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Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: La fraternita` dei Rosa Croce

CHI erano i rosacrociani? Erano un’organizzazione di profondi pensatori che si ribellavano alle limitazioni religiose e filosofiche del loro tempo o erano isolati trascendentalisti uniti solo dalla somiglianza dei loro punti di vista e deduzioni? Dov’era la “Casa dello Spirito Santo”, in cui, secondo i loro manifesti, si incontravano una volta all’anno per pianificare le future attività del loro Ordine? Chi era la persona misteriosa denominata “Il nostro illustre padre e fratello C.R.C.”? Queste tre lettere indicavano effettivamente le parole “Christian Rose Cross”? Christian Rosencreutz, il presunto autore di Chymical Nuptials, era la stessa persona che con altri tre fondò la “Society of the Rose Cross”?

Che rapporto esisteva tra il rosacrocianesimo e la massoneria medievale? Perché i destini di queste due organizzazioni erano così strettamente intrecciati? La “Confraternita della Rosa Croce” è il tanto ricercato legame che collega la Massoneria del Medioevo con il simbolismo e il misticismo dell’antichità, e i suoi segreti sono perpetuati dalla massoneria moderna? L’Ordine Rosacrociano originale si è disintegrato nell’ultima parte del XVIII secolo, o la Società esiste ancora come organizzazione, mantenendo la stessa segretezza per cui era originariamente famosa? Qual era il vero scopo per cui si e` stata formata la “Confraternita della Croce Rosa”? I rosacrociani erano una fratellanza religiosa e filosofica, come pretendevano di essere, o si trattava solo di un trucco per nascondere il vero oggetto della Fraternità, che forse era il controllo politico dell’Europa? Questi sono alcuni dei problemi coinvolti nello studio del rosacrocianesimo.

Ci sono quattro teorie distinte sull’enigma rosacrociano. Ognuna è il risultato di un’attenta considerazione delle prove da parte degli studiosi che hanno passato la vita a saccheggiare gli archivi della tradizione ermetica. Le conclusioni raggiunte dimostrano chiaramente l’inadeguatezza dei documenti disponibili riguardanti la genesi e le prime attività dei “Fratelli della Croce Rosa”.

IL PRIMO POSTULATO

Si presume che l’Ordine rosacrociano esistesse storicamente in conformità con la descrizione della sua fondazione e delle successive attività pubblicate nel suo manifesto, la Fama Fraternitatis, che si ritiene sia stata scritta nell’anno 1610, ma che apparentemente non apparve in stampa fino al 1614. La considerazione intelligente dell’origine del rosacrocianesimo richiede una familiarità con i contenuti del primo e più importante dei suoi documenti. La Fama Fraternitatis inizia con un richiamo a tutto il mondo della bontà e misericordia di Dio, e avverte l’intellighenzia che il loro egotismo e bramosia li inducono a seguire i falsi profeti e ad ignorare la vera conoscenza che Dio nella sua bontà ha rivelato loro. Quindi, una riforma è necessaria, e Dio ha mandato filosofi e saggi per questo scopo.

Per aiutare a realizzare la riforma, una misteriosa persona chiamata “Il Padre altamente illuminato C.R.C.”, un tedesco di nascita, discendente di una famiglia nobile, ma lui stesso un uomo povero, istituì la “Società segreta della Croce Rosa”. C.R.C. fu messo in un chiostro quando aveva solo cinque anni, ma in seguito divenne insoddisfatto del suo sistema educativo, si associò a un fratello degli ordini sacri che stava facendo un pellegrinaggio in Terra Santa. Hanno iniziato insieme, ma il fratello è morto a Cipro e C.R.C continuo` da solo il viaggio a Damasco. La cattiva salute gli impediva di raggiungere Gerusalemme, così rimase a Damasco, studiando con i filosofi che abitavano lì.

Durante i suoi studi, ha sentito parlare di un gruppo di mistici e Qabbalisti che dimorano nella mistica città araba di Damcar. Rinunciando al suo desiderio di visitare Gerusalemme, si accordò con gli arabi per il suo trasporto a Damcar. C.R.C. Aveva solo sedici anni quando arrivò a Damcar. Fu ricevuto come uno che si era aspettato da tempo, un compagno e un amico in filosofia, e fu istruito nei segreti degli adepti arabi. Mentre lì, C.R.C. imparò la lingua araba e tradusse il libro sacro M in latino; e al suo ritorno in Europa porto` con sé questo importante volume.

Dopo aver studiato tre anni a Damcar, C.R.C. partì per la città di Fez, dove i maghi arabi dichiararono che sarebbero state fornite ulteriori informazioni. A Fez fu istruito su come comunicare con gli abitanti elementari [probabilmente gli spiriti della natura], e questi gli rivelarono molti altri grandi segreti della natura. Mentre i filosofi di Fez non erano grandi come quelli di Damcar, le precedenti esperienze di C.R.C. gli hanno permesso di distinguere il vero dal falso e quindi di aggiungere molto alla sua riserva di conoscenza.

Dopo due anni a Fez, C.R.C. salpò per la Spagna, portando con sé molti tesori, tra cui piante rare e animali accumulati durante i suoi vagabondaggi. Sperava con affetto che i dotti uomini d’Europa ricevessero con gratitudine i rari tesori intellettuali e materiali che aveva portato per la loro considerazione. Invece incontrò solo il ridicolo, perché i cosiddetti saggi avevano paura di ammettere la loro precedente ignoranza per timore che il loro prestigio venisse alterato. A questo punto della narrazione è un’interpolazione che afferma che Paracelso, pur non essendo un membro della “Fraternità della Croce Rosa”, avesse letto il libro M e da una considerazione del suo contenuto aveva ottenuto informazioni che lo rendevano il principale medico del Medioevo.

Stanco, ma non scoraggiato, come risultato della inutilità dei suoi sforzi, C.R.C. tornò in Germania, dove costruì una casa in cui poteva tranquillamente continuare i suoi studi e ricerche. Ha anche prodotto una serie di strumenti scientifici rari per scopi di ricerca. Mentre avrebbe potuto rendersi famoso se avesse voluto commercializzando la sua conoscenza, preferiva la compagnia di Dio alla stima degli uomini.

Dopo cinque anni di pensionamento, decise di rinnovare la sua lotta per una riforma delle arti e delle scienze del suo tempo, questa volta con l’aiuto di alcuni amici fidati. Andò al monastero dove aveva ricevuto il suo primo addestramento e chiamò a sé tre fratelli, ai quali vincolò un giuramento per preservare inviolati i segreti che avrebbe dovuto impartire e scrivere per amore dei posteri.

Si dice di questa croce che sia fatta di oro spirituale e che ogni fratello la indossa sul suo petto. Porta i simboli alchemici di sale, zolfo e mercurio; anche una stella dei pianeti; e intorno ad esso ci sono le quattro parole FEDE, SPERANZA, AMORE e PAZIENZA. L’aquila bifronte, o Fenice, prefigura sottilmente l’ultimo stato androgino della creatura umana. L’alchimia rosacrociana non si occupava solo dei metalli. Il corpo dell’uomo era il laboratorio alchemico e nessuno poteva diventare un adepto rosacrociano fino a quando non aveva eseguito il supremo esperimento di trasmutazione cambiando i metalli di base dell’ignoranza nell’oro puro di saggezza e comprensione.

Questi quattro fondarono la “Fraternità della Croce Rosa”. Prepararono il suo linguaggio cifrato segreto e, secondo la Fama, un grande dizionario in cui tutte le forme di saggezza erano classificate per la glorificazione di Dio. Iniziarono anche il lavoro di trascrizione del libro M, ma trovarono il compito troppo difficile a causa delle richieste del gran numero di malati che venivano da loro per essere guariti.

Avendo completato un edificio più nuovo e più grande, che chiamarono la “Casa dello Spirito Santo”, decisero di includere quattro nuovi membri nella Fraternità, aumentando così il numero a otto, sette dei quali erano tedeschi. Tutti non erano sposati. Lavorando industriosamente insieme, hanno rapidamente completato l’arduo lavoro di preparazione dei documenti, delle istruzioni e degli arcani dell’Ordine. Hanno anche messo in ordine la casa chiamata “Sancti Spiritus”.

Hanno quindi deciso di separare e visitare gli altri paesi della Terra, non solo per concedere la loro saggezza ad altri che la meritavano, ma anche perche` potessero controllare e correggere eventuali errori esistenti nel loro stesso sistema. Prima di separarsi, i Fratelli hanno preparato sei regole, o regolamenti, e ciascuno si è impegnato ad obbedire loro. La prima regola era che non dovevano assumersi alcuna altra dignità o credito oltre a quello di guarire malati. La seconda era che da quel momento in poi non avrebbero dovuto indossare alcuna veste o indumento speciale, ma avrebbero dovuto vestirsi secondo l’usanza del paese in cui dimoravano. La terza dichiarò che ogni anno in un dato giorno dovevano incontrarsi nella “Casa dello Spirito Santo” o, se non fossero stati in grado di farlo, dovevano essere rappresentati da un’epistola. La quarta decretava che ogni membro avrebbe dovuto cercare una persona degna per succedergli alla sua morte. La quinta dichiarava che le lettere “R.C.” avrebbero dovuto essere il loro sigillo, marchio e carattere da quel momento in poi. La sesta specificava che la Fraternità avrebbe dovuto rimanere sconosciuta al mondo per un periodo di cento anni.

Dopo aver giurato su questo codice, cinque fratelli partirono per terre lontane, e un anno dopo anche due degli altri se ne andarono, lasciando solo Padre C.R. C. nella “Casa dello Spirito Santo”. Anno dopo anno incontrarono una grande gioia, poiché avevano promulgato in silenzio e sinceramente le loro dottrine tra i saggi della terra.

Quando il primo dell’Ordine morì in Inghilterra, fu deciso che i luoghi di sepoltura dei membri dovessero essere segreti. Poco dopo padre C.R.C. chiamò i sei rimanenti insieme, e si suppone che poi abbia preparato la sua tomba simbolica. Il libro Fama registra che nessuno dei Fratelli in vita al momento della sua scrittura sapeva quando Padre C.R.C. morì o dove fu sepolto. Il suo corpo fu scoperto per caso 120 anni dopo la sua morte, quando uno dei Fratelli, che possedeva una notevole abilità architettonica, decise di apportare alcune modifiche nella “Casa dello Spirito Santo”. [Si sospetta solo che la tomba fosse in questo edificio.]

Mentre faceva le sue modifiche, il Fratello scoprì una lapide commemorativa sulla quale erano incisi i nomi dei primi membri dell’Ordine. Decise di trasferire la lapide in una cappella più imponente, perché in quel momento nessuno sapeva in quale paese padre C.R.C. era morto, questa informazione era stata nascosta dai membri originali. Nel tentativo di rimuovere la tavoletta commemorativa, che era tenuta in posizione da un grande chiodo, alcune pietre e intonacature si staccarono dal muro, rivelando una porta nascosta nella muratura. I membri dell’Ordine si sbarazzarono immediatamente del resto dei detriti e scoprirono l’ingresso di un caveau. Sulla porta a grandi lettere c’erano le parole: POST CXX ANNOS PATEBO. Questo, secondo l’interpretazione mistica dei Fratelli, significava: “Tra 120 anni uscirò”.

Il mattino seguente la porta fu aperta e i membri entrarono in un caveau con sette lati e sette spigoli, ciascuno dei quali largo cinque piedi e alto otto piedi. Anche se il sole non penetro` mai in questa tomba, era brillantemente illuminato da una misteriosa luce nel soffitto. Al centro c’era un altare circolare, sul quale erano incise lastre di ottone con strani caratteri. In ciascuno dei sette lati c’era una piccola porta che, una volta aperta, rivelava un numero di scatole piene di libri, istruzioni segrete e l’arcano presumibilmente perduto della Fraternità.

Dopo aver spostato l’altare su un lato, fu rivelata una copertura di ottone. Sollevandola si rivelò un corpo, presumibilmente quello di C.R.C., che, sebbene fosse rimasto lì per 120 anni, era ben conservato come se fosse appena stato interrato. Era ornato e abbigliato nelle vesti dell’Ordine, e in una mano era racchiusa una misteriosa pergamena che, accanto alla Bibbia, era il bene più prezioso della Compagnia. Dopo aver esaminato a fondo il contenuto della camera segreta, la targa e l’altare di ottone furono rimessi al loro posto, la porta della volta fu di nuovo sigillata e i Fratelli andarono nelle loro rispettive vie, i loro spiriti sollevati e la loro fede aumentata dallo spettacolo miracoloso che loro avevano visto.

Il documento termina dicendo in effetti: “Conformemente alla volontà di Padre CRC, Fama è stata preparata e inviata ai saggi e ai sapienti di tutta l’Europa in cinque lingue, affinché tutti possano conoscere e comprendere i segreti di una augusta Fraternità Tutte le anime sincere che lavorano per la gloria di Dio sono invitate a comunicare con i Fratelli e viene promesso che il loro appello sarà ascoltato, indipendentemente da dove sono o da come i messaggi sono inviati. Allo stesso tempo, coloro che vivono nell’egoismo sono avvertiti che solo la tristezza e l’infelicità saranno saranno ottenute da chiunque tenti di scoprire la Fraternità senza un cuore puro e una mente pura. ”

Tale, in breve, è la storia della Fama Fraternitatis. Chi la accetta letteralmente considera padre C.R.C. come l’attuale fondatore della Confraternita, che si ritiene abbia organizzato intorno al 1400. Il fatto che la convalida storica dei punti importanti della Fama non sia mai stata scoperta è contro questa teoria. Non ci sono prove che padre C.R.C. avvicino` i dotti uomini di Spagna. La misteriosa città di Damcar non può essere trovata, e non vi è alcuna documentazione che in nessuna parte della Germania esistesse un luogo in cui un gran numero di malati venivano misteriosamente guariti. La tradizione segreta di A. E. Waite nella Massoneria contiene un’immagine di Padre C.R.C. la quale lo mostra con una lunga barba sul petto, seduto davanti a un tavolo sul quale brucia una candela. Una mano sostiene la testa e l’altra poggia la punta del dito indice sulla tempia di un teschio umano. L’immagine, tuttavia (vedi la sezione in fondo al capitolo), non prova nulla. Padre C.R.C. non è mai stato visto da altri membri del suo stesso Ordine, e non hanno conservato una descrizione di lui. Che il suo nome fosse Christian Rosencreutz è ancora più improbabile, poiché i due non erano nemmeno associati fino alla stesura delle Nightsials Chymical.

IL SECONDO POSTULATO

Quei fratelli massonici che hanno indagato sull’argomento accettano l’esistenza storica della “Confraternita della Croce Rosa” ma sono divisi sull’origine dell’Ordine. Un gruppo sostiene che la società origino` nell’Europa medievale come una conseguenza della speculazione alchemica. Robert Macoy, 33 °, ritiene che Johann Valentin Andreæ, un teologo tedesco, sia stato il vero fondatore e ritiene anche possibile che questo abbia semplicemente riformato e amplificato una società esistente fondata da Sir Henry Cornelius Agrippa. Alcuni credono che il rosacrocianesimo rappresentasse la prima invasione europea della cultura buddista e braminica. Altri ancora ritengono che la “Società della Croce Rosa” sia stata fondata in Egitto durante la supremazia filosofica di quell’impero, e che perpetuasse anche i Misteri dell’antica Persia e Caldea.

Nella sua Anacalypsis, Godfrey Higgins scrive: “I rosacrociani della Germania sono piuttosto ignoranti riguardo la loro origine, ma, per tradizione, si suppongono discendenti degli antichi egizi, caldei, magi e ginecofisti”. (L’ultimo era un nome dato dai seguaci di Alessandro Magno a una casta di uomini saggi nudi che trovavano meditando lungo le rive del fiume in India). Il consenso tra queste fazioni è che la storia di Padre CRC, come la leggenda massonica di Hiram Abiff, è un’allegoria e non dovrebbe essere considerata alla lettera. Un problema simile e` stato affrontato dagli studenti della Bibbia, che hanno trovato non solo difficili, ma nella maggior parte dei casi impossibili, i loro sforzi per confermare l’interpretazione storica delle Scritture.

Ammettendo l’esistenza dei Rosacrociani come una società segreta con fini filosofici e politici, è notevole che un’organizzazione con membri in tutte le parti d’Europa possa mantenere il segreto assoluto attraverso i secoli. Tuttavia, i “Fratelli della Rosa Croce” sembravano in grado di realizzare questo. Un gran numero di studiosi e filosofi, tra cui Sir Francis Bacon e Wolfgang von Goethe, sono stati sospettati di appartenenza all’Ordine, ma la loro connessione non è stata stabilita con soddisfazione dagli storici. Gli pseudo-rosacrociani abbondavano, ma i veri membri dell ‘”Ordine antico e segreto dei filosofi sconosciuti” hanno vissuto con successo la loro segretezza; fino ad oggi rimangono sconosciuti.

Durante il Medioevo apparve un certo numero di trattati, che pretendono di provenire dalle penne dei Rosa-Croce. Molti di loro, tuttavia, erano spuri, emessi per la loro auto-esaltazione da persone senza scrupoli che usavano il venerato e magico nome rosacrociano nella speranza di ottenere potere religioso o politico. Questo rese molto complicato

Il simbolo originale della Fraternità Rosacrociana era una rosa geroglifica crocifissa su una croce. La croce veniva spesso sollevata su un Calvario a tre gradini. Occasionalmente il simbolo di una croce che sorge da una rosa veniva usato in connessione con le loro attività. La rosa rosacrociana è stata disegnata sulla tavola rotonda di Re Artù, ed è il motivo centrale per i collegamenti che formano la catena da cui il “Grande Giorgio” è sospeso tra i gioielli dell’ordine della Giarrettiera. Hargrave Jennings sospetta che questo Ordine abbia una qualche connessione con i Rosa-Croce.

il lavoro di investigare sulla società. Un gruppo di pseudo-rosacrociani arrivò al punto di fornire ai suoi membri una corda nera con la quale si sarebbero conosciuti e li avvertì che se avessero rotto il loro voto di segretezza il cordone sarebbe stato usato per strangolarli. Pochi dei principi del rosacrocianesimo sono stati conservati in letteratura, poiché la Fraternità originale ha pubblicato solo resoconti frammentari dei suoi principi e attività.

Nei suoi Simboli Segreti dei Rosacrociani, il Dr. Franz Hartmann descrive la Fraternità come “Una società segreta di uomini che possiedono poteri sovrumani – se non soprannaturali – si diceva che fossero capaci di profetizzare eventi futuri, di penetrare nei misteri più profondi. della natura, per trasformare, il rame, il piombo o il mercurio in oro, per preparare un elisir di vita, o panacea universale, con l’uso della quale potevano preservare la loro giovinezza e virilità, e inoltre si credeva che potessero comandare gli Spiriti Elementari della Natura, e conoscevano il segreto della Pietra Filosofale, una sostanza che rendeva chi lo possedeva onnipotente, immortale e supremamente saggio. ”

Lo stesso autore definisce ulteriormente un rosacrociano come “una persona che attraverso il processo del risveglio spirituale ha raggiunto una conoscenza pratica del significato segreto della rosa e della croce. * * * Chiamare una persona un rosacrociano non lo rende uno, né l’atto di chiamare una persona cristiana lo rende un Cristo. Il vero rosacrociano o massone non può essere creato, deve crescere per diventarne uno attraverso l’espansione e lo sviluppo della potenza divina nel suo cuore. perché molte chiese e società segrete sono lontane dall’essere ciò che esprimono i loro nomi “.

I principi simbolici del rosacrocianesimo sono così profondi che ancora oggi sono poco apprezzati. Le loro carte e diagrammi si occupano di importanti principi cosmici che trattano con una comprensione filosofica decisamente rinfrescante rispetto alla ristrettezza ortodossa prevalente ai loro tempi. Secondo i documenti disponibili, i rosacrociani erano legati da aspirazioni reciproche piuttosto che dalle leggi di una fraternità. Si crede che i “Fratelli della Rosa Croce” abbiano vissuto in modo discreto, operando laboriosamente nei mestieri e nelle professioni, rivelando la loro affiliazione segreta a nessuno – in molti casi nemmeno alle loro stesse famiglie. Dopo la morte di C.R.C., la maggior parte dei Fratelli apparentemente non aveva un punto d’incontro centrale. Qualunque rituale iniziatico posseduto dall’Ordine era così strettamente sorvegliato da non essere mai stato rivelato. Senza dubbio è stato scritto con la terminologia chimica.

Gli sforzi per entrare nell’Ordine erano apparentemente futili, poiché i Rosacroce sceglievano sempre i loro discepoli. Trovando una persona degna che avrebbe onorato la loro illustre fraternità, avrebbero comunicato con lei in uno dei tanti modi misteriosi. Avrebbe ricevuto una lettera, anonima o con un sigillo particolare, che reca di solito le lettere “C.R.C.” o “R.C.” su di essa. Sarebbe stata incaricato di recarsi in un determinato luogo all’ora stabilita. Ciò che gli veniva rivelato non lo avrebbe mai rivelato, sebbene in molti casi i suoi scritti successivi mostrassero che una nuova influenza era entrata nella sua vita, approfondendo la sua comprensione e allargando il suo intelletto. Alcuni hanno scritto allegoricamente riguardo a ciò che hanno visto quando nell’augusta presenza dei “Fratelli della Rosa Croce”.

Gli alchimisti venivano a volte visitati nei loro laboratori da sconosciuti misteriosi, che impartivano discorsi istruiti sui processi segreti delle arti ermetiche e, dopo aver rivelato certi processi, se ne andavano, senza lasciare traccia. Altri dichiararono che i “Fratelli della Croce delle Rose” comunicavano con loro attraverso sogni e visioni, rivelando loro i segreti della saggezza ermetica mentre dormivano. Essendo stato istruito, il candidato era tenuto al segreto, non solo riguardo alle formule chimiche che gli erano state rivelate, ma anche riguardo al metodo con cui le aveva assicurate. Mentre questi adepti senza nome erano sospettati di essere “Fratelli della Rosa Croce”, non si poteva mai dimostrare chi fossero.

Molti sospettano che la rosa rosacrociana sia una convenzionalizzazione del fiore di loto egiziano e indù, con lo stesso significato simbolico .La Divina Commedia dimostra come Dante Alighieri avesse familiarità con la teoria del rosacrocianesimo. Riguardo a questo punto, Albert Pike nel suo Morali e Dogma fa questa affermazione significativa: “Il suo inferno non è che un purgatorio negativo: il suo paradiso è composto da una serie di cerchi cabalistici, divisi da una croce, come il Pantaleo di Ezechiele. di questa croce sboccia una rosa, e vediamo per la prima volta il simbolo degli Adepti della Rosa-Croix pubblicamente esposto”.

Il dubbio è sempre esistito sul fatto che il nome Rosacrociano provenisse dal simbolo della rosa e della croce, o se questo fosse semplicemente un trucco per ingannare il non informato e nascondere ulteriormente il vero significato dell’Ordine. Godfrey Higgins ritiene che la parola rosacrociana non derivi dal fiore ma dalla parola Ros, che significa rugiada. È anche interessante notare che la parola Ras significa saggezza, mentre Rus viene tradotta con occulto. Senza dubbio tutti questi significati hanno contribuito al simbolismo rosacrociano.

A. E. Waite sostiene con Godfrey Higgins che il processo di formazione della Pietra Filosofale con l’aiuto della rugiada è il segreto nascosto nel nome Rosacrociano. È possibile che la rugiada cui si fa riferimento sia una sostanza misteriosa all’interno del cervello umano, che assomiglia molto alla descrizione data dagli alchimisti della rugiada che, cadendo dal cielo, riscattava la terra. La croce è simbolica del corpo umano, ei due simboli insieme – la rosa sulla croce – significano che l’anima dell’uomo è crocifissa sul corpo, dove è trattenuta da tre chiodi.

È probabile che il simbolismo rosacrociano sia una perpetuazione dei principi segreti degli egizi e che la Società dei filosofi sconosciuti sia il vero anello che collega la massoneria moderna, con la sua massa di simboli, all’ermetismo egiziano antico, la fonte di quel simbolismo. Nella sua Dottrina e Letteratura della Cabala, AE Waite fa questa importante osservazione: “Ci sono certe indicazioni che puntano ad una possibile connessione tra Massoneria e Rosacrocianesimo, e questo, se ammesso, costituirebbe il primo anello nella sua connessione con il passato. L’evidenza è, tuttavia, inconcludente, o per lo meno inesplorata: la Massoneria di per sé, nonostante l’affinità con il misticismo che ho appena menzionato, non ha mai esibito alcun carattere mistico, né ha un’idea chiara da dove provengano i suoi simboli. ”

Molti di quelli legati allo sviluppo della Massoneria furono sospettati di essere Rosacrociani; alcuni, come nel caso di Robert Fludd, hanno persino scritto in difesa di questa organizzazione. Frank C. Higgins, un moderno simbolista massonico, scrive: “Il dottor Ashmole, un membro di questa fraternità [Rosacrociana], è venerato dai massoni come uno dei fondatori della prima Gran Loggia a Londra”. (Vedi la Massoneria Antica). Elias Ashmole è uno dei tanti legami intellettuali che collegano il rosacrocianesimo alla genesi della Massoneria. L’Encyclopædia Britannica nota che Elias Ashmole fu iniziato nell’Ordine Massonico nel 1646, e afferma inoltre che fu “il primo gentiluomo, ad essere ‘accettato'”.

Su questo stesso soggetto, Papus, nel suo Tarocco dei Boemi, ha scritto: “Non dobbiamo falsare che i Rosa-Croce fossero gli iniziatori di Leibnitz, e i fondatori della vera Massoneria attraverso Ashmole”. Se i fondatori della Massoneria furono iniziati nel Grande Arcano d’Egitto – e il simbolismo della Massoneria moderna indicherebbe che tale era il caso – allora è ragionevole supporre che essi si assicurassero le loro informazioni da una società di cui ammettevano l’esistenza e che era debitamente qualificata per insegnare loro questi simboli e allegorie.

Una teoria riguardante i due ordini è che la Massoneria era una conseguenza del rosacrocianesimo; in altre parole, che i “filosofi sconosciuti” furono conosciuti attraverso un’organizzazione creata per servirli nel mondo materiale. La storia continua raccontando che gli adepti rosacrociani erano insoddisfatti della loro progenie e si ritirarono silenziosamente dalla gerarchia massonica, lasciandosi alle spalle il loro simbolismo ma portando via le chiavi con cui i simboli sarebbero  stati interpretati e utilizzati. Gli speculatori sono arrivati ​​al punto di affermare che, secondo loro, la massoneria moderna ha assorbito completamente il rosacrocianismo e l’ha succeduto come la più grande società segreta del mondo. Altre menti di pari livello dichiarano che la Fratellanza rosacrociana esista ancora, preservando la sua individualità come il risultato di essersi ritirata dall’ordine massonico.

Secondo una tradizione ampiame nte accettata, il quartier generale dell’Ordine Rosacrociano si trova vicino a Carlsbad, in Austria (vedi Dott. Franz Hartmann). Un’altra versione dice che una scuola misteriosa, simile ai principi generali della Fraternità rosacrociana, che si definisce “I fratelli bohémien”, mantiene ancora la sua individualità nella Schwarzwald (Foresta Nera) della Germania. Una cosa è certa: con l’ascesa della Massoneria, l’Ordine Rosacrociano in Europa praticamente scomparve, e nonostante le affermazioni in senso contrario, è certo che il 18 ° grado (comunemente noto come Rose-Croix) perpetua molti dei simboli degli Alchimisti del fuoco rosacrociano.

In un anonimo manoscritto inedito del diciottesimo secolo recante gli spunti del Qabbalismo rosacrociano appare questa

La rosa è un simbolo yonico associato a generazione, fecondità e purezza. Il fatto che i fiori sbocciano aprendosi ha fatto sì che fossero scelti come simboli dello sviluppo spirituale. Il colore rosso della rosa si riferisce al sangue di Cristo, e il cuore d’oro nascosto nel mezzo del fiore corrisponde all’oro spirituale nascosto nella natura umana. Il numero dei suoi petali (dieci) è anche un sottile promemoria del perfetto numero pitagorico. La rosa simboleggia il cuore e il cuore è sempre stato accettato dai cristiani come emblema delle virtù dell’amore e della compassione, nonché della natura di Cristo – la personificazione di queste virtù. La rosa come emblema religioso è di grande antichità. Fu accettato dai Greci come il simbolo del sorgere del sole o dell’arrivo dell’alba. Nella sua metamorfosi, Apuleio, trasformato in un asino a causa della sua follia, riacquistò la sua forma umana mangiando una rosa sacra datagli dai sacerdoti egizi.

La presenza di una rosa geroglifica sullo scudo di Martin Lutero è stata alla base di molte speculazioni sull’eventuale esistenza di una connessione tra la sua Riforma e le attività segrete della Croce Rosa.

affermazione: “Eppure ora darò al mondo troppo saggio un paradosso da risolvere, vale a dire che alcuni uomini illuminati si sono impegnati a fondare Scuole di saggezza in Europa e questi per qualche strana ragione si sono definiti Fratres Rosa: Crucis. poi sono nate false scuole che hannocorrotto le buone intenzioni di questi uomini saggi, quindi l’Ordine non esiste più per come la maggior parte delle persone lo intende: questa Fraternità del Seculo Fili si chiama Fratelli della Croce Rosie, così nel Seculo Spiritus Sancti si chiameranno Fratelli della Croce del Giglio e Cavalieri del Leone Bianco ”

Le aspirazioni politiche dei rosacrociani furono espresse attraverso le attività di Sir Francis Bacon, del conte di St.-Germain e del conte di Cagliostro. L’ultimo nome è sospettato di essere stato un emissario dei Cavalieri Templari, una società profondamente coinvolta nel trascendentalismo, come ha notato Eliphas Levi. C’è una supposizione popolare secondo la quale i rosacrociani furono per lo meno istigatori parziali della rivoluzione francese. (Si noti in particolare l’introduzione al romanzo rosacrociano di Lord Bulwer-Lytton, Zanoni.)

IL TERZO POSTULATO

La terza teoria prende la forma di una radicale negazione del rosacrocianesimo, affermando che il cosiddetto Ordine originale non ha mai avuto alcun fondamento, ma fu interamente un prodotto dell’immaginazione. Questo punto di vista è espresso al meglio da una serie di domande che vengono ancora poste dagli investigatori di questo gruppo elusivo di metafisici. La “Confraternita della Rosa Croce” era semplicemente un’istituzione mitica creata nella mente fertile di qualche cinico letterario allo scopo di deridere le scienze alchemiche ed ermetiche? La “Casa dello Spirito Santo” e` mai esistita al di fuori dell’immaginazione di qualche mistico medioevale? Tutta la storia rosacrociana era una satira per ridicolizzare la creduloneria dell’Europa scolastica? Fu il misterioso padre C.R.C. un prodotto del genio letterario di Johann Valentin Andreæ, o un altro di mentalita` simile, che, tentando di lasciare un segno nella filosofia alchemica ed ermetica, divenne involontariamente un grande potere nel promuovere la causa della sua promulgazione? Che almeno uno dei primi documenti dei Rosacrociani provenisse dalla penna di Andreæ, ci sono pochi dubbi, ma per quale scopo lo abbia compilato rimane ancora una questione di speculazione. Lo stesso Andreæ ha ricevuto da alcune persone sconosciute, istruzioni da eseguire? Se scrisse le Chymical Nuptials di Christian Rosencreutz quando aveva solo quindici anni, da chi fu aiutato nella stesura di quel libro?

A queste domande vitali non ci sono risposte. Un certo numero di persone accettò la magnifica impostura di Andreæ come assoluta verità. È sostenuto da molti che, di conseguenza, nacquero numerose pseudo-società, ognuna affermando che era l’organizzazione per la quale furono scritte la Fama Fraternitatis e la Confessio Fraternitatis. Al di là del dubbio ci sono molti ordini spuri oggi esistenti; ma pochi di loro possono offrire valide affermazioni secondo cui la loro storia risalga all’inizio del diciannovesimo secolo.

Il mistero associato alla Fraternità Rosacrociana ha provocato infinite polemiche. Molte menti capaci, degne di nota fra loro Eugenio Filalete, Michael Maier, John Heydon e Robert Fludd, difesero l’esistenza concreta della “Societa` dei Filosofi Sconosciuti”. Altri ugualmente qualificati hanno affermato di essere di origine fraudolenta e di esistenza dubbia. Eugenio Filalete, mentre dedica libri all’Ordine, e lui stesso scrive una lunga esposizione dei suoi principi, nega ogni legame personale con esso. Molti altri hanno fatto altrettanto.

Alcuni ritengono che Sir Francis Bacon abbia avuto una mano nella scrittura di Fama e Confessio Fraternitatis, sulla base del fatto che lo stile retorico di queste opere è simile a quello della Nuova Atlantide di Bacon. Sostengono anche che alcune affermazioni in quest’ultimo lavoro indicano una conoscenza della simbologia rosacrociana. L’elusività dei rosacrociani li ha fatti diventare i soggetti preferiti per le opere letterarie. Eccezionale tra i romanzi che si sono intrecciati intorno a loro è Zanoni. L’autore, Lord Bulwer-Lytton, è considerato da alcuni come un membro dell’Ordine, mentre altri affermano che ha fatto richiesta di adesione ma è stato respinto. Comte de Gabalis di Abbé de Villars, e saggi di De Quincy, Hartmann, Jennings, Mackenzie e altri, sono esempi di letteratura rosacrociana. Sebbene l’esistenza di questi rosacrociani medioevali sia difficile da provare, sono disponibili prove sufficienti per rendere estremamente probabile che esistessero in Germania, e in seguito in Francia, Italia, Inghilterra e altri paesi europei, una società segreta di savi illuminati che diedero contributi di grande importanza alla somma delle conoscenze umane, pur mantenendo il segreto assoluto sulla loro personalità e sulla loro organizzazione.

IL QUARTO POSTULATO

Le apparenti incongruenze della controversia rosacrociana sono state anche descitte da una spiegazione puramente trascendentale. Ci sono prove che i primi scrittori erano a conoscenza di tale supposizione – che, tuttavia, fu resa popolare solo dopo che venne stata esposta dalla Teosofia. Questa teoria afferma che i Rosacroce possedevano effettivamente tutti i poteri soprannaturali con cui venivano accreditati; che erano in realtà cittadini di due mondi: che, mentre avevano corpi fisici per l’espressione sul piano materiale, erano anche in grado, attraverso le istruzioni ricevute dalla Confraternita, di funzionare in un misterioso corpo etereo non soggetto alle limitazioni di tempo o distanza. Per mezzo di questa “forma astrale” erano in grado di funzionare nel regno invisibile della Natura, e in questo regno, al di là della portata del profano, si trovava il loro tempio.

Secondo questo punto di vista, la vera Confraternita rosacrociana consisteva in un numero limitato di adepti o iniziati altamente sviluppati, quelli dei gradi superiori che non erano più soggetti alle leggi della mortalità; i candidati venivano accettati nell’Ordine solo dopo lunghi periodi di prova; gli adepti possedevano il segreto della Pietra Filosofale e conoscevano il processo di trasformazione dei metalli di base in oro, ma insegnavano che questi erano solo termini allegorici che nascondevano il vero mistero della rigenerazione umana attraverso la trasmutazione degli “elementi di base” della natura inferiore dell’uomo nell'”oro” della realizzazione intellettuale e spirituale. Secondo questa teoria, coloro che hanno cercato di registrare gli eventi importanti in relazione alla controversia rosacrociana hanno invariabilmente fallito perché hanno affrontato il loro soggetto da un punto di vista puramente fisico o materialistico.

Si credeva che questi adepti fossero stati in grado di insegnare all’uomo come allontanarsi dal proprio corpo fisico a piacimento aiutandolo a rimuovere la “rosa dalla croce”. Insegnarono che la natura spirituale era attaccata alla forma materiale in certi punti, simboleggiati dai “chiodi” della crocifissione; ma con tre iniziazioni alchemiche avvenute nel mondo spirituale, nel vero Tempio della Croce Rosa, erano in grado di “togliere” questi chiodi e di permettere alla natura divina dell’uomo di scendere dalla sua croce. Nascosero i processi con i quali questo veniva compiuto sotto tre espressioni metaforiche alchemiche:

“La Colata del Mare Fuso”“La Realizzazione del Diamante Rosa”“La Conquista della Pietra Filosofale”.

Mentre l’intellettuale si agita faticosamente fra teorie contraddittorie, il mistico affronta il problema in un modo completamente differente.

Egli crede che la vera Fratellanza dei Rosa+Croce, che consiste in una scuola di superuomini (non dissimili dai leggendari Mahatma indiani), sia una istituzione esistente non nel mondo invisibile ma nella sua controparte spirituale, che egli pensa sia opportuno chiamare “i livelli interiori della Natura”, che possono essere raggiunti soltanto da quei Fratelli che sono capaci di trascendere le limitazioni del mondo materiale.

A sostegno del loro punto di vista, questi mistici citano la seguente significativa dichiarazione dal Confessio Fraternitatis : “Migliaia di volte gli indegni possono gridare a gran voce, migliaia di volte si possono presentare, ma Dio ha comandato alle nostre orecchie che essi non avrebbero udito niente di loro, e così ci ha cinto con le Sue nuvole affinché a noi, Suoi servi, non possa essere fatta alcuna violenza; perciò adesso non siamo più visti da occhi umani, a meno che loro abbiano ricevuto forza presa a prestito dall’aquila”.

Nel misticismo l’aquila è un simbolo di iniziazione (il Fuoco spinale dello Spirito), e da questo è spiegata l’incapacità del mondo non rigenerato a capire l’Ordine Segreto dei Rosa+Croce.

Coloro che professano questa teoria vedono il Conte di St. Germain come il più alto adepto e asseriscono che egli e Christian Rosencreutz erano la stessa persona.

Accettano il fuoco come il loro simbolo universale, perché era l’unico elemento col quale potevano controllare i metalli.

Si dichiaravano i discendenti di Tubal-cain e Hiram Abiff, e che il fine della loro esistenza era preservare la natura spirituale dell’uomo attraverso le età di materialità.

“Le sette Gnostiche, gli Arabi, Alchimisti, Templari, Rosa+Croce, e per ultimi i Massoni, formano la catena occidentale nella trasmissione delle scienze occulte”. (Vedi “I tarocchi dei Bohemieni” tradotti da A.E. Waite dal francese di Papus).

Max Heindel, il mistico cristiano, descrisse il Tempio dei Rosa+Croce come una “struttura eterica” situata dentro e attorno alla casa di un gentiluomo di campagna europeo. Egli credeva che questo edificio invisibile potesse essere alla fine spostato nel continente americano.

Il signor Heindel alludeva agli Iniziati Rosacrociani come persone così progredite nella scienza della vita che “la morte li aveva dimenticati”.

Lo stemma di Johann Valentin Andreae

Da Chymische Hochzeit

Il riferimento alle quattro rose rosse e alla croce bianca nel Matrimonio Alchemico di Christian Rosencreutz identificava Johann Valentin Andreae come il suo autore, poiché il suo stemma di famiglia, mostrato sopra, era composto da quattro rose rosse ed una croce bianca.

Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: Le chiavi Qabbalistiche della creazione dell’uomo

HENRIE STEPHEN, in Un mondo di meraviglie, pubblicato nel 1607, menziona un monaco di Sant’Antonio che dichiarò che mentre a Gerusalemme il patriarca di quella città gli aveva mostrato non solo una delle costole del Verbo incarnato e alcuni raggi della Stella di Betlemme, ma anche il volto di un serafino, un unghia di un cherubino, le corna di Mosè e uno scrigno contenente l’alito di Cristo! Per un popolo che crede implicitamente in un serafino sufficientemente tangibile, le questioni più profonde della filosofia giudaica devono essere necessariamente incomprensibili. Né è difficile immaginare la reazione che avverrebbe nella mente di qualche antico saggio se sentisse che un cherubino – che, secondo Sant’Agostino, rappresenta gli Evangelisti; secondo Philo Judæus, la circonferenza più esterna di tutti i cieli, e secondo molti dei Padri della Chiesa, la saggezza di Dio – ha lasciato delle unghie come reliquia. La confusione senza speranza dei principi divini con le figure allegoriche create per rappresentarli alle limitate facoltà dei non iniziati ha dato luogo ai più atroci equivoci delle verità spirituali. Concetti ben noti come assurdi come questi, tuttavia, rappresentano ancora le barriere adamantine per una vera comprensione del simbolismo del Vecchio e del Nuovo Testamento; perché, fino a quando l’uomo non districherà i suoi poteri di ragionamento dalla rete di venerate assurdità in cui la sua mente è rimasta intrappolata per secoli, come potra` mai la verita` essere scoperta?

L’Antico Testamento – specialmente il Pentateuco – contiene non solo il racconto tradizionale della creazione del mondo e dell’uomo, ma anche, rinchiuso in esso, i segreti degli iniziatori egizi di Mosè riguardo alla genesi del dio-uomo (l’iniziato) e il mistero della sua rinascita attraverso la filosofia. Mentre il Legislatore di Israele è noto per aver compilato diverse opere diverse da quelle generalmente attribuite a lui, circolano ora scritti comunemente ritenuti il sesto e il settimo libro di Mosè ma che sono in realtà trattati spuri sulla magia nera imposti ai creduloni durante il Medioevo . Tra le centinaia di milioni di studenti pii e ponderati della Sacra Scrittura, è quasi inconcepibile che solo una manciata abbia percepito la sublimità degli insegnamenti esoterici di Sod (i Misteri Ebraici di Adonai). Tuttavia, la familiarità con i tre processi Qabbalistici denominati Gematria, Notarikon e Temurah rende possibile la scoperta di molte delle verità più profonde dell’antica superfisica ebraica.

Per Gematria si intende non solo lo scambio di lettere per i loro equivalenti numerici, ma anche il metodo per determinare mediante un’analisi delle sue misurazioni lo scopo mistico per cui un edificio o un altro oggetto è stato costruito. SL MacGregor-Mathers, in The Kabbalah Unveiled, fornisce questo esempio dell’applicazione di Gematria: “Così anche il passaggio, Gen. xviii. 2 VHNH SHLSHH, Vehenna Shalisha, ‘E lo, tre uomini,’ è uguale al valore numerico ‘ALV MIKAL GBRIAL VRPAL, Elo Mikhael Gabriel Ve-Raphael, “Questi sono Mikhael, Gabriel e Raphael;” per ogni frase = 701. ” Supponendo che i lati di uno scaleno siano 11, 9 e 6 pollici, un triangolo di tali dimensioni sarebbe quindi un simbolo appropriato di Jehovah, poiché la somma dei suoi tre lati sarebbe 26, il valore numerico della parola ebraica IHVH. Gematria include anche il sistema per scoprire il significato arcano di una parola analizzando la dimensione e la disposizione dei tratti impiegati nella formazione delle sue varie lettere. Gematria era impiegata dai greci e dagli ebrei. I libri del Nuovo Testamento – in particolare quelli attribuiti a San Giovanni – contengono molti esempi del suo uso. Niceforo Callisto dichiarò che il Vangelo secondo San Giovanni era stato scoperto in una caverna sotto il Tempio di Gerusalemme, essendo il volume secreto “da molto prima dell’era cristiana”. L’esistenza di materiale interpolato nel quarto Vangelo conferma la credenza che l’opera sia stata originariamente scritta senza alcun riferimento specifico all’uomo Gesù, le affermazioni ivi accreditate essendo originariamente discorsi mistici forniti dalla personificazione della Mente Universale. I rimanenti scritti di San Giovanni – le Epistole e l’Apocalisse – sono avvolti da un simile velo di mistero.

Con Notarikon ogni lettera di una parola può diventare il carattere iniziale di una nuova parola. Così da BRASHITH, prima parola nel libro della Genesi, vengono estratte sei parole che significano che “all’inizio gli Elohim videro che Israele avrebbe accettato la legge”. Il signor MacGregor-Mathers fornisce anche altri sei esempi di Notarikon formati dalla parola precedente da Solomon Meir Ben Moses, un Qabbalista medievale. Dal famoso acrostico attribuito alla Sibilla di Eritrea, Sant’Agostino ha derivato la parola ΙΧΘΥΣ, che da Notarikon è stata ampliata nella frase “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”. Con un altro uso diEL Notarikon, direttamente al contrario del primo, le iniziali, ultime o medie lettere delle parole di una frase possono essere unite per formare una nuova parola.

Ad esempio, il nome Amen, ἁμήν, forse estratto da ארנימלרנאטז, “il Signore è il re fedele”. Poiché avevano incarnato questi criptici congegni nei loro scritti sacri, gli antichi sacerdoti ammonivano i loro discepoli di non tradurli, modificarli o riscriverli.

Sotto il titolo generale di Temurah diversi sistemi possono essere raggruppati e spiegati in cui varie lettere sono sostituite per altre lettere secondo tabelle prestabilite o certe disposizioni matematiche di lettere, regolari o irregolari. Pertanto l’alfabeto può essere suddiviso in due parti uguali e scritto in linee orizzontali in modo che le lettere della riga inferiore possano essere scambiate con quelle della riga superiore o viceversa. Con questa procedura le lettere della parola Kuzu possono essere scambiate con quelle di IHVH, il Tetragrammaton. In un’altra forma di Temura le lettere sono semplicemente riarrangiate., שתיה è la pietra che si trova nel centro del mondo, da cui la terra si estende su tutti i lati.

Questa raffigurazione, che è della prima Bibbia protestante pubblicata in spagnolo, mostra il Mercavah, o carro di Geova, che apparve ad Ezechiele presso il fiume Chebar. Il profeta vide quattro strane creature (E), ognuna con quattro teste, quattro ali e zoccoli come quelli di un vitello. E c’erano quattro ruote (F) piene di occhi. Dove andavano i cherubini le ruote li seguivano. Lo spazio tra i cherubini e le ruote era pieno di carboni ardenti. Sulla cima del carro era un trono, sul quale sedeva un essere somigliante ad un uomo (H). Ezechiele cadde in ginocchio quando vide il Mercavah circondato da un turbine di nuvole e fiamme (A, B, C). Una mano (K) giunse dalle nuvole e il profeta ricevette l’ordine di mangiare il rotolo che teneva la mano.

Secondo i mistici, le ruote che sostengono il trono di Dio rappresentano le orbite dei pianeti, e l’intero sistema solare è propriamente il Mercavah, o carro di Dio. Una delle divisioni della Qabbalah – quella che riguarda le arti e le scienze di quei piani che sono sotto i cieli – è chiamata Mercavah. Nello Zohar è scritto che il trono celeste o la visione di Ezechiele significa la legge tradizionale; l’aspetto di un uomo seduto sul trono rappresenta la legge scritta, Filone Giudeo nel descrivere i cherubini sull’Arca dell’Alleanza dichiara che le figure sono un’intimazione delle rivoluzioni di tutto il cielo, uno dei cherubini che rappresenta la circonferenza esterna e l’altro la sfera interiore. Di fronte a loro, rappresentano i due emisferi del mondo. La spada fiammeggiante dei cherubini della Genesi è il movimento centrale e l’agitazione dei corpi celesti. Con ogni probabilità rappresenta anche il raggio solare.

[paragrafo continua] Quando viene spezzata in due la pietra è שת יה, che significa “la collocazione di Dio”. (Vedi Pekudei Rakov, 71, 72.) Ancora, Temura può consistere in un anagramma semplice, come nella parola inglese “vivo” (live), che invertita diventa cattivo (evil). I vari sistemi di Temurah sono tra i più complicati e profondi dispositivi degli antichi Rabbini.

Tra gli studiosi di teologia c’è una crescente convinzione che le traduzioni finora accettate degli scritti non esprimano adeguatamente lo spirito dei documenti originali.

“Dopo che la prima copia del Libro di Dio”, scrive HP Blavatsky, “è stata redatta e lanciata sul mondo da Hilkia, questa copia scompare, ed Esdra dovette creare una nuova Bibbia, che Giuda Maccabeo fini; * * * quando è stata copiata dalle lettere cornute alle lettere quadrate, è stata corrotta oltre ogni riconoscimento, * * * il Masorah ha completato l'opera di distruzione, infine, abbiamo un testo, non piu vecchio di 900 anni, ricco di omissioni, interpolazioni e perversioni premeditate. ” (Vedi Iside Svelata.)

Il professor Crawford Howell Toy di Harvard nota: “I manoscritti sono stati copiati e ricopiati da scribi che non solo a volte commettevano errori nelle lettere e nelle parole, ma si permettevano di introdurre nuovo materiale nel testo, o combinare manoscritti, senza segni di divisione , scritti composti da uomini diversi, esempi di questo tipo di procedura si trovano soprattutto in Michea e Geremia, e nei gruppi di profezie di Isaia e Zaccaria “. (Vedi ebraismo e cristianesimo).

La condizione mutilata della Sacra Bibbia – in parte accidentale – rappresenta nondimeno uno sforzo definito per confondere il lettore non iniziato e quindi meglio nascondere i segreti del Tannaim ebraico? Il mondo cristiano non è mai stato in possesso di quei rotoli nascosti che contengono la dottrina segreta di Israele, e se i Qabbalisti avevano ragione nel ritenere che i libri perduti dei Misteri Mosaici fossero stati intessuti nel tessuto della Tora, quindi le Scritture sono libri veritieri. Nei circoli rabbinici è prevalente l’opinione che la cristianità non abbia mai capito l’Antico Testamento e probabilmente non lo farà mai. In effetti, la sensazione esiste – almeno in alcuni ambienti – che l’Antico Testamento è il possesso esclusivo della fede ebraica; anche che il cristianesimo, dopo la sua implacabile persecuzione dell’ebreo, si prende libertà ingiustificate quando include scritti strettamente ebraici nel suo sacro canone. Ma, come notato da un rabbino, se il cristianesimo deve usare le Scritture ebraiche, dovrebbe almeno sforzarsi di farlo con un certo grado di intelligenza!

Nel capitolo iniziale della Genesi si afferma che dopo aver creato la luce e averlo separato dalle tenebre, i sette Elohim divisero le acque che erano sotto il firmamento dalle acque che erano sopra il firmamento. Avendo così stabilito l’universo inferiore in perfetto accordo con gli insegnamenti esoterici dei Misteri Indù, Egiziani e Greci, gli Elohim hanno successivamente rivolto la loro attenzione alla produzione di flora e fauna e infine all’uomo. “E Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, e somiglianza. * * * Così Dio creò l’uomo a sua immagine, maschio e femmina. E Dio li benedisse e Dio disse loro: Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra, * * * “.

Un esame dei dizionari biblici, enciclopedie e commenti rivela che la forma plurale della parola Elohim va oltre la comprensione dei rispettivi autori e editori. La New Schaff-Herzog Encyclopedia of Religious Knowledge riassume così la polemica sulla forma plurale della parola Elohim: “Ora o originariamente significava pluralità di esseri divini?” Un dizionario della Bibbia, curato da James Hastings, contiene la seguente conclusione, che riecheggia i sentimenti degli etimologi più critici della Bibbia: “L’uso del plurilingue Elohim è difficile da spiegare”. Il Dr. Havernick considera il plurale Elohim per indicare l’abbondanza e la super-ricchezza esistenti nell’Essere Divino. La sua affermazione, che compare in The Popular and Critical Bible Encyclopædia, è rappresentativa degli sforzi fatti per eludere questa parola estremamente dannosa. L’International Standard Bible Dictionary considera le spiegazioni offerte dai teologi moderni – di cui il Dr. Havernick è un esempio equo – troppo geniali per essere state concepite dai primi ebrei e sostiene che la parola rappresenta la sopravvivenza di uno stadio politeistico di Pensiero semitico L’Enciclopedia Ebraica sostiene quest’ultima assunzione con la seguente affermazione concisa: “Per quanto riguarda il materiale epigrafico, le tradizioni e la tradizione popolare gettano luce sulla questione, i Semiti hanno dimostrato di essere inclini politeisti”.

Varie scuole di filosofia, sia ebraiche che gentili, hanno offerto spiegazioni erudite sull’identità di Adamo. In questo uomo primordiale i neoplatonici riconobbero l’idea platonica dell’umanità – l’archetipo o il modello del genere homo. Philo Judæus considerava Adamo la rappresentazione della mente umana, che poteva comprendere (e quindi dare nomi alle) creature su di essa, ma non poteva comprendere (e quindi lasciare senza nome) il mistero della sua stessa natura. Adamo fu paragonato anche alla monade pitagorica che, in virtù del suo stato di perfetta unità, potrebbe dimorare nella sfera edenica. Quando attraverso un processo simile a fissione la monade divenne la diade – il simbolo appropriato di discordia e delusione – la creatura così formata fu esiliata dalla sua dimora celeste. Così il duplice uomo fu scacciato dal Paradiso appartenente alla creazione indivisa e i cherubini e una spada fiammeggiante furono posti di guardia alle porte del Mondo Causale. Di conseguenza, solo dopo il ristabilimento dell’unità in se stesso, l’uomo può riguadagnare il suo stato spirituale primordiale.

Secondo gli Isarim, la dottrina segreta di Israele insegnava l’esistenza di quattro Adami, ognuno dei quali dimorava in uno dei quattro mondi Qabbalistici. Il primo, o celeste, Adamo dimorava da solo nella sfera Atzilutica e nella sua natura esistevano tutte le potenzialità spirituali e materiali. Il secondo Adamo risiedeva nella sfera di Briah. Come il primo Adamo, questo essere era androgino e la decima divisione del suo corpo (il suo tallone, Malchuth) corrispondeva alla chiesa di Israele che avrebbe schiacciato la testa del serpente. Il terzo Adamo – allo stesso modo androgino – era vestito in un corpo di luce e dimora nella sfera di Yetzirah. Il quarto Adamo era semplicemente il terzo Adamo dopo la caduta nella sfera di Assia, momento in cui l’uomo spirituale prese su di sé il guscio o il mantello di pelle. Il quarto Adamo era ancora considerato come singolo individuo, sebbene la divisione avesse avuto luogo nella sua natura e esistessero due gusci o corpi fisici, in uno dei quali si era incarnata la potenza maschile e nell’altro la potenza femminile. (Per ulteriori dettagli consultare Isaac Myer.)

La natura universale di Adamo è rivelata nei vari resoconti riguardanti le sostanze di cui era formato. Originariamente era stato ordinato che il “terriccio” da usare per modellarlo fosse derivato dai sette mondi. Dato che questi piani, tuttavia, rifiutavano di dare delle loro sostanze, il Creatore strappò loro con la forza gli elementi da impiegare nella costituzione adamitica. Sant’Agostino scoprì un Notarikon nel nome di Adamo. Ha mostrato che le quattro lettere, A-D-A-M, sono le prime lettere delle quattro parole Anatole Dysis Arktos Mesembria, i nomi greci per i quattro angoli del mondo. Lo stesso autore vede anche in Adamo un prototipo di Cristo, poiché scrive: “Mentre Adamo dorme  Eva viene creata. Cristo muore, cosi` che la Chiesa possa essere formata. Mentre Adamo dorme, Eva è formata dal suo costato. Cristo mori` e venne trafitto da una lancia al costato Da esso fuoriuscirono i sacramenti per formare la chiesa. * * * Adamo stesso era la figura di Colui che doveva venire. ”

Nel suo recente lavoro, “il giudaismo”, George Foote Moore descrive così le proporzioni dell’uomo adamico: “Era un’enorme massa che riempiva il mondo intero fino a tutti i punti cardinali: la polvere di cui era formato il corpo era raccolta da ogni parte del mondo, o dal sito del futuro altare. Di maggiore interesse è la nozione che l’uomo sia stato creato androgino, perché è probabilmente un po ‘ presa dalla tradizione straniera e poi adattata alla prima coppia in Genesi. R. Samuel bar Nahman (terzo secolo), disse, quando Dio creò Adamo, lo creò che guardava da entrambe le parti (דיו פרעופים), poi lo segò in due e fece due dorsi, uno per ogni figura.

Lo Zohar contiene il concetto di due Adami: il primo un essere divino che, uscendo dalla più alta oscurità originaria, ha creato il secondo, o terreno, Adamo a sua immagine. L’uomo superiore, o celeste, era la sfera causale con le sue potenze e potenzialità divine considerate come una personalità gigantesca; i suoi membri, secondo gli gnostici, sono gli elementi base dell’esistenza. Questo Adamo può essere stato simboleggiato come di fronte a entrambi i modi per significare che con una sola faccia guardava la Causa vicina di se stessa e con l’altra faccia guardava il vasto mare del Cosmo in cui doveva essere immerso.

Filosoficamente, Adamo può essere considerato come rappresentante della piena natura spirituale dell’uomo – androgino e non soggetto alla decadenza.

Di questa natura più piena l’uomo mortale ha poca comprensione. Proprio come lo spirito contiene la materia in sé ed è sia la fonte che la fine della materia, così Eva rappresenta la parte inferiore, o mortale, che viene estratta o ha un’esistenza temporale nella creazione spirituale più grande e piena. Essendo rappresentativo della parte inferiore dell’individuo, Eva è la tentatrice che, cospirando con il serpente della conoscenza mortale, fece cadere Adamo in una condizione di trance in cui era inconsapevole del proprio Sé superiore. Quando Adamo apparentemente si svegliò, in realtà affondò nel sonno, poiché non era più nello spirito ma nel corpo; avendo avuto luogo la divisione in lui, il vero Adamo riposava in Paradiso mentre la sua parte minore si incarnò in un organismo materiale (Eva) e vagò nell’oscurità dell’esistenza mortale.

I seguaci di Maometto apparentemente percepirono più accuratamente dei non iniziati di altre sette la vera mistica importanza del Paradiso, poiché si resero conto che prima della sua caduta la dimora dell’uomo non era in un giardino fisico in nessuna parte della terra, ma piuttosto in una sfera più alta (il mondo angelico) annaffiata da quattro flussi mistici di vita. Dopo il suo esilio dal Paradiso, Adamo si è fermato sull’isola di Ceylon, e questo posto è sacro per alcune sette indù che riconoscono la vecchia isola di Lanka – una volta presumibilmente collegata alla terraferma da un ponte – come l’attuale sito del Giardino dell’Eden da cui è migrata la razza umana. Secondo Arabian Nights (traduzione di Sir Richard Burton), l’impronta di Adam può ancora essere vista sulla cima di una montagna Ceylonese. Nelle leggende islamiche, Adam fu in seguito riunito con sua moglie e dopo la sua morte il suo corpo fu portato a Gerusalemme dopo il Diluvio per la sepoltura di Melchisedek. (Vedi il Corano).

La parola ADM significa una specie o razza e solo per mancanza di una corretta comprensione è stato considerato Adamo un individuo. Come Macrocosmo, Adamo è il gigantesco Androgino, il Demiurgo; come il Microcosmo, egli è la principale produzione del Demiurgo e nella natura del Microcosmo il Demiurgo ha stabilito tutte le qualità e poteri che Egli stesso possedeva. Il Demiurgo, tuttavia, non possedeva l’immortalità e, quindi, non poteva donarla ad Adamo. Secondo la leggenda, il Demiurgo si sforzò di impedire all’uomo di imparare l’incompletezza del suo Creatore. L’uomo adamico partecipò quindi delle qualità e delle caratteristiche degli angeli che erano i ministri del Demiurgo. È stato affermato dai cristiani gnostici che la redenzione dell’umanità è stata assicurata attraverso la discesa del Nous (Mente Universale), che era un grande essere spirituale superiore al Demiurgo e che, entrando nella costituzione dell’uomo, conferiva l’immortalità cosciente alle invenzioni del Demiurgo.

Che quel simbolismo fallico occupa un posto importante nel misticismo ebraico antico è indiscutibile. Hargrave Jennings vede nella figura di Adamo un archetipo del lingam di Shiva, che era una pietra rappresentante del potere creativo del Generatore mondiale. “Nelle opere di Gregorie * * *”, scrive Jennings, ” ‘Noè quotidianamente pregava nell’Arca davanti al Corpo di Adamo’, cioè, di fronte al Fallo – il grande procreatore della razza umana. “Può sembrare strano,” dice, “che questa preghiera fosse fatta quotidianamente davanti al corpo di Adamo,” ma “è una tradizione molto rispettata tra gli uomini dell’est il fatto che Dio avesse comandato che il corpo di Adamo non fosse seppellito fino a quando, dopo un tempo lunghissimo, l’atto venisse iniziato פדככאלאוע da un sacerdote del Dio altissimo. ” “Il corpo di Adamo fu imbalsamato e trasmesso da padre in figlio, finché alla fine fu consegnato da Lamech nelle mani di Noè.” (Vedi Phallicism).

Questa interpretazione chiarisce in qualche modo l’asserzione cabalistica che nel primo Adamo erano contenute tutte le anime degli israeliti. (Vedi Sod.) Sebbene secondo Aurea Legenda Adamo fosse sepolto con i tre semi dell’Albero della Conoscenza nella sua bocca, si dovrebbe ricordare che miti apparentemente in conflitto erano spesso intessuti attorno a un singolo individuo. Uno dei misteri profondi del Qabbalismo è quello esposto nel Notarikon basato sulle lettere del nome Adamo (ADM). Queste tre lettere formano le iniziali dei nomi Adamo, David e Messia, e si dice che queste tre personalità contengano un’anima. Poiché quest’anima rappresenta l’anima del mondo dell’umanità, Adamo significa l’anima involuta, il Messia l’anima evoluta, e David quella condizione dell’anima chiamata epigenesi.

In comune con alcune istituzioni filosofiche dell’Asia, i Misteri ebraici contenevano una strana dottrina riguardante le ombre degli Dei. Guardando giù nell’Abisso, gli Elohim osservavano le loro ombre e da queste ombre modellavano la creazione inferiore. “Nella rappresentazione drammatica della creazione dell’uomo nei Misteri”, scrive l’anonimo Maestro del Balliol College, “gli Aleim [Elohim] erano rappresentati da uomini che, quando scolpivano la forma di un essere Adamita, di un uomo, tracciavano le sue fattezze sulla propria ombra: è così che l’arte del disegno ha avuto origine in Egitto, e le figure geroglifiche scolpite sui monumenti egizi hanno così poca tridimensionalita` da sembrare ancora un’ombra “.

Nel ritualismo dei primi Misteri ebrei è stato messo in scena lo sfarzo della creazione, i vari attori che impersonano gli agenti creativi. Il terriccio rosso da cui è stato modellato l’uomo Adamico può significare il fuoco, in particolare dal momento che Adamo è imparentato con lo Yod, o fiamma di fuoco, che è la prima lettera del sacro nome Geova. In Giovanni ii. 20 è scritto che quando il Tempio era al suo quarantaseiesimo anno di costruzione, una dichiarazione in cui Sant’Agostino vede una Gematria segreta e sacra; poiché, secondo la filosofia greca dei numeri, il valore numerico del nome Adamo è 46. Adamo diventa così l’archetipo del Tempio, poiché l’uomo primitivo della Casa di Dio – era un microcosmo o un epitome dell’universo.

Nei Misteri, Adamo è accreditato di avere il potere peculiare della generazione spirituale. Invece di riprodurre la sua specie con i processi generativi fisici, ha emesso da se stesso – o, più correttamente, ha riflesso sulla sostanza – un’ombra di

l primi padri della Chiesa – in particolare Tertulliano, Firmiliano, San Cipriano, Sant’Agostino e San Crisostomo – riconobbero nell’arca un archetipo o un simbolo della Santa Chiesa cattolica. Beda il Venerabile, dichiarò che Noè in tutte le cose simboleggiava Cristo visto che Noè era il solo ad essere nel giusto, così Cristo  era il solo senza peccato. Con Cristo c’era un settuplo spirito di grazia: con Noè sette persone giuste. Noè con l’acqua e il legno ha salvato la sua famiglia, Cristo, con il battesimo e la croce salva i cristiani. L’arca era costruita in legno che non decade. la chiesa è composta da uomini che vivranno per sempre, perché questa arca significa la chiesa che galleggia sulle onde del mondo.

Lo schema sopra riportato è anche riprodotto in The Rosicrucians, di Hargrave Jennings. Questo autore aggiunge al diagramma originale che appare in Antiquitatum Judaicarum Libri IX i segni dello zodiaco, mettendo Ariete alla testa e continuando in ordine sequenziale a Leone, che occupa la quinta sezione trasversale dell’arca. Jennings assegna il pannello contenente la porta alla costellazione indivisa di Vergine-Bilancia-Scorpione (che è proseguita nella prima suddivisione della seconda sezione) e le restanti quattro sezioni di crescione alle costellazioni del Sagittario ai Pesci compresi. Uno studio della tavola descrive l’arca divisa in undici sezioni principali, e lungo la base e il tetto di ogni sezione sono mostrate tre suddivisioni, facendo così in tutto il numero sacro 33. Occupando la posizione corrispondente al sistema generativo del corpo umano e` da notare anche la croce sulla porta della sezione centrale. Nell’arca sono mostrate due aperture: una – la porta principale che rappresenta l’orifizio attraverso cui le vite degli animali scendono nell’esistenza fisica; l’altra una piccola finestra in prossimità della corona della testa attraverso la quale lo spirito guadagna libertà secondo i riti antichi.

“Quando lo Scorpione-Vergine androgeno fu separato e l’Equilibrio o Armonia prodotta dallo Scorpione, e posto tra lo Scorpione, cioè il maschio e la Vergine, cioè la femmina, apparvero le 32 costellazioni o segni, come ora li abbiamo. L’arca e` alta. tre piani (forse per simboleggiare il Cielo, l’Uomo, la Terra). Nella figura dell’Uomo, notare la divisione dei capelli in mezzo alla fronte e la disposizione della barba, baffi, e capelli, sulla parte posteriore del collo e delle spalle. ” (Vedi La Qabbalah di Isaac Myer).

lui stesso. Queste ombre, tuttavia, rimangono solo finché dura la figura originale di cui sono i riflessi, perché con la rimozione dell’ospite originale le somiglianze svaniscono con esso. Qui è la chiave per la creazione allegorica di Eva dalla costola di Adamo; perché Adamo, rappresentante dell’idea o del modello, è riflesso nell’universo materiale come una moltitudine di immagini che collettivamente formano Eva. Secondo un’altra teoria, la divisione dei sessi ha avuto luogo nella sfera archetipica; quindi le ombre nel mondo inferiore erano divise in due classi coerenti con gli ordini stabiliti nell’Archetipo. Nell’attrazione apparentemente incomprensibile di un sesso per l’altro Platone riconobbe un impulso cosmico verso la riunione delle metà separate di questo Essere archetipico.

Esattamente ciò che deve essere dedotto dalla divisione dei sessi, come simbolicamente descritto nella Genesi, è una domanda molto dibattuta. Che l’uomo fosse principalmente androgino è universalmente riconosciuto ed è ragionevole supporre che alla fine riacquisterà questo stato bisessuale. Per quanto riguarda il modo in cui ciò avverrà, vengono avanzate due opinioni. Una scuola di pensiero afferma che l’anima umana era in realtà divisa in due parti (maschio e femmina) e quell’uomo rimane una creatura imperfetta fino a quando queste parti non si ricongiungono attraverso l’emozione che l’uomo chiama amore. Da questo concetto è cresciuta la dottrina molto abusata delle “anime gemelle” che devono cercarsi attraverso i secoli fino a scoprire la parte complementare di ogni anima separata. Il concetto moderno di matrimonio è in una certa misura fondato su questo ideale.

Secondo l’altra scuola, la cosiddetta divisione dei sessi derivava dalla soppressione di un polo dell’essere androgino in modo che le energie vitali che si manifestavano attraverso di esso potessero essere deviate allo sviluppo delle facoltà razionali. Da questo punto di vista l’uomo è ancora in realtà androgino e spiritualmente completo, ma nel mondo materiale la parte femminile della natura dell’uomo e la parte maschile della natura della donna sono quiescenti. Attraverso lo sviluppo spirituale e la conoscenza impartita dai Misteri, tuttavia, l’elemento latente in ogni natura viene gradualmente messo in attività e alla fine l’essere umano riguadagna così l’equilibrio sessuale. Da questa teoria la donna è elevata dalla posizione di essere parte errante dell’uomo a quella di completa eguaglianza. Da questo punto di vista, il matrimonio è considerato come una compagnia in cui due individualità complete manifestano opposte polarità in tal modo da risvegliare le qualità latenti nell’altro e quindi contribuire al conseguimento della completezza individuale. Si può dire che la prima teoria considera il matrimonio come un fine; la seconda come mezzo per un fine. Le scuole filosofiche più profonde si sono spinte verso quest’ultimo come riconoscimento più adeguato delle infinite potenzialità della completezza divina in entrambi gli aspetti della creazione.

La Chiesa cristiana è fondamentalmente contraria alla teoria del matrimonio, sostenendo che il più alto grado di spiritualità è ottenibile solo da coloro che preservano lo stato verginale. Questo concetto apparentemente ebbe origine tra alcune sette dei primi cristiani gnostici, i quali insegnarono che propagare la specie umana doveva aumentare e perpetuare il potere del Demiurgo; poiché il mondo inferiore era considerato una malvagia invenzione creata per intrappolare le anime di tutti i nati in esso – quindi era un crimine aiutare a portare le anime sulla terra. Quando dunque lo sfortunato padre o madre si presenteranno davanti al Tribunale Finale, appariranno anche tutti i loro discendenti e li accuseranno di essere la causa di quelle miserie che accompagnano l’esistenza fisica. Questa visione è rafforzata dall’allegoria di Adamo ed Eva, il cui peccato attraverso il quale l’umanità è stata ridotta è universalmente ammesso di essere stato interessato al mistero della generazione. L’umanità, a causa di padre Adamo e della sua esistenza fisica, considera il suo progenitore come la causa primaria della sua miseria; e nel Giorno del giudizio, sorgendo come una potente progenie, accuserà il suo comune antenato paterno.

Quelle sette gnostiche che mantengono un atteggiamento più razionale sull’argomento dichiararono l’esistenza stessa dei mondi inferiori a significare che il Creatore Supremo aveva un preciso scopo nella loro creazione; dubitare del suo giudizio era, quindi, un grave errore. La chiesa, tuttavia, apparentemente si arrogò la prerogativa stupefacente di correggere Dio in questo senso, poiché, per quanto possibile, continuò a imporre il celibato, una pratica che provocò un numero allarmante di nevrotici. Nei Misteri, il celibato è riservato a coloro che hanno raggiunto un certo grado di sviluppo spirituale. Quando è sostenuto da iun clero non illuminato, tuttavia, diventa un’eresia pericolosa, fatale allo stesso modo sia per la religione che per la filosofia. Come la cristianità nel suo fanatismo ha incolpato ogni singolo ebreo per la crocifissione di Gesù, così con uguale coerenza ha calpestato ogni membro del sesso femminile. Nella rivendicazione di Eva la filosofia afferma che l’allegoria significa semplicemente che l’uomo è tentato dalle sue emozioni di allontanarsi dal sentiero sicuro della ragione.

Molti dei primi Padri della Chiesa cercarono di stabilire una relazione diretta tra Adamo e Cristo, ovviando alla natura estremamente peccaminosa del comune antenato dell’uomo, poiché è abbastanza certo che quando Sant’Agostino paragona Adamo a Cristo ed Eva alla chiesa, egli non intendeva marchiare quest’ultima istituzione come causa diretta della caduta dell’uomo. Per qualche ragione inspiegabile, tuttavia, la religione ha sempre considerato l’intellettualismo – in realtà ogni forma di conoscenza – come fatale per la crescita spirituale dell’uomo. I frati Ignaratitini sono un esempio eccezionale di questo atteggiamento.

In questo dramma rituale – forse derivato dagli egiziani – Adamo, bandito dal Giardino dell’Eden, rappresenta l’uomo filosoficamente esiliato dalla sfera della Verità. Attraverso l’ignoranza l’uomo cade; attraverso la saggezza si riscatta. Il Giardino dell’Eden rappresenta la Casa dei Misteri (vedi La visione di Enoch) in mezzo al quale crescevano sia l’Albero della Vita che l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male.

L’uomo, l’Adamo bandito, cerca di passare dal cortile esterno del Santuario (l’universo esteriore) al sanctum sanctorum, ma davanti a lui sorge una vasta creatura armata di una spada fiammeggiante che, muovendosi lentamente ma continuamente, blooca l’Uomo Adamico.

I cherubini si rivolgono al ricercatore così: “Uomo, tu sei polvere e in polvere tu tornerai. Tu sei stato modellato dal Costruttore di Forme, tu appartieni alla sfera della forma, e il respiro che è stato soffiato nella tua anima è stato il respiro di forma e come una fiammella si spegnera`. Tu sei un abitante del mondo esterno e ti è proibito entrare in questo luogo interiore “.

E Adamo risponde: “Molte volte sono stato in questo cortile e ho pregato per l’ammissione alla casa di mio Padre e tu mi hai rifiutato e mandato a vagare nelle tenebre, è vero che sono stato modellato dalla terra e che il mio Il Creatore non poteva conferirmi il dono dell’immortalità, ma non mandarmi più via, perché vagando nell’oscurità ho scoperto che l’Onnipotente ha decretato la mia salvezza perché ha promulgato il Mistero più nascosto il Suo Unigenito che ha preso forma nel mondo modellato dal Demiurgo, sugli elementi di quel mondo è stato crocifisso e ha versato il sangue per la mia salvezza. E Dio, entrando nella sua creazione, la ha vivificata e vi ha stabilito una via che conduce a Sé stesso. Mentre il mio Creatore non poteva darmi l’immortalità, l’immortalità era inerente alla stessa polvere di cui ero composto, perché prima che il mondo fosse fabbricato e prima che il Demiurgo diventasse il Reggente della Natura, la Vita Eterna si era impressa sul volto del Cosmo. Questo è il suo segno: la croce. Mi neghi ora l’ingresso, io che ho finalmente imparato il mistero di me stesso? ”

E la voce risponde: “Chi è consapevole, E`!

Guardando intorno a lui, Adamo si trova in un luogo radioso, in mezzo al quale si trova un albero con gioielli scintillanti come frutta e intrecciato attorno al suo tronco un serpente fiammeggiante alato coronato da un diadema di stelle. Era la voce del serpente che aveva parlato.

“Chi sei?” esige di sapere Adamo.

“Io”, risponde il serpente, “sono Satana che è stato lapidato, io sono l’Avversario, il Signore che è contro di te, colui che supplica la tua distruzione davanti all’Eterno Tribunale. Ero il tuo nemico nel giorno in cui sei stato formato, ti ho condotto in tentazione, ti ho consegnato nelle mani del male, ti ho calpestato, ho cercato di ottenere il tuo annullamento, sono il guardiano dell’albero della conoscenza e ho giurato che nessuno di coloro che ho corrotto prendera` parte ai suoi frutti “.

Adamo risponde: “Per secoli innumerevoli sono stato tuo servo, nella mia ignoranza ho ascoltato le tue parole e mi hanno condotto in sentieri di dolore. Hai messo nella mia mente sogni di potere, e quando ho lottato per realizzare quei sogni loro non mi ha portato altro che dolore, tu hai seminato in me i semi del desiderio e quando ho bramato le cose della carne l’agonia era la mia unica ricompensa: mi hai mandato falsi profeti e falsi ragionamenti, e quando ho cercato di afferrare la grandezza della verità ho scoperto che le tue leggi erano false e solo lo sgomento ha ricompensato i miei sforzi.Io ho finito con te per sempre! Mi sono stancato del tuo mondo di illusioni, non lavorerò più nei tuoi vigneti d’iniquità. Non c’è felicità, né pace, niente di buono, nessun futuro nelle dottrine dell’egoismo, dell’odio e della passione predicati da te.Tutte queste cose metto da parte. Rinuncio è alla tua legge per sempre !”

E il serpente risponde: “Ecco, o Adamo, la natura del tuo avversario!” Il serpente scompare in un accecante sprazzo di luce e al suo posto si trova un angelo splendente in splendenti abiti dorati con grandi ali scarlatte che si dispiegano da un angolo all’altro del cielo. Sconcertato e sbalordito, Adamo cade davanti alla creatura divina.

“Io sono il Signore che è contro di te e così realizzo la tua salvezza”, continua la voce. “Mi hai odiato, ma attraverso i secoli mi benedirai, perché ti ho guidato dalla nostra sfera di Demiurgo, ti ho trasformato contro l’illusione della mondanità, ho svezzato il desiderio, ho risvegliato nella tua anima l’immortalità. Seguimi, o Adamo, poiché Io sono la Via, la Vita e la Verità! “

Gli Insegnamenti segreti di tutte le ere: Pietre, Metalli e Gemme

CIASCUNO dei quattro elementi primari insegnati dai primi filosofi ha il suo analogo nella costituzione terrestre quaternaria dell’uomo. Le rocce e la terra corrispondono alle ossa e alla carne; l’acqua ai vari fluidi; l’aria ai gas; e il fuoco al calore corporeo. Poiché le ossa sono la struttura che sostiene il corpo, possono essere considerati come un adeguato emblema dello spirito – quella fondazione divina che sostiene il tessuto composito di mente, anima e corpo. All’iniziato, lo scheletro della morte che tiene tra le dita ossute la falce del mietitore indica Saturno (Kronos), il padre degli dei, che porta la falce con cui ha mutilato Ouranos, il proprio padre. Nel linguaggio dei Misteri, gli spiriti degli uomini sono le ossa polverizzate di Saturno. Quest’ultima divinità era sempre adorata sotto il simbolo della base o del piede, in quanto poiché era considerato come la sottostruttura che sostiene la creazione. Il mito di Saturno ha la sua base storica nei registri frammentari conservate dai primi greci e Fenici riguardo a un re con quel nome che governava l’antico continente di Hyperborea. Polaris, Hyperborea e Atlantide, poiche` giacciono sepolti sotto i continenti e gli oceani del mondo moderno, sono stati spesso simboleggiati come rocce le quali sostengono sulle loro ampie superfici nuove terre, razze e imperi. Secondo i Misteri scandinavi, le pietre e le scogliere sono state formate dalle ossa di Ymir, il gigante primordiale formato da creta ribollente, mentre per i mistici ellenici le rocce erano le
ossa della Grande Madre, Gea. Dopo il diluvio inviato dagli dei per distruggere l’umanità alla fine dell’età del ferro, solo Deucalione e Pirra furono lasciati vivi. Erano entrati in un santuario in rovina per pregare
ed erano stati istruiti da un oracolo in modo che uscissero dal tempio con teste velate e che lasciassero dietro di loro le ossa della madre. Traducendo il messaggio criptico di dio il Deucalione che le ossa erano quelle della Grande Madre e raccolse rocce singole e, facendo un’offerta anche a Pirro, le getto` dietro di lui. Da queste rocce
sorse una nuova e coraggiosa razza di esseri umani, le rocce lanciate da Deucalione divennero uomini e quelle lanciate da Pyrrha divennero donne. In questa allegoria è incarnato il mistero dell’evoluzione umana; perché lo spirito, trasformando la materia, diventa quel potere interiore che gradualmente ma in modo sequenziale eleva il minerale allo stato di pianta; la pianta al piano dell’animale; l’animale alla dignità dell’uomo; e l’uomo al livello degli dei. Il sistema solare era organizzato da forze che operavano all’interno dal grande anello della
Sfera di Saturno; e poiché l’inizio di tutte le cose era sotto il controllo di Saturno la conclusione più ragionevole è che le prime forme di culto erano dedicate a lui, il suo simbolo peculiare: la pietra. Quindi la natura intrinseca di Saturno è sinonimo di quella roccia spirituale che è la base duratura del Tempio Solare, e ha il suo antitipo o ottava inferiore in quella roccia terrestre – il pianeta Terra – che sostiene la sua
superficie frastagliata i generi diversificati di vita mondana. Sebbene la sua origine sia incerta, la litolatria costituisce indubbiamente una delle prime forme di espressione religiosa. “In tutto il mondo”, scrive Godfrey Higgins, “il primo oggetto di Idolatria sembra essere stato una semplice pietra grezza, posta nel terreno, come emblema dei poteri generativi o procreativi della natura. “(Vedi Druidi celtici).

I resti dei culti della pietra sono distribuiti sulla maggior parte della superficie terrestre, ad esempio di notevole importanza sono i menhir di Carnac, in Bretagna, dove diverse migliaia di pietre gigantesche non tagliate sono disposte in undici file ordinate. Molti di questi monoliti stanno in piedi ad oltre venti metri dalla sabbia in cui sono incastonati, ed è stato calcolato che alcuni dei più grandi pesano fino a 250.000 libbre. Alcuni credono che certi menhir segnano la posizione del tesoro sepolto, ma una piu` plausibile ipotesi è quella che riguarda Carnac come monumento alla conoscenza astronomica dell’antichità. Sparsi per le isole britanniche e l’Europa, questi dolmen,
menhir e cistvaens si erigono a testimonianze mute ma eloquenti dell’esistenza e dei risultati di razze ora estinte. Di particolare interesse sono le pietre logan, che dimostrano l’abilità meccanica di questi primi popoli. Queste reliquie consistono in enormi massi appoggiati su uno o due piccoli punti in modo tale che alla minima pressione essi oscillio, ma il più grande sforzo non è sufficiente a rovesciarli. Queste erano chiamate pietre viventi dai greci e dai Latini, la più famosa è la pietra di Gygorian nello Stretto di Gibilterra. Anche se così perfettamente bilanciata da poter essere spostato con il gambo di una giunchiglia, questa roccia non potrebbe essere turbata dal peso combinato di molti uomini. C’è una leggenda che Ercole sollevò una pietra a dondolo sulle tombe dei due figli di Borea che aveva ucciso in combattimento. Questa pietra era così delicatamente sospesa che ondeggiava avanti e indietro con il vento, ma nessuna applicazione della forza avrebbe potuto rovesciarla. Sono state trovate un certo numero di pietre logane in Gran Bretagna, a Stonehenge sono state scoperte le tracce di una non piu` eretta. (Vedere
I Druidi celtici). È interessante notare che le pietre verdi che formano l’anello interno di Stonehenge siano state portate dall’Africa.
In molti casi i monoliti sono senza intaglio o iscrizione, perché senza dubbio anticipano sia l’uso degli strumenti dell’arte e della scrittura. In alcuni casi le pietre sono state trasformate in colonne o obelischi, come nei monumenti runici e nei lingam indù e pietre sakti; in altri casi sono stati modellati in rozze sembianze umane, come nelle statue dell’Isola di Pasqua, o nelle figure elaboratamente scolpite dagli
Indiani centroamericani e Khmers della Cambogia. Le prime immagini di pietra grezza possono difficilmente essere considerati come effigi di una particolare divinità, ma piuttosto come il crudo sforzo dell’uomo primitivo di ritrarre nelle qualità durevoli della pietra gli attributi procreativi della Divinità astratta. Un riconoscimento istintivo della stabilità della Divinità è persistito in tutte le età intermedie tra l’uomo primitivo e la civiltà moderna. Ampia prova della sopravvivenza della litolatria nella fede cristiana è fornita da allusioni alla roccia del
rifugio, la roccia su cui doveva essere fondata la chiesa di Cristo, la pietra angolare che i costruttori hanno respinto, il cuscino di pietra di Giacobbe che ha preparato e unto con olio, la pietra della fionda di David, la roccia Moriah su cui si trova l’altare del re Salomone, la pietra bianca dell’Apocalisse e la Rocca delle Ere. Le pietre erano molto venerate dalle popolazioni preistoriche principalmente a causa delle loro utilità. Pezzi di pietra frastagliati erano probabilmente le prime armi dell’uomo; scogliere e falesie rocciose costituirono le sue prime fortificazioni, e da questi punti panoramici lanciava massi. In caverne o capanne costruite da lastre di roccia, i primi umani si sono protetti dai rigori degli elementi. Le pietre sono state impostate come marcatori e monumenti alla realizzazione primitiva; sono stati anche posizionati sulle tombe dei morti, probabilmente come misura precauzionale per prevenire le depredazioni di bestie selvagge. Durante le migrazioni, era apparentemente consuetudine per i popoli primitivi portare
con loro pietre prese dal loro habitat originale. Come la patria o il luogo di nascita di una razza era considerata sacra, queste pietre erano emblematiche di quella considerazione universale condivisa da tutte le nazioni per il luogo della loro genitura. La scoperta che il fuoco viene prodotto colpendo insieme due pezzi di pietra ha aumentato la riverenza dell’uomo nei confronti delle pietre, ma alla fine il mondo finora inconsapevole delle meraviglie aperte dalla nuova scoperta
dell’elemento del fuoco ha fatto si che la pirolatria soppiantasse il culto della pietra. Il buio, freddo Padre – pietra– partorì da se stesso il luminoso, incandescente Figlio-fuoco; e la fiamma appena nata, divenne il più imponente e misterioso di tutti i simboli religiosi e filosofici, diffusi. Il corpo di ogni cosa è stato paragonato a una roccia, tracciato in un cubo o più onalmentalmente cesellato per formare un piedistallo, mentre lo spirito di tutto era paragonato a quella elaborata
figura scolpita che lo sormonta. Di conseguenza, gli altari furono eretti come simbolo del basso mondo, e furono appiccati incendi su di loro per rappresentare quell’essenza spirituale che illumina il corpo che sormontava. Il quadrato è in realtà una superficie di un cubo, sua
figura corrispondente nella geometria piana e il suo simbolo filosofico.
Di conseguenza, considerando la terra come un elemento e non come un corpo, i greci, i brahmini e gli egiziani si riferivano sempre ai suoi quattro angoli, sebbene fossero pienamente consapevoli che il pianeta stesso era una sfera. Perché le loro dottrine erano il fondamento sicuro di tutta la conoscenza e il primo passo nel raggiungimento dell’immortalità cosciente, i Misteri erano spesso rappresentati come cubici o pietre piramidali. Al contrario, queste stesse pietre ne sono diventate l’emblema condizione della divinità auto-realizzata. L’immutabilità della pietra la ha resa un appropriato emblema di Dio – la fonte inesauribile e immutabile dell’Esistenza – e anche delle scienze divine – l’eterna rivelazione di Se stesso all’umanità. Come personificazione dell’intelletto razionale, che è il vero fondamento della vita umana, Mercurio, o Ermes, era simboleggiato in modo simile. Pilastri quadrati o cilindrici, sormontati da una testa barbuta di Hermes e chiamati ermae, sono stati allestiti in luoghi pubblici. Terminus, una forma di Giove e dio dei confini e delle autostrade, dal cui nome è
derivato il termine moderno terminale, a volte era anche simboleggiato da una pietra verticale ornata con la testa del dio, che è stato posto ai confini delle province e delle intersezioni di strade importanti. La pietra filosofale è davvero la pietra filosofale, perché la filosofia è davvero paragonata a un gioiello magico il cui tocco trasmette le sostanze di base in gemme inestimabili. La saggezza è la polvere di proiezione dell’alchimista che si trasforma molte migliaia di volte il suo stesso peso di grossolana ignoranza nella preziosa sostanza dell’illuminazione.

LE TAVOLETTE DELLA LEGGE

Mentre era sulle alture del monte Sinai, Mosè ricevette da Jehova due tavole contenenti i caratteri del Decalogo tracciati proprio dal dito del Dio di Israele. Queste tavole sono state modellate dal divino zaffiro, Schethiyâ, che l’Altissimo, dopo averlo rimosso dal suo trono, lo getto` nell’abisso per diventare il fondamento e il generatore dei mondi. Questa sacra pietra, formata dalla rugiada celeste, è stata separata dal respiro di Dio, e sulle due parti furono disegnate a fuoco nero le figure della Legge. Queste preziose iscrizioni, che risplendono di splendore celeste, furono consegnate dal Signore sabato nelle mani di Mosè, che fu in grado di leggere le lettere illuminate al rovescio a causa della trasparenza del grande gioiello. (Vedi The Secret Doctrine in
Israel o lo Zohar per i dettagli di questa leggenda.) I Dieci Comandamenti sono le dieci gemme splendenti collocate dal Santo nel mare zaffiro dell’Essere e nelle profondità della materia si vedono i riflessi di questi gioielli come le leggi che governano le sfere sublunari. Sono i dieci caratteri sacri con cui la divinità suprema ha impresso la sua volontà sulla faccia della natura. La stessa decade era celebrata dai Pitagorici sotto forma di tetractys – quel triangolo di punti spermatici che rivelano agli iniziati l’intero funzionamento dello schema cosmico; in quanto dieci è il numero della perfezione, la chiave della creazione e il simbolo appropriato di Dio, uomo e universo.
A causa dell’idolatria degli israeliti, Mosè considerava il popolo indegno di ricevere le tavole di zaffiro; quindi le distrutte, al fine di non far scoprir loro i Misteri di Geova. Mose` sostitui` il set originale con due tavolette di pietra grezza da cui aveva tagliato dieci lettere antiche. Mentre le precedenti tavole – condividono la divinità dell’albero della vita – le seconde – partecipando alla natura del
Albero del bene e del male – hanno rivelato solo verità temporali. Così l’antica tradizione di Israele tornò di nuovo in paradiso, lasciando solo la sua ombra ai bambini delle dodici tribù

Una delle due tavole di pietra consegnate ai suoi seguaci rappresentava la tradizione orale, l’altra la tradizione scritta su cui è stata fondata la scuola rabbinica. Le autorità differiscono ampiamente per le dimensioni e la sostanza delle tavole. Alcuni le descrivono come cosi` piccole da poter essere contenute nel cavo della mano di un uomo; altri dichiarano che ogni tavola era lunga dieci o dodici cubiti e di peso enorme. Alcuni negano che le tavole fossero di pietra, sostenendo che erano di un legno chiamato sedr, che, secondo i Maomettani, cresce profusamente in Paradiso. Le due tabelle significano rispettivamente il mondo superiore e quello inferiore: il principio paterno e i principi formativi materni. Nel loro stato indiviso rappresentano l’Androgino Cosmico. La rottura delle tavole significa oscuramente la separazione delle sfere superiori e inferiori e anche la divisione dei sessi. Nelle processioni religiose dei greci e degli egizi fu portata un’arca o una nave che conteneva tavolette di pietra, coni e vasi di varie forme emblematici dei processi procreativi. L’Arca degli israeliti – che era modellate sul petto sacro dei misteri isiaci–
conteneva tre oggetti sacri, ciascuno con un’importante interpretazione fallica: il vaso di manna, la verga che ha generato, e le Tavole della Legge – il primo, il secondo e il terzo principio della triade creativa. La manna, la verga fiorente e le tavole di pietra sono anche immagini appropriate rispettivamente della Qabbalah, della Mishna e della legge scritta – lo spirito, l’anima e il corpo del giudaismo. Quando è piazzata nella casa Eterna del Re Salomone, l’Arca dell’Alleanza conteneva solo le Tavole della Legge. Questo indica
che anche in quella data la tradizione segreta era stata persa
Come rappresentazione del potere che ha fabbricato la sfera inferiore, o demiurgica, le tavolette di pietra erano sacre a Geova in contraddizione con le tavole di zaffiro che significavano la potenza che ha stabilito la sfera superiore, o celeste. Senza dubbio le tavolette hanno il loro prototipo nei pilastri di pietra o negli obelischi posti su entrambi i lati dell’ingresso ai templi pagani. Queste colonne possono riguardare quel tempo remoto in cui gli uomini adoravano il Creatore attraverso il suo segno zodiacale dei Gemelli, il cui simbolo è ancora presente nei pilastri fallici. “I dieci comandamenti”, scrive Hargrave
Jennings “sono inscritti in due gruppi di cinque ciascuno, in forma colonnare a destra (guardando dall’altare) significa la “Legge”; i cinque a sinistra significano “i profeti”. La pietra a destra è maschile, la pietra a sinistra è femminile. Corrispondono alle due colonne di pietra disgiunte (o torri) nella parte anteriore di ogni cattedrale e di ogni tempio pagano. “(Vedi i rosacrociani: i loro riti e misteri.) Lo stesso autore afferma che la Legge è maschile perché è stata consegnata direttamente dalla Divinità, mentre i profeti, o Vangeli, erano femminili perché nati attraverso la natura dell’uomo. La Tavola destra della Legge indica ulteriormente Jachin: la bianca colonna di luce; la tavola a sinistra Boaz – l’oscura colonna. Questi erano i nomi dei due pilastri
istituiti sulla veranda del Tempio di re Salomone. Erano alti 18 cubiti e splendidamente decorati con ghirlande, reti e
melograni. Sulla sommità di ciascun pilastro c’era una grande ciotola, ora erroneamente chiamata palla o globo – una delle ciotole probabilmente conteneva fuoco e l’altra acqua. Il globo celeste (originariamente la coppa di fuoco), sormontava la colonna di destra (Jachin), simboleggiava l’uomo divino; il globo terrestre (la ciotola d’acqua), che sormontava la colonna sinistra (Boaz), significava l’uomo terreno. Questi due pilastri connotano rispettivamente anche le espressioni attive e passive di Energia Divina, il sole e la luna,
il zolfo e il sale, i buoni e i cattivi, luce e oscurità. Tra di loro c’è la porta che conduce alla Casa di Dio, e stando così alle porte del Santuario, ne sono un ricordo. Geova è sia una divinità androgina che antropomorfa. Come due colonne parallele essi denotano i segni zodiacali di Cancro e Capricorno, – gli estremi della vita fisica. Essi di conseguenza significano i solstizi d’estate e d’inverno, ora noti ai Massoni
sotto la denominazione relativamente moderna dei “due San Giovanni”. Nel misterioso Albero Sephirotico degli Ebrei, questi due pilastri simboleggiano la Misericordia e la Gravità. In piedi davanti al cancello del Tempio di Re Salomone, queste colonne avevano la stessa importanza simbolica degli obelischi davanti ai santuari dell’Egitto. Quando interpretato cabalisticamente, i nomi dei due pilastri significano “Nella forza la mia casa è stabilita. “Nello splendore dell’illuminazione mentale e spirituale, il Sommo Sacerdote si frappose tra i pilastri come testimone muto della perfetta virtù dell’equilibrio – quel punto ipotetico equidistante da tutti gli estremi. Lui così
personifica la natura divina dell’uomo nel mezzo della sua costituzione- la misteriosa Monade pitagorica alla presenza della Diade. Da un lato torreggiava la stupenda colonna dell’intelletto; dall’altra la colonna di bronzo della carne. a metà strada
tra questi due si trova l’uomo saggio glorificato, ma non può raggiungere questo livello senza prima soffrire sulla croce fatta unendo questi pilastri insieme. I primi  ebrei rappresentavano occasionalmente le due colonne, Jachin e Boaz, come le gambe di Geova, in tal modo per il filosofo moderno significa che la saggezza e l’amore, nel loro senso piu` esaltato, sostengono l’intero ordine della creazione, sia mondano che sovramundano.

IL SACRO GRAAL

Come lo zaffiro Schethiyâ, il Lapis Exilis, il gioiello della corona dell’Arcangelo Lucifero, cadde dal paradiso. Michele, arcangelo del sole e Dio nascosto di Israele, alla testa delle schiere angeliche che piombarono su Lucifero e le sue legioni di spiriti ribelli. Durante
il conflitto, Michele con la sua spada fiammeggiante colpì il Lapis Exilis dalla corona del suo avversario, e la pietra verde cadde attraverso tutti gli anelli celesti nell’Abisso oscuro e incommensurabile. Dalla gemma radiosa di Lucifero è stato modellato il Sangreal, o Santo Graal, da cui si dice che Cristo abbia bevuto all’Ultima Cena. Anche se esiste qualche controversia sul fatto che il Graal fosse una tazza o un piatto, è generalmente raffigurato nell’arte come calice di notevoli dimensioni e bellezza insolita. Secondo la leggenda, Giuseppe d’Arimatea portò la Coppa del Graal sul luogo della crocifissione e in esso colse il sangue che fuoriusciva dalle ferite del Nazareno morente. Più tardi Giuseppe,
che era diventato il custode delle reliquie sacre – il Sangreal e la Lancia di Longino – li portò in un paese lontano. Secondo una versione, i suoi discendenti finalmente collocarono queste reliquie nell’abbazia di Glastonbury in Inghilterra; secondo un altro, in un meraviglioso castello sul Monte Salvat, in Spagna, costruito dagli angeli in una sola notte. Sotto il nome di Preston John, Parsifal, l’ultimo dei Re del Graal, porto` con sé la Coppa Sacra in India, e scomparve per sempre dal mondo occidentale. La successiva ricerca del Sangreal fu il motivo per gran parte delle leggende cavallersche arturiane e dei cerimoniali della tavola rotonda. (Vedi la Morte d’Arthur.) Nessuna interpretazione adeguata è mai stata data ai misteri del Graal. Alcuni credono
che i cavalieri del Santo Graal sono stati una potente organizzazione di cristiani mistici che perpetuavano l’antica saggezza sotto forma di rituali. La ricerca del Santo Graal è l’eterna ricerca della verità, e Albert G. Mackey nota come sia una variazione della leggenda massonica della Parola Perduta tanto ricercata dai fratelli del mestiere. Ci sono anche prove per sostenere l’affermazione che la storia del Graal è una
elaborazione di un mito pagano che è stato preservato ed innestato sul culto del cristianesimo. Da questo particolare punto di vista, il Santo Graal è senza dubbio un tipo di arca o nave in cui la vita del
mondo è preservata e quindi è significativo del corpo della Grande Madre–Natura. Il suo colore verde lo lega a Venere e al mistero della generazione; anche alla Fede islamica, il cui colore sacro è verde e il cui Sabbath è il venerdì, il giorno di Venere.
Il Santo Graal è un simbolo sia del mondo inferiore (o irrazionale) che della natura dell’uomo, perché entrambi sono ricettacoli per le essenze viventi dei mondi superiori. Tale è il mistero del sangue redentore che, scendendo fino a trovarsi faccia a faccia con la morte, vince l’ultimo nemico, facendo rinascere ogni sostanza con la sua stessa immortalità. Al cristiano, la cui fede mistica sottolinea soprattutto l’elemento d’amore, il Santo Graal simboleggia il cuore in cui continuamente turbina l’acqua viva della vita eterna. Inoltre, al cristiano, alla ricerca del Santo Graal rappresenta la ricerca del vero Sé che, quando
trovato, arriva al compimento dell’opera magnum.
La Santa Coppa può essere scoperta solo da coloro che si sono innalzati al di sopra delle limitazioni dell’esistenza sensuale. Nel suo poema mistico, La visione di Sir Launfal, James Russell Lowell rivela la vera natura del Santo Graal dimostrando che è visibile solo ad un certo stato di coscienza spirituale. Solo distaccandosi dalla ricerca di una spregiudicata ambizine il vecchio e stanco cavaliere vedra` la coppa trasformata in un calice incandescente. Alcuni scrittori tracciano una somiglianza tra la aLeggenda del Graal e le storie degli dei solari martiri il cui sangue, discendente dal paradiso nella terra, fu preso nella coppa della materia e liberato. Il Santo Graal può anche essere il baccello del seme così frequentemente impiegato negli antichi Misteri come emblema della germinazione e della risurrezione; e se la forma simile a una coppa del Graal deriva dal fiore, significa rigenerazione e spiritualizzazione delle forze generative nell’uomo. Ci sono molti resoconti di immagini di pietra che, a causa delle sostanze nella loro composizione e le cerimonie a cui erano sottoposte, furono ispirate
dalle divinità per cui furono create. A tali immagini sono state attribuite varie facoltà e poteri umani, come la parola, il pensiero e persino il movimento. Mentre i preti rinnegati ricorrono senza dubbio agli inganni – un’istanza collegata in un frammento apocrifo curioso intitolato Bel e il drago e presumibilmente cancellato dalla fine del libro di Daniele – mostra che molti dei fenomeni registrati in connessione con statue e reliquie santificate difficilmente possono essere spiegate a meno che non si ricorra all’intervento del soprannaturale.

La storia registra l’esistenza di pietre che, quando colpite, emanavano un suono che mandava tutti in estasi. C’erano anche immagini che echeggiavano che sussurravano per ore dopo che la stanza stessa era diventata silenziosa, e le pietre musicali producevano le più dolci
armonie. In riconoscimento della santità che i Greci e i Latini attribuivano alle pietre, ponevano le mani su alcuni pilastri consacrati quando prestavano giuramento. Nell’antichità le pietre dei templi hanno giocato un ruolo nel determinare il destino degli accusati, perché era consuetudine per le giurie di raggiungere i loro verdetti facendo cadere sassi in una borsa. La divinazione con le pietre veniva spesso utilizzata dai greci, e si dice che Elena avesse
predetto attraverso la litomanzia la distruzione di Troia. Molte superstizioni popolari sulle pietre sopravvissero alle cosiddette età oscure. La principale tra queste è quella che riguarda la famosa
pietra nera nella sede della cattedra di incoronazione nell’Abbazia di Westminster, che è stata dichiarata come la pietra originale utilizzata da Giacobbe. La pietra nera appare più volte anche nel simbolismo religioso. Si chiamava Eliogabalo, una parola presumibilmente derivata da Elagabal, il dio sole siro-fenicio. Questa pietra era sacra al sole e possedeva proprietà grandi e diversificate. La pietra nera nella Caaba alla Mecca è immobile e venerata in tutto il mondo maomettano. Si dice che fosse originariamente bianca e di tale brillantezza che si sarebbe potuta vedere da diversi giorni di viaggio dalla Mecca, ma col passare del tempo si e` annerita dalle lacrime dei pellegrini e dai peccati del mondo.

LA MAGIA DEI METALLI E DEI GEMME

Secondo gli insegnamenti dei Misteri, i raggi dei corpi celesti, colpendo le influenze cristallizzanti del mondo inferiore, diventano i vari elementi. Partecipando alle virtù astrali della loro fonte, questi elementi neutralizzano alcune forme squilibrate di attività celestiale e, se opportunamente combinati, contribuiscono molto al benessere dell’uomo. Poco si sa oggi riguardo a queste proprietà magiche, ma il mondo moderno può ancora trovare utile considerare le scoperte dei primi filosofi che determinarono queste relazioni da una vasta sperimentazione. Da questa ricerca sorsero la pratica di identificare i metalli con le ossa delle varie divinità. Per esempio, gli egiziani, secondo Manetho, consideravano il ferro l’osso di Marte e la magnetite l’osso di Horus. Per analogia, il piombo sarebbe lo scheletro fisico di Saturno, il rame quello di Venere, il mercurio quello di Mercurio, l’oro quello del sole, l’argento quello della luna e
l’antimonio quello della terra. È possibile che l’uranio sara` dimostrato essere il metallo di Urano e il radio per essere il metallo di Nettuno.

Le quattro età dei mistici greci – l’età dell’oro, l’età dell’argento, l’età del bronzo, e l’età del ferro – sono espressioni metaforiche che si riferiscono ai quattro periodi principali della vita di tutte le cose. Nelle divisioni del giorno significano alba, mezzogiorno, tramonto e
mezzanotte; nella durata degli dei, degli uomini e degli universi, essi denotano i periodi di nascita, crescita, maturità e decadimento. Anche le epoche greche hanno una stretta corrispondenza con i quattro Yuga degli indù: Krita-Yuga, Treta-Yuga, Dvapara-Yuga e Kali-Yuga. Il loro metodo di calcolo è descritto da Ullamudeian come segue: “In ciascuno dei 12 segni ci sono 1800 minuti; moltiplicando questo numero per 12 si ottiene 21600; per esempio. 1800 X 12 = 21600. Moltiplicate questo 21600 per 80 e darà 1,728,000, che è la durata della prima età, chiamata Krita-Yuga. Se lo stesso numero viene moltiplicato per 60, darà 1.296.000, gli anni della seconda età, Treta-Yuga. Lo stesso numero moltiplicato per 40 dà 864.000, la lunghezza della terza età, Dvapara-Yuga. Lo stesso moltiplicato per 20 dà 432.000, la quarta età, Kali-Yuga. “(Si noterà che questi moltiplicatori diminuiscono in rapporto inverso ai tetracty pitagorici: 1, 2, 3 e 4)
H. P. Blavatsky dichiara che Orfeo insegnò ai suoi seguaci come influenzare un intero pubblico per mezzo di un calamita, e che Pitagora prestò particolare attenzione al colore e alla natura delle pietre preziose. Aggiunge: “I buddisti affermano che lo zaffiro
produce pace mentale, equanimità e caccia tutti i cattivi pensieri stabilendo una sana circolazione nell’uomo. ‘Lo zaffiro’, dicono i buddisti, ‘aprirà porte e abitazioni a sbarre (per lo spirito dell’uomo); produrra` un desiderio di preghiera e porta con sé più pace di
qualsiasi altra gemma; ma chi lo indossera deve condurre una vita pura e santa “. (Vedi Iside Svelata.)

La mitologia abbonda di racconti di anelli magici e gioielli talismanici. Nel secondo libro della Repubblica, Platone descrive un anello che, quando veniva girato in una certa posizione, rendeva invisibile chi lo indossava. Con questo, Gige, il pastore, si è assicurato il
trono di Lidia. Anche Joseph descrive anelli magici progettati da Mosè e dal Re Salomone e Aristotele ne menziona uno che ha portato amore e onore al suo possessore. Nel suo capitolo dedicato all’argomento, Henry Cornelius Agrippa, non menziona solo iquesti anelli, ma afferma, sull’autorità di Filostrato Jarchus, che Apollonio di
Tyana ha esteso la sua vita di oltre 20 anni con l’aiuto di sette anelli magici presentati a lui da un principe dell’India orientale. Ognuno di questi sette anelli era incastonato con una gemma contenente la natura di uno dei sette pianeti dominanti, e cambiandoli ogni giorno
Apollonio si è protetto contro la malattia e la morte grazie all’intervento delle influenze planetarie. Il filosofo istruì anche i suoi discepoli nelle virtù di questi gioielli talismanici, considerando che tali informazioni sono indispensabili per il teurgo. Agrippa descrive la preparazione degli anelli magici come segue: “Quando una stella [pianeta] ascende fortunatamente, con l’aspetto o congiunzione della Luna, dobbiamo prendere una pietra e l’erba che è sotto quella stella, e fare un anello del metallo che è adatto a questa stella, e in esso fissare la pietra, mettendola sotto l’erba o la radice, senza omettere le
iscrizioni di immagini, nomi e personaggi, come anche suffumigazioni appropriate. “(Vedi Tre libri di filosofia occulta.)

L’anello è stato a lungo considerato il simbolo del raggiungimento, della perfezione e dell’immortalità, quest’ultima perché il cerchietto di metallo prezioso non aveva né inizio né fine. Nei Misteri, gli anelli tendevano ad assomigliare a un serpente con la coda in bocca erano indossati dagli iniziati come prova materiale della posizione da loro raggiunta nell’ordine. Anelli incisi con certi emblemi segreti, erano indossati dagli ierofanti, e non era cosi` raro che un messaggero dimostrasse di essere il rappresentante ufficiale di un principe
o altro dignitario portando con il suo messaggio un anello o un sigillo del suo padrone. La fede nuziale originariamente era destinata a implicare che nella natura di colui che la indossava era stato raggiunto lo stato di equilibrio e di completamento.

Questa semplice banda d’oro portava quindi testimonianza dell’unione del Sé Superiore (Dio) con il sé inferiore (la Natura) e la cerimonia che consumava questa mescolanza indissolubile tra divinità e umanità nell’unica natura del mistico iniziato costituivano l’ermetico
matrimonio dei Misteri. Nel descrivere le insegne di un mago, Eliphas Levi dichiara che domenica (il giorno del sole) dovrebbe portare nella sua mano destra una bacchetta d’oro, con un rubino o un crisolito sopra. Lunedì (il giorno della luna) dovrebbe indossare un colletto a tre capi composto da perle, cristalli e seleniti; il martedì (il giorno di Marte) dovrebbe portare una bacchetta di acciaio magnetizzato e un anello dello stesso set di metallo con un’ametista, il mercoledì (il
giorno di Mercurio) dovrebbe indossare una collana di perle o perle di vetro contenenti mercurio, e un anello fissato con un’agata; il giovedì (il giorno di Giove) dovrebbe portare una bacchetta di vetro o resina e indossare un anello con uno smeraldo o uno zaffiro; il venerdì (il giorno di Venere) dovrebbe portare una bacchetta di rame lucido e indossare un anello con un turchese e una corona o diadema decorati con lapislazzuli e berillo; e sabato (il giorno di Saturno) dovrebbe portare una bacchetta decorata con una pietra d’onice e indossare un anello con onice e una catena sul collo formata da piombo. (Vedi Il rituale magico del Sanctum Regnum.)

Paracelso, Agrippa, Kircher, Lilly e molti altri maghi e astrologi hanno
tabulato le gemme e le pietre corrispondenti ai vari pianeti e segni zodiacali. Il seguente elenco è stato compilato dai loro scritti. Al sole è assegnato il carbonchio, il rubino, il granato — specialmente il piropo – e altre pietre infuocate, a volte il diamante; alla luna, la perla, la selenite e ad altre forme di cristallo; a Saturno, l’onice, il diaspro, il topazio e talvolta il lapislazzuli; a Giove, lo zaffiro, lo smeraldo e il
marmo; a Marte, l’ametista, il giacinto, la calamita, a volte il diamante; a Venere, il turchese, il berillo, lo smeraldo e talvolta la perla, l’alabastro, il corallo e la corniola; a Mercurio, la crisolite, l’agata e il marmo variegato. Allo zodiaco le stesse autorità assegnarono le seguenti gemme e pietre: A Ariete la sardonica, pietra del sangue, ametista e diamante; al Toro la corniola, il turchese, ilgiacinto, lo zaffiro, l’agata muschiata e lo smeraldo; ai Gemelli il topazio, l’agata, il crisoprasio, il cristallo e l’acquamarina; al Cancro il topazio, il calcedonio, l’onice nero, la pietra di luna, la perla, l’occhio di gatto, il cristallo e talvolta lo smeraldo; al Leone il diaspro, la sardonica, il berillo, il rubino, la crisolite, l’ambra, la tormalina, a volte il diamante; alla Vergine lo smeraldo, il cameliano, la giada, la crisolite e talvolta il diaspro rosa e il giacinto; alla Bilancia il berillo, il sardius, il corallo, i lapislazzuli, l’opale e talvolta il diamante; allo Scorpione l’ametista, il berillo, la sardonica, l’acquamarina, il carbonchio, la calamita, il topazio e la malachite; al Sagittario il giacinto, il topazio, il crisolito, lo smeraldo, il carbonchio e il turchese; al Capricorno il crisoprasio, il rubino, la malachite, l’onice nero, l’onice bianco; all’Acquario
il cristallo, lo zaffiro, il granato, lo zircone e l’opale; ai Pesci lo zaffiro, il diaspro, il crisolito, la pietra di luna e l’ametista
Sia lo specchio magico che la sfera di cristallo sono simboli poco compresi. Guai a quel mortale che accettera` alla lettera le storie diffuse su di loro! Chi lo farà scoprira` – a costo della sanità mentale e della propria salute – che stregoneria e filosofia, mentre spesso vengono confuse, non hanno niente in comune I Magi Persiani portavano gli specchi come emblema della sfera materiale che riflette la Divinità da ogni parte. La sfera di cristallo, a lungo abusata come mezzo per la coltivazione di poteri psichici, è un triplice simbolo: (1) significa l’Uovo universale cristallino nella cui trasparente profondità esiste la creazione; (2) rappresenta la divinità prima della sua immersione nella materia; (3) significa la sfera eterica del mondo nelle cui essenze traslucide è impressionato e conservato la perfetta immagine di tutte le attività terrestri.
Le meteore, erano considerate segni di favore divino e consacrati come prova di un patto tra gli dei e la comunità in cui sono cadute. Curiosamente occasionalmente si trovano pietre naturali marcate o scheggiate. In Cina c’è una lastra di marmo la cui forma ha una perfetta somiglianza al drago cinese. La pietra di Oberammergau, scheggiata dalla natura, assomiglia molto alla popolare
concezione del volto di Cristo, è così notevole che anche le teste coronate d’Europa chiesero il privilegio di vederla. Pietre di tale natura erano cosiderate con la piu` alta stima tra i popoli primitivi e anche oggi esercitano una vasta influenza sulle persone religiose.