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Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: Magia Cerimoniale e Stregoneria

La magia cerimoniale è l’antica arte di invocare e controllare gli spiriti grazie ad una scientifica applicazione di determinate formule. Un mago, avvolto in paramenti sacri e che possiede una bacchetta inscritta con figure geroglifiche, potrebbe per il potere conferito a certe parole e simboli controllare gli abitanti invisibili degli elementi e del mondo astrale. Mentre l’elaborata magia cerimoniale dell’antichità non era necessariamente malvagia, nacquero dalla sua perversione parecchie false scuole di stregoneria, o magia nera. L’Egitto, un grande centro di apprendimento e il luogo di nascita di molte arti e scienze, costituiva un ambiente ideale per la sperimentazione trascendentale. Qui i maghi neri di Atlantide continuarono a esercitare i loro poteri superumani fino a quando non minarono e corruppero la morale dei Misteri primitivi. Stabilendo la casta sacerdotale usurparono la posizione precedentemente occupata dagli iniziati e sequestrarono
le redini del governo spirituale. Quindi la magia nera detto` la religione di stato e paralizzo` le attività intellettuali e spirituali dell’individuo chiedendo la sua completa e irremovibile fede nel dogma formulato dal sacerdote. Il faraone divenne un burattino nelle mani del Consiglio Scarlatto – un comitato elevato al potere dal sacerdozio.
Questi stregoni iniziarono quindi la sistematica distruzione di tutte le chiavi dell’antica saggezza, in modo che nessuno potesse avere accesso alla conoscenza necessaria per raggiungere l’adepto senza
prima diventare uno del loro ordine. Hanno mutilato i rituali dei Misteri mentre affermavano di preservarli, in modo che anche se il neofita passava attraverso i gradi non poteva assicurarsi la conoscenza a cui aveva diritto. L’idolatria è stata introdotta incoraggiando l’adorazione delle immagini che all’inizio il saggio aveva eretto esclusivamente come simboli per lo studio e la meditazione. False interpretazioni sono state date agli emblemi e alle figure dei Misteri ed elaborate teologie furono create per confondere le menti dei loro devoti. Le masse, private del loro diritto di nascita di comprendere divennero sempre piu` ignoranti, e, alla fine, schiavi degli impostori spirituali. La superstizione prevaleva universalmente e i maghi neri dominavano completamente gli affari nazionali, con il risultato che l’umanità soffre ancora dei sofismi dei sacerdoti di Atlantide ed Egitto.
Pienamente convinti che le loro Scritture lo sanzionassero, numerosi Qabbalisti medievali dedicarono le loro vite alla pratica della magia cerimoniale. Il trascendentalismo dei Qabbalisti e` basato sull’antica e magica formula del re Salomone, che è stato a lungo considerato dagli ebrei come il principe dei maghi cerimoniali. Tra i Qabbalisti del Medioevo c’era un gran numero di maghi neri che deviarono dai nobili concetti del Sepher Yetzirah e si è invischiarono con la demonologia e la stregoneria.

Quelli che cercavano di controllare gli spiriti elementali attraverso la magia cerimoniale lo facevano in gran parte con la speranza di proteggersi dai mondi invisibili o apprendere una conoscenza rara o attingere ad energie soprannaturali. Il piccolo demone rosso di Napoleone Bonaparte e le famigerate teste oracolari dei de Medici sono esempi dei risultati disastrosi di consentire agli esseri elementali di dettare il corso della vita umana. Mentre il demone dotto quasi divino e benevolo di Socrate sembra essere stata un’eccezione, questo dimostra davvero che lo stato intellettuale e morale del mago ha molto a che fare con il tipo di elementale che è capace di invocare. Ma anche il demone di Socrate abbandonò il filosofo quando fu condannato morte. Il trascendentalismo e tutte le forme di magia fenomenistica sono solo vicoli ciechi escrescenze della stregoneria di Atlantide; e quelli che abbandonano la retta via della filosofia
per vagabondare in quei territori invariabilmente cadono vittime della loro imprudenza. L’uomo, incapace di controllare i propri appetiti, non sara` capace in egual modo di governare gli spiriti elementali tempestosi. Molti maghi hanno perso la vita poiche` hanno aperto la porta a creature del sottomondo e le hanno lasciate partecipare attivamente nei suoi affari. Quando Eliphas Levi invocò lo
spirito di Apollonio di Tiana, cosa sperava di realizzare? È la gratificazione della propria curiosità un motivo sufficiente per giustificare la devozione di un’intera vita a una ricerca pericolosa e non redditizia? Se il vivente Apollonio si rifiutasse di divulgare i suoi segreti al Profano, c’è qualche probabilità che dopo la morte li avrebbe rivelati ai curiosi? Lo stesso Levi non osava affermare che lo spettro che gli appariva fosse in realtà il grande filosofo, perché Levi ha realizzato fin troppo bene la propensione degli elementali ad impersonare coloro che sono deceduti. La maggior parte dei moderni mezzi medianici
le apparizioni sono solo creature elementali che si mascherano attraverso i corpi composti da sostanza di pensiero fornita dalle stesse persone che desiderano vedere questi spettri di esseri decarnati.

LA TEORIA E LA PRATICA DELLA MAGIA NERA

Può esserci qualche comprensione della complessa teoria e pratica della magia cerimoniale derivata da una breve considerazione delle premesse sottostanti.

Primo. L’universo visibile ha una controparte invisibile, i cui piani superiori sono popolati da spiriti buoni e belli; i piani inferiori, oscuri e presuntuosi, sono luoghi dove troviamo spiriti malvagi e demoni sotto la guida dell’Angelo Caduto e dei suoi dieci Principi.

Secondo. Attraverso i processi segreti della magia cerimoniale è possibile contattare queste creature invisibili e ottenere il loro aiuto in qualche impresa umana. Gli spiriti buoni prestano volentieri la loro assistenza a qualsiasi impresa meritevole, ma gli spiriti malvagi servono solo a quelli che vivono per pervertire e distruggere.

Terzo. È possibile stipulare contratti con spiriti in base ai quali il mago diventa per un tempo stabilito il maestro di un essere elementale.

Quarto. La vera magia nera viene eseguita con l’aiuto di uno spirito demoniaco, che serve lo stregone per la durata della sua vita terrena, con la comprensione che dopo la morte il mago diventerà il servo del suo stesso demone. Per questo motivo un mago nero arrivera` a fini inconcepibili per prolungare la sua vita fisica, poiché non c’è niente per lui oltre la tomba.

La forma più pericolosa di magia nera è la perversione scientifica del potere occulto per la gratificazione del desiderio personale. La sua forma meno complessa e più universale è l’egoismo umano, perché l’egoismo è la causa fondamentale di tutto il male terreno. Un uomo baratterà la sua anima eterna per il potere temporale, e attraverso i secoli e` stato elaborato un processo misterioso che gli permette di fare questo scambio. Nei suoi vari rami l’arte nera include quasi tutte le forme di magia cerimoniale, negromanzia, stregoneria e vampirismo. Sotto la stessa intestazione generale sono inclusi anche il mesmerismo e l’ipnotismo, tranne quando usato esclusivamente per scopi medici, e anche allora c’è un elemento di rischio per tutti gli interessati. Sebbene il demonismo del Medioevo sembra essere scomparso, c’è abbondante prova che in molte forme di pensiero moderno – specialmente nella cosiddetta psicologia per la “prosperità”, come la metafisica della “forza di volontà” e vari altri sistemi la magia nera ha semplicemente attraversato una metamorfosi, e sebbene il suo nome sia cambiato la sua natura rimane la stessa.
Un noto mago del Medioevo era il Dr. Johannes Faustus, più comunemente noto come Dr. Faust. Attraverso uno studio di scritti magici è stato in grado di assoldare al suo servizio un elementale che lo ha servito per molti anni a vario titolo. Strane leggende sono
raccontate riguardo ai poteri magici posseduti dal Dr. Faust. In un’occasione il filosofo, apparentemente di umore giocoso, gettò il suo mantello su un numero di uova nel cesto di una donna di mercato, facendole schiudere all’istante. In un altro momento, essendo caduto fuori bordo da una piccola barca, si e` rialzato ed e` tornato nella barca con i vestiti asciutti. Ma, come quasi tutti gli altri maghi, per il dottor Faust arrivò alla fine il momento del disastro; è stato trovato una mattina con un coltello nella schiena, e si credeva comunemente che fosse stato il suo spirito familiare ad averlo ucciso. Sebbene il Dr. Faust di Goethe sia generalmente considerato come un mero personaggio immaginario, questo vecchio mago viveva effettivamente durante il sedicesimo secolo. Il Dr. Faust ha scritto un libro che descrive le sue esperienze con gli spiriti, una sezione della quale viene riproposta di seguito. (Dr. Faust non deve essere confuso con Johann Fust,).

ESTRATTO DAL LIBRO DEL DR. FAUST, WITTENBERG, 1524

(Una traduzione in forma abbreviata dal tedesco originale di un libro distrutto).

“Dalla mia gioventù ho seguito l’arte e la scienza e sono stato instancabile nella lettura dei libri. Tra quelli che mi sono venuti in mano c’era un volume contenente tutti i tipi di invocazioni e formule magiche. In questo libro ho scoperto informazioni secondo cui uno spirito, se sia del fuoco, dell’acqua, della terra o dell’aria, può essere costretto a fare la volontà di un mago capace di controllarlo. Ho anche scoperto che come uno spirito ha piu` potere di un altro, cosi` ognuno di noi e` adatto a un diverso tipo di operazione che avra` come risultato diversi effetti sovrannaturali “Dopo aver letto questo libro meraviglioso, ho fatto diversi esperimenti, desiderando testare l’accuratezza delle dichiarazioni ivi riportate. All’inizio ho avuto poca fiducia che ciò che è stato promesso avrebbe avuto luogo. Ma alla primissima invocazione si e` manifestato un potente spirito davanti a me, che desiderava sapere perché l’avevo invocato. La sua venuta mi ha così stupito che a malapena sapevo cosa dire, ma alla fine gli ho chiesto se mi avrebbe servito nelle mie indagini magiche. Rispose che se fossero state concordate certe condizioni, lo avrebbe fatto.
Le condizioni erano che dovevo fare un patto con lui. Non volevo farlo, ma visto la mia ignoranza non mi ero protetto da un cerchio ed ero davvero alla mercé dello spirito e non osai rifiutare la sua richiesta e mi rassegnai all’inevitabile, considerando che era più saggio girare il mio manto in base al vento. “Gli dissi allora che se lui mi sarebbe stato utile secondo i miei desideri e bisogni per un certo periodo di tempo, mi sarei concesso a lui. Dopo che il patto era stato sistemato, questo potente spirito, il cui nome era Asteroth, mi ha fatto conoscere un altro spirito chiamato Marbuel, che è stato nominato per essere il mio servo. Ho interrogato Marbuel per assicurarmi la sua idoneità per i miei bisogni. Gli ho chiesto quanto fosse veloce, e lui ha risposto: ‘Veloce come i venti.’ Questo non mi soddisfaceva, perciò risposi: “Non puoi diventare il mio servitore. Vattene da dove sei venuto. Presto si manifestò un altro spirito, il cui nome era Aniguel. Dopo avergli fatto la stessa domanda, rispose che era rapido come un uccello. Dissi: “Sei ancora troppo lento per me. Vai da dove sei venuto. Nello stesso momento un altro spirito con il nome di Aciel si è manifestato. Per la terza volta ho chiesto la mia domanda e lui rispose: “Sono rapido come il pensiero umano”. ‘Mi servirai,’ ho risposto. Questo spirito è stato fedele per molto tempo, ma dirti come mi ha servito non è
possibile in un documento di questa lunghezza e qui indicherò solo come devono essere invocati gli spiriti e come devono essere preparati i cerchi di protezione. Ci sono molti tipi di spiriti che si lasceranno invocare dall’uomo e diventeranno suoi servi. Di
questi ne elencherò alcuni:

“Aciel: il più potente tra coloro che servono gli uomini. Si manifesta in una piacevole forma umana alto circa tre piedi. Deve essere invocato tre volte prima di venire avanti nel cerchio preparato per lui. Fornirà ricchezze e recupererà istantaneamente le cose da una grande distanza, secondo la volontà del mago. È rapido come il pensiero umano.

“Aniguel: servizievole e molto utile, si presenta sotto forma di un bambino di dieci anni deve essere invocato tre volte. Il suo potere speciale è scoprire tesori e minerali nascosti nel terreno, che fornirà al mago.

“Marbùle: un vero signore delle montagne e rapido come un uccello, è un avversario e uno spirito problematico, difficile da controllare. Devi invocarlo quattro volte. Lui appare nella persona di Marte [un guerriero in armatura pesante]. Fornirà al mago quelle cose che crescono sopra e sotto la terra. È il signore della radice primaverile. La radice primaverile è un’erba misteriosa, possibilmente di un colore rossastro, che i maghi medievali asserivano avesse proprietà di aprire qualsiasi cosa toccasse. Se posizionata contro una porta chiusa a chiave, apriva la porta. Gli ermetisti credevano che il picchio era dotato della facoltà di scoprire la radice primaverile, quindi seguirono questo uccello fino al suo nido, e poi si fermarono sul buco nell’albero dove si trovavano i suoi cuccioli. Il picchio rosso-crestato andò subito alla ricerca della radice primaverile, e, scoprendola, la portò all’albero. Si diceva anche che a causa della sua struttura, il corpo eterico della radice primaverile era utilizzato come un veicolo di espressione da parte di certi spiriti elementali che si manifestano attraverso la propensione di disegnare o aprire le cose.]

“Aciebel: un potente sovrano del mare, che controlla le cose sia sopra che sotto l’acqua fornisce cose perdute o affondate in fiumi, laghi e oceani, come navi affondate e tesori. Più acutamente lo invochi, più veloce è nelle sue commissioni.

“Machiel: si presenta sotto forma di una bella fanciulla e con il suo aiuto il mago matura in onorare e dignità. Rende quelli che serve degni e nobili, gentili e assiste in tutte le questioni in cui c’e` un contenzioso. Lei non verrà se non invocata due volte.

“Baruel: Il maestro di tutte le arti. Si manifesta come un operaio e viene indossando un grembiule. Può insegnare a un mago in un momento piu` di quanto possano fare tutti i maestri operai del
mondo assieme in vent’anni. Deve essere invocato tre volte.
“Questi sono gli spiriti più utili per l’uomo, ma ce ne sono molti altri che, per mancanza di spazio, non sono in grado di descrivere. Ora, se desideri l’aiuto dello spirito per ottenere questo o quello, allora devi prima disegnare il segno dello spirito che desideri invocare. Il disegno deve essere fatto proprio di fronte a un cerchio fatto prima dell’alba, nel quale tu e i tuoi assistenti staranno in piedi. Se desideri assistenza finanziaria, allora devi invocare lo spirito di Aciel. Disegna il suo segno di fronte al cerchio. Se hai bisogno di altre cose, quindi disegna il
segno dello spirito capace di fornirtele. Nel posto in cui intendi creare il cerchio, devi prima disegnare una grande croce con una grande spada con cui nessuno e` mai stato ferito Quindi devi creare tre cerchi concentrici. Il cerchio più interno è fatto di una lunga e stretta striscia di pergamena vergine e deve essere appesa su dodici croci fatte di
legno di spine incrociate. Sulla pergamena devi scrivere nomi e simboli secondo la figura che segue. Al di fuori di questo primo cerchio, fai il secondo come segue: “Prima fissa un filo di seta rossa che è stato ruotato a sinistra invece che a destra. Quindi metti nel terreno dodici croci fatte di foglie di alloro e prepara anche una
lunga striscia di nuova carta bianca. Scrivi con una penna inutilizzata i caratteri e i simboli come visto nel secondo cerchio. Avvolgere quest’ultima striscia di carta con il filo di seta rosso e appuntali sulle dodici croci di foglie di alloro. Al di fuori di questo secondo cerchio, fanne un terzo anch’esso di pergamena vergine e appuntalo su dodici croci di palma consacrata. Quando hai creato questi tre cerchi, ritirati in essi fino alla fine ti trovi al centro su un pentagramma disegnato in mezzo alla grande croce. Ora, per assicurare il successo, fai tutto secondo la descrizione e quando leggi l’invocazione sacra pronuncia il nome dello spirito che vuoi far apparire. È essenziale pronunciare il nome in modo molto chiaro. È inoltre necessario notare il giorno e l’ora, perché ogni spirito può essere invocato solo in certi momenti “.
Mentre il mago nero, al momento di firmare il suo patto con il demone elementale, forse pienamente convinto di essere abbastanza forte da controllare indefinitamente i poteri posti sotto il suo controllo, viene rapidamentei ingannato. Dopo pochi anni, dovra` riversare tutte le sue energie al problema dell’autoconservazione. Un mondo di orrori a cui si è agganciato grazie alla sua stessa cupidigia incombe ogni giorno di piu, finche non si ritrovera` sull’orlo del ribollente maelstrom. Con la paura di morire – perché diventerà il servo del suo stesso demone – il mago commette crimine dopo crimine per prolungare la sua miserabile esistenza terrena. Comprendendo che la vita è garantita da una misteriosa forza vitale universale che è la proprietà comune di tutte le creature, il mago nero diventa spesso un vampiro occulto, rubando questa energia da altri. Secondo la superstizione medievale, i maghi neri si sono trasformati in
lupi mannari e vagavano per la terra di notte, attaccando vittime indifese per la forza vitale contenuta nel loro sangue.

MODUS OPERANDI PER LA INVOCAZIONE DEGLI SPIRITI

Il seguente estratto condensato di un antico manoscritto è qui riprodotto come rappresentante del ritualismo della magia cerimoniale. L’estratto è di The Complete Book of Magic Science, un manoscritto non pubblicato (originale nel British Museum), con
pentacoli a colori, menzionati da Francis Barrett nel suo Magus.

Preghiera iniziale

“Dio onnipotente ed eterno che ha ordinato l’intera creazione per la tua lode e gloria e per la salvezza dell’uomo, ti prego sinceramente che tu voglia mandarne uno dei tuoi spiriti dell’ordine di Giove, uno dei messaggeri di Zadkiel che tu hai nominato governatore del tuo firmamento, per mostrarmi queste cose che chiederò, comanderò o richiederò a lui, e che veramente esaudira` i miei desideri. Nondimeno, o Santissimo Dio, sia fatta la tua volontà e non la mia
attraverso Gesu Cristo, il tuo unigenito Figlio nostro Signore. Amen. ”

L’invocazione.

[Il mago, avendo adeguatamente consacrato i suoi paramenti e utensili ed essendo protetto dal suo cerchio, ora invita gli spiriti ad apparire e ad accogliere le sue richieste.]

“Gli spiriti, di cui ho bisogno per assistermi, vedano il segno e il nome santissimo di Dio pieno di potere. Obbedisci al potere di questo nostro pentacolo; esci dalle tue caverne nascoste e dai luoghi bui; cessate le vostre occupazioni dolorose a quei mortali infelici senza cessare il vostro tormento; venite in questo luogo dove la Divina Bontà ci ha radunati; sii attento ai nostri ordini e conosciuto per le nostre giuste richieste; non credere che le tue resistenze ci faranno abbandonare le nostre operazioni. Niente può fare a meno di obbedire a noi. Noi ti comandiamo con i Misteriosi Nomi di Elohe Agla Elohim Adonay Gibort. Amen.

“Invoco te, Zadkiel, nel Nome del Padre, e del Figlio e del Santo
Spirito, benedetta Trinità, Unità indicibile. “Invoco e ti scongiuro, Zadkiel, in quest’ora di partecipare alle parole e alle evocazioni
che userò questo giorno dai Santi Nomi di Dio Elohe El Elohim Elion Zebaoth Escerehie Iah Adonay Tetragrammaton.

“Ti scongiuro, ti esorcizzo, spirito Zadkiel, da questi Santi Nomi Hagios O Theos Iscyros Athanatos Paracletus Agla su Alpha et Omega Ioth Aglanbroth Abiel Anathiel Tetragrammaton: E da parte di tutti gli altri grandi e gloriosi, santi e indicibili, nomi misteriosi, possenti, potenti, incomprensibili, di Dio e manda a me Pabiel o altri del tuo ministero, che possono mostrarmi cose come le esigerò da loro nel Nome del
Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

“Ti supplico Pabiel, da tutto lo Spirito del Cielo, Serafino, Cherubino, dalle Dominazioni, dai Testimoni, dai Poteri, dai Principati, dagli Arcangeli e dagli Angeli, dai grandei e gloriosi Angeli Orphaniel Tetra-Dagiel Salamla Acimoy pastor poti, che tu venga subito, mostrati prontamente cosi` che possiamo vederti e udirti udibilmente, parlare
con noi e soddisfare i nostri desideri, e per la tua stella che è Giove, e per tutte le costellazioni del Cielo, e per qualunque cosa a cui ubbidisci assistici secondo la preghiera e le petizioni che ho fatto a Dio Onnipotente. Non permettere ad alcuno Spirito malvagio di avvicinarsi, terrorizzarci o spaventarci in ogni modo, né ci ingannerai in alcun modo. Attraverso la virtù di Nostro Signore Gesu Cristo, nel cui Nome e` riflesso il tuo aspetto. Fiat, Fiat, Fiat. Amen, Amen, Amen.

Interrogatorio

[Avendo convocato lo spirito alla sua presenza, il mago dovrà interrogarlo come
segue:]

“‘Vieni in pace nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo?’
[E lo spirito risponderà:] ‘Sì.’
“Sei il benvenuto, nobile Spirito. Qual è il tuo nome?” [E lo spirito risponderà:]
‘Pabiel.’
“Ti ho chiamato nel Nome di Gesù di Nazareth al cui Nome ogni ginocchio si inchina in cielo, in terra e in inferno, e ogni lingua confesserà che non esiste un nome simile al Nome di Gesù, che ha dato potere all’uomo di legare e sciogliere tutte le cose nel suo più
Santo Nome.
“Sei tu il messaggero di Zadkiel?” [E lo spirito risponderà:] ‘Sì.’
“Volentieri confermi in questo momento di rivelami ogni cosa
che desidererò sapere, e insegnami come posso aumentare la saggezza e la conoscenza e mostrami tutti i segreti dell’Arte Magica e di tutte le scienze liberali, che io possa in tal modo esporre la gloria di Dio Onnipotente? ‘ [E lo spirito risponderà:] ‘Sì.’
“‘Allora ti prego di dare e confermare il tuo carattere a me per mezzo del quale potro` chiamarti quando voglio, e potro` giurare a me stesso di rispettare il voto e l’alleanza a Dio onnipotente.

Licenza di partenza.

“In quanto tu arrivi in ​​pace e quiete e hai risposto alle mie richieste, rendo grazie umilmente e generosamente a Dio Onnipotente nel cui nome io ho chiamato e tu sei arrivato, e ora tu puoi partire in pace per i tuoi ordini e ritornare per me di nuovo a qualsiasi ora, per sempre, ti chiamerò con il tuo giuramento, o con il tuo nome o con
il tuo ordine, o dal tuo ufficio che ti è stato concesso dal Creatore, e il potere di Dio sia con me e te e sull’intera questione di Dio, Amen.
“‘Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo’.
[Nota.] “Sarebbe consigliabile che l’invocante rimanga nel cerchio per alcuni minuti dopo aver recitato la licenza, e se il luogo di operatività si trova all’aperto, distruggi tutte le tracce del cerchio, eccetera, e torna tranquillamente a casa sua. L’operazione tuttavia dovrebbe essere eseguita in una parte nascosta di una casa,, il cerchio può essere riutilizzato in eguali operazioni future, ma la stanza o l’edificio devono essere sigillate per evitare l’intrusione di estranei. ”
L’accordo sopra riportato è magia puramente cerimoniale. Nel caso della magia nera, è il mago e non il demone che deve firmare il patto. Quando il mago nero lega un elementale al suo servizio, ne consegue una battaglia di astuzia, che alla fine il demone vince. Con il proprio sangue il mago firma il patto tra sé e il demone, poiché nell’arcano della magia si afferma che “lui controlla l’anima che controlla il
sangue di un altro “. Finché il mago non fallirà, l’elementale si adoperera` alla lettera rispettando i suoi obblighi, ma il demone proverà in ogni modo possibile di impedire al mago di eseguire la sua parte del contratto. Quando il mago, nascosto nel suo cerchio, ha evocato lo spirito che desidera controllare e ha reso noto la sua intenzione, lo spirito risponderà in qualche modo come segue: “Non posso adoperarmi per eseguire la tua richiesta o compimento, a meno che dopo cinquant’anni tu ti conceda a me, corpo e anima. ”

Se il mago si rifiuta, verranno discussi altri termini. Lo spirito potrebbe dire: “Io rimarrò al tuo servizio fino a quando ogni venerdì mattina andrai in pubblico per la strada che a fare elemosina nel nome di Lucifero. La prima volta che fallisci in questo apparterrai a me.”

Se il mago continua a rifiutarsi, rendendosi conto che il demone gli renderà impossibile adempiere il suo contratto, saranno discussi altri termini, fino a quando un patto non sarà concordato. Esso può
somigliare a quanto segue: “Prometto al Grande Spirito Lucifero, Principe dei Demoni, che ciascuno anno gli porterò un’anima umana per fare ciò che desidera, e in cambio Lucifero promette di donarmi i tesori della terra e soddisfare ogni mio desiderio per la lunghezza della mia vita naturale. Se non riesco a portargli ogni anno l’offerta specificata sopra, allora la mia anima sarà perduta. Firmato. . . . . . . . . . . . . “[Firma dell’invocante col sangue.]

IL PENTAGRAMMA

Nel simbolismo, una figura rovesciata indica sempre un potere perverso. La persona media non sospetta nemmeno le proprietà occulte dei pentacoli emblematici. Su questo argomento il grande Paracelso ha scritto: “Senza dubbio molti derideranno i sigilli, i loro personaggi e i loro usi, che sono descritti in questi libri, perché a loro sembra incredibile che i personaggi che sono morti avrebbero potere ed effetto. Eppure nessuno ha mai provato che i metalli e anche i personaggi così come li conosciamo sono morti, in quanto i
sali, lo zolfo e la quintessenze dei metalli sono i più alti conservanti della vita umana e sono di gran lunga superiori a tutti gli altri. “(Tradotto dal tedesco originale.)

Il mago nero non può usare i simboli della magia bianca senza attirare su se stesso le forze della magia bianca, che sarebbero fatali per i suoi schemi. Lui deve quindi distorce gli ierogrammi in modo che essi rappresentino il fatto occulto che egli stesso sta distorcendo ovvero i principi stessi per i quali sono rappresentati i simboli. La magia nera non è fondamentalmente un’arte; è l’uso improprio di un’arte. Pertanto non ha simboli propri. Semplicemente prende le figure emblematiche della magia bianca, e invertendole cambia il significato delle cose.
Un buon esempio di questa pratica si trova nel pentagramma, o stella a cinque punte, fatta di cinque linee collegate. Questa figura è il simbolo consacrato dalle arti magiche, e significa le cinque proprietà del Grande Agente Magico, i cinque sensi dell’uomo, i cinque elementi della natura, le cinque estremità del corpo umano. Per mezzo del pentagramma nella sua anima, l’uomo non solo può dominare e governare tutte le creature inferiori a se stesso, ma può richiedere considerazione alle persone superiori a se stesso. Il pentagramma è usato estensivamente nella magia nera, ma quando viene utilizzato la sua forma differisce sempre in tre modi: La stella può essere rotta in un punto non permettendo che le linee convergenti si tocchino; può essere invertito avendo un punto in basso e due in alto; o esso
può essere distorto avendo i punti di varie lunghezze. Se usato nella magia nera, il pentagramma è chiamato “il segno dello zoccolo” o l’impronta del diavolo. La stella con due punti in alto viene anche chiamata la “Capra di Mendes”, perché la stella invertita è della stessa forma della testa di una capra. Quando la stella verticale gira e il punto superiore cade in basso, significa la caduta della stella del mattino.
 

Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: Fiori, Piante, Frutti e Alberi

La vulva e il fallo erano adorati da quasi tutti i popoli antichi, a seconda dei casi come simboli del potere creativo di Dio. Il giardino dell’Eden, l’Arca, la Porta del Tempio, il Velo dei Misteri, la vesica piscis o nimbo ovale e il Santo Graal erano importanti simboli yonici; la piramide, l’obelisco, il cono, la candela, la torre, Il monolito celtico, la guglia, il campanile, il palo della cuccagna e la sacra lancia erano
simbolici del fallo. Nel trattare l’argomento del culto priapico, troppi autori moderni giudicano gli standard pagani singolarmente e crogiolano nel fango di volgarita` auto create. I misteri eleusini – la più grande tra tutte le antiche società segrete– stabili` uno dei più alti standard conosciuti di moralità ed etica, e quelli che criticano il loro uso di simboli fallici dovrebbero riflettere le tristi parole del re
Edoardo III, “Honi soit qui mal y pense”. I riti osceni praticati dai successivi riti baccanali e dioniiaci non erano piu` rappresentativi degli standard di purezza originariamente sostenuti dai Misteri. Sir William Hamilton, Ministro britannico presso il Tribunale di Napoli, dichiara che nel 1780, Isernia, una comunità di cristiani in Italia, adorava con cerimonie falliche il dio pagano Priapo con il nome di S. Cosmo. (Vedi Due saggi sul culto di Priapo, di Richard Payne Knight.)
Padre, madre e figlio costituiscono la triade naturale. I Misteri hanno glorificato la casa come l’istituzione suprema consistente in questa trinità che funziona come una unità. Pitagora paragonava l’universo alla famiglia, dichiarandolo come il fuoco supremo dell’universo
in mezzo ai suoi corpi celesti, così, per analogia, era il fuoco supremo del mondo sulle sue pietre preziose Il Pitagorico e altre scuole di filosofia hanno concepito la natura divina di Dio che si manifesta nel triplice aspetto di Padre, Madre e Bambino. Questi tre costituivano la Famiglia Divina, la cui dimora è la creazione e il cui simbolo naturale e peculiare è il 47 ° problema di Euclide. Dio Padre è spirito, Dio, la madre è materia, e Dio il bambino – il prodotto dei due – rappresenta la somma degli esseri viventi nati e costituenti la natura. Il seme dello spirito è seminato nel grembo della materia, e con una concezione immacolata (pura) in cui la progenie viene portata in essere. Non è questo il vero mistero della Madonna che tiene tra le sue braccia il Santo Bimbo? Chi osa dire che tale simbolismo è improprio? Il mistero della vita è il supremo mistero, rivelato in tutta la sua dignità divina e glorificato. Il pudore di oggi, tuttavia, dichiara che questo stesso mistero non è adatto per essere considerato da persone dalla mente santa. Contrariamente ai dettami della ragione, e` stato stabilito uno standard che afferma che l’innocenza generata dall’ignoranza è più desiderabile della virtù nata dalla conoscenza. Alla fine, tuttavia, l’uomo imparerà che non dovra` mai vergognarsi della verità. Finché non apprende ciò, è falso verso il suo Dio, verso il suo mondo e verso
se stesso. A tale riguardo, il cristianesimo ha fallito tristemente nella sua missione. Mentre dichiara il corpo dell’uomo come tempio vivente del Dio vivente, nello stesso respiro afferma che le sostanze e le funzioni di questo tempio sono impure. Da questo atteggiamento non salutare, il corpo dell’uomo – la casa di Dio – è degradato e diffamato. Eppure la croce stessa è la più antica e fallica degli emblemi e le finestre a forma di losanga delle cattedrali sono la prova dei simboli yonici sopravvissuti alla distruzione dei Misteri pagani. La struttura stessa della chiesa e` permeata da simbolismo fallico. Rimuovi dalla Chiesa cristiana tutti gli emblemi di origine priapica e non rimarra` nulla, perché anche la terra su cui si trova era, a causa della sua fertilità, il primo simbolo yonico. La presenza di questi emblemi generativi e` sconosciuta o non recepita dalla maggioranza, l’ironia della situazione non è generalmente apprezzata. Sono solo quelli che parlano con il linguaggio segreto dell’antichità che sono capaci di comprendere il significato divino di questi emblemi. I fiori sono stati scelti come simboli per molte ragioni. La grande varietà di flora ha reso possibile scegliere piante e fiori per rappresentare qualsiasi qualita` o attributo astratto. Una pianta potrebbe essere scelta a causa di qualche mito connesso alla sua origine, come le storie di Dafne e Narciso; a causa del particolare ambiente in cui prosperò, come l’orchidea e il fungo; a causa della sua forma, come il fiore della passione e il giglio pasquale; a causa della sua brillantezza o fragranza, come la verbena e la dolce lavanda; perché ha conservato la sua forma indefinitamente, come il fiore eterno; a causa di caratteristiche insolite come il girasole e l’eliotropio, che sono stati a lungo considerati sacri a causa della loro affinità con il sole. Una pianta potrebbe anche essere considerata degna di venerazione perché dalle sue foglie schiacciate,
petali, steli o radici potrebbero essere estratti unguenti, essenze o droghe Una pianta potrebbe anche essere considerata efficace nella cura di molte malattie perché i suoi frutti, foglie, petali o radici hanno una somiglianza di forma o colore a parti o organi del corpo umano. Ad esempio, i succhi distillati di alcune specie di felci, o il muschio peloso che cresce sulle querce e si dice che il cardo abbia il potere
di far ricrescere i capelli; si diceva che la dentaria, che assomiglia a un dente nella forma, curasse il mal di denti; e la palma Christi, a causa della sua forma, curava tutte le afflizioni delle mani.
Il fiore è davvero il sistema riproduttivo della pianta ed è quindi
appropriato come simbolo di purezza sessuale – un requisito assoluto degli antichi Misteri. Così il fiore ha questo significato ideale di bellezza e rigenerazione che alla fine deve prendere il posto della lussuria e della degenerazione.
Di tutti i fiori simbolici il loto Indiano ed Egiziano e la rosa dei rosacrociani sono i più importanti. Nel loro simbolismo questi due fiori sono considerati identici. Le dottrine esoteriche nelle quali si trova il loto orientale sono state perpetuate nell’Europa moderna attraverso la forma di rosa. La rosa e il loto sono emblemi yonici, riferendosi in primo luogo al mistero creativo materno, mentre si considera il giglio pasquale come fallico
Il Brahmino e gli iniziati egiziani, che senza dubbio hanno capito i sistemi segreti di cultura spirituale per cui i centri latenti di energia cosmica nell’uomo possono essere stimolati, impiegarono i fiori di loto per rappresentare i vortici rotanti dell’energia spirituale localizzata
in vari punti lungo la colonna vertebrale e li chiamarono chakra, o ruote vorticose, dall’Indù. Sette di questi chakra sono di primaria importanza e hanno corrispondenze individuali nei gangli nervosi e nei plessi. Secondo le scuole segrete, il ganglio sacro è chiamato il loto dai quattro petali; il plesso prostatico, il loto a sei petali; il plesso epigastrico e l’ombelico, il loto dai dieci petali; il plesso cardiaco, il
loto dai dodici petali; il plesso faringeo, il loto a sedici petali; il plesso cavernoso, il loto a due petali; e la ghiandola pineale o il centro sconosciuto adiacente, il loto dai mille petali . Il colore, la dimensione e il numero di petali sul loto è la chiave della sua importazione simbolica. Un suggerimento sullo sviluppo spirituale
la comprensione secondo la scienza segreta dei Misteri si trova nella storia della verga di Aronne che germoglio`, e nella grande opera di Wagner, Tannhäuser, dove il bastone del Papa indica i fiori che si dispiegano sulla sacra verga dei Misteri – la colonna vertebrale.
I rosacrociani usavano una ghirlanda di rose per indicare gli stessi vortici spirituali, a cui si fa riferimento nella Bibbia come alle sette lampade del candelabro e alle sette chiese d’Asia. Nell’edizione del 1642 di Sir Francis Bacon, History of Henry the Seventh è un
frontespizio raffigurante Lord Bacon con rose rosacrociane come fibbie per le scarpe. Nel sistema filosofico indù, ogni petalo del loto reca un certo simbolo che dà un ulteriore indizio sul significato del fiore. Anche gli orientali usavano la pianta del loto per significare la crescita dell’uomo attraverso i tre periodi della coscienza umana–
ignoranza, sforzo e comprensione. Come il loto esiste in tre elementi (terra, acqua e aria) così l’uomo vive in tre mondi: materiale, intellettuale e spirituale. Come la pianta, con le sue radici nel fango e nella melma, cresce verso l’alto attraverso l’acqua e infine fiorisce nella luce e nell’aria, così la crescita spirituale dell’uomo è rappresentata dall’ascesa dall’ oscurità di base e dal desiderio di luce e verità, l’acqua
serve come un simbolo del mondo in continua evoluzione e dell’illusione attraverso il quale l’anima deve passare nella sua lotta per raggiungere lo stato di illuminazione spirituale. La rosa e il suo equivalente orientale, il loto, come tutti i bellissimi fiori, rappresenta lo sviluppo e il conseguimento spirituale: per questo, le divinità orientali sono spesso mostrate sedute sui petali aperti dei fiori di loto. Il loto era anche un motivo universale nell’arte e nell’architettura egiziana. I tetti di molti templi erano sostenuti da colonne di loto, a significare la saggezza eterna; e uno scettro con l’apice a forma di loto – simbolico di auto-sviluppo e prerogativa divina – veniva spesso mostrato nelle
processioni religiose. Quando il fiore aveva nove petali, era un simbolo dell’uomo; quando ne aveva dodici, dell’universo quando ne aveva sette degli dei, dei pianeti e della legge; quando ne aveva cinque, dei sensi e dei Misteri; e quando ne aveva tre, delle principali divinità e dei mondi. La rosa araldica del Medioevo generalmente mostra cinque o dieci petali.

CULTUS ARBORUM

L’adorazione degli alberi come collegamento della Divinità era diffusa in tutto il mondo antico. I templi erano spesso costruiti nel cuore di boschi sacri e i cerimoniali notturni venivano condotti sotto i rami di grandi alberi, fantasticamente decorati e festeggiati in onore delle divinità patrone. In molti casi si credeva che gli alberi stessi possedessero gli attributi del potere e dell’intelligenza divini, e quindi le suppliche venivano spesso indirizzate a loro. La bellezza, la dignità, la massività e la forza di querce, olmi e cedri ha portato alla loro adozione come simboli di potere, integrità, permanenza, virilità e protezione divina. Diversi popoli antichi – in particolare gli indù e gli scandinavi – consideravano il Macrocosmo, o Grande Universo, come un albero divino che cresceva da un singolo seme seminato nello spazio. Greci, Persiani, Caldei e giapponesi hanno leggende che descrivono l’albero asse o canna su cui ruota la terra. Kapila dichiara che l’universo è l’eterno albero, Brahma, che nasce da un seme impercettibile e intangibile: il materiale della monade. I Qabbalisti medievi hanno rappresentato la creazione come un albero con le sue radici nella realtà dello spirito e i suoi rami nell’illusione dell’esistenza tangibile. L’albero sephirotico della Qabbalah era quindi invertito, con le sue radici in cielo e i suoi rami sulla Terra. La signora Blavatsky nota che la Grande Piramide era considerata un simbolo di questo albero rovesciato, con la radice all’apice della piramide e i suoi quattro rami divergenti verso la base. L’albero del mondo scandinavo, Yggdrasil, sostiene sui suoi rami nove sfere o mondi, – che gli egiziani simboleggiavano con i nove stami della persea o dell’avocado.
Tutti questi sono racchiusi nella misteriosa decima sfera o uovo cosmico – il cifrario dei misteri senza definizione. Anche l’albero cabalistico degli ebrei è costituito da nove rami, o mondi, che emanano dalla Prima Causa o Corona, che circonda le sue
emanazioni come la conchiglia circonda l’uovo. L’unica fonte di vita e l’infinita della sua espressione ha una perfetta analogia nella struttura dell’albero. le radici, profondamente radicate nella terra oscura,
sono simboliche del nutrimento divino; e la sua molteplicità di rami che si espandono dal tronco centrale rappresenta l’infinità degli effetti universali che dipendono da un’unica causa. L’albero è stato anche accettato come simbolo del Microcosmo, cioè dell’uomo. Secondo
la dottrina esoterica, l’uomo esiste prima in potenza all’interno del corpo dell’albero del mondo e più tardi sboccia in manifestazione oggettiva sui suoi rami. Secondo a un precedente Mito dei Misteri Grechi, il dio Zeus fabbricò la terza razza di uomini dai frassini. Il
serpente così spesso mostrato avvolto attorno al tronco dell’albero di solito significa la mente – il potere del pensiero – ed è l’eterno tentatore o impulso che conduce tutte le creature razionali alla scoperta della realtà e quindi rovescia il dominio degli dei. Il serpente
nascosto nella chioma dell’albero universale rappresenta la mente cosmica; e nell’albero umano, l’intelletto individualizzato.
Il concetto che tutta la vita ha origine da un seme ha fatto si che il grano e varie piante venissero accettate come emblematiche dello spermatozoo umano, e l’albero era quindi simbolico della vita organizzata che si sviluppa dal suo germe primitivo. La crescita dell’universo dal suo seme primitivo può essere paragonato alla crescita della possente quercia dalla piccola ghianda. Mentre
l’albero è apparentemente molto più grande della sua stessa fonte, quella fonte tuttavia contiene potenzialmente ogni ramo, ramoscello e foglia che verrà successivamente oggettivamente creata dai processi di crescita. La venerazione dell’uomo per gli alberi come simboli delle qualità astratte di saggezza e integrità lo ha anche portato a designare come alberi quegli individui che possedevano queste qualità divine
a un grado apparentemente sovrumano. Erano filosofi e sacerdoti molto illuminati che venivano spesso indicati come alberi o alberi umani – per esempio, i Druidi, il cui nome, secondo un’interpretazione, significa gli uomini delle querce, o gli iniziati di certi misteri siriani che venivano chiamati cedri; in effetti è molto più credibile e probabile che i famosi cedri del Libano, abbattuti per la costruzione del Tempio di Salomone, erano davvero illuminati, saggi iniziati. Il mistico sa che i veris upporti della Gloriosa Casa di Dio non erano i ceppi soggetti alla decadenza, ma gli immortali e
imperituri intelletti degli ierofanti dell’albero. Gli alberi sono ripetutamente menzionati nell’Antico e nel Nuovo Testamento e nelle Scritture di varie nazioni pagane. L’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male menzionati in Genesi, il roveto ardente in cui l’angelo apparve a Mosè, la famosa vite e fico del Nuovo Testamento, il boschetto di olive nel Giardino del Getsemani dove Gesù andò a pregare, e il miracoloso albero dell’Apocalisse, che ha dodici tipi di frutta e le cui foglie guariranno le nazioni, tutti portano
testimonianza della stima in cui gli alberi erano tenuti dagli scribi della Sacra Scrittura. Budda ha ricevuto la sua illuminazione mentre era sotto l’albero della bodhi, vicino a Madras in India, e diversi degli dei orientali sono raffigurati seduti in meditazione sotto i rami di alberi possenti. Molti dei grandi saggi e salvatori portarono con se bacchette, bastoncelli o bastoni il legno degli alberi sacri, come le verghe di Mosè e Aronne; Gungnir – la lancia di Odino– intagliata dall’Albero della Vita; e la verga consacrata di Ermes, attorno alla quale erano intrecciati serpenti antagonisti. I numerosi usi che gli antichi hanno fatto dell’albero e dei suoi prodotti sono fattori del suo
simbolismo. Il suo culto era, in una certa misura, basato sulla sua utilità. Di questo J. P. Lundy scrive a proposito: “Gli alberi occupano un posto così importante nell’economia della natura: attraggono e trattengono l’umidità e ombreggiano le fonti d’acqua e il suolo in modo da prevenire la sterilità e la desolazione; sono così utili all’uomo per l’ombra, per la frutta, per la medicina, per il carburante, per la costruzione di case e navi, per mobili, per quasi tutti i settori della vita, che non c’è da meravigliarsi che la maggior parte dei piu` vistosi come la quercia, il pino, la palma e il sicomoro
sacro sono stati utilizzati per il culto. “(Vedi Cristianesimo Monumentale.)

I primi padri della chiesa a volte usavano l’albero per simboleggiare Cristo. Essi credevo che alla fine il cristianesimo sarebbe cresciuto come una possente quercia e avrebbe oscurato tutte le altre fedi dell’umanità. Poiché ogni anno scarta il suo fogliame, l’albero è stato anche guardato come un appropriato emblema della resurrezione e  della reincarnazione, in quanto ogni inverno “moriva” per tornare di nuovo con rinnovata vegetazione ogni primavera successiva.
Sotto le denominazioni dell’albero della vita e dell’albero della conoscenza del bene e del male è nascosto nel grande arcano dell’antichità – il mistero dell’equilibrio. L’albero della vita rappresenta il punto di equilibrio spirituale – il segreto dell’immortalità. L’albero della conoscenza del bene e del male, come suggerisce il nome, rappresenta la polarità, o lo squilibrio – il segreto della mortalità. I Qabbalisti lo rivelano assegnando la colonna centrale del loro
Diagramma sephirotico all’albero della vita e ai due rami laterali dell’albero della Conoscenza del bene e del male. “Le forze squilibrate periscono nel vuoto”, dichiara il lavoro segreto, e tutto è reso noto. La mela rappresenta la conoscenza dei processi procreativi, dal risveglio da cui è stato stabilito l’universo materiale. L’allegoria di Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden è un mito cosmico, che rivela i metodi di
creazione universale e individuale. La storia letterale, accettata per tanti secoli da un mondo irriflessivo, è assurda, ma il mistero creativo di cui è il simbolo è una delle verità più profonde della natura. Gli Ofidi (adoratori del serpente) veneravano il serpente edenico perché era la causa dell’esistenza individuale. Sebbene l’umanità stia ancora vagando in un mondo di bene e di male, alla fine raggiungerà il completamento e mangerà il frutto dell’albero della vita che cresce nel mezzo del giardino illusorio del mondo.

Così l’Albero della Vita è anche il simbolo designato dei Misteri, e
partecipando al suo frutto l’uomo raggiunge l’immortalità. La quercia, il pino, il frassino, il cipresso e la palma sono i cinque alberi che hanno la maggiore importanza simbolica. Il Dio Padre dei Misteri era spesso adorato sotto forma di una quercia; il Dio salvatore – frequentemente il martire mondiale – nella forma di un pino; l’asse del mondo e la natura divina nell’umanità sotto forma di frassino; le dee, o il
principio materno, sotto forma di cipresso;. La pigna è un simbolo fallico antichissimo. Il tirso di Bacco – una lunga bacchetta o bastone sormontato da una pigna o da grappolo d’uva e intrecciato con edera o foglie di vite, talvolta nastri- ha come significato il fatto che le meraviglie della Natura possono essere raggiunte solo con l’aiuto della virilita` solare, come simboleggiata dal cono o dall’uva. In the Phrygian Mysteries, Atys – il sempre presente salvatore solare – muore sotto i rami del pino (allusione al solstizio d’inverno) e per questo motivo il pino era sacro al suo culto. Questo albero era anche sacro nei Misteri di Dioniso e Apollo. Tra gli antichi egizi e ebrei l’acacia,,era molto considerata a livello religioso; e tra i massoni moderni, rami di acacia, cipresso, cedro o di sempreverdi sono ancora considerati come emblemi molto significativi. Il legno shittim usato dai figli di Israele nella costruzione del Tabernacolo e dell’Arca dell’Alleanza erano una varieta` di acacia. Nel descrivere questo albero sacro, Albert Pike ha scritto: “La vera acacia, inoltre, è la tamerice spinosa, lo stesso albero che cresceva intorno al corpo di Osiride. Era un albero sacro tra gli arabi, che lo trasformarono nell’idolo Al-Uzza, che Mohammed distrusse. È abbondante come un cespuglio nel deserto di Thur; ed e` il materiale con cui e` stata composta la corona di spine posta sulla fronte di Gesù di Nazareth. (Vedi Morale e Dogma.)
È del tutto possibile che gran parte della venerazione accordata all’acacia sia dovuta ai particolari attributi della mimosa, o pianta sensibile, con cui è stata spesso identificata dagli antichi. C’è una leggenda copta secondo cui la pianta sensibile fu la prima tra tutti
gli alberi o gli arbusti ad essere utilizzata per adorare Cristo. La rapida crescita dell’acacia e la sua bellezza ha portato gli antichi a considerarla come  emblematica della fecondità e della generazione.
Il simbolismo dell’acacia è suscettibile di quattro interpretazioni distinte: (1) è l’emblema dell’equinozio primaverile – la risurrezione annuale della divinità solare; (2) sotto forma di pianta sensibile che si ritira dal tocco umano, l’acacia significa purezza e innocenza, come implica uno dei significati greci del suo nome; (3) è tipicamente appropriata per rappresentare l’immortalità umana e la rigenerazione, e sotto la forma del sempreverde rappresenta quella parte immortale dell’uomo che sopravvive alla distruzione della sua natura visibile; (4) è l’ emblema antico e venerato dei Misteri e i candidati che entrano nei tortuosi passaggi in cui venivano consegnati i cerimoniali portavano nelle loro mani rami di queste piante sacre o piccoli grappoli di fiori santificati.

Albert G. Mackey richiama l’attenzione sul fatto che ognuno degli antichi Misteri aveva la sua peculiare pianta sacra agli dei o dee in cui si celebravano i rituali. Queste piante sacre furono in seguito adottate come simboli dei vari gradi in cui venivano usate Così, nei Misteri di Adone, la lattuga era sacra; nel Brahmin e nei Riti egizi, il loto; tra i Druidi, il vischio; e tra alcuni dei isteri greci, il mirto. (Vedi Encyclopædia della Massoneria.)
Come la leggenda di Chiram Abiff è basata sull’antico rituale del Mistero Egizio dell’omicidio e resurrezione di Osiride, è naturale che il rametto di acacia debba essere preservato come simbolo della risurrezione di Chiram. Lo scrigno contenente il corpo di Osiride emerse nelle rive vicino a Biblo e fu depositato nelle radici di un tamerice, o acacia, che, crescendo da un albero possente, racchiuse nel suo tronco il corpo del dio assassinato. Questo è senza dubbio l’origine della storia che un rametto di acacia segna la tomba di Chiram. Si perpetua anche il mistero del sempreverde che segnala la tomba del dio sole morto nell’albero di Natale.
L’albicocca e la mela cotogna sono simboli yonici familiari, mentre il grappolo d’uva e il fico sono fallici Il melograno è il frutto mistico dei riti eleusini; mangiandolo, Prosperine si legò ai regni di Plutone. Il frutto qui significa la vita sensuale che, una volta assaggiata, priva temporaneamente l’uomo dell’immortalità. Anche per il suo vasto
numero di semi il melograno è stato spesso impiegato per rappresentare la naturale fecondità. Per lo stesso motivo, Jacob Bryant nella sua Ancient Mythology annota che gli antichi riconoscevano in questo frutto un appropriato emblema dell’Arca del Diluvio, che conteneva i semi della nuova razza umana. Tra gli antichi Misteri il
melograno era anche considerato un simbolo divino di tale singolare significato che la sua vera spiegazione non poteva essere divulgata. Fu definito dai Cabiri “il segreto proibito”. “Molti dei e dee greche sono raffigurati tenendo il frutto o il fiore del melograno nelle loro mani, evidentemente a significare che sono donatori di vita e abbondanza.
Capitelli di melograno furono posti sulle colonne di Jachin e Boaz in piedi di fronte al Tempio di Re Salomone; e per ordine di Geova c’erano fiori di melograno ricamati sul fondo dell’efod del Sommo Sacerdote. Il vino forte ottenuto dal succo dell’uva era considerato simbolico della falsa vita e della falsa luce dell’universo, perché veniva prodotto da un falso processo – la fermentazione artificiale. Le facoltà razionali sono offuscate dalla bevanda forte e dalla natura animale,
liberata dalla schiavitù, del controllo individuale – fatti che necessariamente erano del più grande significato spirituale. Come la natura inferiore è l’eterna tentatrice che cerca di guidare l’uomo in eccessi che inibiscono le facoltà spirituali, l’uva e il suo prodotto erano
usati per simboleggiare l’avversario. Il succo dell’uva era pensato dagli egiziani per somigliare più al sangue umano. In realtà, credevano che l’uva si assicurasse la sua vita dal sangue dei morti che erano stati sepolti nella terra. Secondo Plutarco, “I sacerdoti del sole a Eliopoli non portano mai vino nei loro templi, * * * e se ne facevano uso in qualsiasi momento nelle loro libagioni agli dei, non era perché lo volevano bere; ma lo versarono sui loro altari come il sangue di quei nemici che in precedenza avevano combattuto contro di loro. Tutto questo perche` la vite proveniva da quella terra che veniva ingrassata dalle carcasse di coloro che cadevano nelle battaglie contro gli dei. E questo, dicono loro, è la ragione per cui bere il succo in grandi quantità rende gli uomini pazzi e fuori di sé, riempiendoli per così dire
con il sangue dei loro stessi antenati. “(Vedi Iside e Osiride).
Tra alcune sette lo stato di intossicazione era visto come una condizione in qualche modo simile all’estasi, poiché si credeva che l’individuo fosse posseduto dallo Spirito Universale della Vita,
il cui veicolo scelto era la vite. Nei Misteri, l’uva era usata spesso per
simboleggiare la lussuria e la dissolutezza a causa del suo effetto demoralizzante sulla natura emotiva. E` stato riconosciuto, tuttavia, che la fermentazione era la prova certa della presenza del fuoco solare, quindi l’uva è stata accettata come il simbolo appropriato dello
Spirito solare – il donatore dell’entusiasmo divino. In un modo alquanto simile, i cristiani accettarono il vino come emblema del sangue di Cristo, partecipando a esso nella Santa Comunione. Cristo, l’emblema exoterico dello Spirito Solare, disse: “Io sono la vite”. fu quindi adorato con il vino dell’estasi nello stesso modo in cui lo erano i suoi prototipi pagani – Bacco, Dioniso, Arys e Adone.
La mandragora officinarum, o semplicemente mandragola, possiede
notevoli poteri magici. Le sue proprietà narcotiche sono state riconosciute dai greci, che la hanno impiegata per attenuare il dolore durante le operazioni chirurgiche, ed è stata identificata anche con
baaras, l’erba mistica usata dagli ebrei per cacciare i demoni. Nelle guerre giudaiche, Josephus descrive il metodo per rendere innocui i baaras, che dichiara emettano lampi e distruggano tutti quelli che cercano di toccarli, a meno che non si proceda secondo regole presumibilmente formulate dallo stesso re Salomone.

Le proprietà occulte della mandragora, sebbene poco capite, sono state responsabili per l’adozione della pianta come talismano capace di aumentare il valore o la quantità di qualsiasi cosa con cui veniva associata. Fu considerata come una cura infallibile per la sterilità. Era uno dei simboli Priapici che i Cavalieri Templari furono accusati di adorare. La radice della pianta ricorda da vicino il corpo di un essere umano e spesso portava i contorni della testa, delle braccia o delle gambe umane. Questa sorprendente somiglianza tra il corpo dell’uomo e la mandragora è uno dei puzzle della scienza naturale e
è il vero motivo per cui questa pianta e` stata venerata. Nell’Iside Svelata, la signora Blavatsky nota che la mandragora sembra occupare sulla terra il punto in cui i regni vegetale e animale si incontrano, come fanno gli zoofiti e i polipi nel mare. Questo pensiero apre un vasto campo di speculazioni sulla natura di questa pianta animale.
Secondo una superstizione popolare, la mandragora si ritrasse dall’essere toccata e, piangendo con voce umana, si aggrappò disperatamente al terreno in cui era incastonata. Chiunque
avesse sentito il suo pianto è morto o è diventato matto. Per aggirare
questa tragedia, era consuetudine scavare attorno alle radici della mandragola fino a quando la pianta era
completamente libera e poi legare un’estremità di una corda attorno al gambo e fissare l’altra fine a un cane. Il cane, obbedendo alla chiamata del suo padrone, trascinava quindi la radice dalla terra diventando vittima della maledizione mandragora. Una volta sradicata, la pianta sarebbe diventata gestibile. Durante il Medioevo, gli amuleti di mandragola accentuavano la somiglianza tra la radice di mandragora e il corpo umano. Come la maggior parte delle superstizioni, la credenza nei poteri peculiari della mandragola erano fondati su un’antica dottrina segreta riguardante la vera natura della
pianta. “È un narcotico leggero”, dice Eliphas Levi, “ed aveva virtù afrodisiache, che la rendevano molto importante tra gli stregoni tessaliani. È questa radice il vestigio ombelicale della nostra origine terrestre, come ha suggerito un certo misticismo magico? Non osiamo affermarlo seriamente, ma è vero che l’uomo e` stato prodotto dalla terra e la sua prima apparizione deve essere stata sotto forma di uno schizzo approssimativo. Le analogie della natura ci costringono ad ammettere la nozione, almeno come possibilità. I primi uomini erano, in questo caso, una famiglia di giganteschi mandriani, animati dal sole, che venivano prodotti dalla terra “.
(Vedi Magia Trascendentale).

La cipolla casalinga era venerata dagli egiziani come simbolo dell’universo perché i suoi anelli e strati rappresentavano i piani concentrici in cui era divisa la creazione secondo i misteri ermetici. Inoltre si pensava avesse grandi virtu` medicinali. A causa delle proprietà peculiari derivanti dalla sua pungenza, la pianta dell’aglio era un potente agente nella magia trascendentale. Fino ad oggi non è stato trovato alcun mezzo migliore per il trattamento dell’ossessione, del vampirismo e di certe forme di follia – specialmente quelle
derivanti dalla medianità e dalle influenze delle larve elementali – rispondono immediatamente all’uso dell’aglio Nel Medioevo si credeva che la sua presenza in una casa fosse utile a difendersi da tutti i poteri malvagi.

Le piante trifogliate, come il trifoglio, erano utilizzate da molti culti religiosi e rappresentano il principio della Trinità. Si suppone che St. Patrizio abbia usato il trifoglio per illustrare questa dottrina della Divina Trinità. La ragione per la santità aggiuntiva conferita da una quarta foglia è che il quarto principio della Trinità è l’uomo, e la
presenza di questa foglia significa quindi la redenzione dell’umanità.
Corone furono indossate durante l’iniziazione ai Misteri e la lettura del libri sacri per significare che questi processi sono stati consacrati alle divinità. Sul simbolismo delle ghirlande, scrive Richard Payne Knight: “Invece di perle, ghirlande di fogliame, in generale
di alloro, olivo, mirto, edera o quercia, appaiono sulle monete, a volte circondando figure simboliche, e talvolta come corone sulle loro teste. Tutti questi erano sacri per alcune peculiari personificazioni della divinità, e significative di alcuni attributi particolari, e, in generale, tutti i sempreverdi erano simbologie dionisiache; cioè, simboli del potere generativo, a significare perpetuità di gioventù e vigore, come i cerchi di perline e diademi significano la perpetuità dell’esistenza. (Vedi Linguaggio simbolico di arte antica e
Mitologia.)

 

Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: Pesci, Insetti, Animali, Rettili e Uccelli (Seconda Parte)

Come emblemi appropriati di vari attributi umani e divini, gli uccelli furono inclusi nel simbolismo religioso e filosofico sia dai pagani che dai cristiani allo stesso modo. La poiana era significativa della crudelta`; l’aquila del coraggio; il pellicano del sacrificio di se stessi; e il pavone dell’orgoglio. La capacità degli uccelli di lasciare la terra e volare in alto verso la fonte di luce ha comportato il loro essere associati con l’aspirazione, la purezza e la bellezza. Le ali erano
quindi spesso aggiunte a varie creature terrene nel tentativo di suggerire trascendenza. In quanto il loro habitat era tra i rami degli alberi sacri nei cuori delle antiche foreste, gli uccelli erano anche considerati i messaggeri designati degli spiriti degli alberi e gli dei della natura vivevano in questi boschetti consacrati e attraverso le loro chiare note gli dei si diceva parlassero. Molti miti sono stati inventati per spiegare il geniale piumaggio degli uccelli. Un esempio familiare è la storia del pavone di Giunone, nella cui piume della coda vennero posti agli occhi di Argus. Numerose anche le leggende americane indiane in cui sono presenti gli uccelli e l’origine dei vari colori delle piume. I Navahos dichiararono che quando tutte le cose viventi si arrampicarono sul gambo di un bambù per sfuggire al Diluvio, il tacchino selvaggio era sul ramo più basso e le penne della coda vennero trascinate nell’acqua; quindi il suo colore era “slavato”.
La gravitazione, che è una legge nel mondo materiale, è l’impulso verso il centro della materialità; la levitazione, che è una legge nel mondo spirituale, è l’impulso verso il centro di spiritualità. Visto che sembra in grado di neutralizzare l’effetto della gravità, l’uccello
si diceva che avesse una natura superiore ad altre creature terrestri; e le sue piume, grazie al loro potere, vennero accettate come simbolo di divinità, coraggio, e realizzazione. Un esempio degno di nota è la dignità associata alle penne d ‘aquila dagli Indiani d’America. Gli angeli sono stati raffigurati con le ali perché, come gli uccelli, erano considerati gli intermediari tra gli dei e gli uomini e abitavano l’aria o il regno centrale tra il cielo e la terra. Come la cupola dei cieli era paragonata a un teschio nei Misteri gotici, cosi` gli uccelli che
volavano attraverso il cielo erano considerati pensieri della Divinità. Per questo motivo i due corvi messaggeri di Odino erano chiamati Hugin e Munin – pensiero e memoria. Tra i greci e i romani, l’aquila era l’uccello nominato di Giove e di conseguenza significava le forze in rapido movimento del Demiurgo; era quindi riconosciuto come il signore mondano degli uccelli, in contraddizione con la fenice, che era
simbolico del sovrano celeste. L’aquila caratterizzava il sole nella sua fase materiale e anche l’immutabile legge demiurgica sotto la quale tutte le creature mortali devono piegarsi. L’Aquila era anche il simbolo ermetico dello zolfo, e significava il misterioso fuoco dello Scorpione–
il segno più profondamente significativo dello zodiaco e la Porta del Grande Mistero. Essendo uno dei tre simboli dello Scorpione, l’aquila, come la Capra di Mendes, era un emblema dell’arte teurgica e dei processi segreti con cui il fuoco infernale dello scorpione è stato trasmutato nella fiamma spirituale degli dei. Tra alcune tribù indiane d’America il tuono è tenuto in particolare stima. Si dice infatti che la divinità viva sopra le nuvole; lo sbattere delle sue ali causerebbe il
brontolio che accompagna le tempeste, mentre le scintille dei suoi occhi sono il lampo.
Gli uccelli significavano anche il respiro vitale; e tra gli egiziani, i misteriosi uccelli con teste umane, portavano nei loro artigli i simboli dell’immortalità, sono spesso mostrati in bilico come emblemi dell’anima liberata sui corpi mummificati dalla morte. In Egitto il falco era il simbolo sacro del sole; e Ra, Osiride sono spesso raffigurati con le teste dei falchi. Il gallo, era un simbolo di
Cashmala (Cadmillus) nei Misteri di Samotracia, ed è anche un simbolo fallico sacro al sole Fu accettato dai greci come l’emblema di Ares (Marte) e tipizzato da vigilanza e difesa. Quando posizionato al centro di una banderuola indica il sole in mezzo ai quattro angoli della creazione. I greci sacrificarono un gallo agli dei al momento di entrare nei Misteri Eleusini. Si suppone che Sir Francis Bacon mori` dopo aver inserito della neve all’interno del pollame. E` forse questo un simbolo dell’iniziazione di Bacon ai Misteri pagani che esistevano ancora ai suoi tempi?
Sia il pavone che l’ibis erano oggetti di venerazione perché distrussero i rettili velenosi che venivano comunemente considerati emissari degli dei infernali. A causa della miriade di occhi nelle penne della coda, il pavone fu accettato come simbolo di saggezza e, a causa del suo aspetto generale, è stato spesso confuso con la favolosa fenice dei Misteri. C’è una curiosa convinzione riguardo al fatto che la carne del pavone non vada in putrefazione anche dopo un tempo considerevole. Come una conseguenza di questa credenza il pavone divenne l’emblema dell’immortalità, perché la natura spirituale dell’uomo – come la carne di questo uccello – è incorruttibile.
Gli egiziani pagarono gli onori divini all’ibis e fu addirittura un crimine cardinale ucciderne uno per errore. Si è affermato che l’ibis potrebbe vivere solo in Egitto e che se trasportato in un paese straniero sarebbe morto di dolore. Gli egiziani hanno dichiarato che questo uccello è il
preservatore di raccolti e particolarmente degno di venerazione perché ha cacciato i serpenti alati della Libia che il vento soffio` in Egitto. L’ibis era sacro a Thoth e quando la testa e il collo erano infilati sotto la sua ala il suo corpo assomigliava da vicino al cuore di un essere umano . (Vedi le Antichità di Montfaucon.) L’ibis bianco e nero era sacro alla luna; ma tutte le forme erano venerate perché distrussero le uova di coccodrillo, essendo il coccodrillo un simbolo del detestato Tifone. Gli uccelli notturni erano simboli appropriati sia della stregoneria che delle scienze divine segrete: stregoneria perché la magia nera non può funzionare alla luce della verità (giorno) ed è potente solo quando circondata dall’ignoranza (notte); e le scienze divine perché erano in grado di vedere attraverso l’oscurità dell’ignoranza e della materialità. Gufi e pipistrelli erano quindi spesso associati a stregoneria o saggezza. L’oca era un emblema della prima sostanza o condizione primitiva da cui e all’interno della quale i mondi sono stati modellati Nei Misteri, l’universo è stato paragonato a un uovo che l’Oca Cosmica aveva deposto nello spazio. A causa della sua oscurità il corvo era il simbolo del caos o l’oscurità caotica che precede la luce della creazione. La grazia e la purezza del cigno era emblematica della grazia spirituale e della purezza dell’iniziato. Questo
uccello rappresentava anche i Misteri che spiegavano queste qualità nell’umanità. Questo spiega le allegorie degli dei (la saggezza segreta) che si incarnano nel corpo di un cigno (l’iniziato).
L’avvoltoio, la poiana e il condor rappresentavano quella forma della divinita` che smaltendo rifiuti e altra materia pericolosa per la vita e la salute dell’umanità purifica le sfere inferiori. Questi uccelli sono stati quindi adottati come simboli dei processi disintegrativi che portano a compimento mentre apparentemente distruggono, e da alcune religioni sono stati erroneamente considerati come malvagi. Ad uccelli come il pappagallo e al corvo fu concessa la venerazione perché, essendo in grado di imitare la voce umana, sono stati considerati come collegamenti tra i regni umano e animale. La colomba, accettata dal cristianesimo come emblema dello Spirito Santo, è estremamente
emblematica nel paganesimo antico e altamente venerata. In molti degli antichi Misteri ed è rappresentante della terza persona della Triade Creativa o il Fabbricante del mondo. Come i mondi inferiori sono stati portati all’esistenza attraverso un processo generativo, così la colomba e` stata associata a quelle divinità identificate con le funzioni procreative. È sacra per Astarte, Cibele, Iside, Venere, Giunone, Mylitta e Afrodite. A causa della sua gentilezza e la devozione ai suoi piccoli, la colomba era considerata l’incarnazione dell’istinto materno. La colomba è anche un emblema di saggezza, poiché rappresenta il potere e l’ordine con i quali i mondi inferiori sono mantenuti. È stata a lungo accettata come un messaggero della volontà divina e significa l’attività di Dio. Il nome colomba è stato dato agli oracoli e ai profeti. “Il vero nome della colomba era Ionah o Iönas; era un emblema molto sacro; fu adottato dagli Ebrei; e la mistica Colomba era considerata un simbolo dai giorni di Noè a tutti coloro che erano della Chiesa di Dio. Il profeta inviato a Ninevah come messaggero di Dio si chiamava Giona o Colomba; il precursore del nostro Signore, il Battista, fu chiamato in greco con il nome di Ioannes; e così fu l’Apostolo dell’Amore, l’autore del quarto Vangelo e dell’Apocalisse, di nome Ioannes. “(Analisi di Bryant di Ancient Mythology.) In massoneria la colomba è il simbolo della purezza e dell’innocenza. È significativo che nei Misteri pagani la colomba di Venere fu crocifissa sui quattro raggi di una grande ruota, prefigurando così il mistero del crocifisso Signore dell’Amore. Anche se Mohammed ha guidato le colombe dal tempio alla Mecca, occasionalmente è raffigurato con una colomba seduta sulla sua spalla come simbolo di ispirazione divina. Nei tempi antichi le effigi delle colombe furono poste sulle teste degli scettri per significare che quelli che li portavano erano guidati dalla prerogativa divina. Nell’arte mediovale, la colomba era spesso raffigurata come emblema della benedizione divina.

LA FENICE

Clemente, uno dei padri ante-Nicea, descrive, nel primo secolo dopo Cristo,  la natura peculiare e abitudini della fenice, in questo saggio: “C’è un certo uccello che è chiamato Fenice. Questo è l’unico del suo genere e vive cinquecento anni. E quando il tempo della sua morte si avvicina, si costruisce un nido di incenso, e mirra e altre spezie, in cui, quando il tempo è compiuto, entra e muore. Ma mentre la carne si decompone viene prodotto un certo tipo di verme, che, essendo
nutrito dai succhi dell’uccello morto, produce piume. Quindi, quando acquisisce forza, prende quel nido in cui sono le ossa del suo genitore, e portandole passa dalla terra d’Arabia in Egitto, alla città chiamata Heliopolis. E, nella giornata di apertura, volando agli occhi di tutti gli uomini, le pone sull’altare del sole, e avendo fatto questo,
si affretta a tornare alla sua precedente dimora. I sacerdoti quindi ispezionano i registri delle date scoprono che e` ritornato esattamente dopo 500 anni. ”

Pur ammettendo di non aver visto l’uccello della fenice (ce n’era solo uno vivo), Erodoto amplifica un po ‘la descrizione di Clement: “Raccontano una storia di cosa fa questo uccello che non mi sembra credibile: che arriva dall’Arabia, e porta l’uccello genitore, tutto intonacato di mirra, al tempio del sole, e lì seppellisce il corpo. Per poterlo portare, dicono, per prima cosa forma una palla di mirra; poi tira fuori la palla e mette dentro il suo genitore; dopo di che copre l’apertura con mirra fresca, e la palla è quindi esattamente dello stesso peso di prima; quindi lo porta in Egitto, e lo deposita nel tempio del sole. Questa è la storia che raccontano delle azioni di questo uccello. ”
Sia Erodoto che Plinio notarono la generale somiglianza nella forma tra la fenice e l’aquila, un punto che il lettore dovrebbe considerare attentamente, perché è ragionevole certo che la moderna aquila massonica era originariamente una fenice. Il corpo della fenice
è descritto come ricoperto di lucide penne viola, mentre la sua lunga coda era composta di piume erano alternativamente blu e rosse. La sua testa era di colore chiaro e sul collo vi era un cerchietto di piume d’oro. Nella parte posteriore della sua testa la fenice aveva un particolare ciuffo di piume, un fatto abbastanza evidente, anche se è stato trascurato dalla maggior parte degli scrittori e simbolisti.
La fenice era considerata sacra al sole e la lunghezza della sua vita (da 500 a 1000 anni) è stata presa come standard per misurare il movimento dei corpi celesti e anche i cicli del tempo usati nei Misteri per designare i periodi di esistenza. La dieta dell’uccello era sconosciuto. Alcuni scrittori dichiarano che sussistesse nell’atmosfera; altri che mangiava a intervalli rari ma mai in presenza dell’uomo. I massoni moderni dovrebbero realizzare lo speciale significato massonico della fenice, poiché l’uccello utilizzava rametti di acacia nella fabbricazione del suo nido. La fenice (che è il mitologico roc persiano) è anche il nome di una costellazione del sud, e quindi ha sia un significato astronomico che astrologico. Con ogni probabilità, la fenice era il cigno dei greci, l’aquila dei romani e il pavone dell’Estremo Oriente. Per gli antichi mistici la fenice era il simbolo piu` appropriato dell’immortalità dell’anima umana, proprio come la fenice è rinata dal suo corpo morto sette volte sette, così ancora e ancora la natura spirituale dell’uomo sorge trionfante dal suo corpo fisico morto. Gli ermetisti medievali consideravano la fenice un simbolo della realizzazione della trasmutazione alchemica, un processo equivalente alla rigenerazione umana. Il nome fenice è stato anche dato a una delle formule segrete alchemiche. Il noto pellicano dei Rosa Croce, che nutriva i suoi piccoli dal proprio seno, è in realtà una fenice, un fatto che può essere confermato da un esame della testa dell’uccello. La parte sgraziata del becco del pellicano è del tutto assente, la testa della fenice è molto più simile a quella di un’aquila che a quella di un pellicano. Nei Misteri era consuetudine riferirsi agli iniziati come
fenici o uomini che erano rinati, proprio come la nascita fisica dà all’uomo coscienza nel mondo fisico, così il neofita, dopo nove gradi nel grembo dei  Misteri, nasce in una coscienza del mondo spirituale. Questo è il mistero iniziatico a cui Cristo si riferì quando disse: “Tranne se un uomo rinasce, non potra` vedere il regno di Dio “(Giovanni III 3). La fenice è un simbolo appropriato di questa verità spirituale.
Il misticismo europeo non era morto al momento della fondazione degli Stati Uniti d’America. La mano dei Misteri controllo` la creazione del nuovo governo, in quanto la firma dei Misteri può ancora essere vista sul Grande Sigillo degli Stati Uniti d ‘America. Un’attenta analisi del sigillo rivela una massa di simboli occulti e massonici, con protagonista la cosiddetta aquila americana – un uccello che Benjamin Franklin dichiaro` degno di essere scelto come emblema di persone  grandi, potenti e progressiste. Qui di nuovo solo lo studente del simbolismo può vedere attraverso il sotterfugio e rendersi conto che l’aquila americana sul Gran Sigillo non è che una fenice convenzionalizzata. Infatti è chiaramente visibile da un esame del sigillo originale. Gaillard Hunt involontariamente mette sotto esame molto materiale per dimostrare la convinzione che il sigillo originale portava l’uccello della Fenice e la Grande Piramide di Giza. In uno
schizzo presentato come progetto per il Grande Sigillo di William Barton nel 1782, una vera e propria Fenice appare seduta su un nido di fiamme. Questo dimostra una tendenza verso l’uso di questo uccello emblematico.

Se qualcuno dubita della presenza di influenze massoniche e occulte al tempo in cui il Grande Sigillo è stato progettato, dovrebbe dare la debita considerazione ai commenti del professore Charles Eliot Norton di Harvard, che scrisse riguardo alla piramide incompiuta e al
Occhio onnisciente che ornava il retro del sigillo, come segue: “Il dispositivo adottato dal Congresso è praticamente incapace di un trattamento efficace; può difficilmente (comunque
artisticamente trattato dallo stilista) non presentarsi come un emblema di una fraternita` massonica. “(La storia del sigillo degli Stati Uniti.)

Le aquile di Napoleone e di Cesare e l’aquila zodiacale dello Scorpione sono in realta` fenici, in quanto quest’ultimo uccello – non l’aquila – è il simbolo della vittoria spirituale e della conquista.
La massoneria sarà in grado di risolvere molti dei segreti della sua dottrina esoterica quando si rendera` conto che sia le aquile singole che quelle a due teste sono fenici e che essa è il simbolo della trasmutazione e della rigenerazione dell’energia creativa – comunemente chiamata realizzazione della Grande Opera. La fenice a due teste è il prototipo di un uomo androgino, secondo gli insegnamenti segreti arriverà un momento in cui il corpo umano avrà due midolli spinali, per mezzo del quale sarà mantenuto l’equilibrio vibratorio nel corpo. Non solo molti dei fondatori del governo degli Stati Uniti erano massoni, ma ricevettero aiuti da un corpo segreto esistente in Europa, che li ha aiutati a costruire questo paese per uno scopo particolare, noto solo a pochi iniziati. Il Gran sigillo è la firma di questo corpo esaltato – invisibile e per la maggior parte sconosciuto.

ANIMALI

Il leone è il re della famiglia animale e, come la testa di ogni regno, è sacro al sole, i cui raggi sono simboleggiati dalla criniera irsuta del leone. Le allegorie si sono perpetuate dai Misteri (come quello che il leone aprira` il libro segreto) significano che il potere solare apre i baccelli del seme, liberando la vita spirituale interiore. C’era
anche una curiosa convinzione tra gli antichi che il leone dormisse con gli occhi aperti, e per questo motivo l’animale è stato scelto come simbolo di vigilanza. La figura di un leone posto su entrambi i lati delle porte e` un emblema della tutela divina. Re Salomone era spesso simboleggiato come un leone. Per secoli la famiglia dei felini è stata considerata con particolare venerazione. In molti dei Misteri – in particolare l’egiziano – i sacerdoti indossavano la pelle di leoni, di tigri, di pantere, di pume o leopardi. Ercole e Sansone (entrambi
simboli solari) hanno ucciso il leone della costellazione del Leone e si sono vestiti nella sua pelle, asignificare quindi che rappresentavano il sole stesso quando si trovava al vertice dell’arco celeste.
A Bubastis in Egitto era il tempio della famosa dea Bast, la divinità felina dei Tolomei. Gli egiziani hanno reso omaggio al gatto, soprattutto quando la sua pelliccia era di tre sfumature o i suoi occhi di diversi colori. Per i sacerdoti il ​​gatto era simbolico delle forze magnetiche della Natura, e si circondarono di questi animali per il bene del fuoco astrale che emanava dai loro corpi. Il gatto era anche un simbolo di eternità, in quanto quando dorme si arriccia in una palla con la testa e la coda che si toccano. Tra i greci e Latini il gatto era sacro alla dea Diana. I buddisti dell’India hanno investito il
gatto con un significato speciale, ma per una ragione diversa. Il gatto era l’unico animale assente alla morte del grande Buddha, perché si era fermato sulla strada per inseguire un topo. Che il simbolo delle forze astrali inferiori non dovrebbe essere presente alla liberazione
del Buddha è significativo. Quindi gli egiziani erano in lutto alla loro morte. Se un gatto moriva di morte naturale in una casa, tutti quelli di quella casa si radevano le sopracciglia: se era un cane, si radevano la testa e tutto il corpo. Erano abituati ad imbalsamare i loro gatti morti e portali a Bubastis per essere sepolti in una casa sacra.

Il più importante di tutti gli animali simbolici era l’Apis, o toro egiziano di Menfi, che era considerato il veicolo sacro per la trasmigrazione dell’anima del dio Osiride. È stato dichiarato che l’Apis è stato concepito da un fulmine, e l’addetto alla cerimonia sulla sua selezione e consacrazione era uno dei più impressionanti nel Ritualismo egiziano. L’Apis doveva essere marcato in un certo modo. Erodoto afferma che il toro doveva essere nero con una macchia bianca quadrata sulla fronte, la forma di un’aquila (probabilmente un avvoltoio) sulla schiena, uno scarafaggio sulla (sotto) lingua e i peli della coda separati in due. Altri scrittori dichiarano che il toro sacro era segnato da ventinove simboli sacri, sul lato destro del suo corpo doveva  esserci un segno bianco nella forma di una mezzaluna Dopo la sua santificazione, l’Apis fu tenuto in una stalla adiacente al
tempio e condotto in processioni per le vie della città su alcune solenni occasioni. Era una credenza popolare tra gli egiziani che ogni bambino su cui il toro respirava sarebbe diventato illustre. Dopo aver raggiunto una certa età (venticinque anni) i’Apis veniva portato al fiume Nilo o ad una fonte sacra (le autorità si differenziano per questo
punto) e annegato, tra i lamenti della popolazione. Il lutto e il lamento
per la sua morte continuavano fino a quando veniva trovato un nuovo Apis, dichiarando che Osiride si era reincarnato, dopo di che la gioia prendeva il posto del dolore. Il culto del toro non era confinato all’Egitto, ma era prevalente in molte nazioni del mondo antico. In India, Nandi – il sacro toro bianco di Siva – è ancora l’oggetto di
molta venerazione; e sia i persiani che gli ebrei accettarono il toro come un importante simbolo religioso. Gli assiri, i fenici, i caldei e persino i greci venerarono questo animale, e Giove si è trasformato in un toro bianco per stuprare Europa. Il toro era un potente emblema fallico che indica il potere paterno creativo del Demiurgo. Alla sua morte veniva frequentemente mummificato e sepolto con lo sfarzo e la dignità di un dio in un sarcofago preparato appositamente. Scavi nel Serapeum di Memphis hanno rivelato le tombe di oltre sessanta di questi animali sacri. Come il segno che sale sopra l’orizzonte all’equinozio di primavera costituisce il corpo stellato per
l’annuale incarnazione del sole, il toro non era solo il simbolo celeste dell’uomo solare, ma, in quanto l’equinozio di primavera ha luogo nella costellazione del Toro, è stato chiamato l’interruttore o l’iniziatore dell’anno. Per questo motivo nel simbolismo astronomico il toro è
spesso mostrato mentre rompe l’uovo anulare con le sue corna. L’Apis significa inoltre che il Dio-Mente è incarnato nel corpo di una bestia e quindi che la bestia fisica si forma come sacro veicolo della divinità. La personalità inferiore dell’uomo è l’Apis in cui Osiride si incarna. Il risultato della combinazione è la creazione di Sor-Apis (Serapis) -l’ anima materiale come governante del corpo materiale irrazionale e coinvolto in esso. Dopo un certo
periodo (che è determinato dal quadrato di cinque, o venticinque anni), il corpo dell’apis viene distrutto e l’anima liberata dall’acqua che annega la vita materiale. Questo era indicativo del lavaggio della natura materiale da parte delle acque battesimali della luce divina e della verità. L’annegamento dell’Apis è il simbolo della morte e della resurrezione di Osiride. Il toro bianco era anche simbolicamente sacro come emblema designato degli iniziati. Quando l’equinozio di primavera non si verifico` più nel segno del Toro, il Dio Sole si  incarno` nella costellazione di Ariete e l’ariete divenne il veicolo dell’energia solare. Così il sole che sorge nel segno dell’Agnello Celeste trionfa sul simbolico serpente delle tenebre. L’agnello è un emblema familiare di purezza a causa della sua gentilezza e il candore della sua lana. In molti dei Misteri pagani significava il Salvatore Universale, e nel cristianesimo è il simbolo preferito di Cristo. Nei primi dipinti delle chiese si vede un agnello in piedi su una piccola collina, e dai suoi piedi sgorgare quattro ruscelli di acqua viva a significare i quattro Vangeli. Il sangue dell’agnello è la vita solare che si riversa nel mondo
attraverso il segno dell’Ariete. La capra è sia un simbolo fallico che un emblema del coraggio o dell’aspirazione nella sua sicurezza e capacità di scalare le vette più alte. Per gli alchimisti la testa di capra era il simbolo dello zolfo. La pratica tra gli antichi ebrei di scegliere un capro espiatorio su cui ammassare i peccati dell’umanità è semplicemente allegoria

IL TORO SACRO, O APIS.

L’importanza del toro come simbolo del sole all’equinozio di primavera è discussa nel capitolo dello Zodiaco e dei suoi Segni. Il toro e il bue sono antichi emblemi dell’elemento della terra – di conseguenza del pianeta stesso. Significano anche la natura animale dell’ uomo, e per questo motivo furono sacrificati sugli altari degli antichi Misteri come quello Ebreo e druidico. Plutarco scrisse: “L’Apis dovrebbe essere considerato da noi, come una fiera e bella immagine dell’anima di Osiride. “Osiride rappresenta la natura spirituale del basso mondo che viene assassinato e distribuito attraverso la sostanza delle sfere; Apis è l’emblema del mondo materiale all’interno del quale è la natura spirituale– Osiride. L’Apis è anche il simbolo della dottrina exoterica (o profana), in contraddizione con gli insegnamenti esoterici (o divini) rappresentati dal serpente indossato sulla fronte dei sacerdoti. Da questo è derivata l’allegoria mitologica di Serapis,
che in un certo senso non è solo la figura composita di Osiride e del mondo inferiore in cui è incarnato ma anche dei Misteri, che sono i corpi terrestri contenenti gli insegnamenti segreti o l’anima spirituale.
raffigurazione dell’Uomo SOle che è il capro espiatorio del mondo e su cui sono gettati i peccati delle dodici case (tribù) dell’universo celeste. La verità è l’Agnello Divino venerato in tutto il mondo e ucciso per i peccati del mondo, e sin dall’alba dei tempi gli Dei Salvatori di tutte le religioni sono state personificazioni di questa Verità. Il Vello d’oro cercato da Giasone e dai suoi Argonauti è l’Agnello Celeste – il sole spirituale e intellettuale. La dottrina segreta è anche caratterizzata dal vello d’oro – la lana della Vita Divina, i raggi del Sole della Verità. Suidas dichiara che il vello d’oro sarebbe stato in realtà un libro, scritto sulla pelle, che conteneva le formule per la produzione di oro per mezzo della chimica. I Misteri erano istituzioni erette per la trasmutazione dell’ignoranza di base in preziosa illuminazione. Il drago dell’ignoranza era la terribile creatura impostata per proteggere il vello d’oro e rappresenta l’oscurità del vecchio anno che combatte con il sole al momento del suo passaggio equinoziale. I cervi erano sacri nei misteri bacchici dei greci; i Baccanti erano spesso vestiti di pelli di cervi. I cervi erano associati all’adorazione della dea della luna e le orge bacchiche venivano di solito condotte di notte. La grazia e la velocità di questo animale fecero si che venisse accettato come il simbolo appropriato dell’abbandono estetico. I cervi erano oggetti di
venerazione in molte nazioni. In Giappone, branchi di cervi sono ancora mantenuti in connessione con i templi.
Il lupo è solitamente associato al principio del male, a causa della cattiveria della sua natura. Nella mitologia scandinava il
Fenris Wolf era uno dei figli di Loki, il dio infernale dei fuochi. Con il tempio di Asgard in fiamme su di loro, gli dei sotto il comando di Odino hanno combattuto la loro ultima grande battaglia contro le forze caotiche del male. Il lupo di Fenris divoro` Odino, il Padre degli Dei, e quindi distrusse l’universo Odino. Qui il Fenrislupo rappresenta quei poteri irragionevoli della natura che rovesciarono la creazione primitiva. L’unicorno, o monocoro, era una creazione molto curiosa degli antichi iniziati. È descritto da Thomas Boreman come “una bestia, che ha un solo corno, che cresce dal centro della sua fronte. La sua testa ricorda quella di un cervo, i suoi piedi quelli di un elefante, la coda quella di un cinghiale e il resto del corpo un cavallo. Il corno è di circa un piede e mezzo di lunghezza. La sua voce è come quella di un bue. La sua criniera e i suoi capelli sono di un colore giallastro. Il suo corno è duro come il ferro, e ruvido ritorto o arricciato, come una spada fiammeggiante; molto dritto, nitido, e ovunque nero, tranne la punta.
Gli vengono attribuite grandi virtù, come cura contro i veleni e di diverse malattie. “(Vedi le credenze passate di Redgrove.)
Mentre l’unicorno è menzionato più volte nella Scrittura, nessuna prova è ancora stata dimostra riguardo la sua esistenza. J. P. Lundy crede che il corno dell’unicorno simboleggi l’orlo della salvezza citato da San Luca che, pungendo i cuori degli uomini, li trasforma. I mistici cristiani medievali hanno impiegato l’unicorno come emblema di Cristo, e questa creatura deve quindi significare la vita spirituale
nell’uomo Il singolo corno dell’unicorno può rappresentare la ghiandola pineale, o terzo occhio, che è il centro di cognizione spirituale nel cervello. L’unicorno fu adottato dai Misteri come
un simbolo della natura spirituale illuminata dell’iniziato, il corno con cui si difende essendo esso stesso la spada fiammeggiante della dottrina spirituale contro cui nulla può prevalere.

Nel Libro di Lambspring, un raro tratto ermetico, appare un’incisione raffigurante un cervo e un unicorno che stanno insieme in un bosco. L’immagine è accompagnata dal seguente testo: “I Saggi dicono che due animali sono in questa foresta: uno glorioso, bello e
rapido, un cervo grande e forte; l’altro un unicorno. Se applichiamo la parabola alla nostra arte, chiameremo la foresta il corpo. L’unicorno sarà lo spirito in ogni momento. Il cervo non desidera altro nome se non quello dell’anima. Lui che sa domare e padroneggiarli con l’arte, accoppiarli e guidarli nella nostra forma, potra` giustamente essere chiamato Maestro. ”

Il diavolo egiziano, Tifone, era spesso simboleggiato dal mostro Set che ha la sua identità oscura. Ha un naso bizzarro e le orecchie a punta, e potrebbe essere stato una iena convenzionale. Il mostro Set viveva nelle tempeste di sabbia e vagava per il mondo promulgando il male. Gli egiziani collegarono l’ululato dei venti del deserto con il
grido lamentoso della iena. Così quando nel profondo della notte la iena inviava il suo lamento doloroso suonava come l’ultimo grido disperato di un’anima persa nelle grinfie di Tifone. Tra i doveri di questa creatura malvagia c’era quello di proteggere i morti egiziani
contro i ladri di tombe. Tra gli altri simboli di Tifone c’era l’ippopotamo, sacro al dio Marte perché Marte fu intronizzato nel segno dello Scorpione, la casa di Tifone. Anche l’asino era sacro
a questo demone egiziano. I primi cristiani furono accusati di adorare la testa di un asino. Un animale simbolo più curioso è il maiale, sacro a Diana, e frequentemente impiegato nei Misteri come emblema dell’ arte occulta. Il cinghiale che ha distrutto Atys mostra l’uso di questo animale nei Misteri. Secondo i Misteri, la scimmia rappresenta la condizione dell’uomo prima che l’anima razionale entrò nella sua costituzione. Quindi rappresenta l’uomo irrazionale. Da alcuni la scimmia è vista come una specie non eretta dalle gerarchie spirituali; da altri come uno stato di decadimento in cui l’uomo è stato privato della sua natura divina attraverso la degenerazione. Gli antichi, benché evoluzionisti, non hanno tracciato l’ascesa dell’uomo attraverso la
scimmia; pensavano che la scimmia si fosse separata dalla radice principale del progresso. Occasionalmente la scimmia veniva impiegata come simbolo di apprendimento. Il Cinocefalo, la scimmia dalla testa di cane, era il simbolo geroglifico egiziano della scrittura, e
era strettamente associato a Thoth. Cinocefalo è il simbolo della luna e Thot del pianeta Mercurio. A causa dell’antica credenza che la luna seguisse Mercurio nei cieli il cane-scimmia era descritto come il fedele compagno di Thoth. Il cane, a causa della sua fedeltà, denota la relazione che dovrebbe esistere tra discepolo e maestro o tra l’iniziato e il suo Dio. Il cane pastore era un tipo di sacerdozio. La capacità del cane di percepire e seguire persone invisibili per miglia simboleggiava
il potere trascendentale con cui il filosofo segue il filo della verità attraverso il labirinto dell’errore terreno. Il cane è anche il simbolo di Mercurio. La stella del cane, Sirius o Sothis era sacra agli egiziani perché presagiva le inondazioni annuali del Nilo. Come animale da soma il cavallo era il simbolo del corpo dell’uomo costretto a sostenere il peso della sua costituzione spirituale. Al contrario, ha anche caratterizzato la natura spirituale dell’uomo costretto a mantenere il peso della personalità materiale. Chirone, il centauro, mentore di Achille, rappresenta la creazione primitiva che era il progenitore e l’istruttore dell’umanità, come descritto da Beroso. Il cavallo alato e il tappeto magico entrambi simboleggiano la dottrina segreta e il corpo spiritualizzato dell’uomo. Il cavallo di legno di
Troia, che nascondeva un esercito per la conquista della città, rappresenta il corpo dell’uomo che nasconde al suo interno quelle infinite potenzialità che in seguito verranno avanti e conquisteranno il suo ambiente. Di nuovo, l’Arca di Noè, rappresenta la natura spirituale dell’uomo che contiene una serie di potenzialità latenti che successivamente diventano attive. L’assedio di Troia è un racconto simbolico del rapimento dell’anima umana (Elena) da parte di
Paride e la sua redenzione finale, attraverso la lotta perseverante, – dell’esercito greco sotto il comando di Agamennone.

 

Gli insegnamenti segreti idi tutte le ere: Pesci,Insetti,Animali, Rettili e Uccelli (Prima Parte)

Le creature che abitavano l’acqua, l’aria e la terra erano adorate da tutte le razze dell’antichità. Rendendosi conto che i corpi visibili sono solo simboli di forze invisibili, gli antichi veneravano il potere divino attraverso i regni inferiori della natura, perché le creature meno evolute e più semplicemente costituite rispondevano piu` prontamente agli impulsi creativi degli dei.

Ogni creatura esistente manifesta qualche aspetto dell’intelligenza o del potere dell’Eterno L’Uno, che non può mai essere conosciuto se non attraverso uno studio e un apprezzamento delle sue diverse e inconcepibili parti. Quando viene scelta una creatura, quindi, per simboleggiare la mente umana concreta o qualche principio astratto nascosto è perché le sue caratteristiche dimostrano questo principio invisibile nell’azione visibile. Pesci, insetti, animali, rettili e
uccelli appaiono nel simbolismo religioso di quasi tutte le nazioni, perché le forme e le abitudini di queste creature e gli ambienti in cui esistono li collegano strettamente ai vari poteri generativi e germinativi della Natura, che sono stati considerati come prova della divina onnipresenza.

I primi filosofi e scienziati, rendendosi conto che tutta la vita ha la sua origine nell’acqua, hanno scelto il pesce come simbolo del germe vitale. Il fatto che i pesci siano più prolifici rende la similitudine ancora più adatta. Mentre i primi sacerdoti potrebbero non aver posseduto gli strumenti necessari per analizzare lo spermatozoo, hanno concluso per deduzione che assomigliava ad un pesce.
I pesci erano sacri per i Greci e per i Romani, essendo connessi con l’adorazione di Afrodite (Venere). Un’interessante sopravvivenza del ritualismo pagano si trova nell’abitudine di mangiare pesce venerdì Freya, in onore del quale il giorno è stato nominato, era la Venere scandinava, e questo giorno era sacro tra molte nazioni alla dea della bellezza e della fecondità. Questa analogia collega ulteriormente il pesce con il mistero procreativo. Il venerdì era anche sacro ai seguaci del profeta Maometto. La parola suora significa sia pesce che crescita, e come dice Inman: “Gli ebrei furono condotti alla vittoria del Figlio del Pesce i cui altri nomi erano Giosuè e Gesù (il Salvatore). Nun è ancora il nome di una donna devota “della fede cristiana, tra i primi cristiani
tre pesci erano usati per simboleggiare la Trinità, e il pesce è anche uno degli otto sacri simboli del grande Buddha. Il delfino era sacro
sia ad Apollo (il Salvatore Solare) che a Nettuno. Si credeva che questo pesce trasportasse i naufraghi in paradiso sul suo dorso. Il delfino è stato accettato dai primi Cristiani come emblema di Cristo, perché i pagani avevano visto questa bella creatura come amico e benefattore dell’uomo. L’erede al trono di Francia, il Delfino, si è assicurato il suo titolo da questo antico simbolo pagano del potere conservatore divino. I primi sostenitori del cristianesimo paragonarono i convertiti ai pesci, che al tempo del battesimo “ritornavano di nuovo nel mare di Cristo”.

I popoli primitivi credevano che il mare e la terra fossero abitati da strane creature e presto i libri di zoologia presentarono curiose illustrazioni di animali compositi, rettili e pesci, che non esistevano al momento con cui gli autori mediovali compilarono questi voluminosi libri. Negli antichi riti iniziatici dei misteri persiani, greci ed egiziani i sacerdoti si camuffavano da creature composte, simboleggiando in tal modo diversi aspetti di coscienza umana. Hanno usato uccelli e rettili come emblemi delle loro varie divinità, spesso creando forme dall’ aspetto grottesco e assegnando loro tratti immaginari, abitudini e locazioni, che erano tutti simbolici di un certo spirito e verità trascendentali nascoste ai profani. La fenice costruiva il suo nido di
incenso e fiamme. L’unicorno aveva il corpo di un cavallo, i piedi di un elefante e la coda di un cinghiale. La metà superiore del corpo del centauro era umana e la metà inferiore equina. Il pellicano degli ermetisti nutriva i suoi piccoli dal proprio seno e da questo uccello
furono assegnati altri attributi misteriosi che avrebbero potuto essere veri solo allegoricamente. Sebbene considerato da molti scrittori del Medioevo come vere creature viventi, nessuno di questi – escluso il pellicano – sono mai esistiti al di fuori del simbolismo dei Misteri.
Forse hanno avuto origine da animali poco conosciuti. Nel tempio, tuttavia, diventavano una realtà, poiché lì rappresentavano le molteplici caratteristiche della natura umana. La mantichora aveva alcuni punti in comune con la iena; l’unicorno poteva somigiare ai rinoceronti con un solo corno. Per lo studente della saggezza segreta questi animali compositi. e gli uccelli rappresentano semplicemente le varie forze che lavorano nei mondi invisibili. Questo è un punto che quasi tutti gli scrittori sul tema sembrano avere trascurato. (Vedi Mistrorum Historia di Vlyssis Aldrovandi, 1642 e Physica
Curiosa, di P. Gaspare Schotto, 1697.)

Ci sono anche leggende della comparsa di una razza o di creature composite che esistevano prima della razza umana e che fu distrutta dagli dei. I templi dell’antichità conservavano i propri documenti storici e possedevano informazioni riguardo al mondo preistorico che non è mai stato rivelato ai non iniziati. Secondo questi documenti, la razza umana si è evoluta da una specie che partecipava in qualche modo alla natura di un anfibio, perché in quel momento l’uomo primitivo aveva le branchie di un pesce ed era in parte coperto di scaglie. In misura limitata, l’embrione umano dimostra la possibilità di una tale condizione. Come risultato della teoria dell’origine dell’uomo
nell’acqua, il pesce era considerato il progenitore della famiglia umana. Ciò ha dato origine all’ittiolatria dei caldei, dei fenici e dei bramini. Gli indiani d’America credono che le acque di laghi, fiumi e oceani siano abitate da un popolo misterioso, gli “Indiani d’acqua”.
Il pesce è stato usato come emblema della dannazione; ma tra i cinesi simboleggia la contentezza e la fortuna, e i pesci appaiono su molte delle loro monete. Quando Tifone, o Set, il genio della malvagità egizia, aveva diviso il corpo del dio Osiride in quattordici
parti, gettò una parte nel fiume Nilo, dove, secondo Plutarco, fu divorato da tre pesci – il lepidotus (probabilmente il lepidosiren), il phagrus e l’oxyrynchus (una forma di luccio). Per questo motivo gli egiziani non avrebbero mangiato la carne di questi pesci, credendo che farlo sarebbe divorare il corpo del loro dio. Se usato come simbolo
del male, il pesce rappresentava la terra (la natura inferiore dell’uomo) e la tomba (il sepolcro di i misteri). Così fu Giona per tre giorni nella pancia del “grande pesce”, come fu Cristo tre giorni nella tomba.
Molti dei primi padri della chiesa credevano che la “balena” che inghiotti` Giona fosse il simbolo di Dio Padre, che, quando lo sfortunato profeta fu gettato in mare, accettò Giona nella sua stessa natura finché non raggiunse un luogo sicuro. La storia di Giona è davvero una leggenda di iniziazione ai Misteri, e il “grande pesce” rappresenta l’oscurità dell’ignoranza che avvolge l’uomo quando viene gettato dalla nave (es nasce) nel mare (vita). L’usanza di costruire navi nella forma di pesci o uccelli, comune nei tempi antichi, potrebbe aver dato origine alla storia, e forse Giona fu semplicemente raccolto da un’altra nave e portato in porto, la forma della nave suggeri` il nome di “grande” pesce “. (” Veritatis simplex oratio est! “) Più probabilmente la” balena “di Giona si basa sulla creatura mitologica pagana, dell’ippocampo, in parte cavallo e parte delfino, per i primi anni le statue e le sculture cristiane mostrano la creatura composta e non una vera balena. È ragionevole supporre che i misteriosi serpenti marini, che, secondo leggende Maya e Toltechi, portarono gli dei in Messico erano navi vichinghe o caldee, costruite a forma di mostri marini compositi o draghi. H. P. Blavatsky avanza la teoria che la parola cetus, la grande balena, sia derivata da keto, un nome per il dio pesce,
Dagon, e che Giona era in realtà confinato in una cella scavata nel corpo di una statua gigantesca di Dagon dopo essere stato catturato dai marinai fenici e portato a destinazione in una delle loro città. Non c’è dubbio che vi sia un grande mistero nascosto nella gigantesca forma di ceto, che è ancora conservato come costellazione.
Secondo molti frammenti sparsi esistenti, la natura inferiore dell’uomo era simboleggiata da una creatura tremenda e goffa che assomiglia a un grande serpente di mare, o drago, chiamato leviatano. Tutti i simboli che hanno forma o movimento serpentino indicano l’energia solare in una delle sue molte forme. Questa grande creatura del mare rappresenta quindi la forza vitale solare imprigionata nell’acqua e anche l’energia divina che scorre attraverso il corpo dell’uomo, dove,
fino a quando non viene trasmutata, si manifesta come un mostro contorto: l’avidità dell’uomo, le passioni e la lussuria. Tra i simboli di Cristo come il Salvatore degli uomini ce ne sono un gran numero
in relazione al mistero della sua natura divina nascosta nella personalità di Gesu`. Gli gnostici dividevano la natura del Redentore cristiano in due parti: quella di Gesù, un uomo mortale; l’altro, Christos, una personificazione del Nous, il principio della Mente Cosmica. Nous, il più grande, esistette nel periodo di tre anni (dal battesimo alla crocifissione) usando la veste carnale dell’uomo mortale (Gesù). Al fine di illustrare questo punto e nasconderlo allo stesso tempo all’ignorante, molte creature strane, e spesso ripugnanti, sono state usate per celare magnifici organismi. Kenealy, nei suoi appunti sul Libro di Enoch, osserva: “Perché il bruco era un simbolo del Messia è evidente; perché, sotto un aspetto umile, strisciante e totalmente terrestre, nasconde la bella forma della farfalla, con le sue ali raggianti, che emula nei suoi vari colori l ‘arcobaleno, il Serpente, il salmone, lo scarabeo, il pavone e il delfino morente .

INSETTI

Nel 1609 venne pubblicato l’Amphitheatrum Sapientiæ Æternæ di Henry Khunrath. Eliphas Levi ha dichiarato che tra le sue pagine sono nascosti tutti i grandi segreti della filosofia magica. In questo lavoro si mostra che le scienze ermetiche sono state attaccate da pedagoghi bigotti e ignoranti del diciassettesimo secolo. Per esprimere il suo totale disprezzo per i suoi calunniatori, Khunrath ha fatto di ognuno una bestia composita, aggiungendo orecchie d’asino. Ha utilizzato la parte superiore della foto per alcuni piccoli maldicenti a cui ha dato la forma appropriata. L’aria era piena di strane creature – grandi dragoni volanti, rane alate, uccelli con teste umane e altre strane forme che sfidano la descrizione: pettegolezzi, dispetti, calunnie e altre forme di persecuzione contro l’arcano segreto dei saggi. Il disegno indica
che i loro attacchi erano inefficaci. Gli insetti velenosi erano spesso usati per simboleggiare il potere mortale della lingua umana.
Insetti di tutti i tipi erano anche considerati emblematici degli spiriti della natura e dei daemoni, in quanto si credeva che entrambi abitassero nell’atmosfera. Disegni medievali che mostrano maghi
nell’atto di invocare spiriti, spesso ritraggono i misteriosi poteri dell’altro mondo, che il congiurante esorcizzava, mentre apparivano di fronte a lui composizioni insettiformi. I primi filosofi sembravano avere l’opinione che le malattie che spazzavano via comunita` sotto forma di pestilenze erano in realtà creature viventi, considerate non come un insieme di moltissimi germi, ma ritenendo l’inera piaga come una unica identita` e dandole forme orribili per simboleggiare la sua distruttività. Il fatto che le piaghe provenivano dall’aria il loro simbolo fu quello di un uccello o di un insetto.
Belle forme simmetriche sono state assegnate a tutte le condizioni naturali, mentre ai poteri innaturali o malevoli vennero assegnate  figure contorte e anormali. Il Maligno era orribilmente deformato o raffigurato composto di animali “disprezzati”. Una superstizione popolare durante il Medioevo sostenne che il diavolo aveva
I piedi di un gallo, mentre gli egizi assegnavano a Tifone (Diavolo) il corpo di un maiale. Le abitudini degli insetti sono state attentamente studiate. Quindi la formica era considerata come emblematica del lavoro e delle previsioni, così come per le provviste per l’inverno. Le locuste che arrivano in stormi, e che in alcune parti dell’Africa e dell’Asia oscurarono il sole e distrussero ogni cosa verde, erano considerate emblemi idonei di passione, malattia, odio e conflitto; in quanto queste emozioni distruggono tutto ciò che è di buono nell’anima dell’uomo e lasciano dietro di sé un deserto arido. Nel folclore delle varie nazioni, a certi insetti viene dato un significato speciale, ma quelli venerati in tutto il mondo sono lo scarabeo, il
re del regno degli insetti; lo scorpione, il grande traditore; la farfalla, l’emblema della metamorfosi; e l’ape, il simbolo dell’industria.
Lo scarabeo egiziano è una delle figure simboliche più notevoli mai concepite dalla mente dell’uomo È stato sviluppato dall’erudizione del sacerdote da un semplice insetto che, per le sue peculiari abitudini e il suo aspetto, simboleggiava correttamente la forza fisica, la risurrezione dell’anima e il Creatore Eterno e Incomprensibile. E. A. Wallis Budge dice, a riguardo, del culto del scarabeo dagli egiziani:
“Un altro punto di vista tenuto in tempi primitivi era che il cielo era un vasto prato sopra il quale un enorme coleottero strisciava, spingendo il disco del sole davanti a lui. Questo coleottero era il Dio del cielo, e, argomentando sull’esempio dello scarabeo (Scarabæus sacer), che veniva osservato mentre faceva rotolare con le zampe posteriori cio` che si riteneva contenesse le sue uova, i primi egizi pensavano che la sfera del dio del cielo contenesse il suo uovo e il sole era la sua progenie. Grazie, tuttavia, alle indagini dell’eminente, Monsieur J. H. Fabre, ora sappiamo che la sfera che il sacer Scarabæus spingeva non contiene le sue uova, ma serviva come cibo per il suo uovo, che depone in un posto preparato con cura. ” Gli iniziati dei Misteri Egizi erano a volte chiamati scarabei. Lo scarabeo era l’emissario del sole, che simboleggiava la luce, la verità e la rigenerazione. Furono collocati scarabei di pietra, scarabei a forma di cuore, lunghi circa tre pollici nella cavità cardiaca dei morti quando quell’organo veniva rimosso per essere imbalsamato separatamente come parte del processo di mummificazione. Il seguente passaggio appare nel grande libro egizio di iniziazione, il libro dei morti: “Ed ecco, tu costruirai uno scarabeo di pietra verde, e poi lo inserirai nel petto di un uomo, ed eseguira` per lui, “l’apertura della bocca”.

I riti funebri di molte nazioni hanno una sorprendente somiglianza con le cerimonie di iniziazione dei loro misteri. Ra, il dio del sole, aveva tre aspetti importanti. Come creatore dell’universo era simboleggiato dalla testa di uno scarabeo e si chiamava Khepera, che significava
“resurrezione dell’anima” e “nuova vita alla fine della mortalità”. Le mummie egiziane erano quasi sempre ornate con scarabei. Di solito uno di questi coleotteri, veniva dipinto con le ali spiegate, sulla cassa della mummia direttamente sopra il petto del morto. La scoperta di un numero così grande di piccoli scarabei di pietra indica che
erano uno degli ornamenti preferiti tra gli egiziani. A causa della sua relazione con il sole, lo scarabeo simboleggiava la parte divina della natura dell’uomo. Il fatto che le sue belle ali erano nascoste sotto il suo guscio lucido simboleggiava l’anima alata dell’uomo nascosta
nel suo involucro terreno. Ai soldati egiziani veniva dato lo scarabeo come simbolo perché gli antichi credevano che queste creature fossero tutte di sesso maschile e di conseguenza appropriati emblemi di virilità, forza e coraggio. Plutarco notò il fatto che lo scarabeo faceva rotolare la sua peculiare sfera di sterco all’indietro, mentre
l’insetto stesso era rivolto nella direzione opposta. Questo lo rese un simbolo particolarmente adatto al sole, perché questo globo (secondo l’astronomia egiziana) “girava” da ovest a est, anche se apparentemente si muoveva nella direzione opposta. Una allegoria egiziana afferma che l’alba è causata dal fatto che lo scarabeo spieghi le sue ali, che si estendono come colori gloriosi su ogni lato del suo corpo – il globo solare– e che quando incrocia le sue ali sotto il suo guscio scuro al tramonto, inizia la notte. Khepera, l’aspetto scarabeico di Ra, è spesso simboleggiato attraverso il mare celestiale in una meravigliosa nave chiamata la barca del sole.

Lo scorpione è il simbolo della saggezza e dell’autodistruzione. È stato chiamato dagli Egiziani, la creatura maledetta; il periodo dell’anno in cui il sole entra nel segno dello Scorpione segnava l’inizio del dominio di Tifone. Quando i dodici segni dello zodiaco vennero usati per rappresentare i dodici apostoli lo scorpione fu assegnato a Giuda Iscariota, il traditore. Lo scorpione punge con la sua coda, e per questo motivo è stato definito come uno che colpisce alle spalle, un falso
e una cosa ingannevole. Calmet, nel suo Dizionario della Bibbia, dichiara che lo scorpione è un emblema adatto ai malvagi e il simbolo della persecuzione. Si diceva che i venti secchi dell’Egitto fossero prodotti da Tifone, che conferiva alla sabbia il calore rovente del mondo infernale e il pungiglione dello scorpione. Questo insetto era anche il simbolo del fuoco spinale che, secondo i Misteri Egizi, distruggeva l’uomo quando lo si accumulava alla base della spina dorsale (la coda dello scorpione). La stella rossa Antares nella parte posteriore dello scorpione celeste era considerata la peggior luce nei cieli. Kalb al Akrab, o il cuore dello scorpione, fu chiamato dagli antichi luogotenente di Marte. (Vedere nota in calce al Tetrabiblo di Tolomeo.) Si credeva che Antares danneggiasse la vista, causando cecità se si alzava oltre l’orizzonte quando nasceva un bambino. Questo potrebbe riferirsi di nuovo alla tempesta di sabbia, che era capace di accecare i viaggiatori incauti. Lo scorpione era anche il simbolo della saggezza, perché il fuoco controllato era capace di illuminare e consumare. L’iniziazione ai Grandi Misteri tra i pagani si dice avvenisse solo nel segno dello scorpione. Nel papiro di Ani (Il Libro dei morti), il defunto paragona la sua anima a uno scorpione, dicendo: “Io sono una rondine, io sono quello scorpione, la figlia di Ra! “Elizabeth Goldsmith, nel suo trattato sul Simbolismo Sessuale, afferma che gli scorpioni erano un “simbolo di Selk, la dea egizia della scrittura, ed erano anche  riveriti dai Babilonesi e dagli Assiri come guardiani della porta del sole. Si diceva che sette scorpioni avessero accompagnato Iside quando stava cercando i resti di Osiride sparsi da Set “(Tifone).
Nel suo resoconto caldeano della Genesi, George Smith, copia dalla scrittura cuneiforme, per descrivere le peregrinazioni dell’eroe Izdubar (Nimrod), gettando un po ‘di luce sul dio scorpione che protegge il sole. La tavoletta che ha tradotto non è perfetta, ma il significato è abbastanza chiaro: “ogni giorno sorveglia il sorgere del sole. La sua corona era il reticolo del paradiso, e i suoi piedi erano collocati sotto l’inferno [la colonna vertebrale]. Lo scorpione custodiva il cancello, ardendo di terrore, il suo aspetto era come la morte, il Potere della sua paura scuoteva la foresta. Al sorgere del sole e al tramonto del sole, custodiva il sole; Izdubar lo ha visto ed e` rimasto terrorizzato “Tra i primi latini c’era una macchina da guerra chiamata scorpione. Era usata per lanciare frecce e probabilmente ottenne il suo nome da una lunga trave, simile alla coda di uno scorpione, che si sollevava per scagliare le frecce. Anche le frecce scagliate da questa macchina vennero chiamate scorpioni.
La farfalla (sotto il nome di Psiche, una bella fanciulla con ali di luce opalescente) simboleggia l’anima umana a causa delle tappe che attraversa al fine di realizzare il suo potere di fuga. Le tre divisioni attraverso le quali la farfalla passa nel suo sviluppo assomiglia strettamente ai tre gradi della Scuola del Mistero. L’uomo non rigenerato, ignorante e indifeso, è simboleggiato dalla fase tra l’uovo e la larva; il discepolo, cercando la verità e meditando, dal secondo stadio, dalla larva alla pupa, nel momento in cui l’insetto entra nella sua crisalide (la tomba dei Misteri); il terzo stadio, da pupa a imago (in cui si crea la farfalla), caratterizza l’anima illuminata dispiegata dell’iniziato che sorge dalla tomba della sua natura più bassa.
Le falene notturne caratterizzano la saggezza segreta, perché sono difficili da scoprire esono nascoste dall’oscurità (ignoranza). Alcuni sono emblemi di morte, come l’Acherontia atropo, la falena dalla testa di morte, che ha un segno sul suo corpo che somiglia ad un cranio. Lo scarafaggio dell’orologio della morte, che si credeva avvertisse sull’avvicinarsi alla morte produce un particolare suono simile ad un ticchettio, è un altro esempio di insetti coinvolti negli affari umani.
Le opinioni divergono riguardo al ragno. La sua forma lo rende un emblema appropriato del plesso nervoso e dei gangli del corpo umano. Alcuni europei considerano estremamente negativo
uccidere un ragno – forse perché è considerato un emissario del Maligno, che nessuna persona desidera offendere. C’è un mistero riguardo a tutte le creature velenose, specialmente riguardo gli insetti e Paracelso insegnò che il ragno era il mezzo per una forza potente ma malvagia che i Maghi neri usavano nelle loro nefande imprese.
Alcune piante, minerali e animali sono stati sacri tra tutte le nazioni della terra a causa della loro particolare sensibilità al fuoco astrale – un misterioso agente naturale che il mondo scientifico ha contattato attraverso le sue manifestazioni come elettricità e magnetismo. La magnetite e il radium nel mondo minerale e varie piante parassitarie
nel regno vegetale sono stranamente suscettibili a questo fuoco elettrico cosmico o vigore vitale universale. I maghi del Medioevo si circondarono di creature come pipistrelli, ragni, gatti, serpenti e scimmie, perché erano in grado di appropriarsi delle forze vitali di queste specie e le usarono per il raggiungimento dei propri fini. Alcune scuole antiche di saggezza insegnarono che tutti gli insetti e i rettili velenosi sono germinati dalla natura malvagia dell’uomo, e che quando gli esseri umani intelligenti non genereranno più odio non ci saranno più animali feroci, malattie disgustose o piante ed insetti velenosi.

Tra gli indiani d’America è la leggenda di un “Uomo Ragno”, la cui ragnatela cpllegava i mondi celesti con la Terra. Le scuole segrete dell’India simboleggiano alcuni degli dei che lavorarono alla creazione dell’universo collegando i regni della luce con quelli dell’oscurità attraverso raganatele. Quindi i costruttori del sistema cosmico che tenevano insieme l’universo embrionale attraverso fili di forza invisibile a volte erano indicati come gli Dei Ragno e il loro sovrano è stato designato come Il grande Ragno. Troviamo l’alveare in massoneria come promemoria del fatto che la cooperazione e il lavoro portano al bene e alla prosperita` comune. L’ape è un simbolo di saggezza, in quanto come un piccolo insetto raccoglie il polline dai fiori, così gli uomini possono estrarre la saggezza dalle esperienze della vita quotidiana. L’ape è sacra alla dea Venere e, secondo i mistici, è una delle varie forme di vita venute sulla terra dal pianeta Venere
milioni di anni fa. Si dice che il grano e le banane abbiano un’origine simile. Questo è il motivo per cui l’origine di queste tre forme di vita non può essere rintracciata. Il fatto che le api sono governate da regine è una delle ragioni per cui questo insetto è considerato un simbolo sacro femminile. In India il dio Prana – la personificazione della forza vitale universale – è a volte mostrato circondato da un cerchio di api. Per la sua importanza nel pollenizzare i fiori, l’ape è il simbolo accettato del potere generativo. Un tempo l’ape era l’emblema dei re francesi. I governanti della Francia indossavano vesti ricamate con api e i baldacchini dei loro troni erano decorati con gigantesche figure di questi insetti. La mosca simboleggia il torturatore, a causa del fastidio che provoca agli animali. Il dio caldeo Baal era spesso chiamato Baal-Zebul, o il dio della dimora. La
parola zebùb, o zabab, significa una mosca, e Baal-Zebul divenne Baalzebub, o Belzebù, una parola che è stata tradotta liberamente per indicare la mosca di Giove. La mosca era considerata come una
forma del potere divino, a causa della sua capacità di distruggere sostanze in decomposizione e quindi promuovere la salute. La mosca potrebbe aver ottenuto il suo nome Zebub dal suo particolare ronzio. Inman crede che Baalzebub, che gli ebrei ridicolizzino come il signore delle mosche, significa veramente il Signore che ronza o mormora.

Inman ricorda il cantante Memnon nel deserto egiziano, una figura tremenda con un’Arpa Æoliana sulla cima della sua testa. Quando il vento soffiava forte questa grande statua sospirava, o mormora. Gli ebrei hanno cambiato Baalzebub in Belzebù e lo hanno reso il loro principe dei diavoli interpretando il demone come “demone”. Naudæus, nel difendere Virgilio dalle accuse di stregoneria, hanno tentato di negare completamente i miracoli presumibilmente
eseguiti da Virgilio e prodotto prove sufficienti per condannare il poeta su tutti i fronti. Tra le altre strane paure, Virgilio modellò una mosca di bronzo, e dopo un po ‘ attraverso misteriose cerimonie, venne collocata sopra una delle porte di Napoli. Di conseguenza, non entrarono piu` mosche nella citta` per otto anni.

RETTILI

Il serpente fu scelto come capo della famiglia dei rettili. Il culto del serpente in qualsiasi forma ha permeato quasi tutte le parti della terra. I tumuli di serpenti degli indiani d’america; i serpenti di pietra scolpita dell’america centrale e meridionale; i cobra incappucciati dell’India; il Pitone, il grande serpente dei greci; i serpenti sacri dei Druidi; il serpente Midgard della Scandinavia; i Naga della Birmania,
il Siam in Cambogia; il serpente di bronzo degli ebrei; il serpente mistico di Orfeo; i serpenti all’oracolo; di Delfi che si attorciglia attorno al treppiede su cui si trovava la sacerdotessa, il treppiede stesso era modellato sulla forma di serpenti contorti; i serpenti sacri conservati nei templi egizi; l’Uræus arrotolato sulla fronte del Faraoni e dei sacerdoti – tutti questi testimoniano la venerazione universale del serpente. Negli antichi Misteri il serpente che si attorcigliava su un bastone era il simbolo del bastone medico di Hermes e rimane a tutt’oggi l’emblema della professione medica. Tra quasi tutti questi popoli antichi il serpente fu accettato come il simbolo della saggezza o della salvezza. L’antipatia che la cristianità prova nei confronti del
serpente è basata sull’allegoria del giardino dell’Eden.
Il serpente è fedele al principio di saggezza, poiché induce l’uomo alla conoscenza di se stesso. Quindi la conoscenza di sé è il risultato della disobbedienza dell’uomo verso il Demiurgo, Jehovah. Come il serpente arrivo` nel giardino del Signore dopo che Dio dichiarò che tutte le creature che aveva creato durante i sei giorni di creazione erano buone non è stato spiegato in modo soddisfacente dagli interpreti della Scrittura. Nell’albero che cresce in mezzo al giardino c’è il fuoco spinale; la conoscenza dell’uso di quel fuoco spinale è il dono del grande serpente. Nonostante le affermazioni contrarie, il serpente è il simbolo e prototipo del Salvatore Universale, che riscatta i mondi dando alla creazione la conoscenza di sé e la realizzazione del bene e del male. Se non fosse così, perché Mosè innalzò un serpente di bronzo su una croce nel deserto sostenendo che tutti coloro che lo guardavano si sarebbero salvati dal veleno di serpenti minori? Non era il serpente di bronzo una profezia dell’uomo crocifisso? Se il serpente è solo una cosa malvagia, perché Cristo istrui’ i suoi discepoli a essere saggi come serpenti? La teoria accettata secondo cui il serpente è malvagio non può essere dimostrata. È stato a lungo visto come l’emblema dell’immortalità. È il simbolo della reincarnazione, o
metempsicosi, perché ogni anno perde la sua pelle, riapparendo, per così dire, in una nuovo corpo. C’è un’antica superstizione sul fatto che i serpenti non muoiono mai se non da morte violenta e che, se non venissero feriti, vivrebbero per sempre. Si credeva anche che i serpenti
inghiottissero se stessi, e questo ha comportato il loro essere considerati emblematici del Supremo Creatore, che periodicamente riassorbiva il Suo universo di nuovo in Se stesso.

Nell’Iside Svelata, H.P. Blavatsky fa questa affermazione significativa sull’origine del culto del serpente: “Prima che il nostro globo diventasse a forma di uovo o rotondo, era una lunga scia
di polvere cosmica o nebbia di fuoco, che si muoveva e si contorceva come un serpente. Questo, dicono le spiegazioni, era lo Spirito di Dio che si muoveva nel caos fino a quando il suo respiro non si incubo` nella materia cosmica e assunse la forma anulare di un serpente con la coda nella sua bocca – emblema dell’eternità nella sua spiritualità e del nostro mondo nel suo senso fisico. ” Il serpente a sette teste rappresenta la Divinità Suprema che si manifesta attraverso il Suo Elohim, o Sette Spiriti, per mezzo dei quali ha stabilito il Suo universo. Le spirali del serpente vennero usate dai pagani per simboleggiare il movimento e anche le orbite dei corpi celesti, ed è probabile che il simbolo del serpente si attorciglia attorno all’uovo – che era comune a molte delle antiche scuole misteriche – rappresentava sia l’apparente
movimento del sole intorno alla terra, e le bande di luce astrale, o il grande agente magico, che si muove incessantemente sul pianeta.

L’elettricità era comunemente simboleggiata dal serpente a causa del suo movimento. L’elettricità che passa tra i poli di uno spinterometro è serpeggiante nel suo movimento. La forza proiettata
attraverso l’atmosfera si chiamava Il Grande Serpente. Essendo simbolo della forza universale, il serpente era emblematico sia del bene che del male. La forza può abbattere e costruire. Il serpente con la coda in bocca è il simbolo dell’eternità, perché in questa
posizione il corpo del rettile non ha né inizio né fine. La testa e la coda rappresentano i poli positivi e negativi del circuito della vita cosmica. Gli iniziati dei Misteri erano spesso indicati come serpenti e la loro saggezza era considerata analoga al potere divinamente ispirato del serpente. Non c’è dubbio che il titolo “Serpenti alati” (i serafini?) fu dato a una delle gerarchie invisibili che lavoravano con la terra
durante la sua formazione iniziale. C’è una leggenda che all’inizio del mondo in cui i serpenti alati regnavano sulla Terra. Questi erano probabilmente gli esseri celesti che hanno preceduto la civiltà storica di ogni nazione. Il rapporto simbolico tra il sole e il serpente viene trovato letteralmente nel fatto che la vita rimane nel serpente fino al tramonto, anche se è tagliata in una dozzina di parti. Gli indiani Hopi consideravano il serpente in stretta comunicazione con lo Spirito terrestre. Pertanto, al momento della loro danza annuale del serpente, inviavano le loro preghiere allo Spirito della Terra santificando in modo particolare un gran numero di questi rettili e poi liberandoli per tornare sulla terra con le preghiere della tribù.

La grande rapidità di movimento manifestata dalle lucertole ha portato ad associarle con Mercurio, il Messaggero degli Dei, i cui piedi alati percorsero distanze infinite quasi istantaneamente. Un punto che non deve essere trascurato in relazione ai rettili nel simbolismo è chiaramente messo in evidenza dall’eminente studioso, il dott. H. E. Santee, nella sua Anatomia del cervello e del midollo spinale: “Nei rettili ci sono due corpi pineali, una anteriore e una posteriore, di cui la posteriore rimaneva sottosviluppata ma quella anteriore formava un occhio rudimentale, ciclopico. Nella Hatteria, una lucertola della Nuova Zelanda, proietta attraverso il forame parietale e presenta una lente imperfetta e retina e, nel suo lungo gambo, fibre nervose. ”
I coccodrilli erano considerati dagli egiziani sia come simboli di Tifone sia come emblemi della Divinità Suprema, perché, mentre sott’acqua, il coccodrillo è capace di vedere – asserisce Plutarco – sebbene i suoi occhi siano coperti da una sottile membrana. Gli egiziani dichiararono che non importa quanto lontano il coccodrillo deponesse le sue uova, il Nilo le avrebbe raggiunte nella sua prossima inondazione, in quanto questo rettile era dotato di un senso misterioso capace di riconoscere l’estensione dell’inondazione mesi prima che avvenisse. C’erano due
tipi di coccodrilli. Il più grande e feroce fu odiato dagli Egiziani, e paragonato alla natura di Tifone, il loro demone distruttore. Tifone aspettava e poi consumava tutto quello che non riusciva a passare lo scrutino dei morti. Anthony Todd Thomson descrive così il buon trattamento accordato ai coccodrilli più piccoli e domati, che gli egiziani accettavano come personificazioni del bene: “Erano nutriti quotidianamente e occasionalmente veniva versato vin brulè
nella loro la gola Le loro orecchie erano ornate di anelli d’oro e pietre preziose e le loro zampe ornate di braccialetti “.

Per i cinesi la tartaruga era un simbolo di longevità. In un tempio di Singapore un numero di tartarughe sacre sono conservate, la loro età è registrata da incisioni sui loro gusci. Gli indiani d’America usano la cresta sul retro del guscio della tartaruga come simbolo del Grande Divario tra la vita e la morte. La tartaruga è un simbolo di saggezza perché si ritira in se stessa per la sua stessa protezione. È anche un simbolo fallico, a causa della sua longevita`.
Gli indù simboleggiavano l’universo come sostenuto dalle spalle di quattro grandi elefanti che, a loro volta, stavano in piedi su un’immensa tartaruga che strisciava continuamente attraverso il caos.
La sfinge egizia, il centauro greco e il toro assiro hanno molto in
comune. Tutte sono creature composte che combinano membra umane e animali; nei Misteri significano la natura composita dell’uomo e si riferiscono sottilmente alle gerarchie di esseri celesti che hanno la responsabilità del destino dell’umanità. Queste gerarchie sono i
dodici animali sacri ora noti come costellazioni – gruppi di stelle che sono semplicemente simboli di impulsi spirituali impersonali. Chirone, il centauro, che insegna ai figli degli uomini, simboleggia le intelligenze della costellazione del Sagittario, che erano i custodi
della dottrina segreta mentre (geocentricamente) il sole stava passando attraverso il segno dei Gemelli. Il toro assiro a cinque zampe con le ali di un’aquila e la testa di un uomo è un promemoria del fatto che la natura invisibile dell’uomo ha le ali di un dio, la testa di un uomo e il corpo di una bestia. Lo stesso concetto è stato espresso attraverso la sfinge – quel guardiano armato dei Misteri che, rannicchiato alla porta del tempio, negava ingresso al profano. Così posto tra l’uomo e le sue possibilità divine, la sfinge rappresentava anche la dottrina segreta stessa. Le fiabe per bambini abbondano con
descrizioni di mostri simbolici, poiché quasi tutte queste storie sono basate sull’antico folclore mistico.
 

 

Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: La leggenda Hiramica

QUANDO Salomone – l’amato da Dio, costruttore della Casa Eterna, e Grande Maestro della Loggia di Gerusalemme – salì sul trono di suo padre David consacrp` la sua vita all’erezione di un tempio a Dio e un palazzo per i re di Israele. Il fedele amico di David, Hiram, re di Tiro, sentendo che un figlio di David sedeva sul trono di Israele, invio` messaggi di congratulazioni e offerte di assistenza al nuovo sovrano.
Nella sua Storia degli ebrei, Josephus menziona che copie delle lettere inviate daii due re venivano lette sia a Gerusalemme che a Tiro. Nonostante la mancanza di apprezzamento a parte di Hiram per le venti città della Galilea che Salomone gli presento` al completamento del tempio, i due monarchi rimasero migliori amici. Entrambi erano
famosi per la loro arguzia e saggezza, e quando si mandavano lettere ogni idea dava luogo a importanti domande per testare l’ingegno mentale dell’altro. Salomone stipulo` un accordo con Hiram di Tiro in cui prometteva grandi quantità di orzo, grano, mais, vino e olio come salario ai muratori e carpentieri di Tiro che dovevano assistere gli ebrei nella costruzione del tempio. Hiram fornì anche cedri e altri alberi pregiati, che furono trasformati in zattere e fluttuarono per il mare fino a Joppa, da dove furono portati nell’entroterra dagli operai di Salomone al sito del tempio.

A causa del suo grande amore per Salomone, Hiram di Tiro mandò anche il Gran Maestro degli Architetti di Dioniso, CHiram Abiff, un figlio della vedova, che non aveva eguali tra gli artigiani della terra. CHIRAM è descritto come “un Tyriano di nascita, ma di discendenza Isreaelita e un secondo Bezaleel, onorato dal suo re con il titolo di Padre ”

Freemason’s Pocket Companion (pubblicato nel 1771) descrive CHiram come “il più astuto, abile e curioso operaio che sia mai vissuto, le cui abilità non erano confinate solo nella costruzione, ma estese a tutti i tipi di lavoro, sia in oro, argento, ottone o ferro;; Dai suoi disegni,
e sotto la sua direzione, tutti i ricchi e splendidi arredi del Tempio e delle sue numerose appendici furono iniziate, portate avanti e finite. Salomone lo nominò, in sua assenza, vice Gran Maestro; e alla sua presenza, Gran Guardiano,
Maestro del lavoro e sorvegliante generale di tutti gli artisti, nonché di quelli che David aveva precedentemente assunto da Tiro e Sidone,
Sebbene sia stata coinvolta un’immensa quantità di lavoro nella sua costruzione, quello del tempio di Salomone – nelle parole di George Oliver – “era solo un piccolo edificio, molto inferiore in dimensioni se paragonato ad alcune delle nostre chiese. “Il numero di edifici contigui ad esso e il vasto tesoro d’oro e pietre preziose utilizzate nella sua costruzione concentrava una grande quantità di ricchezza all’interno dell’area del tempio. Nel mezzo del tempio sorgeva il Santo deI santi, a volte chiamato Oracolo. Era un cubo esatto,di venti cubiti per ogni lato ed esemplificaa l’influenza del simbolismo egiziano. Gli edifici del tempio erano ornati con 1.453 colonne di marmo pario, magnificamente scolpite, e 2.906 lesene decorate con capitelli. C’era un ampio portico rivolto a est, e il sanctum sanctorum era ad ovest. Secondo la tradizione, i vari edifici e i cortili potrebbero contenere 300.000 persone. Sia il Santuario che il Santo deI santi erano interamente rivestiti con lastre d’oro massiccio tempestate di gioielli.
Il re Salomone iniziò la costruzione del tempio nel quarto anno del suo regno che secondo il caledario moderno coincide con la data del 21 ° giorno di aprile, e finito nell’undicesimo anno del suo regno il 23 ottobre. Il tempio fu iniziato nel 480 ° anno dopo che i figli di Israele avevano attraversato il Mar Rosso. Parte del lavoro di costruzione
includeva la costruzione di una fondazione artificiale sulla fronte del Monte Moria. Le pietre per il tempio furono prese dalle cave direttamente sotto il monte Moria e vennero lavorate prima di essere portate in superficie. Gli ornamenti in ottone e oro per il tempio furono posti in stampi nel terreno argilloso tra Succot e Zeredatha, e le parti di legno erano finite prima che raggiungessero il sito del tempio. L’edificio è stato costruito, di conseguenza, senza rumori e senza strumenti, tutte le sue parti si adattarono esattamente “senza il martello della contesa, l’ascia della divisione, o qualsiasi strumento di malizia.” Le ben citate Constitutions of the Free-Masons di Anderson, pubblicate a Londra nel 1723, e ristampate da Benjamin Franklin a Philadelphia nel 1734, descrivono così la divisione degli operai impegnati nella costruzione della Casa Eterna:

Il Tempio di Dagon e le strutture più belle di Tiro e Sidone non potevano essere paragonate con l’Eterno Tempio di Dio a Gerusalemme, vi erano impiegati non meno di 3.600 principi o Maestri Massoni, per condurre il lavoro secondo i comandi di Salomone, con 80.000 scalpellini nella montagna, o Copagni Artigiani, e 70.000
lavoratori, in tutto 153.600.
Lo stesso autore stima il costo del tempio a quasi quattromila milioni di dollari.

La leggenda massonica della costruzione del Tempio di Salomone non rispecchia in ogni particolare la versione scritturale, specialmente in quelle parti relative a Chiram Abiff. Secondo il racconto biblico, questo maestro operaio tornò nel suo paese; nell’allegoria massonica è stato brutalmente assassinato. Su questo punto A. E. Waite, nella sua Nuova
Encyclopædia della Massoneria, fa il seguente commento esplicativo:
“La leggenda del capomastro è la grande allegoria della Massoneria, La sua storia simbolica è fondata su una personalità menzionata nella Sacra Scrittura, ma questo background storico riguarda gli accadimenti e non l’essenza; il significato è nell’allegoria e in nessun punto della storia”.

CHIRAM, come Maestro dei Costruttori, ha diviso i suoi operai in tre gruppi, che erano chiamati apprendisti, colleghi artigiani e maestri massoni. Ad ogni divisione egli davaa certe password e segni con cui la loro rispettiva eccellenza potrebbe essere rapidamente determinata.
Mentre tutti erano classificati secondo i loro meriti alcuni erano insoddisfatti, perche` desiderava una posizione più elevata di quella che erano in grado di riempire. Alla fine tre membri gli artigiani, più audaci dei loro compagni, decisero di costringere Chiram a rivelare
loro la parola segreta dei Maestri. Sapendo che CHiram amdava sempre nel santuario incompiuto a mezzogiorno per pregare, questi ruffiani – i cui nomi erano Jubela, Jubelo e Jubelum – lo aspettarono, uno in ciascuna delle porte principali del tempio. Chiram, sul punto di lasciare il tempio vicino al cancello sud, fu improvvisamente confrontato da Jubela armato di uno strumento di misurazione da ventiquattro pollici. Dopo il rifiuto di Chiram di rivelare la Parola del Maestro, il furfante lo colpì alla gola con la stecca e il Maestro ferito
si affrettò verso la porta ovest, dove Jubelo, armato di una squadra, lo aspettava e gli fece una richiesta simile. Di nuovo, Chiram rimase in silenzio e il secondo assassino lo colpì al petto con la squadra. Alla fine, Chiram barcollò verso la porta est, solo per incontrare Jubelum armato di una mazza. Quando Chiram, rifiuto` di dirgli la Parola del Maestro, Jubelum colpì il Maestro tra gli occhi con la mazza e Chiram cadde morto. Il corpo di Chiram fu sepolto dagli assassini sul fronte del Monte Moria e un rametto di acacia fu posto sulla tomba. Gli assassini hanno quindi cercato di sfuggire alla punizione per il loro crimine imbarcandosi per l’Etiopia, ma il porto era chiuso. Tutti e tre vennero finalmente catturati, e dopo aver ammesso la loro colpevolezza sono stati debitamente giustiziati. Gruppi di tre persone vennerp allora inviati da re Salomone, e uno di questi gruppi scopri` la tomba segnata dal rametto sempreverde. Dopo che gli apprendisti e gli artigiani non riuscirono a resuscitare il loro Maestro dai morti, fu infine sollevato dal Maestro Massone con la “forte presa di una zampa di leone”.

Per il Costruttore iniziato il nome CHiram Abiff significa “Mio Padre, l’Universale Spirito, uno in sostanza, tre in aspetto. “Così il Maestro assassinato è la rappresentazione di un martire cosmico – lo Spirito del bene crocifisso, il dio morente – il cui mistero è celebrato in tutto il mondo. Tra i manoscritti del dott. Sigismund Bastrom, l’iniziato
Rosacrociano, appare il seguente estratto di von Welling riguardante la vera natura filosofica del Chiram massonico:

“La parola in ebraico, per CHiram, è una parola radicale composta da tre consonanti Cheth, Resh e Mem.  Cheth, significa Chamah, la luce del Sole, e. il Fuoco universale, invisibile, freddo della Natura attratta dal Sole, manifestato in luce e inviato a noi e ad ogni corpo planetario appartenente al sistema solare. Resh, significa Spirito, aria, vento, come il veicolo che trasmette e raccoglie la luce in innumerevoli foci, in cui i raggi solari della luce sono agitati dal movimento circolare e manifestati in calore e fuoco ardente. Mem, significa
majim, acqua, umidità, o particolare tipo di aria condensata. Questi tre costituiscono l’agente universale o il fuoco della natura in una parola, CHiram, non Hiram. ”
Albert Pike menziona diverse forme del nome CHiram: Khirm, Khurm e Khur-Om, quest’ultima termina nel sacro monosillabo induista OM, che può anche essere estratto dai nomi dei tre assassini. Pike inoltre mette in relazione i tre ruffiani con una triade di stelle nella costellazione della Bilancia e richiama anche l’attenzione sul fatto che il dio caldeo Bal – trasformato in un demone dagli ebrei – appare nel nome di ciascuno degli assassini, Jubela, Jubelo e Jubelum. Per interpretare la leggenda Hiramica è necessario avere familiarità con i sistemi pitagorici e cabalistici di numeri e lettere, e anche con i cicli filosofici e astronomici degli egiziani, caldei e Bramini. Ad esempio, si consideri il numero 33. Il primo tempio di Salomone rimase per
trentatré anni nel suo splendore incontaminato. Alla fine di quel periodo fu saccheggiato dal  re egiziano Shishak e infine (588 a.C.) fu completamente distrutto da Nabucodonosor e il popolo di Gerusalemme fu condotto in cattività a Babilonia. (Vedere
Storia generale della massoneria, di Robert Macoy.) Anche il re Davide regnò per trentatre anni a Gerusalemme; l’ordine massonico è diviso in trentatré gradi simbolici; ci sono trentatré segmenti nella colonna vertebrale umana; e Gesù fu crocifisso nel trentatreesimo anno della sua vita. Gli sforzi fatti per scoprire l’origine della leggenda Hiramica mostrano che, mentre la leggenda nella sua forma attuale è relativamente moderna, i suoi principi di base risalgono alla più remota antichità. È generalmente ammesso dai moderni studiosi massonici che la storia del martirio di CHIRAM è basata sui riti egizi di Osiride, la cui morte e resurrezione rappresentano in modo figurato la morte spirituale dell’uomo e la sua rigenerazione attraverso
l’iniziazione ai Misteri. Chiram viene identificato anche con Hermes attraverso l’iscrizione sulle tavole smeraldine. Da queste associazioni è evidente che CHiram e` considerato come un prototipo di umanità; infatti è l’idea dell’archetipo umano di Platone.
Come Adamo dopo la Caduta simboleggia l’idea della degenerazione umana, CHIRAM attraverso la sua risurrezione simboleggia l’idea della rigenerazione umana. Il 19 marzo 1314, Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro dei Cavalieri Templari, fu bruciato su un rogo eretto su quel punto dell’isolotto della Senna, a Parigi, dove in seguito fu eretta la statua del re Enrico IV. (Vedi The Indian Religions, di Hargrave Jennings.) “È menzionato in alcuni dei racconti sul rogo “, scrive Jennings,” che Molay, disse che Clemente, il Papa che aveva pronunciato la bolla con cui si aboliva l’Ordine e che aveva condannato il Gran Maestro alle fiamme, sarebbe apparso, entro quaranta giorni, davanti al Supremo Eterno giudice, e che Filippo [il re] avrebbe seguito la stessa sorte entro un anno. Tutte e due le previsioni vennero soddisfatte. “La stretta relazione tra la Massoneria e i cavalieri templari originali fece sì che la storia di Chiram fosse collegata al martirio di Jacques de Molay. Secondo questa interpretazione, i tre ruffiani che crudelmente hanno ucciso il loro Maestro alle porte del tempio perché si rifiutava di rivelare i segreti del suo ordine rappresentano il Papa, il re e i boia. De Molay è morto mantenendo la sua innocenza e rifiutando di rivelare gli arcani filosofici e magici dei Templari. Coloro che hanno cercato di identificare Chiram con il re assassinato Carlo pensano che la leggenda Hiramica fosse stata inventata a tale scopo da Elias Ashmole, un filosofo mistico, che era probabilmente un membro della Fraternità Rosacrociana. Charles
fu detronizzato nel 1647 e morì nel 1649, lasciando il partito realista
senza leader. È stato fatto un tentativo per mettere in relazione il termine “i figli della vedova” (un appellativo applicato frequentemente ai membri dell’Ordine massonico) a questo incidente nella Storia inglese, perché dall’omicidio del suo re l’Inghilterra divenne la vedova di tutti gli inglesi.

Per il cristiano mistico massone, CHiram. rappresenta il Cristo che in tre giorni (gradi) sollevò lil tempio del suo corpo dal suo sepolcro terreno. I suoi tre assassini erano gli agenti di Cesare (lo stato), il Sinedrio (la chiesa) e la popolazione incitata (la massa). Così considerato, CHiram diventa la natura superiore dell’uomo e gli assassini rappresentano l’ignoranza, la superstizione e la paura. Il Cristo interiore può dare espressione a se stesso in questo mondo solo attraverso i pensieri, i sentimenti e le azioni dell’uomo. Il giusto pensiero, il giusto sentimento e la giusta azione – queste sono le tre porte attraverso le quali passa il potere di Cristo nel mondo materiale.
Ignoranza, superstizione e paura sono i tre ruffiani attraverso cui lo Spirito del bene viene assassinato e un regno falso, controllato da pensieri sbagliati, sentimenti sbagliati e azioni sbagliate, si stabilisce. Nell’universo materiale il male appare sempre vittorioso. “In questo senso”, scrive Daniel Sickels, “il mito di Tiro si ripete continuamente
la storia degli affari umani. Orfeo fu assassinato e il suo corpo gettato nell’Ebro; a Socrate venne fatta bere la cicuta; e, in tutte le epoche, abbiamo visto il Male temporaneamente trionfante, e la Virtù e la Verità calunniate, perseguitate, crocifisse e uccise. Ma la giustizia eterna marcia sicura e veloce attraverso il mondo: i Tifoni, i bambini delle tenebre, i criminali, tutte le forme infinitamente varie del male, vengono spazzate via nell’oblio; e Verità e Virtù – fino ad ora a riposo – si fanno avanti, vestite di indolente maestà e incoronate di gloria eterna! “(Vedi generale Ahiman Rezon).

Se, come vi sono ampie ragioni per sospettare, il moderno Ordine dei Massoni e` profondamente influenzato se non una vera e propria escrescenza, della società segreta di Francis Bacon, il suo
simbolismo è indubbiamente permeato dai due grandi ideali di Bacone: l’educazione universale e la democrazia universale. I nemici mortali dell’istruzione universale sono ignoranza, superstizione e paura, con cui l’anima umana è tenuta in schiavitù nella parte più bassa della sua costituzione Gli arroganti nemici della democrazia universale sono stati la corona, la tiara e la torcia. Così CHiram simboleggia quello stato ideale di emancipazione spirituale, intellettuale, e fisica che è stata sacrificata sull’altare dell’egoismo degli umani. CHIRAM è l’abbellitore della casa eterna. L’utilitarismo moderno, tuttavia, sacrifica il bello per il pratico, nello stesso respiro dichiarando la menzogna evidente che l’egoismo, l’odio e la discordia sono pratici.

Il Dr. Orville Ward Owen ha trovato una parte considerevole dei primi trentadue gradi del ritualismo massonico, nascosti nel testo del Primo Folio di Shakespeare.

Una mano ricoperta di numerosi simboli veniva presentata ai neofiti quando entrarono nel Tempio di saggezza. Una comprensione del rilievo sulla superficie della mano risultava  nell’acquisizione del potere divino e della rigenerazione Quindi, per mezzo di queste mani simboliche, si diceva che il candidato fosse ritornato dalla morte.

Gli emblemi massonici devono essere osservati anche sulle pagine dei titoli di quasi tutti i libri pubblicato da Bacon. Sir Francis Bacon si considerava un sacrificio vivente sull’altare del bisogno umano; è stato ovviamente abbattuto nel bel mezzo delle sue fatiche, e nessuno studente della sua Nuova Atlantide può non riconoscere il simbolismo massonico in esso contenuto. Secondo le osservazioni di Joseph Fort Newton, il Tempio di Salomone descritto
da Bacon in quella storia d’amore utopica non era affatto una casa ma il nome di uno stato ideale. Non è vero che il Tempio della Massoneria è anche emblematico di una condizione della società?
Mentre, come detto prima, i principi della leggenda Hiramica sono della più grande antichità, non è impossibile che la sua forma attuale possa essere basata su incidenti nella vita di Bacon, che passò attraverso la morte filosofica e fu cresciuto in Germania. In un vecchio manoscritto appare la dichiarazione che l’Ordine dei Massoni è stato formato da alchimisti e filosofi ermetici che si erano uniti per proteggere i loro segreti contro i famigerati metodi usati dalle persone avide per carpire loro il segreto del produrre oro. Il fatto che la leggenda Hiramica contenga una formula alchemica dà credito a questa storia. Così rappresenta la costruzione del Tempio di Salomone
il compimento del magnum opus, che non può essere realizzato senza l’assistenza di CHIRAM, l’agente universale. I Misteri Massonici insegnano agli iniziati come preparare all’interno della loro stessa anima una miracolosa polvere di proiezione con la quale è possibile
trasmutare il grumo di base dell’ignoranza umana, della perversione e della discordia in un lingotto d’oro spirituale e filosofico.
Esiste una sufficiente somiglianza tra il Chiram massonico e la Kundalini dei mistici indù per giustificare l’ipotesi che CHiram possa essere considerato un simbolo anche dello Spirito Fuoco che si muove attraverso il sesto ventricolo della colonna vertebrale. La scienza esatta della rigenerazione umana è la chiave persa della Massoneria, per quando il Fuoco dello Spirito viene innalzato attraverso i trentatré gradi, o segmenti della colonna vertebrale, ed entra nella camera a cupola del teschio umano, passa infine nel corpo pituitario (Iside), dove invoca Ra (la ghiandola pineale) e richiede il Nome Sacro. Massoneria Operativa, nel significato più completo di quel termine, indica il processo attraverso il quale l’occhio di Horus viene aperto. E. A. Wallis Budge ha notato che in alcuni dei papiri che illustrano l’ingresso delle anime dei morti nel tribunale di Osiride il defunto ha una pigna attaccata alla corona della sua testa. I mistici greci portavano con se un bastone simbolico con l’estremità superiore che aveva la forma di una pigna, che era chiamata il tirso di Bacco.
Nel cervello umano c’è una piccola ghiandola chiamata corpo pineale, che è l’occhio sacro degli antichi, e corrisponde al terzo occhio del Ciclope. Poco si sa riguardo la funzione del corpo pineale, che Cartesio suggerì (più sapientemente di quanto sapeva) potesse essere la dimora dello spirito dell’uomo. Come indica il nome, la ghiandola pineale è la pigna sacra nell’uomo – l’occhio che tutto vede, che non può essere aperto fino a che CHiram (lo Spirito del Fuoco) non viene sollevato attraverso i sacri sigilli che sono chiamati le Sette Chiese in Asia.

C’è un dipinto orientale che mostra tre esolosioni solari. La prima copre la testa, nel mezzo del quale siede Brahma con quattro teste, il suo corpo è di un misterioso colore scuro. La seconda – che copre il cuore, il plesso solare e la regione addominale superiore– mostra Vishnu seduto nel fiore del loto su un divano formato dalle spire del
serpente del moto cosmico, le sue sette teste incappucciate formano un baldacchino sopra dio. La terza è sul sistema generativo, nel mezzo del quale siede Shiva, il suo corpo e` bianco grigiastro e il fiume Gange scorre fuori dalla corona della sua testa. Questo dipinto fu il lavoro di un mistico indù che passo` molti anni a nascondere sottilmente principi filosofici all’interno di queste figure. Anche le leggende cristiane potrebbero essere correlate al corpo umano con lo stesso metodo utilizzato in Oriente, in quanto i significati arcani nascosti
da entrambe le scuole sono identici. Come nella Massoneria, le tre esplosioni solari rappresentano le porte del tempio a cui CHiram fu colpito. Il nord è il simbolo del fisico a causa della sua relazione al ghiaccio (acqua cristallizzata) e al corpo (spirito cristallizzato). Nell’uomo la luce brilla verso nord ma mai da esso, perché il corpo non ha luce propria ma brilla con la gloria riflessa delle particelle divine della vita nascoste all’interno della sostanza del corpo. Per questo motivo la luna è accettata come il simbolo della natura fisica dell’uomo. CHIRAM è la misteriosa acqua infuocata e ariosa che deve essere sollevata attraverso i tre grandi centri simboleggiati dalla scala con tre pioli. Deve anche elevarsi per mezzo della scala con sette pioli: i sette plessi in prossimità della colonna vertebrale. I nove segmenti del sacro coccige sono trafitti da dieci forame, attraverso i quali passano le radici dell’albero della vita. Nove è il numero sacro dell’uomo, e nel simbolismo del sacro e del coccige e` nascosto un grande mistero. Quella parte del corpo dai reni verso il basso era definita dai primi Qabbalisti, la terra d’Egitto in cui furono presi i figli d’Israele durante la prigionia. Fuori dall’Egitto, Mosè (la mente illuminata, come suggerisce il suo nome) guidò la tribù di Israele (le dodici facoltà) innalzando il serpente di bronzo nel deserto il simbolo della croce di Tau. Non solo Chiram, ma gli uomini-dio di quasi tutti i
rituali misterici pagani sono personificazioni dello Spirito di Fuoco nel midollo spinale umano.

L’aspetto astronomico della leggenda di Hiramic non deve essere trascurato. La tragedia di CHIRAM viene promulgata ogni anno dal sole durante il suo passaggio attraverso i segni dello zodiaco.
“Dal viaggio del Sole attraverso i dodici segni”, scrive Albert Pike, “deriva la leggenda delle dodici fatiche di Ercole e le incarnazioni di Vishnu e Buddha.
Da qui la leggenda dell’omicidio di Khurum, rappresentante del Sole, da parte dei tre compagni d’arte, simboli dei segni invernali, Capricorno, Acquario e Pesci, che lo assalirono alle tre porte del Cielo e lo uccisero al Solstizio d’Inverno. Quindi i nove compagni d’arte rimanenti, gli altri nove segni, lo cercarono lo trovarono, lo seppellirono e risorse. “(Vedi Morale e Dogma.)

Altri autori considerano Bilancia, Scorpione e Sagittario come i tre assassini del sole, in quanto Osiride fu assassinato da Tifone, a cui furono assegnati i trenta gradi della costellazione dello Scorpione. Nei Misteri Cristiani anche Giuda significa e` rappresentato dalla Scorpione, e i trenta pezzi d’argento per i quali ha tradito il suo Signore rappresentano il numero di gradi in quel segno. Essendo stato colpito dalla Bilancia (lo stato), dallo Scorpione (la chiesa), e dal Sagittario (la folla), il sole (CHiram) si muove attraverso l’ oscurità dai segni del Capricorno, dell’Acquario e dei Pesci e sepolto sul fronte della collina (l’equinozio di primavera). Il Capricorno ha per simbolo un vecchio con una falce nella sua mano. Questo è il Tempo del Padre – un viandante – che è simbolizzato nella Massoneria dai riccioli di una ragazza che vengono pettinati e lisciati. Se la Vergine piangente è considerata un simbolo del segno della Vergine, e Padre Tempo con la sua falce un simbolo del Capricorno, l’intervallo di novanta
gradi tra questi due segni si trovera` a corrispondere a quelli occupati dai tre assassini. Esotericamente, l’urna contenente le ceneri di Chiram rappresenta il cuore umano cuore. Saturno, il vecchio che vive al polo nord, e porta con sé per i bambini degli uomini un ramoscello di un albero sempreverde (l’albero di Natale), è conosciuto alle persone non iniziate come Babbo Natale, perché porta ogni inverno il dono di un nuovo anno.
Il sole martirizzato viene scoperto da Ariete, un compagno d’arte e all’equinozio di primavera inizia il processo in cui verra` cresciuto. Questo è finalmente compiuto dal Leone di Giuda, che nei tempi antichi occupava la posizione della chiave di volta del Royal Arch of Heaven. La precessione degli equinozi fa sì che vari segni svolgano il ruolo degli assassini del sole durante le diverse epoche del mondo, ma il principio in questione rimane invariato. Questa è la storia cosmica di CHiram, il Benefattore Universale, l’Architetto Ardente: della Casa Divina, che porta con sé nella tomba quella Parola Perduta che, quando viene pronunciata, solleva tutta la vita al potere e alla gloria. Secondo la mistica cristiana, quando la Parola perduta
viene scoperta la si trova in una stalla, circondata da bestie e segnata da una stella. “Dopo che il sole lascia Leo “, scrive Robert Hewitt Brown,” i giorni cominciano a diventare inequivocabilmente piu` corti mentre il sole declina verso l’equinozio d’autunno, per essere di nuovo ucciso dai tre mesi autunnali, morire nei tre mesi invernali e risorgere di nuovo nei tre primaverili. Ogni anno si ripete la grande tragedia e la gloriosa risurrezione prende luogo. “(Vedi Teologia Stellare e Astronomia Massonica).
CHiram è definito morto perché nell’individuo medio le forze creative cosmiche sono imitate nella loro manifestazione a puramente fisico. Ossessionato dalla sua fede nella realtà e permanenza dell’esistenza fisica, l’uomo non mette in correlazione l’universo materiale con la parete nord vuota del tempio. Come la luce solare si dice che simbolicamente muoia mentre si avvicina al solstizio d’inverno, cosi`
il mondo fisico può essere definito  il solstizio d’inverno dello spirito.

Incoronato da una tripla tiara a torre e la sua forma adornata da creature simboliche che la rappresentano poteri spirituali, Diana rappresentava la fonte di quella dottrina imperitura che, fluendo dal seno della Grande Multimammia, è il cibo spirituale di quegli aspiranti uomini e donne che hanno consacrato le loro vite alla contemplazione della realtà. Come il corpo fisico dell’uomo riceve il suo nutrimento dalla Grande Madre Terra, cosi` la natura spirituale dell’uomo è alimentata dalle fontane della Verità che fuoriescono dai mondi invisibili.

Raggiungendo il solstizio d’inverno, il sole sembra stare fermo per tre giorni e poi, inizia la sua marcia trionfale a nord verso il solstizio d’estate. La condizione dell’ignoranza può essere paragonata al
solstizio d’inverno della filosofia; la comprensione spirituale al solstizio d’estate. Da questo punto di vista, l’iniziazione ai Misteri diventa l’equinozio di primavera dello spirito, a in quel momento il CHIRAM nell’uomo attraversa il regno della mortalità per arrivare a quello della vita eterna. L’equinozio d’autunno è analogo alla caduta mitologica dell’uomo, a quel tempo lo spirito umano discese nei regni di Hades immergendolo nell’illusione dell’esistenza terrestre. In Un saggio sul bello, Plotino descrive l’effetto della raffinazione della bellezza sulla
coscienza dell’uomo. Commissionato per decorare la Casa Eterna,
CHiram Abiff è l’incarnazione del principio abbellente. La bellezza è essenziale per lo sviluppo naturale dell’anima umana. I Misteri sostenevano che l’uomo, almeno in parte,  era il prodotto del suo ambiente. Perciò consideravano imperativo che ogni persona
fosse circondata da oggetti che evocano i sentimenti più alti e nobili. Essi dimostrarono che era possibile produrre bellezza nella vita circondando la vita con la bellezza. Scoprirono che i corpi simmetrici sono stati costruiti continuamente dalle anime in presenza
di corpi simmetrici; che nobili pensieri erano prodotti da menti circondate da esempi di nobiltà mentale. Al contrario, se un uomo fosse costretto a considerare un ignobile struttura asimmetrica susciterebbe in lui un senso di ignobilità che gli farebbe
provocare a commettere azioni ignobili. Se un edificio mal proporzionato viene eretto nel bel mezzo di una città ci sarebbero bambini mal proporzionati in quella comunità; e uomini
e donne, osservando la struttura asimmetrica, vivrebbero vite inanimate. Gli uomini riflessivi dell’antichità si resero conto che i loro grandi filosofi erano naturali prodotti degli ideali estetici di architettura, musica e arte stabiliti come standard dei sistemi culturali del tempo. La sostituzione della discordia del fantastico al posto dell’armonia del bello costituisce una delle grandi tragedie di ogni civiltà. Non solo gli dei del mondo antico erano belli, ma ognuno svolgeva un ministero di bellezza, cercando di influenzare la rigenerazione dell’uomo suscitando in lui l’amore per il bello. Una rinascita dell’età dell’oro potra` essere resa possibile solo dall’elevazione della bellezza alla sua legittima dignità la qualità onnipervadente e idealizzante in ambito religioso, etico, sociologico, scientifico e nei dipartimenti politici della vita. Gli architetti dionisiaci furono consacrati alla nascita dall loro Maestro Spirituale – la Bellezza Cosmica – dal sepolcro dell’ignoranza materiale e egoismo erigendo edifici che erano così perfetti esemplari di simmetria e maestà che erano in realtà formule magiche con cui veniva evocato lo spirito del
Bellificatore Martirizzato sepolto in un mondo materialista.
Nei Misteri Massonici lo spirito trino dell’uomo (il Delta della luce) è simboleggiato dai tre Gran Maestri della Loggia di Gerusalemme. Come Dio è il principio pervasivo dei tre mondi, in ognuno dei quali si manifesta come principio attivo, così lo spirito dell’uomo,
prendendo parte alla natura della Divinità, dimora su tre piani dell’essere: il Supremo, il Superiore, e le sfere inferiori dei Pitagorici. Al cancello della sfera inferiore (il mondo sotterraneo, o dimora di creature mortali) è il guardiano dell’Ade – il Cerbero, il cane a tre teste, analogo ai tre assassini della leggenda haramica. Secondo questa interpretazione simbolica dello spirito trino, CHiram è il terzo,
o incarna in parte – del capomastro che attraverso tutte le età erige templi viventi di carne e sangue come santuari dell’Altissimo. CHIRAM cresce come un fiore che poi viene tagliato muore alle porte della materia; è sepolto negli elementi della creazione, ma – come
Thor – fa oscillare il suo possente martello nei campi dello spazio, posiziona gli atomi primordiali e stabilisce l’ordine dal caos. Come potenzialità del potere cosmico dentro ogni anima umana, CHIRAM sta aspettando che l’uomo con l’elaborato ritualismo della vita
trasmuti la potenzialità in potenza divina. Come le percezioni sensoriali dell’individuo aumentano, tuttavia, l’uomo ottiene un controllo sempre maggiore sulle sue varie parti, e lo spirito della vita al suo interno gradualmente raggiunge la libertà. I tre assassini rappresentano le leggi del Mondo inferiore – nascita, crescita e decadenza – che frustrano il piano del Costruttore. Per ‘individuo medio, la nascita fisica in realtà significa la morte di Chiram, e la morte fisica la risurrezione di CHiram. All’iniziato, tuttavia, la risurrezione alla natura spirituale si realizza senza l’intervento della morte fisica. I simboli curiosi trovati nella base dell’ago di Cleopatra ora si trovano a Central Park, New York, sono stati interpretati di massima importanza per i massoni da S. A. Zola, 33 ° Gran Maestro della Gran Loggia d’Egitto. I marchi e i simboli dei massoni possono essere trovati sulle pietre di numerosi edifici pubblici non solo in Inghilterra e nell’europa Continentale ma anche in Asia. Nel suo Indian Masons’ Marks of the Moghul Dynasty, A. Gorham descrive decine di segni che appaiono sulle pareti di edifici come il Taj Mahal, la Jama Masjid,: la famosa struttura massonica, il Kutab Minar. Secondo coloro che considerano la Massoneria come una conseguenza della società segreta di architetti e costruttori che per migliaia di anni formarono una casta di maestri artigiani, CHIRAM ABIFF era il Gran Maestro di Tiro di un’organizzazione mondiale di artigiani, con quartier generale a Tiro. La loro filosofia consisteva nell’incorporare nelle misure e ornamenti di templi, palazzi, mausolei, fortezze e altri edifici pubblici la loro conoscenza delle leggi che controllano l’universo. Ad ogni iniziato veniva dato un geroglifico con il quale segava le pietre e mostrava a tutti i posteri che li ha dedicati al Supremo Architetto dell’Universo come prodotti perfetti del suo lavoro. Per quanto riguarda i marchi dei massoni, Robert Freke Gould scrive: “È straordinario che questi marchi siano presenti in tutti i paesi – nelle camere della Grande Piramide di Giza, sulle mura sotterranee di Gerusalemme, ad Ercolano e Pompei, sulle mura romane e sui templi greci, a Hindustan, in Messico, in Perù, in Asia Minore – così come sulle grandi rovine di Inghilterra, Francia, Germania, Scozia, Italia, Portogallo e Spagna. “(Vedi una concisa storia della Massoneria). Da questo punto di vista la storia di Chiram potrebbe ben rappresentare l’incorporazione dei segreti divini dell’architettura nelle parti e dimensioni reali degli edifici terreni. I tre gradi dell’Arte seppelliscono il Gran Maestro (il Grande Arcanum) nella struttura reale che essi erigono, dopo averlo prima ucciso con gli strumenti dei costruttori ‘, riducendo lo Spirito senza dimensione della Bellezza Cosmica ai limiti della forma concreta. Questi ideali astratti di architettura possono essere resuscitati, tuttavia, dal Maestro Massone che, meditando sulla struttura, libera da essa i principi divini dell’architettura filosofica incorporata o sepolta al suo interno. Quindi l’edificio fisico è in realtà la tomba o incarnazione dell’ideale creativo di cui le sue dimensioni materiali non sono altro che l’ombra.

Inoltre, la leggenda Hiramica può essere considerata come incarnazione delle vicissitudini della filosofia stessa. Come istituzioni per la diffusione della cultura etica, i Misteri Pagani furono gli architetti della civiltà. Il loro potere e la loro dignità erano personificati in CHIRAM ABIFF – il capomastro – ma alla fine caddero vittima degli assalti di quel ricorrente trio di stato, chiesa e folla. Sono stati profanati dallo stato, gelosi della loro ricchezza e potere; dalla chiesa primitiva, timorosi della loro saggezza; e dalla marmaglia o
incitata sia dallo Stato che dalla Chiesa. Come quando Chiram usci` dalla sua tomba sussurro` la Parola del Maestro Muratore che è stata persa a causa della sua morte prematura, quindi secondo i principi della filosofia, il ristabilimento o la risurrezione degli antichi misteri risultera` nella riscoperta di quell’insegnamento segreto senza il quale la civiltà continuera` in uno stato di confusione e incertezza spirituale.
Quando la folla governa, l’uomo è governato dall’ignoranza; quando governa la chiesa, è governato dalla superstizione; e quando e` governato dalllo stato, è governato dalla paura. Prima che gli uomini possano vivere insieme in armonia e comprensione, l’ignoranza deve essere trasmutata in saggezza, lasuperstizione in una fede illuminata e la paura in amore. Nonostante affermazioni contrarie, la massoneria è una religione che cerca di unire Dio e l’uomo elevando i suoi iniziati a quel livello di coscienza in cui possono vedere con chiarezza la visione del funzionamento del Grande Architetto dell’Universo. Di età in età si preserva la visione di una civiltà perfetta come l’ideale per l’umanità. Nel mezzo di quella civiltà si ergerà una potente università in cui saranno insegnate entrambe le scienze sacre e profonde riguardanti i misteri della vita liberamente a tutti coloro che assumeranno la vita filosofica. Qui il credo e il dogma avranno non avranno spazio; il superficiale sarà rimosso e solo l’essenziale sarà preservato. Il mondo
sarà governato dalle sue menti più illuminate, e ognuno occuperà la posizione per la quale egli è meravigliosamente adatto.
La grande università sarà divisa in gradi, l’ammissione a cui si passera` attraverso test preliminari o iniziazioni. Qui l ‘umanità sarà istruita nel più sacro, nel più segreto e nel più duraturo di tutti i misteri – il simbolismo. Qui l’iniziato sara` istruito sul fatto che ogni oggetto visibile, ogni pensiero astratto, ogni reazione emotiva è il simbolo di un principio eterno. Qui l’umanità apprenderà che CHIRAM (la verità) giace sepolto in ogni atomo del cosmo; che ogni forma è un simbolo e ogni simbolo è la tomba di una verità eterna. Attraverso l’educazione – spirituale, mentale, morale e fisica – l’uomo imparera` a estrarre verità dalle loro coperture senza vita. Il governo perfetto della terra deve essere modellato su modello di quel governo divino con cui l’universo è ordinato. In quel giorno in cui l’ordine perfetto è ristabilito, con la pace universale, gli uomini non cercheranno più la felicità, perché la troveranno dentro loro stessi. Speranze morte, aspirazioni morte, virtù morte risorgeranno dalle loro tombe, e lo Spirito di Bellezza e Bontà ucciso ripetutamente da uomini ignoranti sarà di nuovo il Maestro del lavoro. Allora i saggi si siederanno sulle sedie dei potenti e gli dei cammineranno con gli uomini.

 

Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: Il simbolismo del corpo umano

Il più antico, il più profondo, il più universale di tutti i simboli è il corpo umano. I Greci, i persiani, gli egiziani e gli indù consideravano l’analisi filosofica della natura trina dell’uomo una parte indispensabile della formazione etica e religiosa. I misteri di ogni nazione insegnavano che le leggi, gli elementi e i poteri dell’universo erano incarnati nella costituzione umana; tutto ciò che esisteva al di fuori dell’uomo aveva
il suo analogo nell’uomo. L’universo, essendo incommensurabile nella sua immensità e inconcepibile nella sua profondità, era al di là della stima mortale. Anche gli dei stessi potevao comprendere solo una parte della gloria inaccessibile che era la loro fonte. Quando
temporaneamente permeato dall’eccitazione divina, l’uomo poteva trascendere per un breve momento le limitazioni della propria personalità partecipando a quella effusione celeste in cui
tutta la creazione è immersa. Ma anche nei suoi periodi di massima illuminazione l’uomo è incapace di imprimere nella sostanza della sua anima razionale un’immagine perfetta della multiforme espressione dell’attività celeste. Riconoscendo l’inutilità di tentare di affrontare intellettualmente ciò che trascende la comprensione delle facoltà razionali, i primi filosofi hanno rivolto la loro attenzione dall’inconcepibile Divinità all’uomo stesso, nei cui stretti limiti hanno trovato manifestati tutti i misteri delle sfere esterne.

Come naturale escrescenza di questa pratica è stato fabbricato un sistema teologico segreto in cui Dio era considerato come il Grande Uomo e, al contrario, l’uomo come il piccolo dio. Continuando questa
analogia, l’universo era considerato un uomo e, al contrario, l’uomo come un universo in miniatura. L’universo più grande era definito il Macrocosmo – il Grande Mondo o Corpo – e la vita divina o entità spirituale che controlla le sue funzioni fu chiamata il Macroprosopo. Il corpo dell’uomo, o il singolo universo umano, era definito microcosmo e la vita divina o entità spirituale che controlla le sue funzioni era chiamata Microprosopo. I Misteri pagani si occupavano principalmente di istruire i neofiti nella vera relazione esistente tra il Macrocosmo e il Microcosmo– in altre parole, tra Dio e l’uomo. Di conseguenza, la chiave di queste analogie tra gli organi e le funzioni dell’uomo microcosmico e quelli dell’uomo macrocosmico
costituivano il possesso più prezioso dei primi iniziati. In Iside Svelata, della H. P. Blavatsky viene riassunto il concetto pagano dell’uomo come segue: “Uomo è un piccolo mondo – un microcosmo all’interno del grande universo. Come un feto, è sospeso, da tutti e tre i suoi spiriti, nella matrice del macrocosmo; e mentre il suo corpo terrestre è e in costante simpatia con la sua terra madre, la sua anima astrale vive all’unisono con l’anima mundi siderale. È in esso, come e` in lui, perché l’elemento che pervade il mondo riempie tutto lo spazio, ed è lo spazio stesso, spoglio e infinito. Per quanto riguarda il suo terzo spirito, il divino, che cos’è se non un raggio infinitesimale, una delle innumerevoli radiazioni che procede direttamente dalla più alta causa – la luce spirituale del mondo? Questa è la trinità di natura organica e inorganica – lo spirituale e il fisico, che sono tre in uno, e di cui
Proclo dice che “La prima monade è Il Dio Eterno; il secondo, l’eternità; il terzo, il paradigma, o modello dell’universo; ‘ i tre costituiscono la Triade Intelligente. ” Molto prima dell’introduzione dell’idolatria nella religione, i primi sacerdoti misero la statua di un uomo nel santuario del tempio. Questa figura umana simboleggiava il Potere divino in tutte le sue intricate manifestazioni. Così i sacerdoti dell’antichità accettarono l’uomo come loro libro di testo, e attraverso il suo studio ha imparato a capire il più grande tra i misteri piu` astrusi dello schema celeste di cui erano parte. Non è improbabile che questa misteriosa figura in piedi sopra gli altari primitivi fosse una sorta di manichino e, come certe emblematiche mani nelle scuole del Mistero, era coperto con geroglifici intagliati o dipinti. La statua potrebbe essere stata apribile, mostrando cosi` le posizioni relative agli organi, ossa, muscoli, nervi e altre parti del corpo. Dopo secoli di ricerca, il manichino divenne una massa di geroglifici e figure intricate e simboliche. Ogni parte aveva il suo significato segreto. Le misure formarono uno standard di base di mezzi con cui era possibile misurare tutte le parti del cosmo. Era un glorioso
emblema composito di tutta la conoscenza posseduta dai saggi e dagli ierofanti. Poi è arrivata l’era dell’idolatria. I misteri sono decaduti dall’interno. I segreti furono persi e nessuno conosceva l’identità dell’uomo misterioso che stava sopra l’altare. Ricordavano solo che la figura era un simbolo sacro e glorioso del Potere Universale, e venne considerato un dio – l’Uno nella cui immagine l’uomo era stato creato. Avendo perso la conoscenza dello scopo per il quale il manichino era originariamente costruito, i sacerdoti adorarono questa effigie fino a perderne ogni comprensione spiritualita`, portando il tempio alla rovina. Partendo da questa ipotesi dei primi teologi, l’uomo è effettivamente modellato ad immagine di Dio, le menti iniziate delle epoche passate hanno eretto la stupenda struttura della teologia sulla base del corpo umano. Il mondo religioso di oggi è quasi totalmente ignorante del fatto che la scienza della biologia è la sorgente della sua dottrina e principi. Molti dei codici e delle leggi che i moderni teologi credono siano stati rivelati e diretti dalla Divinità sono in realtà il frutto di secoli di saggi che approfondiscono la complessità della costituzione umana e le infinite meraviglie rivelate da tale studio. In quasi tutti i libri sacri del mondo può essere rintracciata un’analogia anatomica. Questo è più evidente nei loro miti sulla creazione. Chiunque abbia familiarità con l’embriologia e l’ostetricia non avrà difficoltà a riconoscere le basi dell’allegoria riguardo Adamo ed Eva
e il Giardino dell’Eden, i nove gradi dei Misteri Eleusini e la leggenda Brahmanica delle incarnazioni di Vishnu. La storia dell’Uovo universale, il mito scandinavo di Ginnungagap (la fenditura oscura nello spazio in cui è seminato il seme del mondo), e l’uso del pesce come emblema del potere generativo paterno – tutti mostrano la vera origine della
speculazione teologica. I filosofi dell’antichità si resero conto che l’uomo stesso era la chiave per l’enigma della vita, perché era l’immagine vivente del Piano Divino e in epoche future l’umanità arriverà anche a realizzare più pienamente la solenne verita` di quelle antiche parole: “Se si vuole studiare l’umanità bisogna studiare l’uomo.” Sia Dio che l’uomo hanno una duplice costituzione, di cui la parte superiore è invisibile e quella inferiore e` visibile. In entrambi c’è anche una sfera intermedia, che segna il punto in cui queste nature visibili e invisibili si incontrano. Come la natura spirituale di Dio controlla la sua forma universale oggettiva – che è in realtà un’idea cristallizzata – cosi` la natura spirituale dell’uomo è la causa invisibile e il potere di controllo della sua personalità materiale visibile. così
è evidente che lo spirito dell’uomo ha lo stesso rapporto con il suo corpo materiale Dio porta all’universo oggettivo. I Misteri insegnavano che lo spirito, o la vita, erano state create prima della forma e che ciò che è stato creato prima include tutto ciò che è posteriore a se stesso. L’essere spirituale e` anteriore alla forma, la forma è quindi inclusa nel regno dello spirito. È anche una affermazione o convinzione popolare che lo spirito dell’uomo è dentro il suo corpo. Secondo le conclusioni di filosofia e teologia, tuttavia, questa credenza è errata, poiché lo spirito prima circoscrive un’area e poi si manifesta al suo interno. Filosoficamente parlando, la forma, essendo parte dello spirito, è nello spirito; ma: lo spirito è più della somma della forma, cosi` la natura materiale dell’uomo è nella somma dello spirito, quindi la natura universale, compreso l’intero sistema siderale, è dentro l’essenza onnipervadente di Dio – lo Spirito Universale. Secondo un altro concetto dell’antica saggezza, tutti i corpi – sia spirituali sia materiali – hanno tre centri, chiamati dai greci il centro superiore, il centro mediano e il centro inferiore. Qui si noterà un’apparente ambiguità. In quanto mettere su un diagramma o simboleggiare verità mentali adeguatamente astratte è impossibile, poiche` la rappresentazione schematica di un aspetto delle relazioni metafisiche può essere un’effettiva contraddizione di un altro aspetto.

Il Tetragrammaton, o nome di Dio a quattro lettere, è qui disposto all’interno del cuore umano invertito. Sotto, il nome Jehovah è mostrato trasformato in Jehoshua dall’interpolazione della lettera ebraica radiante Shin. Il disegno nel suo complesso rappresenta il trono di Dio e le sue gerarchie nel cuore dell’uomo. Nel primo libro dei suoi Libri apologetici, Jakob Böhme descrive così il significato
del simbolo: “Poiché noi uomini abbiamo un libro in comune che indica Dio. Ognuno lo ha dentro di sé, esso è il nome inestimabile di Dio Le sue lettere sono le fiamme del Suo amore, che Egli fa uscire dal suo cuore e che nel nome inestimabile di Gesù ha rivelato a noi. Leggi queste lettere nel tuo cuore e nel tuo spirito e avrai abbastanza libri da leggere. Tutti gli scritti dei figli di Dio ti indirizzano a quell’unico libro, perché qui giacciono tutti i tesori della saggezza. Questo libro è Cristo in te. “

Mentre quello che è sopra è generalmente considerato superiore in dignità e potere, in realtà ciò che è al centro è superiore e anteriore a quello che si dice sia sopra e quello che è detto di essere sotto. Pertanto, si deve dire che il primo – che è considerato come essere superiore – è effettivamente al centro, mentre entrambi gli altri (che si dice siano entrambi
sopra o sotto) sono in realtà sotto. Questo punto può essere ulteriormente semplificato se il lettore prenderà in considerazione sopra come indicante del grado di prossimità alla fonte e al di sotto come indicativo del grado di distanza dalla sorgente, la fonte che viene posizionata nel centro effettivo essendo la disanza relativa dei vari punti lungo i raggi che partono dal centro e vanno verso la circonferenza. Per quanto riguarda la filosofia e la teologia, il sopra può essere interpretato come verso il centro e il basso come verso la circonferenza. Il centro è lo spirito; la circonferenza è materia. Pertanto, su è verso lo spirito lungo una scala ascendente di spiritualità; giù è verso la materia lungo una scala ascendente di materialità. L’ultimo
concetto è in parte espresso dall’apice di un cono che, se visto dall’alto, è visto come un punto nel centro esatto della circonferenza formata dalla base del cono. Questi tre centri universali – quello sopra, quello sotto e il collegamento che li unisce sono i tre soli o tre aspetti di un unico sole: centri di splendore. Anche questi hanno i loro analoghi nei tre grandi centri del corpo umano, che, come l’universo fisico, è una fabbricazione demiurgica. “Il primo di questi [soli]”, dice Thomas Taylor, “è analogo alla luce quando e` vista sussistere nella sua fontana il sole; il secondo, alla luce emanata dal sole; e il terzo allo splendore comunicato a altre nature con questa luce. ”
Poiché il centro superiore (o spirituale) è nel mezzo degli altri due, il suo analogo nel

il corpo fisico è il cuore – l’organo più spirituale e misterioso nel corpo umano. Il secondo centro (o il collegamento tra il mondo superiore e quello inferiore) è elevato alla posizione di maggiore dignità fisica – il cervello. Il terzo (o più basso) centro è relegato alla posizione di minor dignità fisica ma a quella di maggiore importanza fisica – il sistema riproduttivo. Quindi il cuore è simbolicamente la fonte della vita; il cervello il collegamento con cui,
attraverso l’intelligenza razionale, la vita e la forma sono unite; e il sistema generativo – o creatore infernale – la fonte di quel potere con cui vengono prodotti gli organismi fisici. Gli ideali e le aspirazioni dell’individuo dipendono in gran parte da quale di questi tre centri
di potere predomina in ambito e attività di espressione. Nel materialista il più basso e` il centro più forte, nell’intellettuale e` il centro più alto; ma nell’iniziato e` il centro mediano – bagnando i due estremi in un flusso di fulgore spirituale – controlla completamente sia la mente che il corpo.

Come la luce rende testimonianza della vita – che è la sua fonte – così la mente è testimone dello spirito, e l’attività in un piano ancora più basso testimonia l’intelligenza. Quindi la mente e` testimone del cuore, mentre il sistema generativo, a sua volta, e` testimone della mente.
Di conseguenza, la natura spirituale è più comunemente simboleggiata da un cuore; il potere intellettuale con un occhio aperto, che simboleggia la ghiandola pineale o l’occhio ciclopico,
che è il Giano bifronte dei Misteri pagani; e il sistema generativo da un
fiore, un bastone, una tazza o una mano. Mentre tutti i Misteri riconoscevano il cuore come il centro della coscienza spirituale, loro
spesso volutamente ignoravano questo concetto e usavano il cuore nel suo senso exoterico come simbolo della natura emotiva, in questa disposizione il centro generativo rappresentato dal corpo fisico, il cuore il corpo emotivo e il cervello il corpo mentale. Il cervello
rappresentava la sfera superiore, ma dopo che gli iniziati erano passati attraverso i gradi inferiori sono stati istruiti che il cervello era il collegamento della fiamma spirituale che risiede nei recessi più intimi del cuore. Lo studente di esoterismo scopre che gli antichi spesso ricorrevano a nascondere le vere interpretazioni dei loro Misteri. La sostituzione del cervello per il cuore era uno di questi “trucchi”.
I tre gradi degli antichi Misteri erano, con poche eccezioni, dati nelle camere che rappresentavano i tre grandi centri dei corpi umano e universale. Se possibile, il tempio stesso veniva costruito nella forma del corpo umano. Il candidato entrava dai piedi e riceveva il massimo grado nel punto corrispondente al cervello. Quindi il primo grado era il mistero materiale e il suo simbolo era il sistema generativo;
elevava il candidato attraverso i vari gradi di pensiero concreto. Il secondo grado veniva dato nella camera corrispondente al cuore, rappresentava il potere centrale che era il collegamento mentale. Qui il candidato veniva iniziato ai misteri del pensiero astratto e sollevato all’altezza del cervello. Poi arrivava nella terza camera, che, analogamente al cervello, occupava la posizione più alta nel
tempio ma, analogalmente al cuore, era della massima dignità. Nella camera del cervello gli venne dato il mistero del cuore. Qui l’iniziato per la prima volta comprendeva veramente ll significato di quelle parole immortali: “Il pensiero che l’uomo formula col cuore, rappresenta la sua vera natura” Come ci sono sette cuori nel cervello cosi` nel cervello ci sono sette cuori, ma questa è una questione di
superfisica di cui poco si può dire al momento attuale. Proclo scrive su questo argomento nel primo libro “Sulla teologia di Platone”: “Infatti,
Socrate nel (primo) Alcibiade osserva giustamente che l’anima che entra in se stessa lo farà in tutte le altre cose e nella divinità stessa.” E come nel più santo dei misteri, dicono, che i mistici incontrano dapprima la forma multiforme dei generi, che sono scagliati davanti agli dei, ma entrando nel tempio, immobili, e custoditi dai riti mistici, essi ricevono sinceramente nel loro cuore l’illuminazione divina, e spogliati delle loro vesti, come direbbero, partecipano alla natura divina; nella stessa maniera, mi sembra, che avviene nella speculazione degli interi. In quanto l’anima quando guarda le cose posteriori a se stessa, vede le ombre e le immagini degli esseri, ma quando si converte in se stessa, evolve la propria essenza e la ragione che contiene in se. E in un primo momento, in effetti, era solo se stessa; ma, quando penetro` più profondamente nella conoscenza di se stessa, trovo` in se stessa sia l’intelletto che gli ordini degli esseri. Quando nei recessi delle sue profondita` percepisi` con gli occhi chiusi
[senza l’aiuto della mente inferiore], il genere degli dei e le unità degli esseri. In quanto tutte le cose sono in noi psichicamente, e per questo siamo naturalmente in grado di conoscere tutte le cose, eccitando i poteri e le immagini di interi che sono contenute in noi. ”

Gli iniziati di un tempo avvertirono i loro discepoli che un’immagine non è una realtà ma semplicemente l’oggettivazione di un’idea soggettiva. L’immagine, degli dei non era né progettata per essere
oggetto di culto ma dovevano essere considerata semplicemente come emblema o richiamo ai poteri e ai principi invisibili. Allo stesso modo, il corpo dell’uomo non deve essere considerato come l’individuo ma solo come la casa dell’individuo, nello stesso modo in cui il tempio e` la casa di Dio In uno stato di grossolanità e perversione il corpo dell’uomo è la tomba o prigione di un divino principio; in uno stato di sviluppo e rigenerazione è la casa o il santuario della divinità dai cui poteri creativi è stata modellata.

Sulle dodici falangi delle dita, appaiono le sembianze degli Apostoli, ciascuna delle quali porta il suo simbolo appropriato. Nel caso di coloro che hanno sofferto il martirio, il simbolo significa lo strumento di Morte. Quindi, il simbolo di Sant’Andrea è una croce; di San Tommaso, un giavellotto o una squadra da costruttore; di San Giacomo il minore, una mazza; di San Filippo, una croce; di San Bartolomeo, un grosso coltello o scimitarra; di San Matteo, una spada
o lancia (a volte una borsa); di San Simone, un bastone o una sega; di San Mattia, un’ascia; e di San. Giuda una alabarda. Gli Apostoli i cui simboli non esaltano il loro martirio sono San Pietro, che porta due chiavi incrociate, una d’oro e una d’argento; San Giacomo Magno, che reca il bastone di un pellegrino e un guscio di corallo; e San. Giovanni, che tiene una coppa dalla quale il veleno spari` miracolosamente nella forma di un serpente. (Vedere Manuale di Simbolismo cristiano.) La figura di Cristo sulla seconda falange del pollice non segue il sistema pagano di assegnare la prima Persona della Triade Creativa a questa Posizione. Dio Padre dovrebbe occupare la seconda falange, Dio il Figlio la prima falange, mentre Dio lo Spirito Santo è assegnata la base del pollice .– Inoltre, secondo l’accordo filosofico, la Vergine dovrebbe occupare la base del pollice, che è sacro per la luna.

“La personalità è sospesa sul filo della natura dell’essere “, dichiara l’opera segreta: l’uomo è essenzialmente un principio permanente e immortale; solo i suoi corpi passano attraverso il ciclo di nascita e morte. L’immortale è la realtà; il mortale è l’irrealtà. Durante ogni periodo della terra la vita, la realtà dimora così nell’irrealtà, per essere liberata temporaneamente dalla morte e permanentemente dall’illuminazione. Sebbene generalmente considerati politeisti, i pagani hanno guadagnato questa reputazione non perché adoravano più di un Dio, ma piuttosto perché personificavano gli attributi di questo Dio, creando così un pantheon di divinità posteriori ciascuna che manifesta una parte di cosa l’unico Dio manifestava nel suo insieme. I vari panteoni delle religioni antiche quindi rappresentano in realtà gli attributi catalogati e personificati della Divinità. A questo riguardo corrispondono alle gerarchie dei Qabbalisti Ebraici. Tutti gli dei e le dee dell’antichità hanno conseguentemente le loro analogie nel corpo umano, come anche gli elementi, i pianeti e le costellazioni che sono stati assegnati come veicoli adeguati per questi celestiali. Quattro centri del corpo sono assegnati agli elementi, i sette organi vitali ai pianeti, le dodici parti principali allo zodiaco, le parti invisibili della natura divina dell’uono a varie divinità sovramundane, mentre il Dio nascosto è stato dichiarato manifestarsi attraverso il midollo nelle ossa. È difficile per molti capire che sono universi reali; che i loro corpi fisici sono una natura visibile attraverso la struttura da cui vengono innumerevoli ondate di vita in evoluzione che sviluppano le loro potenzialità latenti. Eppure attraverso il corpo fisico dell’uomo non solo si evolvono il regno
minerale, vegetale e animale ma anche classificazioni e divisioni della vita spirituale sconosciut: così come le cellule sono unità infinitesimali nella struttura dell’uomo, cosi` l’uomo è un’unità infinitesimale nella struttura dell’universo. Una teologia basata sulla conoscenza e l’apprezzamento di queste relazioni è tanto profonda quanto è
profondamente vera. Come il corpo fisico dell’uomo ha cinque estremità distinte e importanti – due gambe, due braccia, e una testa, di cui l’ultima governa le altre quattro – il numero 5 è stato accettato come il simbolo dell’uomo. Ai suoi quattro angoli la piramide simboleggia le braccia e le gambe, e all’apice simboleggia la testa, indicando così che una potenza razionale controlla quattro angoli irrazionali. Le mani e i piedi sono usati per rappresentare i quattro elementi, di cui i due piedi sono terra e acqua, e le due mani fuoco e aria. Il cervello simboleggia quindi il quinto sacro elemento- l’etere – che controlla e unisce gli altri quattro. Se i piedi sono uniti
e le braccia distese, l’uomo simboleggia la croce con l’intelletto razionale come testa o arto superiore. Anche le dita delle mani e dei piedi hanno un significato speciale. Le dita dei piedi rappresentano i dieci Comandamenti della legge fisica e le dieci dita delle mani i Comandamenti della legge spirituale. Le quattro dita di ciascuna mano rappresentano i quattro elementi e le tre falangi di ogni dito rappresentano le divisioni dell’elemento, così che in ogni mano ci
sono dodici parti a rappresentazione delle dita, che sono analoghe ai segni dello zodiaco, mentre le due falangi e la base di ciascun pollice significano la triplice divinità. La prima falange corrisponde all’aspetto creativo, la seconda all’aspetto conservativo e la base all’aspetto generativo e distruttivo. Quando le mani sono riunite, il risultato sono
i ventiquattro Anziani e i sei Giorni della Creazione.

Nel simbolismo il corpo è diviso verticalmente a metà, la metà destra è considerata come luce e la metà sinistra come oscurità. Da quelli che non conoscono i veri significati della luce e dell’oscurità la metà della luce era denominata spirituale e la metà sinistra materiale. La luce è
il simbolo dell’oggettività; l’oscurità della soggettività. La luce è una manifestazione della vita ed è quindi posteriore alla vita. Ciò che è anteriore alla luce è l’oscurità, in cui la luce esiste temporaneamente ma oscurità in modo permanente. Visto che la vita precede la luce, il suo unico simbolo è l’oscurità, e l’oscurità è considerata come il velo che deve nascondere per sempre la vera natura dell’Essere astratto e indifferenziato.

Nell’antichità gli uomini combattevano con le loro braccia e difendevano i centri vitali con il loro braccio sinistro, su cui veniva portato uno scudo protettivo. La metà destra del corpo era
considerata quindi offensiva e la meta` sinistra difensiva. Anche per questo motivo la parte destra del corpo era considerata maschile e il lato sinistro femminile. Diverse autorità sono dell’opinione che l’attuale prevalenza della mano destra della razza sia il risultato
dell’abitudine di tenere la mano sinistra a protezione e a scopo difensivo. Inoltre, dato che la fonte dell’Essere è nell’oscurità primordiale che ha preceduto la luce, cosi` la natura spirituale
dell’uomo è nella parte oscura del suo essere, perché il cuore è sul lato sinistro.

Tra i curiosi malintesi derivanti dalla falsa pratica di associare l’oscurità
con il male vi e` quello in cui molte nazioni primitive hanno usato la mano destra per tutto ciò che è costruttivo e la mano sinistra per cio` ch era definito impuro e inadatto alla vista degli dei. Per la stessa ragione, la magia nera veniva spesso indicata come il sentiero della mano sinistra, e si diceva che il cielo fosse sulla destra e l’inferno sulla sinistra. Alcuni filosofi dichiararono che c’erano due metodi di scrittura: uno da sinistra a destra, che era considerato il metodo exoterico; l’altro da destra a sinistra, che è stato considerato esoterico. La scrittura exoterica era ciò che veniva fatta allontanandosi dal cuore, mentre la scrittura esoterica era quella che, come l’antico ebraico, era scritta verso il cuore. La dottrina segreta dichiara che ogni parte e ogni membro del corpo è esemplificato nel cervello e, a sua volta, che tutto ciò che è nel cervello è incarnato nel cuore. Nel simbolismo la testa umana è spesso usata per rappresentare l’intelligenza e l’auto-conoscenza. Come il corpo umano nella sua interezza è il prodotto conosciuto più perfetto dell’evoluzione della terra, esso è stato impiegato per rappresentare la Divinità – lo stato o condizione più alto apprezzabile. Gli artisti, che tentarono di ritrarre la Divinità, spesso mostrarono solo una mano che emerge da un impenetrabile
nube. La nuvola significa la Divinità Inconoscibile celata all’uomo dalle limitazioni umane. La mano significa l’attività divina, l’unica parte di Dio che è riconoscibile ai sensi inferiori. Il volto è costituito da una trinità naturale: gli occhi rappresentano il potere spirituale che
comprende; le narici che rappresentano il potere conservante e vivificante; e la bocca e le orecchie che rappresentano il potere materiale demiurgico del mondo inferiore. La prima sfera esiste per tutta l’eternita` ed è creativa; la seconda sfera riguarda il mistero della creazione; e la terza sfera alla parola creativa.

Johann Georg Gichtel, un profondo filosofo e mistico, il più illuminato dei discepoli di Jakob Böhme, fece circolare di nascosto i diagrammi sopra tra un piccolo gruppo di devoti amici e studenti. Gichtel ha ripubblicato gli scritti di Böhme, illustrandoli con numerose figure notevoli. Secondo Gichtel, i diagrammi sopra, rappresentano l’anatomia dell’uomo divino (o interiore) e presentano graficamente
la sua condizione durante i suoi stati umani, infernali e divini. Le tavole nell’edizione di William Law delle opere di Böhme sono basate apparentemente sui diagrammi di Gichtel, che seguono in tutte le cose essenziali. Gichtel non fornisce una descrizione dettagliata delle sue figure e le lettere degli schemi originali qui tradotte dal tedesco sono l’unico indizio per l’interpretazione. Le due figure finali rappresentano il rovescio e il rovescio dello stesso diagramma e sono definite Tabella 3. Sono “progettati per mostrare la condizione di tutto l’uomo, come tutte le sue tre parti essenziali, Spirito, Anima, e il corpo, nel suo stato rigenerato. “La terza figura da sinistra è chiamata la seconda tabella e si espone “la condizione dell’uomo nel suo stato vecchio, scaduto e corrotto, senza alcun rispetto o considerazione del suo rinnovo per rigenerazione. “La terza figura, tuttavia, non corrisponde alla prima tabella di William Law. la prima tabella rappresenta presumibilmente la condizione dell’umanità prima della caduta, ma la lastra di Gichtel appartiene al terzo stato, o rigenerato, dell’umanità. William Law descrive quindi lo scopo dei diagrammi e dei simboli su di loro: “Queste tre tabelle sono progettate per rappresentare l’Uomo nel suo
triplice stato: il primo prima della sua caduta, in Purezza, Dominio e Gloria: il secondo dopo la sua caduta, e nel terzo corrotto e perduto nel suo sorgere dalla caduta, o sulla via della rigenerazione, in
Santificazione e tendenza alla sua ultima perfezione. “Lo studente dell’orientalismo riconoscerà immediatamente nei simboli sulle figure i chakra indù, o centri di forza spirituale, i vari movimenti e aspetti dei quali rivelano la condizione della natura divina interna del discepolo.

Dalla Parola di Dio è stato fabbricato l’universo materiale, e i sette poteri creativi, o suoni vocali – che erano stati portati all’esistenza dalla Parola – divennero i sette Elohim o Divinità dal cui potere e ministero è stato organizzato il mondo inferiore. Occasionalmente la Divinità è simboleggiata da un
occhio, un orecchio, un naso o una bocca. Con il primo, si rappresenta la consapevolezza divina; con il secondo, si rappresenta l’Interesse divino; con il terzo, si rappresenta la vitalità divina; e con il quarto il comando divino.Gli antichi non credevano che la spiritualità rendesse gli uomini retti o razionali, ma piuttosto che la rettitudine e la razionalità rendevano gli uomini spirituali. I Misteri insegnavano che
l’illuminazione spirituale veniva raggiunta solo portando la natura inferiore ad un certo standard di efficienza e purezza. I Misteri furono quindi stabiliti per lo scopo di spiegare la natura dell’uomo secondo certe regole fisse che, quando fedelmente seguite, elevavano la coscienza umana a un punto in cui era capace di conoscere la propria costituzione e il vero scopo dell’esistenza. Questa conoscenza di come
la costituzione multiforme dell’uomo potesse essere rigenerata completamente e rapidamente e` il punto dell’illuminazione spirituale che costituiva la dottrina segreta o esoterica dell’antichità. Alcuni organi e centri apparentemente fisici sono in realtà i veli o guaine di
centri spirituali. Non è mai stato rivelato cosa fossero e come potevano essere spiegati al non rigenerato, perché i filosofi capirono che una volta capito come funzionava un sistema, l’uomo poteva compiere un fine prescritto senza essere qualificato nel modificare e controllare gli effetti prodotti. Per questo motivo venivano imposti lunghi periodi di libertà vigilata, in modo che la conoscenza di come diventare dei potesse restare in possesso solo di coloro che ne erano degni Affinché questa conoscenza non venisse persa, tuttavia, è stata nascosta in allegorie e miti che erano privi di significato per i profani, ma evidente per coloro che conoscevano quella teoria di redenzione personale che fu il fondamento della teologia filosofica.  Il cristianesimo stesso può essere citato come un esempio. L’intero Nuovo Testamento è in realtà una ingegnosa esposizione nascosta dei processi segreti della rigenerazione umana. I personaggi così a lungo considerati come uomini e donne storici erano davvero la personificazione di certi processi che avvengono nel corpo umano quando l’uomo inizia il compito di liberarsi consciamente dalla schiavitù dell’ignoranza e della morte. I vestiti e gli ornamenti presumibilmente indossati dagli dei sono anche delle chiavi, perché l’abbigliamento dei misteri era considerato come sinonimo di forma. Il grado di spiritualità materialità degli organismi era significata dalla qualità, dalla bellezza e dal valore dei capi indossati. Il corpo fisico dell’uomo era considerato la veste della sua natura spirituale;
di conseguenza, più sviluppati erano i suoi poteri super-sostanziali più glorioso era il suo abbigliamento Naturalmente, l’abbigliamento era originariamente indossato come ornamento piuttosto che protezione, e tale pratica prevale ancora tra molti popoli primitivi. I misteri
colsero che gli unici ornamenti duraturi dell’uomo erano le sue virtù e le sue caratteristiche degne; che era vestito dei suoi stessi risultati e adornato dalle sue conquiste. Quindi la veste bianca era un simbolo di purezza, la veste rossa del sacrificio e dell’amore e la veste blu di
altruismo e integrità. Poiché il corpo è reputato la veste dello spirito, deformità morali o mentali erano raffigurate come deformità del corpo. Considerando il corpo dell’uomo come la regola di misurazione dell’universo, i filosofi dichiararono che tutte le cose assomigliano nella costituzione, se non nella forma, al corpo umano. I greci, per
esempio, dichiararono Delphi come l’ombelico della terra, perché il pianeta fisico era stato visto come un gigantesco essere umano contorto nella forma di una palla. In contraddizione con la credenza della cristianità che la terra è una cosa inanimata, i pagani consideravano non solo la terra ma anche tutti i corpi siderali come creature individuali che possiedono intelligenze individuali. Sono anche andati così lontano da vedere i vari regni della Natura come
entità individuali. Il regno animale, ad esempio, era considerato come un unico essere: un composito di tutte le creature che compongono quel regno. Questa bestia prototipica era l’incarnazione del mosaico di tutte le propensioni animali e nella sua natura l’intero mondo animale
esisteva come la specie umana esiste all’interno della costituzione del prototipo Adamo. Allo stesso modo, razze, nazioni, tribù, religioni, stati, comunità e città erano visti come entità composte, ciascuna composta da un numero variabile di singole unità. Ogni comunità ha un’individualità che è la somma degli atteggiamenti individuali
dei suoi abitanti. Ogni religione è un individuo il cui corpo è costituito da una gerarchia e da una vasta schiera di singoli adoratori. L’organizzazione di qualsiasi religione rappresenta il suo corpo fisico, e i suoi singoli membri sono la vita cellulare che compone questo organismo. Di conseguenza, le religioni, le razze e le comunità – come gli individui – passano attraverso le sette età di Shakespeare, in quanto la vita dell’uomo, e` uno standard con cui la perpetuità di tutte le cose sono stimate.

Secondo la dottrina segreta, l’uomo, attraverso il progressivo affinamento dei suoi veicoli e la sempre crescente sensibilità derivante da quella raffinatezza sta gradualmente superando le limitazioni della materia e si sta districando dalla sua spirale mortale. quando l’umanità completera` la sua evoluzione fisica, il guscio vuoto della materialità sara` lasciato alle spalle e utilizzato da altre ondate di vita come pietra miliari verso la loro stessa liberazione. La tendenza alla crescita evolutiva dell’uomo è sempre verso il suo Se` essenziale. Al punto che quando l’uomo si trova in uno stato di materialismo profondo, quindi, e` alla massima distanza dal suo vero Io. Secondogli insegnamenti deli Misteri, non tutta la natura spirituale dell’uomo si incarna nella materia. Lo spirito dell’uomo è schematicamente mostrato come un triangolo equilatero con un punto verso il basso. Questo punto inferiore, che è un terzo della natura spirituale, ma in confronto alla dignità degli altri due è molto meno di un terzo, scende nell’illusione dell’esistenza materiale per un breve spazio di tempo. Quello che non si veste mai della guaina della materia è L’Uomo Ermetico – l’OltreUomo – l’analogo dei Ciclopi o dei demoni guardiani dei Greci, l’angelo di Jakob Böhme e la Superanima di Emerson “, quell’Unità, quella Superanima, entro la quale l’essere particolare di ogni uomo è contenuto e reso unico.” Alla nascita solo un terzo della Divina Natura dell’uomo si dissocia temporaneamente dalla sua stessa immortalità e prende su di sé il sogno della nascita e dell’esistenza fisica, animando con il proprio entusiasmo celestiale un veicolo composto di elementi materiali, legati alla sfera materiale. Alla morte questa parte incarnata si risveglia dal sogno l’esistenza fisica e si ricongiunge ancora una volta con la sua condizione eterna. Questa periodica discesa dello spirito nella materia è definita la ruota della vita e della morte, e i principi coinvolti sono trattati a lungo dai filosofi sotto il tema di
metempsicosi. Con l’iniziazione ai Misteri e un certo processo noto come teologia operativa, questa legge di nascita e morte è trascesa e durante il corso dell’esistenza fisica quella parte dello spirito che è addormentato nella forma è risvegliato senza l’ intervento della morte – l’inevitabile iniziatore – ed è coscientemente riunita all’Anthropos, o sostanza adombrante di se stessa. Questo è allo stesso tempo lo scopo principale e la realizzazione dei Misteri: quell’uomo diventerà consapevole di essere riunito alla fonte divina senza assaggiare la dissoluzione fisica.

Un albero con le sue radici nel cuore sorge dallo Specchio della Divinità attraverso la Sfera dell’Intelligenza per ramificarsi nella Sfera dei Sensi. Le radici e il tronco di questo albero rappresentano la natura divina dell’uomo e può essere chiamato la sua spiritualità; i rami dell’albero sono le parti separate della costituzione divina e possono essere paragonate all’individualità; e le foglie – a causa della loro natura effimera– corrispondono alla personalità, che non partecipa della permanenza della sua fonte divina

Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: La matematica Pitagorica

Per quanto riguarda il significato segreto dei numeri ci sono state molte speculazioni. Sebbene siano state fatte molte scoperte interessanti, si può tranquillamente affermare che con la morte di Pitagora è stata persa la grande chiave di questa scienza. Per quasi 2500 anni i filosofi di tutte le nazioni hanno tentato di svelare la matassa pitagorica, ma apparentemente nessuno ha avuto successo. Nonostante i tentativi fatti per cancellare tutte le registrazioni degli insegnamenti di Pitagora, sono sopravvissuti frammenti che danno indizi ad alcune delle parti più semplici della sua filosofia. I principali segreti non sono mai stati scirtti, ma sono stati comunicati oralmente ad alcuni discepoli scelti. Questi apparentemente non hanno divulgato i loro segreti al profano, il risultato è che quando la morte sigillò le loro labbra gli arcani sono morti con loro.
Alcune delle scuole segrete del mondo oggi sono perpetuazioni degli antichi Misteri, e sebbene sia del tutto possibile che posseggano parte delle originali formule numeriche, non ce ne sono prove nei voluminosi scritti che sono stati pubblicati da questi gruppi negli ultimi cinquecento anni. Questi scritti, mentre spesso discutono di Pitagora, non mostrano alcuna indicazione di una conoscenza più completa delle sue intricate dottrine che gli speculatori greci post-pitagorici avevano, di cui parlavano molto, e scrivevano poco, sapevano poco e celavano la loro ignoranza sotto una serie di misteriosi suggerimenti e promesse. Qui e là si trovano i prodotti letterari delle affermazioni enigmatiche dei primi scrittori che non hanno fatto nessuno sforzo interpretativo. Il seguente esempio è
citato da Plutarco:
“I Pitagorici infatti vanno più lontano di questo, e onorano anche numeri e diagrammi geometrici con i nomi e titoli degli dei. Così chiamano il triangolo equilatero Minerva e Tritogenia, perché può essere equamente diviso in tre perpendicolari disegnati da ciascuno degli angoli. Quindi l’unità che chiamano Apollo, come al numero due hanno apposto il nome di conflitto e audacia, e al tre, giustizia. Perché, come arrecare danno è un estremo da una parte, e soffrire è l’estremo opposto. Allo stesso modo il numero trentasei, e` il loro Tetractys, o quaternione sacro, essendo composto dai primi quattro numeri dispari aggiunti ai primi quattro pari, come è comunemente riportato, sono guardati da loro come il giuramento più solenne che possono prendere e lo chiamano Kosmos “. (Iside e Osiride.)
Precedentemente nello stesso lavoro, Plutarco nota anche: “Per quanto il potere del triangolo sia espressivo della natura di Plutone, Bacco e Marte; e le proprietà del quadrato di Rhea, Venere, Cerere, Vesta e Giunone; il Dodecaedro di Giove; così, come ci e` stato detto da
Eudosso, la figura con cinquantasei angoli esprime la natura di
Tifone. “Plutarco non pretendeva di spiegare il significato interiore dei simboli, ma credeva che la relazione stabilita da Pitagora tra i solidi geometrici e gli dei erano il risultato di immagini che il grande saggio aveva visto nei templi egiziani.

Albert Pike, il grande simbolista massonico, ammise che c’erano molti punti riguardo al quale non poteva garantire alcuna informazione attendibile. Nel suo simbolismo, per il 32 ° e 33 °, ha scritto: “Non capisco perché il 7 dovrebbe essere chiamato Minerva, o il cubo,
Nettuno “. Più avanti aggiunse:” Indubbiamente i nomi dati dai pitagorici ai diversi numeri erano essi stessi enigmatici e simbolici e non c’è dubbio che al tempo di Plutarco i significati che questi nomi celavano erano persi. Pitagora era riuscito fin troppo bene a nascondere i suoi simboli con un velo impenetrabile, senza la sua spiegazione orale”
Questa incertezza condivisa da tutti i veri studenti dell’argomento dimostra in modo conclusivo che e` sconsigliabile fare affermazioni definite fondate sulle indefinite e frammentarie informazioni disponibili sul sistema pitagorico della filosofia matematica.
Il materiale che segue rappresenta uno sforzo per raccogliere alcuni punti salienti dai documenti sparsi conservati da discepoli di Pitagora e altri che da allora hanno abbraciato la sua filosofia.

IL METODO PER CALCOLARE IL POTERE NUMERICO DELLE PAROLE

Il primo passo per ottenere il valore numerico di una parola è calcolarlo nella sua lingua originale. Solo le parole di derivazione greca o ebraica possono essere analizzate con successo con questo metodo, e tutte le parole devono essere scritte nelle loro forme più antiche e complete. Le parole e i nomi dell’Antico Testamento, quindi, devono essere tradotte con caratteri ebraici e le parole del Nuovo Testamento in greco. Due esempi aiuteranno a chiarire questo principio.

Il Demiurgo degli ebrei è chiamato in inglese Jehovah, ma quando si cerca il valore numerico del nome Jehovah è necessario risolvere il nome nelle sue lettere ebraiche. esso
diventa הֹוָה, e viene letto da destra a sinistra. Le lettere ebraiche sono: ה, He; וָ Vau; הֹ, He; e י Yod; e quando invertiti nell’ordine inglese da sinistra a destra, leggi: Yod-He-Vau-He.

Consultando la tabella dei valori delle lettere, si trova che i quattro caratteri di questo nome sacro hanno il seguente significato numerico: Yod equivale a 10. He è uguale a 5, Vau è uguale a 6, e il secondo He è uguale a 5. Pertanto, 10 + 5 + 6 + 5 = 26, un sinonimo di Geova. Se fossero state usate le lettere inglesi, la risposta ovviamente non sarebbe stata corretta. Il secondo esempio è il misterioso panteo gnostico Abraxas. Per questo nome viene utilizzato l’alfabeto greco. Abraxas in greco è ??? α = 1,  β = 2, ρ = 100, α = 1, ξ= 60, α = 1, σ = 200, la somma e` 365, il numero di giorni nell’anno. Questo numero fornisce la chiave del mistero di Abraxas, che è il simbolo dei 365 Æoni, o Spiriti dei giorni, riuniti in una personalità composita. Abraxas è il simbolo di cinque creature, e poiché il cerchio dell’anno consiste in realtà di 360 gradi, ciascuno dei quali emana le divinità sono un quinto di questo potere, o 72, uno dei numeri più sacri del Vecchio Testamento degli ebrei e nel loro sistema Qabbalistico. Questo stesso metodo è usato per trovare il valore numerico dei nomi degli dei e dee dei Greci e degli Ebrei. Tutti i numeri più alti possono essere ridotti a uno dei dieci numeri originali, e il 10 stesso a
1. Pertanto, tutti i gruppi di numeri risultanti dalla traduzione dei nomi delle divinità nei loro equivalenti numerici hanno una base in uno dei primi dieci numeri. Da questo sistema, in cui le cifre vengono sommate insieme, 666 diventa 6 + 6 + 6 o 18 e questo, a sua volta, diventa
1 + 8 o 9. Secondo l’Apocalisse, 144.000 saranno salvati. Questo numero diventa
1 + 4 + 4 + 0 + 0 + 0, che è uguale a 9, dimostrando così che sia la Bestia di Babilonia che il numero dei salvati si riferisce all’uomo stesso, il cui simbolo è il numero 9. Questo sistema può essere usato con successo con valori di lettere sia in greco sia in ebraico.
Il sistema pitagorico originale della filosofia numerica non contiene nulla che giustifichi la pratica ora in voga di cambiare il nome o il cognome dato nella speranza di migliorare il temperamento o la condizione finanziaria alterando le vibrazioni del nome. C’è anche un sistema di calcolo in voga per la lingua inglese, ma la sua accuratezza
è una questione controversa. È relativamente moderno e non ha neanche relazioni al sistema Qabbalistico ebraico o alla procedura greca. L’affermazione fatta da alcuni che è Pitagorico non e` supportata da alcuna prova tangibile, e ci sono molte ragioni per cui tale affermazione è insostenibile. Il fatto che Pitagora usasse 10 come base di calcolo, mentre questo sistema usa 9 – un numero imperfetto – è di per sé quasi conclusivo. Inoltre, la disposizione delle lettere greche ed ebraiche non somiglia abbastanza a quella inglese per consentire l’applicazione delle sequenze numeriche di un linguaggio alle sequenze numeriche dell’altro.

Colonna
1 nomi delle lettere ebraiche.
2 lettere samaritane.
3 lettere ebraiche e caldee.
4 equivalenti numerici delle lettere.
5 lettere maiuscole e minuscole.
6 Le lettere contrassegnate con asterischi sono quelle portate in Grecia dalla Fenicia da Cadmus.
7 Nome delle lettere greche.
8 Equivalenti inglesi più vicini alle lettere ebraichr, greche e samaritane.

Ulteriori sperimentazioni con il sistema può rivelarsi proficuo, ma è senza base nell’antichità. La disposizione delle lettere e dei numeri sono i seguenti:

1 2 3 4 5 6 7 8 9
A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R
S T U V W X Y Z

Le lettere sotto ciascuno dei numeri hanno il valore della figura nella parte superiore della colonna. Così, nella parola Man, M = 4, A = 1, N = 5: un totale di 10. I valori dei numeri sono praticamente gli stessi di quelli dati dal sistema pitagorico.

UNA INTRODUZIONE ALLA TEORIA PITAGORICA DEI NUMERI

(La seguente descrizione della matematica pitagorica è una parafrasi dell’apertura dei capitoli di Teoretic Arithmetic di Thomas Taylor, La più rara e la più importante compilazione di frammenti matematici pitagorici esistenti).

I Pitagorici dichiararono che l’aritmetica era la madre delle scienze matematiche. Questo è provato dal fatto che la geometria, la musica e l’astronomia dipendono da essa, ma essa è indipende da loro. Quindi, la geometria può essere rimossa ma l’aritmetica rimarrà; ma se l’aritmetica viene rimossa, la geometria viene eliminata. Allo stesso modo la musica dipende dall’aritmetica, ma l’eliminazione della musica influenza l’aritmetica solo limitando una delle sue espressioni. I pitagorici dimostrarono anche che l’aritmetica era prima dell’astronomia, in quanto la seconda dipende dalla geometria e dalla musica. La dimensione, la forma e il movimento dei corpi celesti sono determinati dall’uso della geometria; la loro armonia e il ritmo dall’uso della musica. Se l’astronomia viene rimossa, né la geometria né la musica vengono danneggiate; ma se la geometria e la musica vengono eliminate, l’astronomia viene distrutta. La priorità di entrambe geometria e musica per l’astronomia è quindi stabilita. L’aritmetica, tuttavia, è prima di tutto; è primaria e fondamentale.
Pitagora istruì i suoi discepoli che la scienza della matematica è divisa in due parti principali. La prima riguarda la moltitudine, o le parti costitutive di una cosa, e la seconda con la grandezza, o la dimensione relativa o la densità di una cosa. La magnitudine è divisa in due parti: grandezza che è stazionaria e magnitudine che è mobile, il pareggio ha priorità. Anche la moltitudine è divisa in due parti, poiché è legata sia a se stessa sia ad altre cose, la prima relazione ha la priorità.
Pitagora assegnò la scienza dell’aritmetica alla moltitudine legata a se stessa e all’arte della musica alla moltitudine legata ad altre cose. Allo stesso modo la geometria è stata assegnata alla magnitudine fissa e sferica (usata in parte nel senso dell’astronomia) a grandezza mobile.
Sia la moltitudine che la grandezza erano circoscritte dalla circonferenza della mente. Lla teoria atomica ha dimostrato che la dimensione è il risultato del numero, poiché una massa è composta da piccole unita` nonostante i profani pensino sia una singola sostanza semplice.

A causa della condizione frammentaria degli attuali documenti pitagorici, è difficile arrivare a definizioni esatte dei termini. Prima che sia possibile, tuttavia, aprire il soggetto un po ‘di luce deve essere gettata sui significati delle parole numero, monade e uno.
La monade significa (a) il Tutto compreso. I pitagorici chiamavano la monade il ” numero nobile, Padrone degli dei e degli uomini.” La monade significa anche (b) la somma di qualsiasi combinazione di numeri considerati nel loro complesso. Quindi, l’universo è considerato come una monade, ma le singole parti dell’universo (come i pianeti e gli elementi) sono monadi in relazione alle parti di cui sono composti essi stessi, anche se loro, a turno, sono parti della monade maggiore formata dalla loro somma. La monade può anche essere paragonata (c) al seme di un albero che, quando è cresciuto, ha molti rami (i numeri). In altre parole, i numeri sono per la monade cio` che i rami dell’albero sono per il seme dell’albero. Dallo studio della misteriosa monade pitagorica, Leibnitz ha evoluto la sua magnifica teoria degli atomi del mondo – una teoria in perfetto accordo con gli antichi insegnamenti dei Misteri, perché lo stesso Leibnitz era un iniziato di una scuola segreta. Da alcuni pitagorici anche la monade è considerata (d) sinonimo dell’uno.

Numero è il termine applicato a tutti i numeri e alle loro combinazioni. (Un’interpretazione rigorosa del termine numero di alcuni dei Pitagorici esclude 1 e 2.) Pitagora definisce il numero come l’estensione e l’energia delle ragioni spermatiche contenute nella monade. I seguaci di Ippaso dichiararono il numero come il primo modello usato dal Demiurgo nella formazione dell’universo.
L’uno era definito dai platonici come “la somma dei molti”. L’uno differisce dalla monade in quanto il termine monade è usato per designare la somma delle parti considerate come un’unità, mentre uno è il termine applicato a ciascuna delle sue parti integranti.
Ci sono due ordini di numeri: dispari e pari. Perché l’unità, o 1, rimane sempre indivisibile, il numero dispari non può essere diviso in parti uguali. Quindi, 9 è 4 + 1 + 4, l’unità nel centro è indivisibile. Inoltre, se un numero dispari è diviso in due parti, una parte sarà sempre dispari e l’altra pari. Quindi, 9 può essere 5 + 4, 3 + 6, 7 + 2 o 8 + 1. l
Pitagorici consideravano il numero dispari – di cui la monade era il prototipo definito e maschile. Non erano tutti d’accordo, tuttavia, sulla natura dell’unità, o 1. Alcuni lo hanno dichiarato positivo, perché se aggiunto a un numero pari (negativo), esso
produce un numero dispari (positivo). Altri hanno dimostrato che se l’unità viene aggiunta a un numero dispari, quest’ultimo diventa uniforme, rendendo così il maschile femminile. Unità, o 1, quindi, era considerato un numero androgino, partecipando sia degli attributi maschili che degli attributi femminili; di conseguenza e` sia pari che dispari. Per questo motivo i Pitagorici lo definivano equamente-dispari. Era consuetudine tra i pitagorici offrire sacrifici di un numero disuguale di oggetti agli dei superiori, mentre alle dee e agli spiriti sotterranei veniva offerto un numero pari. Qualsiasi numero pari può essere diviso in due parti uguali, che sono sempre o entrambe dispari
o entrambi pari. Quindi, 10 per divisione uguale dà 5 + 5, entrambi numeri dispari. Lo stesso principio è vero se 10 viene diviso in modo non equo. Ad esempio, in 6 + 4, entrambe le parti sono pari; in 7 + 3, entrambe le parti sono dispari; in 8 + 2, entrambe le parti sono di nuovo pari; e in 9 + 1, entrambe le parti sono di nuovo dsipari I Pitagorici consideravano il numero pari di cui la diade era il prototipo -indefiniti e femminili.

I numeri dispari sono divisi da un congegno matematico – chiamato “il setaccio di Eratostene “- in tre classi generali: incompositi, compositi e incompositicompositi.

I numeri incompleti sono quelli che non hanno divisori oltre a se stessi come 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 23, 29, 31, 37, 41, 43, 47 e così via. Per esempio, 7 è divisibile solo per 7.

I numeri composti sono quelli che sono divisibili non solo per se stessi e per l’unità ma anche da qualche altro numero, come 9, 15, 21, 25, 27, 33, 39, 45, 51, 57 e così via. Ad esempio, 21 è divisibile non solo per sé e per unità, ma anche per 3 e per 7. I numeri compositi incompositi sono quelli che non hanno divisori comuni, sebbene
ognuno di esso possa essere divisibile, come 9 e 25. Ad esempio, 9 è divisibile per 3 e 25 per 5, ma nessuno dei due è divisibile per il divisore dell’altro; quindi non hanno un comune divisore. Poiché hanno divisori individuali, sono chiamati compositi; E poiche` non hanno divisori comuni, sono chiamati compositi. Di conseguenza, il termine
incomposito-composito è stato creato per descrivere le loro proprietà.
Anche i numeri sono divisi in tre classi: pari-pari pari-dispari e dispari-dispari. I numeri pari pari sono tutti in rapporto doppio rispetto all’unità; quindi: 1, 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256, 512 e 1.024. La prova del perfetto numero pari-pari è che può essere dimezzato e le due metà possono essere nuovamente dimezzate, come 1/2 di 64 = 32; 1/2 di 32 = 16; 1/2 di 16 = 8; 1/2 di 8 = 4; 1/2 di 4 = 2; 1/2 di 2 = 1; oltre l’unità è impossibile andare. I numeri pari-pari possiedono alcune proprietà uniche. La somma di qualsiasi numero tranne l’ultimo termine è sempre uguale all’ultimo termine meno uno. Ad esempio: la somma
del primo e del secondo termine (1 + 2) è uguale al terzo termine (4) meno uno; o, la somma dei termini primo, secondo, terzo e quarto (1 + 2 + 4 + 8) corrispondono al quinto termine (16) meno uno.
In una serie di numeri pari pari, il primo moltiplicato per l’ultimo è uguale all’ultimo, il secondo moltiplicato per il secondo dall’ultimo equivale all’ultimo, e così via. Ad esempio: 1, 2, 4, 8, 16 è una serie dispari. Il primo numero (1) moltiplicato per l’ultimo numero (16) è uguale all’ultimo numero (16). Il secondo numero (2) moltiplicato per il secondo dall’ultimo numero (8) è uguale all’ultimo numero (16). Essendo una serie dispari, il 4 è rimasto al centro, e questo moltiplicato da solo eguaglia l’ultimo numero (16).

I numeri pari dispari sono quelli che, quando sono dimezzati, non sono in grado di dividersi ulteriormente Si formano prendendo i numeri dispari in ordine sequenziale e moltiplicandoli per 2. Con questo processo i numeri dispari 1, 3, 5, 7, 9, 11 producono i
numeri pari dispari, 2, 6, 10, 14, 18, 22. Quindi, ogni quarto numero è pari dispari. Ognuno dei numeri pari dispari possono essere divisi una volta, come 2, che diventa 1 e non può
essere diviso ulteriormente; o 6, che diventa 3 e non può essere ulteriormente diviso. Un’altra particolarità dei numeri pari dispari è che se il divisore è dispari, il quoziente è sempre pari e se il divisore è pari il quoziente è sempre dispari. Ad esempio: se 18 viene diviso per 2 (un divisore pari) il quoziente è 9 (un numero dispari); se 18 essere diviso per 3 (un divisore dispari) il quoziente è 6 (un numero pari).

Questo setaccio è un dispositivo matematico originato da Eratostene circa nel 230 a.C. con lo scopo di segregare i numeri dispari compositi e incompositi. Il suo uso è estremamente semplice. Tutti i numeri dispari vengono prima ordinati nel loro ordine naturale come mostrato nel secondo pannello dal basso. Si vedrà quindi che ogni terzo numero (iniziando con 3) è divisibile per 3, ogni quinto numero (iniziando con 5;) è divisibile per 5, ogni settimo numero
(iniziando con 7) è divisibile per 7, ogni nono numero (iniziando con 9) è divisibile per 9, ogni undicesimo numero (iniziando con 11) è divisibile per 11, e così via fino all’infinito. Questo sistema finalmente elimina ciò che i Pitagorici chiamavano i numeri “incompositi”, o quelli che non avevano divisori oltre a se stessi  e all’unità. Questi si troveranno nel pannello più in basso. Nella sua Storia della matematica, David Eugene Smith afferma che Eratostene era uno dei più grandi studiosi di Alessandria ed è stato chiamato dai suoi ammiratori “il secondo Platone”. Eratostene è stato educato ad Atene, ed è rinomato non solo per il suo setaccio ma per aver calcolato, con un metodo molto ingegnoso, la circonferenza e il diametro della terra. La sua stima del diametro della terra era solo 50 miglia in meno rispetto al diametro accettato dagli scienziati moderni. Questo e altri risultati matematici di Eratostene sono prove indiscutibili che nel terzo secolo prima di Cristo i Greci non solo sapevano che la terra doveva essere sferica ma potevano anche approssimare, con incredibile accuratezza, le sue dimensioni reali e la distanza da entrambi
il sole e la luna. Aristarco di Samo, un altro grande astronomo e matematico greco, che visse circa nel 250 a.C., stabili` per deduzione filosofica e alcuni semplici strumenti scientifici che la terra ruotava attorno al sole. Mentre Copernico in realtà credeva di essere lo scopritore di questo fatto riaffermò semplicemente le scoperte avanzate da Aristarco settecento anni prima.

I numeri pari-dispari sono anche notevoli in quanto ogni termine è la metà della somma dei termini su entrambi i lati. Per esempio 10 è la metà della somma di 6 e 14; 18 è la metà della somma di 14 e 22;
e 6 è la metà della somma di 2 e 10. I numeri dispari dispari, sono un compromesso tra i pari pari e i pari dispari. A differenza dei pari, non possono essere ridimensionati a metà unità; e diversamente dai pari dispari, sono capaci di più di una divisione dimezzando.
I numeri stranamente dispari si formano moltiplicando i numeri pari pari a 2 o a i numeri dispari sopra l’uno. I numeri dispari sopra uno sono 3, 5, 7, 9, 11 e così via. I numeri pari pari a 2 sono 4, 8, 16, 32, 64 e via cosi`. Il primo numero dispari della serie (3) moltiplicato per 4 (il primo numero pari pari della serie) dà 12, il primo numero dispari dispari. Moltiplicando 5, 7, 9, 11 e così via, per 4, si ottengono numeri dispari dispari  Un esempio del dimezzamento dei numeri dsipari dispari è il seguente: 1/2 di 12 = 6; 1/2 di 6 = 3, che non può essere dimezzato ulteriormente perché i Pitagorici non dividono l’unità.

I numeri pari sono divisi in tre altre classi: superperfetto, carente e
perfetto.
I numeri superperfetti o sovrabbondanti sono tali perche` la somma delle loro parti frazionarie e` più grande di loro Ad esempio: 1/2 di 24 = 12; 1/4 = 6; 1/3 = 8; 1/6 = 4; 1/12 = 2;
e 1/24 = 1. La somma di queste parti (12 + 6 + 8 + 4 + 2 + 1) è 33, che è superiore a 24, il numero originale I numeri carenti sono tali perche` la somma delle loro parti frazionarie e` inferiore a se stessi.
Ad esempio: 1/2 di 14 = 7; 1/7 = 2; e 1/14 = 1. La somma di queste parti (7 + 2 + 1) è 10, che è inferiore a 14, il numero originale.
I numeri perfetti sono tali perche` la somma delle loro parti frazionarie e` uguale a se stessi. Ad esempio: 1/2 di 28 = 14; 1/4 = 7; 1/7 = 4; 1/14 = 2; e 1/28 = 1. La somma di queste parti (14 + 7 + 4 + 2 + 1) è uguale a 28. I numeri perfetti sono estremamente rari. Ce ne e` solo uno tra 1 e 10, cioè 6; uno tra 10 e 100, vale a dire 28; uno tra 100 e 1.000, vale a dire 496; e uno tra 1.000 e 10.000, vale a dire 8.128. I numeri perfetti si trovano grazie alla seguente regola: il primo numero della serie di numeri pari pari (1, 2, 4, 8, 16, 32,
e così via) viene aggiunto al secondo numero della serie, e se ne risulta un numero incompleto viene moltiplicato per l’ultimo numero della serie di numeri pari pari di cui la somma lo ha prodotto. Il prodotto è il primo numero perfetto. Ad esempio: il primo e il secondo, numero sono 1 e 2. La loro somma è 3, un numero incompleto. 3 viene quindi
moltiplicato per 2, l’ultimo numero della serie di numeri pari pari utilizzati per produrlo,
il prodotto è 6, il primo numero perfetto. Se l’aggiunta dei numeri pari pari non da come risultato un numero incompleto, deve essere il successivo numero pari pari della serie deve essere  aggiunto fino a quando non si ottiene un numero incompleto. Il secondo numero perfetto si trova nel seguente modo: la somma dei numeri pari pari 1, 2 e 4 è 7, un numero incompleto. Se 7 viene moltiplicato per 4 (l’ultimo della serie di numeri pari pari utilizzati per
produrlo) il prodotto è 28, il secondo numero perfetto. Questo metodo di calcolo può essere utilizzato all’infinito.
I numeri perfetti moltiplicati per 2 producono numeri sovrabbondanti e quando divisi per 2 producono numeri carenti.
I Pitagorici svilupparono la loro filosofia dalla scienza dei numeri. La seguente citazione di Aritmetica Teoretica è un eccellente esempio di questa pratica:
“I numeri perfetti, quindi, sono belle immagini delle virtù che sono punti medi tra eccesso e difetto, e non sono somme, come lo erano per alcuni degli antichi. E il male è in effetti contrario al male, ma entrambi si oppongono a un bene. Il Bene, tuttavia, non si oppone mai al bene, ma a due mali allo stesso tempo.

LA TABELLA DEI DIECI NUMERI

(Il seguente schema dei numeri pitagorici è una parafrasi degli scritti di
Nicomaco, Teone di Smirne, Proclo, Porfido, Plutarco, Clemente di Alessandria, Aristotele e altre autorità).

Monade – 1 – è così chiamato perché rimane sempre nella stessa condizione – cioè, separato dalla moltitudine. I suoi attributi sono i seguenti: Si chiama mente, perché la mente è stabile e ha la preminenza; ermafrodita, perché è sia maschio che femmina; dispari e pari, Dio, perché è l’inizio e la fine di tutto, ma esso stesso non ha né inizio né fine; bene, poiché tale è la natura di Dio; il ricettacolo della materia, perché produce la diade, che
è essenzialmente materiale.

Dai pitagorici la monade era chiamata caos, oscurità, voragine, Tartaro, Stige, abisso, Lethe, Atlante, Asse, Morpho (un nome per Venere), e Torre o Trono di Giove, a causa del grande potere che dimora nel centro dell’universo e controlla il movimento circolare dei piani. Viene anche chiamata Monade la ragione germinale, perché è l’origine di tutti i pensieri nell’universo. Altri nomi dati ad essa erano:
Apollo, a causa della sua relazione con il sole; Prometeo, perché ha portato l’uomo alla luce; Pyralios, ovvero una cosa che esiste nel fuoco; genitore, perché senza di essa nessun numero può esistere; sostanza, perché la sostanza è primaria; causa della verità; e costituzione della sinfonia. Tra maggiore e minore la monade è uguale; tra intenzione e remissione è centrale; nella moltitudine e` significato; e nel tempo è l’adesso, perché l’eternità non conosce né passato né futuro. Si chiama Giove, perché è Padre e capo degli dei; Vesta,
il fuoco della casa, perché si trova nel mezzo dell’universo e rimane lì inclinato a nessun lato come un punto in un cerchio; forma, perché circoscrive, comprende e termina; amore, concordia e pietà, perché è indivisibile. Altri nomi simbolici per la monade sono la nave, il carro, Proteo (un dio capace di cambiare la sua forma), Mnemosyne e Polyonymous (con molti nomi).

I seguenti nomi simbolici sono stati dati alla diade – 2 – perché è stato diviso, ed è piuttosto la somma di due; e quando ce ne sono due, ognuno si oppone all’altro: genio, male, oscurità, disuguaglianza,
instabilità, mobilità, audacia, fortezza, contesa, materia, dissomiglianza, divisione tra moltitudine e monade, difetto, mancanza di forma, indefinitezza, indeterminatezza, armonia, tolleranza, radice, Phanes, opinione, fallacia, alterità, diffidenza, impulso, morte, movimento,
generazione, mutazione, divisione, longitudine, aumento, composizione, comunione, sfortuna, sostentamento, imposizione, matrimonio, anima e scienza.

Nel suo libro, Numbers, W. Wynn Westcott dice della diade: “si chiamava Audacia, in quanto e` stato il primo numero a separarsi dal Divino. Come la monade è il padre, la diade è la madre; quindi, la diade ha alcuni punti in comune con le dee Iside, Rea (madre di Giove), Frigia, Lidia, Dindymene (Cibele) e Cerere; Erato (una delle
le Muse); Diana, perché la luna è biforcuta; Dictynna, Venere, Dione, Cytherea; Giunone, perché lei è sia moglie che sorella di Giove; e Maia, la madre di Mercurio. Mentre la monade è il simbolo della saggezza, la diade è il simbolo dell’ignoranza, perché in essa esiste il senso di
separazione – questo senso è l’inizio dell’ignoranza. La diade tuttavia, è anche la madre della saggezza, perché l’ignoranza – fuori dalla natura di se stessa – genera invariabilmente la saggezza.

I Pitagorici riverivano la monade ma disprezzavano la diade, perché era il simbolo della polarità. Dal potere della diade fu creato in contraddizione con i cieli l’abisso. L’abisso rispecchiava il cielo
e divenne il simbolo dell’illusione, poiché il sottostante era semplicemente un riflesso di quanto sopra. Il sotto era chiamato maya, l’illusione, il mare, il Grande Vuoto, e per simbolizzarlo i Magi di Persia utilizzavano specchi. Dalla diade sorsero dispute e contese, fino a portare la monade tra la diade, l’equilibrio fu ristabilito dal Salvatore-Dio, che prese su di Sé la forma di un numero e fu crocifisso tra due ladri per i peccati degli uomini.

La triade – 3 – è il primo numero effettivamente dispari (non sempre si considera la monade un numero). È il primo equilibrio delle unità; perciò Pitagora disse che Apollo diede oracoli da un treppiede e consigliò l’offerta di libagione tre volte. Le parole chiave per le qualità della triade sono amicizia, pace, giustizia, prudenza, pietà, temperanza e virtù. Le seguenti divinità condividono i principi della triade: Saturno (reggente del tempo), Latona, Cornucopiæ, Ophion (il grande serpente), Teti, Ecate, Polyhymnia (una musa), Plutone, Tritone, Tritogenia, Acheloo, Volti, Furie e Grazie. Questo numero è chiamato
saggezza, perché gli uomini organizzano il presente, prevedono il futuro e traggono beneficio dalle esperienze del digiuno. esso
è causa di saggezza e comprensione. La triade è il numero delle conoscenze: musica, geometria e astronomia e la scienza dei celesti e dei terrestri. Pitagora insegnò che il cubo di questo numero aveva il potere del cerchio lunare. La sacralità della triade e il suo simbolo – il triangolo – derivano dal fatto che è composta dalla monade e dalla diade. La monade è il simbolo del Padre divino e la diade della Grande Madre. La triade di questi due è quindi androgina ed è simbolica del fatto che Dio ha dato alla luce i suoi mondi, che nel suo aspetto creativo sono sempre simbolizzati dal triangolo. La monade
attraversando la diade era così capace di diventare il genitore della progenie, poiché la diade era il grembo di Meru, all’interno del quale il mondo è stato incubato e all’interno del quale esiste ancora in embrione.

Il tetrado – 4 – era stimato dai Pitagorici come il numero primigenio, la radice di tutte le cose, la fontana della natura e il numero più perfetto. Tutte le tetradi sono intellettuali; hanno un ordine crescente e circondano il mondo mentre l’Empyreum lo attraversa. Perché i pitagorici hanno espresso Dio come un tetrado è spiegato in un discorso sacro attribuito a Pitagora, in cui Dio è chiamato il numero dei numeri.
Questo perché il 10, è composto da 1, 2, 3 e 4. Il numero 4 è simbolico di Dio perché è simbolico dei primi quattro numeri. Inoltre, la tetrade è il centro della settimana, essendo a metà strada tra 1 e 7. La tetrade è anche il primo solido geometrico. Pitagora sosteneva che l’anima dell’uomo consiste in un tetrado, i quattro poteri dell’anima essendo mente, scienza, opinione e senso. Il tetrado collega tutti gli esseri, gli elementi, i numeri e le stagioni; È la causa e il creatore di tutte le cose, il Dio intelligibile, autore del bene celeste e sensibile, Plutarco  interpreta questo tetraedo, dicendo che era chiamato anche il mondo, in quanto 36, era composto dai primi quattro numeri dispari aggiunti ai primi quattro numeri pari quindi:

1 + 3 +5 +7 = 16
2 + 4 + 6 + 8 = 20
36

Le parole date alla tetrade sono impetuosità, forza, virilità, due madri e il custode delle chiavi della natura, perché la costituzione universale non può farne a meno. È anche chiamato armonia e la prima profondità. Le seguenti divinità appartenevano alla natura della tetrade: Ercole, Mercurio, Vulcano, Bacco, e Urania (una delle Muse).
La triade rappresenta i colori primari e i pianeti principali, mentre la tetrade rappresenta i colori secondari e i pianeti minori. Dal primo triangolo escono i sette spiriti, simboleggiati da un triangolo
e un quadrato. Questi formano insieme il grembiule massonico.

La pentade – 5 – è l’unione di un numero pari e uno dispari (3 e 2). Tra i greci, il pentagramma era un simbolo sacro di luce, salute e vitalità. Simboleggiava anche il quinto elemento – l’etere – perché è
libero dai disturbi dei quattro elementi inferiori. Si chiama equilibrio, perché divide il perfetto numero 10 in due parti uguali.
La pentade è un simbolo della natura, poiché, moltiplicato per se stesso, ritorna in se stesso, proprio come i chicchi di grano,
partendo dalla forma del seme, passando attraverso i processi della Natura riproducono il seme del grano come forma definitiva della propria crescita. Altri numeri moltiplicati da soli producono altri numeri, ma solo 5 e 6 moltiplicati da soli rappresentano e mantengono il loro numero originale come l’ultima cifra dei loro
prodotti. La pentade rappresenta tutti gli esseri superiori e inferiori. A volte viene indicato come il gerofante, o il prete dei Misteri, a causa della sua connessione con gli eteri spirituali, per mezzo dei quali viene raggiunto lo sviluppo mistico. Le parole chiave della pentade sono la riconciliazione, l’alternanza, il matrimonio, l’immortalità, la cordialità, la provvidenza e il suono. Tra le divinità che parteciparono alla natura della pentade erano Pallade, Nemesi, Bubastia (Bast), Venere, Androginia, Cytherea e i messaggeri di Giove. La tetrade (gli elementi) più la monade sono uguali alla pentade. I pitagorici insegnarono che gli elementi di terra, fuoco, aria e acqua erano permeati da una sostanza chiamata etere, la base della vitalità e della vita.
Pertanto, hanno scelto la stella a cinque punte, o pentagramma, come simbolo di vitalità, salute e compenetrazione. Era consuetudine per i filosofi nascondere l’elemento della terra sotto il simbolo di un drago, e molti degli eroi dell’antichità fu detto di uccidere il drago. Quindi, hanno fatto scorrere la loro spada (la monade) nel corpo del drago (la tetrade). Ciò ha portato alla formazione della pentade, un simbolo
della vittoria della natura spirituale sulla natura materiale. I quattro elementi sono simboleggiati all’inizio degli scritti biblici come i quattro fiumi che si scorrono dal Giardino dell’Eden. Gli elementi stessi sono sotto il controllo dei Cherubini compositi di Ezechiele.

I Pitagorici sostenevano che l’esadec 6 – rappresentasse, come concepì Clemente di Alessandria, la creazione del mondo secondo sia i profeti che gli antichi Misteri. Fu chiamata dai Pitagorici la perfezione di tutte le parti. Questo numero era particolarmente sacro per Orfeo, e anche per Destino, Lachesi, e la Musa, Thalia. Si chiamava la forma delle forme, l’articolazione dell’universo e il creatore dell’anima.
Tra i greci, l’armonia e l’anima erano considerate simili in natura, perché tutte le anime sono in uno stato armonico. L’esade è anche il simbolo del matrimonio, perché è formato dall’unione di due triangoli, uno maschile e l’altro femminile. Tra le parole chiave date all’esadade sono: il tempo, perché è la misura di durata; panacea, perché la salute è l’equilibrio, e l’esade è un numero equilibrato; il mondo, perché
il mondo, come l’esade, è spesso visto come composto da contrari per creare armonia; omnisufficiente, perché le sue parti sono sufficienti per la totalità (3 + 2 + 1 = 6); intrattabile, perché contiene gli elementi di immortalità.

Dai pitagorici l’eptabta – 7 – era chiamata “degna di venerazione”. Era considerato il numero della religione, perché l’uomo è controllato da sette spiriti celesti ai quali fa offerte.
E’ stato chiamato il numero della vita, perché si credeva che le creature umane nate nel settimo mese di gestazione di solito vivevano, mentre quelle nate nell’ottavo mese spesso morivano. Un autore lo ha definito la Vergine senza madre, Minerva, perché non era nata da una madre ma dalla corona, o dalla testa del Padre, la monade. Le parole chiave dell’eptade sono fortuna, occasione, custodia, controllo, governo, giudizio, sogni, voci, suoni e ciò che porta tutte le cose alla loro fine. Divinità i cui attributi sono stati espressi dall’eptade sono state, Osiride, Marte e Cleo (una delle Muse). Tra molte nazioni antiche l’eptade è un numero sacro. Gli Elohim degli ebrei erano presumibilmente sette in numero. Erano gli Spiriti dell’Alba, più comunemente conosciuti come gli Arcangeli che controllavano
i pianeti. I sette Arcangeli, con i tre spiriti che controllano il sole nel suo triplice aspetto, costituiscono il 10, la sacra decadenza pitagorica. Le misteriose tetradi pitagoricHe, o quattro file di i punti, da 1 a 4, erano simbolici delle fasi della creazione. La grande verità pitagorica che tutte le cose nella Natura sono rigenerate attraverso la decadi, o 10, sono sottilmente preservate nella Massoneria attraverso queste
strette di mano effettuate dall’unione di 10 dita, cinque sulla mano di ogni persona.
Il 3 (spirito, mente e anima) scende nel 4 (il mondo), la somma è il 7 o la natura mistica dell’uomo, costituito da un triplice corpo spirituale e una quadruplice forma materiale. Questi sono simboleggiati dal
cubo, che ha sei superfici e un misterioso settimo punto all’interno. Le sei superfici sono le direzioni: nord, est, sud, ovest, su e giù; oppure, anteriore, posteriore, destra, sinistra, sopra e sotto; o ancora, terra, fuoco, aria, acqua, spirito e materia. Nel mezzo di questi si trova l’1, che è la figura retta dell’uomo, dalla quale il centro nel cubo irradia sei piramidi. Da questo deriva il grande assioma occulto: “Il centro è il padre delle direzioni, delle dimensioni e delle distanze. “L’eptade è il numero della legge, perché è il numero dei creatori della legge cosmica, i Sette  Spiriti dinanzi al trono.

L’ogdoade – 8 – era sacro perché era il numero del primo cubo, la cui forma aveva otto angoli, e era l’unico numero uniformemente pari a 10 (1-2-4-8-4-2-1). Quindi, l’8 è diviso in due 4, ciascuno 4 è
diviso in due 2, e ogni 2 è diviso in due 1, ristabilendo così la monade. Tra le parole chiave dell’ogdoade sono amore, consiglio, prudenza, legge e convenienza. Tra le divinità che partecipano della sua natura erano Panarmonia, Rea, Cibele, Cadmæa, Dindymene, Orcia, Nettuno, Themis ed Euterpe. L’ogdoade era un numero misterioso associato ai Misteri Eleusini di Grecia e ai Cabiri. esso era chiamato il piccolo numero sacro. Deriva la sua forma in parte dai serpenti contorti sul Caduceo di Ermes e in parte dal movimento a serpentina dei corpi celesti; forse anche dai nodi della luna.

L’enneade – 9 – era il primo quadrato di un numero dispari (3×3). Era associato al fallimento e alla mancanza perché mancava il numero perfetto 10 di una unita`. Veniva chiamato il numero dell’uomo, a causa dei nove mesi della sua vita embrionale. Tra le sue parole chiave ci sono l’oceano e l’orizzonte, perché per gli antichi questi erano sconfinati. L’enneade è il numero illimitato perché non c’è niente al di là di esso ma l’infinito 10. Si chiamava confine e limite, perché raccoglieva tutti i numeri in sé. Si chiamava la sfera dell’aria, perché circondava i numeri come l’aria circonda la terra, tra gli dei e
le dee che partecipavano più o meno alla sua natura erano Prometeo, Vulcano, Giunone, la sorella e moglie di Giove, Pæan e Aglaia, Tritogenia, Curete, Proserpina, Iperione e Terpsichore (una Musa). Il 9 era considerato malvagio, perché era un 6 invertito Secondo i Misteri Eleusini, era il numero delle sfere attraverso le quali la coscienza è passata alla nascita. Per via della sua somiglianza con lo spermatozoo, il 9 è stato associato alla vita germinale.

La decade – 10 – secondo i Pitagorici, è il più grande dei numeri, perché comprende tutte le proporzioni aritmetiche e armoniche. Decade fu chiamato sia il cielo che il mondo, perché il primo include il secondo. Essendo un numero perfetto, la decade è stata applicata dai Pitagorici a quelle cose relative all’età, al potere, alla fede, alla necessità, e al potere della memoria. Era anche chiamato senza vita, perché, come Dio, era instancabile. I Pitagorici dividevano i corpi celesti in dieci ordini. Hanno anche affermato che la decade ha perfezionato tutti i numeri e compreso in sé la natura di dispari e pari.
Hanno associato il suo potere con le seguenti divinità: Atlas, Urania, Mnemosyne, il Sole, Phanes e l’Unico Dio.
Il sistema decimale può probabilmente essere fatto risalire al tempo in cui era consuetudine fare i conti con le dita, questi sono tra i più primitivi dispositivi di calcolo e ancora in uso tra molti popoli arborigeni.

 

Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: La vita e la filosofia di Pitagora

MENTRE Mnesarchus, il padre di Pitagora, si trovava nella città di Delfi per questioni appartenenti alla sua attività di commerciante, lui e sua moglie, Parthenis, decisero di consultare l’oracolo di Delfi chiedendo se il il loro viaggio di ritorno in Siria sarebbe stato favorevole.
Quando la Pitonessa (la profetessa di Apollo) si sedette sul treppiede dorato sopra la bocca spalancata dell’oracolo, non rispose alle domande che avevano chiesto, ma comunico` a Mnesarchus che sua moglie era incinta e che avrebbe dato alla luce un figlio che era
destinato a superare tutti gli uomini in bellezza e saggezza, e che nel corso della sua vita avrebbe contribuito fortemente al beneficio dell’umanità. Mnesarchus era così profondamente impressionato dalla profezia che cambio` il nome di sua moglie in Pythasis, in onore della Sacerdotessa pitica. Quando il bambino nacque a Sidone, in Fenicia, fu – come l’oracolo aveva detto – un maschio. Mnesarchus e Pythasis chiamarono il bambino Pitagora, perché credevano
che era stato predestinato dall’oracolo. Molte strane leggende sono state conservate riguardo alla nascita di Pitagora. Alcuni
sostengono che non era un uomo mortale: che era uno degli dei che aveva preso un corpo umano per consentirgli di venire nel mondo e istruire la razza umana. Pitagora era uno dei tanti saggi e salvatori dell’antichità caratterizzati da una immacolata concezione. Nella sua Anacalypsis, Godfrey Higgins scrive: “La prima circostanza che colpisce riguardo la storia di Pitagora e` che il saggio e Gesu` nacquero quasi nello stesso paese; il primo nacque a Sidone, il secondo a Betlemme, entrambi in Siria. Il padre di Pitagora, così come il padre di Gesù, fu profeticamente informato che sua moglie era incinta, e che il figlio sarebbe stato un benefattore all’umanità. Nacquero entrambi quando le loro mamme erano in viaggio,
Giuseppe e sua moglie andarono a Betlemme per pagare le tasse, e il padre di Pitagora aveva viaggiato da Samo, la sua residenza, a Sidone, a causa di preoccupazioni riguardo i suoi commerci. Pythais [Pythasis], la madre di Pitagora, aveva una connessione con un Spettro apolloniale, o fantasma, del Dio Apollo, o Dio Sol, (ovviamente questo era uno “spettro santo”, e da qui abbiamo lo Spirito Santo) che in seguito apparve al marito, e gli disse che non doveva avere alcun rapporto con sua moglie durante la sua gravidanza – una storia evidentemente identica a quella relativa a Giuseppe e Maria. Per queste circostanze particolari, Pitagora era conosciuto con lo stesso titolo di Gesù, cioè il figlio di Dio; e le moltitudini credettero che fosse sotto l’influenza dello spirito Divino.”

Questo famoso filosofo nacque tra il 600 e il 590 a.C. e la durata della sua vita è stata stimata in circa cento anni. Gli insegnamenti di Pitagora indicano che egli era completamente a conoscenza dei precetti dell’esoterismo orientale e occidentale. Ha viaggiato tra gli ebrei ed è stato istruito dai rabbini sulle tradizioni segrete di Mosè, il legislatore di Israele. Più tardi la scuola degli Esseni fu costituita principalmente allo scopo di interpretare i Simboli pitagorici. Pitagora fu iniziato nei misteri egiziani, babilonesi e caldei. Sebbene alcuni credano che fosse un discepolo di Zoroastro, è dubbio che il suo istruttore fosse il Dio-uomo ora venerato dai Parsi. Mentre i resoconti dei suoi viaggi sono diversi, gli storici concordano sul fatto che abbia visitato molti paesi e studiato presso molti maestri. “Dopo aver acquisito tutto ciò che era possibile, imparato la filosofia greca e, presumibilmente, dopo essere diventato un iniziato nei misteri eleusini, è andato in Egitto, e dopo molti rifiuti, alla fine riuscì a ottenere l’iniziazione nei Misteri di Iside, per mano dei sacerdoti di Tebe. Allora questo intrepido “falegname” ha proseguito la sua strada verso la Fenicia e la Siria dove gli vennero conferiti i Misteri di Adone, e attraversando la valle dell’Eufrate, si fermò a lungo per diventare un esperto nella tradizione segreta dei Caldei. Alla fine, intraprese la sua piu` grande avventura attraverso Media e Persia in Hindustan
dove rimase diversi anni come allievo e iniziato dei dotti bramini di
Elephanta ed Ellora. “(Vedi Massoneria antica, di Frank C. Higgins, 32 °.) Lo stesso autore aggiunge che il nome di Pitagora è ancora conservato negli annali dei Brahmani come Yavancharya, il maestro ionico. Si dice che Pitagora sia stato il primo uomo a definirsi un filosofo; infatti, il mondo è in debito con lui per la parola filosofo. Prima di quel tempo gli uomini di cultura si chiamavano saggi, che è stato interpretato nel senso di coloro che sanno. Pitagora era più modesto. Ha coniato la parola filosofo, che ha definito come colui che è alla ricerca della conoscienza
Dopo essere tornato dalle sue peregrinazioni, Pitagora istituì una scuola, o come è stata a volte chiamata, un’università, a Crotone, una colonia dorica nel sud Italia. Al suo arrivo a Crotone fu considerato come un estraneo, ma dopo poco tempo quelli che ricoprivano posizioni di potere nelle colonie circostanti cercavano il suo consiglio in questioni di grande importanza. Riuni`intorno a sé un piccolo gruppo di discepoli sinceri che istruì nella saggezza segreta che gli era stata rivelata, e anche nei fondamenti della matematica occulta, della musica e dell’astronomia, che considerava la base triangolare di tutte le arti e scienze. Quando aveva circa sessant’anni, Pitagora sposò una delle sue discepole generando sette bambini. Sua moglie era una donna straordinariamente capace, che non solo lo ispirò durante gli anni della sua vita, ma dopo il suo assassinio continuò aiuto` a
promulgare le sue dottrine. Come spesso accade nel caso del genio, Pitagora con la sua franchezza si creo` inimicizia politica e personale. Tra coloro che arrivarono per l’iniziazione ci fu una persona che Pitagora non accetto`, il quale era deciso a distruggere sia l’uomo che la sua filosofia. Per mezzo di falsa propaganda, questo smacco porto` le persone comuni ad antagonizzare contro il filosofo. Senza preavviso, una banda di assassini discese sul piccolo gruppo di edifici dove il grande maestro e i suoi discepoli dimoravano, bruciarono le strutture e uccisero Pitagora. I resoconti della morte del filosofo non sono d’accordo. Alcuni dicono che è stato ucciso con i suoi discepoli; altri che, fuggendo da Crotone con una piccola banda di seguaci, venne bloccato e bruciato vivo dai suoi nemici in una casetta dove la banda aveva deciso di riposare per la notte Un altro account afferma che, trovandosi intrappolati nella struttura ardente, i discepoli si gettarono tra le fiamme, facendo di loro stessi un ponte sul quale Pitagora fuggì, solo per morire di crepacuore in breve tempo come risultato del lutto per l’apparente infruttuosità dei suoi sforzi di servire
e illuminare l’umanità.
I suoi discepoli sopravvissuti tentarono di perpetuare le sue dottrine, ma furono perseguitati e molto poco rimane oggi come testimonianza della grandezza di questo filosofo. Si dice che i discepoli di Pitagora non si rivolgessero mai a lui o si riferissero a lui con il suo nome, ma sempre come Maestro. Questo potrebbe derivare dal fatto ché si credeva che il nome Pitagora fosse costituito da un certo numero
di lettere appositamente disposte con grande significato sacro. La rivista Word ha stampato un articolo di T. R. Prater, mostrando che Pitagora ha iniziato i suoi candidati per mezzo di una certa formula celata dentro le lettere del suo nome.

Durante la sua gioventù, Pitagora fu un discepolo di Fecalve ed Ermodama, e mentre era adolescente divenne famoso per la chiarezza dei suoi concetti filosofici. Era alto 190 cm; il suo corpo era
perfettamente formato come quello di Apollo. Pitagora era la personificazione della maestà e del potere, e nella sua presenza ci si sentiva umili e impauriti. Man mano che cresceva, il suo potere fisico aumentava piuttosto che calare, così che mentre si avvicinava ai 100 anni era in realtà nel fiore degli anni. L’influenza di questa grande anima su quelli che lo circondavano era tale che una parola di lode da parte di Pitagora riempiva i suoi discepoli di estasi, mentre uno si suicido` perché il Maestro è diventato momentaneamente irritato per qualcosa di cui era inccolpato. Pitagora fu così impressionato da questa tragedia che non parlò mai in modo scortese con nessuno.

Questo potrebbe spiegare perché la parola Pitagora era così altamente riverita`.Dopo la morte di Pitagora, la sua scuola si disintegrò gradualmente, ma quelli che lo avevano beneficiato dai suoi insegnamenti celebrarono la memoria del grande filosofo, come durante la sua vita
avevano riverito l’uomo stesso. Col passare del tempo, Pitagora venne considerato come un dio piuttosto che un uomo, e i suoi discepoli dispersi erano legati insieme dalla loro ammirazione comune per il genio trascendente del loro insegnante. Edouard Schure, nel suo
Pitagora e i misteri delfici, riferisce il seguente episodio come illustrativo del legame di comunione che unisce i membri della Scuola Pitagorica:
“Uno di loro che era caduto in malattia e povertà è stato gentilmente preso da un oste. Prima di morire traccio` alcuni segni misteriosi (il pentagramma, senza dubbio) sulla porta della locanda e disse all’oste: “Non sentirti a disagio, uno dei miei fratelli pagherà i miei debiti Un anno dopo, mentre uno sconosciuto stava passando da questa locanda, vide i segni e disse all’oste: “Io sono un Pitagorico; uno dei miei fratelli è morto qui; dimmi quanto ti deve. ‘”

Frank C. Higgins, 32 °, offre un eccellente compendio dei principi pitagorici nello schema seguente:
Gli insegnamenti di Pitagora sono di importanza trascendentale per i massoni, in quanto sono il frutto del suo contatto con i principali filosofi di tutto il mondo civilizzato del suo tempo, e devono rappresentare ciò in cui tutti erano d’accordo, spogliati di tutte le erbacce della polemica. Quindi, la posizione sostenuta da Pitagora, in difesa del puro monoteismo, è una prova sufficiente che tradizionalmente l’unità di Dio era il segreto supremo di tutte le iniziazioni antiche. La scuola filosofica di Pitagora era, in una certa misura, una serie di iniziazioni, fece passare i suoi studenti attraverso una serie di gradi e non permise mai che entrassero in contatto con lui fino a quando non avessero raggiunto i gradi più alti. Secondo i suoi biografi, i suoi gradi erano tre. Il primo, quello di ‘Mathematicus’, che garantisce che i suoi allievi conoscessero la matematica e la geometria, che era allora, come sarebbe ora se la Massoneria fosse correttamente inculcata, la base su cui si basava tutta la conoscenza. In seconda istanza, c’era il grado di “Theoreticus”, che si occupava di applicazioni superficiali delle scienze esatte e, infine, il grado di ‘Electus’, che autorizzava il candidato a passare e avanzare alla luce della piena illuminazione. Gli studenti della scuola pitagorica erano divisi in “exoterici” o alunni dei gradi esterni e “esoterici”, dopo che avevano superato il terzo grado di iniziazione e avevano diritto alla saggezza segreta. Il silenzio, la segretezza e l’obbedienza incondizionata erano cardinali principi di questo grande ordine. “(Vedi l’antica massoneria).

FONDAMENTI PITAGORICI

Lo studio della geometria, della musica e dell’astronomia era considerato essenziale per un razionale comprensione di Dio, dell’uomo o della natura, e nessuno poteva accompagnare Pitagora come discepolo se non conosceva bene queste scienze. Molti cercarono di essere ammessi alla sua scuola. Ogni candidato è stato testato su questi tre soggetti e, se trovato ignorante, veniva licenziato frettolosamente. Pitagora non era un estremista. Insegnava la moderazione in tutte le cose piuttosto che l’eccesso in qualsiasi cosa, perché credeva che un eccesso di virtù fosse di per sé un vizio. Una delle sue dichiarazioni preferite era: “Dobbiamo evitare con il massimo sforzo e amputare con il fuoco e con la spada, e con tutti gli altri mezzi, dal corpo, l malattia; dall’anima, l’ignoranza; dalla pancia, la lussuria; da una città, la sedizione; da una famiglia, la discordia; e da tutte le cose, l’eccesso. “Pitagora credeva anche che non esistesse alcun crimine uguale a quello dell’anarchia. Tutti gli uomini sanno quello che vogliono, ma pochi sanno quello di cui hanno bisogno. Pitagora avvertì i discepoli che non dovevano pregare per se stessi quando pregavano; che quando chiedevano cose agli dei non avrebbero dovuto chiederle per se stesis perché nessun uomo sa cosa è buono per lui ed è per questa ragione indesiderabile che chiedere cose si dimostrerebbe solo dannoso.
Il Dio di Pitagora era la Monade o Colui che è Tutto. Ha descritto Dio
come la Mente Suprema distribuita in tutte le parti dell’universo – la Causa di tutte cose, l’intelligenza di tutte le cose e il potere in tutte le cose. Ha inoltre dichiarato che il moto di Dio e` circolare, che il corpo di Dio e` composto dalla sostanza di luce, e che la natura di Dio e` composta dalla sostanza della verità. Pitagora dichiarò che il consumo di carne offuscava le facoltà di ragionamento. Mentre non condannava il suo uso, ha dichiarato che i giudici dovrebbero astenersi dal mangiare carne prima di un processo, in modo che quelli che dovevano essere giudicati avrebbero potuto ricevere le decisioni piu` oneste e astute. Quando Pitagora decise (come spesso faceva) di ritirarsi nel tempio di Dio per un lungo periodo di tempo per meditare e pregare, prendeva con se la sua scorta di cibo e bevande appositamente preparati. Il cibo consisteva in parti uguali dei semi di papavero e sesamo, la buccia della cipolla di mare da cui il veniva estratto il succo, il fiore di giunchiglia, le foglie di malva e una pasta di orzo e piselli. Questi venivano combinati con l’aggiunta di miele selvatico.
Come bevanda utilizzava i semi di cetrioli, uvetta secca (con semi rimossi), i fiori di coriandolo, semi di malva e portulaca, formaggio raschiato, farina e crema, mescolata e addolcita con miele selvatico. Pitagora sosteneva che fosse questa la dieta di Ercole mentre vagava nel deserto libico e si conformava alla ricetta data all”eroe dalla dea Cerere stessa.
Il metodo preferito di guarigione tra i Pitagorici erano gli impacchi.
Queste persone conoscevano anche le proprietà magiche di un vasto numero di piante. Pitagora stimava le proprietà medicinali della cipolla di mare, e si dice che abbia scritto un intero volume sull’argomento. Un tale lavoro, tuttavia, non è noto al momento attuale.
Pitagora scoprì che la musica aveva un grande potere terapeutico e preparò speciali armonie per varie malattie. Apparentemente ha fatto esperimenti anche con il colore, ottenendo notevole successo. Uno dei suoi unici processi curativi è il risultato della sua scoperta del valore curativo di alcuni versi dell’Odissea e dell’Iliade di Omero. Li fece leggere a persone che soffrivano di alcuni disturbi. Era contrario alla chirurgia in tutte le sue forme e aveva anche obiezioni sulla cauterizzazione. Non avrebbe permesso la deturpazione del corpo umano, per tale motivo, cio` era un sacrilegio contro la dimora degli dei.

Pitagora insegnò che l’amicizia era la più vera e perfetta di tutte le relazioni.
Dichiarò che in Natura c’era un’amicizia per tutti; degli dei per gli uomini; di una dottrina l’una per l’altra; dell’anima per il corpo; della parte razionale per la parte irrazionale; della filosofia per la sua teoria; degli uomini l’uno per l’altro; dei contadini l’uno per l’altro;
quell’amicizia esisteva anche tra estranei, tra un uomo e sua moglie, tra i suoi figli, e i suoi servi. Tutti i legami senza amicizia erano manette e non c’era virtù nel mantenerle. Pitagora credeva che le relazioni fossero essenzialmente mentali piuttosot che fisiche, e che un intelletto simpatetico estraneo era più vicino a lui di una  relazione di sangue in cui il punto di vista era in contrasto con il suo. Pitagora ha definito la conoscenza come il frutto dell’accumulo mentale. Credeva che sarebbe stato ottenuto in molti modi, ma principalmente attraverso l’osservazione. La saggezza era la comprensione della fonte o causa di tutte le cose, e questo potrebbe essere assicurato solo aumentando l’intelletto fino al punto in cui conosceva intuitivamente l’invisibile che si manifesta esteriormente attraverso il visibile e quindi
diventava capace di mettersi in relazione con lo spirito delle cose piuttosto che con le loro forme. La fonte ultima che la saggezza poteva conoscere era la Monade, il misterioso atomo permanente dei Pitagorici.
Pitagora insegnò che sia l’uomo che l’universo erano fatti a immagine di Dio; essendo entrambi fatti nella stessa immagine, la comprensione di uno prevedeva la conoscenza dell’altro. Insegnò inoltre che c’era un’interazione costante tra il Grande Uomo (l’universo) e l’uomo (il piccolo universo).
Pitagora credeva che tutti i corpi siderali fossero vivi e che le forme dei pianeti e le stelle erano semplicemente corpi che racchiudevano anime, menti e spiriti nello stesso modo in cui la forma umana visibile è solo il veicolo che racchiude un invisibile organismo spirituale che è, in realtà, l’individuo cosciente. Pitagora considerava i pianeti come
magnifiche divinità, degne dell’adorazione e del rispetto dell’uomo. Tutte queste divinità tuttavia, erano sottomesse all’unica prima causa in cui erano tutti presenti temporaneamente, poiché la mortalità esiste nel bel mezzo dell’immortalità. La famosa Y Pitagorica indicava il potere di scelta ed era usata nei Misteri come emblematico della biforcazione della strada.

Ai cinque solidi simmetrici degli antichi si aggiunge la sfera (1), la più perfetta di tutte le forme create.
I cinque solidi pitagorici sono: il tetraedro (2) con quattro triangoli equilateri come facce; il cubo (3)
con sei quadrati come facce; l’ottaedro (4) con otto triangoli equilateri come facce; l’icosaedro (5)con venti triangoli equilateri come facce; e il dodecaedro (6) con dodici pentagoni regolari come facce

Lo stelo centrale separato in due parti, una
ramificazione a destra e l’altra a sinistra. Il ramo a destra era chiamato Saggezza Divina e quello a sinistra Saggezza terrestre. Gioventù, personificata dal candidato, percorrendo il Cammino
di vita, simboleggiato dal gambo centrale della Y, raggiunge il punto in cui il percorso si divide. Il neofita deve quindi scegliere se prenderà il sentiero a sinistra e, seguendo i dettami della sua natura inferiore, entrare in un arco di follia e spensieratezza che comporterà inevitabilmente la sua rovina, o se prenderà la strada a destra
e attraverso l’integrità, l’industria e la sincerità alla fine riacquistera` l’unione con gli immortali nelle sfere superiori.

È probabile che Pitagora abbia ottenuto il suo concetto di Y dagli egiziani, che inclusero in alcuni dei loro rituali iniziatici una scena in cui il candidato era confrontato da due figure femminili. Uno di loro, velata con le vesti bianche del tempio, esortava il neofita a entrare nelle sale dell’apprendimento; l’altra, ornata di gioielli, che simboleggiano i tesori terreni e porta nelle sue mani un vassoio carico di uva (emblematico della falsa luce), cercava di attirarlo nelle camere della dissipazione. Questo simbolo è ancora conservato tra le carte dei Tarocchi, dove è chiamato la biforcazione delle strade. Il bastone biforcuto è stato il simbolo della vita tra molte nazioni, ed è stato
usato nel deserto per indicare la presenza di acqua. Per quanto riguarda la teoria della trasmigrazione come divulgata da Pitagora, ci sono differenze di opinione. Secondo un punto di vista, ha insegnato ai mortali chi durante la loro l’esistenza terrena avevano, con le loro azioni, la somiglianza di certi animali, tornati nuovamente sulla terra
nella forma delle bestie in cui erano cresciuti e assomigliavano. Una persona timida quindi sarebbe tornata,sotto forma di un coniglio o un cervo; una persona crudele nella forma di un lupo o un altro
animale feroce; e una persona astuta sotto le spoglie di una volpe. Questo concetto, tuttavia, non si adatta allo schema generale di Pitagora, ed è molto più probabile che sia stato dato in un senso allegorico piuttosto che letterale. Era destinato a trasmettere l’idea che gli esseri umani diventano bestiali quando si lasciano dominare dai propri desideri inferiori e tendenze distruttive. È probabile che il termine trasmigrazione debba essere inteso come ciò che è più comunemente chiamato reincarnazione, una dottrina che Pitagora
deve aver acquisito direttamente o indirettamente in India e in Egitto.
Il fatto che Pitagora accettò la teoria delle succssive riapparizioni della natura spirituale in forma umana si trova in una nota in calce nella Storia della magia di Levi: “Era un importante campione di quella che si chiamava la dottrina della metempsicosi, intesa come la trasmigrazione dell’anima in corpi successivi. Lui stesso e` stato (a)
Aethalides, figlio di Mercurio; (b) Euforbo, figlio di Panthus, che morì per mano di Menelao nella guerra di Troia; (c) Hermotimus, un profeta di Clazomenae, una città della Ionia; (d) un umile pescatore; e infine (e) il filosofo di Samo. ” Pitagora insegnò anche che ogni specie di creature aveva ciò che definiva un sigillo, dato da Dio, e che la forma fisica di ciascuno era l’impressione di questo sigillo sulla cera della sostanza fisica. Così ogni corpo era stato marchiato con la dignità del suo modello conferito divinamente. Pitagora credeva che alla fine l’uomo avrebbe raggiunto uno stato in cui avrebbe superato la sua natura grossolana funzionando in un corpo di etere spiritualizzato che lo avrebbe messo in contrapposizione alla sua forma fisica in ogni momento e che potrebbe essere l’ottava sfera, o Antichthon. Da questo ascenderebbe nel regno degli immortali, dove sarebbe seduto accanto al divino.
Pitagora insegnò che tutto in natura era divisibile in tre parti e che nessuno potrebbe diventare veramente saggio se non avesse visto ogni problema come se fosse schematicamente
triangolare. Ha detto: “Stabilisci il triangolo e il problema è risolto per due terzi”;  “Tutte le cose consistono in tre”. In conformità con questo punto di vista, Pitagora divise l’universo in tre parti, che ha chiamato il Mondo Supremo, il Mondo Superiore, e il mondo inferiore. Il più alto, o Mondo Supremo, era una sottile, interpenetrativa essenza spirituale che pervade tutte le cose e quindi il vero piano della Divinità Suprema
stessa, essendo in ogni senso onnipresente, onnipotente, e
onnisciente. Entrambi i mondi inferiori esistevano nella natura di questa sfera suprema. Il Mondo Superiore era la casa degli immortali. Era anche la dimora degli archetipi o sigilli; la loro natura non ha in alcun modo contribuito alla materialità della terra, ma gettando le loro ombre sul profondo (il Mondo Inferiore), erano solo conoscibili
attraverso le loro ombre. Il terzo, o mondo inferiore, era la casa di quelle creature che partecipavano della sostanza materiale.
Quindi, questa sfera era la casa degli dei mortali, i Demiurgi, gli angeli che lavorano con gli uomini e anche dei demoni che prendono parte alla natura della terra; e infine dell’umanità e i regni inferiori, quelli che temporaneamente abitano la terra, ma capaci di elevarsi al di sopra di quella sfera attraverso la filosofia e la ragione.
Le cifre 1 e 2 non sono considerate numeri dai pitagorici, perché rappresentano le due sfere sovramondane. I numeri pitagorici, quindi, iniziano con 3, il triangolo e 4, il quadrato. Questi aggiunti al 1 e al 2, producono il 10, il grande numero di tutte le cose, l’archetipo dell’universo. I tre mondi furono chiamati recipienti. Il primo era il ricettacolo di principi, il secondo era il ricettacolo delle intelligenze, e il terzo, o il più basso, era il ricettacolo delle quantità. “I solidi simmetrici erano considerati da Pitagora e dai pensatori greci dopo
lui, come della massima importanza. Per essere perfettamente simmetrici o regolari, un solido deve avere un numero uguale di facce che si incontrano in ciascuno dei suoi angoli, e queste facce devono essere poligoni regolari uguali, i. e., figure i cui lati e angoli sono tutti uguali. A Pitagora, forse, può essere attribuita la grande scoperta che esistono solo cinque di questi solidi.

“Ora, i greci credevano che il mondo [l’universo materiale] fosse composto da quattro elementi – terra, aria, fuoco, acqua – e per la mente greca la conclusione era inevitabile che le forme delle particelle degli elementi erano quelle dei solidi regolari. Le particelle della terra
erano cubiche, il cubo essendo il solido regolare possedeva la massima stabilità; le particelle del fuoco erano tetraedriche, il tetraedro era il più semplice e, quindi, il più leggero solido. Le particelle d’acqua erano icosaedrici esattamente per la ragione inversa, mentre le particelle d’aria, come intermedie tra questi ultimi due, erano ottaedrici. Il dodecaedro era, per questi
antichi matematici, il più misterioso dei solidi; era di gran lunga il più difficile da costruire, il disegno accurato del pentagono regolare che richiede una piuttosta elaborata applicazione del grande teorema di Pitagora. Da qui la conclusione, come dice Platone, che “questo
(il dodecaedro regolare) e` la divinità impiegata nel tracciare il piano dell’Universo. ” (H. Stanley Redgrove, in Bygone Beliefs.)
Mr. Redgrove non ha menzionato il quinto elemento degli antichi Misteri. Questo quinto elemento, o etere, fu chiamato dagli indù akasa. Era strettamente correlato con l’etere ipotetico della scienza moderna, ed era la sostanza interpenetrante che permeava
tutti gli altri elementi e agendo come solvente comune e loro denominatore comune. Il solido a dodici facce si riferiva anche sottilmente ai Dodici Immortali che emersero dall’universo, e anche alle dodici circonvoluzioni del cervello umano – i veicoli di
quegli immortali nella natura dell’uomo. Mentre Pitagora, in accordo con gli altri del suo tempo, praticava la divinazione (possibilmente
l’aritmomanzia), non ci sono informazioni accurate riguardo ai metodi che ha usato.
Si ritiene che abbia strumenti notevoli per mezzo della quale poteva predire il futuro, e di aver imparato l’idromanzia dagli egiziani. Credeva che l’ottone avesse poteri oracolari, perché anche quando tutto era perfettamente immobile c’era sempre un suono rombante nelle ciotole di ottone. Una volta ha rivolto una preghiera allo spirito di un fiume e fuori dall’acqua sorse una voce: “Pitagora, ti saluto”. Si è sostenuto che era capace di far entrare i demoni nell’acqua e di disturbarne la superficie, e mediante le increspature certe cose venivano previste.
Dopo aver bevuto da una certa fonte un giorno, uno dei Maestri di Pitagora ha annunciato che lo spirito dell’acqua aveva appena previsto che ci sarebbe stato un grande terremoto il giorno successivo – una profezia che si e` adempiuta. È molto probabile che Pitagora
possedesse un potere ipnotico, non solo sull’uomo ma anche sugli animali. Ha fatto cambiare direzione au un uccello, ha fatto si che un orso cessasse le sue devastazioni in una comunita`, e un toro a
cambiare la sua dieta, con l’esercizio dell’influenza mentale. Era anche dotato di una seconda vista, poteva vedere le cose a distanza e descrivere accuratamente gli incidenti che non erano ancora successi.

GLI AFORISMI SIMBOLICI DI PITAGORA

Iamblichus raccolse trentanove dei detti simbolici di Pitagora e gli interpreto`. Questi sono stati tradotti dal greco da Thomas Taylor. L’aforisma era uno dei metodi di insegnamento preferiti usati nell’universita` Pitagorica di Crotone. Dieci dei più rappresentativi di questi aforismi sono riprodotti sotto con una breve delucidazione dei loro significati nascosti.

I. Evitare le vie pubbliche, camminare nei percorsi non frequentati. Con questo deve essere capito che coloro che desiderano la saggezza devono cercarla in solitudine.

II. Governa la tua lingua prima di tutte le altre cose, seguendo gli dei. Questo aforisma avverte l’uomo che le sue parole, invece di rappresentarlo, lo travisano e che quando si e` in dubbio su cosa dire, dovrebbe sempre tacere.

III. Il vento soffia, adora il suono. Pitagora qui ricorda ai suoi discepoli che il respiro di Dio si puo` ascoltare nella voce degli elementi, e che tutte le cose nella Natura si manifestano attraverso l’armonia, il ritmo, l’ordine.

IV. Aiuta un uomo a sollevare un peso; ma non aiutarlo a deporlo. Lo studente è incaricato di aiutare il diligente, ma mai aiutare coloro che cercano di eludere le loro responsabilità, perché è un grande peccato incoraggiare l’indolenza.

V. Non parlare delle preoccupazioni pitagoriche senza luce. Il mondo è qui avvertito che non dovrebbe tentare di interpretare i misteri di Dio e i segreti delle scienze senza illuminazione spirituale e intellettuale.

VI. Dopo essere partito da casa tua, non tornare indietro, perché le furie saranno tue assistenti. Pitagora qui avverte i suoi seguaci che chiunque inizi la ricerca della verità e, dopo aver imparato parte del mistero, si scoraggia e tenta di tornare di nuovo alle loro precedenti modalità di vizio e ignoranza, soffrira` molto; perché è meglio
non sapere nulla della Divinità che imparare un po ‘e poi fermarsi senza imparare tutto.

VII. Nutri un gallo, ma non sacrificarlo; perché è sacro per il sole e la luna. Due grandi lezioni sono nascoste in questo aforisma. La prima è un avvertimento contro il sacrificio di cose viventi agli dei, perché la vita è sacra e l’uomo non dovrebbe distruggerla nemmeno come offerta alla Divinità. La seconda avverte l’uomo che il corpo umano rappresentato dal gallo è sacro al sole (Dio) e alla luna (Natura), e dovrebbe essere custodito e preservato come mezzo di espressione più prezioso dell’uomo. Pitagora avvertì i discepoli contro il suicidio.

VIII. Non ricevere una rondine in casa tua. Questo avverte il ricercatore di non lasciare che pensieri vaganti entrino nella sua mente, né persone senza integrita` entrino nella sua vita.
Deve sempre circondarsi di pensatori razionalmente ispirati e coscienziosi lavoratori.

IX. Non offrire facilmente la tua mano destra a nessuno. Questo avverte il discepolo di mantenere il suo consiglio privato e non offrire saggezza e conoscenza (la sua mano destra) a persone incapaci di apprezzarlo. La mano qui rappresenta la Verità, che solleva coloro che sono caduti a causa dell’ignoranza; ma poiché molti non desiderano la saggezza, rifiuteranno la mano che è estesa gentilmente verso di loro. Solo il tempo può redimere le masse ignoranti

X. Quando ti alzi dalle lenzuola, arrotolale insieme e cancella la sagoma del corpo. Pitagora diresse i suoi discepoli che si erano risvegliati dal sonno dell’ignoranza nello stato di veglia dell’intelligenza nell’eliminare dal loro ricordo tutto quello che riguardava la precedente oscurità spirituale; perché un uomo saggio che passa non lascia traccia dietro di lui.

I più famosi dei frammenti pitagorici sono i versi d’oro, a cui è stato ascritto Pitagora stesso, ma riguardo alla cui paternità c’è un elemento di dubbio. I Versi d’oro contengono un breve riassunto dell’intero sistema di filosofia che forma la base delle dottrine educative di Crotone, o, come è più comunemente noto, la scuola italica. Questi versi si aprono chiedendo al lettore di amare Dio, venerare i grandi
eroi e rispettare i demoni e gli abitanti elementali. Esortano quindi l’uomo a pensare attentamente e operosamente riguardo alla sua vita quotidiana, e preferire i tesori della mente e dell’anima agli accumuli di beni terreni. I versi promettono anche all’uomo che se si levera` sopra la sua natura materiale inferiore e coltiverà l’autocontrollo, alla fine sarà accettabile agli occhi degli dei, riunendosi a loro e prendera` parte all’immortalità. (È piuttosto significativo notare che Platone ha pagato un prezzo eccezionale per alcuni dei manoscritti di Pitagora che erano stati salvati dalla distruzione di Crotone. Vedere
Historia Deorum Fatidicorum, Ginevra, 1675.)

ASTRONOMIA PITAGORICA

Secondo Pitagora, la posizione di ciascun corpo nell’universo era determinata dalla dignità essenziale di quel corpo. Il concetto popolare del suo tempo era che la terra occupava il centro del sistema solare; che i pianeti, incluso il sole e la luna, si muovevano
attorno alla terra; e che la terra stessa era piatta e quadrata. Contrariamente a questo concetto, e indipendentemente dalle critiche, Pitagora dichiarò che il fuoco era il più importante di tutti gli elementi; che il centro era la parte più importante di ogni corpo; e quello, proprio come il fuoco di Vesta era nel mezzo di ogni casa, quindi nel mezzo dell’universo c’era una sfera fiammante di splendore celeste. Questo globo centrale fu chiamato la Torre di Giove, il Globo
di Unità, la Grande Monade e l’Altare di Vesta. Come simboleggiava il numero sacro 10 la somma di tutte le parti e la completezza di tutte le cose, era naturale per Pitagora dividere l’universo in dieci sfere, simboleggiate da dieci cerchi concentrici. Questi cerchi iniziavano al centro con il globo del Fuoco Divino; poi venivano i sette piani, la
terra, e un altro pianeta misterioso, chiamato Antichthon, che non fu mai visibile.

Le opinioni divergono sulla natura di Antichthon. Clemente di Alessandria credeva rappresentasse la massa dei cieli; altri ritenevano che fosse la luna. Probabilmente era la misteriosa ottava sfera degli antichi, il pianeta oscuro che aveva la stessa orbita della terra ma che era sempre nascosto dalla terra dal sole, essendo in esatta opposizione alla terra in ogni momento. È questa la misteriosa Lilith i quali astrologi hanno fatto ipotesi per cosi` tanto tempo?
Isaac Myer ha dichiarato: “I Pitagorici ritenevano che ogni stella fosse un mondo che aveva la sua atmosfera, con un’estensione immensa che la circonda, di etere. “(Vedi La Qabbalah) i discepoli di Pitagora venerarono molto anche il pianeta Venere, perché era l’unico
pianeta abbastanza luminoso da gettare un’ombra. Come stella del mattino, Venere è visibile prima dell’alba, e come la stella della sera risplende subito dopo il tramonto. Per questo motivo, un certo numero di nomi gli sono stati dati dagli antichi. Essendo visibile nel cielo al tramonto, veniva chiamato vespero, e visto che sorgeva prima del sole, fu chiamata la falsa luce, la stella del mattino, o Lucifero, che significa il portatore di luce. A causa di ciò
in relazione al sole, il pianeta veniva anche definito Venere, Astarte, Afrodite, Iside e la madre degli dei. In alcune stagioni dell’anno in certe latitudini Venere era una mezzaluna rilevabile senza l’ausilio di un telescopio. Ciò spiegherebbe la mezzaluna che è spesso vista in connessione con le dee dell’antichità, le cui storie non sono d’accordo con le fasi lunari.
La conoscenza accurata che Pitagora possedeva riguardo all’astronomia derivava dalle conoscenze apprese nei templi egiziane, perché i loro sacerdoti capivano il vero rapporto dei corpi celesti molte migliaia di anni prima che quella conoscenza fosse rivelata al mondo non iniziato. Il fatto che acquisi` queste conoscenze nei templi
gli ha permesso di fare affermazioni che richiederanno duemila anni per essere verificare. Nel mezzo dell’ignoranza scientifica comparativa, e senza l’aiuto di alcuno strumento moderno, i preti-filosofi avevano scoperto i veri fondamenti della dinamica universale.

Un’interessante applicazione della dottrina pitagorica dei solidi geometrici come esposta da Platone si trova ne Canone. “Quasi tutti i vecchi filosofi”, dice il suo anonimo autore “, idearono una teoria armonica rispetto all’universo e al pratica continuò fino alla morte del vecchio modo di filosofare. Keplero (1596), al fine di
dimostrare la dottrina platonica, che l’universo era formato dai cinque solidi regolari, propose la seguente regola. ‘La terra è un cerchio, il misuratore di tutti. Attorno ad essa e` un dodecaedro; il cerchio che include questo sarà Marte. Marte circolare descrive un tetraedro;
la sfera che include questo sarà Giove. Descrivi un cubo attorno a Giove; la sfera contenente questo sarà Saturno. Ora inscrivi sulla terra un icosaedro; il cerchio iscritto in esso sarà Venere. Iscrivi un ottaedro in Venere; il cerchio inscritto in esso sarà Mercurio ‘(Mysterium Cosmographicum, 1596). Questa regola non può essere presa seriamente come una vera affermazione delle proporzioni del cosmo. Eppure Keplero era molto orgoglioso della sua formula e disse che la stimava più dell’Elettorato di Sassonia. E ‘ stata anche approvata da quelle due eminenti autorità, Tycho e Galileo, che evidentemente lo hanno capito. Lo stesso Keplero non dà mai il minimo indizio di come la sua regola preziosa dovesse essere interpretata. “L’astronomia platonica non era interessata alla costituzione materiale o disposizione dei corpi celesti, ma considerava le stelle e ipiani  principalmente come punti focali dell’intelligenza divina. L’astronomia fisica era considerata
come la scienza delle “ombre”, l’astronomia filosofica la scienza delle “realtà”.

Teone of Smyrna dichiara che i dieci punti, o tetractys di Pitagora, erano un simbolo della più grande importanza, perché alla mente perspicace rivelavano il mistero della natura universale. I Pitagorici si legarono al seguente giuramento: “Da Colui che ha dato alla nostra anima i tetractys, che solo la fontana e la radice di una natura in perenne rinnovamento.

Collegando i dieci punti dei tetracty, si formano nove triangoli. Sei di questi sono coinvolti nella formazione del cubo. Gli stessi triangoli, quando le linee sono disegnate correttamente tra di loro, rivelano anche la stella a sei punte con un punto al centro. Solo sette punti sono usati per formare il cubo e la stella.
Cabalisticamente, i tre punti d’angolo inutilizzati rappresentano la triplice, invisibile natura causale dell’universo,
mentre i sette punti coinvolti nel cubo e nella stella sono gli Elohim – gli Spiriti dei sette periodi creativi. Il Sabbath, o settimo giorno, è il punto centrale

Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: Le meraviglie dell’antichita`

Era una pratica comune tra i primi egizi, greci e romani installare
lampade accese nei sepolcri dei loro morti come offerte al Dio della Morte. Forse si credeva anche che il defunto potesse usare queste luci per trovare la sua strada attraverso la Valle delle Ombre. Più tardi, quando l’usanza divenne diffusa, non solo le attuali lampade ma anche miniature in terracotta delle stesse venivano sepolte con i morti. Alcune delle lampade venivano messe in vasi circolari per proteggerle; in alcuni casi e` stato anche ritrovato l’olio, in perfetto stato di conservazione, dopo più di 2.000 anni. Vi è ampia prova che molte di queste lampade erano accese quando i sepolcri vennero sigillati, ed è stato dichiarato che rimasero funzionanti anche quando i sepolcri vennero aperti centinaia di anni dopo. La possibilità di preparare una sostanza infiammabile che si rinnova appena veniva consumata è stata una fonte di notevole polemica tra gli autori mediovali. Dopo aver debitamente considerato le prove a disposizione, sembra rientrare nel reame delle possibilità che gli antichi preti-chimici abbiano fatto fabbricare lampade che bruciavano, se non indefinitamente, almeno per periodi considerevoli di tempo.
Numerose autorità hanno scritto sul tema di queste lampade perenni:. W. Wynn Westcott stima il numero di scrittori che hanno preso in considerazione l’argomento in più di 150, e H.P. Blavatsky pone la sua stima a 173. Mentre le conclusioni raggiunte dai diversi autori sono in disaccordo, la maggioranza ammette l’esistenza di queste lampade fenomenali. Solo pochi sostenevano che le lampade avrebbero bruciato per sempre, ma molti erano disposti a concedere
che potessero rimanere accese per diversi secoli senza ricaricare il liquido infiammabile. Alcuni consideravano le cosiddette luci perpetue come meri artifici dei furbi sacerdoti pagani, mentre un gran numero di persone, ammettendo che le lampade effettivamente bruciavano, affermarono che fosse il diavolo a compiere questo apparente miracolo per irretire il credulo conducendo così la sua anima alla perdizione. Su questo argomento il dotto gesuita, Athanasius Kircher, di solito affidabile, esibisce una sorprendente incoerenza. Nel suo Edipo Ægyptiacus scrive: “Non poche di queste lampade perenni sono state trovate e considerate un artificio demoniaco, E credo che le
lampade trovate nelle tombe dei Gentili dedicate al culto di alcuni dei, erano di questo tipo, perché probabilmente il diavolo le ha messi lì, in modo da ottenere una falsa adorazione ”
Avendo ammesso che le autorità affidabili difendono l’esistenza delle lampade perpetue, e che anche il diavolo si presta alla loro fabbricazione, Kircher dichiarò successivamente che l’intera teoria era disperata e impossibile, e che doveva essere classificata nella stessa categoria del moto perpetuo e della Pietra Filosofale. Avendo già risolto il problema una volta, Kircher lo risolve di nuovo – ma in modo diverso – con le seguenti parole: “In Egitto ci sono ricchi depositi di asfalto e petrolio. Che cosa fecero questi bravi compagni [i preti], quindi, se non collegare un deposito di olio ad un condotto segreto collegato ad una o più lampade, fornite di stoppini di amianto! In che modo queste lampade possono bruciare perpetuamente? Secondo me questa è la soluzione dell’enigma dell’eternità soprannaturale di queste antiche lampade. ” Montfaucon, nelle sue Antichità, concorda principalmente con le successive deduzioni di Kircher, ovvero credere che le leggendarie lampade perpetue dei templi fossero astuti congegni meccanici. Aggiunge inoltre che la credenza che le lampade bruciassero indefinitamente nelle tombe era il risultato del fatto degno di nota che in alcuni casi i fumi si riversarono fuori dagli ingressi dei caveau di recente apertura. I gruppi che successivamente scoprirono le lampade sparse per il pavimento credettero che fossero la fonte dei fumi.
Ci sono diverse storie interessanti riguardanti le scoperte di lampade perenni in varie parti del mondo. In una tomba sulla via Appia che fu aperta durante il papato di Paolo III venne ritrovata una lampada accesa che era rimasta in funzione in una volta sigillata ermeticamente per quasi 1600 anni. Secondo un resoconto scritto da un contemporaneo, un corpo – quello di una ragazza giovane e bella con lunghi capelli d’oro – è stato trovato mentre galleggiava in un
liquido trasparente sconosciuto e ben conservato come se la morte fosse avvenuta solo pochie ore prima. All’interno della volta erano un numero di oggetti significativi, che includevano diverse lampade, una delle quali illuminata. Coloro che entravano nel sepolcro dichiararono che l’apertura della porta ha spento la luce e che non si sarebbe piu` riuscito a riaccendere la luce. Kircher riprodusse un epitaffio, “TULLIOLAE FILIAE MEAE”, presumibilmente trovato nella tomba, ma che Montfaucon dichiara non essere mai esistito,, il corpo era generalmente ritenuto di Tulliola, la figlia di Cicerone.
Lampade sperenni sono state scoperte in tutte le parti del mondo. Non solo nei Paesi mediterranei ma anche in India, Tibet, Cina e Sud America. Gli esempi che seguono sono stati selezionati a caso dall’elenco imponente di lampade perpetue trovato in
età diverse.
Plutarco scrisse di una lampada che ardeva sulla porta di un tempio a Giove Ammone; i sacerdoti dichiararono che era rimasta acceso per secoli senza carburante. Sant’Agostino descrisse una lampada perpetua, custodita in un tempio in Egitto sacro a Venere,
che né vento né acqua potrebbero estinguere. Credeva che fosse il lavoro del Diavolo.
Una lampada sempre ardente fu trovata a Edessa, o Antiochia, durante il regno dell’Imperatore Giustiniano. Era in una nicchia sopra la porta della città, elaboratamente chiusa per proteggerla dagli elementi. La data dimostro` che la lampada stava bruciando per più di 500
anni. È stata distrutta dai soldati.
Durante l’alto Medioevo fu trovata una lampada in Inghilterra che era bruciata dal terzo secolo dopo Cristo. Il monumento che la contiene è stato creduto essere la tomba del padre di Costantino il Grande.

La lanterna di Pallade fu scoperta nei pressi di Roma nel 1401 d.C.
nel sepolcro di Pallade, figlio di Evandro, immortalato da Virgilio nella sua Æneide. La lampada era posta alla testa del corpo e aveva bruciato con una luce fissa per più di 2.000 anni.
Nel 1550 d.C. sull’isola di Nesis, nel golfo di Napoli, c’era una magnifica volta in marmo aperta nel quale fu trovata una lampada ancora accesa che era stata posta lì prima dell’inizio dell’era cristiana.
Pausania descrisse una bella lampada d’oro nel tempio di Minerva che bruciava costantemente per un anno senza rifornimento o con lo stoppino tagliato. La cerimonia del riempimento della lampada ebbe luogo ogni anno e il tempo fu misurato dalla cerimonia.
Secondo la Fama Fraternitatis, la cripta di Christian Rosencreutz all’apertura 120 anni dopo la sua morte fu trovata brillantemente illuminata da una lampada perpetua sospesa nel soffitto.
Numa Pompilio, re di Roma e mago di considerevole potenza, costrui` una luce perpetua nella cupola di un tempio che aveva creato in onore di un essere elementale. In Inghilterra è stata trovata una tomba curiosa contenente un automa che si muoveva quando alcune pietre nel pavimento della volta venivano calpestate da un intruso.

BASE DI UN TREPPIEDI DELFESE.
Dalle antichità di Montfaucon.
Gli avvolgimenti di questi serpenti formavano la base, e le tre teste sostenevano i tre piedi del treppiede. E` impossibile ottenere informazioni soddisfacenti sulla forma e le dimensioni del celebre tripode delfiano. Le teorie che lo riguardano si basano (in gran parte) su piccoli treppiedi ornamentali scoperti in vari
templi.

Secondo Beaumont, la figura sopra è la forma più autentica del treppiede delfico esistente; ma in quanto
il treppiede deve essere cambiato considerevolmente durante la vita dell’oracolo, le conclusioni affrettate non sono prudenti. Nella sua
descrizione del treppiede, Beaumont lo divide in quattro parti: (1) una cornice a tre (2), una bacinella o ciotola incastonata nel telaio; (e) un piano piatto o un tavolo su cui sedeva la Pizia; e (4) un cono
a coprire il tavolo, che nascondeva completamente la sacerdotessa che serviva a comunicare le previsione dell’oracolo

A quel tempo la polemica rosacrociana era al culmine, così venne deciso che la tomba era quella di un iniziato rosacrociano. Un connazionale, scoprendo la tomba ed entrando, trovò l’interno brillantemente illuminato da una lampada che pendeva dal soffitto. Mentre camminava, il suo peso deprimeva alcune pietre del pavimento. Subito la figura vestita con una armatura pesante cominciò a muoversi. Meccanicamente si alzò in piedi e colpì la lampada
con un bastone di ferro, distruggendola completamente, e quindi prevenendo efficacemente la scoperta della sostanza segreta che ha mantenuto la fiamma. Per quanto tempo la lampada stesse bruciato è sconosciuto, ma certamente lo è stato per un considerevole numero di anni.
È stato riferito che tra le tombe vicino a Menfi e nei templi bramini dell’India furono ritrovate luci in camere e serbatoi sigillati, ma l’esposizione improvvisa all’aria le estingueva e faceva evaporare il loro combustibile. Si ritiene ora che gli stoppini di queste lampade perpetue fossero fatti di treccia o tessuti d’amianto, chiamato lana di salamandra degli alchimisti, e che il combustibile era uno dei
prodotti della ricerca alchemica. Kircher tentò di estrarre il petrolio dall’amianto, essendo convinto che se il fuoco non cosumasse la sostanza un olio estratto da essa fornirebbe la lampada con un combustibile altrettanto indistruttibile. Dopo aver trascorso due anni lavorando sperimentalmente in maniera infruttuosa, ha concluso che il compito era impossibile.
Sono state conservate diverse formule per la produzione del combustibile per le lampade. In Iside Svelata, H. P. Blavatsky ristampa due di queste formule dai primi autori – Tritenheim e Bartolomeo Korndorf.

GLI ORACOLI GRECI

Il culto di Apollo includeva l’istituzione e il mantenimento di luoghi di profezia per mezzo del quale gli dei potevano comunicare con l’umanità e rivelare l’avvenire come meritato beneficio. La storia antica della Grecia abbonda di resoconti di alberi parlanti, fiumi, statue e caverne in cui ninfe, driadi o demoni avevano occupato le loro dimore
e da cui consegnarono oracoli. Mentre gli autori cristiani hanno provato a dimostrare che le rivelazioni oracolari furono consegnate dal Diavolo allo scopo di ingannare l’umanità, non hanno osato attaccare la teoria degli oracoli, a causa del ripetuto riferimento ad essi nei loro scritti sacri. Se le pietre di onice sulle spalle del sommo sacerdote di Israele rendevano nota attraverso i lampi, la volontà di Geova, allora una colomba nera, temporaneamente dotata della facoltà di parola, potrebbe davvero pronunciare oracoli nel tempio di Giove Ammone. Se la strega di Endor avrebbe potuto invocare l’ombra di Samuel, che a sua volta diede profezie a Saul, non poteva una sacerdotessa di Apollo chiamare lo spettro del suo signore per predire il destino della Grecia? I più famosi oracoli dell’antichità erano quelli di Delfi, Dodona, Trophonius e Latona, di cui le querce parlanti di Dodona erano le più antiche. Sebbene sia impossibile risalire alla genesi della teoria della profezia oracolare, è noto che molte delle grotte oracolari riconosciute da parte dai greci erano sacre molto prima dellao svilupparsi della cultura greca. L’oracolo di Apollo a Delfi rimane uno dei misteri irrisolti degli antichi. Alexander Wilder deriva il nome Delphi da delphos, l’utero. Questo nome fu scelto dai greci a rappresentazione della forma della caverna. Il nome originale dell’oracolo era Pytho, così chiamato perché le camere erano state la dimora del grande serpente Python, una creatura temibile che era sgattaiolata fuori dal limo lasciato dall’ondata che aveva distrutto tutti gli esseri umani tranne Deucalione e Pyrrha. Apollo, salendo il fianco del monte Parnaso, uccise il serpente dopo un combattimento prolungato, e gettò il corpo lungo la fessura dell’oracolo. Da quel momento il Dio Sole, soprannominato l’Apollo Pizio, diede oracoli da quel luogo.
Con Dioniso condivise l’onore di essere il dio protettore di Delfi.
Dopo essere stato sconfitto da Apollo, lo spirito di Python rimase a Delfi come il rappresentante del suo conquistatore, ed è stato con l’aiuto del suo effluvio che la sacerdotessa è stata in grado di entrare in relazione con il dio. I fumi che salgono dalla grotta si supponeva che provenissero dal corpo in decomposizione di Python. Il nome Pythoness, o Pythia, dato alla donna ierofante dell’oracolo, significa letteralmente colui che è stato gettato in una frenesia religiosa inalando i fumi derivanti dalla decomposizione della materia. È di
ulteriore interesse notare che i Greci ritenevano che l’oracolo di Delfi fosse l’ombelico del mondo, dimostrando così che consideravano il pianeta un immenso essere umano. La connessione tra il principio della rivelazione oracolare e il significato occulto dell’ombelico è un importante segreto appartenente agli antichi Misteri. L’oracolo, tuttavia, è molto più vecchio di quanto indicato nell’account precedente. Una storia del genere è stata probabilmente inventata dai sacerdoti per spiegare i fenomeni alle persone che non consideravano degne di illuminazione per quanto riguarda la vera natura esoterica dell’oracolo. Alcuni credono che la grotta delfica sia stata scoperta da un Sacerdote ipoboreano, ma nel lontano passato della storia la grotta era sacra, e arrivarono persone provenienti da tutte le parti della Grecia e dei paesi circostanti per far domande al Demone che ci dimorava. Sacerdoti e sacerdotesse custoridirono e si curarono dello spirito che illuminò l’umanità attraverso il dono della profezia.
La storia della scoperta dell’oracolo originale è in qualche modo la seguente: i pastori che portavano a pascolare le loro greggi sul lato del monte Parnaso rimasero meravigliati dalle capre che vagavano vicino ad una grande voragine sul suo sperone sud-occidentale. Gli animali saltavano quasi come se cercassero di ballare ed emettevano strane grida diverse da qualsiasi altra cosa prima udita. Alla fine uno dei pastori, curioso di apprendere la causa del fenomeno, si avvicinò, allo sfiato dal quale si alzavano fumi nocivi. Immediatamente fu preso da una estasi profetica; ballò selvaggiamente, cantò, farfugliò suoni inarticolati, e predisse eventi futuri. Altri si avvicinarono alla fessura, con lo stesso risultato. La fama del luogo si diffuse e molti vennero a sapere del futuro inalando i fumi mefitici.
Alcuni di coloro che arrivarono, non essendo in grado di controllarsi, e avendo temporaneamente ila forza di un folle si divincolarono da coloro che cercavano di trattenerli e, saltarono nella bocca, perendo. Al fine di impedire agli altri di fare allo stesso modo, fu eretto un muro
intorno alla fessura e una profetessa fu nominata per fungere da mediatore tra l’oracolo e quelli che sono venuti a porgergli domande. Secondo le autorità successivamente, fu posto un treppiede d’oro,
ornato con intagli di Apollo nella forma di Pitone, il grande serpente,
sopra la fenditura, e su questo è stato sistemato un sedile appositamente preparato,costruito in modo tale che la persona avrebbe avuto difficoltà a cadere mentre era sotto l’influenza dell’oracolo. proprio prima di quel momento, era stata fatta circolare una storia che i fumi dell’oracolo sorsero dal corpo in decomposizione di Python. È possibile che l’oracolo abbia rivelato la propria origine.
Per molti secoli, durante la sua storia antica, le vergini sono state consacrate al servizio dell’oracolo. Erano chiamate le Phoebade o Pythiæ e costituivano quel famoso ordine ora conosciuto come sacerdozio di Pythian. È probabile che le donne fossero scelte per ricevere gli oracoli perché la loro natura sensibile ed emotiva rispondeva più rapidamente e completamente a “i fumi dell’entusiasmo”

Apollo, il fratello gemello di Diana, era figlio di Giove e Latona. Apollo era completamente adulto al tempo della sua nascita. Era considerato il primo medico e l’inventore della musica e della canzone. Anche i greci lo acclamavano come padre dell’arco e della freccia. Il famoso tempio di Apollo a Delfi fu ricostruito cinque volte. Il primo tempio era formato solo da rami di alloro; il secondo era in qualche modo simile; il terzo era d’ottone e il quarto e il quinto erano probabilmente di marmo, di notevoli dimensioni e di grande bellezza. Nessun altro
oracolo in Grecia equivaleva in magnificenza a quello di Delfi nello zenit del suo potere. Gli scrittori dichiararono che conteneva molte statue di oro massiccio e argento, ornamenti meravigliosi e oggetti di valore materiale e bella fattura, donati da principi e re venuti da tutte le parti del mondo civilizzato per consultare lo spirito di Apollo che dimora in questo santuario.

Tre giorni prima del tempo impostato per ricevere le comunicazioni da Apollo, la sacerdotessa vergine iniziava la cerimonia
di purificazione. Si lavava nel pozzo castaliano, si asteneva dal mangiare, e beveva solo dalla fontana di Cassotis, che fu portata nel tempio attraverso tubi nascosti, e poco prima di montare il treppiede, masticava alcune foglie dell’albero sacro della baia. Si diceva che l’acqua veniva drogata per provocare visioni distorte, o i sacerdoti di Delfi erano in grado di produrre un gas esaltante e inebriante, distribuito da condotti sotterranei e rilasciato nel pozzo dell’oracolo parecchi piedi sotto la superficie. Nessuna di queste teorie è stata dimostrata, tuttavia, né spiega in alcun modo l’accuratezza delle previsioni. Quando la giovane profetessa aveva completato il processo di purificazione, era vestita con abiti sacri e condotta al treppiede, sul quale si sedeva, circondata da vapori nocivi che si alzano dalla fessura. A poco a poco, mentre inalava i fumi, avveniva un cambiamento in lei. Era come se uno spirito diverso entrasse nel suo corpo. Lottava,
le strappava i vestiti e pronunciava grida inarticolate. Dopo un po ‘le sue lotte cessavano. Diventava calma e una grande maestà sembrava possedeva la giovane, ed aveva gli occhi fissi nello spazio e il corpo  era rigido, pronunciava quindi le parole profetiche. Le previsioni erano solitamente sotto forma di esametro, ma le parole erano spesso ambigue e talvolta incomprensibili. Ogni suono che faceva, ogni movimento del suo corpo, veniva accuratamente registrato dai cinque
Hosii, o uomini santi, che sono stati nominati come scribi per preservare i minimi dettagli di ogni divinazione. Gli Hosii furono nominati a vita, e furono scelti dai diretti discendenti di Deucalione.

Dopo che veniva fatta la previsione, la Pizia cominciava a lottare di nuovo, e lo spirito se ne liberava. Veniva poi trasportata o sostenuta in una camera di riposo, dove rimaneva fino a che l’estasi nervosa non fosse passata. Iamblichus, nella sua dissertazione su The Mysteries, descrive come lo spirito dell’oracolo – il demonio di fuoco, o anche Apollo stesso, prendessero il controllo della Pitonessa e si manifestassero attraverso di lei: “Ma la profetessa di Delfi, sia che donasse i suoi oracoli all’umanità attraverso un spirito attenuato e ardente, che fuoriusciva dalla bocca della caverna; sia che fosse
seduta nell’adyum su un treppiede di bronzo, o su uno sgabello a quattro piedi, diventava sacra al Dio; qualunque sia il caso, si concedeva interamente a un divino spirito, e veniva illuminato con un raggio di fuoco divino. E quando, in effetti, il fuoco ascendente da
la bocca della caverna la investiva circolarmente, lei si riempieva
di esso con uno splendore divino.

Tra le celebrità che hanno visitato l’oracolo di Delfi sono stati l’immortale Apollonio di Tyana e il suo discepolo Damis. Ha fatto le sue offerte e, dopo essere stato incoronato con una corona di alloro e dato un ramo della stessa pianta da portare in mano, passò dietro
la statua di Apollo che si trovava di fronte all’ingresso della grotta e discese nel luogo sacro dell’oracolo. La sacerdotessa era anch’essa incoronata di alloro. Apollonio chiese all’oracolo se il suo nome sarebbe stato ricordato dalle generazioni future. La Pitonessa rispose in senso affermativo, ma dichiarò che sarebbe sempre stato calunniato Apollonio lasciò la caverna per la rabbia, ma il tempo ha dimostrato
l’accuratezza della predizione, in quanto i primi padri della chiesa perpetuarono il nome di Apollonio come quello dell’Anticristo. (Per i dettagli della storia vedi Histoire de la Magie.)
I messaggi dati dalla vergine profetessa furono consegnati ai filosofi dell’oracolo, il cui compito era quello di interpretarli e applicarli. Le comunicazioni erano allora consegnate ai poeti, che li traducevano immediatamente in odi e testi, esortando in forma squisita le affermazioni fatte presumibilmente da Apollo e rendendole disponibili
per la popolazione.
I serpenti erano molto in evidenza nell’oracolo di Delfi. La base del treppiede sopra al quale Pizia sedeva era formato dai corpi contorti di tre giganteschi serpenti. Secondo alcune autorità, uno dei processi utilizzati per produrre l’estasi profetica era costringere la giovane sacerdotessa a guardare negli occhi un serpente. Affascinata e
ipnotizzata, parlava poi con la voce del dio.
Sebbene le prime sacerdotesse pitiche fossero sempre fanciulle – alcune erano ancora adolescenti – in seguito fu promulgata la legge che solo le donne oltre i cinquant’anni dovevano essere le portavoce
dell’oracolo. Queste donne anziane vestite da giovani ragazze attraversavano lo stesso cerimoniale come la prima Pythiæ. Il cambiamento è stato probabilmente il risultato indiretto di una serie di assalti fatti di profani nei confronti delle sacerdotesse.
Durante la prima storia dell’oracolo di Delphian il dio parlava solo ad ogni settimo compleanno di Apollo. Col passare del tempo, tuttavia, la richiesta divenne così grande che la Pizia era costretta a sedersi sul treppiede ogni mese. I tempi selezionati per la consultazione e le domande da porre venivano determinate a sorteggio o con il voto degli abitanti di Delfi. È generalmente ammesso che l’effetto dell’oracolo delfico sulla cultura greca fosse profondamente costruttivo. James Gardner riassume la sua influenza nelle seguenti parole: “Le risposte rivelarono molti tiranni e predissero il loro destino. Attraverso i suoi mezzi molti furono salvati dalla distruzione e molti mortali perplessi guidati nel modo giusto. Ha incoraggiato le istituzioni utili e ha promosso il progresso delle scoperte utili. La sua influenza morale era dalla parte della virtù, e la sua influenza politica in
favore del progresso della libertà civile. “(vedi The Faiths of The World.)
L’oracolo di Dodona era presieduto da Giove, che profetizzò oracoli attraverso la quercia gli alberi, gli uccelli e i vasi di ottone. Molti scrittori hanno notato le somiglianze tra i rituali di Dodona e quelli dei druidi sacerdoti di Britannia e Gallia. Il famoso oracolo colomba di Dodona, scendendo sui rami delle querce sacre, non solo discuteva sulla lingua greca e sulla filosofia e religione, ma ha anche rispose alle domande di quelli che provenivano da luoghi lontani per consultarlo.
Gli alberi “parlanti”, formando un bosco sacro. Quando i sacerdoti desideravano rispondere a domande importanti, dopo attente e solenni purificazioni si ritiravano nel boschetto. Quindi si accostavano agli alberi, supplicando una risposta dal dio che vi dimorava. Quando facevano le loro domande, gli alberi parlavano con le voci degli esseri umani, rivelando ai sacerdoti l’informazione desiderata. Alcuni affermano che c’era solo un albero che parlava – una quercia o un faggio in piedi nel cuore stesso dell’antico boschetto. Il motivo era perche`si credeva che Giove abitasse questo albero che a volte era chiamato Phegonæus. I più curiosi degli oracoli di Dodona erano i vasi “parlanti” o i bollitori. Questi erano fatti di ottone e così accuratamente modellati che quando colpiti emettevano suoni per ore. Alcuni scrittori hanno descritto una fila di questi vasi e hanno dichiarato che se uno di loro veniva colpito, le sue vibrazioni sarebbero state comunicate a tutti gli altri e un frastuono terrificante
ne sarebbe derivato. Altri autori descrivono un grande vaso singolo, in piedi su un pilastro, vicino al quale si ergeva un’altra colonna, che sosteneva la statua di un bambino con in mano una frusta. Alla fine della frusta c’erano un numero di corde oscillanti munite di piccole sfere di metallo e il vento che soffiava incessantemente attraverso l’edificio aperto, faceva si che queste sfere colpissero il vaso. Il
numero e l’intensità degli impatti e il riverbero del vaso erano tenuti in estrema considerazione, ed i sacerdoti consegnarono i loro oracoli di conseguenza. Quando i sacerdoti originali di Dodona – i Selloi – scomparvero misteriosamente, l’oracolo fu servito per molti secoli da tre sacerdotesse che interpretarono i vasi e a mezzanotte interrogavano gli alberi sacri. Ci si aspettava che i clienti degli oracoli portassero offerte e dessero contributi. Un altro notevole oracolo era la Grotta di Trofonio, che stava sul lato di una collina con un’entrata così piccola che sembrava impossibile per un essere umano entrare. Dopo che il consulente aveva fatto la sua offerta alla statua di Trofonio e aveva indossato gli abiti santificati, scalava la collina fino alla grotta, portando in una mano una torta di miele. Sedendosi sul bordo dell’apertura, abbassava i piedi nella caverna. e a quel punto
tutto il suo corpo precipitava nella caverna.

Giove era chiamato Dodoneo riprendendo il nome della città di Dodona in Epiro. Vicino a questa città c’era una collina fittamente coperta con alberi di quercia che dai tempi più antichi erano stati sacri a Giove. Il boschetto era più lontano e venerato perché si credeva che le driadi, i fauni, i satiri e le ninfe dimorassero nelle sue profondità. Alle antiche querce e faggi erano appese molte catene con piccole campane di bronzo che tintinnavano giorno e notte mentre il vento
oscillava tra i rami. Alcuni affermano che la celebre colomba parlante di Dodona era in realtà una donna, perché in Tessaglia entrambe le profetesse e le colombe venivano chiamate Peleiadi. Si suppone che il primo tempio di Dodona fu eretto da Deucalione e quelli che sopravvissero alla grande alluvione. Per questo motivo
l’oracolo di Dodona era considerato il più antico della Grecia

Quando l’oracolo completava la sua rivelazione, il consulente, di solito delirante, veniva espulso con forza dalla grotta.
Vicino alla caverna dell’oracolo due fontane gorgogliavano dalla terra a pochi metri l’una dall’altra. Quelli che stavano per entrare nella grotta bevevano prima da queste fontane, le acque delle quali sembravano possedere peculiari proprietà occulte. La prima conteneva l’acqua dell’oblio e tutti quelli che ne bevevano dimenticavano i loro dolori terreni. Dalla seconda fontana scorreva l’acqua sacra di Mnemosine, o ricordo, perché in seguito permetteva
a coloro che partecipavano di ricordare le loro esperienze mentre erano nella grotta. Sebbene il suo ingresso fosse segnato da due obelischi di ottone, la grotta, circondata da un muro di
pietre bianche e nascosto nel cuore di un boschetto di alberi sacri, non presentava un aspetto imponente. Non c’è dubbio che coloro che vi entrano facessero strane esperienze, perché erano obbligati a lasciare nel tempio adiacente un resoconto completo di quello che avevano visto e sentito mentre si trovavano nell’oracolo. Le profezie furono date sotto forma di sogni e visioni, accompagnati da forti dolori alla testa; alcuni non si riprendevano mai dai postumi del delirio. Le recite confuse deile loro esperienze sono state interpretate dai sacerdoti secondo la domanda a cui dovevano rispondere.
Mentre i preti probabilmente usavano qualche erba sconosciuta per produrre i sogni o le visioni della caverna, la loro abilità nell’interpretazione confinava con il soprannaturale. Prima
consultando l’oracolo, era necessario offrire un ariete al demone della caverna, e il prete deciva in termini gerarchici e se il tempo scelto fosse propizio e sacrificio.

LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO

Molti degli scultori e architetti del mondo antico furono iniziati dei Misteri, in particolare ai riti eleusini. Dall’alba dei tempi, i tagliatori di pietra e quelli di legno hanno costituito una casta divinamente oscurata. Mentre la civiltà si diffondeva lentamente sulla terra, città furono costruite e abbandonate; monumenti furono eretti agli eroi di un presente sconosciuto; i templi furono costruiti per dei che giacciono nella polvere delle nazioni. La ricerca ha dimostrato non solo che i costruttori di queste città e monumenti e gli scultori che hanno cesellato i volti imperscrutabili degli dei erano maestri dei loro mestieri, ma che nel mondo di oggi non ci sono eguali. La profonda conoscenza della matematica e dell’astronomia incarnata nell’architettura antica, e l’altrettanto profonda conoscenza dell’anatomia rivelata nelle statue greche, dimostra che gli stilisti di entrambi erano menti illuminate, profondamente colte nella saggezza che costituiva l’arcano dei Misteri. Così fu fondata la Gilda dei Costruttori, progenitori dei moderni massoni. Quando vengono impiegati per costruire palazzi, templi o per scolpire statue per i ricchi, quegli architetti e artisti iniziati nascondevano nei loro lavori la dottrina segreta, così che ora, molto tempo dopo che le loro ossa sono tornate alla polvere, il mondo si rende conto che quei primi artigiani erano effettivamente iniziati e meritevoli di ricevere i salari dei maestri massoni.

Le Sette Meraviglie del Mondo, sebbene apparentemente pensate per diversi motivi, erano davvero monumenti eretti per perpetuare gli arcani dei Misteri. Erano strutture simboliche, poste in punti particolari, e il vero scopo della loro erezione può essere percepito solo dagli iniziati. Eliphas Levi ha notato la marcata corrispondenza tra queste
Sette meraviglie e i sette pianeti. Le sette meraviglie del mondo sono state costruite dai figli della vedova in onore dei sette geni planetari. Il loro simbolismo segreto è identico con quello dei sette sigilli dell’Apocalisse e delle sette chiese dell’Asia.

1. Il Colosso di Rodi, una gigantesca statua in ottone di circa 109 piedi di altezza che richiese più di dodici anni per essere costruira, è il lavoro di un artista iniziato, Carete di Lindo. La teoria popolare – accettata da diverse centinaia di anni – che la figura stava con i piedi davanti alle entrate del porto di Rodi e che le navi completamente armate passavano tra i suoi piedi, non è mai stata provata. Sfortunatamente, la figura è rimasta in piedi, cinquantasei anni, essendo stata abbattuto da un terremoto nel 224 a.C. Le parti frantumate del Colosso rimasero sparse sul terreno per oltre 900 anni, quando furono finalmente vendute a un mercante ebreo, che portò via il metallo sulle
schiene di 700 cammelli. Alcuni credevano che l’ottone fosse stato convertito in munizioni e altri che fosse stato trasformato in tubi di drenaggio. Questa gigantesca figura dorata, con la sua corona di
raggi solari e la sua torcia alzata, significarono occultamente il glorioso Uomo solare dei Misteri, il Salvatore Universale.

2. L’architetto Ctesifonte, nel V secolo a.C., presentò alle città ioniche un piano per erigere un monumento comune alla loro dea protettrice, Diana. Il posto scelto fu Efeso, una città a sud di Smirne. L’edificio era costruito in marmo. Il tetto era supportato da 127 colonne, ciascuna alta 60 piedi e del peso di oltre 150 tonnellate. Il tempio fu distrutto dalla magia nera intorno al 356 a.C., – da un uomo mentalmente squilibrato chiamato Herostratus. In seguito è stato ricostruito, ma il simbolismo è stato perso. Il tempio originale, progettato come una miniatura dell’universo, era dedicato alla luna, il simbolo occulto della
rigenerazione.

3. Durante il suo esilio da Atene, Fidia – il più grande di tutti gli scultori greci – andò a vivere ad Olimpia nella provincia di Elide e lì progettò la sua colossale statua di Zeus, capo degli dei della Grecia. Non c’è nemmeno una descrizione accurata di questo capolavoro oggi; solo alcune vecchie monete danno un’idea inadeguata del suo aspetto generale. Il corpo del dio era ricoperto di avorio e le vesti erano d’oro battuto. In una mano si suppone tenesse un globo a sostegno di una figura della Dea della Vittoria, nel’altra uno scettro sormontato da un’aquila. La testa di Zeus era arcaica, pesantemente barbuta,
e incoronata con una corona d’ulivo. La statua era seduta su un elaborato trono decorato. Come suggerisce il nome, il monumento è stato dedicato allo spirito del pianeta Giove, – uno dei sette Logi che si inchinano davanti al Signore del Sole.

4. Eliphas Levi include il Tempio di Salomone tra le Sette Meraviglie del Mondo, dandogli il posto occupato dal Pharos, o Faro, di Alessandria. Il Pharos, che prende il nome dall’isola in cui si trovava, fu progettato e costruito da Sostrato di Cnido durante il regno di Tolomeo (283-247 a.C.). È descritto come costituito di bianco marmo e alto oltre 600 piedi.
I fuochi accesi nella parte superiore potevano essere visti per miglia in mare. È stato distrutto da un terremoto nel XIII secolo, ma i resti di esso furono visibili fino al 1350 d.C. Essendo la più alta di tutte le Meraviglie, era naturalmente assegnata a Saturno, il Padre degli dei e il vero illuminatore di tutta l’umanità.

5. Il Mausoleo di Alicarnasso era un magnifico monumento eretto dalla regina Artemisia in ricordo del suo defunto marito, re Mausolo, dal cui nome deriva la parola mausoleo. I progettisti dell’edificio erano Satiro e Pythis e quattro grandi scultori furono impiegati per ornare l’edificio. L’edificio, che era lungo 114 piedi e largo 92 piedi, era diviso in cinque sezioni principali (i sensi) e sormontato da una piramide (la natura spirituale dell’uomo). La piramide era alta 24 gradini (un numero sacro), e sull’apice c’era una statua del re Mausolo in un carro. La sua figura era alta 9 piedi e 9½ pollici. Molti tentativi sono stati fatti per ricostruire il monumento, che. è stato distrutto da un terremoto, ma nessuno ha avuto un successo totale. Questo monumento
era sacro al pianeta Marte e fu costruito da un iniziato per l’illuminazione del mondo.

6. I giardini di Semiramide a Babilonia – sorgevano all’interno del parco del palazzo di Nabucodonosor, vicino al fiume Eufrate.
Si alzavano in una piramide simile a un terrazzo e in cima c’era un serbatoio per l’irrigazione del giardini. Sono stati costruiti intorno al 600 a.C., ma il nome del paesaggista non e` stato preservato Simboleggiavano i piani del mondo invisibile e vennerp consacrati
a Venere come la dea dell’amore e della bellezza.

7. La Grande Piramide era suprema tra i templi dei Misteri. Per essere
fedele al suo simbolismo astronomico, deve essere stata costruito circa 70.000 anni fa. Era la tomba di Osiride e si credeva che fosse stata costruita dagli dei stessi, e l’architetto potrebbe essere stato l’immortale Ermes. È il monumento di Mercurio, il messaggero degli dei e il simbolo universale della saggezza.

Trophonius e suo fratello Agamede erano famosi architetti. Mentre costruivano una struttura contenente un tesoro, pensarono di lasciare una pietra mobile in modo che potessero entrare segretamente e rubare gli oggetti di valore ivi conservati.
Una trappola fu posta dal proprietario, che aveva scoperto la trama e Agamede fu catturato. Per impedire la scoperta, Trophonius decapitò suo fratello e fuggì, inseguito ferocemente. Si nascose nel boschetto di Lebadia, dove la terra si aprì e lo inghiottì. Lo spirito di Trophonius da allora in poi ha consegnato gli oracoli nel boschetto e nelle sue caverne. Il nome Trophonius significa “essere agitati, eccitati o frenetici”. E ‘stato dichiarato che le terribili esperienze attraverso le quali i consultanti passavano nelle caverne oracolari gli influenzavano così tanto che non sorrisero mai piu`. Le api che accompagnano la figura di Trophonius erano sacre perché guidavano i primi inviati dalla Boetia al sito dell’oracolo.

Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: La tavola Bembina di Iside

Un MANOSCRITTO di Thomas Taylor contiene il seguente notevole paragrafo:

“Platone fu iniziato ai “Misteri Maggiori “all’età di 49 anni. L’iniziazione ebbe luogo in una delle sale sotterranee della Grande Piramide in Egitto. La tavola Isiaca formava l’altare, davanti al quale il Divino Platone si alzò e ricevette ciò che era sempre stato suo, ma che la cerimonia dei Misteri attivava e portava al conscio. Dopo tre giorni nella Sala Grande, fu ricevuto dallo Ierofante della Piramide (lo Ierofante era visto solo da coloro che avevano passato i tre giorni, i tre gradi, le tre dimensioni) e a cui venivano consegnati oralmenti gli insegnamenti esoterici, ciascuno accompagnato dal suo simbolo appropriato. Dopo altri tre mesi di soggiorno nelle sale della Piramide, l’Iniziato Platone fu inviato nel mondo a fare il lavoro del Grande Ordine, come Pitagora e Orfeo fecero prima di lui “.
Prima del saccheggio di Roma nel 1527 non c’è menzione storica della Mensa Isiaca, (Tavola di Iside). A quel tempo la tavola entro` in possesso di un certo fabbro o lavoratore del ferro, che la vendette a un prezzo esorbitante al Cardinale Bembo, un celebre antiquario, storiografo della Repubblica di Venezia, e in seguito bibliotecario di San Marco. Dopo la sua morte, nel 1547, la Tavoletta Isiaca fu acquisita dalla Casa di Mantova, nel cui territorio rimase fino al 1630, quando le truppe di Ferdinando II conquistarono la città di Mantova. Molti dei primi scrittori sull’argomento hanno ipotizzato che la tavoletta sia stata demolita da soldati ignoranti per l’argento che conteneva. L’ipotesi, tuttavia, si dimostro` errata. la tavoletta cadde nelle mani del cardinale Pava, che la presentò al duca di Savoia, che a sua volta la mostro` al Re di Sardegna. Quando i francesi conquistarono l’Italia nel
1797 la tavoletta fu portata a Parigi. Nel 1809, Alexandre Lenoir, scrivendo della Mensa Isiaca, ha detto che era in mostra presso la Bibliothèque Nationale. Al momento della costituzione di pace tra i due paesi è stata restituita all’Italia. Nella sua guida al Nord Italia,
Karl Baedeker descrive la Mensa Isiaca come al centro della Galleria 2 nel Museo delle Antichità a Torino. Una riproduzione fedele della tavoletta originale fu fatta nel 1559 dai famosi Enea Vicus di Parma, e una copia dell’incisione è stata data dal cancelliere del duca della Baviera al Museo dei Geroglifici. Athanasius Kircher descrive la tavoletta come “lunga cinque palmi e larga quattro”. W. Wynn Westcott dice che misura 50 per 30 pollici. e` fatta di bronzo e decorato con smalto encausto o smaltato e intarsi d’argento.
Fosbroke aggiunge: “Le figure sono tagliate in modo molto superficiali e il contorno della maggior parte di esse è circondato da fili d’argento. Le basi su cui le figure erano sedute o reclinate, e` lasciato in bianco nelle stampe, erano d’argento e sono strappate via. “(Vedi Encyclopædia dell’Antichità.)
Coloro che hanno familiarità con i principi fondamentali della filosofia ermetica riconosceranno che la Mensa Isiaca è la chiave per la teologia caldea, egiziana e greca. Nelle sue antichità, il dotto benedettino, padre Montfaucon, ammette la sua incapacità di far fronte alla complessità del suo simbolismo. Quindi dubita che gli emblemi sulla tavoletta possiedano un significato degno di considerazione e ridicolizza Kircher, dichiarandolo di essere piu` oscuro della tavoletta stessa. Laurentius Pignorius ha riprodotto la tavoletta in connessione con un saggio descrittivo nel 1605, ma le sue spiegazioni timidamente avanzate dimostrano la sua ignoranza riguardo alla reale interpretazione delle figure. Nel suo Edipo Ægyptiacus, pubblicato nel 1654, Kircher attaccò il problema con avidità caratteristica. Essere particolarmente qualificato per tale compito da anni di ricerca in
questioni relative alle dottrine segrete dell’antichità e con l’assistenza di un gruppo di eminenti studiosi, Kircher ha compiuto molto per l’esposizione dei misteri della tavoletta. Il maestro segreto, tuttavia, eludeva persino lui, come Eliphas Levi ha astutamente notato nella sua Storia della Magia. “Il dotto gesuita”, scrive Levi, “ha intuito che conteneva la chiave geroglifica agli alfabeti sacri, sebbene non fosse in grado di sviluppare la spiegazione. È divisa in tre compartimenti uguali; sopra ci sono le dodici case del paradiso e sotto ci sono le
corrispondenti distribuzioni di lavoro [periodi di lavoro] durante tutto l’anno, mentre al centro ci sono ventuno segni sacri che rispondono alle lettere dell’alfabeto. Nel mezzo c’è una figura seduta del pantomorfo IYNX, emblema dell’essere universale e corrispondente in quanto tale all’ebraico Yod, o a quella lettera unica da cui provengono tutte le altre. L’IYNX è circondato dalla triade di Ofiti, rispondendo alle tre Lettere madri degli alfabeti egiziano ed ebraico. A destra sono gli Ibimorfi e triadi serapiche; a sinistra sono quelli di Nepthys e Ecate, che rappresentano l’attivo e il passivo, il fisso e il volatile, il fuoco fruttificante e l’acqua generatrice. Ogni coppia di triadi in
congiunzione con il centro produce un settenario, e un settenario è contenuto nel centro. I tre settenari forniscono il numero assoluto dei tre mondi, oltre che il numero completo di lettere primitive, a cui viene aggiunto un segno complementare, come lo zero ai nove numeri. ”
Il suggerimento di Levi può essere interpretato nel senso che le ventuno figure nella sezione centrale della Tabella rappresentano i ventuno principali trionfi delle carte dei Tarocchi. Se è così, non e` forse la carta zero, causa di tante polemiche, la corona senza nome della Mente Suprema, la corona simboleggiata dalla triade nascosta nella parte superiore del trono nel centro della tavola? Non potrebbe essere la prima emanazione di questa Mente Suprema simboleggiata da un giocoliere o un mago con i simboli dei quattro mondi inferiori: il bastone, la spada, la coppa e la moneta? Così considerata, la carta zero non appartiene allo stesso piano delle altre ma è in realtà il punto quadridimensionale da cui sono emanate tutte e di conseguenza sono suddivise in ventuno carte (lettere) che, quando raccolte insieme, producono lo zero. Il codice che appare su questa carta supporterà questa interpretazione, poiché il cifrario, o cerchio, è emblematico della sfera superiore da cui vengono prodotti i mondi, i poteri e le lettere inferiori.
Westcott raccolse con cura le scarne teorie avanzate da varie autorità e nel 1887 pubblicò il suo volume ora estremamente raro, che contiene l’unica dettagliata descrizione della Tavola Isiaca pubblicata in inglese se non si considera inutile descrizione di Montfaucon nel 1721.

Westcott riassume la sua interpretazione della tavoletta come segue:
“Lo schema di Levi, con il quale spiega il mistero della tavoletta, mostra la Ragione Superiore divisa in quattro stagioni dell’anno, ognuna con tre segni zodiacali e ha aggiunto il nome sacro a quattro lettere, il Tetragrammaton, assegnando alla Jod l’Acquario, cioè Canopo, alla He il Toro, cioè Apis, e alla Vau il Leone, cioè Momphta, e
finisce con Tifone. Notare il parallelo cherubico: uomo, toro, leone e aquila. La quarta forma si trova o come scorpione o aquila a seconda sell’intenzione occulta fosse buona o cattiva: nello Zodiaco Demotico, il Serpente sostituisce lo Scorpione.

“La Regione Inferiore e` attribuita alle dodici semplici lettere ebraiche, associandole con i quattro quarti dell’orizzonte. Confronta il Sepher Yerzirah, Cap. v., sec. 1.

“La Regione Centrale e` attribuita ai poteri del Sole e a quelli Planetari. Nel mezzo vediamo sopra, il Sole, marcato come Ops, e sotto di esso
è un sigillo di Salomone, sopra una croce; un doppio triangolo Hexapla,in cui si sovrappongono un triangolo chiaro e uno scuro, il tutto forma una sorta di complesso simbolo di Venere. Al Ibimorfo dà i tre pianeti oscuri, Venere, Mercurio e Marte collocati attorno al
triangolo scuro eretto, che denota il Fuoco. Alla triade Nephthæan dà i tre pianeti della luce, Saturno, Luna e Giove, attorno a un triangolo invertito che indica l’acqua. C’è una connessione necessaria tra acqua, potere femminile, principio passivo, Binah e Madre sephirotica e sposa. (Vedi la Kabbalah). Nota i segni antichi per i pianeti erano tutti composti da una croce, un disco solare e una mezzaluna: Venere è una croce sotto un disco solare, Mercurio, un disco Con una mezzaluna sopra e croce sotto, Saturno è una Croce il cui punto più basso tocca l’apice della mezzaluna; Giove è una mezzaluna di cui il punto più basso tocca la parte sinistra della croce: tutti questi sono misteri profondi.

Il saggio pubblicato in francese da Alexandre Lenoir nel 1809, mentre risulta curioso e originale, contiene poche informazioni reali sulla tavoletta, che l’autore cerca di dimostrare essere un Calendario egiziano o grafico astrologico. Come Montfaucon e Lenoir – in effetti tutti coloro che hanno scritto sull’argomento dal 1651 – o hanno basato il loro lavoro su quello di Kircher o sono stati influenzati considerevolmente da lui, una traduzione accurata è stata fatta del
l’articolo originale di quest’ultimo (ottanta pagine del latino del diciassettesimo secolo). L’immagine all’inizio di questo capitolo è una riproduzione fedele fatta da Kircher dall’incisione nel Museo dei Geroglifici. Le piccole lettere e numeri usati per designare le figure sono state aggiunte da lui per chiarire il suo commento e saranno utilizzate per lo stesso scopo in questo lavoro.
Come quasi tutte le antichità religiose e filosofiche, la Tavola di Iside è stata oggetto di molte polemiche In una nota in calce, A. E. Waite – incapace di differenziare tra la vera e la presunta natura o origine della tavoletta – riecheggia i sentimenti di J.G. Wilkinson, un altro eminente exoterico: “L’originale [Tavola] è estremamente tardiva ed è approssimativamente definita come un falso. “D’altra parte, Eduard Winkelmann, un uomo dalle ampie conoscenze, difende la genuinità e l’antichità della tavoletta Un sincera considerazione della Mensa Isiaca rivela un fatto di fondamentale importanza: chiunque abbia creato la tavoletta non era necessariamente un egiziano, fu un iniziato
del più alto ordine, conversando con i più arcani principi dell’esoterismo ermetico.

SIMBOLISMO DELLA TAVOLA BEMBINA

La seguente, necessariamente breve, delucidazione della tavola Bembina si basa su uno studio degli scritti di Kircher integrati da altre informazioni raccolte dal presente autore degli scritti mistici dei caldei, ebrei, egiziani e greci. I templi degli Egizi erano così progettati che la disposizione delle camere, delle decorazioni e degli utensili erano tutti di significato simbolico, come dimostrano i geroglifici che le ricoprivano. Accanto all’altare, che di solito era al centro di ogni stanza, c’era la cisterna dell’acqua del Nilo che scorreva dentro e fuori attraverso tubi invisibili. Anche qui c’erano immagini degli dei in serie concatenate, accompagnate da iscrizioni magiche. In questi templi, con l’uso di simboli e geroglifici, i neofiti erano istruiti nei segreti della casta sacerdotale.
La tavoletta di Iside era originariamente una tavola o un altare, e i suoi emblemi facevano parte dei misteri spiegati dai sacerdoti. Le tavole erano dedicate ai vari dei e dee. Le sostanze da cui sono state create le tavole differivano in base alle rispettive dignità delle divinità. Le tavolette consacrate a Giove e Apollo erano d’oro; quelle di Diana, Venere e Giunone erano d’argento; quelle di altri dei superiori, di marmo; quelle alle divinità minori, di legno. C’erano anche tavole
fatte di metalli corrispondenti ai pianeti governati dai vari celestiali.
Nella sua introduzione alla tavola, Kircher riassume così il suo simbolismo: “Insegna, in primo luogo, l’intera costituzione del triplice mondo: archetipo, intellettuale e sensibile. La Divinità Suprema viene mostrata mentre si sposta dal centro alla circonferenza di un universo fatto di cose sensibili e inanimate, tutte animate e agitate dall’unico potere supremo che chiamano la Mente del Padre ed e` rappresentata dal triplice simbolo. Qui vengono anche mostrate tre triadi del Supremo, ciascuna che manifesta un attributo del primo Trimurti. Queste triadi sono chiamate la Fondazione, o la base di tutte le cose. Nella tavola è anche esposta la disposizione e la distribuzione di
quelle creature divine che aiutano la Mente del Padre nel controllo dell’universo. Qui [nel pannello superiore] possiamo vedere ii Governatori dei mondi, ognuno con il suo fuoco, etereo, e
le insegne materiali. Anche qui [nel pannello inferiore] ci sono i Padri delle Fontane, il quale dovere è curare e preservare i principi di tutte le cose e sostenere le leggi inviolabili della Natura. Ecco gli dei delle sfere e anche quelli che vagano da un posto all’altro, lavorando con tutte le sostanze e le forme (Zonia e Azonia), raggruppate insieme come figure di entrambi i sessi, con le loro facce rivolte alla loro divinità superiore “. La Mensa Isiaca, che è divisa orizzontalmente in tre camere o pannelli, potrebbe rappresentare il piano delle camere in cui sono stati dati i misteri isiaci. Il pannello centrale è diviso in sette parti o stanze minori, e l’inferiore ha due porte, una ad ogni estremità. L’intera tavola contiene quarantacinque figure di prima importanza e un numero di simboli minori. Le quarantacinque figure principali sono raggruppate in quindici triadi, di cui quattro sono nel pannello superiore, sette nel centro e quattro nel basso. Secondo entrambi
Kircher e Levi, le triadi sono divise nel modo seguente:

Nella parte superiore
1. P, S, V – Triade mendesiana.
2. X, Z, A – Triade delle Ammonie.
3. B, C, D – Triade di Momphtæan.
4. F, G, H- Triade di Omphtæan.
Nella sezione centrale
1. G, I, K – Triade isiaca.
2. L, M, N – Triade Ecatina.
3. O, Q, R – Triade ibimorfa.
4. V, S, W – Triade ofphionica.
5. X, Y, Z – Triade di Nephtæan.
6. p, e, h – Triade di Serapæan.
7. I, d, r (non mostrata),- Triade di Osiride.
Nella sezione inferiore
1. – Triade di Horæan.
2. – Triade Pandochæan.

3. – Triade Thaiad.
4. – Triade luristica.

Di queste quindici triadi Kircher scrive: “Le cifre differiscono l’una dall’altra in otto parole aspetti importanti, i. e., secondo forma, posizione, gesto, atto, vesti, copricapo, personale, e, infine, secondo i geroglifici posti intorno a loro, se questi siano fiori, arbusti, lettere minuscole o animali. “Questi otto metodi simbolici di ritrarre i poteri segreti delle figure sono sottili richiami agli otto sensi spirituali della cognizione per mezzo del quale il vero sé nell’uomo può essere compreso. Per esprimere questa verita` spirituale i buddisti hanno usato la ruota con otto raggi e hanno aumentato la loro coscienza attraverso il nobile sentiero ottuplice. Il bordo ornato che racchiude i tre principali pannelli della tavola contiene molti simboli composti da uccelli, animali, rettili, esseri umani e forme composte. Secondo una lettura della Tavola, questo confine rappresenta i quattro elementi; le creature sono esseri elementali. Secondo un altra interpretazione, il confine rappresenta le sfere archetipiche e nel suo fregio le figure sono gli schemi di quelle forme che in varie combinazioni saranno successivamente manifestate nel mondo materiale. I quattro fiori agli angoli del tavolo sono quelli che, seguono il suo corso in cielo, e sono emblemi sacri di quella parte più bella della natura dell’uomo.
Secondo la dottrina segreta dei caldei, l’universo è diviso in quattro stati dell’essere (piani o sfere): archetipo, intellettuale, siderale ed elementale. Ciascuno di questi rivela gli altri; il superiore che controlla l’inferiore e il ricevente inferiore influenzato dal superiore. L’archetipo era considerato sinonimo di intelletto della divinità trina. Dentro questa sfera divina, incorporea ed eterna sono incluse tutte le manifestazioni inferiori della vita – tutto ciò che è, è stato o sarà sempre. Entro l’Intelletto Kosmico tutte le cose spirituali o materiali esistono come archetipi, o forme pensiero divine, che è mostrata nella tavoletta da una catena di similitudini segrete.
Nella regione centrale della Tavola appare il Spirituale personificato che contiene tutta l’essenza delle forme: la fonte e la sostanza di tutte le cose. Da questo procedeno i mondi inferiori come nove emanazioni in gruppi di tre (la triade di Ophionic, Ibimorphous e Nephtæan).
Considera in questo contesto l’analogia del Sephiroth cabalistico o delle nove sfere emanate da Kether, la corona. I dodici governatori dell’universo (il mendicante, le triadi Ammoniane, Momphtæane e Omphtæane) – veicoli per la distribuzione delle influenze creative e mostrate nella regione superiore della Tabella sono dirette nella loro
attività dei modelli della Mente Divina esistenti nella sfera archetipica, Gli archetipi sono schemi astratti formulati nella Mente Divina e da essi vengono controllate tutte le attivita` inferiori
Nella regione inferiore della Tavola ci sono le Fontane del Padre (le triadi Horæane, Pandochæane, Thaustiche e Æluristiche), custodi delle grandi porte dell’universo.

Questi distribuiscono ai mondi inferiori le influenze che discendono dai Governatori mostrati sopra. Nella teologia degli egiziani, la bontà ha la precedenza e tutte le cose ne prendono parte a un livello più alto o più basso. La bontà è richiesta da tutti. È la causa principale. La bontà è auto-diffusa e quindi esiste in tutte le cose, perché niente può produrre ciò che non ha in sé. La Tavola dimostra che tutto è in Dio e Dio è in tutto; tutto è in tutto e ognuno è in ognuno. Nel mondo intellettuale sono invisibili controparti spirituali delle creature che abitano il mondo elementale. Pertanto, il più basso esibisce il più alto, il corporeo dichiara l’intellettuale e l’io invisibile. fatto manifestato dalle sue opere. Per questo motivo gli egiziani hanno creato immagini di sostanze esistenti nel mondo sensibile inferiore per servire come esempi visibili di poteri superiori e invisibili. Alle immagini corruttibili assegnarono le virtù delle divinità incorruttibili, dimostrando così arcanamente che questo mondo non è altro che l’ombra di Dio, l’immagine esteriore del paradiso dentro Tutto ciò che è nella sfera archetipica invisibile è rivelato nel mondo corporeo sensibile alla luce della natura. La mente archetipica e creativa – prima attraverso la sua Fondazione Paterna e in seguito attraverso divinità secondarie chiamate intelligenze, riversavamo tutto l’infinito dei suoi poteri
dallo scambio continuo dal più alto al più basso. Nel loro simbolismo fallico gli egiziani usarono lo sperma per rappresentare le sfere spirituali, perché ognuna contiene tutto ciò che viene da esso. I caldei e gli egiziani hanno anche sostenuto che tutto ciò che è un risultato
dimora nella causa di se stesso e si rivolge a quella causa come il loto al sole. di conseguenza, il Supremo Intelletto, attraverso la sua Fondazione Paterna, creò per primo la luce – il mondo angelico. Da quella luce sono state quindi create le gerarchie invisibili degli esseri che alcuni chiamano stelle; e dalle stelle si sono formati i quattro elementi e il mondo sensibile. Tutti i corpi o elementi visibili sono nelle
stelle invisibili o elementi spirituali, e le stelle sono ugualmente in quei corpi; le stelle sono negli angeli e gli angeli nelle stelle; gli angeli sono in Dio e Dio è in tutto. Pertanto, tutti sono divinamente nel Divino, angelicamente negli angeli, e corporemente nel mondo corporeo, e viceversa. proprio come il seme è l’albero in potenza, così il mondo è Dio in azione.
Proclo dice: “Ogni proprietà della divinità permea tutta la creazione e si dà a tutte le creature inferiori. “Una delle manifestazioni della Mente Suprema è il potere di riproduzione secondo le specie che conferisce ad ogni creatura di cui è parte divina. Così si generano anime, cieli, elementi, animali, piante e pietre ciascuno secondo il proprio schema, ma tutti dipendono dal principio della Mente Suprema. Il potere fecondativo, sebbene di per sé un’unità, si manifesta diversamente attraverso le varie sostanze, nel minerale a cui contribuisce
all’esistenza materiale, nella pianta si manifesta come vitalità e nell’animale come sensibilità. esso impartisce movimento ai corpi celesti, pensiero alle anime degli uomini, intellettualismo agli angeli e superessenzialità a Dio. Quindi si vede che tutte le forme sono di una sostanza e tutta la vita di una sola forza, e queste sono coesistenti nella natura del Supremo.