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L’equo compenso della Siae

Un consumatore paga i diritti d’autore su ogni opera che acquista. Il bello è che li paga anche quando non compra opere ma supporti vuoti. Si tratta del cosiddetto “equo compenso“, un sovrapprezzo che grava su tutti i supporti registrabili (dal cd vergine al videoregistratore, dal dvd registrabile al masterizzatore del computer).

Ogni volta che compriamo un cd vergine, magari con l’innocente intenzione di riversarvi le foto delle vacanze, paghiamo su di esso un “equo compenso” che ci dà il diritto di fare su quel cd una copia privata di un’opera su cui esistono dei diritti d’autore. Questo incide sul prezzo di cd e dvd per almeno il 50% e di circa il 3% sugli apparecchi (e il consumatore non se ne accorge perchè non è in alcun modo informato di tutto questo).
Non si tratta di bruscolini … nel 2007 questi diritti sono costati ai consumatori italiani quasi 71 milioni di euro, mentre oltre 3,6 milioni li ha incassati la SIAE per il proprio ruolo di gestore monopolista.
Con decreto firmato dal ministro Bondi lo scorso 30 dicembre, vengono riderifiniti i compensi SIAE per copia privata, cambiando l’entità degli stessi ed estendendo non poco le categorie di prodotti soggetti. Infatti, prima di quest’ultimo intervento, in buona sostanza, il compenso SIAE veniva applicato sugli apparecchi di registrazione “tradizionali” e sui CD e DVD vergini. Oggi il compenso viene esteso anche agli hard disk integrati negli apparecchi, ai telefonini, ai PC, agli MP3 e MP4 player, alle schede di memoria e alle chiavette USB. Nel caso di CD e DVD il compenso pre-esistente viene leggermente rimodulato verso il basso; ma molto più rilevanti sono le nuove imposizioni previste dal recente decreto. Da segnalare come in molti casi si passa dalla tariffazione della funzione (lettore audio) alla tariffazione della memoria, ovviamente in maniera proporzionale alla dimensione della stessa.Il sistema dell’equo compenso introdotto nell’era pre-digitale è un meccanismo rozzo e approssimativo in quanto:

1) non è basato sull’effettivo danno cagionato ai detentori dei diritti dalla copia private ma su semplici presunzioni. Tra l’altro il considerando 35 della Direttiva sul diritto d’autore prevede che non debba esservi compenso in caso di danno minimo ma, purtroppo in nessuno Stato Membro è stato fatto sino ad ora un vero studio sui danni provocati dalla copia privata (Ecco un esercizio utile che potrebbe svolgere la Commissione presieduta dal Prof Gambino)

2) non tiene in alcuna considerazione l’esistenza di restrizioni tecnologiche alla copia privata e i casi nei quali il diritto alla copia sia già previsto e remunerato dalle licenze, questo genera fenomeni di doppio, triplo o quadruplo pagamento.

3) non è trasparente, il consumatore che acquista prodotti ai quali si applica l’equo compenso non ne viene affatto informato e, allo stesso modo, la distribuzione agli autori delle revenues provenienti dall’equo compenso avviene sulla base di meccanismi poco accessibili e buona parte viene assorbita dai costi strutturali e amministrativi della SIAE

4) Infine, considerato che i costi di gestione della SIAE ha ormai raggiunto dimensioni sproporzionate rispetto alle attività effettivamente necessarie per l’intermediazione dei diritti e che nell’era digitale le tecnologie dovrebbero rendere possibili forme di distribuzione di contenuti protetti da diritto d’autore su un mercato territorialmente privo

Ecco le tariffe del decreto Bondi:

Wormhole:Siae ovvero il lobbismo nella musica