Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: Bacone,Shakespeare e i Rosacroce

Si considera l’attuale polemica Bacone – Shakespeare – Rosacroce non per il vano scopo di scavare le ossa dei morti, ma piuttosto nella speranza che un’analisi critica aiuti nella riscoperta di quella conoscenza perduta da quando gli oracoli sono stati ridotti al silenzio. Fu W. F. C. Wigston che chiamò il Bardo di Avon “il fantasma Capitano Shakespeare, la maschera rosacrociana”. Ciò costituisce una delle affermazioni più significative relative alla controversia tra Bacone -Shakespeare.

È abbastanza evidente che William Shakespeare non poteva, senza aiuto, produrre gli scritti immortali che portano il suo nome. Non possedeva la necessaria cultura letteraria, poiché la città di Stratford, dove era statu allevato, non conteneva una scuola in grado di impartire le più alte forme di apprendimento riflesse negli scritti a lui attribuiti. I suoi genitori erano analfabeti e nella sua prima età manifestò un totale disprezzo per lo studio. Esistono solo sei esempi noti di calligrafia di Shakspere. Tutte sono firme e tre di loro sono nel suo testamento. Il metodo scarabocchiato e incerto della loro esecuzione suggerisce che Shakespeare mancasse di familiarità con l’uso di una penna, ed è ovvio che ha copiato una firma preparata per lui o che la sua mano è stata guidata mentre scriveva. Non sono stati scoperti manoscritti autografi dei drammi o sonetti “shakespeariani”, né esiste una tradizione che li riguardi oltre alla dichiarazione fantastica ed impossibile che appare nella prefazione del Grande Foglio.

Una biblioteca ben fornita sarebbe una parte essenziale dell’attrezzatura di un autore le cui produzioni letterarie dimostrano che conosceva la letteratura di tutte le epoche, tuttavia non vi è alcuna registrazione che Shakespeare abbia mai posseduto una biblioteca, né menziona libri nella sua volontà. Commentando l’analfabetismo noto della figlia di Shakspere, Judith, la quale a ventisette anni era a malapena in grado di fare la sua firma, Ignazio Donnelly dichiara incredibile che William Shakespeare se e` vero che scrive i suoi drammi, avrebbe permesso a sua figlia di raggiungere la femminilità e sposarsi senza poter leggere una riga degli scritti che avevano reso il padre ricco e famoso a livello locale.

E` stata sollevata un’altra domanda, “Dove William Shakspere si e`assicurato la sua conoscenza del moderno francese, italiano, spagnolo e danese, per non parlare dei classici latino e greco?” Perché, nonostante la rara discriminazione con cui il latino viene usato dall’autore delle commedie shakespeariane, Ben Jonson, che conosceva intimamente Shakspere, dichiarò che l’attore di Stratford capiva “poco di latino e ancor meno di greco”! Non è strano che non esista alcuna registrazione di William Shakspere riguardo al fatto che abbia avuto un ruolo di protagonista nei famosi drammi che avrebbe dovuto scrivere o in altri prodotti dalla compagnia di cui era membro?

Nonostante la sua dichiarata avidita`, Shakespeare apparentemente non fece alcuno sforzo durante la sua vita per controllare o ottenere compensi dagli spettacoli recanti il suo nome, molti dei quali furono prima pubblicati in modo anonimo. Per quanto è possibile accertare, nessuno dei suoi eredi fu coinvolto in alcun modo nella stampa del Primo Folio dopo la sua morte, né ne trasse beneficio finanziario. Se fosse stato il loro autore, i manoscritti e gli spettacoli inediti di Shakespeare avrebbero certamente costituito i suoi beni più preziosi, eppure la sua volontà – pur facendo speciale disposizione del suo secondo letto e della sua “grande boccia d’argento” né menziona né indica che possedeva qualsiasi produzione letteraria.

Mentre i Folios e i Quartos di solito sono firmati “William Shakespeare”, tutti gli autografi noti dell’attore di Stratford recitavano “William Shakspere”. Questo cambiamento nell’ortografia contiene qualche significato finora trascurato? Inoltre, se gli editori del primo Folio shakespeariano venerassero il loro attore così come le loro affermazioni in quel volume indicherebbero, perché, come se ironizzassero nell’allusione a uno scherzo che stavano perpetrando, posero un’evidente sua caricatura sul frontespizio?

Anche alcune assurdità nella vita privata di Shakespeare sono inconciliabili. Pur presumibilmente al culmine della sua carriera letteraria, era in realtà impegnato ad acquistare il malto, per un business della birra! Immaginate anche l’immortale Shakspere – l’autore del Mercante di Venezia – lavorare come usuraio! Tra coloro che dovevano modeste somme di denaro a Shakespeare c’era un altro paesano – uno di nome Philip Rogers – che ha citato in giudizio per un prestito non pagato di due scellini, o circa quarantotto centesimi! In breve, non c’è nulla di conosciuto nella vita di Shakespeare che giustifichi l’eccellenza letteraria a lui imputata.

Gli ideali filosofici promulgati attraverso i drammi shakespeariani dimostrano chiaramente che il loro autore aveva una profonda familiarità con certe dottrine e principi peculiari del rosacrocianesimo; infatti la profondità delle produzioni shakespeariane elevano il loro creatore ad uno degli illuminati dei secoli. La maggior parte di coloro che cercano una soluzione per la polemica Bacone-Shakespeare sono stati intellettualisti. Nonostante le loro conquiste accademiche, hanno trascurato la parte importante del trascendentalismo nelle conquiste filosofiche dei secoli. I misteri della superfisica sono inspiegabili per il materialista, il cui addestramento non gli consente di stimare l’estensione delle loro ramificazioni e complessità. Eppure chi, se non un platonico, un Qabbalista o un Pitagorico, avrebbe potuto scrivere La Tempesta, Macbeth, Amleto o La tragedia di Cymbeline? Chi, se non uno profondamente esperto di saperi paraconsiani, avrebbe potuto concepire, Sogno di una notte di mezza estate?

Padre della scienza moderna, rimodellatore

GIOIELLO LUCI E OMBRE DELLE A.

Da Re Riccardo Secondo di Shakespeare, Quarto del 1597.

Il copricapo ornamentale mostrato sopra è stato a lungo considerato una firma baconiana o rosacrociana. Luci e ombre delle A appare in diversi volumi pubblicati da emissari dei Rosa-Croce. Se la figura sopra viene confrontata con quella degli Alciati Emblemata nelle pagine seguenti, l’uso criptico delle due A sarà ulteriormente dimostrato.

LA PAGINA DEL TITOLO DI “ANATOMIA DELLA MELANCHOLIA” DI BURTON.

Da anatomia della malinconia di Burton.

Gli esperti baconiani dichiarano che l’Anatomia della malinconia di Burton è in realtà un album di Francis Bacon in cui raccolse strani e rari frammenti di conoscenza durante i molti anni di vita piena di eventi. Da tempo si suppone che questo frontespizio contenga un messaggio criptico. La chiave di questo cifrario è la figura di punta del maniaco nell’angolo in basso a destra del disegno. Secondo la signora Elizabeth Wells Gallup, il globo celeste al quale punta il maniaco è un criptico simbolo di Sir Francis Bacon. I segni planetari che appaiono nelle nuvole di fronte alle figure marginali 4, 5 ;, 6 e 7 indicano le configurazioni planetarie, che producono le forme di mania rappresentate. L’uomo seduto, con la testa appoggiata sulla mano. è dichiarato dagli appassionati di Bacone essere la rappresentazione di Sir Francis Bacon.

della legge moderna, redattore della Bibbia moderna, protettore della democrazia moderna e uno dei fondatori della moderna massoneria, Sir Francis Bacon era un uomo con molti scopi. Era un rosacrociano, Se non proprio il Padre illustre C.R.C. a cui si fa riferimento nei manifesti rosacrociani, fu certamente un alto iniziato dell’Ordine Rosacrociano, ed è la sua attività in relazione a questo corpo segreto che è di primaria importanza per gli studenti di simbolismo, filosofia e letteratura.

Decine di volumi sono stati scritti per stabilire se Sir Francis Bacon fosse il vero autore delle commedie e dei sonetti comunemente attribuiti a William Shakespeare. Una considerazione imparziale di questi documenti non può che convincere la mente aperta della verosimiglianza della teoria baconiana. Infatti quegli appassionati che per anni hanno faticato a identificare Sir Francis Bacon come il vero “Bardo di Avon” avrebbero potuto vincere da tempo il loro caso se avessero enfatizzato la sua più importante prospettiva, cioè che Sir Francis Bacon, l’iniziato rosacrociano, scrisse nelle opere shakesperiane gli insegnamenti segreti della Fraternità dei RC e i veri rituali dell’Ordine dei Massoni, di cui si può ancora scoprire che era il vero fondatore. Un mondo sentimentale, tuttavia, non ama rinunciare a un eroe tradizionale, sia per risolvere una polemica o per correggere un torto. Tuttavia, se si può dimostrare che estrapolando l’indovinello possono essere scoperte informazioni di valore pratico per l’umanità, allora le migliori menti del mondo coopereranno nell’impresa. La polemica Bacon-Shakespaere, come i suoi sostenitori più capaci comprendono, coinvolge gli aspetti più profondi della scienza, della religione e dell’etica; colui che risolve il suo mistero può ancora trovare in esso la chiave della presunta saggezza perduta dell’antichità.

Fu in riconoscimento dei successi intellettuali di Bacone quando Re Giacomo gli consegnò i manoscritti dei traduttori di quella che è ora conosciuta come la Bibbia per il presunto scopo di controllarli, modificarli e rivederli. I documenti sono rimasti nelle sue mani per quasi un anno, ma non si hanno informazioni su ciò che è accaduto in quel momento. Riguardo a questo lavoro, William T. Smedley scrive: “Alla fine si dimostrerà che l’intero schema della versione autorizzata della Bibbia era di Francis Bacon”. (Vedi Il mistero di Francis Bacon.) La prima edizione della Bibbia di Re Giacomo contiene un criptico messaggio baconiano. Bacon crittograficamente nascondeva nella Bibbia autorizzata ciò che non osava rivelare letteralmente nel testo – la chiave segreta rosacrociana del cristianesimo mistico e massonico?

Sir Francis Bacon possedeva indiscutibilmente la gamma di conoscenze generali e filosofiche necessarie per scrivere i drammi e i sonetti shakespeariani, poiché di solito si ammette che era un compositore, un avvocato e un linguista. Il suo cappellano, il dottor William Rawley e Ben Jonson attestano entrambi i suoi successi filosofici e poetici. Il primo paga a Bacon questo straordinario tributo: “Sono stato portato a pensare che se ci fosse stato un raggio di conoscenza derivato da Dio su qualsiasi uomo in questi tempi moderni, era su di lui, anche se era un grande lettore di libri, eppure la sua conoscenza non derivava dai libri, ma da alcuni motivi e nozioni dall’interno di se stesso. “(Vedi Introduzione al Risuscitato).

Sir Francis Bacon, essendo non solo un abile avvocato, ma anche un cortigiano raffinato, possedeva anche quella profonda conoscenza del diritto parlamentare e l’etichetta della corte reale rivelata nei drammi shakespeariani che difficilmente sarebbero stati acquisiti da un uomo nella umile posizione di l’attore di Stratford. Lord Verulam visitò inoltre molti dei paesi stranieri che facevano da sfondo alle rappresentazioni teatrali e fu quindi in grado di creare l’autentica atmosfera locale in esso contenuta, ma non vi è alcuna testimonianza che William Shakespeare abbia mai viaggiato fuori dall’Inghilterra.

La magnifica biblioteca raccolta da Sir Francis Bacon conteneva gli stessi volumi necessari per fornire citazioni e aneddoti incorporati nei drammi shakespeariani. Molte delle opere teatrali, infatti, sono state tratte da grafici di precedenti scritti di cui all’epoca non esisteva una traduzione in inglese. A causa delle sue acquisizioni scolastiche, Lord Verulam avrebbe potuto leggere i libri originali; è molto improbabile che William Shakespeare possa averlo fatto.

Esiste una prova crittografica abbondante che Bacon era interessato alla produzione dei drammi shakespeariani. Il numero di codice di Sir Francis Bacon era 33. Nella prima parte di Re Enrico IV, la parola “Francesco” appare 33 volte su una pagina. Per raggiungere questo scopo erano necessarie frasi imbarazzanti come: “Anon Francis? No Francis, ma domani Francis: o Francis, giovedì: o davvero Francis quando vuoi, ma Francis.”

In tutto il Folio e il Quartos shakespeariano compaiono decine di firme acrostiche. La forma più semplice dell’acrostico è quella in cui un nome – in questi casi Bacon – era nascosto nelle prime lettere di ogni riga. In La Tempesta, Atto I, Scena 2, appare un sorprendente esempio dell’acrostico baconiano:

“Begun to tell me what I am, but stopt
And left me to a bootelesse Inquisition,
Concluding, stay: not yet.

La prima lettera della prima e della seconda riga insieme alle prime tre lettere della terza riga formano la parola BACon. Acrostici simili appaiono frequentemente negli scritti riconosciuti di Bacon.

Il tenore dei drammi shakespeariani è politicamente in armonia con i punti di vista riconosciuti di Sir Francis Bacon, i cui nemici sono spesso caricaturali nelle commedie. Allo stesso modo, le loro sottocorrenti religiose, filosofiche e educative riflettono tutte le sue opinioni personali. Non solo queste marcate somiglianze di stile e terminologia esistono negli scritti di Bacon e nei drammi shakespeariani, ma ci sono anche alcune inesattezze storiche e filosofiche comuni a entrambe, come le identiche erratezze di Aristotele.

“Comprendendo evidentemente che il futuro avrebbe svelato il suo pieno genio, Lord Verulam nel suo testamento lasciò la sua anima a Dio sopra le oblazioni del suo Salvatore, il suo corpo da seppellire oscuramente, il suo nome e la memoria ai discorsi di carità degli uomini, alle nazioni straniere, a Anni successivi, e ai suoi compatrioti, dopo che un po ‘ di tempo fosse trascorso. Questa parte che appare in corsivo fu cancellata da Bacon, apparentemente temendo che avesse detto troppo.

Che il sotterfugio di Sir Francis Bacon fosse noto a un gruppo limitato durante la sua vita è abbastanza evidente. Di conseguenza, in molti volumi del diciassettesimo secolo si possono trovare spunti vaghi riguardo al vero autore dei drammi shakespeariani. A pagina 33 (numero di cifratura di Bacon) dell’edizione 1609 di Tesoreria o Magazzino di Robert Cawdry

UN FIRMA BACONIANA.

Da Alciati Emblemata.

Il curioso volume da cui è tratta questa figura è stato pubblicato a Parigi nel 1818. L’attenzione dello studente baconiano è immediatamente attratta dalla forma del maiale in primo piano. Bacon usava spesso questo animale come un gioco di parole sul suo stesso nome, specialmente perché il nome Bacon era derivato dal termine beech (faggio) e il seme di questo albero era usato per ingrassare i maiali. I due pilastri sullo sfondo hanno un notevole interesse massonico. Le due A che si trovano quasi al centro dell’immagine – una in luce e l’altra ombreggiata – sono prove quasi conclusive dell’influenza baconiana. La prova più convincente, tuttavia, è il fatto che 17 è l’equivalente numerico delle lettere della firma latina di Bacon (F. Baco) e ci sono 17 lettere nelle tre parole che compaiono nell’illustrazione.

FRANCIS BACON, BARON VERULAM, VISCOUNT ST. Albans.

Dall’avanzamento dell’apprendimento di Bacon.

Lord Bacon nacque nel 1561 e la storia riporta la sua morte nel 1626. Esistono comunque documenti che indicherebbero la probabilità che il suo funerale fosse un finto funerale e che, lasciando l’Inghilterra, visse per molti anni sotto un altro nome in Germania , servendo fedelmente la società segreta per la promulgazione delle cui dottrine ha consacrato la sua vita. Pochi dubbi sembrano esistere nella mente degli investigatori imparziali che Lord Bacon era il figlio legittimo della regina Elisabetta e del conte di Leicester.

di Similes appare la seguente significativa allusione: “Come se gli uomini ridessero di un uomo povero, se avere indumenti preziosi lo costringessero a recitare la parte di un personaggio onorevole su un palco, quando la commedia finiva, doveva tenerli come se fossero suoi, e vantarsi “.

I ripetuti riferimenti alla parola hog e la presenza di affermazioni crittografiche a pagina 33 di vari scritti contemporanei dimostrano che la chiave dei cifrari era contenuta nel suo nome, Bacon. Esempi degni di nota sono la famosa frase di Mistress Quickly in The Merry Wives of Windsor: “Hang-hog is latten for Bacon, I warrant you”; i frontespizi di The Countess of Pembroke’s Arcadia e Faerie Queene di Edmund Spenser e gli emblemi che appaiono nelle opere di Alciatus e Wither. Inoltre, la parola honorificabilitudinitatibus che appare nel quinto atto di Love’s Labor’s Lost è una firma rosacrociana, come indica il suo equivalente numerico (287).

Di nuovo, sul frontespizio della prima edizione della Nuova Atlantide di Sir Francis Bacon, Padre Tempo è raffigurato mentre porta una figura femminile fuori dall’oscurità di una grotta. Intorno ad esso c’è un’iscrizione latina: “Col tempo la verità segreta sarà rivelata”. Le parole d’ordine che compaiono in volumi pubblicati specialmente durante la prima metà del diciassettesimo secolo sono stati progettati, disposti e in alcuni casi mutilati secondo un piano definito.

È evidente anche che le mispaginazioni nei Folios shakespeariani e altri volumi sono le chiavi dei cifrari baconiani, poiché le riedizioni – spesso prodotte con diversi caratteri e stampanti – contengono gli stessi errori. Ad esempio, il Primo e il Secondo Folio di Shakespeare sono stampati con caratteri completamente diversi e con stampanti diverse a nove anni di distanza, ma in entrambe le edizioni la pagina 153 delle Commedie è numerata 151 e le pagine 249 e 250 sono numerate rispettivamente 250 e 251. Anche nell’edizione del 1640 di Bacon, The Advancement and Proficience of Learning, le pagine 353 e 354 sono numerate rispettivamente 351 e 352, e nell’edizione del 1641 delle Settimane Divine di Du Bartas le pagine da 346 a 350 sono completamente mancanti, mentre la pagina 450 è numerata 442. La frequenza con cui sono coinvolte le pagine che terminano con i numeri 50, 51, 52,53 e 54 verrà indicata.

I requisiti del codice biliteralico di Lord Verulam sono pienamente soddisfatti in decine di volumi stampati tra il 1590 e il 1650 e in alcuni stampati in altri periodi. Un esame dei versi di L. Digges, dedicati alla memoria del defunto “Authour Maister W. Shakespeare”, rivela l’uso di due tipi di carattere sia per le lettere maiuscole che minuscole, le differenze sono più marcate nella T maiuscola, N e A, (Guarda il Primo Folio.) Il codice è stato cancellato dalle edizioni successive.

La presenza di materiale nascosto nel testo è spesso indicata da un inutile aggiunta di parole. Sulla sedicesima pagina non numerata dell’edizione del 1641 delle Settimane Divine di Du Bartas c’è un cinghiale che sormonta un testo piramidale. Il testo è gergo senza senso, evidentemente inserito per ragioni crittografiche e contrassegnato con la firma di Bacon – il maiale. L’anno successivo alla pubblicazione del primo foglio dei drammi di Shakespeare nel 1623, fu stampato in “Lunæburg” un notevole volume sulla crittografia, opera di Gustavo Selenus. È considerato estremamente probabile che questo volume costituisca la chiave crittografica del Grande Folio Shakespeariano.

Teste e code particolarmente simboliche segnalavano la presenza di crittogrammi. Mentre tali ornamenti si trovano in molti primi libri stampati, alcuni emblemi sono peculiari di volumi contenenti cifre rosacroce baconiane. Le ombre e le luci nella lettera A sono un esempio interessante. Tenendo presente la frequente ricorrenza nel simbolismo baconiano della A e del maiale, la seguente dichiarazione di Bacon nella sua interpretazione della natura è estremamente significativa: “Se la scrofa con il muso dovesse imprimere la lettera A sul terra, immagineresti quindi di poter scrivere tutta una tragedia con una sola lettera? ”

I rosacroce e le altre società segrete del diciassettesimo secolo usavano le filigrane come mezzo per il trasporto di riferimenti crittografici, e i libri che presumibilmente contengono cifrature baconiane sono di solito stampati su carta recante filigrane rosacroce o massoniche; spesso ci sono diversi simboli in un libro, come la croce di rose, urne, grappoli d’uva e altri.

A portata di mano è un documento che può rivelarsi una chiave notevole per un cifrario che inizia in The Tragedy of Cymbeline. Per quanto noto, non è mai stato pubblicato ed è applicabile solo alle opere del Folio Shakesperiano del 1623. Il codice è un conteggio di righe e parole che coinvolgono la punteggiatura, in particolare i punti esclamativi lunghi e corti e i punti di interrogazione dritti e inclinati. Questo codice è stato scoperto da Henry William Bearse nel 1900 e, dopo essere stato accuratamente verificato, la sua esatta natura sarà resa pubblica.

Non rimane alcun dubbio ragionevole che l’Ordine massonico sia la diretta causa della crescita delle società segrete del Medioevo, né si può negare che la massoneria sia permeata dal simbolismo e dal misticismo dei mondi antichi e medievali. Sir Francis Bacon conosceva il vero segreto dell’origine massonica e c’è motivo di sospettare che nascondesse questa conoscenza in cifre e crittografia. Bacon non deve essere considerato solo come un uomo ma piuttosto come il punto focale tra un’istituzione invisibile e un mondo che non è mai stato in grado di distinguere tra il messaggero e il messaggio che ha promulgato. Questa società segreta, avendo riscoperto la saggezza perduta dei secoli e temendo che la conoscenza potesse essere persa di nuovo, la perpetuò in due modi: (1) con una organizzazione (Massoneria)

.Dalla storia del mondo di Ralegh.

Molti documenti influenzati dalla filosofia baconiana – o che avevano come scopo quello di nascondere criptogrammi baconiani o rosacrociani – usavano alcuni disegni convenzionali all’inizio e alla fine dei capitoli, che rivelano agli iniziati la presenza di informazioni nascoste. L’ornamentale di cui sopra ha un’influenza baconiana e si trova solo in un certo numero di volumi rari, che contengono tutti crittogrammi baconiani. Questi messaggi di cifratura furono inseriti nei libri dallo stesso Bacon o da autori contemporanei e successivi appartenenti alla stessa società segreta che Bacon servì con la sua straordinaria conoscenza di cifrari ed enigmi. Varianti di questo copricapo adornano il grande folio shakespeariano (1623); il Novum Organum di Bacone (1620); la Bibbia di San Giacome (1611); Spencer Faerie Queene (1611); e Storia del mondo di Sir Walter Ralegh (1614) (Vedi American Baconiana.)

IL RITRATTO DROESHOUT DI SHAKSPERE.

Dal grande foglio di Shakespeare del 1623.

Non esistono ritratti autentici di Shakspere. Le differenze tra i ritratti di Droeshout, Chandos, Janssen, Hunt, Ashbourne, Soest e Dunford dimostrano definitivamente che gli artisti non erano a conoscenza delle reali caratteristiche di Shakspere. Un esame del ritratto di Droeshout rivela diverse peculiarità. Gli appassionati di Bacon sono convinti che il volto sia solo una caricatura, forse la maschera mortuaria di Francis Bacon. Un confronto tra il Droeshout Shakspere con i ritratti e le incisioni di Francis Bacon dimostra l’identità della struttura delle due facce, la differenza nell’espressione è causata da linee di ombreggiatura. Assieme alla peculiare linea che va dall’orecchio al mento. Questa linea significa sottilmente che la faccia stessa è una maschera, che termina all’orecchio? Si noti inoltre che la testa non è collegata al corpo, ma è appoggiata sul colletto. Il più strano di tutti è il cappotto: metà è all’indietro. Nel disegnare la giacca, l’artista ha realizzato correttamente il braccio sinistro, ma il braccio destro ha la parte posteriore della spalla in avanti. Frank Woodward ha notato che ci sono 157 lettere nel frontespizio. Questa è una firma rosacrociana di primaria importanza. La data, 1623, più le due lettere “ON” dalla parola “LONDRA”, danno la firma criptica di Francis Bacon, con una semplice cifra numerica. Semplicemente scambiando le 26 lettere dell’alfabeto con i numeri, 1 diventa A, 6 diventa F, 2 diventa B e 3 diventa C, dando AFBC. A questo si aggiunge ON da LONDRA, risultante in AFBCON, che riorganizzando le lettere diventa F. BACON.

agli iniziati di cui ha rivelato la sua saggezza sotto forma di simboli; (2) incarnando i suoi arcani nella letteratura per mezzo di cifre ed enigmi astutamente inventati.

Le prove indicano l’esistenza di un gruppo di fratelli saggi e illustri che si sono assunti la responsabilità di pubblicare e conservare per le generazioni future il più segreto dei libri segreti degli antichi, insieme ad alcuni altri documenti che essi stessi avevano preparato. Il fatto che i futuri membri della loro confraternita avrebbero potuto non solo identificare questi volumi, ma anche notare immediatamente i passaggi significativi, le parole, i capitoli o le sezioni in essi, hanno anche creato un alfabeto simbolico di disegni geroglifici. Per mezzo di una certa chiave e ordine, gli adepti furono così messi in condizione di trovare quella saggezza con la quale un uomo è “elevato” a una vita illuminata.

L’enorme importanza del mistero di Bacon sta diventando ogni giorno più evidente. Sir Francis Bacon era un anello di quella grande catena di menti che ha perpetuato la dottrina segreta dell’antichità sin dal suo inizio. Questa dottrina segreta è nascosta nei suoi scritti criptici. La ricerca di questa saggezza divina è l’unico motivo legittimo per lo sforzo di decodificare i suoi crittogrammi.

La ricerca massonica potrebbe scoprire molto valore se volesse prestare la sua attenzione ad alcuni volumi pubblicati nel XVI e XVII secolo che portano il marchio e il sigillo di quella società segreta i cui membri per primi stabilirono la massoneria moderna ma rimasero essi stessi come un gruppo immateriale che controllava e dirigeva il attività del corpo esterno. La storia sconosciuta e i rituali perduti della massoneria possono essere riscoperti nel simbolismo e nei crittogrammi del Medioevo. La massoneria è il figlio brillante e glorioso di un padre misterioso e nascosto. Non può rintracciare la sua discendenza perché quell’origine è oscurata dal velo del superfisico e del mistico. Il Grande Foglio del 1623 è una vera e propria casa del tesoro di tradizioni e simbolismo massonici, ed è giunto il momento in cui a quella Grande Opera dovrebbe essere accordata la considerazione che le è dovuta.

Sebbene il cristianesimo abbia distrutto l’organizzazione materiale dei Misteri pagani, non ha potuto distruggere la conoscenza del potere soprannaturale posseduto dai pagani. Pertanto è noto che i Misteri di Grecia ed Egitto furono perpetuati segretamente nei primi secoli della chiesa e, in seguito, vestiti dal simbolismo del cristianesimo, furono accettati come elementi di quella fede. Sir Francis Bacon fu uno di quelli a cui era stato affidato il perpetuarsi e la diffusione degli arcani del superfisico originariamente in possesso dei gerofanti pagani, e per raggiungere tale scopo formulò la Fraternità dei R.C. o è stato ammesso in un’organizzazione già esistente con quel nome ed è diventato uno dei suoi principali rappresentanti.

Per qualche ragione non evidente ai non iniziati c’è stato uno sforzo continuo e coerente per prevenire il disfacimento della matassa baconiana. Qualunque sia il potere che blocca continuamente gli sforzi degli investigatori, è ora incessante come lo era immediatamente dopo la morte di Bacon, e coloro che tentano di risolvere l’enigma sentono ancora il peso del suo risentimento.

Un mondo incompreso ha mai perseguitato coloro che comprendevano i meccanismi segreti della Natura, cercando in ogni ma immaginabile

I tentativi di falsficare la calligrafia di Shakspere; i ritratti fraudolenti la fabbricazione di biografie spurie; la mutilazione di libri e documenti; la distruzione o l’aver reso illeggibili tavolette e iscrizioni contenenti messaggi crittografici, hanno aggravato le difficoltà inerenti alla soluzione dell’enigma Bacon-Shakspere-Rosicruciano. I falsi irlandesi hanno ingannato gli esperti per anni.

Secondo il materiale disponibile, il consiglio supremo della Fraternità di R.C. era composto da un certo numero di individui che avevano vissuto quella che è conosciuta come la “morte filosofica”. Quando venne il momento per un iniziato di intraprendere le sue fatiche per l’Ordine, egli “morì convenientemente” in circostanze alquanto misteriose. In realtà cambiava nome e luogo di residenza e al suo posto veniva seppellita una scatola di pietre. Si ritiene che ciò sia accaduto nel caso di Sir Francis Bacon che, come tutti i servitori dei Misteri, ha rinunciato a tutto il merito personale e ha permesso ad altri di essere considerati come gli autori dei documenti che ha scritto o ispirato.

Gli scritti criptici di Francis Bacon costituiscono uno dei più potenti elementi tangibili nei misteri del trascendentalismo e della filosofia simbolica. Apparentemente devono ancora passare molti anni prima che un mondo senza comprensione apprezzerà il genio trascendente di quel misterioso uomo che scrisse il Novum Organum, che salpò con la sua piccola nave nel mare inesplorato dell’apprendimento attraverso le Colonne d’Ercole e i cui ideali per una nuova civiltà si esprime magnificamente nel sogno utopico della Nuova Atlantide. Sir Francis Bacon era un secondo Prometeo? Il suo grande amore per il popolo del mondo e la sua pietà per la loro ignoranza hanno fatto si che l’autore portasse il fuoco divino dal cielo nel contenuto di una pagina stampata?

Con ogni probabilità, le chiavi dell’enigma baconiano si troveranno nella mitologia classica. Chi comprende il segreto del Dio a sette raggi comprenderà il metodo impiegato da Bacone per compiere il suo lavoro monumentale. Gli alias sono stati assunti da lui in conformità con gli attributi e l’ordine dei membri del sistema planetario. Una delle chiavi meno conosciute – ma più importanti – dell’enigma baconiano è la terza edizione del 1637, pubblicata a Parigi, di Les Images o dei Tableaux de platte peinture des deux Philostrates sofistes grecs et les statues de Callistrate, di Blaise de Vigenere. Il frontespizio di questo volume – che, come indica il nome dell’autore quando correttamente decifrato, è stato scritto da o sotto la direzione di Bacon o della sua società segreta – è una massa di importanti simboli massonici o rosacrociani. A pagina 486 appare una tavola intitolata “Ercole Furieux”, che mostra una figura gigantesca che agita una lancia, il terreno davanti a lui cosparso di strani simboli. Nel suo curioso lavoro, Das Bild des Speershüttlers die Lösung des Shakespeare-Rätsels, Alfred Freund tenta di spiegare il simbolismo baconiano nei Filostrati. spiegandoci come Bacone sia l’Ercole filosofale, che il tempo stabilirà come il vero “Spear-Shaker” (Shakespeare).

TITOLO DELLA PAGINA DELLA FAMOSA PRIMA EDIZIONE DELLA STORIA DEL MONDO DI SIR WALTER RALEGH.

Dalla storia del mondo di Ralegh.

Qual era la misteriosa conoscenza che possedeva Sir Walter Ralegh e che era stata dichiarata dannosa per il governo britannico? Perché è stato giustiziato quando le accuse contro di lui non potevano essere provate? Era un membro di quelle società segrete temute e odiate che hanno quasi rovesciato l’Europa politica e religiosa durante il XVI e il XVII secolo? Sir Walter Ralegh è stato un fattore importante nell’enigma massonico Bacon-Shakspere-Rosacroce-Massonico? Da parte di coloro che cercano le chiavi di questa grande controversia, sembra essere stato quasi del tutto trascurato. I suoi contemporanei sono unanimi nel lodare il suo straordinario intelletto, ed è stato a lungo considerato uno dei figli più brillanti della Gran Bretagna.

Sir Walter Ralegh – soldato, cortigiano, statista, scrittore, poeta, filosofo ed esploratore – fu una figura scintillante alla corte della regina Elisabetta. I nemici di Ralegh, giocando sulla debolezza del re, non cessarono la loro persecuzione fino a quando Ralegh non fu impiccato e il suo corpo decapitato, diviso in quarti e sventrato.

Il frontespizio riprodotto sopra è stato usato dai nemici politici di Ralegh come potente arma contro di lui. Convinsero Giacomo I che il volto della figura centrale che sosteneva il globo era una sua caricatura, e il re infuriato ordinò che ogni copia dell’incisione fosse distrutta. Ma alcune copie sfuggirono all’ira reale; di conseguenza la tavola è estremamente rara. L’incisione è una massa di simboli rosacroce e massonici, e le figure sulle colonne nascondono con tutta probabilità un crittogramma. Ancora più significativo è il fatto che la pagina di fronte a questa tavola è un copricapo identico a quello utilizzato nel Folio di “Shakespeare” del 1623 e anche nel Novum Organum di Bacon.

Informazioni su neovitruvian

Non fidatevi dei vostri occhi, sono facilmente ingannabili, ricercate in voi stessi quella forza che vi permette di distinguere il vero dal falso. Il mondo così come è non va. Mi basta questo.

Pubblicato il 6 luglio 2019, in Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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