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ILGA: La lobby omosessuale finanziata con soldi dell’unione europea (i nostri) e con collegamenti alla pedofilia, sottoposta ad interrogazione parlamentare

I membri del Parlamento europeo (MEP) hanno cominciato a fare domande sul perché i contribuenti dell’Unione europea (UE) sono costretti a finanziare una gigantesca lobby omosessuale con antichi legami ad organizzazioni che promuovono la pedofilia. Gli attivisti gay e lesbiche hanno risposto alle preoccupazioni scatenando un’ondata di attacchi.

I ricercatori utilizzando i dati disponibili pubblicamente hanno scoperto che la International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (ILGA) riceve più di due terzi dei suoi finanziamenti direttamente dai contribuenti tramite la Commissione europea. Quando si è andato ad aggiungere anche il denaro previsto dal governo olandese la quota è salita al 70%. Il resto proviene dal miliardario George Soros, e da due altri importanti donatori.

“Sembra essere una organizzazione burattino nelle mani di un gruppo molto ristretto di donatori, di cui la Commissione è il più importante”, ha osservato l’avvocato per i diritti umani JC von Krempach, che ha puntato, lo scorso anno, la luce dei riflettori sulla questione in una serie di suoi articoli. “Si tratta davvero di una organizzazione non governativa?’ O è un’agenzia non ufficiale dell’Unione europea?”

Nonostante gli stretti legami con i governi, il gruppo lobbistico ha un passato molto controverso, a detta dei critici. Nel 1990, ad esempio, dopo forti pressioni internazionali e lo scoppiò di uno scandalo mondiale, l’ILGA fu costretta ad eliminare diversi gruppi dai suoi ranghi in quanto la loro principale “Mission” era la promozione della pedofilia. Tra i membri più controversi vi fu la famigerata North American Man / Boy Love Association (NAMBLA), un gruppo che cerca di normalizzare e legalizzare la pedofilia.

L’ILGA combatte una dura battaglia con le Nazioni Unite per ottenere il titolo di “organizzazione non governativa”. Naturalmente, venne respinta molte volte per i suoi legami a miriadi di sostenitori della pedofilia. Alla fine la pressione da parte dei governi europei costrinse le Nazioni Unite a concedere l’accreditamento.

Le domande sulla sua ammissibilità come ONG stanno riprendendo a fare notizia proprio in questi giorni, e alcuni analisti si aspettano che lo stato dell’organizzazione venga rivisto in un futuro non troppo lontano. Infatti, l’ILGA non riesce a soddisfare i criteri stabiliti dalle Nazioni Unite, una parte dei quali afferma che le ONG non possono ricevere gran parte dei finanziamenti dal governo.

“Si può parlare di ventriloquismo politico”, ha osservato von Krempach, parlando della ILGA e del fatto che promuova un'”agenda estremista” che include il mettere a tacere cristiani e musulmani, chiedendo a gran voce il riconoscimento del “matrimonio omosessuale” e il diritto di adottare bambini.

Al Parlamento europeo – un numero abbastanza folto di parlamentari ha posto interrogativi sul finanziamento. Dalla Polonia al Regno Unito, i deputati erano preoccupati che i contribuenti fossero costretti a finanziare una lobby quantomai discutibile.

“In realtà, l’UE non ha competenze per quanto riguarda il riconoscimento del matrimonio o del diritto alla famiglia,” ha fatto notare il deputato polacco Konrad Szymanski dei Conservatori e Riformisti europei (ECR) in una dichiarazione alla Commissione. “Su quale base giuridica la Commissione concede sovvenzioni ad associazioni le cui principali attività vanno al di fuori delle competenze dell’Unione europea?”

Nella sua richiesta scritta di risposte, presentata alla fine dell’anno scorso, Szymanski ha anche chiesto perché l’UE abbia anche finanziato gruppi che volevano cambiare le leggi interne degli Stati membri – “questo è riscontrabile in paesi come la Polonia, dove questo tipo di lobby cercò di modificare le leggi sul matrimonio e si dichiarò “indipendente” in tale ambito legislativo dal resto del paese. ”

Szymanski cercò anche di scoprire se la Commissione avrebbe riconosciuto che tutto ciò viola gli accordi sanciti nei trattati europei (finanziare il gruppo). La Commissione ha risposto all’inizio di questo mese, sostenendo che possedeva veramente l’autorità per finanziare le attività della lobby omosessuale perché ha il potere di “adottare misure per combattere la discriminazione fondata sulle tendenze sessuali.”

Più di recente, il deputato Godfrey Bloom del UK Independence Party (UKIP) ha chiesto alla Commissione europea di spiegarsi. Indicò direttamente le informazioni prese dal sito web ILGA-Europe mettendo in luce che oltre il 70 per cento del bilancio del gruppo lobbistico viene riscosso dai contribuenti.

Bloom ha chiesto ai commisari europei:”Data la percentuale del suo contributo al finanziamento della ILGA-Europe, la Commissione ritiene che la ILGA-Europe possa essere descritta come una ‘organizzazione non governativa’ o come parte della ‘società civile’?”

Bloom ha anche sollevato preoccupazioni circa la potenziale influenza dei donatori ricchi, come il miliardario George Soros sui gruppi che stanno sovvenzionando. “C’è il rischio che persone come George Soros possano ‘comprarsi” una o più organizzazioni non governative che dipendono economicamente dalle loro donazioni?” “Come valuta la Commissione l’impatto di questo particolare tipo di ‘filantropia’ sulla democrazia?”

Non appena si sono fatte sentire le prime preoccupazione la lobby e  i suoi alleati erano già sul piede di guerra. I deputati che facevano domande venivano CALUNNIATI con epiteti quali “INTOLLERANTE”, “OMOFOBICO”, mentre organizzazioni quali la C-Fam vennero derise definendole “ultra-conservatrici”, “medievali”, e altro ancora. Anche i parlamentari favorevoli al pagamento delle lobby da parte dei contribuenti si sono lanciati all’attacco.

“Il tentativo di Mr Bloom, atto a minare i finanziamenti europei non meriterebbe commenti. Dovrebbe concentrarsi sulla questione sostanziale, che è l’uguaglianza e la non discriminazione “, ha dichiarato il parlamentare Michael Cashman, co-presidente dell’European Parliament’s “Intergroup on LGBT Rights. Anche Ulrike Lunacek, co-presidente dell’Intergroup, ha silurato Bloom affermando che quest’ultimo fosse “un modello per i bulli e i prepotenti in Europa”.

Nel frattempo, la cosiddetta “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” ha recentemente dichiarato che i governi degli Stati membri sono autorizzati a tiranneggiare e perseguitare chi esprime intolleranza verso la propaganda governativa pro-omosessualità. La libertà di parola, a quanto pare, non è da considerarsi un “diritto umano” se lo stato disapprova.

Il controverso caso vedeva coinvolti quattro giovani svedesi, giudicati colpevoli di “agitazione” contro un “gruppo” per aver distribuito dei volantini in una scuola secondaria – un crimine che può significare una pena di 2 anni in Svezia. I detenuti dissero che stavano semplicemente cercando di suscitare un dibattito sulla mancanza di obiettività sul tema nelle, scuole statali, ma i tribunali svedesi e la Corte europea respinsero tale difesa.

Gli opuscoli sulla “propaganda omosessuale”, mettevano in luce che in pochi decenni, l’omosessualità “e altre devianze sessuali” erano passati dall’essere rifiutati dalla società ad essere benevolmente accolti. “I vostri insegnanti sanno bene che l’omosessualità ha un effetto moralmente distruttivo sul nucleo della società ma cercano di mostrarvela come qualcosa di normale e giusto”, afferma uno dei volantini in questione, dicendo che i gruppi di pressione omosessuali stavano cercando di minimizzare il loro sostegno alla pedofilia e che gli studenti dovevano sfidare la “propaganda ufficiale”.

La Corte europea ha confermato le condanne penali. Nella sua sentenza, ha detto che il governo svedese si è impegnato con “ingerenza legittima e proporzionata”, contro la libertà di parola, per proteggere la “reputazione e i diritti degli altri”, LifeSiteNews.

Martin Christensen, della ILGA ha prontamente celebrato il verdetto, applaudendo il fatto che gli individui e le organizzazioni non si sarebbero più permesse di criticare l’omosessualità, invocando il diritto alla libertà di parola. Ha anche avvertito che la sentenza serve da monito agli europei che pensano di poter fare “dichiarazioni offensive” sull’omosessualità, senza timore di essere puniti.

“Questo è un giudizio veramente importante ed un punto di riferimento”, ha affermato Christensen in un comunicato stampa, sostenendo che gli omosessuali sono stati sottoposti ad “attacchi” e a “retoriche diffamatorie” per decenni. “Per troppo tempo chi faceva tali dichiarazioni sosteneva il diritto alla libertà di parola e di pensiero”.

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