinità, mentre i profeti, o Vangeli, erano femminili perché nati attraverso la natura dell’uomo. La Tavola destra della Legge indica ulteriormente Jachin: la bianca colonna di luce; la tavola a sinistra Boaz – l’oscura colonna. Questi erano i nomi dei due pilastri
istituiti sulla veranda del Tempio di re Salomone. Erano alti 18 cubiti e splendidamente decorati con ghirlande, reti e
melograni. Sulla sommità di ciascun pilastro c’era una grande ciotola, ora erroneamente chiamata palla o globo – una delle ciotole probabilmente conteneva fuoco e l’altra acqua. Il globo celeste (originariamente la coppa di fuoco), sormontava la colonna di destra (Jachin), simboleggiava l’uomo divino; il globo terrestre (la ciotola d’acqua), che sormontava la colonna sinistra (Boaz), significava l’uomo terreno. Questi due pilastri connotano rispettivamente anche le espressioni attive e passive di Energia Divina, il sole e la luna,
il zolfo e il sale, i buoni e i cattivi, luce e oscurità. Tra di loro c’è la porta che conduce alla Casa di Dio, e stando così alle porte del Santuario, ne sono un ricordo. Geova è sia una divinità androgina che antropomorfa. Come due colonne parallele essi denotano i segni zodiacali di Cancro e Capricorno, – gli estremi della vita fisica. Essi di conseguenza significano i solstizi d’estate e d’inverno, ora noti ai Massoni
sotto la denominazione relativamente moderna dei “due San Giovanni”. Nel misterioso Albero Sephirotico degli Ebrei, questi due pilastri simboleggiano la Misericordia e la Gravità. In piedi davanti al cancello del Tempio di Re Salomone, queste colonne avevano la stessa importanza simbolica degli obelischi davanti ai santuari dell’Egitto. Quando interpretato cabalisticamente, i nomi dei due pilastri significano “Nella forza la mia casa è stabilita. “Nello splendore dell’illuminazione mentale e spirituale, il Sommo Sacerdote si frappose tra i pilastri come testimone muto della perfetta virtù dell’equilibrio – quel punto ipotetico equidistante da tutti gli estremi. Lui così
personifica la natura divina dell’uomo nel mezzo della sua costituzione- la misteriosa Monade pitagorica alla presenza della Diade. Da un lato torreggiava la stupenda colonna dell’intelletto; dall’altra la colonna di bronzo della carne. a metà strada
tra questi due si trova l’uomo saggio glorificato, ma non può raggiungere questo livello senza prima soffrire sulla croce fatta unendo questi pilastri insieme. I primi  ebrei rappresentavano occasionalmente le due colonne, Jachin e Boaz, come le gambe di Geova, in tal modo per il filosofo moderno significa che la saggezza e l’amore, nel loro senso piu` esaltato, sostengono l’intero ordine della creazione, sia mondano che sovramundano.

IL SACRO GRAAL

Come lo zaffiro Schethiyâ, il Lapis Exilis, il gioiello della corona dell’Arcangelo Lucifero, cadde dal paradiso. Michele, arcangelo del sole e Dio nascosto di Israele, alla testa delle schiere angeliche che piombarono su Lucifero e le sue legioni di spiriti ribelli. Durante
il conflitto, Michele con la sua spada fiammeggiante colpì il Lapis Exilis dalla corona del suo avversario, e la pietra verde cadde attraverso tutti gli anelli celesti nell’Abisso oscuro e incommensurabile. Dalla gemma radiosa di Lucifero è stato modellato il Sangreal, o Santo Graal, da cui si dice che Cristo abbia bevuto all’Ultima Cena. Anche se esiste qualche controversia sul fatto che il Graal fosse una tazza o un piatto, è generalmente raffigurato nell’arte come calice di notevoli dimensioni e bellezza insolita. Secondo la leggenda, Giuseppe d’Arimatea portò la Coppa del Graal sul luogo della crocifissione e in esso colse il sangue che fuoriusciva dalle ferite del Nazareno morente. Più tardi Giuseppe,
che era diventato il custode delle reliquie sacre – il Sangreal e la Lancia di Longino – li portò in un paese lontano. Secondo una versione, i suoi discendenti finalmente collocarono queste reliquie nell’abbazia di Glastonbury in Inghilterra; secondo un altro, in un meraviglioso castello sul Monte Salvat, in Spagna, costruito dagli angeli in una sola notte. Sotto il nome di Preston John, Parsifal, l’ultimo dei Re del Graal, porto` con sé la Coppa Sacra in India, e scomparve per sempre dal mondo occidentale. La successiva ricerca del Sangreal fu il motivo per gran parte delle leggende cavallersche arturiane e dei cerimoniali della tavola rotonda. (Vedi la Morte d’Arthur.) Nessuna interpretazione adeguata è mai stata data ai misteri del Graal. Alcuni credono
che i cavalieri del Santo Graal sono stati una potente organizzazione di cristiani mistici che perpetuavano l’antica saggezza sotto forma di rituali. La ricerca del Santo Graal è l’eterna ricerca della verità, e Albert G. Mackey nota come sia una variazione della leggenda massonica della Parola Perduta tanto ricercata dai fratelli del mestiere. Ci sono anche prove per sostenere l’affermazione che la storia del Graal è una
elaborazione di un mito pagano che è stato preservato ed innestato sul culto del cristianesimo. Da questo particolare punto di vista, il Santo Graal è senza dubbio un tipo di arca o nave in cui la vita del
mondo è preservata e quindi è significativo del corpo della Grande Madre–Natura. Il suo colore verde lo lega a Venere e al mistero della generazione; anche alla Fede islamica, il cui colore sacro è verde e il cui Sabbath è il venerdì, il giorno di Venere.
Il Santo Graal è un simbolo sia del mondo inferiore (o irrazionale) che della natura dell’uomo, perché entrambi sono ricettacoli per le essenze viventi dei mondi superiori. Tale è il mistero del sangue redentore che, scendendo fino a trovarsi faccia a faccia con la morte, vince l’ultimo nemico, facendo rinascere ogni sostanza con la sua stessa immortalità. Al cristiano, la cui fede mistica sottolinea soprattutto l’elemento d’amore, il Santo Graal simboleggia il cuore in cui continuamente turbina l’acqua viva della vita eterna. Inoltre, al cristiano, alla ricerca del Santo Graal rappresenta la ricerca del vero Sé che, quando
trovato, arriva al compimento dell’opera magnum.
La Santa Coppa può essere scoperta solo da coloro che si sono innalzati al di sopra delle limitazioni dell’esistenza sensuale. Nel suo poema mistico, La visione di Sir Launfal, James Russell Lowell rivela la vera natura del Santo Graal dimostrando che è visibile solo ad un certo stato di coscienza spirituale. Solo distaccandosi dalla ricerca di una spregiudicata ambizine il vecchio e stanco cavaliere vedra` la coppa trasformata in un calice incandescente. Alcuni scrittori tracciano una somiglianza tra la aLeggenda del Graal e le storie degli dei solari martiri il cui sangue, discendente dal paradiso nella terra, fu preso nella coppa della materia e liberato. Il Santo Graal può anche essere il baccello del seme così frequentemente impiegato negli antichi Misteri come emblema della germinazione e della risurrezione; e se la forma simile a una coppa del Graal deriva dal fiore, significa rigenerazione e spiritualizzazione delle forze generative nell’uomo. Ci sono molti resoconti di immagini di pietra che, a causa delle sostanze nella loro composizione e le cerimonie a cui erano sottoposte, furono ispirate
dalle divinità per cui furono create. A tali immagini sono state attribuite varie facoltà e poteri umani, come la parola, il pensiero e persino il movimento. Mentre i preti rinnegati ricorrono senza dubbio agli inganni – un’istanza collegata in un frammento apocrifo curioso intitolato Bel e il drago e presumibilmente cancellato dalla fine del libro di Daniele – mostra che molti dei fenomeni registrati in connessione con statue e reliquie santificate difficilmente possono essere spiegate a meno che non si ricorra all’intervento del soprannaturale.

La storia registra l’esistenza di pietre che, quando colpite, emanavano un suono che mandava tutti in estasi. C’erano anche immagini che echeggiavano che sussurravano per ore dopo che la stanza stessa era diventata silenziosa, e le pietre musicali producevano le più dolci
armonie. In riconoscimento della santità che i Greci e i Latini attribuivano alle pietre, ponevano le mani su alcuni pilastri consacrati quando prestavano giuramento. Nell’antichità le pietre dei templi hanno giocato un ruolo nel determinare il destino degli accusati, perché era consuetudine per le giurie di raggiungere i loro verdetti facendo cadere sassi in una borsa. La divinazione con le pietre veniva spesso utilizzata dai greci, e si dice che Elena avesse
predetto attraverso la litomanzia la distruzione di Troia. Molte superstizioni popolari sulle pietre sopravvissero alle cosiddette età oscure. La principale tra queste è quella che riguarda la famosa
pietra nera nella sede della cattedra di incoronazione nell’Abbazia di Westminster, che è stata dichiarata come la pietra originale utilizzata da Giacobbe. La pietra nera appare più volte anche nel simbolismo religioso. Si chiamava Eliogabalo, una parola presumibilmente derivata da Elagabal, il dio sole siro-fenicio. Questa pietra era sacra al sole e possedeva proprietà grandi e diversificate. La pietra nera nella Caaba alla Mecca è immobile e venerata in tutto il mondo maomettano. Si dice che fosse originariamente bianca e di tale brillantezza che si sarebbe potuta vedere da diversi giorni di viaggio dalla Mecca, ma col passare del tempo si e` annerita dalle lacrime dei pellegrini e dai peccati del mondo.

LA MAGIA DEI METALLI E DEI GEMME

Secondo gli insegnamenti dei Misteri, i raggi dei corpi celesti, colpendo le influenze cristallizzanti del mondo inferiore, diventano i vari elementi. Partecipando alle virtù astrali della loro fonte, questi elementi neutralizzano alcune forme squilibrate di attività celestiale e, se opportunamente combinati, contribuiscono molto al benessere dell’uomo. Poco si sa oggi riguardo a queste proprietà magiche, ma il mondo moderno può ancora trovare utile considerare le scoperte dei primi filosofi che determinarono queste relazioni da una vasta sperimentazione. Da questa ricerca sorsero la pratica di identificare i metalli con le ossa delle varie divinità. Per esempio, gli egiziani, secondo Manetho, consideravano il ferro l’osso di Marte e la magnetite l’osso di Horus. Per analogia, il piombo sarebbe lo scheletro fisico di Saturno, il rame quello di Venere, il mercurio quello di Mercurio, l’oro quello del sole, l’argento quello della luna e
l’antimonio quello della terra. È possibile che l’uranio sara` dimostrato essere il metallo di Urano e il radio per essere il metallo di Nettuno.

Le quattro età dei mistici greci – l’età dell’oro, l’età dell’argento, l’età del bronzo, e l’età del ferro – sono espressioni metaforiche che si riferiscono ai quattro periodi principali della vita di tutte le cose. Nelle divisioni del giorno significano alba, mezzogiorno, tramonto e
mezzanotte; nella durata degli dei, degli uomini e degli universi, essi denotano i periodi di nascita, crescita, maturità e decadimento. Anche le epoche greche hanno una stretta corrispondenza con i quattro Yuga degli indù: Krita-Yuga, Treta-Yuga, Dvapara-Yuga e Kali-Yuga. Il loro metodo di calcolo è descritto da Ullamudeian come segue: “In ciascuno dei 12 segni ci sono 1800 minuti; moltiplicando questo numero per 12 si ottiene 21600; per esempio. 1800 X 12 = 21600. Moltiplicate questo 21600 per 80 e darà 1,728,000, che è la durata della prima età, chiamata Krita-Yuga. Se lo stesso numero viene moltiplicato per 60, darà 1.296.000, gli anni della seconda età, Treta-Yuga. Lo stesso numero moltiplicato per 40 dà 864.000, la lunghezza della terza età, Dvapara-Yuga. Lo stesso moltiplicato per 20 dà 432.000, la quarta età, Kali-Yuga. “(Si noterà che questi moltiplicatori diminuiscono in rapporto inverso ai tetracty pitagorici: 1, 2, 3 e 4)
H. P. Blavatsky dichiara che Orfeo insegnò ai suoi seguaci come influenzare un intero pubblico per mezzo di un calamita, e che Pitagora prestò particolare attenzione al colore e alla natura delle pietre preziose. Aggiunge: “I buddisti affermano che lo zaffiro
produce pace mentale, equanimità e caccia tutti i cattivi pensieri stabilendo una sana circolazione nell’uomo. ‘Lo zaffiro’, dicono i buddisti, ‘aprirà porte e abitazioni a sbarre (per lo spirito dell’uomo); produrra` un desiderio di preghiera e porta con sé più pace di
qualsiasi altra gemma; ma chi lo indossera deve condurre una vita pura e santa “. (Vedi Iside Svelata.)

La mitologia abbonda di racconti di anelli magici e gioielli talismanici. Nel secondo libro della Repubblica, Platone descrive un anello che, quando veniva girato in una certa posizione, rendeva invisibile chi lo indossava. Con questo, Gige, il pastore, si è assicurato il
trono di Lidia. Anche Joseph descrive anelli magici progettati da Mosè e dal Re Salomone e Aristotele ne menziona uno che ha portato amore e onore al suo possessore. Nel suo capitolo dedicato all’argomento, Henry Cornelius Agrippa, non menziona solo iquesti anelli, ma afferma, sull’autorità di Filostrato Jarchus, che Apollonio di
Tyana ha esteso la sua vita di oltre 20 anni con l’aiuto di sette anelli magici presentati a lui da un principe dell’India orientale. Ognuno di questi sette anelli era incastonato con una gemma contenente la natura di uno dei sette pianeti dominanti, e cambiandoli ogni giorno
Apollonio si è protetto contro la malattia e la morte grazie all’intervento delle influenze planetarie. Il filosofo istruì anche i suoi discepoli nelle virtù di questi gioielli talismanici, considerando che tali informazioni sono indispensabili per il teurgo. Agrippa descrive la preparazione degli anelli magici come segue: “Quando una stella [pianeta] ascende fortunatamente, con l’aspetto o congiunzione della Luna, dobbiamo prendere una pietra e l’erba che è sotto quella stella, e fare un anello del metallo che è adatto a questa stella, e in esso fissare la pietra, mettendola sotto l’erba o la radice, senza omettere le
iscrizioni di immagini, nomi e personaggi, come anche suffumigazioni appropriate. “(Vedi Tre libri di filosofia occulta.)

L’anello è stato a lungo considerato il simbolo del raggiungimento, della perfezione e dell’immortalità, quest’ultima perché il cerchietto di metallo prezioso non aveva né inizio né fine. Nei Misteri, gli anelli tendevano ad assomigliare a un serpente con la coda in bocca erano indossati dagli iniziati come prova materiale della posizione da loro raggiunta nell’ordine. Anelli incisi con certi emblemi segreti, erano indossati dagli ierofanti, e non era cosi` raro che un messaggero dimostrasse di essere il rappresentante ufficiale di un principe
o altro dignitario portando con il suo messaggio un anello o un sigillo del suo padrone. La fede nuziale originariamente era destinata a implicare che nella natura di colui che la indossava era stato raggiunto lo stato di equilibrio e di completamento.

Questa semplice banda d’oro portava quindi testimonianza dell’unione del Sé Superiore (Dio) con il sé inferiore (la Natura) e la cerimonia che consumava questa mescolanza indissolubile tra divinità e umanità nell’unica natura del mistico iniziato costituivano l’ermetico
matrimonio dei Misteri. Nel descrivere le insegne di un mago, Eliphas Levi dichiara che domenica (il giorno del sole) dovrebbe portare nella sua mano destra una bacchetta d’oro, con un rubino o un crisolito sopra. Lunedì (il giorno della luna) dovrebbe indossare un colletto a tre capi composto da perle, cristalli e seleniti; il martedì (il giorno di Marte) dovrebbe portare una bacchetta di acciaio magnetizzato e un anello dello stesso set di metallo con un’ametista, il mercoledì (il
giorno di Mercurio) dovrebbe indossare una collana di perle o perle di vetro contenenti mercurio, e un anello fissato con un’agata; il giovedì (il giorno di Giove) dovrebbe portare una bacchetta di vetro o resina e indossare un anello con uno smeraldo o uno zaffiro; il venerdì (il giorno di Venere) dovrebbe portare una bacchetta di rame lucido e indossare un anello con un turchese e una corona o diadema decorati con lapislazzuli e berillo; e sabato (il giorno di Saturno) dovrebbe portare una bacchetta decorata con una pietra d’onice e indossare un anello con onice e una catena sul collo formata da piombo. (Vedi Il rituale magico del Sanctum Regnum.)

Paracelso, Agrippa, Kircher, Lilly e molti altri maghi e astrologi hanno
tabulato le gemme e le pietre corrispondenti ai vari pianeti e segni zodiacali. Il seguente elenco è stato compilato dai loro scritti. Al sole è assegnato il carbonchio, il rubino, il granato — specialmente il piropo – e altre pietre infuocate, a volte il diamante; alla luna, la perla, la selenite e ad altre forme di cristallo; a Saturno, l’onice, il diaspro, il topazio e talvolta il lapislazzuli; a Giove, lo zaffiro, lo smeraldo e il
marmo; a Marte, l’ametista, il giacinto, la calamita, a volte il diamante; a Venere, il turchese, il berillo, lo smeraldo e talvolta la perla, l’alabastro, il corallo e la corniola; a Mercurio, la crisolite, l’agata e il marmo variegato. Allo zodiaco le stesse autorità assegnarono le seguenti gemme e pietre: A Ariete la sardonica, pietra del sangue, ametista e diamante; al Toro la corniola, il turchese, ilgiacinto, lo zaffiro, l’agata muschiata e lo smeraldo; ai Gemelli il topazio, l’agata, il crisoprasio, il cristallo e l’acquamarina; al Cancro il topazio, il calcedonio, l’onice nero, la pietra di luna, la perla, l’occhio di gatto, il cristallo e talvolta lo smeraldo; al Leone il diaspro, la sardonica, il berillo, il rubino, la crisolite, l’ambra, la tormalina, a volte il diamante; alla Vergine lo smeraldo, il cameliano, la giada, la crisolite e talvolta il diaspro rosa e il giacinto; alla Bilancia il berillo, il sardius, il corallo, i lapislazzuli, l’opale e talvolta il diamante; allo Scorpione l’ametista, il berillo, la sardonica, l’acquamarina, il carbonchio, la calamita, il topazio e la malachite; al Sagittario il giacinto, il topazio, il crisolito, lo smeraldo, il carbonchio e il turchese; al Capricorno il crisoprasio, il rubino, la malachite, l’onice nero, l’onice bianco; all’Acquario
il cristallo, lo zaffiro, il granato, lo zircone e l’opale; ai Pesci lo zaffiro, il diaspro, il crisolito, la pietra di luna e l’ametista
Sia lo specchio magico che la sfera di cristallo sono simboli poco compresi. Guai a quel mortale che accettera` alla lettera le storie diffuse su di loro! Chi lo farà scoprira` – a costo della sanità mentale e della propria salute – che stregoneria e filosofia, mentre spesso vengono confuse, non hanno niente in comune I Magi Persiani portavano gli specchi come emblema della sfera materiale che riflette la Divinità da ogni parte. La sfera di cristallo, a lungo abusata come mezzo per la coltivazione di poteri psichici, è un triplice simbolo: (1) significa l’Uovo universale cristallino nella cui trasparente profondità esiste la creazione; (2) rappresenta la divinità prima della sua immersione nella materia; (3) significa la sfera eterica del mondo nelle cui essenze traslucide è impressionato e conservato la perfetta immagine di tutte le attività terrestri.
Le meteore, erano considerate segni di favore divino e consacrati come prova di un patto tra gli dei e la comunità in cui sono cadute. Curiosamente occasionalmente si trovano pietre naturali marcate o scheggiate. In Cina c’è una lastra di marmo la cui forma ha una perfetta somiglianza al drago cinese. La pietra di Oberammergau, scheggiata dalla natura, assomiglia molto alla popolare
concezione del volto di Cristo, è così notevole che anche le teste coronate d’Europa chiesero il privilegio di vederla. Pietre di tale natura erano cosiderate con la piu` alta stima tra i popoli primitivi e anche oggi esercitano una vasta influenza sulle persone religiose.