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Da chi siamo realmente governati?

Questo è il tuo vero governo, un governo che trascende qualsiasi organo elettivo, che permea ogni partito politico, che sancisce ogni posizione ed aspetto del cittadino medio americano o europeo. In tempi in cui la “sinistra” americana supporta due guerre di matrice “Neo-Conservatrice”, facendone iniziare un’altra sulla base delle stesse bugie, promossa dagli stessi media che ci hanno venduto la bugia delle armi di distruzione di massa in Iraq, il mondo non si può permettere il lusso della scelta, certo, c’è sempre la dissonanza cognitiva, forse però, prima di arrivare a tanto, bisogna realizzare che c’è qualcosa che non va.

Ciò che non va, è un sistema completamente controllato da un oligarchia finanziario/aziendale con imperi finanziari, industriali e mediatici, capillarmente insediati in tutto il mondo. Se non ci rendiamo conto di essere impotenti e dipendenti da queste imprese che regolano ogni aspetto della nostra nazione politicamente e ogni aspetto della nostra vita personalmente, nulla potrà mai cambiare.

L’elenco che segue, per quanto ampio, non è completo. Tuttavia, dopo questi esempi, dovrebbe diventare evidente un modello in cui gli stessi nomi e le stesse società si ripetono. Dovrebbe essere ovvio per i lettori quanto pericolosamente invasive sono diventate queste aziende, nella nostra vita quotidiana. Infine, risulta chiaro come il piano sarebbe quello di eliminare dalle nostre vite, dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità, queste corporazioni, con ogni mezzo possibile.

GRUPPO DI CRISI INTERNAZIONALE

www.crisisgroup.org

Curriculum: Mentre l’International Crisis Group (ICG) afferma di essere “impegnato a prevenire e risolvere conflitti mortali”, la realtà è che sono impegnati a offrire soluzioni, predisposte con largo anticipo, a problemi che essi stessi hanno creato, al fine di perpetuare la propria agenda.

Nessun luogo lo può testimoniare meglio della Thailandia a cui si è aggiunto più recentemente l’Egitto.Il membro dell’ICG, Kenneth Adelman ha sostenuto da sempre il primo ministro della Thailandia, Thaksin Shinwatra, un ex consigliere del gruppo Carlyle, che si piazzò letteralmente davanti alla CFR a New York alla vigilia della sua cacciata dal potere nel 2006 durante un colpo di stato militare. Dal 2006, l’ingerenza di Thaksin in Thailandia è stata sostenuto da un collega della Carlyle, James Baker e dal suo studio legale Baker Botts, dal consigliere del Belfer Center, Robert Blackwill della Barbour Griffith & Rogers, e adesso da Robert Amsterdam della Amsterdam & Peroff, un membro di spicco della Chatham House.

Con la Thailandia ormai impantanata in un tumulto politico guidato da Thaksin Shinwatra e dalla sua “rivoluzione colorata” delle camice rosse, l’ICG è pronta a sfornare “soluzioni” immediate. Tali soluzioni generalmente comprendono, il legare le mani al governo tailandese, con argomenti che cercheranno di fermare l’abuso dei diritti umani di Thaksin, nella speranza di permettere alla rivoluzione finanziata dai globalisti di ritornare sotto controllo.

I disordini in Egitto, naturalmente, sono stati interamente provocati dal membro dell’ICG Mohamed ElBaradei e dal suo “April 6 Youth Movement”, finanziato, supportato e “reclutato” interamente dal Dipartimento di Stato americano coordinato poi da Wael Ghonim della Google. Mentre l’agitazione venne dipinta come spontanea, alimentata dalla precedente rivolta tunisina, ElBaradei e Ghonim, e il loro movimento giovanile erano in Egitto dal 2010 impegnati ad assemblare il loro “Fronte Nazionale per il Cambiamento” e porre le basi per la rivolta del 25 gennaio 2011.

George Soros, membro dell’ICG, andò poi a finanziare le ONG egiziane che erano al lavoro per riscrivere la costituzione egiziana dopo che il front-man ElBaradei ebbe successo nel rimuovere Hosni Mubarak. Questa costituzione finanziata da Soros e il servile governo che ne consegue rappresenta il modo in cui l’ICG intende “risolvere” la crisi che proprio ElBaradei ha contribuito a creare.

Membri del Consiglio di rilievo dell’ICG:

George Soros
Kenneth Adelman
Samuel Berger
Wesley Clark
Mohamed ElBaradei
Carla Hills

Consiglieri importanti dell’ICG:

Richard Armitage
Zbigniew Brzezinski
Stanley Fischer
Shimon Peres
Surin Pitsuwan
Fidel V. Ramos

Multinazionali e fondazioni che supportano l’ICG:

Carnegie Corporation di New York
Hunt Alternative Fund
Open Society Institute
Rockefeller Brothers Fund
Morgan Stanley
Gruppo Deutsche Bank
Soros Fund Management LLC
McKinsey & Company
Chevron
Shell

BROOKINGS INSTITUTE

www.brookings.edu

Curriculum: All’interno della libreria del Brookings Institute, troverete i progetti per quasi tutti i conflitti avvenuti in Occidente nel recente passato. La cosa strana è che, mentre il pubblico sembra pensare che queste crisi nascano all’improvviso, quelli che seguono gli studi aziendali e le pubblicazioni finanziate dalla Brookings può vedere queste crisi arrivare con anni di anticipo. I suddetti sono conflitti premeditati, pianificati meticolosamente per permettere a delle soluzioni altrettanto premeditate e pianificate di entrare in azione.

Le operazioni in corso contro l’Iran, assieme alle rivoluzioni colorare sostenute dagli Usa, i terroristi supportati e addestrati dagli Usa in Iran, e le sanzioni paralizzanti erano tutte descritte nei minimi dettagli in un rapporto del Brookings Institute, “Quale via migliore per la Persia?” La più recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 1973 sulla Libia assomiglia stranamente al rapporto di Kenneth Pollack del 9 marzo 2011  intitolato “Le reali opzioni militari in Libia.”

Consiglieri di spicco della Brookings:

Dominic Barton: McKinsey & Company, Inc.
Alan R. Batkin: Eton Park Capital Management
Richard C. Blum: Blum Capital Partners, LP
Abby Joseph Cohen: Goldman, Sachs & Co.
Suzanne Nora Johnson: Goldman Sachs Group, Inc.
Richard A. Kimball Jr.: Goldman, Sachs & Co.
Tracy R. Wolstencroft: Goldman, Sachs & Co.
Paolo Desmarais Jr.: Power Corporation of Canada
Kenneth M. Duberstein: Il Duberstein Group, Inc.
Benjamin R. Jacobs: JBG Companies
Nemir Kirdar: Investcorp
Klaus Kleinfeld: Alcoa, Inc.
Philip H. Knight: Nike, Inc.
David M. Rubenstein: co-fondatore di The Carlyle Group
Sheryl Sandberg K.: Facebook
Larry D. Thompson: PepsiCo, Inc.
Michael L. Tipsord: State Farm Insurance Companies
Andrew H. Tisch: Loews Corporation

Alcuni Esperti del Brookings
(Clicca sui nomi per visualizzare un elenco di scritti recenti.)

Kenneth Pollack
Daniel L. Byman
Martin Indyk
Suzanne Maloney
Michael E. O’Hanlon
Bruce Riedel
Shadi Hamid

Supporto corporativo:

Fondazioni e governi

Ford Foundation
Bill & Melinda Gates Foundation
La Fondazione Rockefeller
Governo degli Emirati Arabi Uniti
Carnegie Corporation di New York
Rockefeller Brothers Fund

Banche e finanza

Bank of America
Citi
Goldman Sachs
H & R Block
Kohlberg Kravis Roberts & Co.
Jacob Rothschild
Nathaniel Rothschild
Standard Chartered Bank
Temasek Holdings Limited
Visa Inc.

Produttori di petrolio

Exxon Mobil Corporation
Chevron
Shell Oil Company

Complesso Militare Industriale e Industria

Daimler
General Dynamics Corporation
Lockheed Martin Corporation
Northrop Grumman Corporation
Siemens Corporation
The Boeing Company
General Electric Company
Westinghouse Electric Corporation
Raytheon Co.
Hitachi, Ltd.
Toyota

Telecomunicazioni e tecnologia

AT & T
Google Corporation
Hewlett-Packard
Microsoft Corporation
Panasonic Corporation
Verizon Communications
Xerox Corporation
Skype

Media

McKinsey & Company, Inc.
News Corporation (Fox News)

Beni di consumo e farmaceutici

GlaxoSmithKline
Target
PepsiCo, Inc.
Coca-Cola Company

COUNCIL ON FOREIGN RELATIONS

www.cfr.org

Curriculum: Sarebbe più facile elencare i politici che non fanno parte di questo gruppo in quanto la maggior parte di essi, assieme ai loro consiglieri e tutti quelli che realmente contano sono membri del CFR. Molti dei libri, degli articoli delle riviste e dei giornali che leggiamo sono scritti da membri del CFR, similmente ai membri del Brookings Institute dettano, parola per parola, opinioni e punti di vista che promuovo la loro agenda del giorno.

Un buon esempio delle ali più attivi del CFR può essere illustrato al meglio prendendo in caso gli eventi dell’anno scorso e più precisamente la bufala della moschea costruita a “Ground Zero”, dove i membri del CFR sia quelli di destra che quelli di sinistra hanno finto un acceso dibattito sulla cosiddetta Cordoba House che si trova vicino ai 3 edifici abbattuti del World Trade Center. In realtà, la Cordoba House venne istituita dal compagno membro del CFR Feisal Abdul Rauf, che a sua volta venne finanziato dal braccio economico della CFR compresa la Carnegie Corporation di New York, presieduta dal capo della commissione del 9 / 11 Thomas Kean, e da varie fondazioni Rockefeller.

Supporto corporativo della CFR:

Banking & Finance

Bank of America Merrill Lynch
Goldman Sachs Group, Inc.
JPMorgan Chase & Co
American Express
Barclays Capital
Citi
Morgan Stanley
Blackstone Group L.P.
Deutsche Bank AG
New York Life International, Inc.
Prudential Financial
Standard & Poor’s
Rothschild North America, Inc.
Visa Inc.
Soros Fund Management
Standard Chartered Bank
Bank of New York Mellon Corporation
Veritas Capital LLC
Kohlberg Kravis Roberts & Co.
Moody’s Investors Service

Multinazionali del petrolio

Chevron Corporation
Exxon Mobil Corporation
BP p.l.c.
Shell Oil Company
Hess Corporation
ConocoPhillips Company
TOTAL S.A.
Marathon Oil Company
Aramco Services Company

Complessi militari e industriali

Lockheed Martin Corporation
Airbus Americas, Inc.
Boeing Company
DynCorp International
General Electric Company
Northrop Grumman
Raytheon Company
Hitachi, Ltd.
Caterpillar
BASF Corporation
Alcoa, Inc.

Pubbliche relazioni, lobbisti e studi legali

McKinsey & Company, Inc.
Omnicom Group Inc.
BGR Group

Editori e case editrici

Bloomberg
Economist Intelligence Unit
News Corporation (Fox News)
Thomson Reuters
Time Warner Inc.
McGraw-Hill Companies

Beni di consumo

Walmart
Nike, Inc.
Coca-Cola Company
PepsiCo, Inc.
HP
Toyota Motor North America, Inc.
Volkswagen Group of America, Inc.
De Beers

Telecomunicazioni e tecnologia

AT & T
Google, Inc.
IBM Corporation
Microsoft Corporation
Sony Corporation of America
Xerox Corporation
Verizon Communications

L’industria farmaceutica

GlaxoSmithKline
Merck & Co., Inc.
Pfizer Inc.

 

CHATHAM HOUSE

www.chathamhouse.org.uk

Curriculum: La Chatham House inglese, come il CFR e l’Istituto Brookings in America, è composta da membri importanti ed è coinvolta in attività di gestione, pianificazione, coordinazionione e realizzazione dell’agenda collettiva dei membri che la compongono.

I singoli membri che popolano le file dei consiglieri anziani sono costituite dai fondatori, dagli amministratori delegati e dai presidenti di appartenenza delle imprese che compongono la Camera di Chatham. Gli esperti della Chatham vengono generalmente pescati dal mondo accademico e le loro “recenti pubblicazioni” vengono generalmente utilizzate internamente al circolo. Che gli esperti della Chatham House stiano presentando delle domande a delle riviste mediche è particolarmente allarmante considerando che GlaxoSmithKline e Merck sono entrambi membri della Chatham House.

Membri notevoli della ChatHam House:

Amsterdam & Peroff
BBC
Bloomberg
Coca-Cola Gran Bretagna
Economista
GlaxoSmithKline
Goldman Sachs International
HSBC Holdings plc
Lockheed Martin UK
Merck & Co Inc
Mitsubishi Corporation
Morgan Stanley
Royal Bank of Scotland
Saudi Petroleum Overseas Ltd
Standard Bank London Limited
Standard Chartered Bank
Tesco
Thomson Reuter
United States of America Embassy
Vodafone Group

Normali membri della ChatHam:

Amnesty International
BASF
Boeing UK
CBS News
Daily Mail and General Trust plc
De Beers Group Services UK Ltd
G3 Good Governance Group
Google
Guardian
Hess Ltd
Lloyd’s di Londra
McGraw-Hill Companies
Prudential plc
Telegraph Media Group
Times Newspapers Ltd
World Bank Group

Supporto corporativo:

British Petroleum
Chevron Ltd
Deutsche Bank
Exxon Mobil Corporation
Royal Shell olandese
Statoil
Toshiba Corporation
Total Holdings UK Ltd
Unilever plc

CONCLUSIONE

Queste organizzazioni rappresentano gli interessi collettivi delle più grandi aziende al mondo. Non solo possiedono uno schieramento di politici e ricercatori che articolano la loro agenda e promuovono il loro consenso nella popolazione, ma utilizzano anche la loro massiccia influenza per andare ad influire sui media,  nell’industria, nella finanza e produrre un consenso internazionale.

Credere che questa oligarchia finanziaria/corporativa metta in disparte i propri interessi per supportare e promuovere gli interessi e i capricci del popolini sarebbe alquanto naive. Hanno più volte assicurato che non è importante, in qualsiasi paese ci si trova, da quale parte in guerra, il petrolio, la ricchezza e il potere continueranno a fluire perennemente nelle loro mani. Niente, rivendica meglio questa situazione, che il presidente degli Stati Uniti, che nonostante le belle parole fa gli stessi interessi che faceva Bush, oltre che alle stesse guerre.

Allo stesso modo, non importa quanto sia sanguinosa la tua rivoluzione, se l’equazione delle aziende rimane invariata, verrano fatti solamente i cambiamenti più superficiali, come è accaduto in Egitto con il tirapiedi dell’International Crisis Group Mohamed ElBaradei.

La rivoluzione vera e propria inizierà quando capiremo questa equazione,si deve cercare di rimuovere la nostra dipendenza dalle aziende sopra citate. L’oligarchia globale corporativa/finanziaria ha bisogno di noi, noi però non abbiamo bisogno di loro, l’indipendenza da loro è la chiave per la nostra libertà.

Per ulteriori informazioni in materia di economia alternativa, informati da solo:

The Lost Key to Real Revolution
Boycott the Globalists
Alternative Economics
Self-Sufficiency

Fonte

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Rivoluzione egiziana: Quello che non vi dicono

 

Non c’è mai stata una “rivoluzione egiziana”, piuttosto un colpo di stato militare manovrato da dietro le quinte da una giunta di generali fantoccio della CIA, che evidentemente non hanno avuto successo nello spodestare Hosni Mubarak, se non grazie all’aiuto di pesanti ultimatum provenienti da Washington nella notte tra Giovedi, 10 febbraio e Venerdì 11 Febbraio 2011. Emergono crescenti evidenze che la minaccia in questione riguardasse il sequestro o il blocco del Canale di Suez, la via commerciale egiziana che trasporta oltre l’8% di tutto il commercio marittimo mondiale, via che fù nelle mire degli imperialisti già nel 1956, da cui sarebbero riusciti ad escludere fino ad oggi la Cina, l’Iran e la Russia. Per quanto riguarda Mubarak, ci sono forti indicazioni che sia stato rovesciato da Washington e da Londra, perché si oppose all’attuale piano USA-UK atto ad organizzare un blocco di stati sunniti arabi come l’Egitto, l’Arabia Saudita, la Giordania e gli stati del Golfo – sotto la protezione nucleare degli Stati Uniti e spalla a spalla con Israele – ai fini di provocare confronti e guerre con l’Iran, la Siria, gli Hezbollah e i loro alleati sciiti e radicali.

Ciò significa che, con la caduta di Mubarak, il Medio Oriente ha fatto un grande passo in avanti sulla strada verso il conflitto totale. Per quanto riguarda la giunta, ha sciolto il parlamento, ha fatto a brandelli la Costituzione, e ha annunciato sei mesi di legge marziale.

Nei giorni successi alla caduta di Mubarak, il coro dei media controllati dagli inglesi e dagli americani scandì ossessivamente che questo “cambio” di regime nel mondo arabo era stato portato avanti unicamente dal popolo egiziano. In realtà, l’agitazione relativamente limitata del popolo era il fattore meno importante nell’operazione di rovesciamento di Mubarak. In quanto non vi era nessuna organizzazione di massa che avesse le capacità e il potere di prenderne il controllo, non vi era nessun programma di ricostruzione economica, di sviluppo e di riforme che sarebbe stato l’input per unire gli sforzi tra i vari settori della popolazione, l’Egitto è stato lasciato alla mercé delle rivoluzioni colorate standard della CIA / National Endowment for Democracy, presa del potere popolare o colpo di stato postmoderno che fosse. Secondo questa ricetta, la destabilizzazione è iniziata con il reclutamento dei giovani privilegiati della medio alta borghesia – quelli con l’accesso a Internet, a Google, a Facebook e a Twitter – a Tahrir Square, dove, nonostante il loro numero abbastanza ridotto in una città grande come il Cairo, hanno fornito un ottimo soggetto per la rete tv Al Jazeera, che serve spudoratamente come megafono demagogico dei servizi segreti britannici, gli ex detentori del potere in Egitto.

Il ruolo incendiario svolto da Al Jazeera si riflette anche nello strana politica del rischio calcolato attualmente in corso a Doha, nel Qatar, dove ha sede questa rete. Come Gamal Mubarak presumibilmente disse al senatore statunitense Joseph Lieberman nel febbraio del 2009, secondo un rapporto del Dipartimento di Stato trafugato da Wikileaks: “Purtroppo, il Qatar sta recitando il ruolo del “guastafeste” per ottenere un posto al tavolo….” Sono coordinati strettamente con la Siria e l’Iran, riferisce Gamal, “in un attacco orchestrato in Egitto e in altri paesi arabi moderati”. Lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani e il resto della famiglia reale Al Thani del Qatar potrebbero presto trovarsi spodestati dalla loro stessa trappola per la destabilizzazione della regione.

Successe allora che la ricca gioventù del Cairo riuscì ad organizzare una qualche sorta di presenza televisiva, permettendo agli agitatori e ai provocatori di Al Jazeera di sostenere che questi giovani pieni di speranze, anarchici e nichilisti rappresentassero l’incarnazione della volontà popolare di Jean-Jacques Rousseau e quindi che sarebbero stati i giudici in ultima istanza per tutte le decisioni politiche che riguarderanno il futuro dell’Egitto. A volte c’erano solo poche centinaia di giovani appassionati in piazza, ma per Al Jazeera rappresentavano l’oracolo supremo di ciò che l’Egitto voleva. L’Egitto ha più di 80 milioni di persone, nell’area metropolitana del Cairo abitano quasi 20 milioni, ma le forze anti-Mubarak stentano a superare le 50 000 unità – anche nei giorni scoppiettanti quando promisero la One Milion Man March o addirittura la Two Million Man March. Rispetto a Kiev, una città più piccola, durante novembre 2004, quello del Cairo è stato un tentativo velleitario.

Il branco in piazza era semplicemente un fatto costruito per la televisione, ed i suoi partecipanti – per quanto fosse stata diversa la loro intenzione soggettiva – sono stati ridotti a oggetti di scena, scenografie, comparse, o a riprese di rito. Odiavano Mubarak. Essi volevano spodestare il suo regime. Hanno rifiutato la gerarchia. Volevano trasparenza. Con un livello così patetico e primitivo di coscienza politica, la folla in piazza non avrebbe mai potuto sperare di determinare gli eventi della “rivoluzione”, è stata purtroppo costretta a diventare lo strumento di una forza organizzata che in realtà sapeva ciò che voleva – cioè la CIA.

La folla non era organizzata, ma c’erano le organizzazioni all’interno della folla. Una era chiamata il 6 April Movement, che si rivelò essere una clone o un’imitazione del veicolo originale delle rivoluzioni colorate, l’ Otpor! serbo del 1999-2000 che fù utilizzato dal National Endowment for Democracy per rovesciare Milosevic. A quanto pare anche la CIA sente la crisi riciclando il saluto del gruppo serbo direttamente per la rivoluzione egiziana. Altri aspetti della folla riflettono gli aspetti “riutilizzati” dalle precedenti rivoluzioni colorate – lo slogan tanto decantato “Game Over” era in realtà un residuo di un tentativo di destabilizzare il Tibet al servizio del Dalai Lama.

Quando la ricca gioventù ebbe la necessità di un rinforzo numerico, chiamarono la massoneria britannica che in questo caso veniva rappresentata dalla Fratellanza musulmana. L’Ikhwan fornì i giovani di grandi battaglioni, ma portò anche tensioni nelle pubbliche relazioni. Per neutralizzarle, venne messa in piedi una campagna di propaganda da un numero di affiliati della CIA, tra cui Bruce Riedel, per rassicurare il pubblico americano che non c’era nulla di cui preoccuparsi.

Va sottolineato che la destabilizzazione egiziana divennne violenta molto presto.Venerdì, 28 gennaio, i manifestanti bruciarono la sede del partito di Mubarak nel centro del Cairo. Non è noto se ci siano stati incidenti mortali in questa occasione. Altri manifestanti hanno sistematicamente bruciato stazioni di polizia. Diversi poliziotti sono stati linciati dalla folla. C’è stato anche un attacco armato nella sede del ministero dell’Interno, che è stato respinto dopo uno scontro a fuoco con la polizia in tenuta antisommossa. Questa violenza dagli splendenti eroi della democrazia non è stata riportata, nè tanto meno condannata, da Ban-ki Moon, dall’Unione europea, o dagli altri “guardiani della moralità” mondiale.

Gli anglo-americani evidentemente ritengono che l’attuale combinazione tra crisi economica mondiale o, se si vuole utilizzare un altro termire, depressione (completata da una aumento dei prezzi del cibo e del carburante, nonché dall’elevata disoccupazione), più la presenza di un sentimento di ribellione nei giovani di tutto il mondo arabo offra l’opportunità di rovesciare i governi come birilli, un po’ sul modello di quello che gli inglesi fecero durante la Santa Alleanza in Europa nel 1848, o di ciò che gli anglo-americani hanno fatto ai sovietici in Europa orientale nel 1989. Questa volta l’obiettivo è quello di rovesciare i trincerati governanti autoritari del mondo arabo, tra i quali Ben Ali della Tunisia, che è stato al potere per circa 23 anni, l’egiziano Mubarak (31 anni), seguito poi da Gheddafi (41 anni ), da Bouteflika dell’Algeria (12 anni), dalla dinastia Assad in Siria (circa 40 anni), da Saleh dello Yemen (21 anni), assieme alla Giordania, all’Arabia Saudita, al Marocco, e ad altre nazioni.

PERCHE’ LA CIA VUOLE SOVVERTIRE GLI ATTUALI REGNANTI ARABI?


L’obiettivo di queste operazioni è quello di rimuovere i governanti/fantoccio che sono stati al potere tanto a lungo da aver acquisito un notevole grado di autonomia nei confronti dei dettami imperiali provenienti da Washington e Londra, sono inoltre stati abituati ad agire come governanti nazionali, piuttosto che come i docili burattini che la CIA e il Dipartimento di Stato hanno sempre ricercato. Il giudizio di Washington è che questi governanti al potere da molte decadi non dipendano abbastanza dalla NATO, dal Fondo monetario internazionale, e così via. Washington e Londra hanno bisogno di burattini kamikaze, che saranno disposti a prendere decisioni di parte (Americana e Inglese) quando verrà il momento del confronto con l’Iran, la Cina e la Russia.

Una ipotesi statunitense per il futuro dell’Egitto è semplicemente una continuazione del regime esistente, in gran parte basato sull’esercito, sulla burocrazia statale, e sulle forze di sicurezza guidato da militari vestiti con abiti civili. Ma in questo caso i governanti sarebbero i Suliemans, i Tantawis, o gli Annans, o forse i Baradeis o i Moussas, tutti molto più deboli di Mubarak. Un’altra possibilità è un periodo di caos – come quello che sta succedendo proprio adesso in Tunisia – seguito da una presa del potere da parte della Fratellanza musulmana, che porti alla creazione di un califfato sunnita de facto sunnita al Cairo che gli Stati Uniti potrebbero utilizzare per sfidare (e consolidare) il califfato sciita de facto di Teheran. Entrambe le alternative potrebbero quindi essere utilizzate per sostenere la strategia di fondo di Usa e di Regno Unito per il Medio Oriente, che è quella di montare un blocco di paesi arabi e sunniti (in particolare Egitto, Arabia Saudita, Stati del Golfo, e Giordania) che, verrà utilizzato come fronte, con il supporto di Israele, contro il fronte Iraniano sciita, formata dalla Siria, dagli Hezbollah, da Hamas, e dalle varie forze radicali. Un’altra possibilità è che l’Egitto e gli altri paesi mediorientali semplicemente vengano lasciati sprofondare nel caos, lasciando agli imperialisti la possibilità di fare piazza pulita dei beni interessanti della zona , come i giacimenti di petrolio algerini o libici, o in Egitto il Canale di Suez.

Come una pre fabbricata, sintetica, rivoluzione colorata, l’esperimento in Egitto ha messo in mostra delle debolezze tecniche dal punto di vista del branding e del marketing, che sono fondamentali per un’operazione del genere. La rivoluzione non aveva un colore o un simbolismo accattivamente, come ad esempio l’arancione dell’Ucraina, le rose della Georgia, o i cedri del Libano. Non aveva uno slogan egemonico, come il georgiano “Enough!”, Il serbo “He’s finished!”, lo slogan dei robottini di Obama “Yes we can!”, O l’ucraino “It’s time!”. Non hanno un leader carismatico, un demagogo telegenico come nel caso del georgiano Saakashvili. Il regime di Mubarak li privò di Facebook e Twitter il 27 gennaio, dopo di che che Al Jazeera divenne il loro principale mezzo di comunicazione, fino a quando anche questo non venne spento.

Mubarak aveva i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza. Il suo regime evidentemente sapeva che la tempesta era alle porte e prese l’elementare precauzione di spegnere rapidamente Internet. D’altro canto, il regime si dimostrò incapace di tenere fuori i corrispondenti televisivi stranieri che erano qualcosa più che agitatori. Essendo il più grande importatore mondiale di grano, proveniente per la maggior parte dagli Stati Uniti o dagli aiuti alimentari derivanti dai finanziamenti americani in base al trattato di Camp David, l’Egitto è esposto alla pericolosa vulnerabilità della dipendenza da cibo.

Le due debolezze più salienti di Mubarak, si possono notare confrontando la sua risposta alla vittoriosa resistenza del leader iraniano Ahmadinejad alla rivoluzione innestata dalla CIA tramite Twitter a Teheran nel giugno del 2009. Quando il NED ha scatenato le sue proteste, Ahmadinejad si è affrettato a mobilitare i Basij – contro le disperate casalinghe a nord di Theran e contro la gioventù borghese della CIA. Anche Mubarak possedeva un equivalente ai Basij nella forma dei cosiddetti Baltagies, ma non vennero utilizzati se non quando le sommosse erano cominciate da una settimana battendo la ritirata non appena i carri armati dell’esercito hanno iniziato a bombardarli. L’altra cosa che mancava a Mubarak era un importante sostegno internazionale. Quando gli angloamericani fecero la loro mossa contro Ahmadinejad, fù in grado di volare al vertice della Shanghai Cooperation Organization, dove incontrò Putin e altri, mettendo in mostra la falsità della linea di propaganda anglo-americana che lo aveva totalmente isolato. Mubarak, anche se ha ottenuto un certo sostegno da parte della Russia, da Berlusconi, e dall’OLP, non è stato in grado di sfruttare opzioni simili.

I manifestanti egiziani, certamente, hanno avuto buone motivazioni per lamentarsi – senza di esse non è possibile ribaltare un governo. I prezzi del cibo e i prezzi del carburante erano in rapido aumento, il sistema egiziano per i sussidi ai lavoratori a basso reddito era stato tagliato senza pietà negli ultimi anni sotto la pressione del FMI, anche se effettivamente rimaneva moderatamente elevato. I salari egiziani sono rimasti troppo bassi. La disoccupazione aveva raggiunto livelli molto alti, soprattutto tra i giovani con istruzione universitaria. Molti di questi problemi sono ovviamente di responsabilità di Wall Street, dei banchieri zombie di Londra e delle iene dei fondi azionari, ben al di là delle competenze del regime di Mubarak. Infine, un grosso peso ce lo ha avuto la repressione autoritaria ai sensi delle leggi di emergenza che Mubarak attuò nel 1981, sulla scia dell ‘assassinio del suo predecessore Anwar Sadat da parte di Regno Unito e Stati Uniti – con l’aiuto delle reti all’interno dei Fratelli Musulmani, uno dei quali guidato da Zawahiri, successivamente diventato il leggendario uomo destro di Osama bin Laden.

GIOVEDI’ 10 FEBBRAIO: MUBARAK SFIDA IL GOLPE DELLA CIA

Per molti giorni, il regime di Obama ha utilizzato tutti i suoi canali, anche i legami personali intessuti con gli ufficiali egiziani che avevano ricevuto la loro formazione negli Stati Uniti, per far abdicare Mubarak e arrivare così al cambiamento di regime. Il mattino di Giovedi 10 febbraio un ufficiale dell’esercito di alto rango ha visitato la folla in piazza Tahrir e ha promesso loro che prima di sera, tutti i loro desideri sarebbero stati soddisfatti. Un programma vasto, come avrebbe detto il Generale de Gaulle. E’ trapelato che il Consiglio Militare Supremo, che si riunisce molto raramente, si è ritrovato, in assenza di Mubarak e ha deliberato che per il dittatore il tempo era scaduto. Il dispaccio della Associated Press annunciò questi eventi, che furono largamente riportati dal giornale radio della CBS, che definì il fatto come un “golpe morbido.”: La Cnn utilizzò il gioviale “E ‘un colpo di stato!”. In un gesto di stupidità incredibile, il direttore della CIA Leon Panetta disse in una audizione della House Intelligence Committee che vi era una “alta probabilità” che Mubarak sarebbe caduto prima della fine della giornata. Panetta ha detto così al mondo che il vero autore del golpe non fù il popolo egiziano, in una sua qualsiasi forma, ma piuttosto le interferenze di Langley. L’irresponsabile, fatuo, e incompetente Obama, desideroso di raccogliere qualche buon parere dai liberali di sinistra, che avrebbe potuto usare in un secondo momento per coprire i bilanci disastrosi americani, babetta ofuscato: “Stiamo osservando un cambiamento storico”. Nel pomeriggio di Giovedi a Washington, ci si aspettava che Mubarak tenesse un discorso televisivo di un paio d’ore dove annunciasse le sue dimissioni ma non fù così.

IL CONTRO GOLPE DI VENERDI’ 11 FEBBRAIO


L’autore dell’articolo ha commentato questi eventi in tempo reale, in un’intervista trasmessa nel programma radiofonico di Alex Jones. Appuntò il fatto che non fosse certo che Mubarak avrebbe lasciato il potere. Si stava prospettando uno scenario in cui vi era una crescente evidenza che erano in corso delle operazioni di “contro golpe” contro gli Stati Uniti. Dopo qualche ora dalla messa in onda della trasmissione, venne trasmessa dalla televisione di stato egiziana una dichiarazione registrata da Mubarak. Mentre la trasmissione televisiva andava in onda, le speranze di Langley, e del vecchio Executive Office Building vicino alla Casa Bianca (dove venne riportato che Samantha Power, facente parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale svolse più volte un ruolo chiave nelle operazioni) vennero deluse, quando divenne chiaro dal tono di Mubarak, e poi dalla sua specificità, che avrebbe insistito nel rimanere in carica fino a quando il suo successore sarebbe stato regolarmente eletto alla fine di settembre o di ottobre.

OBAMA MASTICA LA POLVERE


Nel tardo pomeriggio di quello stesso Giovedi, non c’era felicità a fangolandia. Washington aveva buone ragioni per temere un crollo parziale dell’imperialismo degli Stati Uniti, il quale si sarebbe verificato se il modello attuale della rivoluzione colorata fosse diventato impraticabile a causa della crescente debolezza degli Stati Uniti. Già, la rivoluzione georgiana delle rose fù completamente offuscata dal suo leader, Saakashvili, che si è rivelato essere un guerrafondaio, un oppressore e un pazzo fascista. La rivoluzione arancione in Ucraina del 2004 fù completamente interrotta e poi ripresa con la cacciata dei suoi due cleptocrati più in vista, Timoshenko e Yushenko, il che significa tra le altre cose  che gli Stati Uniti non furono in grado di orchestrare una crisi del gas in Europa orientale, nell’inverno del 2010-11. La Rivoluzione dei Cedri in Libano nel 2005 era riuscita a cacciare le truppe siriane, ma non era stata in grado di spezzare il potere organizzato degli Hezbollah, l’ultimo governo libanese infatti è pesantemente sotto l’influenza degli Hezbollah più di tutti quelli precedenti. La Coup Twitter del giugno 2009 in Iran fù un fallimento. L’uso del potere morbido, la sovversione, e la destabilizzazione nella tradizione Carter-Brzezinski, furono sempre pilastri centrale della politica estera di Obama in contrasto all’accento belligerante dell’era Bush-Cheney. Data la crescente potenza militare di Iran e degli Hezbollah, di cui la sconfitta israeliana in Libano nell’estate del 2006 ne aveva fornito un assaggio, l’imperialismo anglo-americano rischiò di restare senza sia la sua opzione militare che senza la sua opzione sovversiva nel mezzo della depressione. Se ciò accadesse, cosa succederebbe? Probabilmente ci sarebbe un barlume di speranza che il Medio Oriente smettesse di giocare a fare la guerra con Usa e Israele, tornando al suo stato precedente e cioè risultando una potenza che ha contatti con la Cina, la Turchia , e forse anche con l’Europa, permettendo ai paesi della regione di affermare la loro indipendenza nazionale e il diritto ad un pieno sviluppo economico.

GAMAL MUBARAK E IL CONTRO GOLPE DI GIOVEDI’


Che cosa era realmente successo? Secondo i rapporti pubblicati, Mubarak registrò infatti un messaggio televisivo in cui rassegnò le sue dimissioni. Fù questo il nastro che gli americani e gli anglosassoni visionarono, e che fù alla base di gran parte delle loro speculazioni. Dopo che il nastro fù realizzato però, il figlio maggiore del desposta, Gamal Mubarak intervenne con suo padre, ristabilendo Mubarak nella sua posizione di potere.

Ecco un resoconto egiziano dell’intera vicenda: “Una accesa discussione scoppiò tra Alaa e Gamal Mubarak, i due figli dell’ex presidente egiziano, all’interno del palazzo presidenziale lo scorso Giovedi durante la registrazione dell’ultimo discorso del padre alla nazione, riporta il giornale egiziano di proprietà del governo al-Akhbar. Si pensò che Hosni Mubarak, annunciasse le sue dimissioni in un discorso inviato lui dai militari Giovedi, ma suo figlio Gamal e gli alti funzionari del suo entourage lo spinsero a proporre un discorso diverso in cui si sottolineava come sarebbe stato al potere almeno fino a settembre. Secondo il giornale, Gamal perse la pazienza dopo aver sentito la registrazione del discorso che il padre avrebbe dovuto consegnare quella notte e in cui stava per dichiarare le sue dimissioni. Secondo il rapporto, i funzionari americani erano a conoscenza di tale registrazione, ma non sapevano che Gamal aveva spinto il padre a disfarsene e a registrare un discorso diverso, consegnato quella stessa notte. Precedentemente quel giorno il presidente americano Barack Obama disse al pubblico del Michigan che “lì si sta facendo la storia” un segno che Mubarak si stava per dimettere. Ore dopo, il presidente Obama sentì qualcosa di sconcertante: Mubarak non aveva intenzione di abdicare. Obama a quanto pare non sapeva che il discorso di dimissioni di Mubarak fù scartato dal figlio di Mubarak stesso negli ultimi minuti prima delle riprese televisive.

Poi però, Venerdì, la situazione si invertì bruscamente. Secondo i rapporti, Mubarak venne invitato al Cairo in elicottero con destinazione la località di Sharm-el-Sheikh, all’estremità meridionale della penisola del Sinai. Dopo poco la televisione di stato egiziana annunciò che un importante messaggio riguardo la presidenza era imminente. Dunque il vice presidente Suleiman si presentò in televisione dichiarando le dimissioni di Mubarak e che lo stesso aveva trasferito il potere al Consiglio militare supremo – qualcosa che la Costituzione egiziana non gli permetterebbe di fare. Cosa è successo?

LA STORIA DI COPERTURA AMERICANA SULLA “DIPARTITA” DI MUBARAK


Le ragioni per l’improvvisa partenza di Mubarak costituiscono ormai un tema altamente esplosivo in sé. L’intelligence Usa si è affrettato a presentare un resoconto che ha ritratto il rovesciamento di Mubarak come un colpo di stato, opera degli ufficiali dell’esercito egiziano. Questo approccio è necessario per mascherare la natura imperialista del colpo di stato, e di mantenere viva l’illusione patetica che gli egiziani abbiano fatto “tutto da soli.”

Un riassunto dettagliato di queste favole è apparso come un articolo del Washington Post di Joby Warrick il 12 febbraio. Qui l’autore ripete almeno due volte che i pezzi grossi di Washington sono stati lasciati fuori per quanto riguarda gli eventi del Cairo, e non potevano che “apprendere” i progressi fatti dagli ufficiali dell’esercito egiziano. Si legge nell’articolo: “Mercoledì sul tardi, la CIA e i funzionari del Pentagono appresero del piano militare egiziano per spodestare il presidente egiziano Hosni Mubarak e privarlo quindi dei suoi poteri primari al fine di placare i disordini che avevano sconvolto il paese per più di due settimane… Le comunicazioni fra gli alti funzionari degli Stati Uniti e l’Egitto sono diventate sempre più sporadiche dall’inizio di questa settimana poichè i deputati di Mubarak lamentavano pubblicamente l’ingerenza statunitense negli affari del Cairo. Poi però l’intelligence statunitense e i funzionari militari di alto livello appresero i dettagli del piano da parte dei capi militari egiziani  – era una via di mezzo tra una dimissione negoziata e un colpo di stato soft – che aveva come scopo quello di diminuire o addirittura eliminare del tutto i poteri di Mubarak. Viene anche affermato che Mubarak deluse i suoi sostenitori soprattutto con il tono del suo intervento, che ha portato alla conclusione che fosse una situazione incorreggibile e che dovesse dimettersi: “Alla fine, dicono gli alti funzionari, gli sforzi di Mubarak gli hanno solo assicurato una partenza precipitosa e ignominiosa. Poche ore dopo il discorso, gli ufficiali dell’esercito egiziano di fronte al presidente screditato se ne uscirono con un ultimatum: O ti dimetti volontariamente, o ti faremo abbandonare il posto con la forza “.

Ma questa è pura finzione, dato che era chiaro al mondo intero che l’intelligence, a partire da Panetta capo della Cia, sono stati i principali promotori del colpo di stato egiziano. Il problema fù che gli ufficiali fantoccio degli Stati Uniti, anche operando dietro la cortina fumogena fornita dalla ricca gioventù borghese in piazza, semplicemente non hanno avuto la forza politica per cacciare Mubarak. Come ha sottolineato l’esperto italiano sul Medio Oriente, Franco Macchi la mattina del 13 febbraio: “In realtà, non credo che il generale Mohammed Hussein Tantawi e il suo Consiglio supremo avrebbero potuto costringere Mubarak a lasciare il suo posto. Ci hanno provato, come previsto da Washington, e per un pò non ci sono riusciti. Anche all’ultimo minuto l’idea di Mubarak era chiara: Non mi interessa, Resterò. Questo avrebbe provocato una divisione nell’esercito con i burattini della CIA che rischiavano l’isolamento e le rimostranze dell’altra parte dei militari. Non è chiaro anche a me quanto Tantawi sia in accordi con gli Stati Uniti (quanto possa contarci) e quanto lo stesso stia cercando di mediare per un compromesso. Tuttavia, l’elemento chiave è il tipo di decisioni e scelte di campo che si svilupperanno all’interno dell’esercito. Queste infatti è probabile che non rimangano lineari a lungo …. “In altre parole, i nuovi colonnelli nasseriano-nazionalisti potrebbero ben presto stancarsi di screditati burattini USA come Tantawi e mandarli a casa, con conseguenze incalcolabili per gli Stati Uniti.

IL TALLONE D’ACHILLE DELLA COPERTURA STATUNITENSE: IL COMUNICATO NUMERO 2 DEL CONSIGLIO MILITARE SUPREMO

L’ostacolo davvero insormontabile per la tesi di Joby Warrick, cioè quella di un colpo di stato timbrato Made in Egitto è il fatto, che Warrick non menziona mai, che una riunione del Consiglio militare supremo si è svolta nella mattinata di Venerdì da cui uscì l’approvazione del piano di Mubarak per una graduale transizione fino a settembre o ottobre sotto la supervisione del presidente in carica – tutto ciò è contenuto nel comunicato numero 2. I fatti principali sono stati segnalati da Press Trust of India in un dispaccio in cui si legge: “I militari egiziani si propongono oggi a difesa di un presidente sotto assedio chiedendo ai manifestanti di tornare a casa, assicurando loro elezioni libere ed eque in settembre e l’eliminazione della tanto odiata legge sull’emergenza, in una uscita che ha provocato delusione diffusa tra le persone che si sono impegnate a fare il loro lavoro durante la campagna anti Mubarak e volevano vederne la fine. Come il potente esercito si è inaspettatamente schierato dalla parte di Hosni Mubarak, decine di migliaia di persone arrabbiate si sono riunite di nuovo per le strade e hanno promesso di portare la protesta alle “soglie delle istituzioni politiche.” Il dispaccio continua: “Da quando Mubarak ha deluso le speranze di milioni di  suoi connazionali e le aspettative a livello mondiale, rifiutando di dimettersi, i militari del Consiglio del Comando Supremo si sono riuniti due volte in meno di 24 ore prima di annunciare di aver sostenuto la mossa di Mubarak e aver trasferito parte dei suoi poteri al vicepresidente Omar Suleiman. Le televisioni di Stato egiziane hanno interrotto i loro programmi per leggere il ‘comunicato numero 2’ del Consiglio nel quale si promise di revocare le leggi d’emergenza tanto criticate nel paese, senza però specificare una data esatta e dove si garantisce “elezioni libere ed eque a settembre” , come indicato da Mubarak. Purtroppo, in quello che sembrava essere un avvertimento per i manifestanti, che per 18 giorni hanno chiesto a Mubarak di dimettersi dopo tre decenni al potere, l’esercito ha anche chiesto loro di andare a casa e tornare al lavoro.”

Queste decisioni del Consiglio militare supremo sono state annunciate in televisione circa un’ora prima l’indicazione che Mubarak stesse per fare una dichiarazione importante. La teoria del colpo di stato degli Stati Uniti dovrà quindi spiegare perché, se i generali egiziani si sono messi contro Mubarak nella notte tra Giovedi e Venerdì, essi si sono riuniti ancora, nella mattinata di Venerdì, per proclamare e rendere noto a livello nazionale il loro continuo supporto al presidente in carica. Tutte le indicazioni portano a concludere che i generali egiziani, tra cui anche le marionette della CIA, sono rimasti sorpresi come il resto del mondo, quando Mubarak annunciò le sue dimissioni. I militari avevano dimostrato di essere incapaci di imporre con la forza questa decisione. Ci deve quindi essere stata qualche forza esterna che agì direttamente su Mubarak e lo indusse a rassegnare le proprie dimissioni di sua “spontanea” volontà. Data l’attuale natura degli affari mondiali, la forza esterna in questione non poteva che essere gli Stati Uniti, forse con qualche aiuto da parte degli inglesi.

LA VERITA’: LE MINACCE USA A MUBARAK


Domanda, “Come avrebbe fatto il regime di Obama a schiacciare Mubarak?” è già possibile rispondere. Data la rabbia di Obama per la polvere mangiata, l’intero settore della Cia più altri organi competenti avrebbero potuto scatenare la loro furia contro il presidente egiziano e la sua famiglia, compresa sua moglie Suzanne, i suoi figli Alaa e Gamal, sua nipote, e altri parenti all’interno dell’Egitto o all’estero. Possiamo solo pensare agli infiniti modi in cui gli Usa si sarebbero potuti vendicare: torture, rapimenti, consegne di pacchi, procedimenti penali, la confisca dei beni, e così via. “Al Qaeda” avrebbere potuto licenziare la famiglia Mubarak, ecc ecc.
Sono state forse altre le minacce che avrebbero potuto far breccia in un capo di stato così orgoglioso, autocrate nazionalista e patriarca come Mubarak. La più ovvia di queste, per la quale abbiamo anche qualche prova, è la minaccia di avere gli Stati Uniti in lotta per il Canale di Suez, una delle più grandi ricchezze nazionali egiziane.

PROVE DELLE MINACCE USA PER IL CONTROLLO DEL CANALE DI SUEZ

In termini di mentalità imperialista, non molto è cambiato dal 1956, quando il primo ministro britannico Anthony Eden si infastidiva alla sola vista del colonnello Amal Abd-el Nasser, il galante leader egiziano che con successo aveva nazionalizzato il canale di Suez sfidando gli inglesi e i francesi. Quando gli imperialisti guardarono oltre il bordo settentrionale dell’Africa, videro ricchezze come il petrolio algerino e libico, ma soprattutto il Canale di Suez, uno dei classici punti di strozzatura navale del mondo, attraverso il quale, al momento, passa l’8% del commercio marittimo mondiale. Gli angloamericani sono profondamente consapevoli delle possibilità infinite che una tale posizione avrebbe nei confronti di paesi come l’Iran, la Cina e la Russia, posizione la quale potrebbe essere riguadagnata dagli attuali imperialisti. Se venisse trovato qualche pretesto per impedire  l’accesso alle navi cinesi dal Canale di Suez, il commercio della Cina con l’intera Europa sarebbe gravemente perturbato. Tuttavia, al fine di rendere l’espropio del canale di Suez una operazione politicamente accettabile, è necessario che l’Egitto scenda nel caos. Questa infatti potrebbe essere una delle motivazioni degli eventi attualmente in corso. Se avviene un crollo negli stati nazionali, allora l’impero americano/inglese sarà libero di intervenire e cogliere ciò che vuole da questi paesi.

In ogni caso, la destabilizzazione egiziana iniziata nei primi mesi del 2011 è già stata inequivocabilmente accompagnata da una serie di atti minacciosi nei confronti del Canale di Suez. Non appena Mubarak ha lasciato l’incarico di capo di stato il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman ha iniziato a parlare della minaccia intollerabile per il suo paese rappresentata dal presunto, imminente, passaggio di due navi militari iraniane attraverso il canale di Suez. In un rapporto si legge: ‘Il ministro degli esteri israeliano ha affermato che l’Iran, Mercoledì, procederà con l’invio di due navi da guerra attraverso il Canale di Suez per la prima volta dopo anni, definendolo una “provocazione”, senza però portare alcuna prova. Le autorità egiziane che gestiscono il canale hanno negato. Il Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman disse che la navi avrebbero attraversato il canale sul tardi, Mercoledì, in rotta verso la Siria. Non è riuscito a produrre alcuna prova di ciò e non ha voluto dire da chi ha ricevuto queste informazioni. “Questa è una provocazione che dimostra che l’audacia e l’insolenza iraniana sono in aumento”, disse in un comunicato. L’ente egiziano che gestisce il canale di Suez ha negato la veridicità di questa informazione. La retorica di Lieberman non conobbe limiti: ‘”Questa è una provocazione che dimostra che la fiducia in sé e l’insolenza degli iraniani stanno crescendo di giorno in giorno” disse. “Questo accade dopo la visita del presidente iraniano nel sud del Libano e le sue dichiarazioni aggressive verso Israele.” ‘

Washington era più che disposta a prendere la questione molto seriamente: il portavoce del Dipartimento di Stato americano PJ Crowley dichiarò: “Staremo a guardare per vedere che cosa [le presunti navi da guerra iraniane] faranno». Crowley ha confermato che stava parlando delle stesse navi che avevano sconvolto il ministro degli esteri Israeliano.

5 FEBBRAIO: METANODOTTO GIORDANO/ISRAEL/EGIZIANO BOMBARDATO, ACCUSATA AL QAEDA

Le questioni sul Canale di Suez e sulla sua sicurezza furono sollevate già più volte nelle settimane precedenti, durante tutto il tempo della crisi egiziana. Questo problema emerse durante la prima settimana di febbraio, quando una misteriosa bomba colpì il gasdotto che attraversa la penisola del Sinai e che trasporta gas naturale dall’Egitto in Israele e in Giordania. Del bombardamento furono presto accusati i terroristi , in particolare Hamas e un ramo di Al Qaeda. Il sito Debkafile, che riflette presumibilmente il punto di vista della comunità dell’intelligence israeliana (mossad), si è espresso in questo modo: “Gli aggiornamenti dell’Intelligence Israeliana rivelano che Hamas intende attuare il suo attacco al metanodotto egiziano, Sabato 5 febbraio, al quale seguiranno attacchi di più vasta scala contro Israele, usando il Sinai come piattaforma di lancio. Dal momento che la rivolta è iniziata in Egitto due settimane fa, più di 1.000 uomini armati di Hamas si sono infiltrati nel Sinai del Nord dalla Striscia di Gaza e hanno preso il controllo della regione. Vennero seguiti anche da cellule di Al-Qaeda che vennero riassegnati dall’Iraq alla Striscia di Gaza. Hamas ha istituito un centro di comando nel nord del Sinai per coordinare le sue operazioni con i Fratelli Musulmani al Cairo …. Le fonti militari del sito Debkafile dicono che Hamas e Mumtaz Durmush, capo del Jaish al-Islam (Esercito dell’Islam), legato ad Al Qaeda, aveva raggiunto un accordo per Hamas facendo trasferire gli islamici del Sinai e fornendo loro le armi e gli esplosivi per attaccare le pattuglie israeliane lungo il confine egiziano e le forze di sicurezza egiziane lì piazzate.

Un altro sito ha commentato l’importanza strategica di questo gasdotto: “Sabato 5 febbraio, un’esplosione ha tagliato fuori una linea di distribuzione di gas naturale nella regione del Sinai. Il gasdotto trasporta gas a Israele e alla Giordania. Originariamente, i funzionari di governo stabilirono che l’esplosione era attribuibile ad un incidente, tuttavia, le nuove fonti dell’intelligence segnalano che l’incidente potrebbe essere stato pianificato come un attacco terroristico. Le guardie in servizio per proteggere il gasdotto sono convinti di essere stati catturati da quattro uomini armati e mascherati che hanno fatto esplodere intenzionalmente il gasdotto a distanza tagliando le forniture di gas ai paesi vicini. Israele dipende dal gas naturale egiziano per più del cinquanta percento del fabbisogno di energia elettrica, la Giordania in risposta ha, per il momento, convertito le sue centrali elettriche per funzionare con gasolio e riserve di petrolio. I funzionari egiziani affermano che la linea del gas verrà riparata e sarà operativa entro una settimana. Le implicazioni della sicurezza nei disordini egiziani sono gravi, soprattutto alla luce di questo attacco terroristico.

Possiamo già immaginare i titoli: “Obama ordina ai Marines di controllare il canale di Suez per fermare il dominio di al Qaeda su una delle più vitali vie marittime del mondo”. Una grande strategia per le prossime elezioni primarie, potrebbe immaginare Obama.

LA TASK FORCE KEARSARGE NEL CANALE DI SUEZ E IL GRANDE LAGO AMARO


Una possibilità concreta per gli Stati Uniti di inizare un qualche tipo di operazione sul Canale di Suez venne rappresentato dalla task force americana Kearsarge, la quale venne ufficialmente rappresentata come aiuto all’evacuazione dei cittadini statunitensi nel caso in cui la situazione politica in Egitto si fosse ulteriormente deteriorata. Secondo un resoconto: “La USS Kearsarge Expeditionary Strike Group ha accelerato la sua marcia verso il canale di Suez, sta attendendo ora nuove istruzioni nel Grande Lago Amaro nel Canale di Suez vicino a Ismailia, questo ben spiega la funzione specifica di questa unità che è quella di trasportare attrezzature e marines che saranno poi destinati allo sbarco sulla spiaggia e alle operazioni di distribuzione del territorio…. La missione principale della Kearsarge USS è il dislocamento, lo sbarco e il supporto di una forza di Marine in tutto il mondo. La suite di armamenti della Kearsarge include il sistema di difesa missilisto, Sea Sparrow della NATO, il Rolling Airframe Missile (RAM) del sistema di difesa, la “falange” un sistema di armamenti per il combattimento a breve distanza, mitragliatori da 25mm e  il sistema di protezione contro i missili anti nave,  contro i mezzi aerei e quelli di superficie. La USS Kearsarge trasporta anche carroarmati, camion, artiglieria e il completo appoggio logistico necessario per condurre un assalto. La domanda è: Quali sono le intenzioni del governo degli Stati Uniti e dei militari, dato che migliaia di Marines sono attualmente in mare aperto e potrebbero in ogni istante essere lanciata all’attacco? E’ una campagna militare bellicosa? Oppure se non lo è potrebbe servire come rifugio per certe persone che dovranno essere evacuate dal paese? “Durante la fase di crisi, la USS Kearsarge, è stata vicina nell’essere un vettore d’attacco per gli Stati Uniti.

L’11 febbraio, altri rapporti suggerirono che, in collaborazione con le mosse degli Stati Uniti, gli israeliani cercarono di ristabilire le loro posizioni nel cosiddetto assedio del corridoio di Filadelfia nel Sinai tra la Striscia di Gaza e l’Egitto: “Le fonti dei media egiziani hanno confermato attraverso dei rapporti delle agenzie dell’intelligence israeliana che gli Stati Uniti spostarono alcune delle loro forze navali della Quinta Flotta più vicino al Canale di Suez. Si temette che la situazione in Egitto avrebbe potuto andare fuori controllo e minacciare la navigazione nel Canale. Il giornale egiziano Al Masri Al Yawm riportò che il personale della forza navale ammontava a 850 marines. Presero una posizione strategica nei pressi di Ismailia, con facile accesso al cuore dello stato egiziano e alla penisola del Sinai. Il giornale cita fonti israeliane per quanto riguarda il posizionamento delle truppe americane, operazione avvenuta dopo la dichiarazione del vice presidente Omer Suleiman che l’Egitto doveva affrontare una scelta tra un colpo di Stato o il dialogo. Al Masri Al Yawm riferisce anche di un recente rapporto pubblicato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, in cui gli ufficiali delle Forze di difesa Israeliane facevano pressioni per la rioccupazione del corridoio di Philadelphia che si trova tra l’Egitto e la Striscia di Gaza, nel caso che il regime di Mubarak fosse crollato completamente. Per il critico italiano Bernardino Ferrero, la conclusione fù chiara:” Mubarak lascerà, ma gli Stati Uniti resteranno nel canale di Suez “.

UNO SCENARIO DI CHAOS E CONFUSIONE, COME NEL 1956

Quando gli inglesi e i francesi si ripresero il canale di Suez nel 1956, uno dei loro principali argomenti di propaganda fù che i primitivi egiziani erano troppo arretrati per gestire una questione tanto complessa come l’autorità sul Canale di Suez. Pertanto, i colonialisti europei stavano riaffermando il loro controllo nel pubblico interesse del mondo. Questa di certo fù una sciocchezza, ma tali argomenti sembra che stiano per venire riproposti nell’attuale scenario.

Un pretesto che i neo-imperialisti potrebbero utilizzare è quello dello sciopero dei lavoratori del canale di Suez, che venne puntualmente riportato da Bloomberg news l’8 febbraio. I pedaggi non venivano raccolti, e la manutenzione costante necessaria al funzionamento del canale a quanto pare non sembra esserci. I lavoratori della Suez Canal Co. iniziarono quel giorno un sit-in, come riportato nella versione online dal quotidiano Al-Ahram, senza segnalare la fonte di tale notizia. I 6.000 lavoratori provengono da Suez, Port Said e Ismailia, riferisce sempre Al-Ahram …. Il canale ha la capacità di gestire 2,2 milioni di barili di petrolio al giorno, mentre quello dell’adiacente gasdotto è di 2,3 milioni di barili, secondo Goldman Sachs Group Inc.
Pochi giorni dopo, cominciarono le rivolte, con la polizia che andò a scontrarsi contro i manifestanti: ” I manifestanti egiziani nella cittadina a nord del Sinai di El-Arish hanno avuto un conflitto a fuoco con la polizia e vennero scagliate bottiglie di molotov contro una stazione di polizia, a quanto riferiscono i testimoni. Circa 1.000 manifestanti sono usciti da un gruppo più grande e si sono diretti verso una stazione di polizia, facendo esplodere bombe e incendiando macchine dei poliziotti. ” Dobbiamo anche ricordare che in Egitto, il 2011 iniziò con l’attentato omicida in una chiesa cristiana copta.

ISRAELE SOSTIENE CHE IL FRONTE DEL SINAI E’ SCOPERTO


Contemporaneamente a questi eventi, Debkafile ha riassunto i rapporti della stampa israeliana secondo la quale tre decenni di pace nella penisola del Sinai secondo gli accordi di Camp David avevano cullato il comando israeliano elevandolo ad un falso senso di sicurezza, portandoli a trascurare ciò che Debka chiama il fronte del Sinai: “Trentadue anni di pace con l’Egitto hanno lasciato Israele militarmente impreparata per l’ignoto e inaspettato nel loro lungo confine meridionale di 270 chilometri: l’attuale generazione di combattenti israeliani e comandanti non ha alcuna esperienza di combattimento nel deserto, la “corazza” israeliana è fatta su misura per funzionare contro i suoi fronti più ostili: Iran, Libano, Hezbollah e la Siria, ma l’intelligence ha poche informazioni a riguardo dell’esercito egiziano e dei suoi comandanti e, soprattutto, nessun indizio sulle intenzioni dei nuovi governanti ‘per quanto riguarda le future relazioni tra Cairo e Israele e la sicurezza sul loro confine nel Sinai. Le Forze di Difesa israeliane sono addestrate ed equipaggiate per affrontare l’Iran e la lotta sul terreno montuoso del Libano e della Siria. Dopo aver firmato la pace con l’Egitto nel 1979, Israele ha demolito le brigate da combattimento addestrate per la guerra nel deserto, la cui ultima battaglia fu combattuta nella guerra del 1973, da cui ha interroto le ostilità militari e il controllo dell’intelligence militare egiziana. L’alto comando israeliano conosce di conseguenza poco o nulla sugli eventuali comandanti sul campo, che potrebbero guidare le truppe egiziane se venissero distribuiti nel deserto del Sinai. ” molto qui è frutto della fantasia, ma lo scopo dell’articolo è abbastanza evidente.

Franco Macchi riassumere le situazioni fin qui elencante come segue: “In primo luogo, il sabotaggio dell’oleodotto (proprio all’inizio della ‘rivoluzione’ in piazza Tahrir), in secondo luogo, la scenata esagerata di Israele sul fatto che una fonte vitale di energia fosse stata messa in pericolo, creando un problema di sicurezza nazionale, in terzo luogo, gli attacchi di tipo militare nelle caserme dei soldiati egiziani e i soldati nel Sinai, in quarto luogo, la rivolta definita ‘incontrollabile’ delle tribù beduine del Sinai. Il quinto, lo sciopero dei lavoratori del canale di Suez da cui Macchi trae una conclusione : “Il pericolo di uno scenario di Chaos e di perdita di controllo da parte del governo egiziano’ sarebbe un plausibile prestesto per un intervento militare, una spada di Damocle che pesa sopra la testa dell’Egitto dall’inizio della crisi.”

Sulla base delle prove circostanziali, possiamo avanzare l’ipotesi che uno degli elementi che indussero Mubarak a dimettersi da presidente d’Egitto fù la minaccia da parte degli Stati Uniti di togliere agli egiziani il controllo del Canale di Suez, in tutto o in parte.

PERCHE’ GLI USA HANNO SCARICATO MUBARAK?

Dobbiamo ora esaminare nel dettaglio le ragioni specifiche per cui gli Stati Uniti hanno scelto di scaricare Mubarak e perché proprio adesso. Il modello generale che emerge da questa indagine è quella di un Mubarak sempre più apertamente ostile alla direzione generale della politica statunitense, soprattutto sulla questione centrale dello stabilire se l’Egitto, lo stato chiave tra quelli arabi sunniti, avesse dovuto partecipare all’alleanza pianificata dal Dipartimento di Stato contro l’Iran e i suoi alleati. Nessuno sapeva meglio di Mubarak che la divisione degli arabi negli ultimi tre decenni, aveva portato ad un fronte di radicali, da un lato, e un blocco di arabi moderati, dall’altro, che ha ridotto questi Stati alla condizione di pedine sacrificabili. Ci sono segnali che indicano che stava facendo qualcosa per risolvere la questione.

LIBANO: MUBARAK SI OPPONE FERMAMENTE AL COMPLOTTO DI OBAMA E DELLA CLINTON NEI CONFRONTI DEGLI HEZBOLLAH


L’ultima conversazione conosciuta tra Obama e Mubarak prima della crisi esplosa in Egitto sembra aver avuto luogo il 19 gennaio. Secondo le letture, Obama ha chiamato Mubarak per ringraziarlo per il sostegno egiziano nella politica degli Stati Uniti verso il Libano. Meno di una settimana prima che iniziasse la rivolta, troviamo questo dispaccio di una agenzia di stampa: ‘Il presidente Barack Obama ha parlato con il Presidente egiziano Hosni Mubarak, Martedì, circa il desiderio degli Stati Uniti di tenere le acque calme in Tunisia e lo ha ringraziato per il sostegno dell’Egitto al tribunale dell’Onu istituito per giudicare gli assassini dello statista libanese Rafik al-Hariri …. Obama ha ringraziato Mubarak per il sostegno egiziano del tribunale “, che sta tentando di porre fine all’era dell’impunità degli assassini politici in Libano e ottenere giustizia per il popolo libanese”.

Ciò che rende la tattica di Obama così incredibile è che Mubarak fù uno degli avversari principali di tutta la corte dell’ONU che accusava il regime degli Hezbollah, chiaramente perché l’intera faccenda non era altro che una ricetta per riavviare la guerra civile libanese, e quindi molto probabilmente una guerra nazionale. Mubarak non volle prendere parte alla politica di Obama e quest’ultimo deve averlo capito. Questa incongrua telefonata assume quindi il carattere di una qualche forma di avvertimento obliquo al presidente egiziano per fermare il sabotaggio di una delle principali mosse per la destabilizzazione dell’intera regione.

MUBARAK: L’IRAN UNA PARTE DELLA SOLUZIONE

L’idea preferita su questo tema di Mubarak è che l’intero Libano abbia un futuro indipendente che non abbia quindi il peso incombente di complotti da parte delle Nazioni Unite. Ecco come Mubarak ha espresso il suo dissenso lo scorso ottobre: ‘Il presidente egiziano Hosni Mubarak disse che un verdetto contro un alto funzionario degli Hezbollah potrebbe pregiudicare la sicurezza interna del Libano e ha aggiunto “Il destino del consenso e della convivenza libanese non deve dipendere da questo atto d’accusa indipendentemente dal suo contenuto “. Mubarak ha anche avvertito che la pace in Medio Oriente “non può permettersi un nuovo fallimento.” ” Inoltre, non può permettersi l’escalation di violenza e diterrorismo che andrebbe a crearsi nella regione se crollassero i negoziati “, ha detto. Mubarak pensa che ogni progresso sulla pista israelo-palestinese possa aprire la strada a simili progressi e ad accordi su entrambi i binari, libanese e siriano. “L’Iran”potrebbe diventare parte della soluzione per la crisi in Medio Oriente, piuttosto che essere una delle cause. “‘

Iran una parte della soluzione in Medio Oriente! L’Iran avrebbe dovuto essere totalmente isolato, ed è il principale obiettivo degli Stati Uniti! Un discorso che suona come eretico, l’esatto opposto del sermone così stridente predicato da Hillary Clinton durante tutto il 2010.

MUBARAK RIFIUTA LO SCUDO ATOMICO PROPOSTO DAGLI USA, GLI STATI UNITI CRITICANO L’ALLEANZA TRA ISRAELE E SUNNITI ARABI CONTRO L’IRAN

Come già osservato, la principale mossa diplomatica del primo anno dell’amministrazione Obama è stata la creazione di un blocco arabo-sunnita incentrato sull’Egitto, insieme con Israele, sotto la protezione dell’ombrello nucleare degli Stati Uniti, ai fini del confronto regionale e di una possibile guerra contro l’Iran, la Siria, gli Hezbollah, e dei loro alleati. Uno dei sottoprodotti di tale regime sarebbe stata un’alleanza militare forzata tra Egitto, Arabia Saudita e Israele  contro i musulmani dell’Iran. La prima guerra del Golfo aveva mostrato l’avversione che hanno i leader arabi a partecipare spalla a spalla agli Israeliani durante le imprese militari, che dovevano tra l’altro stare fuori dal Kuwait. Tuttavia, l’alleanza con Israele fù esattamente quello che Obama e Hillary Clinton esigevano. L’Arabia Saudita, che non aveva relazioni diplomatiche con Israele, sarebbe stata molto probabilmente costretta ad aprirle. Per quanto riguarda l’Egitto, anche se il trattato di pace di Camp David con Israele è in vigore da tre decenni, vi sono ancora molti aspetti delle relazioni bilaterali tra Egitto e Israele, che sono ben lungi dall’essere normalizzati. Mubarak non aveva alcuna intenzione di consentire che tale normalizzazione fosse automatica, e, naturalmente, non volle che l’Egitto diventasse carne da cannone nel tentativo degli Stati Uniti di dividersi e spartirsi l’Iran.

Il piano dell'”ombrello nucleare” avrebbe anche richiesto la creazione di basi militari USA in Egitto, Mubarak si è  sempre opposto. Ci sono circa 500 militari statunitensi in Egitto, ma questi sono stanziati nel deserto del Sinai come parte della Forza multinazionale, insieme a truppe di altri 10 paesi nel quadro della sorveglianza del confine Israele-Egitto sotto i termini del trattato di pace di Camp David del 26 marzo 1979. Mubarak non ha mai voluto le basi USA in Egitto. Ha inoltre sistematicamente respinto tutte le richieste da parte degli Stati Uniti per fornire forze militari egiziane per la guerra in Afghanistan.

Ecco come venne formulata la proposta per l'”ombrello nucleare” nell’estate del 2009: ‘Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton è apparso Mercoledì per delineare come gli Stati Uniti potrebbero far fronte a un Iran nucleare – armando i suoi vicini e con l’estensione di una “difesa ad ombrello” nella regione.

Mubarak si oppose con veemenza a questa strategia, come possiamo vedere dal tono del rapporto pubblicato tramite uno dei documenti semi-ufficiali al Cairo, e reso disponibile attraverso l’israeliana Ynet: ‘Il quotidiano Al-Gumhoria dice il presidente egiziano contesta fortemente la porposta americana per Israele, cioè di creare per gli Stati arabi un ombrello nucleare contro gli attacchi dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno offerto ad Israele, Egitto e ai Paesi del Golfo Persico di far parte di un ombrello nucleare contro un attacco iraniano, come riferito dal giornale egiziano Gumhoria. In accordo con l’idea americana, gli israeliani e gli americani sarebbero stati impiegati in quei paesi arabi, in preparazione ad una risposta di qualsiasi pericolo l’Iran potesse rappresentare. Tutti sanno, l’editore ha scritto, che tali basi sarebbero state utilizzate per dichiarare guerra all’Iran se il dialogo diplomatico americano con Teheran americano fosse destinato a fallire ‘.

Secondo il riassunto Ynet ‘, “L’ombrello di difesa americano di cui Israele farà parte mira a consentire a quest’ultima di approfittarsene dei paesi del Golfo’ di fiducia, essere protetta e sfruttare la ricchezza economica dei paesi produttori di petrolio. Questa normalizzazione è indiretta e una tangente nascosta a Israele. “Secondo l’editore,” L’unico a rivelare questo piano satanico è stato il presidente Hosni Mubarak, che fù molto fermo nella sua risposta. Egli ha sottolineato che l’Egitto non supporta la normalizzazione con Israele libera, indipendentemente dalle sue ragioni. “Secondo l’editoriale, il Cairo è contro all’alleanza per la difesa, anche se Israele non facesse parte di essa. Alcuni giorni fa, il redattore del giornale ha scritto, più di 200 membri repubblicani e democratici del Congresso inviarono una lettera al re saudita Abdullah, esprimendo il loro disappunto per la sua incapacità di accettare la chiamata del presidente Obama a fare passi in avanti verso la normalizzazione di Israele.

Fonte

Italeaks

I DIPLOMATICI A MOSCA SI LAMENTANO DEL RAPPORTO BERLUSCONI – PUTIN

Questo Cable è controverso. In effetti sembra essere stato diramato dall’ambasciata americana a Mosca, però il The Guardian lo da come originario dall’Italia. Purtroppo vista la complessità nel trattare queste informazioni è difficile sapere se il The Guardian abbia fatto un errore, ma è probabile che sia così. Il cable racconta di una fonte (che è stata censurata) che, a pranzo con il diplomatico americano a Mosca, esprime frustrazione per il rapporto fin troppo stretto fra Berlusconi e Putin. Questo rapporto, secondo la fonte, terrebbe talvolta gli stessi diplomatici all’oscuro sulle scelte prese dai Primi Ministri. Il cable è datato 5 Febbraio 2010, è classificato come confidenziale ed è stato redatto probabilmente da John Beyrle, diplomatico americano a Mosca.

Di cosa si parla in questo cable:

  • Una fonte di Beyrle si definisce “frustrata” per la “linea diretta” fra Berlusconi e Putin, che terrebbe anche gli stessi diplomatici all’oscuro sulle scelte prese.
  • I diplomatici non sarebbero a conoscenza dei retroscena, per quel che concerne le scelte prese nei rapporti Italia-Russia, l’unica informazione che avrebbero è “che Berlusconi e Putin approvano” le scelte in questione.
  • La burocrazia risentirebbe di questo comportamento in linea di massima, anche se a volte questa linea si rivela sbrigativa e positiva.
  • Un esempio citato è quello di Gazprom che avrebbe scelto di vendere in Italia mediante Eni (20% delle forniture Eni proverrebbero da Gazprom) a prezzo di mercato (e non sottoprezzo come inizialmente Gazprom aveva deciso di fare) solo dopo un colloquio privato fra Berlusconi e Putin
  • Il rappresentante di Eni a Mosca si rifiuterebbe di dialogare con ambasciate straniere, ma solo da due anni a questa parte
  • Secondo la fonte ‘censurata’ nel documenti il responsabile Eni a Mosca avrebbe ricevuto ordini di rispondere solo a Roma e di non parlare con “ambasciatori stranieri”
  • Enel avrebbe investito circa 6 miliardi di dollari in USA. Leggi l’originale

INCONTRO CON BERLUSCONI IN CONVALESCENZA

Questo documento è il sunto di un incontro per un pranzo privato fra Berlusconi e l’ambasciatore David H. Thorne. L’incontro è un pranzo fra il Presidente del Consiglio e l’ambasciatore italiano, all’incontro è presente anche Gianni Letta, che ha accompagnato l’ambasciatore nella residenza milanese di Berlusconi. Berlusconi è ancora in convalescenza in seguito all’aggressione subita a Milano da parte di Massimo Tartaglia. Il cable è datato 1 Gennaio 2010, l’incontro è avvenuto il 30 Dicembre 2010. L’autore del cable è David H. Thorne, Ambasciatore USA a Roma.

In questo cable si parla di:

  • Berlusconi è ancora ferito e fasciato per l’attacco subito in Dicembre, ma appare comunque ottimista e desideroso di mostrare i suoi progetti per “spingere” l’elite italiana, nonché di condividere pensieri su personaggi politici europei ed italiani
  • I progetti di Berlusconi prevedono la realizzazione di una scuola privata per “l’italian elite”.
  • Berlusconi è “depresso” per via dell’attentato di Tartaglia: lui è un imprenditore, vuole che tutti lo amino (parole di Gianni Letta)
  • Berlusconi ha “sfacciatamente dichiarato”, durante il pranzo, che l’Italia ha messo gli USA al primo posto nelle politiche internazionali e che l’Italia è pronta ad aiutare l’america in qualunque modo possibile
  • Secondo Berlusconi l’influenza ed il potere di Sarkozy sono molto scemati nell’ultimo anno e non ha più il potere che il leader francese aveva un anno prima
  • Berlusconi elogia il rapporto fra Putin e Medvedev e, neanche a dirlo, i saluti dopo pranzo vengono interrotti da una telefonata di Putin
  • Berlusconi esprime “sgomento” per le politiche repressive iraniane ed offre all’ambasciatore USA piena collaborazione sul trattamento delle dinamiche di Teheran, mettendo a disposizione anche i servizi italiani.
  • “Senza mezzi termini” Berlusconi descrive all’ambasciatore americano i magistrati italiani come “un grande problema” dicendosi pronto a stringere un alleanza con il centrosinistra pur di attuare la riforma della giustizia
  • Berlusconi e Letta mostrano un grande rispetto per i leader dell’opposizione, ed elogiano Pierluigi Bersani come un “duro avversario, dotato di una intelligenza superiore”
  • Letta, lontano da Berlusconi, si complimenta anche per l’operato di Massimo D’Alema che avrebbe fatto delle scelte positive molto difficili nei Balcani. L’efficienza di D’Alema è la ragione per cui Berlusconi avrebbe spinto pesantemente al fine di averlo come Ministro degli Esteri UE, nonostante le loro differenze.
  • Letta non esprime giudizio su Antonio Di Pietro, non avendo idea di quali saranno le scelte politiche di questo negli anni a venire
  • Berlusconi e Letta esprimono entrambi “preoccupazione” per l’evolversi della crisi economica nel 2010. I due valutano che l’Italia abbia reagito bene nell’anno decorso, ma sono preoccupati rispetto alla creazione di posti di lavoro nel 2010.
  • Berlusconi annuncia che guiderà l’ambasciatore personalmente in una visita a Roma, nello specifico gli mostrerà il suo progetto di un’Accademia per “l’elite italiana”. Il palazzo “Villa Gernetto”, completamente ristrutturato, ospiterà una scuola speciale per 100 giovani meritevoli e sarà interamente finanziata dalla fortuna personale di Silvio Berlusconi. L’apertura è prevista per Marzo 2010. Berlusconi in merito annuncia che sceglierà personalmente gli studenti. Leggi l’originale

PREPARAZIONE DELL’INCONTRO OBAMA – BERLUSCONI 15/06/2009

Questo documento è una relazione su Berlusconi ed il suo operato in vista dell’incontro fra il Premier italiano ed il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L’autore del cable è Elizabeth L. Diddle, incaricato affari esteri all’ambasciata USA a Roma. Il cable è datato 9 Giugno 2009 ed è classificato come confidenziale.

In questo cable si parla di:

  • Berlusconi viene raccontato dal punto di vista delle scelte politiche
  • Gli atteggiamenti di Berlusconi spesso frivoli e le sue numerose gaffe avrebbero fatto sì che molti (anche all’interno del Governo USA) siano convinti che lui sia un leader europeo inefficiente, vanitoso ed inetto.
  • Berlusconi verrebbe descritto come arrogante ma prezioso alleato nelle vicende internazionali
  • La gestione della crisi economica sarebbe stata “prudente” sotto il Governo Berlusconi
  • Il parere di Berlusconi sarebbe stato favorevole rispetto alla chiusura della prigione di Guantanamo
  • Il parere di Berlusconi sull’operato della NATO sarebbe “distorto” dai rapporti molto intimi e proficui a livello economico e personale che il Presidente del Consiglio intrattiene con la Russia e Vladimir Putin
  • La posizione di Berlusconi rispetto a Vladimir Putin cozzerebbe con la politica ONU di ridurre la dipendenza energetica europea rispetto alla Russia
  • Bisogna, secondo chi scrive il cable, chiarire con Berlusconi che la politica di gestione del nucleare dev’essere trasparente ed onesta, affinché gli americani possano entrare in concorrenza leale con la Russia nell’appalto del know-how necessario alla realizzazione delle centrali
  • Berlusconi negozierebbe con la Libia al fine di ottenere non solo una riduzione del flusso migratorio verso l’Italia, ma anche in funzione dell’ingresso dell’Eni nel mercato del petrolio libico
  • Berlusconi si è fortemente impegnato nel mantenimento delle truppe in Afghanistan ma è sceso dal quarto al sesto posto sulla scala dei contribuenti ISAF. L’Italia sarebbe stata “anemica” in questo frangente tagliando fortemente il budget delle missioni ma gli americani sono certi che con le dovute “pressioni” verso Berlusconi otterrebbero certamente una risposta positiva.
  • La politica italiana sulla presenza di basi americane in Italia è ben vista da chi scrive il cable, vengono elogiate disponibilità e persecuzione di una linea che permetta agli americani una buona presenza sul suolo italiano, con oltre 15.000 unità.
  • Berlusconi fa molte gaffe, ha atteggiamenti frivoli e discutibili, ma tagliare i legami con lui sarebbe sbagliato. E’ un alleato fedele, ammira l’america e intende consolidare i rapporti con essa sempre di più. Nonostante i suoi difetti è stato una pietra miliare nella politica italiana degli ultimi 15 anni e tutto fa pensare che questa presenza durerà ancora a lungo. Leggi l’originale

 

LE RELAZIONI ITALIA – RUSSIA VISTE DA ROMA

Questo documento, diversamente dai due diramati in precedenza, non è il verbale di una riunione. E’ invece una relazione sui rapporti bilaterali fra Russia e Italia, fra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. Il cable è datato 26 Gennaio 2009. L’autore del cable è l’allora ambasciatore americano a Roma, Ronald P. Spogli. Il cable è classificato come segreto.

Di cosa si parla in questo documento:

  • la scarsa influenza che Frattini avrebbe nei confronti di Berlusconi riguardo le politiche estere in Russia
  • l’ambasciatore della Georgia a Roma riporta al collega statunitense che secondo il loro Governo Putin avrebbe promesso a Berlusconi dei proventi nella costruzione di gasdotti
  • le percentuali di export italiano in Russia aumentano del 230%
  • Berlusconi e Putin si scambierebbero “costosi regali” secondo una fonte dell’ufficio della Presidenza del Consiglio
  • l’assistente particolare (definizione Wikipedia) di Berlusconi, Valentino Valentini, si recherebbe spesso in Russia e sarebbe il suo “uomo chiave” in territorio elvetico ma per l’ambasciata “non è chiaro” cosa andrebbe a fare
  • l’ambasciatore americano sarebbe “irritato” dalla presenza di Berlusconi nella costruzione di rapporti fra Russia e USA e riterrebbe di dovergli mandare “un segnale”.Leggi  l’originale

 

IL SEGRETARIO DELLA DIFESA AVVERTE FRATTINI: IMMINENTE GUERRA CON L’IRAN

Il Segretario alla Difesa Robert Gates (SecDef) si è incontrato con il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini nel corso di una visita ufficiale a Roma l’8 febbraio. Il Cable è datato 22 Gennaio 2010.

Di cosa si parla in questo cable:

  • Strategie in Afghanistan
  • Possibilità di guerra in Iran
  • Operazioni nel Corno d’Africa

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Fonte

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CableGate: I punti chiave

Afghanistan: Karzai e la corruzione

“Cables” da Karl Eikenberry, ambasciatore statunitense in Afghanistan, rivelano preoccupazione sia da parte degli Stati Uniti che da parte degli altri capi di stato stranieri circa l’idoneità nel governare del presidente Hamid Karzai.

In un “cable” del luglio 2009 pubblicato dal Guardian, il signor Eikenberry descrive Karzai come “un individuo paranoico che non ha familiarità con le basi del “Nation-building” e che è “troppo egocentrico “, egocentrismo che avrebbe fatto perdere lui il favore della comunità internazionale.

Ma viene anche considerato un “politico scaltro che vede se stesso come un eroe nazionalista”.

Diversi funzionari afgani e stranieri reputano Karzai come un “debole” che sta perdendo la sua influenza.

Il Signor Eikenberry scrive anche di una diffusa corruzione tra i funzionari afghani, citando come esempi le grandi quantità di denaro portate fuori dal paese.

In un rapporto dell’ottobre 2009, parla del fratello di Karzai, Ahmad Wali Karzai, definendolo come “palesemente corrotto e un trafficante di stupefacenti”, aggiunge inoltre che la richiesta di finanziamento del capo di stato per progetti su larga scala “deve essere studiata con una sana dose di scetticismo “.

Cina: Missili e Hacking

Nel novembre del 2007, gli Stati Uniti hanno esortato Pechino a fermare la spedizione di componenti per missili balistici della Corea del Nord all’Iran, secondo un “cable” pubblicato dal Guardian.

Le merci venivano spostate attraverso Pechino e Washington ha preteso una “risposta sostanziale” alla loro richiesta.

“Abbiamo valutato che il modo migliore per prevenire queste spedizioni in futuro è che le autorità cinesi prendano provvedimenti … che renderanno l’aeroporto di Pechino un punto per il trasferimento meno ospitale”, afferma il “cable”.

La Cina è stata citata in un altro “cable”, ha riferito il New York Times, riguardo alla preoccupazione per il suo presunto, crescente utilizzo della pirateria informatica su larga scala.

Il “cable” sostiene che la Cina dal 2002 ha assunto una rete di hacker ed esperti di sicurezza privata che sono riusciti ad accedere ai computer del governo degli Stati Uniti, a quelli delle imprese, a quelli degli alleati occidentali e a quelli del Dalai Lama.

Il “cable” cita un “contatto cinese” che ci dice che il governo cinese era il deus ex machina dietro l’hacking dei sistemi informatici di Google del paese, nel mese di gennaio.

Germania: Tecniche di persuasione

Nel 2004, un cittadino tedesco è stato rapito in Macedonia e presumibilmente portato in una prigione segreta della CIA. Gli agenti lo avevano scambiato per un sospetto di al-Qaeda.

Un “cable” del 2007 dall’ambasciata americana a Berlino spiega nel dettaglio gli sforzi compiuti dagli Stati Uniti al fine di convincere la Germania a non emettere mandati di arresto internazionale per gli agenti della CIA coinvolti nella cattura.

In un resoconto di una riunione ad alto livello tra i funzionari statunitensi e tedeschi, i “cables” ci dicono che i diplomatici Usa  “hanno sottolineato che la nostra intenzione non era quella di minacciare la Germania, ma piuttosto di sollecitare il governo tedesco nel pesare attentamente ogni passo in modo da evitare implicazioni che potrebbero danneggiare le relazioni con gli Stati Uniti “

Guantanamo

I “cables” sembrano rivelare le discussioni tra i vari paesi su come quest’ultimi si sarebbero comportati riguardo la vicenda dei prigionieri liberati dalla struttura di detenzione di Guantanamo Bay.

Alla Slovenia è stata offerta la possibilità di incontrare il presidente Barack Obama, se avesse accolto un prigioniero, mentre a Kiribati, nel Pacifico del Sud, vennero offerti milioni di dollari di incentivi. Bruxelles ha espresso ottimismo nell’accogliere i prigionieri in quanto potrebbe essere “un metodo a basso costo per il Belgio per assumere maggior importanza a livello europeo”.

Altri dispacci suggeriscono che Pechino si infuriò per il rifiuto degli Stati Uniti di inviare i prigionieri Uiguri da Guantanamo alla Cina, il loro ambasciatore in Kirghizistan chiamò questo atto “uno schiaffo in faccia”. La Germania e la Finlandia sono state presumibilmente messe in guardia da parte della Cina su un possibile danno bilaterale alle relazioni, qualora avessero accettato di prendere uno qualsiasi dei prigionieri.

L’attacco all’Iran

Molti leader arabi e i loro rappresentanti vengono segnalati in quanto esortarono gli Stati Uniti a condurre un attacco contro l’Iran per porre fine al sospetto programma nucleare.

In un telegramma dell’aprile del 2008, l’ambasciatore saudita a Washington, Adel al-Jubeir, ricordò le “frequenti esortazioni” del re Abdullah affinchè gli Stati Uniti attaccassero l’Iran.

L’ambasciatore Al-Jubeir riferì come il re volesse che gli Stati Uniti “tagliassero la testa al serpente”, il telegramma riferisce anche che il ministro degli esteri saudita era meno estremo, chiedendo infatti “solo” sanzioni più severe contro Teheran.

Durante un incontro tra il re Hamad bin Isa al-Khalifa del Bahrain e il generale americano David Petraeus, il re disse agli Stati Uniti che dovevano fermare il programma nucleare iraniano “con ogni mezzo necessario”.

“Il pericolo di lasciarlo proseguire è maggiore del pericolo che si potrebbe avere nel fermarlo”, citazione dal telegramma dell’ambasciatore Adam Ereli, datato novembre 2009.

In un telegramma del 2006, il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Mohammad bin Zayed, disse agli Stati Uniti che era fermamente convinto che  il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad “volesse scatenare una guerra contro di loro”.

Nel frattempo, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha utilizzato un maggio 2009 visita di una delegazione del Congresso di Tel Aviv per avvertire che il tempo stava scadendo per fermare il programma nucleare iraniano.

“Barak ha stimato una finestra compresa tra sei e 18 mesi da oggi, in cui fermare l’Iran si doti di armi nucleari potrebbe essere ancora valida”, dice un cavo inviato a Washington l’ambasciatore degli Stati Uniti il mese successivo.

“Dopo di che, ha detto qualsiasi soluzione militare potrebbe causare un danno collaterale accettabile”.

Le due coree: Relazioni con la Cina

Pechino è sempre più insoddisfatta dal comportamento della Corea del Nord, ciò è dimostrato dall’avvertimento di una ambasciatore cinese che giudica il programma nucleare di Pyongyang “una minaccia alla sicurezza del mondo intero”.

Secondo i vertici della Corea del Sud, molti funzionari cinesi stavano cominciando a pensare che la penisola coreana dovesse essere riunificata sotto il controllo di Seoul.

Gli stessi hanno aggiunto che la Cina era pronta ad “affrontare la nuova realtà” e cioè che il Nord Corea fosse di poco valore come stato cuscinetto per Pechino.
Il vice ministro degli Esteri cinese He Yafei avrebbe detto che Pyongyang si comportava come un “bambino viziato”.

I funzionari di Stati Uniti e Corea del Sud hanno discusso i piani per una Corea unita.

L’ambasciatore americano a Seoul ha detto che la Corea del Sud considera l’offerta di incentivi commerciali per la Cina per “aiutare a smussare” “le preoccupazioni di Pechino per la riunificazione della Corea”.

Pakistan:Paure per il nucleare

I diplomatici statunitensi e britannici temevano che il materiale nucleare del Pakistan potesse cadere nelle mani dei terroristi, il Guardian riporta alcuni dei “cables” rivelatori.

“Cables” riportati sul New York Times rivelano che gli Stati Uniti stanno provando a rimuovere dell’uranio altamente arricchito da un reattore per la ricerca in Pakistan dal 2007.

In un “cable” del maggio 2009, l’ambasciatore statunitense Anne W Patterson ha detto che il Pakistan rifiutò la visita di esperti dagli Stati Uniti. Lo fa citando gli stessi funzionari del Pakistan “la rimozione del carburante verrebbe vista in Pakistan, come un furto delle nostre armi atomiche da parte degli Stati Uniti.


Un altro cavo, relativa ad un briefing di intelligence degli Stati Uniti nel 2008, riportato sul Guardian, ha detto che il Pakistan era “produrre armi nucleari ad un ritmo più veloce di qualsiasi altro paese del mondo”.

Il funzionario del ministero degli Esteri russo, Yuri Korolev teme che gli estremisti islamici possano infiltrarsi nelle fila delle 120,000-130,000 persone direttamente coinvolte nei programmi nucleari e missilistici del Pakistan.

“Non vi è alcun modo per garantire che tutti siano leali e affidabili al 100%”, rivolgendosi ai funzionari Usa in febbraio.

Qatar: L’anti terrorismo

Lo stato del Qatar, che ha ospitato l’esercito americano per anni, viene descritto come il “peggiore nella regione” secondo l’anti-terrorismo.

Il “cable”, ha riferito il New York Times, dice che il servizio di sicurezza del Qatar è stato “esitante ad agire contro i terroristi noti per la preoccupazione di apparire allineati con gli Stati Uniti e provocare quindi rappresaglie”.

Russia: Virtualmente uno stato mafioso

La Russia è accusata di essere uno stato corrotto, autocratico con una leadeship incentrata sul primo ministro Vladimir Putin.

In un “cable” vi sono le direttive per i funzionari degli Stati Uniti, in cui un pubblico ministero spagnolo che si è specializzato sulle attività della mafia russa in Spagna, Jose “Pepe” Gonzales Grinda, dice che considera la Bielorussia, la Cecenia e la Russia di essere virtualmente degli “Stati mafiosi” e aggiunge che anche l’Ucraina è sulla buona strada per diventarlo.

In un altro “cable” del febbraio 2010, l’ambasciatore americano a Mosca, John Beyrle descrive in dettaglio il “mondo oscuro e corrotto delle pratiche commerciali” sotto l’ex sindaco di Mosca Yuri Luzhkov, “con i funzionari corrotti che richiedono tangenti dalle imprese che tentano di mettere radici nella città”.

“I collegamenti diretti tra il governo della città di Mosca e la criminalità organizzata hanno indotto alcuni a chiamarlo ‘disfunzionale’, e di affermare che il governo funziona più come una cleptocrazia che come un governo”, scrive Beyrle.

In un altro messaggio, Michael Davenport,  viene citato per aver chiamato la Russia un “autocrazia corrotta”.

Putin ha negato collegamenti con la criminalità organizzata.

Sri Lanka: Crimini di guerra

Un “cable” inviato nel gennaio 2010 dall’ambasciatore americano a Colombo, Patricia Butenis, rivela come ella credesse che il presidente dello Sri Lanka Mahinda Rajapaksa fosse stato responsabile per presunti crimini di guerra durante gli stadi finale della guerra civile del paese.

Come il movimento ribelle delle Tamil Tigers fù sconfitto, si ritiene che migliaia di civili Tamil siano stati uccisi nella penisola di Jaffna dalle forze governative.

La sig.ra Butenis ha detto uno dei motivi per cui ci fosse così poco slancio verso la formazione di una inchiesta dello Sri Lanka sulle varie morti, era perchè il presidente e la ex comandante dell’esercito, Sarath Fonseka, erano coinvolti.

“Non ci sono esempi conosciuti di un regime il quale svia le indagini sui crimini di guerra delle proprie truppe o degli alti funzionari durante il periodo in cui è al potere”, ha scritto.

“In Sri Lanka ciò è ulteriormente complicato dal fatto che la responsabilità per molti presunti crimini spetta al gruppo dirigente civile e militare del paese, tra cui il presidente Rajapaksa, i suoi fratelli e il candidato dell’opposizione il Generale Fonseka”, ha aggiunto.

Il Generale Fonseka ha perso contro il signor Rajapaksa nelle elezioni presidenziali di gennaio, ed è stato poi condannato per corruzione da una corte marziale.

Entrambi gli uomini hanno negato che le truppe governative hanno commesso crimini di guerra.

Uk: La guerra in Afghanistan

I funzionari Usa e afghani credevano che le forze britanniche non fossero “all’all’altezza del compito di rendere sicura Helmand”, senza il sostegno militare degli Stati Uniti, secondo un “cable” pubblicato sul quotidiano Guardian.

Altri “cables” ci trasmettono l’insoddisfazione del popolo afghano per come le truppe britanniche stiano conducendo le operazioni nelle varie provincie. Il presidente Karzai avrebbe detto nel 2009 che otto anni prima “anche Helmand era sicuro per le ragazze che andavano a scuola. Adesso, 4000 soldati britannici (stanchi) sono ad Helmand e il popolo non è più sicuro”.

Il governatore di Helmand, Gulab Mangal, ha detto a un gruppo di americani in visita, compreso il vice-presidente Joseph Biden, che l’intervento delle truppe Usa sarebbe urgente a Sangin poichè le truppe britanniche raramente lasciano la loro base in città.

In un altro “cable”, il generale americano Dan McNeill, ha detto di essere “particolarmente turbato per lo sforzo britannico” nella lotta al traffico di stupefacenti in Afghanistan.

Egli viene citato per dimostrare che le truppe britanniche hanno “fatto un pasticcio” con le operazioni antidroga a Helmand attraverso l’impiego di tattiche “sbagliate”.

Un accordo con i talebani che ha permesso alle truppe britanniche il ritirio dalla Musa Qala nel 2006 “, aprì la porta ai narco-trafficanti in quella zona, e ora impossibile capire la differenza tra i trafficanti e gli insorti”, ha aggiunto.

Uk: Le bombe a grappolo

Il Regno Unito ha taciuto una scappatoia che permette agli Usa di continuare ad immagazzinare le bombe a grappolo nel proprio territorio nonostante un divieto internazionale sulle armi.

La Gran Bretagna fù uno dei 90 paesi che firmarono la Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM) nel dicembre 2008. Il trattato vieta l’uso delle bombe a grappolo e vieta i firmatari di aiutare i paesi che le usano, di stoccarli o di trasferirli.

Uk: La famiglia reale

Il principe Andrea, Duca di York, ha criticato un presunto accordo militare tra  tra BAE e l’Arabia Saudita in un brunch nella capitale del Kirghizistan, Bishkek, in un “cable” del 2008 dalla ambasciata a Bishkek ..

Ha anche criticato i giornalisti, “che ficcano il naso dappertutto”.

Il principe ha detto che il Regno Unito, insieme con l’Europa occidentale e gli Stati Uniti erano “di nuovo nel mezzo del Grande Gioco” – un riferimento alla lotta del 19 ° secolo fra gli imperi britannici e russi per il controllo dell’Asia Centrale.

“E questa volta puntiamo a vincere”, ha aggiunto.

Un altro “cable” cita un alto funzionario del Commonwealth che esprime il suo dissenso nei confronti del principe Carlo, erede al trono “non trasmette lo stesso rispetto della Regina”.

Nazioni Unite: Spiate dagli Stati Uniti

Un “cable” destinato ai diplomatici statunitensi rilasciato dal segretario di Stato Hillary Clinton dice loro di raccogliere informazioni “anagrafiche e biometriche” – comprese le scansioni dell’iride, campioni di DNA e impronte digitali – dei principali funzionari alle Nazioni Unite.

Ai diplomatici è stato anche ordinato di trovare i dettagli della carta di credito, gli indirizzi e-mail e le password e le chiavi di crittografia utilizzate per le reti informatiche e nelle comunicazioni ufficiali.

I funzionari sotto copertura includono “sottosegretari, direttori di agenzie specializzate e i loro principali consiglieri, i capi delle operazioni di pace e delle missioni sul campo politico”.

Almeno nove direttive simili che coprono diversi paesi sono incluse nella release di Wikileaks, sia sotto il nome della signora Clinton che del suo predecessore, Condoleezza Rice.

I leaders mondiali

Vari leader mondiali sono stati colpiti dal ciclone Wikileaks – mostrando le poco lusinghiere opinioni che gli ambasciatori hanno di loro.

Il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi viene indicato come “irresponsabile, inutile, inefficace  come leader europeo moderno” da un diplomatico degli Stati Uniti a Roma.

I diplomatici statunitensi rimasero poco impressionati dal cancelliere tedesco Angela Merkel, la descrivono come “poco propensa al rischio e raramente creativa”.

L’ex primo ministro britannico Gordon Brown tentò di trovare un accordo su Gary McKinnon, che è ricercato da Washington per l’hacking di sistemi informatici negli Stati Uniti, riporta il Guardian. Il giornale continua a descrivere il rifiuto dell’affare da parte degli Stati Uniti come un “rifiuto umiliante”.

Il capo della Banca d’Inghilterra, Mervyn King, ha descritto l’attuale primo ministro britannico David Cameron e il Cancelliere George Osborne come privi di esperienza e ha criticato la “tendenza a riflettere su questioni solo in termini di politica e su come potrebbero influire l’elettorato Tory”.

Nel 2009 un “cable” dalla ambasciata Usa a Tripoli sostiene che il leader libico Muammar Gheddafi “sembra avere un’intensa antipatia o la paura di restare ai piani superiori”.

Il “cable” dice anche che Gheddafi “fa affidamento pesantemente” sulla sua infermiera ucraina, descritta come un “voluttuosa bionda”, e si ipotizza che i due siano coinvolti in una relazione romantica.

Il primo ministro dello Zimbabwe Morgan Tsvangirai viene lodato come un ” uomo coraggioso, impegnato” in un “cable” del 2007 scritto dall’allora ambasciatore di Harare, Christopher Dell.

Ma le lusinghe non durano, e il signor Dell prosegue dicendo: “. Tsvangirai è anche una figura imperfetta, non facilmente aperta a consigli, indeciso e che sceglie discutibilmente le persone che lo affiancano.”

In un altro “cable”, un ministro sudafricano spara a zero sul presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, descrivendolo come “un vecchio pazzo”.

Nel 2008, l’ambasciata di Mosca descrive il presidente russo Dmitry Medvedev come Robin e il primo ministro Vladimir Putin come il suo Batman.

I “cables” riguardano anche una relazione molto stretta tra Berlusconi e Putin.

Kim Jong della Corea del Nord è un “tipo flaccido e vecchio” che soffre di un trauma da ictus, mentre il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad viene chiamato “Hitler”.

Il presidente afghano Hamid Karzai ha liberato pericolosi detenuti e ha perdonato i sospetti trafficanti di droga, perché erano legati a personaggi potenti o storicamente significativi, viene riferito da un dispaccio del 2009.

Ecco un simpaticissimo video che descrive la situazione dei nostri leader


Yemen l’attacco dei droni

Un “cable” del gennaio 2010 ha registrato un incontro tra il presidente yemenita Abdullah Saleh e Gen Petraeus, comandante Usa in Medio Oriente. Il “cable” mostra che gli Stati Uniti stanno conducendo bombardamenti clandestini su presunti obiettivi di al-Qaeda nello Yemen, con l’approvazione del governo yemenita a Sanaa.

Il Signor Saleh critica l’uso di missili cruise contro obiettivi e ha detto che le truppe statunitensi non possono operare sul campo, ma dà il permesso ai bombardieri del Generale Petraeus di volare attorno al territorio dello Yemen, in attesa di informazioni sulla destinazione da attaccare.

Cablegate: Gates, mette in guardia sulla guerra in Iran

SOGGETTO: INCONTRO TRA IL SEGRETARIO DELLA DIFESA ROBERT GATES CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI ITALIANO FRANCO FRATTINI

SOMMARIO:

Il segretario della Difesa Robert Gates e il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini si sono incontrati nel corso di una visita ufficiale a Roma l’8 febbraio. Sull’Afghanistan, Frattini era desideroso di andare oltre la Conferenza di Londra e lavorare per produrre risultati concreti per il popolo afgano. Ha proposto un migliore coordinamento civile-militare nei gradi più alti nella NATO, e ha proposto un coordinamento, in materia di progetti locali, attraverso il confine tra Afghanistan e Iran. Il Segretario della Difesa ha ringraziato Frattini per l’impegno mostrato dall’Italia nell’aumentare il suo contingente militare per le operazioni in Afghanistan e ha spiegato dove esistono lacune nella cooperazione civile-militare. Frattini ritiene che la comunità internazionale si sia defilata per quanto riguarda l’Iran e incoraggia un migliore coordinamento con i paesi al di fuori del P5-plus-1. Il segretario alla difesa ha avvertito che un Iran armato nuclearmente potrebbe portare ad una maggiore proliferazione nucleare in Medio Oriente, alla guerra, o a entrambi. Gates, è d’accordo con Frattini nel voler tenere una conferenza delle Nazioni Unite per evidenziare le sfide alla sicurezza nel Corno d’Africa.

AFGHANISTAN

Frattini ha iniziato il colloquio dicendo al Segretario alla difesa, che gli Stati Uniti possono contare sul pieno sostegno dell’Italia in Afghanistan, in Iran e dove c’è da combattere il terrorismo. Parlò recentemnte con il generale Jones e il Segretario Clinton e propose lo stesso messaggio. Espresse il desiderio di concentrarsi sull’ approccio comprensivo in modo tale da migliorare la vita quotidiana degli afgani. Affermò la necessità di fare pressioni sul presidente Karzai affinchè riuscisse a rendere più governabile il paese altrimenti avrebbe rischiato di perdere l’appoggio dei parlamenti della coalizione. Frattini ha preso atto dei progetti concreti  messi in moto dall’Italia come la conversione delle piantagioni di papavero in terreni per la produzione di olio d’oliva e la creazione di una scuola superiore per la pubblica amministrazione.

Il Segretario alla Difesa ha elogiato gli sforzi di Roma per aumentare il contributo italiano, chiedendo se fossero disponibili più Carabinieri per l’addestramento delle forze di sicurezza afgane. Ha osservato che l’enfasi del generale McChrystal sulla protezione dei civili afgani ha cambiato l’atteggiamento delle opinioni pubbliche alleate. Il Segretario della difesa ha detto di essere a favore di un approccio comprensivo, sottolineando la necessità di tutte le parti interessate in Afghanistan di condividere le informazioni in maniera efficace. Egli spera che il nuovo Senior Civilian Representative della NATO, l’ambasciatore Mark Sedwill, potesse facilitare tutto questo. Il segretario alla difesa ha raccomandato in particolare di migliorare la governabilità al di sotto del livello del governo nazionale approfittando delle istituzioni tradizionali e di governatori competenti a livello regionale e sub-regionale. A livello nazionale, tuttavia, la nostra priorità deve essere lo sviluppo di quei ministeri più critici per il nostro successo, come la Difesa, l’Interno, le Finanze, l’Agricoltura, e la Salute. Riprendendo la recente dichiarazione del Gen. McChrystal e cioè che la situazione in Afghanistan non si sta più deteriorando, il segretario alla difesa dice che la sfida principale è quella sul piano psicologico – Bisogna convincere il popolo afghano che noi vinceremo e che alla fine non gli si abbandonerà.

Frattini è d’accordo sul fatto che l’integrazione civile-militare è la parte più debole della strategia afghana. Ha inoltre espresso la sua frustrazione riguardo il fatto che i ministri degli esteri della NATO discuto solo sull’agricoltura e sull’istruzione, mentre i ministri della difesa discutono solo di sicurezza. Il problema, ha suggerito Frattini, è che non si parlano tra loro. Ha proposto una riunione congiunta dei ministri degli esteri e della difesa, per cominciare dei colluqui tra esperti. Il segretario alla difesa ha risposto che il generale McChrystal e l’ambasciatore Eikenberry portano avanti una collaborazione civile-militare a livello nazionale sulla base di un piano comune, così come fanno i comandanti locali con i dirigenti del PRT. Ciò che manca è il livello in mezzo – i comandi regionali – e il segretario alla difesa ha espresso il desiderio di Sedwill di nominare sottoposti per affrontare la questione in ogni RC, sulla base dell’esempio della cellula civile-militare RC-Sud. L’effetto sarebbe una cascata di coordinamento civile-militare a livello nazionale, regionale e locale. Il segretario alla difesa ha notato che ci sono stati degli sforzi simili da parte di Kai Eide che fù  ostacolato dalle scarse risorse e dall’avversione delle Nazioni Unite nel lavorare con i militari. Come rappresentante della NATO, Sedwill non dovrebbe avere questi problemi.

Frattini ha anche chiesto una cooperazione pratica attraverso il confine afgano-iraniano. Gli incentivi locali per la cooperazione potrebbero minare il traffico di droga e di armi e aiutare le operazioni di riconciliazione con i Talebani. Il segreatrio della difesa ha osservato che l’Iran sta facendo il doppio gioco – da una parte cercando di essere amichevole con il governo dell’Afghanistan dall’altra tentando di minare gli sforzi dell’ISAF. Ha fatto notare che l’intelligence indichi che ben poco materiale letale attraversa il confine afghano. Il segretario della difesa ha suggerito che la protezione della via commerciale dell’Afghanistan con l’Iran orientale, è molto importante per le economie locali su entrambi i lati del confine e che potrebbe essere un ottimo punto di partenza. Gates ha fatto notare che ogni sforzo dovrà essere coordinato con Kabul. Frattini ha convenuto sulla presa di posizione di Gates.

IRAN

Frattini ha sostenuto le recenti dichiarazioni pubbliche del segretario della difesa sull’ aumento delle tensioni in Iran. Egli ha dichiarato che di Ahmadinejad non ci si può fidare, soprattutto dopo essersi contraddetto per quanto riguarda le recenti dichiarazioni costruttive del suo stesso governo. Frattini, citando una recente conversazione con il Ministro degli Esteri russo Lavrov, ha detto che la Russia avrebbe sostenuto la pista delle sanzioni. La sfida era quella di portare la Cina dalla propria parte, la Cina e l’India, secondo Frattini, sono state fondamentali per l’adozione di misure che potrebbero influenzare il governo, senza danneggiare la società civile iraniana. Il ministro degli esteri italiano ha inoltre proposto di includere in particolare l’Arabia Saudita, la Turchia, il Brasile, il Venezuela e l’Egitto nella conversazione. Ha espresso frustrazione particolare per il “doppio gioco” dell’Ankhara. Frattini ha proposto una riunione informale dei paesi del Medio Oriente, che erano desiderosi di essere consultato sulla questione Iran, e ha fatto notare come il segretario Clinton fosse d’accordo.

Il segretario della difesa  ha sottolineato che una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sarebbe stata importante perché avrebbe dato all’Unione europea e alle nazioni una base giuridica per imporre sanzioni anche più severe contro l’Iran. Il segretario della difesa ha acutamente avvertito della necessità di azioni urgenti. Senza progressi nei prossimi mesi, si rischia una proliferazione nucleare in Medio Oriente, una guerra sollecitata dall’intervento Israeliano, o entrambi. Il segretario della difesa ha previsto “un mondo diverso” in 4-5 anni se l’Iran avesse avuto la possibilità di sviluppare armi nucleari. Gates concorda con la valutazione di Frattini sull’Arabia Saudita e sulla Cina, osservando che l’Arabia Saudita è più importante, per Pechino e Mosca che per l’Iran.

Il segretario alla difesa ha esortato Frattini a riconsiderare la visita prevista in Italia di un prominente parlamentare iraniano sulla scia delle recenti esecuzioni degli studenti in opposizione al governo. Allo stesso tempo, dovremo accertarci di non screditare l’opposizione.

IL CORNO D’AFRICA

Frattini ha espresso preoccupazione per il deterioramento della situazione in Somalia e Yemen. Ha fatto notare, in una recente conversazione con il Presidente Sharif del governo di transizione somalo (TFG), il fatto che Sharif non sarebbe più stato in grado di pagare le forze di sicurezza dal termine di febbraio. Frattini ha detto che l’Italia ha cercato di incoraggiare la Presidenza UE a concentrarsi sulla Somalia e lo Yemen, e propose una conferenza delle Nazioni Unite sul Corno d’Africa, affrontandone i problemi di sicurezza. L’Italia stava fornendo finanziamenti al governo di transizione somalo. Il Segretario della difesa è d’accordo che le regioni meritato maggiore attenzione.

Wikileaks: La guerra segreta italiana in Afghanistan

 

Un rapporto basato sui documenti di Wikileaks mostra in dettaglio il coinvolgimento militare italiano in Afghanistan, afferma che il nostro paese abbia tenuto una serie di operazioni segrete responsabili della morte di civili afghani.

Il rapporto descrive una serie di incidenti, che includevano raid aerei sui villaggi e il fallimento del governo di Kabul per utilizzare i soldi dell’Unione Europea in maniera efficace. Sulla base di più di 10.000 documenti dal sito Wikileaks, il rapporto è stato pubblicato in Italia dall’espresso lo scorso Mercoledì.

Il giornalista Fabrizio Maronta commenta: “Noi siamo lì ufficialmente per il mantenimento della pace, la ricostruzione delle varie strutture e soprattutto del governo. Questo è il modo in cui l’ [establishment politico in Italia] ha venduto all’opinione pubblica italiana la missione in Afghanistan. ”

Poco tempo fa, tuttavia, in Italia il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha detto che il paese sta progettando di aumentare il suo contingente militare da 2.800 a 4.000 soldati entro la fine del 2010.

 

EROI?

Wikileaks rilascia registri classificati sulla guerra in Afghanistan

Domenica Wikileaks ha rilasciato un archivio di registri militari classificati degli Stati Uniti che coprono un tempo di 6 anni: oltre 91.000 documenti, per un totale di 200.000 pagine. I documenti mostrano un quadro molto più cupo della guerra in Afghanistan,  molto meno promettente di quanto ci abbiano mai descritto.

Al New York Times, al Guardian di Londra e al Der Spiegel tedesco è stato offerto l’accesso prioritario a questi archivi, il cui contenuto avrebbe mostrato loro il perchè, i talebani fossero più forti che mai nonostante gli Stati Uniti avessero pagato quasi 300 miliardi di dollari per la guerra in Afghanistan”.

Questa fuga di informazioni classificate arriva dopo quella di aprile in cui viene mostrato l’attacco di un apache USA a Baghdad che ha provocato la morte di una dozzina di civili e di 2 foto reporter. (Articolo)

Il New York Times sottolinea i seguenti punti focali:

Gli americani impegnati nella guerra in Afghanistan hanno a lungo nutrito forti sospetti che  le spie militari  pakistanane contollino le frange afghane che combatttono gli USA, nonostante il Pakistan riceva più di 1 miliardo di dollari di aiuti dagli Stati Uniti.

* Le operazioni militari della CIA si stanno espandendo in Afghanistan.

* I talebani hanno utilizzato missili termici portatili contro gli aerei occidentali, armi che hanno contribuito a sconfiggere l’occupazione sovietica negli anni 80.

L’archivio è disponibile su Wikileaks.

Dal sito Wikileaks:

Abbiamo ritardato il rilascio di circa 15.000 rapporti dall’archivio totale come parte di un processo di minimizzazione del danno richiesto dalla nostra fonte. Dopo un ulteriore riesame, tali relazioni saranno pubblicate, in parte oppure in maniera completa quando la situazione in Afghanistan lo permetterà.

La risposta della Casa Bianca non si è fatta attendere. La dichiarazione dal consigliere per la sicurezza nazionale generale James Jones sottolinea due punti: in primo luogo, l’amministrazione sostiene che tale fuga di informazioni classificate mette in pericolo la vita degli americani e degli alleati di guerra. In secondo luogo, l’amministrazione mette in luce il fatto che la fuga di notizie  riguarda un periodo che va dal gennaio 2004 (quando Bush era al potere) fino al dicembre 2009 (quando il presidente Obama annunciò un “nuovo approccio” alla guerra in Afghanistan).(Fonte)

Il nuovo ordine mondiale: Concetti base

INTRODUZIONE AL NUOVO ORDINE MONDIALE


Il termine New World Order (NWO) è stato utilizzato da molti politici attraverso i secoli, è un termine generico usato per indicare una cospirazione a livello mondiale, orchestrata da un gruppo estremamente potente e influente di individui geneticamente affini (almeno ai gradi più alti) che comprende molte delle persone più ricche del mondo, i vertici del mondo della politica e le elite delle corporazioni, come pure i membri della cosiddetta Black Nobility d’Europa (dominata dalla Corona britannica), il cui obiettivo è quello di creare un unico governo mondiale (fascista), spogliato dei confini nazionali e regionali e che obbedisce al loro ordine del giorno.

La loro intenzione è di effettuare un controllo completo e totale su ogni essere umano del pianeta e di ridurre drasticamente la popolazione mondiale di due terzi. Mentre il nome di Nuovo Ordine Mondiale è il termine più frequentemente oggi usato per indicare genericamente chiunque sia coinvolto in questa congiura, lo studio delle persone che ne fanno parte è un problema ben più complesso e intricato.

PERCHE’ LA COSPIRAZIONE E’ NASCOSTA

La fitta e complessa rete di inganni che circonda le persone e le organizzazioni coinvolte in questo complotto è difficile da districare. La maggior parte delle persone reagisce con incredulità e scetticismo verso l’argomento, senza sapere che è stata condizionata (lavaggio del cervello) ad reagire con scetticismo grazie ai media e alle istituzioni.  Fritz Springmeier ha detto che la maggior parte delle persone hanno costruito delle “diapositive” che mandano in corto circuito il processo di esame critico quando si tratta di alcuni temi sensibili. “Diapositive”, riferisce Springmeier, è un termine che la CIA usa per un tipo di reazione condizionata che porta l’individuo a terminare il dibattito o la questione in causa. Ad esempio, la menzione della parola “complotto” sollecita spesso una risposta “diapositiva” in molte persone.

Ciò che la maggior parte della gente crede essere l’ “Opinione Pubblica” è in realtà propaganda costruita con cura e progettata per ottenere una risposta comportamentale desiderata da parte del pubblico. I sondaggi vengono proposti per calcolare il grado di accettazione delle varie manovre di questo nuovo ordine mondiale.

MODUS OPERANDI DEL NUOVO ORDINE MONDIALE

I cospiratori del NWO mettono in atto la loro agenda globale attraverso la sapiente manipolazione delle emozioni umane, soprattutto della paura. Nei secoli passati, hanno ripetutamente utilizzato un espediente che il ricercatore e autorie sul NWO David Icke nel suo ultimo libro, The biggest secret, sottolinea essere questo: problema, reazione e soluzione.

La tecnica è la seguente: gli strateghi del NWO creano il PROBLEMA: finaziano, assemblano e istruiscono una “opposizione” per stimolare l’agitazione in un potere politico stabilito (paese sovrano, regione, continente, ecc) su cui vogliono avere controllo, comandando le varie fazioni riescono a ottenere il risultato desiderato. Negli ultimi decenni, i cosiddetti gruppi di opposizione sono di solito identificati dai mezzi di comunicazione come “combattenti per la libertà'” o “liberatori”.

Allo stesso tempo, il leader politico della nazione dove viene orchestrato lo scontro è demonizzato e, a comando, viene indicato come “il nuovo Hitler” (pensateci: Saddam Hussein, Milosevic, Kadaffi, ecc.) I ‘combattenti per la libertà’ non di rado sono formati da un istituzione criminale locale ( come l”UCK, o i trafficanti di droga). Nello spirito di una vera menzogna machiavellica, gli strateghi del NWO  sono ugualmente coinvolti, armando e consigliando il leader politico della nazione (il NWO ricava utili da qualsiasi conflitto armato prestando denaro, armamenti, e rifornendo tutte le parti coinvolte nello scontro).

Il conflitto viene dipinto alla platea mondiale, dai media controllati, con una raffica di foto e di video di atrocità orrende e sanguinose subite da civili innocenti. “Qualcosa deve essere fatto!” E questa è la REAZIONE desiderata.

I burattinai del NWO forniscono poi la SOLUZIONE con l’invio di “Peace Keepers”(in Bosnia) o con una “Forza di Coalizione” (nella guerra del Golfo) o con bombardieri della NATO e truppe di terra ( in Kosovo), o inviando militari alla ricerca di “armi di distruzione di massa”, che ovviamente non sono mai state trovate. Una volta insediati, i ‘Peace Keepers” non se ne vanno più dalla zona. L’idea è quella di avere delle truppe di terra controllate dall’NWO
in tutti i principali paesi o aree strategiche in cui l’accettazione del NWO risente di maggiori difficoltà.

CHI LAVORA PER IL NUOVO ORDINE MONDIALE?

Il settore aziendale del NWO è dominato dai banchieri internazionali, baroni del petrolio e da aziende farmaceutiche, così come da altre grandi multinazionali. La Famiglia Reale d’Inghilterra, e cioè la regina Elisabetta II e il casato dei Windsor, (che sono, di fatto, i discendenti del ramo tedesco della nobiltà europea i SaxeCoburgGotha che cambiarono nel 1914 il loro cognome in Windsor), sono attori di alto livello nella oligarchia che controlla i piani alti del NWO. I punti nevralgici per le decisioni sono Londra, Basilea in Svizzera, e Bruxelles (sede della NATO).

Le Nazioni Unite, insieme a tutte le agenzie che lavorano sotto la sua egida, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono attori a tempo pieno in questo schema. Allo stesso modo, la NATO è uno strumento militare nelle mani del NWO.

I leader di tutti i principali paesi industriali come gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Germania,l’Italia,l’Australia, la Nuova Zelanda, ecc (i membri del “G7/G8” per intenderci) sono attivi e cooperano pienamente a questo complotto. In questo secolo, il grado di controllo esercitato dal NWO è arrivato a un punto tale che solo alcuni individui, attentamente selezionati e formati dall’elite, possono ambire di diventare  il primo ministro o il presidente di paesi come l’Inghilterra, la Germania o gli Stati Uniti. Non importava chi tra Bill Clinton o Bob Dole avrebbe vinto la presidenza nel 1996, il risultato sarebbe stato lo stesso. Entrambi stavano giocando nella stessa squadra, per la stessa società. Chi non fa parte della “squadra” viene eliminato: esempi sono: il presidente Kennedy, Ali Bhutto (Pakistan) e Aldo Moro (Italia). Più di recente, l’Ammiraglio Borda e William Colby sono stati uccisi perché si sono ribellati alla cospirazione e stavano cercando di esporre / ostacolare l’agenda del nuovo ordine mondiale.

IL RUOLO DEL NWO NEL CAMBIARE LA STORIA

La maggior parte delle grandi guerre, gli sconvolgimenti politici, le depressioni / recessioni economiche degli ultimi 100 anni (e precedenti) sono state attentamente pianificate e avviate grazie alle macchinazioni di queste élite. Queste “macchinazioni” comprendono la guerra ispano-americana (1898), la prima e la seconda guerra mondiale, la Grande Depressione, la rivoluzione bolscevica del 1917, l’ascesa della Germania nazista, la guerra di Corea, la Guerra del Vietnam, la caduta del comunismo sovietico nel 1989-1991, la guerra del Golfo del 1991, la guerra in Kosovo, e le due guerre in Iraq. Anche la rivoluzione francese è stata orchestrata dal NWO.

Il vulcano MEDIATICO sta per esplodere

L’ingiusta guerra in Afghanistan perde colpi sotto l’offensiva dei media. Stanley A. McChrystal generale a capo della NATO a Kabul, è stato spazzato via da una notizia nell’ultimo numero di Rolling Stone. Il generale ha criticato la politica di Obama sull’Afghanistan puntando il dito sulla sua inesperienza.

Nel frattempo,WikiLeaks.org sta per rilasciare il secondo video della stagione – le riprese sono del 4 Maggio 2009, e mostrano il massacro nel villaggio afgano di Granai, dove pesanti bombardamenti hanno ucciso almeno 100 civili,molti dei quali bambini. Nel mese di aprile, Wikileaks rilasciò un rivoltante filmato di un attacco di una cannoniera a Baghdad nel 2007, intitolatoCollateral Murder’.


Ripreso da una telecamera nell’Apache coinvolto nell’operazione, mostra dei civili crivellati di colpi, dopo che il teleobiettivo portato dal fotografo Reuter viene scambiato per una granata con propulsione a razzo (RPG). Ormai su internet  circola il detto: “Non è un RPG, è una Canon!” Successivamente nel video un furgoncino carico di scolari si ferma per soccorrere i feriti, facendo anch’esso una brutta fine.


COLLATERAL MURDER:


Entrambi gli atti violano la Convenzione di Ginevra. Ma ciò che è veramente scandaloso è la colonna sonora. Rivela che l’equipaggio è formato da sub umani, senza alcuna etica. Mentre uccidono i civili, parlano come se fossero videogamers che tentano di fare il punteggio più alto. “Guardate tutti quei bastardi morti”, dice uno dei soldati.

Ora, Wikileaks sta rilasciando il video di Granai, dove il bilancio delle vittime civili è dieci volte superiore a quello indicato nel mattatoio di Baghdad. Non c’è da stupirsi che gli americani siano alla ricerca della “collaborazione” di Julian Assange, il fondatore australiano di Wikileaks. Per alcune settimane si temeva che lo stessero cercando. Ci si chiede come abbiamo fatto a non trovarlo! – è infatti comparso recentemente ad una riunione del Parlamento europeo. In effetti gli americani non sono molto bravi a cercare le persone! Si consideri la superstar inafferrabile Osama bin Laden – 27 audio e molte riprese video al suo attivo, ed è ancora a piede libero.

Principalmente, Assange è stato in Islanda, contribuendo a forgiare la Modern Media Initiative. La settimana scorsa, il parlamento islandese ha votato a grande maggioranza a favore della riforma di legge sui media. Le leggi saranno ora valutate anche secondo alla tutela della libertà di parola, degli informatori e delle fonti anonime. Si favoriscono anche i gioralisti e i blogger che potranno, sfruttare l’Islanda come porto franco se nei loro paesi la libertà di informazione è compromessa.



L’islanda con questa legge tutela la libertà di informazione a livello internazionale. Con questa riforma le casse dello Stato si riempiranno di denaro. Denaro di cui ha bisogno per uscire dalla crisi economica innescata dai fallimenti bancari. Ben presto, l’Islanda potrebbe diventare le Cayman del giornalismo investigativo e del blogging, con enormi server farm.

Il sistema informativo statunitense è al tracollo con il suo controllo mediatico, il giornalismo di parte e il patriottismo costruito, si ritrova in una situazione impari a confronto del vulcano mediatico che sta innescando l’Islanda. In Afghanistan, McChrystal è stato rimpiazzato dal generale David Petraeus, l’uomo che ha perso i sensi nel corso di un’audizione al Senato mentre si affrontavano questioni complesse relative all’Afghanistan. Scherzi a parte, c’è da preoccuparsi!


The unjust war in Afghanistan is reeling under a media offensive. General Stanley A. McChrystal, the North Atlantic Treaty Organisation (Nato) chief in Kabul, has been blown away by a story in the latest issue of Rolling Stone. Reeking of eau de gonzo, ‘The Runaway General’ depicts McChrystal and his entourage as locker room louts stiffing the finger to limp-wristed Washington. The miasmic eau emanates from the soldiers, not the journalist, who has the quotes to back his story.

Meanwhile, the whistleblower magnet WikiLeaks.org is releasing its second blockbuster video of the season — footage of the May 4, 2009, massacre in the Afghan village of Granai, where heavy bombing killed at least 100 civilians, most of them children. In April, it had released stomach-turning footage of a gunship attack in Baghdad in 2007, titled ‘Collateral Murder’.

Taken by the Apache’s gun camera, it shows civilians being machine-gunned after the telephoto lens carried by a Reuter photographer is mistaken for a rocket-propelled grenade (RPG). It’s become a black joke on the internet: “That’s not an RPG, that’s a Canon!” When a van carrying schoolchildren pulls up and the driver tries to help the wounded, it is also blown away.

Both acts violate the Geneva Convention. But what’s truly shocking is the soundtrack. It reveals that the copter is crewed by sub-humans with no ethical faculty. While killing civilians, they talk like video gamers shooting for high scores. “Look at all those dead bastards,” crows one as the dust settles.

Now, Wikileaks is releasing the video from Granai, where the civilian death toll was ten times more than shown in the Baghdad footage. No wonder the Americans are seeking the “cooperation” of Julian Assange, the Australian founder of WikiLeaks. For some weeks it was feared that they were hunting him. Wonder why they couldn’t find him — he appeared recently on a panel of the European Parliament. But then, Americans aren’t very good at finding people. Consider the elusive superstar Osama bin Laden — 27 audio and video hits and counting, and he’s still on the loose.

Mainly, Assange has been in Iceland, helping to forge the Icelandic Modern Media Initiative. Last week, Iceland’s parliament voted overwhelmingly in favour of a resolution for media law reform moved by an all-party group of 19 MPs. Laws will now be passed for the protection of free speech, whistleblowers and anonymous sources and against Strategic Lawsuit Against Public Participation (Slapp) suits and ‘libel tourism’, in which an aggrieved party in one country uses the courts of another country with favourable libel laws to sue a newspaper, journalist or blogger in a third country.

Iceland is internationalising media law and bringing it up to speed with the information age, and it will make money off it, too. Which it needs to recover from the economic crisis triggered by bank failures. Soon, Iceland could become the Grand Caymans of investigative journalism and blogging, with huge server farms and the head offices of media organisations.

I worry for the future of the US war machine. Media control, embedded journalism and manufactured patriotism are primitive methods, unequal to the media volcano that Iceland is unleashing. And in Afghanistan, McChrystal has been replaced by General David Petraeus, the man who fainted at a Senate hearing while facing hard questions about Afghanistan. Seriously, I worry.