Archivi categoria: Incisioni Abydos

Antiche tecnologie

IL MECCANISMO DI ANTIKYTHERA

Il meccanismo di Antikythera è attualmente in mostra al Museo ellenico di Atene, in Grecia.

Questo notevole dispositivo meccanico che viene spesso descritto come il primo computer analogico al mondo è stato recuperato dai sub a largo delle coste di Antikythera nel 1900. Gli scienziati sono tutti d’accordo nel datarlo nel 2 secolo avanti cristo, il che lo rende vecchio più di 2000 anni. Si compone di un sistema complesso di quadranti, ingranaggi e ruote dentate che hanno una precisione straordinaria. Gli esperti concordano sul fatto che esso rappresenta uno standard di produzione che non si sarebbe visto fino alla nascita dei primi orologi complessi nel 18 ° secolo. Dopo decenni di ricerca il pensiero corrente è che il meccanismo sia stato utilizzato come un calcolatore astronomico per prevedere e misurare il movimento dei pianeti in relazione al Sole, la Terra e la Luna.

Per decenni dopo la sua scoperta originale, l’importanza della sua scoperta è stata sottovalutata, fino a quando gli archeologi e gli scienziati moderni hanno cominciato ad apprezzare il significato di tale precoce sofisticazione meccanica. Da allora è stato più volte passato ai raggi x e analizzato con l’uso di apparecchiature sempre più avanzate. Si sono costituiti gruppi di lavoro con l’obiettivo di scoprire i segreti del meccanismo. La sua esistenza ha messo in discussione molte idee preconcette che riguardavano la capacità tecnologica delle antiche civiltà.

LE INCISIONI DI ABYDOS

Le incisioni di Abydos mostrano un elicottero e altri veicoli futuristici
E’ situato nel Tempio di Seti I – Abydos, Egitto

Situata a circa 450 chilometri a sud del Cairo in Egitto vi è l’antichissima città-complesso di Abydos. Ritenuta da molti uno dei più importanti siti storici relativi all’antico Egitto è anche la locazione di una serie di incisioni che hanno causato gravi controversie tra gli archeologi e gli storici. All’interno del Tempio di Seti 1 ° (Seti I) si può trovare, nella sala ipostila più esterna, una serie di sculture che assomigliano molto ad elicotteri e ad astronavi futuristiche. L’elicottero è particolarmente riconoscibile e questo ha portato gli studiosi a discutere il perchè della sua esistenza. Naturalmente, ogni appassionato di UFO o credente in una civiltà antica tecnologicamente avanzata, come Atlantide, ritrova in queste immagini prove delle sue teorie.

Allo stesso modo, ogni egittologo (che segue la corrente di pensiero ufficiale) ha cercato di dare una spiegazione (abbastanza fumosa) di tutto ciò: Vecchi geroglifici intonacati per scolpircene nuovi, quando l’intonaco è crollato le immagini vecchie si sono fuse a quelle nuove creando queste “coincidenze”. Questa è stata la linea ufficiale per il “debunking” delle Macchine Abydos. Sono stati prodotti molti grafici complessi per spiegare cosa sia accaduto.

Recentemente ci sono state delle critiche molto intelligenti contro la teoria ufficiale. La prima è che l’edificio è molto importante e l’uso del gesso sarebbe stato anomalo. Gli egiziani invece, avrebbero usato uno stucco speciale di arenaria di cui erano molto esperti nella lavorazione e soprattutto era molto più resistente. La teoria della re-incisione è stata valutata cercando di riprodurre materialmente ma è risultato impossibile. Infine, alcuni ricercatori ritengono che il layout degli elementi ha un rapporto forte e preciso con il concetto di sezione aurea. Il loro punto diventa molto interessante quando sostengono che sia impossibile che il rapporto aureo si mantenga anche dopo la re incisione. In entrambi i casi ce ne è da discutere e il dibattito continuerà. Che gli egiziani avessero costruito magie tecnologiche o avessero cercato di riprodurre cose che non riuscivano a spiegare? Forse il tempo ce lo dirà.

LE LAMPADE DI DENDERA

Uno dei rilievi raffiguranti le lampade di Dendera.
Scoperto nel Tempio di Hathor, Dendera, in Egitto.

Ci sono tre rilievi in pietra (incisioni), che si possono vedere nel Tempio di Hathor nel complesso archeologico di Dendera che si trova sulle rive del Nilo, a circa 300 miglia a sud del Cairo, in Egitto. Alcuni ricercatori sostengono che queste immagini ritraggono una antica forma di tecnologia o sistema elettrico di illuminazione. Gli egittologi che sostengono la tesi ufficiale contestano fortemente il fatto che ci possa essere qualcosa di strano nelle incisioni e continuano a sostenere che si tratti solo di mitologia egiziana e più in dettaglio della nascita mitologica del serpente da un fiore di loto. Tuttavia, uno sguardo da vicino all’immagine solleva alcuni punti interessanti e delle domande. Il fiore di loto è facilmente riconoscibile, ma la trave (o bulbo) è insolito. La radice del loto è insolitamente  a forma di cavo e sembra connettersi a un dispositivo che assomiglia all’antica batteria di Baghdad (Che si riprenderà più avanti). Il pilastro ha un aspetto molto simile ad un isolante elettrico moderno tipico delle moderne linee elettriche e da questo dispositivo due braccia sostengono il bulbo/fascio. Il serpente è una rappresentazione del potere e dell’energia e abbandona il loto in maniera molto simile a dei filamenti allungati associati alla illuminazione industriale. I debunkers, sostengono che se fosse veramente un sistema di illuminazione dovremo averne una controparte reale. In effetti oggetti come le lampade scolpite non sono mai state trovate. Questo però, è un argomento fallace. Non è detto che un’oggetto perchè non ritrovato non sia mai esistito.

LA GLORIFICAZIONE DELL’EUCARESTIA

Glorificazione dell’Eucaristia di Ventura Salimbeni, 1.599 dC, raffigurante tecnologia antica. Situato nella Chiesa di San Pietro, Montalcino, Italia

Situati nella chiesa, di San Pietro a Montalcino, in Italia, vi sono tre splendide opere d’arte. Quella che si trova immediatamente dietro l’altare è chiamata la Glorificazione dell’Eucaristia e fu dipinta poco prima del 1600 dC ad opera del bravissimo artista Ventura Salimbeni. Ciò che rende questo dipinto sia raro che insolito è il punto focale che include un dispositivo meccanico che ricorda molto un satellite o un drone di osservazione. Anche se questo particolare è stato classificato come un globo di creazione ci sono alcuni punti che vale la pena notare che confutano questa tesi. Il dispositivo ha chiaramente una antenna telescopica, quello che sembra essere un obiettivo, così come un riflettore.

Secondo alcuni l’obiettivo è una rappresentazione della luna e la luce è una rappresentazione del sole. Se fosse questo il caso, allora la luna sarebbe in fase crescente e il Sole sarebbe rappresentato in proporzione più piccolo di quanto dovrebbe essere. Inoltre, le antenne sono chiaramente fissate al globo con dispositivi simili a dei gommini. Il globo mostra anche delle linee le quali rappresenterebbero le linee di longitudine della Terra. Questa teoria però risulta errata,infatti nel 1600 dC, la convinzione prevalente era che il mondo non fosse rotondo ma piatto. Sarebbe stato effettivamente illegale rappresentarlo in questo modo. In realtà, le linee sembrano saldature tra piatti di metallo e forse è quello che sono.

I MEGALITI DI BAALBEK

Uno dei più grandi megaliti di Baalbek e noto nell’antichità come la pietra delle donne incinte
Baalbek, Libano

Situate a Baalbek in Libano vi sono le più grandi pietre megalitiche mai scavate nella roccia “vivente” di una cava. Spesso definite come ciclopiche, esse variano nel formato e nella massa, ma la più consistente è stimata pesare quasi 1.300 tonnellate e giacce per terra inutilizzata. Sembra che migliaia di anni fa furono lavorate per assumere una forma rettangolare e vennero poi trasferite a più di un chilometro per essere utilizzate nel vicino Complesso Archeologico di Baalbek, che è stato ampliato nel corso del periodo romano, quando la città era conosciuta come Heliopolis (Città del Sole) .

La precisione con cui questi megaliti sono stati scolpiti è incredibile e sarebbe quasi impossibile da raggiungere anche oggi. Come siano stati spostati e collocati all’interno della costruzione del più grande tempio di Baal-Giove (Zeus) rimane inspiegabile. Nel corso degli anni hanno avuto luogo molti esperimenti i quali mostrano che, mentre è possibile per un gran numero di uomini con leve e rulli, spostare pietre di grandi dimensioni (300 tonnellate) per brevi distanze questi megaliti sono due volte più grandi. Le dimensioni del megalite più grande e il fatto che anche con la nostra tecnologia sarebbe difficile spostarlo suggerisce che le antiche civiltà possano aver avuto una tecnologia più avanzata di quello che attualmente crediamo. Eppure, qual’era questa tecnlogia e come funzionasse rimane ancora un mistero per ora.

IL DISCO DI FESTO

I due lati dell’antico disco di Festo, i simboli sono indecifrabili
In mostra nel Museo di Heraklion a Creta.

Questa insolita scoperta è stata fatta nel 1908 in un deposito sotterraneo del tempio collegato all’antico sito del palazzo minoico di Festo, nell’isola di Creta. L’archeologo Luigi Pernier rimosse il disco da uno strato di terra nera che ha permesso la datazione dell’artefatto ad un periodo che va dal 1850 aC al 1600 aC. Realizzato in argilla cotta, il disco è di circa 15 cm di diametro e ha un centimetro di spessore con simboli impressi su entrambi i lati. Il significato dei simboli non è mai stato inteso in un modo che sia accettabile per gli archeologi ufficiali o per gli studenti di lingue antiche. E ‘insolito per una serie di motivi. In primo luogo, è unico nel suo genere e nessun altro elemento (forse con l’eccezione dell’ascia di Arkalochori) può essere associabile con i caratteri scolpiti.

La scrittura stessa è stata creata premendo personaggi già modellati nella creta molle, il che lo rende il primo registratore portatile. E ‘importante notare che è stato ritrovato nei pressi di una seconda tavoletta la cui scrittura era quella standard del periodo, conosciuta come Lineare A. Anche se ci sono state alcune polemiche sulla autenticità del disco è ampiamente riconosciuto come genuino ed è in mostra nel Museo di Heraklion di Creta, in Grecia. Numerose teorie sono state proposte una di esse ad esempio è quella che il disco fosse usato come “preghiera” per antichi alieni. Una teoria recente e piuttosto plausibile è che si trattava di un messaggio in codice che è stato letto e quindi eliminato gettandolo nel pozzo. Se questo fosse il caso, rappresenterebbe una delle prime forme di crittografia sofisticata.

LA BATTERIA DI BAGHDAD
Una riproduzione della batteria di Baghdad scoperta nel 1936 Iraq. Si pensa sia in possesso del museo di Baghdad

Questi strani artefatti sono stati inizialmente scoperti nel 1936 durante uno scavo archeologico nel villaggio di Khuyut Rabbou’a che si trova a circa 20 miglia a sud est del centro della città moderna città di Baghdad e vicino l’Arco di Ctesifonte. Sono grandi 13 – 14 centimetri in altezza e contenevano un cilindro di rame nel quale vi era sospesa una barra di ferro. Nel dicembre del 1939, poco dopo l’inizio della seconda guerra mondiale un archeologo tedesco di nome Wilhelm Konig si imbatte in questi artefatti nel seminterrato del Museo Nazionale dell’Iraq. Riconobbe immediatamente la loro somiglianza con le batterie galvaniche e pubblicò  un documento il quale suggerisce che questi dispositivi elettrici antichi potrebbero essere stati utilizzati per la galvanostegia per ricoprire ad esempio l’argento con l’oro.
E ‘in questo periodo che Adolf Hitler ha iniziato seriamente, se non in maniera eccentrica, il programma per studiare la tecnologia degli antichi.Films relativamente moderni come “I predatori dell’arca perduta”, sono basati su questa realtà oscura. Non esiste una spiegazione semplice per la batteria di Baghdad e, naturalmente, questo ha creato polemiche, dibattito e disaccordo nella comunità scientifica. Ricostruzioni di questo dispositivo hanno dimostrato che si può generare una corrente elettrica che varia tra i 0,4 e i 1,9 volt. Naturalmente, alcuni scienziati contestano queste affermazioni e sostengono che le ricostruzioni sono inesatte. (Questi scienziati amano fare opposizione- è l’equivalente scientifico di mettersi a discutere con l’insegnante di storia per assicurarsi che tutti gli altri alunni sappiano che sei ancora in classe.)
I VIMANA
Francobolli sovietici raffiguranti le ambizioni dell’URSS per quanto riguarda l’esplorazione dello spazio. A fianco un ‘interpretazione di un Vimana dall’India antica. Anche qui ci sono moduli/sezioni staccabili come nei più moderni shuttle?
(Questa è la sezione più importante del post)
Si riferisce a una raccolta di documenti storici dell’antica India che descrivono una serie di incredibili macchine volanti e di armi con uno standard tecnologico più avanzato rispetto a quello di oggi. La più antica menzione di queste macchine si trova nei testi sanscriti conosciuti come i Veda e risalgono al 1500 aC circa. Una traduzione moderna dice: “saltano velocemente nello spazio con una navicella utilizzando fuoco e acqua … la navicella contiene dodici stamghas (pilastri), una ruota, tre macchine, 300 perni, e 60 strumenti. “Nei testi Ramayana ci sono riferimenti a macchine volanti che sono state utilizzate per la convenienza della classe dominante.
Nei testi Mahabharata ci sono le descrizioni dei piani di battaglia e dei missili che usano il suono per trovare il loro obiettivo e fasci di luce che distruggono tutto ciò che toccano con la loro energia. Nei primi anni 50 un testo più moderno è stato reso disponibile. Chiamato il Sastra Vaimanika (scienza della aeronautica) è un’opera di Subbaraya Shastry il quale sosteneva che i suoi scritti erano basati sulle parole del grande saggio Bharadwaja dando così autenticità alle rivendicazioni scientifiche. L’immagine è un disegno basato sulle descrizioni scritte dell’oggetto. E’ interessante notare che ci sono indicazioni sul fatto che nel 1960 gli scienziati russi si sono profondamente interessati al fenomeno Vimana e, stranamente, è proprio in questo periodo che hanno fatto balzi in avanti significativi nelle loro conquiste tecnologiche. Eppure, tutto ciò è probabilmente solo una coincidenza. I Vimana non esistono solo in India, ci sono riferimenti da tutto il mondo come ad esempio il Saqqara Bird in Egitto, i modelli pre-colombiani di velivoli d’oro, il mito greco di Icaro, il Carro di Ezechiele, le piste di Nazca (linee), Le sculture ad Abydos , Le pitture rupestri di Tassili dall’Algeria ed i riferimenti agli aerei di legno del cinese Lu Ban che volavano a grande distanza. Naturalmente, questi riferimenti sono spesso respinti dagli storici moderni come fatti semplicemente impossibili. Si tratta solo di un desiderio generale di volare( nel mondo antico) oppure testimonianze del livello tecnologico a cui i nostri avi erano arrivati?
IL FUOCO GRECO
Biblioteca nazionale di Madrid dimostrazione dell’utilizzo del fuoco greco
Il fuoco è stato utilizzato in guerra fin dalle prime testimonianze e migliaia di anni dopo l’uomo dipende dalla stessa potenza portata all’estremo, sotto forma di esplosivi, cannoni, missili e lanciafiamme. Tuttavia, a volte un’arma viene sviluppata in anticipo sui tempi e le capacità militari delle altre forze e ciò cambia il corso della storia. Il Fuoco greco  divenne l’arma segreta dell’impero bizantino. In breve un composto chimico infiammabile viene spruzzato addosso alle navi e al personale. I suoi effetti sono stati devastanti, perché questo liquido non poteva essere spento con l’acqua.
In realtà, fu progettato in modo da bruciare sott’acqua e che non potesse essere spento normalmente. Avrebbe dovuto incendiarsi su tutti i materiali e bruciare la carne del corpo di un uomo in pochi secondi in un modo molto simile alle moderne armi al fosoforo. La formula è stata tenuta così segreta che nessuno sa quale sia, né gli scienziati sono stati in grado di ricrearlo utilizzando gli ingredienti disponibili al momento. La sua invenzione è stata attribuita all’ingegnere siriano e architetto Kallinikos attorno al 675-673 dC. L’uomo era fuggito da Baalbek (Heliopolis), in quello che oggi è il Libano. Un’altra teoria dice che un angelo ha fatto visita a Costantino, svelandoli la formula e fancendoli promette che il fuoco greco rimarrà per sempre un segreto cristiano. L’unica persona che ha cercato di svelare il segreto del fuoco sarebbe stato colpito da un fulmine dal cielo. Qualunque sia l’origine della scoperta e il successivo uso del fuoco greco, certamente ha salvato Costantinopoli dalla conquista musulmana e ha arginato la rapida invasione dell’Europa. E’ stato certamente scoperto in un momento critico, giusto per salvare l’impero Bizantino. Questa coincidenza merita un’indagine molto più profonda. Per quanto riguarda la ricetta si ritiene che contenesse una prima forma di petrolio raffinato, nafta, zolfo, nitro, salnitro e altri ingredienti che che potevano includere anche il fosforo. Le resine sono inoltre menzionate come possibile componenti, di recente è stata formulata l’idea che vi fosse anche della polvere di ferro. Fino a quando non ci saranno studi più approfonditi non verrano mai svelati questi arcani e la probabile tecnologia antica rimarra sempre un grosso interrogativo.

 

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