Archivio mensile:febbraio 2011

Moria di animali: 5 milioni di pesci morti nel fiume Mara in Kenia

La National Environmental Management Authority (Nema), il ministero della sanità pubblica e il Kenya Wildlife Service stanno indagando sulla morte di molti pesci nel fiume Mara. Gli ambientalisti sospettano che la moria, iniziata la scorsa settimana, potrebbe essere stata causata da prodotti agricoli chimici provenienti da aziende limitrofe, che scaricano nel fiume.

“Le morti potrebbero essere state causate dai prodotti agricoli chimici provenienti dalle aziende di grandi dimensioni situate sul lato superiore del fiume. Questi prodotti chimici potrebbero anche uccidere gli ippopotami, i coccodrilli e gli altri animali che bevono l’acqua del fiume “, ci riferisce Ben Kipeno, un ambientalista che lavora sul lato settentrionale della riserva. Kipeno, riporta che mercoledì ci sono state delle segnalazioni, non confermate, che a parte il pesce, anche un coccodrillo e un ippopotamo erano già stati vittime delle sostanze chimiche. L’ambientalista ha esortato il governo a tenere a freno gli agricoltori che, lungo il fiume, fanno uso di potenti sostanze chimiche e sostiene che, nonostante le numerose denunce alla Nema non è mai stata intrapresa nessuna azione. I Funzionari del KWS sono stati spediti sul posto per raccogliere campioni di pesce e farli esaminare ai chimici del governo per ulteriori esami atti ad accertare la causa delle morti. Un ufficiale in carica della Nema, Gabriel Tambushi riferisce che i rapporti iniziali indicano che più di cinque milioni di pesci sono stati uccisi alla confluenza stagionale del fiume Moyan a Transmara con il Mara a seguito di una pesante alluvione.

“L’improvviso cambiamento climatico ha provocato una pesante nebbia che ha coperto la superficie dell’acqua, provocando grossi problemi ai pesci che non avevano in questo modo la possibilità di sostentarsi ulteriormente”, riferisce Tambushi. Quest’ultimo non ha escluso che la causa potrebbero essere le sostanze chimiche velenose agricole delle fattorie, che dipendono dal fiume Mara per l’irrigazione.

Fonte

Guerra in Iraq, una spiacevole eredità

Nell’Iraq del dopo guerra, ci sono donne come Leila Omar Wassin che hanno il cuore a pezzi vedendo che i loro bambini nascono malformati a causa degli svariati anni di guerra e delle mortali sostanze che vennero rilasciate.

“Il mio primo bambino è morto dopo che era nato senza gambe e il secondo è morto pochi giorni fa perché il suo midollo spinale era compromesso e la sua testa era troppo grande” la donna 36enne ha detto ad IslamOnline.net.

Wassim è una delle vittime del massiccio bombardamento di Falluja del 2004, quando l’esercito americano ha dichiaratamente utilizzato munizioni all’uranio impoverito, che contengono bassi livelli di rifiuti radioattivi.

I dottori hanno detto a Wassim che il suo corpo venne contaminato e ciò causò le malformazioni dei suoi piccoli e le premature morti.

“Se avessi saputo che il mio corpo era malato, non avrei tentato di dare alla luce nuovi figli “.

Gli esperti affermano che molti come Wassim, soprattutto nelle zone gravemente colpite dal materiale radioattivo nel corso degli anni, soffrono lo stesso tipo di disturbo.

“Gli attacchi delle truppe statunitensi sono stati effettuati con un’alta quantità di sostanze chimiche, il che ha reso il materiale genetico della popolazione colpita molto esposto a mutazioni, con conseguenti bambini nati solo per sopravvivere un paio d’ore” il Dott. A’dab Hatim, un pediatra in un ospedale di Baghdad, riferisce:

“Le malformazioni più comuni avvengono nel midollo spinale, vi è la mancanza degli arti, più dita, malformazioni degli occhi, una testa enorme e organi interni danneggiati”

Dopo averlo negato in un primo momento, il Pentagono ha ammesso che nel novembre del 2005 il fosforo bianco, un’arma incendiaria, è stata utilizzata in un bombardamento di Fallujah.

Venne anche ammesso che furono utilizzate più di 1.200 tonnellate di munizioni all’uranio impoverito in Iraq durante l’invasione del 2003.

IL PROBLEMA AUMENTA E VIENE SISTEMATICAMENTE IGNORATO

La situazione per quanto riguarda i difetti di nascita dei bambini ‘si è aggravato nel corso degli anni, diventando un evento comune per medici e infermieri.

“Baghdad ha dimostrato un alto livello di contaminazione”, confermano un medico e un ricercatore presso un ospedale della Mezzaluna Rossa a Baghdad.

“Nel 2005 abbiamo avuto circa 600 casi segnalati negli ospedali pubblici, negli ultimi tre anni, questo numero è raddoppiato.”

Nella sola Fallujah, sono stati segnalati circa 220 casi di neonati sfigurati dal 2005.

“Siamo stati informati di casi simili in alcuni ospedali privati. Tuttavia, essi non appaiono nella nostra ricerca perché abbiamo bisogno di un nullaosta da parte delle famiglie, purtroppo questo è difficile da ottenere.”

I medici lamentano che la mancanza di informazioni e l’incuria complicano il problema.

“Il novanta per cento di tutte le famiglie non hanno accesso alle informazioni, alcune sono analfabete, e altre sono semplicemente povere”, osserva il dottor Abdel-Rafid Rassoul, dell’Università Mustansiriyah di Baghdad.

Il Dr. Hatim, pediatra, sottolinea la necessità di una campagna di sensibilizzazione per aprire le menti e aiutare decine di bambini che muoiono ogni mese a causa della mancanza di informazioni.

“Ma il governo è solo preoccupato per la politica.”

I medici insistono sul fatto che sia responsabilità degli Stati Uniti tentare di rimerdiare a parte del danno che hanno loro stessi causato.

“Il governo degli Stati Uniti ha speso miliardi in questa guerra, ma nessuno per sistemare i problemi causati dalle loro pericolose armi” riferisce il Dr. Bashier Mazim, un altro medico della Baghdad University.

“Posso dire che questi neonati sono il risultato del disastro americano che ha colpito la nostra terra.”

“Siamo vittime di questa guerra ingiusta.”

Rivoluzione egiziana: Quello che non vi dicono

 

Non c’è mai stata una “rivoluzione egiziana”, piuttosto un colpo di stato militare manovrato da dietro le quinte da una giunta di generali fantoccio della CIA, che evidentemente non hanno avuto successo nello spodestare Hosni Mubarak, se non grazie all’aiuto di pesanti ultimatum provenienti da Washington nella notte tra Giovedi, 10 febbraio e Venerdì 11 Febbraio 2011. Emergono crescenti evidenze che la minaccia in questione riguardasse il sequestro o il blocco del Canale di Suez, la via commerciale egiziana che trasporta oltre l’8% di tutto il commercio marittimo mondiale, via che fù nelle mire degli imperialisti già nel 1956, da cui sarebbero riusciti ad escludere fino ad oggi la Cina, l’Iran e la Russia. Per quanto riguarda Mubarak, ci sono forti indicazioni che sia stato rovesciato da Washington e da Londra, perché si oppose all’attuale piano USA-UK atto ad organizzare un blocco di stati sunniti arabi come l’Egitto, l’Arabia Saudita, la Giordania e gli stati del Golfo – sotto la protezione nucleare degli Stati Uniti e spalla a spalla con Israele – ai fini di provocare confronti e guerre con l’Iran, la Siria, gli Hezbollah e i loro alleati sciiti e radicali.

Ciò significa che, con la caduta di Mubarak, il Medio Oriente ha fatto un grande passo in avanti sulla strada verso il conflitto totale. Per quanto riguarda la giunta, ha sciolto il parlamento, ha fatto a brandelli la Costituzione, e ha annunciato sei mesi di legge marziale.

Nei giorni successi alla caduta di Mubarak, il coro dei media controllati dagli inglesi e dagli americani scandì ossessivamente che questo “cambio” di regime nel mondo arabo era stato portato avanti unicamente dal popolo egiziano. In realtà, l’agitazione relativamente limitata del popolo era il fattore meno importante nell’operazione di rovesciamento di Mubarak. In quanto non vi era nessuna organizzazione di massa che avesse le capacità e il potere di prenderne il controllo, non vi era nessun programma di ricostruzione economica, di sviluppo e di riforme che sarebbe stato l’input per unire gli sforzi tra i vari settori della popolazione, l’Egitto è stato lasciato alla mercé delle rivoluzioni colorate standard della CIA / National Endowment for Democracy, presa del potere popolare o colpo di stato postmoderno che fosse. Secondo questa ricetta, la destabilizzazione è iniziata con il reclutamento dei giovani privilegiati della medio alta borghesia – quelli con l’accesso a Internet, a Google, a Facebook e a Twitter – a Tahrir Square, dove, nonostante il loro numero abbastanza ridotto in una città grande come il Cairo, hanno fornito un ottimo soggetto per la rete tv Al Jazeera, che serve spudoratamente come megafono demagogico dei servizi segreti britannici, gli ex detentori del potere in Egitto.

Il ruolo incendiario svolto da Al Jazeera si riflette anche nello strana politica del rischio calcolato attualmente in corso a Doha, nel Qatar, dove ha sede questa rete. Come Gamal Mubarak presumibilmente disse al senatore statunitense Joseph Lieberman nel febbraio del 2009, secondo un rapporto del Dipartimento di Stato trafugato da Wikileaks: “Purtroppo, il Qatar sta recitando il ruolo del “guastafeste” per ottenere un posto al tavolo….” Sono coordinati strettamente con la Siria e l’Iran, riferisce Gamal, “in un attacco orchestrato in Egitto e in altri paesi arabi moderati”. Lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani e il resto della famiglia reale Al Thani del Qatar potrebbero presto trovarsi spodestati dalla loro stessa trappola per la destabilizzazione della regione.

Successe allora che la ricca gioventù del Cairo riuscì ad organizzare una qualche sorta di presenza televisiva, permettendo agli agitatori e ai provocatori di Al Jazeera di sostenere che questi giovani pieni di speranze, anarchici e nichilisti rappresentassero l’incarnazione della volontà popolare di Jean-Jacques Rousseau e quindi che sarebbero stati i giudici in ultima istanza per tutte le decisioni politiche che riguarderanno il futuro dell’Egitto. A volte c’erano solo poche centinaia di giovani appassionati in piazza, ma per Al Jazeera rappresentavano l’oracolo supremo di ciò che l’Egitto voleva. L’Egitto ha più di 80 milioni di persone, nell’area metropolitana del Cairo abitano quasi 20 milioni, ma le forze anti-Mubarak stentano a superare le 50 000 unità – anche nei giorni scoppiettanti quando promisero la One Milion Man March o addirittura la Two Million Man March. Rispetto a Kiev, una città più piccola, durante novembre 2004, quello del Cairo è stato un tentativo velleitario.

Il branco in piazza era semplicemente un fatto costruito per la televisione, ed i suoi partecipanti – per quanto fosse stata diversa la loro intenzione soggettiva – sono stati ridotti a oggetti di scena, scenografie, comparse, o a riprese di rito. Odiavano Mubarak. Essi volevano spodestare il suo regime. Hanno rifiutato la gerarchia. Volevano trasparenza. Con un livello così patetico e primitivo di coscienza politica, la folla in piazza non avrebbe mai potuto sperare di determinare gli eventi della “rivoluzione”, è stata purtroppo costretta a diventare lo strumento di una forza organizzata che in realtà sapeva ciò che voleva – cioè la CIA.

La folla non era organizzata, ma c’erano le organizzazioni all’interno della folla. Una era chiamata il 6 April Movement, che si rivelò essere una clone o un’imitazione del veicolo originale delle rivoluzioni colorate, l’ Otpor! serbo del 1999-2000 che fù utilizzato dal National Endowment for Democracy per rovesciare Milosevic. A quanto pare anche la CIA sente la crisi riciclando il saluto del gruppo serbo direttamente per la rivoluzione egiziana. Altri aspetti della folla riflettono gli aspetti “riutilizzati” dalle precedenti rivoluzioni colorate – lo slogan tanto decantato “Game Over” era in realtà un residuo di un tentativo di destabilizzare il Tibet al servizio del Dalai Lama.

Quando la ricca gioventù ebbe la necessità di un rinforzo numerico, chiamarono la massoneria britannica che in questo caso veniva rappresentata dalla Fratellanza musulmana. L’Ikhwan fornì i giovani di grandi battaglioni, ma portò anche tensioni nelle pubbliche relazioni. Per neutralizzarle, venne messa in piedi una campagna di propaganda da un numero di affiliati della CIA, tra cui Bruce Riedel, per rassicurare il pubblico americano che non c’era nulla di cui preoccuparsi.

Va sottolineato che la destabilizzazione egiziana divennne violenta molto presto.Venerdì, 28 gennaio, i manifestanti bruciarono la sede del partito di Mubarak nel centro del Cairo. Non è noto se ci siano stati incidenti mortali in questa occasione. Altri manifestanti hanno sistematicamente bruciato stazioni di polizia. Diversi poliziotti sono stati linciati dalla folla. C’è stato anche un attacco armato nella sede del ministero dell’Interno, che è stato respinto dopo uno scontro a fuoco con la polizia in tenuta antisommossa. Questa violenza dagli splendenti eroi della democrazia non è stata riportata, nè tanto meno condannata, da Ban-ki Moon, dall’Unione europea, o dagli altri “guardiani della moralità” mondiale.

Gli anglo-americani evidentemente ritengono che l’attuale combinazione tra crisi economica mondiale o, se si vuole utilizzare un altro termire, depressione (completata da una aumento dei prezzi del cibo e del carburante, nonché dall’elevata disoccupazione), più la presenza di un sentimento di ribellione nei giovani di tutto il mondo arabo offra l’opportunità di rovesciare i governi come birilli, un po’ sul modello di quello che gli inglesi fecero durante la Santa Alleanza in Europa nel 1848, o di ciò che gli anglo-americani hanno fatto ai sovietici in Europa orientale nel 1989. Questa volta l’obiettivo è quello di rovesciare i trincerati governanti autoritari del mondo arabo, tra i quali Ben Ali della Tunisia, che è stato al potere per circa 23 anni, l’egiziano Mubarak (31 anni), seguito poi da Gheddafi (41 anni ), da Bouteflika dell’Algeria (12 anni), dalla dinastia Assad in Siria (circa 40 anni), da Saleh dello Yemen (21 anni), assieme alla Giordania, all’Arabia Saudita, al Marocco, e ad altre nazioni.

PERCHE’ LA CIA VUOLE SOVVERTIRE GLI ATTUALI REGNANTI ARABI?


L’obiettivo di queste operazioni è quello di rimuovere i governanti/fantoccio che sono stati al potere tanto a lungo da aver acquisito un notevole grado di autonomia nei confronti dei dettami imperiali provenienti da Washington e Londra, sono inoltre stati abituati ad agire come governanti nazionali, piuttosto che come i docili burattini che la CIA e il Dipartimento di Stato hanno sempre ricercato. Il giudizio di Washington è che questi governanti al potere da molte decadi non dipendano abbastanza dalla NATO, dal Fondo monetario internazionale, e così via. Washington e Londra hanno bisogno di burattini kamikaze, che saranno disposti a prendere decisioni di parte (Americana e Inglese) quando verrà il momento del confronto con l’Iran, la Cina e la Russia.

Una ipotesi statunitense per il futuro dell’Egitto è semplicemente una continuazione del regime esistente, in gran parte basato sull’esercito, sulla burocrazia statale, e sulle forze di sicurezza guidato da militari vestiti con abiti civili. Ma in questo caso i governanti sarebbero i Suliemans, i Tantawis, o gli Annans, o forse i Baradeis o i Moussas, tutti molto più deboli di Mubarak. Un’altra possibilità è un periodo di caos – come quello che sta succedendo proprio adesso in Tunisia – seguito da una presa del potere da parte della Fratellanza musulmana, che porti alla creazione di un califfato sunnita de facto sunnita al Cairo che gli Stati Uniti potrebbero utilizzare per sfidare (e consolidare) il califfato sciita de facto di Teheran. Entrambe le alternative potrebbero quindi essere utilizzate per sostenere la strategia di fondo di Usa e di Regno Unito per il Medio Oriente, che è quella di montare un blocco di paesi arabi e sunniti (in particolare Egitto, Arabia Saudita, Stati del Golfo, e Giordania) che, verrà utilizzato come fronte, con il supporto di Israele, contro il fronte Iraniano sciita, formata dalla Siria, dagli Hezbollah, da Hamas, e dalle varie forze radicali. Un’altra possibilità è che l’Egitto e gli altri paesi mediorientali semplicemente vengano lasciati sprofondare nel caos, lasciando agli imperialisti la possibilità di fare piazza pulita dei beni interessanti della zona , come i giacimenti di petrolio algerini o libici, o in Egitto il Canale di Suez.

Come una pre fabbricata, sintetica, rivoluzione colorata, l’esperimento in Egitto ha messo in mostra delle debolezze tecniche dal punto di vista del branding e del marketing, che sono fondamentali per un’operazione del genere. La rivoluzione non aveva un colore o un simbolismo accattivamente, come ad esempio l’arancione dell’Ucraina, le rose della Georgia, o i cedri del Libano. Non aveva uno slogan egemonico, come il georgiano “Enough!”, Il serbo “He’s finished!”, lo slogan dei robottini di Obama “Yes we can!”, O l’ucraino “It’s time!”. Non hanno un leader carismatico, un demagogo telegenico come nel caso del georgiano Saakashvili. Il regime di Mubarak li privò di Facebook e Twitter il 27 gennaio, dopo di che che Al Jazeera divenne il loro principale mezzo di comunicazione, fino a quando anche questo non venne spento.

Mubarak aveva i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza. Il suo regime evidentemente sapeva che la tempesta era alle porte e prese l’elementare precauzione di spegnere rapidamente Internet. D’altro canto, il regime si dimostrò incapace di tenere fuori i corrispondenti televisivi stranieri che erano qualcosa più che agitatori. Essendo il più grande importatore mondiale di grano, proveniente per la maggior parte dagli Stati Uniti o dagli aiuti alimentari derivanti dai finanziamenti americani in base al trattato di Camp David, l’Egitto è esposto alla pericolosa vulnerabilità della dipendenza da cibo.

Le due debolezze più salienti di Mubarak, si possono notare confrontando la sua risposta alla vittoriosa resistenza del leader iraniano Ahmadinejad alla rivoluzione innestata dalla CIA tramite Twitter a Teheran nel giugno del 2009. Quando il NED ha scatenato le sue proteste, Ahmadinejad si è affrettato a mobilitare i Basij – contro le disperate casalinghe a nord di Theran e contro la gioventù borghese della CIA. Anche Mubarak possedeva un equivalente ai Basij nella forma dei cosiddetti Baltagies, ma non vennero utilizzati se non quando le sommosse erano cominciate da una settimana battendo la ritirata non appena i carri armati dell’esercito hanno iniziato a bombardarli. L’altra cosa che mancava a Mubarak era un importante sostegno internazionale. Quando gli angloamericani fecero la loro mossa contro Ahmadinejad, fù in grado di volare al vertice della Shanghai Cooperation Organization, dove incontrò Putin e altri, mettendo in mostra la falsità della linea di propaganda anglo-americana che lo aveva totalmente isolato. Mubarak, anche se ha ottenuto un certo sostegno da parte della Russia, da Berlusconi, e dall’OLP, non è stato in grado di sfruttare opzioni simili.

I manifestanti egiziani, certamente, hanno avuto buone motivazioni per lamentarsi – senza di esse non è possibile ribaltare un governo. I prezzi del cibo e i prezzi del carburante erano in rapido aumento, il sistema egiziano per i sussidi ai lavoratori a basso reddito era stato tagliato senza pietà negli ultimi anni sotto la pressione del FMI, anche se effettivamente rimaneva moderatamente elevato. I salari egiziani sono rimasti troppo bassi. La disoccupazione aveva raggiunto livelli molto alti, soprattutto tra i giovani con istruzione universitaria. Molti di questi problemi sono ovviamente di responsabilità di Wall Street, dei banchieri zombie di Londra e delle iene dei fondi azionari, ben al di là delle competenze del regime di Mubarak. Infine, un grosso peso ce lo ha avuto la repressione autoritaria ai sensi delle leggi di emergenza che Mubarak attuò nel 1981, sulla scia dell ‘assassinio del suo predecessore Anwar Sadat da parte di Regno Unito e Stati Uniti – con l’aiuto delle reti all’interno dei Fratelli Musulmani, uno dei quali guidato da Zawahiri, successivamente diventato il leggendario uomo destro di Osama bin Laden.

GIOVEDI’ 10 FEBBRAIO: MUBARAK SFIDA IL GOLPE DELLA CIA

Per molti giorni, il regime di Obama ha utilizzato tutti i suoi canali, anche i legami personali intessuti con gli ufficiali egiziani che avevano ricevuto la loro formazione negli Stati Uniti, per far abdicare Mubarak e arrivare così al cambiamento di regime. Il mattino di Giovedi 10 febbraio un ufficiale dell’esercito di alto rango ha visitato la folla in piazza Tahrir e ha promesso loro che prima di sera, tutti i loro desideri sarebbero stati soddisfatti. Un programma vasto, come avrebbe detto il Generale de Gaulle. E’ trapelato che il Consiglio Militare Supremo, che si riunisce molto raramente, si è ritrovato, in assenza di Mubarak e ha deliberato che per il dittatore il tempo era scaduto. Il dispaccio della Associated Press annunciò questi eventi, che furono largamente riportati dal giornale radio della CBS, che definì il fatto come un “golpe morbido.”: La Cnn utilizzò il gioviale “E ‘un colpo di stato!”. In un gesto di stupidità incredibile, il direttore della CIA Leon Panetta disse in una audizione della House Intelligence Committee che vi era una “alta probabilità” che Mubarak sarebbe caduto prima della fine della giornata. Panetta ha detto così al mondo che il vero autore del golpe non fù il popolo egiziano, in una sua qualsiasi forma, ma piuttosto le interferenze di Langley. L’irresponsabile, fatuo, e incompetente Obama, desideroso di raccogliere qualche buon parere dai liberali di sinistra, che avrebbe potuto usare in un secondo momento per coprire i bilanci disastrosi americani, babetta ofuscato: “Stiamo osservando un cambiamento storico”. Nel pomeriggio di Giovedi a Washington, ci si aspettava che Mubarak tenesse un discorso televisivo di un paio d’ore dove annunciasse le sue dimissioni ma non fù così.

IL CONTRO GOLPE DI VENERDI’ 11 FEBBRAIO


L’autore dell’articolo ha commentato questi eventi in tempo reale, in un’intervista trasmessa nel programma radiofonico di Alex Jones. Appuntò il fatto che non fosse certo che Mubarak avrebbe lasciato il potere. Si stava prospettando uno scenario in cui vi era una crescente evidenza che erano in corso delle operazioni di “contro golpe” contro gli Stati Uniti. Dopo qualche ora dalla messa in onda della trasmissione, venne trasmessa dalla televisione di stato egiziana una dichiarazione registrata da Mubarak. Mentre la trasmissione televisiva andava in onda, le speranze di Langley, e del vecchio Executive Office Building vicino alla Casa Bianca (dove venne riportato che Samantha Power, facente parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale svolse più volte un ruolo chiave nelle operazioni) vennero deluse, quando divenne chiaro dal tono di Mubarak, e poi dalla sua specificità, che avrebbe insistito nel rimanere in carica fino a quando il suo successore sarebbe stato regolarmente eletto alla fine di settembre o di ottobre.

OBAMA MASTICA LA POLVERE


Nel tardo pomeriggio di quello stesso Giovedi, non c’era felicità a fangolandia. Washington aveva buone ragioni per temere un crollo parziale dell’imperialismo degli Stati Uniti, il quale si sarebbe verificato se il modello attuale della rivoluzione colorata fosse diventato impraticabile a causa della crescente debolezza degli Stati Uniti. Già, la rivoluzione georgiana delle rose fù completamente offuscata dal suo leader, Saakashvili, che si è rivelato essere un guerrafondaio, un oppressore e un pazzo fascista. La rivoluzione arancione in Ucraina del 2004 fù completamente interrotta e poi ripresa con la cacciata dei suoi due cleptocrati più in vista, Timoshenko e Yushenko, il che significa tra le altre cose  che gli Stati Uniti non furono in grado di orchestrare una crisi del gas in Europa orientale, nell’inverno del 2010-11. La Rivoluzione dei Cedri in Libano nel 2005 era riuscita a cacciare le truppe siriane, ma non era stata in grado di spezzare il potere organizzato degli Hezbollah, l’ultimo governo libanese infatti è pesantemente sotto l’influenza degli Hezbollah più di tutti quelli precedenti. La Coup Twitter del giugno 2009 in Iran fù un fallimento. L’uso del potere morbido, la sovversione, e la destabilizzazione nella tradizione Carter-Brzezinski, furono sempre pilastri centrale della politica estera di Obama in contrasto all’accento belligerante dell’era Bush-Cheney. Data la crescente potenza militare di Iran e degli Hezbollah, di cui la sconfitta israeliana in Libano nell’estate del 2006 ne aveva fornito un assaggio, l’imperialismo anglo-americano rischiò di restare senza sia la sua opzione militare che senza la sua opzione sovversiva nel mezzo della depressione. Se ciò accadesse, cosa succederebbe? Probabilmente ci sarebbe un barlume di speranza che il Medio Oriente smettesse di giocare a fare la guerra con Usa e Israele, tornando al suo stato precedente e cioè risultando una potenza che ha contatti con la Cina, la Turchia , e forse anche con l’Europa, permettendo ai paesi della regione di affermare la loro indipendenza nazionale e il diritto ad un pieno sviluppo economico.

GAMAL MUBARAK E IL CONTRO GOLPE DI GIOVEDI’


Che cosa era realmente successo? Secondo i rapporti pubblicati, Mubarak registrò infatti un messaggio televisivo in cui rassegnò le sue dimissioni. Fù questo il nastro che gli americani e gli anglosassoni visionarono, e che fù alla base di gran parte delle loro speculazioni. Dopo che il nastro fù realizzato però, il figlio maggiore del desposta, Gamal Mubarak intervenne con suo padre, ristabilendo Mubarak nella sua posizione di potere.

Ecco un resoconto egiziano dell’intera vicenda: “Una accesa discussione scoppiò tra Alaa e Gamal Mubarak, i due figli dell’ex presidente egiziano, all’interno del palazzo presidenziale lo scorso Giovedi durante la registrazione dell’ultimo discorso del padre alla nazione, riporta il giornale egiziano di proprietà del governo al-Akhbar. Si pensò che Hosni Mubarak, annunciasse le sue dimissioni in un discorso inviato lui dai militari Giovedi, ma suo figlio Gamal e gli alti funzionari del suo entourage lo spinsero a proporre un discorso diverso in cui si sottolineava come sarebbe stato al potere almeno fino a settembre. Secondo il giornale, Gamal perse la pazienza dopo aver sentito la registrazione del discorso che il padre avrebbe dovuto consegnare quella notte e in cui stava per dichiarare le sue dimissioni. Secondo il rapporto, i funzionari americani erano a conoscenza di tale registrazione, ma non sapevano che Gamal aveva spinto il padre a disfarsene e a registrare un discorso diverso, consegnato quella stessa notte. Precedentemente quel giorno il presidente americano Barack Obama disse al pubblico del Michigan che “lì si sta facendo la storia” un segno che Mubarak si stava per dimettere. Ore dopo, il presidente Obama sentì qualcosa di sconcertante: Mubarak non aveva intenzione di abdicare. Obama a quanto pare non sapeva che il discorso di dimissioni di Mubarak fù scartato dal figlio di Mubarak stesso negli ultimi minuti prima delle riprese televisive.

Poi però, Venerdì, la situazione si invertì bruscamente. Secondo i rapporti, Mubarak venne invitato al Cairo in elicottero con destinazione la località di Sharm-el-Sheikh, all’estremità meridionale della penisola del Sinai. Dopo poco la televisione di stato egiziana annunciò che un importante messaggio riguardo la presidenza era imminente. Dunque il vice presidente Suleiman si presentò in televisione dichiarando le dimissioni di Mubarak e che lo stesso aveva trasferito il potere al Consiglio militare supremo – qualcosa che la Costituzione egiziana non gli permetterebbe di fare. Cosa è successo?

LA STORIA DI COPERTURA AMERICANA SULLA “DIPARTITA” DI MUBARAK


Le ragioni per l’improvvisa partenza di Mubarak costituiscono ormai un tema altamente esplosivo in sé. L’intelligence Usa si è affrettato a presentare un resoconto che ha ritratto il rovesciamento di Mubarak come un colpo di stato, opera degli ufficiali dell’esercito egiziano. Questo approccio è necessario per mascherare la natura imperialista del colpo di stato, e di mantenere viva l’illusione patetica che gli egiziani abbiano fatto “tutto da soli.”

Un riassunto dettagliato di queste favole è apparso come un articolo del Washington Post di Joby Warrick il 12 febbraio. Qui l’autore ripete almeno due volte che i pezzi grossi di Washington sono stati lasciati fuori per quanto riguarda gli eventi del Cairo, e non potevano che “apprendere” i progressi fatti dagli ufficiali dell’esercito egiziano. Si legge nell’articolo: “Mercoledì sul tardi, la CIA e i funzionari del Pentagono appresero del piano militare egiziano per spodestare il presidente egiziano Hosni Mubarak e privarlo quindi dei suoi poteri primari al fine di placare i disordini che avevano sconvolto il paese per più di due settimane… Le comunicazioni fra gli alti funzionari degli Stati Uniti e l’Egitto sono diventate sempre più sporadiche dall’inizio di questa settimana poichè i deputati di Mubarak lamentavano pubblicamente l’ingerenza statunitense negli affari del Cairo. Poi però l’intelligence statunitense e i funzionari militari di alto livello appresero i dettagli del piano da parte dei capi militari egiziani  – era una via di mezzo tra una dimissione negoziata e un colpo di stato soft – che aveva come scopo quello di diminuire o addirittura eliminare del tutto i poteri di Mubarak. Viene anche affermato che Mubarak deluse i suoi sostenitori soprattutto con il tono del suo intervento, che ha portato alla conclusione che fosse una situazione incorreggibile e che dovesse dimettersi: “Alla fine, dicono gli alti funzionari, gli sforzi di Mubarak gli hanno solo assicurato una partenza precipitosa e ignominiosa. Poche ore dopo il discorso, gli ufficiali dell’esercito egiziano di fronte al presidente screditato se ne uscirono con un ultimatum: O ti dimetti volontariamente, o ti faremo abbandonare il posto con la forza “.

Ma questa è pura finzione, dato che era chiaro al mondo intero che l’intelligence, a partire da Panetta capo della Cia, sono stati i principali promotori del colpo di stato egiziano. Il problema fù che gli ufficiali fantoccio degli Stati Uniti, anche operando dietro la cortina fumogena fornita dalla ricca gioventù borghese in piazza, semplicemente non hanno avuto la forza politica per cacciare Mubarak. Come ha sottolineato l’esperto italiano sul Medio Oriente, Franco Macchi la mattina del 13 febbraio: “In realtà, non credo che il generale Mohammed Hussein Tantawi e il suo Consiglio supremo avrebbero potuto costringere Mubarak a lasciare il suo posto. Ci hanno provato, come previsto da Washington, e per un pò non ci sono riusciti. Anche all’ultimo minuto l’idea di Mubarak era chiara: Non mi interessa, Resterò. Questo avrebbe provocato una divisione nell’esercito con i burattini della CIA che rischiavano l’isolamento e le rimostranze dell’altra parte dei militari. Non è chiaro anche a me quanto Tantawi sia in accordi con gli Stati Uniti (quanto possa contarci) e quanto lo stesso stia cercando di mediare per un compromesso. Tuttavia, l’elemento chiave è il tipo di decisioni e scelte di campo che si svilupperanno all’interno dell’esercito. Queste infatti è probabile che non rimangano lineari a lungo …. “In altre parole, i nuovi colonnelli nasseriano-nazionalisti potrebbero ben presto stancarsi di screditati burattini USA come Tantawi e mandarli a casa, con conseguenze incalcolabili per gli Stati Uniti.

IL TALLONE D’ACHILLE DELLA COPERTURA STATUNITENSE: IL COMUNICATO NUMERO 2 DEL CONSIGLIO MILITARE SUPREMO

L’ostacolo davvero insormontabile per la tesi di Joby Warrick, cioè quella di un colpo di stato timbrato Made in Egitto è il fatto, che Warrick non menziona mai, che una riunione del Consiglio militare supremo si è svolta nella mattinata di Venerdì da cui uscì l’approvazione del piano di Mubarak per una graduale transizione fino a settembre o ottobre sotto la supervisione del presidente in carica – tutto ciò è contenuto nel comunicato numero 2. I fatti principali sono stati segnalati da Press Trust of India in un dispaccio in cui si legge: “I militari egiziani si propongono oggi a difesa di un presidente sotto assedio chiedendo ai manifestanti di tornare a casa, assicurando loro elezioni libere ed eque in settembre e l’eliminazione della tanto odiata legge sull’emergenza, in una uscita che ha provocato delusione diffusa tra le persone che si sono impegnate a fare il loro lavoro durante la campagna anti Mubarak e volevano vederne la fine. Come il potente esercito si è inaspettatamente schierato dalla parte di Hosni Mubarak, decine di migliaia di persone arrabbiate si sono riunite di nuovo per le strade e hanno promesso di portare la protesta alle “soglie delle istituzioni politiche.” Il dispaccio continua: “Da quando Mubarak ha deluso le speranze di milioni di  suoi connazionali e le aspettative a livello mondiale, rifiutando di dimettersi, i militari del Consiglio del Comando Supremo si sono riuniti due volte in meno di 24 ore prima di annunciare di aver sostenuto la mossa di Mubarak e aver trasferito parte dei suoi poteri al vicepresidente Omar Suleiman. Le televisioni di Stato egiziane hanno interrotto i loro programmi per leggere il ‘comunicato numero 2’ del Consiglio nel quale si promise di revocare le leggi d’emergenza tanto criticate nel paese, senza però specificare una data esatta e dove si garantisce “elezioni libere ed eque a settembre” , come indicato da Mubarak. Purtroppo, in quello che sembrava essere un avvertimento per i manifestanti, che per 18 giorni hanno chiesto a Mubarak di dimettersi dopo tre decenni al potere, l’esercito ha anche chiesto loro di andare a casa e tornare al lavoro.”

Queste decisioni del Consiglio militare supremo sono state annunciate in televisione circa un’ora prima l’indicazione che Mubarak stesse per fare una dichiarazione importante. La teoria del colpo di stato degli Stati Uniti dovrà quindi spiegare perché, se i generali egiziani si sono messi contro Mubarak nella notte tra Giovedi e Venerdì, essi si sono riuniti ancora, nella mattinata di Venerdì, per proclamare e rendere noto a livello nazionale il loro continuo supporto al presidente in carica. Tutte le indicazioni portano a concludere che i generali egiziani, tra cui anche le marionette della CIA, sono rimasti sorpresi come il resto del mondo, quando Mubarak annunciò le sue dimissioni. I militari avevano dimostrato di essere incapaci di imporre con la forza questa decisione. Ci deve quindi essere stata qualche forza esterna che agì direttamente su Mubarak e lo indusse a rassegnare le proprie dimissioni di sua “spontanea” volontà. Data l’attuale natura degli affari mondiali, la forza esterna in questione non poteva che essere gli Stati Uniti, forse con qualche aiuto da parte degli inglesi.

LA VERITA’: LE MINACCE USA A MUBARAK


Domanda, “Come avrebbe fatto il regime di Obama a schiacciare Mubarak?” è già possibile rispondere. Data la rabbia di Obama per la polvere mangiata, l’intero settore della Cia più altri organi competenti avrebbero potuto scatenare la loro furia contro il presidente egiziano e la sua famiglia, compresa sua moglie Suzanne, i suoi figli Alaa e Gamal, sua nipote, e altri parenti all’interno dell’Egitto o all’estero. Possiamo solo pensare agli infiniti modi in cui gli Usa si sarebbero potuti vendicare: torture, rapimenti, consegne di pacchi, procedimenti penali, la confisca dei beni, e così via. “Al Qaeda” avrebbere potuto licenziare la famiglia Mubarak, ecc ecc.
Sono state forse altre le minacce che avrebbero potuto far breccia in un capo di stato così orgoglioso, autocrate nazionalista e patriarca come Mubarak. La più ovvia di queste, per la quale abbiamo anche qualche prova, è la minaccia di avere gli Stati Uniti in lotta per il Canale di Suez, una delle più grandi ricchezze nazionali egiziane.

PROVE DELLE MINACCE USA PER IL CONTROLLO DEL CANALE DI SUEZ

In termini di mentalità imperialista, non molto è cambiato dal 1956, quando il primo ministro britannico Anthony Eden si infastidiva alla sola vista del colonnello Amal Abd-el Nasser, il galante leader egiziano che con successo aveva nazionalizzato il canale di Suez sfidando gli inglesi e i francesi. Quando gli imperialisti guardarono oltre il bordo settentrionale dell’Africa, videro ricchezze come il petrolio algerino e libico, ma soprattutto il Canale di Suez, uno dei classici punti di strozzatura navale del mondo, attraverso il quale, al momento, passa l’8% del commercio marittimo mondiale. Gli angloamericani sono profondamente consapevoli delle possibilità infinite che una tale posizione avrebbe nei confronti di paesi come l’Iran, la Cina e la Russia, posizione la quale potrebbe essere riguadagnata dagli attuali imperialisti. Se venisse trovato qualche pretesto per impedire  l’accesso alle navi cinesi dal Canale di Suez, il commercio della Cina con l’intera Europa sarebbe gravemente perturbato. Tuttavia, al fine di rendere l’espropio del canale di Suez una operazione politicamente accettabile, è necessario che l’Egitto scenda nel caos. Questa infatti potrebbe essere una delle motivazioni degli eventi attualmente in corso. Se avviene un crollo negli stati nazionali, allora l’impero americano/inglese sarà libero di intervenire e cogliere ciò che vuole da questi paesi.

In ogni caso, la destabilizzazione egiziana iniziata nei primi mesi del 2011 è già stata inequivocabilmente accompagnata da una serie di atti minacciosi nei confronti del Canale di Suez. Non appena Mubarak ha lasciato l’incarico di capo di stato il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman ha iniziato a parlare della minaccia intollerabile per il suo paese rappresentata dal presunto, imminente, passaggio di due navi militari iraniane attraverso il canale di Suez. In un rapporto si legge: ‘Il ministro degli esteri israeliano ha affermato che l’Iran, Mercoledì, procederà con l’invio di due navi da guerra attraverso il Canale di Suez per la prima volta dopo anni, definendolo una “provocazione”, senza però portare alcuna prova. Le autorità egiziane che gestiscono il canale hanno negato. Il Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman disse che la navi avrebbero attraversato il canale sul tardi, Mercoledì, in rotta verso la Siria. Non è riuscito a produrre alcuna prova di ciò e non ha voluto dire da chi ha ricevuto queste informazioni. “Questa è una provocazione che dimostra che l’audacia e l’insolenza iraniana sono in aumento”, disse in un comunicato. L’ente egiziano che gestisce il canale di Suez ha negato la veridicità di questa informazione. La retorica di Lieberman non conobbe limiti: ‘”Questa è una provocazione che dimostra che la fiducia in sé e l’insolenza degli iraniani stanno crescendo di giorno in giorno” disse. “Questo accade dopo la visita del presidente iraniano nel sud del Libano e le sue dichiarazioni aggressive verso Israele.” ‘

Washington era più che disposta a prendere la questione molto seriamente: il portavoce del Dipartimento di Stato americano PJ Crowley dichiarò: “Staremo a guardare per vedere che cosa [le presunti navi da guerra iraniane] faranno». Crowley ha confermato che stava parlando delle stesse navi che avevano sconvolto il ministro degli esteri Israeliano.

5 FEBBRAIO: METANODOTTO GIORDANO/ISRAEL/EGIZIANO BOMBARDATO, ACCUSATA AL QAEDA

Le questioni sul Canale di Suez e sulla sua sicurezza furono sollevate già più volte nelle settimane precedenti, durante tutto il tempo della crisi egiziana. Questo problema emerse durante la prima settimana di febbraio, quando una misteriosa bomba colpì il gasdotto che attraversa la penisola del Sinai e che trasporta gas naturale dall’Egitto in Israele e in Giordania. Del bombardamento furono presto accusati i terroristi , in particolare Hamas e un ramo di Al Qaeda. Il sito Debkafile, che riflette presumibilmente il punto di vista della comunità dell’intelligence israeliana (mossad), si è espresso in questo modo: “Gli aggiornamenti dell’Intelligence Israeliana rivelano che Hamas intende attuare il suo attacco al metanodotto egiziano, Sabato 5 febbraio, al quale seguiranno attacchi di più vasta scala contro Israele, usando il Sinai come piattaforma di lancio. Dal momento che la rivolta è iniziata in Egitto due settimane fa, più di 1.000 uomini armati di Hamas si sono infiltrati nel Sinai del Nord dalla Striscia di Gaza e hanno preso il controllo della regione. Vennero seguiti anche da cellule di Al-Qaeda che vennero riassegnati dall’Iraq alla Striscia di Gaza. Hamas ha istituito un centro di comando nel nord del Sinai per coordinare le sue operazioni con i Fratelli Musulmani al Cairo …. Le fonti militari del sito Debkafile dicono che Hamas e Mumtaz Durmush, capo del Jaish al-Islam (Esercito dell’Islam), legato ad Al Qaeda, aveva raggiunto un accordo per Hamas facendo trasferire gli islamici del Sinai e fornendo loro le armi e gli esplosivi per attaccare le pattuglie israeliane lungo il confine egiziano e le forze di sicurezza egiziane lì piazzate.

Un altro sito ha commentato l’importanza strategica di questo gasdotto: “Sabato 5 febbraio, un’esplosione ha tagliato fuori una linea di distribuzione di gas naturale nella regione del Sinai. Il gasdotto trasporta gas a Israele e alla Giordania. Originariamente, i funzionari di governo stabilirono che l’esplosione era attribuibile ad un incidente, tuttavia, le nuove fonti dell’intelligence segnalano che l’incidente potrebbe essere stato pianificato come un attacco terroristico. Le guardie in servizio per proteggere il gasdotto sono convinti di essere stati catturati da quattro uomini armati e mascherati che hanno fatto esplodere intenzionalmente il gasdotto a distanza tagliando le forniture di gas ai paesi vicini. Israele dipende dal gas naturale egiziano per più del cinquanta percento del fabbisogno di energia elettrica, la Giordania in risposta ha, per il momento, convertito le sue centrali elettriche per funzionare con gasolio e riserve di petrolio. I funzionari egiziani affermano che la linea del gas verrà riparata e sarà operativa entro una settimana. Le implicazioni della sicurezza nei disordini egiziani sono gravi, soprattutto alla luce di questo attacco terroristico.

Possiamo già immaginare i titoli: “Obama ordina ai Marines di controllare il canale di Suez per fermare il dominio di al Qaeda su una delle più vitali vie marittime del mondo”. Una grande strategia per le prossime elezioni primarie, potrebbe immaginare Obama.

LA TASK FORCE KEARSARGE NEL CANALE DI SUEZ E IL GRANDE LAGO AMARO


Una possibilità concreta per gli Stati Uniti di inizare un qualche tipo di operazione sul Canale di Suez venne rappresentato dalla task force americana Kearsarge, la quale venne ufficialmente rappresentata come aiuto all’evacuazione dei cittadini statunitensi nel caso in cui la situazione politica in Egitto si fosse ulteriormente deteriorata. Secondo un resoconto: “La USS Kearsarge Expeditionary Strike Group ha accelerato la sua marcia verso il canale di Suez, sta attendendo ora nuove istruzioni nel Grande Lago Amaro nel Canale di Suez vicino a Ismailia, questo ben spiega la funzione specifica di questa unità che è quella di trasportare attrezzature e marines che saranno poi destinati allo sbarco sulla spiaggia e alle operazioni di distribuzione del territorio…. La missione principale della Kearsarge USS è il dislocamento, lo sbarco e il supporto di una forza di Marine in tutto il mondo. La suite di armamenti della Kearsarge include il sistema di difesa missilisto, Sea Sparrow della NATO, il Rolling Airframe Missile (RAM) del sistema di difesa, la “falange” un sistema di armamenti per il combattimento a breve distanza, mitragliatori da 25mm e  il sistema di protezione contro i missili anti nave,  contro i mezzi aerei e quelli di superficie. La USS Kearsarge trasporta anche carroarmati, camion, artiglieria e il completo appoggio logistico necessario per condurre un assalto. La domanda è: Quali sono le intenzioni del governo degli Stati Uniti e dei militari, dato che migliaia di Marines sono attualmente in mare aperto e potrebbero in ogni istante essere lanciata all’attacco? E’ una campagna militare bellicosa? Oppure se non lo è potrebbe servire come rifugio per certe persone che dovranno essere evacuate dal paese? “Durante la fase di crisi, la USS Kearsarge, è stata vicina nell’essere un vettore d’attacco per gli Stati Uniti.

L’11 febbraio, altri rapporti suggerirono che, in collaborazione con le mosse degli Stati Uniti, gli israeliani cercarono di ristabilire le loro posizioni nel cosiddetto assedio del corridoio di Filadelfia nel Sinai tra la Striscia di Gaza e l’Egitto: “Le fonti dei media egiziani hanno confermato attraverso dei rapporti delle agenzie dell’intelligence israeliana che gli Stati Uniti spostarono alcune delle loro forze navali della Quinta Flotta più vicino al Canale di Suez. Si temette che la situazione in Egitto avrebbe potuto andare fuori controllo e minacciare la navigazione nel Canale. Il giornale egiziano Al Masri Al Yawm riportò che il personale della forza navale ammontava a 850 marines. Presero una posizione strategica nei pressi di Ismailia, con facile accesso al cuore dello stato egiziano e alla penisola del Sinai. Il giornale cita fonti israeliane per quanto riguarda il posizionamento delle truppe americane, operazione avvenuta dopo la dichiarazione del vice presidente Omer Suleiman che l’Egitto doveva affrontare una scelta tra un colpo di Stato o il dialogo. Al Masri Al Yawm riferisce anche di un recente rapporto pubblicato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, in cui gli ufficiali delle Forze di difesa Israeliane facevano pressioni per la rioccupazione del corridoio di Philadelphia che si trova tra l’Egitto e la Striscia di Gaza, nel caso che il regime di Mubarak fosse crollato completamente. Per il critico italiano Bernardino Ferrero, la conclusione fù chiara:” Mubarak lascerà, ma gli Stati Uniti resteranno nel canale di Suez “.

UNO SCENARIO DI CHAOS E CONFUSIONE, COME NEL 1956

Quando gli inglesi e i francesi si ripresero il canale di Suez nel 1956, uno dei loro principali argomenti di propaganda fù che i primitivi egiziani erano troppo arretrati per gestire una questione tanto complessa come l’autorità sul Canale di Suez. Pertanto, i colonialisti europei stavano riaffermando il loro controllo nel pubblico interesse del mondo. Questa di certo fù una sciocchezza, ma tali argomenti sembra che stiano per venire riproposti nell’attuale scenario.

Un pretesto che i neo-imperialisti potrebbero utilizzare è quello dello sciopero dei lavoratori del canale di Suez, che venne puntualmente riportato da Bloomberg news l’8 febbraio. I pedaggi non venivano raccolti, e la manutenzione costante necessaria al funzionamento del canale a quanto pare non sembra esserci. I lavoratori della Suez Canal Co. iniziarono quel giorno un sit-in, come riportato nella versione online dal quotidiano Al-Ahram, senza segnalare la fonte di tale notizia. I 6.000 lavoratori provengono da Suez, Port Said e Ismailia, riferisce sempre Al-Ahram …. Il canale ha la capacità di gestire 2,2 milioni di barili di petrolio al giorno, mentre quello dell’adiacente gasdotto è di 2,3 milioni di barili, secondo Goldman Sachs Group Inc.
Pochi giorni dopo, cominciarono le rivolte, con la polizia che andò a scontrarsi contro i manifestanti: ” I manifestanti egiziani nella cittadina a nord del Sinai di El-Arish hanno avuto un conflitto a fuoco con la polizia e vennero scagliate bottiglie di molotov contro una stazione di polizia, a quanto riferiscono i testimoni. Circa 1.000 manifestanti sono usciti da un gruppo più grande e si sono diretti verso una stazione di polizia, facendo esplodere bombe e incendiando macchine dei poliziotti. ” Dobbiamo anche ricordare che in Egitto, il 2011 iniziò con l’attentato omicida in una chiesa cristiana copta.

ISRAELE SOSTIENE CHE IL FRONTE DEL SINAI E’ SCOPERTO


Contemporaneamente a questi eventi, Debkafile ha riassunto i rapporti della stampa israeliana secondo la quale tre decenni di pace nella penisola del Sinai secondo gli accordi di Camp David avevano cullato il comando israeliano elevandolo ad un falso senso di sicurezza, portandoli a trascurare ciò che Debka chiama il fronte del Sinai: “Trentadue anni di pace con l’Egitto hanno lasciato Israele militarmente impreparata per l’ignoto e inaspettato nel loro lungo confine meridionale di 270 chilometri: l’attuale generazione di combattenti israeliani e comandanti non ha alcuna esperienza di combattimento nel deserto, la “corazza” israeliana è fatta su misura per funzionare contro i suoi fronti più ostili: Iran, Libano, Hezbollah e la Siria, ma l’intelligence ha poche informazioni a riguardo dell’esercito egiziano e dei suoi comandanti e, soprattutto, nessun indizio sulle intenzioni dei nuovi governanti ‘per quanto riguarda le future relazioni tra Cairo e Israele e la sicurezza sul loro confine nel Sinai. Le Forze di Difesa israeliane sono addestrate ed equipaggiate per affrontare l’Iran e la lotta sul terreno montuoso del Libano e della Siria. Dopo aver firmato la pace con l’Egitto nel 1979, Israele ha demolito le brigate da combattimento addestrate per la guerra nel deserto, la cui ultima battaglia fu combattuta nella guerra del 1973, da cui ha interroto le ostilità militari e il controllo dell’intelligence militare egiziana. L’alto comando israeliano conosce di conseguenza poco o nulla sugli eventuali comandanti sul campo, che potrebbero guidare le truppe egiziane se venissero distribuiti nel deserto del Sinai. ” molto qui è frutto della fantasia, ma lo scopo dell’articolo è abbastanza evidente.

Franco Macchi riassumere le situazioni fin qui elencante come segue: “In primo luogo, il sabotaggio dell’oleodotto (proprio all’inizio della ‘rivoluzione’ in piazza Tahrir), in secondo luogo, la scenata esagerata di Israele sul fatto che una fonte vitale di energia fosse stata messa in pericolo, creando un problema di sicurezza nazionale, in terzo luogo, gli attacchi di tipo militare nelle caserme dei soldiati egiziani e i soldati nel Sinai, in quarto luogo, la rivolta definita ‘incontrollabile’ delle tribù beduine del Sinai. Il quinto, lo sciopero dei lavoratori del canale di Suez da cui Macchi trae una conclusione : “Il pericolo di uno scenario di Chaos e di perdita di controllo da parte del governo egiziano’ sarebbe un plausibile prestesto per un intervento militare, una spada di Damocle che pesa sopra la testa dell’Egitto dall’inizio della crisi.”

Sulla base delle prove circostanziali, possiamo avanzare l’ipotesi che uno degli elementi che indussero Mubarak a dimettersi da presidente d’Egitto fù la minaccia da parte degli Stati Uniti di togliere agli egiziani il controllo del Canale di Suez, in tutto o in parte.

PERCHE’ GLI USA HANNO SCARICATO MUBARAK?

Dobbiamo ora esaminare nel dettaglio le ragioni specifiche per cui gli Stati Uniti hanno scelto di scaricare Mubarak e perché proprio adesso. Il modello generale che emerge da questa indagine è quella di un Mubarak sempre più apertamente ostile alla direzione generale della politica statunitense, soprattutto sulla questione centrale dello stabilire se l’Egitto, lo stato chiave tra quelli arabi sunniti, avesse dovuto partecipare all’alleanza pianificata dal Dipartimento di Stato contro l’Iran e i suoi alleati. Nessuno sapeva meglio di Mubarak che la divisione degli arabi negli ultimi tre decenni, aveva portato ad un fronte di radicali, da un lato, e un blocco di arabi moderati, dall’altro, che ha ridotto questi Stati alla condizione di pedine sacrificabili. Ci sono segnali che indicano che stava facendo qualcosa per risolvere la questione.

LIBANO: MUBARAK SI OPPONE FERMAMENTE AL COMPLOTTO DI OBAMA E DELLA CLINTON NEI CONFRONTI DEGLI HEZBOLLAH


L’ultima conversazione conosciuta tra Obama e Mubarak prima della crisi esplosa in Egitto sembra aver avuto luogo il 19 gennaio. Secondo le letture, Obama ha chiamato Mubarak per ringraziarlo per il sostegno egiziano nella politica degli Stati Uniti verso il Libano. Meno di una settimana prima che iniziasse la rivolta, troviamo questo dispaccio di una agenzia di stampa: ‘Il presidente Barack Obama ha parlato con il Presidente egiziano Hosni Mubarak, Martedì, circa il desiderio degli Stati Uniti di tenere le acque calme in Tunisia e lo ha ringraziato per il sostegno dell’Egitto al tribunale dell’Onu istituito per giudicare gli assassini dello statista libanese Rafik al-Hariri …. Obama ha ringraziato Mubarak per il sostegno egiziano del tribunale “, che sta tentando di porre fine all’era dell’impunità degli assassini politici in Libano e ottenere giustizia per il popolo libanese”.

Ciò che rende la tattica di Obama così incredibile è che Mubarak fù uno degli avversari principali di tutta la corte dell’ONU che accusava il regime degli Hezbollah, chiaramente perché l’intera faccenda non era altro che una ricetta per riavviare la guerra civile libanese, e quindi molto probabilmente una guerra nazionale. Mubarak non volle prendere parte alla politica di Obama e quest’ultimo deve averlo capito. Questa incongrua telefonata assume quindi il carattere di una qualche forma di avvertimento obliquo al presidente egiziano per fermare il sabotaggio di una delle principali mosse per la destabilizzazione dell’intera regione.

MUBARAK: L’IRAN UNA PARTE DELLA SOLUZIONE

L’idea preferita su questo tema di Mubarak è che l’intero Libano abbia un futuro indipendente che non abbia quindi il peso incombente di complotti da parte delle Nazioni Unite. Ecco come Mubarak ha espresso il suo dissenso lo scorso ottobre: ‘Il presidente egiziano Hosni Mubarak disse che un verdetto contro un alto funzionario degli Hezbollah potrebbe pregiudicare la sicurezza interna del Libano e ha aggiunto “Il destino del consenso e della convivenza libanese non deve dipendere da questo atto d’accusa indipendentemente dal suo contenuto “. Mubarak ha anche avvertito che la pace in Medio Oriente “non può permettersi un nuovo fallimento.” ” Inoltre, non può permettersi l’escalation di violenza e diterrorismo che andrebbe a crearsi nella regione se crollassero i negoziati “, ha detto. Mubarak pensa che ogni progresso sulla pista israelo-palestinese possa aprire la strada a simili progressi e ad accordi su entrambi i binari, libanese e siriano. “L’Iran”potrebbe diventare parte della soluzione per la crisi in Medio Oriente, piuttosto che essere una delle cause. “‘

Iran una parte della soluzione in Medio Oriente! L’Iran avrebbe dovuto essere totalmente isolato, ed è il principale obiettivo degli Stati Uniti! Un discorso che suona come eretico, l’esatto opposto del sermone così stridente predicato da Hillary Clinton durante tutto il 2010.

MUBARAK RIFIUTA LO SCUDO ATOMICO PROPOSTO DAGLI USA, GLI STATI UNITI CRITICANO L’ALLEANZA TRA ISRAELE E SUNNITI ARABI CONTRO L’IRAN

Come già osservato, la principale mossa diplomatica del primo anno dell’amministrazione Obama è stata la creazione di un blocco arabo-sunnita incentrato sull’Egitto, insieme con Israele, sotto la protezione dell’ombrello nucleare degli Stati Uniti, ai fini del confronto regionale e di una possibile guerra contro l’Iran, la Siria, gli Hezbollah, e dei loro alleati. Uno dei sottoprodotti di tale regime sarebbe stata un’alleanza militare forzata tra Egitto, Arabia Saudita e Israele  contro i musulmani dell’Iran. La prima guerra del Golfo aveva mostrato l’avversione che hanno i leader arabi a partecipare spalla a spalla agli Israeliani durante le imprese militari, che dovevano tra l’altro stare fuori dal Kuwait. Tuttavia, l’alleanza con Israele fù esattamente quello che Obama e Hillary Clinton esigevano. L’Arabia Saudita, che non aveva relazioni diplomatiche con Israele, sarebbe stata molto probabilmente costretta ad aprirle. Per quanto riguarda l’Egitto, anche se il trattato di pace di Camp David con Israele è in vigore da tre decenni, vi sono ancora molti aspetti delle relazioni bilaterali tra Egitto e Israele, che sono ben lungi dall’essere normalizzati. Mubarak non aveva alcuna intenzione di consentire che tale normalizzazione fosse automatica, e, naturalmente, non volle che l’Egitto diventasse carne da cannone nel tentativo degli Stati Uniti di dividersi e spartirsi l’Iran.

Il piano dell'”ombrello nucleare” avrebbe anche richiesto la creazione di basi militari USA in Egitto, Mubarak si è  sempre opposto. Ci sono circa 500 militari statunitensi in Egitto, ma questi sono stanziati nel deserto del Sinai come parte della Forza multinazionale, insieme a truppe di altri 10 paesi nel quadro della sorveglianza del confine Israele-Egitto sotto i termini del trattato di pace di Camp David del 26 marzo 1979. Mubarak non ha mai voluto le basi USA in Egitto. Ha inoltre sistematicamente respinto tutte le richieste da parte degli Stati Uniti per fornire forze militari egiziane per la guerra in Afghanistan.

Ecco come venne formulata la proposta per l'”ombrello nucleare” nell’estate del 2009: ‘Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton è apparso Mercoledì per delineare come gli Stati Uniti potrebbero far fronte a un Iran nucleare – armando i suoi vicini e con l’estensione di una “difesa ad ombrello” nella regione.

Mubarak si oppose con veemenza a questa strategia, come possiamo vedere dal tono del rapporto pubblicato tramite uno dei documenti semi-ufficiali al Cairo, e reso disponibile attraverso l’israeliana Ynet: ‘Il quotidiano Al-Gumhoria dice il presidente egiziano contesta fortemente la porposta americana per Israele, cioè di creare per gli Stati arabi un ombrello nucleare contro gli attacchi dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno offerto ad Israele, Egitto e ai Paesi del Golfo Persico di far parte di un ombrello nucleare contro un attacco iraniano, come riferito dal giornale egiziano Gumhoria. In accordo con l’idea americana, gli israeliani e gli americani sarebbero stati impiegati in quei paesi arabi, in preparazione ad una risposta di qualsiasi pericolo l’Iran potesse rappresentare. Tutti sanno, l’editore ha scritto, che tali basi sarebbero state utilizzate per dichiarare guerra all’Iran se il dialogo diplomatico americano con Teheran americano fosse destinato a fallire ‘.

Secondo il riassunto Ynet ‘, “L’ombrello di difesa americano di cui Israele farà parte mira a consentire a quest’ultima di approfittarsene dei paesi del Golfo’ di fiducia, essere protetta e sfruttare la ricchezza economica dei paesi produttori di petrolio. Questa normalizzazione è indiretta e una tangente nascosta a Israele. “Secondo l’editore,” L’unico a rivelare questo piano satanico è stato il presidente Hosni Mubarak, che fù molto fermo nella sua risposta. Egli ha sottolineato che l’Egitto non supporta la normalizzazione con Israele libera, indipendentemente dalle sue ragioni. “Secondo l’editoriale, il Cairo è contro all’alleanza per la difesa, anche se Israele non facesse parte di essa. Alcuni giorni fa, il redattore del giornale ha scritto, più di 200 membri repubblicani e democratici del Congresso inviarono una lettera al re saudita Abdullah, esprimendo il loro disappunto per la sua incapacità di accettare la chiamata del presidente Obama a fare passi in avanti verso la normalizzazione di Israele.

Fonte

Cablegate: Berlusconi in declino come il paese

Le valutazioni della diplomazia statunitense contenute nei nuovi documenti segreti. “La reputazione in Europa è lesa”. “Il premier danneggia l’Italia ma ci è utile e non dobbiamo abbandonarlo, alla fine ne trarremo vantaggi”

Quattromila cables riservati filtrati dall’ambasciata Usa a Roma, oltre 30 mila pagine di documenti finora segreti che raccontano l’Italia e i suoi protagonisti dal punto di vista critico e sferzante del suo più importante alleato. E molti di questi con un denominatore comune: il declino del ruolo internazionale dell’Italia è strettamente legato all’immagine di Silvio Berlusconi, l’uomo che la guida e la condiziona dal 1994, l’anno della sua discesa in campo. Dal 2002 al 2010 parlano ambasciatori, segretari di Stato, diplomatici di alto livello, politici di primo piano. Tutte comunicazioni rigorosamente classificate. Tutte rigorosamente destinate a restare riservate. Tutte, adesso, contenute nei cables che WikiLeaks ha ottenuto e che l’Espresso, in collaborazione con Repubblica, comincia da oggi a pubblicare.

UN PREMIER CHE OFFENDE TUTTI

“Il premier Silvio Berlusconi con le sue frequenti gaffes e la scelta sbagliata delle parole” ha offeso nel corso del suo mandato “quasi ogni categoria di cittadino italiano e ogni leader politico europeo”, mentre “la sua volontà di mettere gli interessi personali al di sopra di quelli dello Stato ha leso la reputazione del Paese in Europa ed ha dato sfortunatamente un tono comico al prestigio dell’Italia in molte branche del governo degli Stati Uniti”.
E’ il febbraio del 2009 quando Ronald Spogli, ambasciatore americano in Italia nominato dal Presidente George W. Bush,

si congeda dal suo mandato e scrive al nuovo segretario di Stato Hillary Clinton un memoriale intitolato “What can we ask from a a strong allied” (Cosa possiamo chiedere ad un forte alleato), classificato come Confidential e che ha un sapore profetico. Non è ancora esploso lo scandalo di Noemi Letizia, non è apparsa all’orizzonte la escort Patrizia D’Addario, non c’è ancora traccia dei festini di Arcore, né delle accuse di sfruttamento della prostituzione minorile con la marocchina Ruby, né delle pressioni sulla questura di Milano per procurarsi il silenzio della vittima. Le leggi ad personam proposte per tutelare il primo ministro dalle conseguenze dei processi in corso non sono state ancora respinte e non ha raggiunto l’apice il violento conflitto con la magistratura. Ma ad inizio 2009 il premier, visto dagli Usa, è già un uomo debole, prigioniero dei suoi conflitti di interesse e dell’evidenza internazionale dei suoi abusi di potere. Quindi bisognoso dell’aiuto americano per legittimarsi sul piano interno e estero e come tale disponibile, quando richiesto, a comportarsi come “il migliore alleato”. Berlusconi insomma non è nelle condizioni di dire alcun “no” a chi lo sostiene. Una sorta di ostaggio, che accetta volentieri tutte le richieste in termini di impegno militare e politico negli scacchieri strategici che vanno dall’Afghanistan alla ricollocazione dei prigionieri di Guantanamo, dalle basi sul territorio italiano alle sanzioni all’Iran. Un prezzo che finora non si sapeva di aver pagato.

L’IMMAGINE DI UN PAESE IN DECLINO

“Il lento ma costante declino economico dell’Italia – scrive l’ambasciatore Spogli – compromette la sua capacità di svolgere un ruolo nell’arena internazionale. La sua leadership spesso manca di una visione strategica. Le sue istituzioni non sono ancora sviluppate come dovrebbero essere in un moderno paese europeo. La riluttanza o l’incapacità dei leader italiani a contrastare molti dei problemi che affliggono la società, come un sistema economico non competitivo, l’obsolescenza delle infrastrutture, il debito pubblico crescente, la corruzione endemica, hanno dato tra i partner l’impressione di una governance inefficiente e irresponsabile. Il primo ministro Silvio Berlusconi è il simbolo di questa immagine”. Spiega Spogli: gaffes e preminenza per gli interessi personali, assieme “al frequente uso delle istituzioni pubbliche per conquistare vantaggi elettorali sui suoi avversari politici, la sua preferenza per soluzioni a breve termine hanno danneggiato la reputazione dell’Italia in Europa”. Un’immagine che Berlusconi tenta di rivitalizzare con iniziative che lasciano perplessi gli Usa. L’Italia – annota Spogli – “fa molti sforzi, alcuni seri altri meno, per mantenere una posizione di rilevanza e influenza”. Come quando “si propone nel ruolo di grande mediatore delle crisi mondiali, un ruolo autoconferitosi che alcuni politici, specialmente il premier Silvio Berlusconi, pensano possa conferire grande visibilità senza praticamente spendere alcunché”. O come quando, senza alcun coordinamento, ritiene di avere i titoli per “mediare tra la Russia e l’Occidente, impegnarsi con Hamas e Hezbollah, stabilire nuovi canali di negoziato con l’Iran, espandere l’agenda del G8 con mandati al di là di ogni riconoscimento”.
Insomma, una politica assolutamente velleitaria. Con costernazione Spogli prende atto che in una puntata di “Porta Porta” Berlusconi annuncia il ritiro dall’Iraq: svegliati in piena notte i generali Usa a Baghdad e mandata la trascrizione della puntata tv al Pentagono. Esterrefatto l’ambasciatore registra che mentre Israele bombarda Gaza il Cavaliere rilancia l’idea del tutto estemporanea di costruirvi alberghi e resort, annunciando che potrebbe “trovare investitori”. Allibito informa Washington che il premier ha una sua strategia per la Siria, visto che l’allora moglie Veronica “ha conosciuto la consorte di Assad a Damasco”, e dice: “Dovremmo coinvolgerla…”
Ma a Washington sono pragmatici. Si deve abbandonare un alleato pasticcione, in declino economico e inviso alle cancellerie europee per idiosincrasia politica?. “No – scrive Spogli alla Clinton – non dobbiamo. Dobbiamo anzi riconoscere che un impegno di lungo termine con l’Italia e i suoi leader politici ci darà importanti dividendi strategici adesso e in futuro”

IL DIVIDENDO DI WASHINGTON

Cosa può incassare l’America da questo governo? Spogli è esplicito. “L’Italia ci permetterà di consolidare i progressi fatti faticosamente nei Balcani negli ultimi vent’anni, le loro forze armate continueranno a giocare un ruolo importante nelle operazioni di peacekeeping in Libano e in Afghanistan, e, infine, il territorio italiano sarà strategico per l’Africom (United States African Command)”, l’organismo costituito nel 2008 dalla Difesa Usa per coordinare gli interventi militari in Africa: comando a Stoccarda, ma bombardieri di stanza a Vicenza, nella base Dal Molin, e portaerei della VI flotta a Napoli. ” Se useremo una forte pressione – sostiene inoltre Spogli – l’Italia eserciterà la sua influenza economica in Iran per mandare a Teheran un chiaro segnale che potrebbe influire sulla loro politica di sviluppo nucleare”. E anche sul fronte del terrorismo Washington sa che Roma spalancherà le sue porte. Già nel febbraio 2009 Spogli avverte infatti che l’Italia si sta diligentemente preparando ad esaudire “quelle che ritengono saranno tra le nostre prime richieste, il farsi carico della custodia di alcuni detenuti nella prigione di Guantanamo (il ministro Frattini ufficializzerà la decisione 4 mesi dopo, ndr.) e un maggiore sforzo militare in Afghanistan (l’Italia sorprenderà gli Usa aggiungendo altri 1200 soldati ad Herat, portando il contingente schierato ad un totale di 4200 uomini).
L’unica vera preoccupazione è il rapporto tra Roma e Mosca, tra Berlusconi e Putin. Gli Usa vogliono controbilanciare la crescente influenza russa sul fronte dell’energia, e notano con disappunto che “l’Italia, sfortunatamente, invece la favorisce”. Sui rapporti tra Berlusconi e Putin il punto di vista americano è noto. L’ambasciata Usa anche dopo la sostituzione di Spogli con David Thorne è in allarme e agisce su più fronti. Stimola il ritorno al nucleare, interviene sul governo per spezzare l’asse con Mosca e suggerisce: “dobbiamo far capire a Berlusconi che ha una relazione personale con noi e dobbiamo assecondare la sua convinzione di essere uno statista esperto”. Ma l’operazione non è facile, il legame del cavaliere con “il suo amico Vladimir” è solida e ha radici misteriose. tanto misteriose da indurre Hillary Clinton nel gennaio 2010 a chiedere alle rappresentanze diplomatiche interessate di indagare sulle “possibili relazioni e investimenti personali che legano Putin e Berlusconi e che possono influenzare la politica energetica dei due paesi”, e di svelare ” i rapporti tra l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni, i top manager dell’Eni e i membri del governo italiano, specialmente il premier e il ministro degli esteri Frattini”. Gli americani si troveranno davanti ad un muro: in un cable un diplomatico italiano spiega che “tutto avviene direttamente tra Berlusconi e Putin”.

UN PREZZO IRRISORIO DA PAGARE

Pasticciona e in difficoltà, l’Italia chiede aiuto agli Usa quando si accorge che l’organizzazione del G8 a L’Aquila comincia a fare acqua. Gli americani se ne sono già accorti, e una serie di cables descrivono la tensione nell’ambasciata di Roma: il flop può tramutarsi in una debacle per Berlusconi, già colpito dalle prime rivelazioni sugli scandali sessuali. Scatta il soccorso all’utile alleato: “Berlusconi – annotano – ha bisogno di mostrarsi un leader credibile a livello internazionale per ripulire la sua immagine, e ci sarà tremenda attenzione” al trattamento che riceverà dagli altri capi di stato e di governo. Obama acconsente e in Abruzzo il presidente “abbronzato” è gentile e comprensivo. Il vertice è un successo, il Cavaliere è salvo, l’opposizione politica è sconfitta

CONDANNATI ALL’INSTABILITA’

Gli americani capiscono dunque che con Berlusconi dovranno conviverci. A lungo. E sfruttarne le debolezze, che utilitaristicamente diventeranno per Washington preziose cambiali in bianco, da riscuotere all’occorrenza. Ne sono consci già prima delle elezioni del 2008, che – dopo la caduta della litigiosa coalizione guidata da Romano Prodi – riporteranno a Palazzo Chigi il Cavaliere, vittorioso su Walter Veltroni. “Se vince Veltroni la situazione sarà eccellente – scrivono da Roma a Washington – se ritorna Berlusconi sarà molto eccellente”. Ne sono ancora più convinti dopo il G8 de L’Aquila. Non apprezzano la magistratura, definita “una casta inefficiente e autoreferenziale”, priva di controllo e che condiziona la vita politica; non credono nei dissidenti della maggioranza; giudicano il Pd disorganizzato. E anche quando la Corte Costituzionale boccia il lodo Alfano non si preoccupano: Berlusconi resisterà. Temono invece gli effetti sul Paese dello scontro con il presidente Napolitano. Il Presidente è visto come una figura assolutamente cruciale per la stabilità del Paese, è stimato e seguito. Il Quirinale non si tocca, è un assoluto punto di riferimento. “Gli attacchi a una figura molto rispettata potrebbero essere presi male da molti italiani e determinare più ampie divisioni tra le due istituzioni”.
È uno scenario preoccupante, ma che porta anche dei vantaggi. Il premier infatti “per difendersi dai processi si dovrà distrarre dal lavorare per il popolo italiano”. Ma ci sono altri referenti pronti a lavorare per gli Usa. I ministri Frattini e La Russa, ad esempio, vengono definiti particolarmente ansiosi di collaborare. Mentre ad Arcore continuano i festini, il business può proseguire.

Fonte

Avventure nel paese delle meraviglie

Lily Cole mentre stringe un coniglio bianco nel film di Marilyn Manson

Lily Cole è la star del film con cui Marilyn Manson debutta alla regia, Phantasmagoria: The Visions of Lewis Carroll. Lily interpreta Alice. Il film parla di un vecchio tizio che aveva scattato delle foto a delle giovani ragazze, senza dubbio la copertura per un cosidetto manipolatore (Handler da qui in poi). Il suo alter ego è interpretato da Evan Rachel Wood. Qui sotto potrete osservare qualche immagine del film, dove è presente il simbolismo standard sul controllo mentale con maschere, conigli, la dualità e quant’altro. Lily ha anche lavorato nel film The Imaginarium of Doctor Panassus con quel pazzo di Ledger che interpretava l’appeso con un occhio onniscente all’interno di un triangolo tatuato nella fronte a rappresentare la barriera contro la sua cavalcante follia. Lily ha anche fatto un sacco di strani scatti fotografici, questo in particolare è stato probabilmente fatto sotto una pesante ipnosi. Ha i capelli rossi e gli occhi azzurri. Come la principessa Beatrice, nacque nel 1988.

Accozzaglia di farfalle (Simbologia progetto Monarch)/Occhi sulle ali delle farfalle

L’immagine sopra (proveniente da 2 pagine unite) con Lily circondata da farfalle e da un innaffiatoio gigante faceva parte di una serie di shoots fotografici intitolati ‘Adventures in Wonderland’, i quali furono pieni di simbologie utilizzate nel controllo mentale. Questa sotto è la copertina del Telegraph Magazine con due cigni reali gemelli, i cigni sono stati i primi uccelli colpiti dall”influenza aviaria in Gran Bretagna. Si noti la data, 17 maggio 2008.

L’immagine sotto mostra Lily su una scala a chiocciola. Le Eliche / spirali vengono utilizzate come attivatrici per il controllo mentale, sono simbolo di una discesa mentale verso uno stato alterato. Si noti inoltre la frattura sopra l’arco dietro Lily simbologgiante la frattura dell’io nello schiavo controllato mentalmente.

Questa foto, non è di Lily, ma anch’essa fa parte di ‘Adventures in Wonderland’ e simboleggia la doppia personalità con lo specchio in vista e un oggetto rosso posizionato dietro al soggetto visibile nello specchio.

Qui sotto abbiamo Fearne Cotton con scarpe rosse e con un top nero/bianco (questa foto non è dalla rivista Telegraph, ma dal The Times). Ha una sorta di tatuaggio a stella sulla caviglia, coperto però dal cinturino della scarpa.

Sotto ancora assomiglia ad una dea (e che dea!), seduta su una sedia su un pavimento a scacchiera. Inoltre sullo sfondo si possono notare delle colonne, presubimilmente associabili alle colonne gemelle della conoscenza

Questa è un’altra sua foto simbolica, con il punto focale che sembra essere il riflesso di una fallo nell’acqua.

Questa è la classifica foto con occhio onnisciente allegato (schiava degli illuminati), attornata da un giglio credo (non sono un botanico).

Le immagini qui sotto provengono dal photo shoot all ‘Acquario Fresh2O, comprende immagini di Keira Knightly, Lily e anche di una ragazza scelta a caso con le solite scarpe rosse mentre stringe la bandiera dei Cavalieri Templari.

Fonte

Grammys: Lady Gaga messaggera del Chaos?

OK, è strana. Sapevamo che ai Grammy ci avrebbe messo lo zampino e così è stato. Dalle spalle e faccia cornute alle teste mozzate su un organo … il tutto dopo l’arrivo all’interno di un ovulo embrionale/capsula spaziale. Qualunque cosa essa fosse.

Sembra una navetta da trasporto fantascientifica trasportata da alieni nubiani con le corna . Molto cerimoniale.

Lady Gaga in attesa durante il 53esimo Grammy Awards tenutosi allo Staples Center il 13 febbraio 2011 a Los Angeles, California.

 

PER PRIMA COSA, E’ MAI STATA SE STESSA?

Come tutti gli “ospiti” posseduti, Lady Gaga ha momenti di normalità, parla normalmente e agisce secondo i canoni di una stella del rock viziata che non riesce mai ad avere tutta l’attenzione che desidera, come nella recente denuncia alla stampa dove afferma che “La gente vuole vedermi fallire.” C’è però qualcosa di marcio in tutto questo….di che cosa si tratta?

La solita grossolana promiscuità della cultura pop, il transumanesimo e il simbolismo occulto sono molto diffusi nei suoi lavori. Le rappresentazioni dell’occhio di Horus e Anubis, il simbolismo massonico e demoniaco vengono sponsorizzati regolarmente dalla star. Tutti messaggi occulti degli Illuminati. Sono praticamente diventati un must nel settore della musica pop. L’infiltrazione e la diffusione è quasi completa.

Ma la Gaga vuole spingersi ulteriormente avanti.

Ovviamente la sua sfacciataggine potrebbe essere considerata strettamente collegata ad una manovra di marketing attraverso una potente indignaziazione sociale per le sue “dichiarazioni” e le sue immagini, come se fosse una sorta di avant garde iconoclasta. Ma chiunque abbia anche un minimo senso spirituale sa che ci sono ben altre forze al lavoro.

Chi è consapevole degli aspetti sul controllo mentale, della nostra società costruita, nonché della presenza di influenze extradimensionali, sa che c’è molta più carne al fuoco.

Da qualunque prospettiva la si veda ( psicologica, occulta, di marketing) Lady Gaga è al massimo della popolarità e del successo…

Ed è qui il pericolo

Che sia evidentemente un altro prodotto della programmazione per il controllo mentale Monarch è praticamente un dato di fatto. I suoi lavori sono pieni di riferimenti al controllo mentale e all’io fratturato.

Nel video di “Telephone“, la Gaga, con il suo copricapo, ci da uno dei più lampanti esempi di come lei sia “collegata” a delle fonti esterne di controllo che la possono “richiamare” in qualsiasi momento.

ANCORA, RIFERIMENTI  “ALLO SPECCHIO FRATTURATO” E AL CONTROLLO MENTALE

Come sappiamo, l’industria della musica è un ponte per il carico di messaggi pre-programmati e per i burattini disneyani che trasmettono significati devianti. La maggior parte delle persone vede solo mode e stili di culto. Quanto poco ne sanno.

Famoso riferimento al controllo mentale attraverso il simbolismo di Mickey Mouse. Notare che la Gaga è scentrata, così come lo è la foto, così come lo è il suo nuovo alter ego, mentre la sua vera personalità è andata perduta.

 

IL COMPITO DELLA GAGA E’ QUELLO DI “PROMUOVERE LA PROPOSTA” NEI MEDIA?

Nella grande visibilità dei Grammy Awards  non si sta solamente giocando con l’oltraggio. L’immagine di più teste mozzate rappresenta il corpo fratturato / la frattura delle personalità del soggetto controllato mentalmente.

COSA STA VERAMENTE INTRATTENENDO?

Un sacco di influenze occulte vengono scatenate nella società. Questa artista di “Gaga” ne sta testando i limiti facendo apparentemente qualsiasi cosa per attirare l'”attenzione”. Come detto prima, sta ricevendo il potere e l’influenza che cerca, ma questo la controlla. Potrebbe saperlo, come saperlo in parte come proprio non saperlo affatto.

Purtroppo sta diffondendo il suo messaggio caotico grazie ai media e ai fan che la supportano.

Sembra sospetto? Certo che lo è. E’ stata portata in alto! Si può solo immaginare il perché … ..

ORDO AB CHAO
Ordo ab Chao, oppure ordine dal caos, è lo slogan della Massoneria, e degli Illuminati. Prima vogliono distruggere la società e portare il caos nella maggior parte degli aspetti della nostra vita. A questo punto possono creare a loro piacimento la soluzione per i vari problemi del popolino. E’ un dramma che viene recitato da milleni.

Questo ultimo atto non è diverso.

La differenza con la Gaga non è solo la sua enorme confusione, o il messaggio caotico, ma la fascia di popolazione che va ad influenzare.

Le immagini mentali e spirituali che vengono messe in onda non sono solo canzonette o immagini innocenti. Esse sbloccano e vanno a colpire a livello psicologico l’ascoltatore.

Purtroppo, le persone più colpite sono i giovani spesso incauti e disinformati, e soprattutto coloro che hanno come madre la televisione. Sebbene quella sopra sia una messa in scena ripresa con la figlia di un altro schiavo controllato mentalmente, cioè, Will Smith, mi disgusta pensare cosa questi artisti abbiano in mente per le generazioni future.

In finale, lei incarna il veloce e caotico declino della civiltà, progettata dal “potere costituito”.

Fonte

Moria di animali: Pesci morti nel nord della Turchia

L’improvvisa e inspiegabile moria di pesci nella regione del Mar Nero della Turchia ha preoccupato i residenti per la sicurezza del loro approvvigionamento di acqua e hanno chiesto alla protezione civile di risolvere il mistero.

Quando i residenti del villaggio di Mescitli nella provincia di Gümüşhane osservarono per la prima volta i pesci morti nel torrente Harşit, all’incirca 15 giorni fa, pensarono che il pesce fosse morto per cause naturali, ha detto il sindaco del villaggio Cenk Ince.

“Tuttavia, quando ci siamo resi conto che il numero di pesci morti cresceva, abbiamo urgentemente informato i funzionari. C’erano pesci per due chilometri lungo la riva, il che ovviamente ci ha preoccupato. Usiamo normalmente l’acqua del ruscello per le nostre attività agricole “, ha detto Ince, secondo l’agenzia di stampa Dogan, o DHA. Ha aggiunto che gli abitanti del villaggio hanno fatto pressioni sui funzionari per sbrigarsi con le indagini.

Il consiglio provinciale per la salute, per la foresta, per l’ambiente e per l’agricoltura ha fatto scattare un’indagine, prelevando e analizzando campioni d’acqua e di pesci morti del fiumiciattolo.

Gli abitanti del posto credono che le morti siano dovute all’inquinamento. “I pesci sono morti a causa dell’inquinamento prodotto dalle persone,” ci riferisce un abitante del villaggio.

“Quaranta anni fa, noi e i nostri animali eravamo in grado di bere l’acqua del ruscello. L’acqua per le nostre colture veniva fornita dal flusso del ruscello. Ora qui non cresce più nulla, non c’è più segno di vita “, la DHA citando un residente locale.

Il paese non aveva mai visto niente di simile alla moria di pesci, ha detto Tacettin Ince.

Il direttore Provinciale del Ministero della Salute Osman Öztürk ha detto che il ministero è incaricato di investigare quali siano le implicazioni della moria di pesci sulla salute umana, ma anche gli impatti ambientali. “L’inquinamento qui, facilmente visibile ad occhio nudo, potrebbe aver causato la morte di massa”, ha detto, aggiungendo che gli impianti di pesca nel Torul e le riserve di Kürtün dovrebbero anche loro essere ispezionati per bene.

“Se necessario, invieremo i campioni d’acqua al Erzurum Provincial Hygiene Institute Directorate”.

“Stiamo collaborando con i funzionari provinciali del ministero dell’agricoltura. Abbiamo deciso di istituire un centro di gestione delle crisi. ” ha detto.

Il residente Tacettin Ince ha detto che i serbatoi sono stati puliti da parte del comune e ciò potrebbe aver causato l’inquinamento dell’acqua, quando i residui pericolosi dalla soluzione del detergente si sono miscelati con il flusso dell’Harşit.

Continua dicendo che anche gli animali del villaggio non mangiano le colture locali, il che ha costretto i residenti ad acquistare il grano che usano per nutrire i loro animali da altre città.

Fonte

Stuxnet: Un video sottolinea il successo isreaeliano

Un nasto è stato visionato alla festa di pensionamento del capo delle Forze di Difesa di Israele e sembra ancora una volta dimostrare che vi sia lo zampino israeliano dietro Stuxnet e quindi sui danni provocati al programma nucleare iraniano.

Il video che mostra i successi operativi del tenente generale Gabi Ashkenazi include anche riferimenti a Stuxnet, un virus informatico che l’anno scorso ha danneggiatto il sito di arricchimento nucleare di Natanz.

Anche se ufficialmente Israele non ha accettato la responsabilità per l’attacco via Stuxnet, le prove di suo ruolo attivo nell’intera operazione si hanno da quando sono iniziate le prime avvisaglie e cioè a luglio. Il virus, che non ha precedenti in quanto a complessità, è stato progettato per infiltrarsi nei sistemi di controllo a Natanz e di nascosto fare delle rettiffiche errate alle centrifughe che le avrebbero poi danneggiate.

I ricercatori della sicurezza dicono che i vari fattori della cyber minaccia, tra cui la complessità del suo funzionamento tendono con forza ad indicarne come fonte Israele. E’ un fatto che un impianto speciale è stato istituito con la cooperazione americana, nel deserto israeliano, per testare l’arma.

Subito dopo la sezione di Stuxnet, il video del Ten. Gen. Ashkenazi include un omaggio a Meir Dagan, che era a capo del servizio segreto del Mossad israeliano durante quasi la totalità del tempo in cui il Ten. Gen. Ashkenazi è stato responsabile della IDF.

Fonte


8 strani cambiamenti planetari che dovrebbero attirare la nostra attenzione

1 – COLLASSO AMBIENTALE

L’ambiente è stato sottoposto ad un degrado ambientale. Il nostro sistema economico può essere paragonato a Pac-Man che divora tutto quello che vede fino a quando non finisce il gioco, solo che Pac-Man non produce la quantità di rifiuti che produce la nostra economia. Inoltre, non possiamo semplicemente resettare il tutto, il danno è già stato fatto. Dal business dell’agricoltura chimico industriale che distrugge il suolo, l’acqua e la fauna selvatica su larga scala, passando per l’eccessiva pesca oceanica, il disastro petrolifero del golfo del Messico, le scie chimiche, le miniere a cielo aperto,all’estrazione di gas naturali, alla tossicità dell’acqua e alle conseguenze che ne derivano, il nostro intero habitat sembra avere una urgente necessità di essere guarito se pensiamo di voler mantenerne la vita che lo permea. Gli ambientalisti seri dovrebbero svegliarsi dalla loro “scomoda” trance e realizzare che c’è molto di più da fare per salvare l’ecosistema che semplicemente ridurre la produzione di CO2.

2 RECORD DELL’ATTIVITA’ TETTONICA

Alcuni ricercatori nell’ambito dei terremoti hanno sottolineato il dimostrabile aumento dei terremoti che nel 2010 ha fatto toccare livelli da record. Il sisma in Cile ha scosso il pianeta, facendoci perdere una piccola frazione del nostro anno. Questo aumento di attività è esattamente ciò che aveva previsto il ricercatore scientifico, Lawrence Joseph, il quale documentò nel suo libro, Apocalisse 2012, come il nostro intero sistema solare stia attraversando una nube interstellare di energia, che produrrebbe significativi cambiamenti nella Terra osservabili a partire dal 2009. Il rinomato fisico, Michio Kaku, ha recentemente avvertito che gli enormi terremoti che ultimamente stanno colpendoci stanno mettendo a rischio anche le città in cui viviamo, il che aumenta l’entità del pericolo. In aggiunta a questi cambiamenti, è sempre più evidente che l’attività umana e in particolare quella dell’estrazione del gas – in particolare in Arkansas – potrebbe aver dato origine a degli sciami sismici in una regione che non è normalmente attiva. Ora apprendiamo che la FEMA sta acquistare grandi quantità di MRE, coperte, sacchi per i cadaveri e altre provigioni in previsione alla potenziale catastrofe che potrebbe avvenire lungo la faglia di New Madrid.

3 – INVERSIONE POLI MAGNETICI

Vi sono prove evidenti che in tutta la storia i poli magnetici si siano spostati e addirittura invertiti. Una delle tante funzioni del campo magnetico terrestre è quella di essere una bussola naturale per gli animali che si basano su di esso per la navigazione. Una seconda funzione sarebbe quella di fungere da barriera protettiva contro le eruzioni solari e le radiazioni spaziali. Le notizie recenti sono condite da morie di uccelli e pesci, di balene spiaggiate, del collasso delle colonie di api e degli animali morti in tutto il mondo. Molte teorie sono state avanzate relative a eventi localizzati, ma la natura globale e generale delle morie potrebbe essere meglio indicata da una fonte onnicomprensiva, a soluzione dell’enigma, come lo spostamento dei poli. Un interessante articolo su SOTT afferma che “esiste una certa correlazione tra le inversioni magnetiche, le ere glaciali, l’innalzamento del livello del mare “. Non vi è dubbio che il polo nord magnetico si stia muovendo rapidamente verso la Russia. La questione è se ciò porterà ad un cataclisma, o se sarà solo il preambolo di una lunga serie di cambiamenti, come nella recente chiusura della pista dell’aeroporto, che richiederà all’umanità di adattarsi in modi più sottili.

4 L’ATTIVITA’ VULCANICA

Le recenti allerte per quanto riguarda l’innalzamento del terreno circostante al parco di Yellowstone, situato su uno dei vulcani più grandi del mondo, sono aumentate esponenzialmente. Insieme ai terremoti, anche le eruzioni vulcaniche hanno drammaticamente aumentato la loro attività. Durante tutto l’Anello di Fuoco, i vulcani dormienti si sono scatenati, e altri stanno accrescendo la loro attività. Questa è un’altra indicazione di come la Terra stia subendo un cambiamento globale, che alla meglio richiederà a grandi masse di trasferirsi da un territorio ad un altro, e che alla peggio potrebbe minacciare l’intera civiltà.

5 – CLIMA ESTREMO

Tom Engelhardt ha recentemente scritto: “D’ora in poi, l’aumento dei prezzi, potenti tempeste, siccità e inondazioni e altri eventi imprevisti potranno giocare un ruolo catastrofico nel tessuto della società globale”. Engelhardt prevede che i prezzi elevati del petrolio, così come scarsità di cibo porteranno sicuramente a sommosse in tutto il mondo. Le condizioni climatiche estreme che stanno devastando sempre più il pianeta in questi ultimi anni sono frutto probabilmente di uno o di più cambiamenti descritti in questo elenco. Tuttavia, gli effetti sono un segno tangibile che il clima della Terra stia in qualche modo cambiando. Le siccità e le alluvioni accadono in luoghi insoliti con più intensità, e duri inverni artici stanno insolitamente martellando Europa, gli Stati Uniti e altri paesi. Se accettiamo che questo tipo di eventi meteorologici siano la norma, allora la civiltà dovrà per lo meno adattare i propri metodi e luoghi di produzione alimentare. Stiamo già subendo un pedaggio importante sul prezzo degli alimenti, che potrebbe rapidamente diventare una crisi alimentare mondiale nel 2011.

6 – CORRENTI OCEANICHE PIU’ DEBOLI

La circolazione termoalina (THC) è il nastro trasportatore degli oceani del mondo, trasferisce cioè il calore dalle acque equatoriali alle regioni più fresche. Le correnti oceaniche indebolite sono la causa del freddo estremo in Europa e del clima mite in Groenlandia. Come drammaticamente mostrato nel film The Day After Tomorrow quando la Corrente del Nord Atlantico si interrompe, così anche il clima globale subisce devastanti ripercussioni. Nonostante i picchi record del calore estivo, alcuni credono che gli inverni più lunghi e più duri e i cambiamenti nelle correnti oceaniche potrebbero causare una nuova era glaciale. Questa sottostimata forza è così potente che anche piccoli cambiamenti costringerebbero l’umanità a riscoprire i suoi tratti nomadi.

7 – ANOMALIE GALATTICHE

I reportage ci dicono che il sole sorge due giorni prima in Groenlandia e che due soli potranno essere visibili dalla Terra nel 2012 – lo stesso anno della fine del calendario Maya galattico e del ritorno di un pianeta mitico nel nostro sistema solare binario – tutto questo sembra rendere i libri scolastici di Scienze della Terra obsoleti. Molti hanno speculato sulle ramificazioni dell’avvicinarsi eventi galattici, ma non ci sono teorie accettate o prevalenti. Tuttavia, c’è una buona probabilità che alcuni effetti fisici si faranno sentire sulla Terra se la forza di gravità verrà alterata da allineamenti planetari e / o dall’avvicinarsi di oggetti celesti. Tenete d’occhio il cielo e stati pronti con la valigia.

8 – ATTIVITA’ SOLARE

Sembra che il sole sia ancora molto imprevedibile. Anche se molti hanno predetto che uno dei maggiori massimi solari avrà luogo nei prossimi anni, che esso causerà radiazioni elettromagnetiche che andranno a distruggere tutte le apparecchiature elettroniche e probabilmente aumenterà il movimento tettonico, la NASA sostiene che il sole nel 2006 si sia placato affermando: “Non abbiamo mai visto velocità così basse. . . il rallentamento che vediamo ora significa che il Ciclo Solare 25, che avrà il suo picco intorno al 2022, potrebbe essere uno dei più deboli della storia “. Nel 2001 la NASA ha anche affermato che il sole stia attraversando una rapida inversione dei poli, dichiarando:”Il campo magnetico della nostra stella si è capovolto.” La stessa agenzia spaziale ha detto che questo evento è normale e che si attende un altro capovolgimento nel 2012. Anche se dicono che non avrà alcun effetto sulla Terra, la velocità di spostamento dei poli del nostro pianeta è aumentata negli ultimi dieci anni.

Non c’è modo di sapere se ci saranno conseguenze, ma questi argomenti dovrebbero essere indagati in maniera seria. Le sfide che attendono l’umanità sono già abbastanza difficili senza costanti inganni e distrazioni. Collettivamente, dobbiamo chiedere risposte chiare circa le reali minacce che stanno ovviamente cominciando ad influenzare la civilità. L’adattamento potrebbe essere meno dolorso se fossimo armati di conoscenze e risorse. La cosa migliore che possiamo fare, individualmente, è di ottenere più informazioni possibili ed essere autosufficienti.

Fonte

L’Algeria spegne Internet non appena iniziano le proteste

Sono stati utilizzati proiettili di gomma e gas lacrimogeni per cercare di disperdere le masse in rivolta nelle città e nei paesi, con 30.000 poliziotti in tenuta antisommossa scesi in piazza solo ad Algeri.

Ci sono state anche segnalazioni di giornalisti presi di mira da teppisti sponsorizzati dallo Stato per interrompere il flusso di notizie verso l’estero.
E’ stato comunque l’attacco del governo a internet ad essere di particolare rilevanza per coloro che chiedono di porre fine al regime repressivo del presidente Abdelaziz Boutifleka.

I manifestanti mobilizzati attraverso internet si sono organizzati come per l’Egitto e la Tunisia.

“Il governo non vuole che le folle di rivoltosi si formino attraverso internet”, ha detto Rachid Salem, coordinatore per il cambiamento democratico in Algeria.

“Le forze di sicurezza sono armate fino ai denti per la strada e stanno anche facendo di tutto per schiacciare la nostra rivolta su internet. I giornalisti, e in particolare quelli con le telecamere, sono stati portati via dalla polizia”. Il presidente Hosni Mubarak aveva cercato di arrestare i fornitori di servizi internet durante i 18 giorni di protesta, prima di abdicare come leader egiziano Venerdì.
Mostafa Boshashi, capo della Lega algerina per i diritti umani, ha dichiarato: “Gli algerini vogliono che anche le loro voci vengano ascoltate. Vogliono un cambiamento democratico..
“Al momento alle persone viene impedito di recarsi alle manifestazioni. Gli ingressi nelle città come l’Algeria sono stati bloccati.”

Almeno cinque persone sono state uccise durante simili le proteste in Algeria nel mese di gennaio, quando il Ministero dell’Interno disse che 1000 persone vennero arrestate.

Il Sabato almeno 500 persone furono arrestate solo nella prima serata ad Algeri, come successe per altre centinaia ad Annaba, Constantine e Oran che parteciparono alla cosiddetta rivoluzione del 12 febbraio.

“Le celle della stazione di polizia sono sovraffollate”, ha detto Sofiane Hamidouche, una dimostrante di Annaba.

“Ci sono battaglie e rivolte in tutte le città. E ‘il caos. Al calar della notte la situazione peggiorerà”.

L’Algeria è l’ottavo paese al mondo con le maggiori riserve di gas naturale, ed è anche ricca di petrolio, ma la sua popolazione giovane soffre di una disoccupazione di massa, una cronica mancanza di alloggi, e di una povertà diffusa. La corruzione politica è endemica.

Fonte