Archivi Blog

Untouchable rivela come i media abbiano protetto Harvey Weinstein per decenni

È stato al Sundance Film Festival del 1997 che Harvey Weinstein, avrebbe violentato Rose McGowan.

Dopo una proiezione del suo film Going All the Way, la McGowan, allora 23enne, sostiene che Weinstein la invito` ad un ristorante per poi essere dirottata alla sua suite d’albergo. Era effettivamente il suo capo, da quando ottenne un ruolo considerevole nel thriller fantascientifico Phantoms, che doveva essere distribuito dalla Miramax di proprieta` di Weinstein.

Una volta arrivata all’hotel, dice che Weinstein alla fine la ha violentata sul bordo della vasca idromassaggio. “Mi sentivo così sporca. Ero stata violata ed ero tristissima “, scrive nel suo libro di memorie Brave. (Weinstein ha negato tutte le numerose accuse di violenza sessuale fatte contro di lui).

Per aggiungere al danno la beffa, nel gennaio 2017, Weinstein è stato uno dei personaggi più in vista nella parata femminile del Sundance -una protesta organizzata e guidata da Chelsea Handler che ha attirato A-listers del calibro di Charlize Theron e Kristen Stewart.

Sundance ha contribuito alla nascita del mito di Weinstein, con il suo “Sex, Lies and Videotape” che mette lui, il festival e il cinema indipendente americano nel suo complesso sulla mappa.

Data la complicità di Weinstein nello Utah fest, c’è qualcosa di un po’ strano nel fatto che proiettera` la prima mondiale di Untouchable, il documentario di Ursula Macfarlane sul regno del terrore del magnate del film.

Sebbene la produzione della BBC non contenga grandi rivelazioni sulla saga di Weinstein, mette in risalto le testimonianze di una dozzina di donne che hanno denunciato abusi sessuali scioccanti mettendo in luce un modus operandi simile: si offre una opportunita` unica nell’industria cinematografica, la preda impotente viene isolata in una suite d’albergo, e con pressioni e minacce la vittima viene abusata.

Molte delle presunte vittime di Weinstein spiegano che piuttosto che combatterlo e rischiare di essere dimenticate dall’industria (o peggio), si bloccavano e pregavano che l’incubo sarebbe finito presto. “È quasi come se mi fossi librata sul mio stesso corpo osservando ciò che mi stava accadendo”, dice l’attrice Paz de la Huerta.

Sono presenti anche dipendenti della Miramax, la società che Weinstein ha in comproprietà con suo fratello Bob, che ha affermato che “le molestie avvenivano in continuazione” e che molti di loro erano a conoscenza di un “brutto incidente” tra Weinstein e un ex assistente avvenuto in circostanze misteriose. E poi ci sono i whistleblowers, donne come le ex dipendenti di Weinstein, Zelda Perkins e Lauren O’Connor, che hanno aiutato a esporre i modi predatori del loro capo.

Ma forse la parte più interessante di Untouchable riguarda i media, e di come abbiano abdicato alle loro responsabilità giornalistiche per aiutare a proteggere un mostro.

Ken Auletta del New Yorker parla a proposito del suo lungo articolo su Weinstein del 2002 nella rivista, e di come aver tralasciato le accuse di abusi, anche se era riuscito a rintracciare Perkins in Guatemala, e sentito parlare degli abusi sessuali. A.J. Benza, ex colonnista di cronaca rosa del Daily News di cui si dice che abbia aiutato Weinstein a eclissare le storie negative sul suo conto così come Rebecca Traister, della rivista New York che racconta di un bizzarro incidente dove Weinstein ripetutamente la chiamò “cunt” (figa/puttana) a Manhattan ad uno sfarzoso soiree prima di aggrappare la testa del suo allora fidanzato Andrew Goldman, anche lui giornalista, prendendolo a pugni di fronte a un branco di festaioli e paparazzi.

“Non ho mai visto una foto”, dice Traister nel film, anche se ne sono state scattate “centinaia” di Weinstein mentre malmena il giornalista.

E il New York Times, lo stesso giornale che per primo ha riportato le storie di abusi di Weinstein, pubblico` un articolo a difesa di Miramax, dicendo che la colpa era per lo più di Traister e Goldman in quanto “intrusi invadenti”.

“Sono contento di essere lo sceriffo di questa cazzo di città”, affermo` Weinstein prima di diventare violento con Goldman.

Per fortuna non lo e` piu` grazie al coraggio e alla determinazione dei suddetti sopravvissuti che hanno avuto il coraggio di denunciarlo.

Fonte