A tutti i “bambini” ma soprattutto “bambine” che conosco

“Chi sei tu per giudicare me?”. Quante volte, durante una discussione che accennasse una qualche forma di considerazione morale sul prossimo, vi siete sentiti dire questa frase? Da un po’ di anni, la mia risposta è sempre la stessa e di solito funziona; manda in crisi:”E tu chi sei per pretendere di non essere mai giudicato per ciò che dici e fai”?. Il punto, vedete, è abbastanza semplice: il paradossale relativismo assoluto, la cui moda è esplosa definitivamente nella seconda metà del 900, con il passare delle generazioni ha creato un vero e proprio esercito di bambinoni frignoni, permalosi, presuntuosi ed assolutamente insofferenti ad ogni tipo di critica motivata ed obiettiva. Si è confusa la lotta allo stupido e bigotto moralismo, con la necessità di darsi al più insensato “faicometiparismo”. E così, da “tromboni-bacchettoni”, siamo diventati direttamente e rovinosamente irresponsabili. Non ci sono state vie di mezzo; giusti compromessi che ci permettessero di maturare senza le ossessioni moraliste dei nostri bisnonni.

E così che, nei bimbi e negli adolescenti moderni, si è radicata la semplicistica convinzione che “ognuno è speciale a modo suo” o che “alla fine ognuno ha le sue idee e queste ultime devono sempre essere rispettate”. In tal modo, nel corso degli anni, si è arrivati a far coincidere la libertà di pensiero e di espressione con il divieto assoluto di critica nei confronti dell’espressione stessa. Qualunque tronfia idiozia, qualunque insulsa opinione priva di logica e fondamento, deve essere quindi tollerata e mai bollata con aggettivi che possano ferire chi l’ha espressa. Non è un caso, quindi, che flotte di ventenni ed ultratrentenni, arrivino ad una certa età totalmente impreperati al durissimo confronto con il mondo; come se non esistesse nessuna morale da rispettare, nessun buon esempio da emulare, nessun paletto da non valicare per rispetto della propria dignità; nessuna responsabilità intellettuale ed esistenziale da prendersi. Guardando l’attuale classe dirigente, non a caso, si ha proprio l’impressione di trovarsi dinanzi ad un manipolo di cialtroni maicresciuti che sono campioni olimpionici in un’unica specialità: lo scaricamento del barile. Quasi più nessuno sembra entrare in contatto con un sano senso di vergogna, con il giusto interesse per la propria reputazione e, nel caso in cui si collezioni figure indecorose, con la necessità di sparire dalla scena pubblica. Uno stato dove la raccolta differenziata ed il riciclo dei rifiuti solidi urbani sono ancora utopia, registra invece un riciclaggio pari quasi al 100% di rifiuti solidi umani.

E’ per questo che, da sempre,  mi riscopro intimamente più vicino ai valori (oramai perduti e svenduti) della cosiddetta “destra”. Il senso di rigore, affiancato a quello di responsabilità per i propri, obiettivi e plateali errori, ha caratterizzato la mia educazione fin da quando ero piccino. Ogni volta che litigavo con qualche amichetto, il primo a prenderle, anche se avevo ragione, ero proprio io. Il frignare non era concepito; l’autocommiserazione idem. Bisognava reagire e rialzarsi, sempre e comunque. Un sano e non esasperato spirito competitivo, aiuta a mettersi in gioco e ad ambire ad elevarsi moralmente ed eticamente e non solo economicamente. Accettare il fatto che esistano individui che, per scelte e sacrifici  fatti durante la propria vita, siano obiettivamente migliori di altri, aiuta a crescere in maniera equilibrata e ad essere persone più complete e realmente umili. Perchè non vogliamo capirlo? Perchè ci ostiniamo a sostare in questa paraculata deresponsabilizzante che sospende il giudizio per mancanza di coraggio e maturità? Forse qualche “adulto” saprà rispondermi. Chissà…

Fonte

LS4U

Informazioni su neovitruvian

Non fidatevi dei vostri occhi, sono facilmente ingannabili, ricercate in voi stessi quella forza che vi permette di distinguere il vero dal falso. Il mondo così come è non va. Mi basta questo.

Pubblicato il 18 marzo 2011 su Bimbeminkia, Materialismo, Ragazzini Strafottenti, Responsabilità. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. ciao mi piace molto questo tuo pezzo.. l ultimas parte però mi porta a pensare che anche tu , pur essendoti criticamente reso conto che non c’è stata via di mezzo(dall autoritarismo al lassismo), proponi come buona via fondamentalmente il vecchio metodo ..esiste una terza via molto proficua ma di cui, guarda caso, conoscono o si interessano in pochi: intelligenza emotiva. L’ie è uno strumento pratico ma scientificamente fondato che consente di offrire ai propri figli uno strumento essenziale per affrontare la vita. i figli degli allenatori – emotivi sono più equilibrati, più disposti all ascolto, più intelligentemente critici, più disposti all apprendimento, si riprendono più velocemente nei momenti di forte difficoltà.. i figli dei genitori allenatori emotivi imparano a fidarsi dei propri sentimenti, a regolare le proprie emozioni e a risolvere i problemi, hanno una buona stima di sè, imparano bene e si trovano a proprio agio con gli altri. il gemitore allenatore non nega, ignora,ridicolizza o sminuisce i propri figli per le emozioni che prova(tutte : anche quelle classicamente disapprovate perchè esse ci stanno dicendo qualcosa) ma pone dei limiti nei confronti dei comportamenti inaccettabili.. E’ un po’ come dovrebbero essere i rapporti tra adulti comunque, specialmente nelle relazioni di coppia.. quando si dice cuore e ascolto..Immagina di vivere con qualcuno che ti fa pensare che “la tua tristezza è una mosca nella minestra.la tua collera è di imbarazzo per tutto il clan. Le tue paure sono di ostacolo ai loro progressi. Il loro mondo probabilmente sarebbe perfetto se non fosse per te e per le tue emozioni”(gottmann).. che adolescente diventerai? che uomo?che donna?.. Ma è vero anche che per essere allenatori emotivi bisogna essere consapevoli innanzitutto delle proprie emozioni così da poter essere consapevoli di quelle altrui… e questo vorrebbe dire essere adulti che hanno lavorato su se stessi invece di guardare la tv……………………. 🙂
    ps: l argomento è abbastanza vasto , già dicendo due cose ne ho fatto un pairo, immagina cosa significa nel dettaglio 🙂 spero comunque che vorrai considerare come possibile una terza soluzione ..quella che c’è ma che ancora tutti non vedono 🙂

    • Ciao! Grazie per il commento! Effettivamente l’ultima parte può dare adito a molti significati. Intendo dire che l’esasperazione consumistica di questa società in cui le parole non hanno valore, il significato non ha senso, anche dove la verità è palese, si nega e nella maggior parte dei casi ci si salva, scaturisce in me indigniazione per come vengono infranti tutti i principi che ci rendono umani. La parola destra è forte, ma ti fa anche riflettere su come bisognerebbe mantenere un equilibrio, tra le forze…come si dice “il troppo storpia”, la gente è deumanizzata non si incazza più per ciò che conta veramente!
      La famiglia conta certo, ma la società conta altrettanto se non di più, se si vive in una società malata diventa logico che i ragazzi crescano malati, sempre più psicotici, e schizofrenici, per non parlare dell’aumento nelle nascite di bambini autistici.
      Grazie ancora per il commento!

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