Lezioni di Capitalismo:Un operaio val più da morto che da vivo

Negli Stati Uniti è possibile, per un’azienda, assicurare la vita dei propri dipendenti mantenendo completamente all’oscuro della cosa il dipendente stesso e la sua famiglia, ed è l’azienda che incassa la prestazione in caso di morte. Queste polizze vengono chiamate con un nome molto chiaro: “Dead peasants”, o anche “Dead janitors”. I lavoratori sono quindi considerati più o meno come bestie da soma, su cui si può, e magari è pure intrigante, scommettere.

Ragioniamo un attimo, approfittandone per una breve lezione di economia e finanza. Come funziona un’assicurazione sulla vita? Io (agente) pago un certa cifra (premio) a una ditta specializzata (assicurazione) che, in caso di mia morte, pagherà una somma ingente (prestazione) alla mia famiglia. Il premio che pago è senz’altro superiore, in media, alla prestazione media che riceverò, altrimenti l’assicurazione non avrebbe alcun vantaggio a stipulare questo contratto. Perché accetto di pagare un premio non equo? Perchè, in cambio di questo esborso, tranquillizzo la mia famiglia che potrebbe ritrovarsi sul lastrico in caso di mia dipartita. In altri termini, pago un servizio. Come fa l’assicurazione a guadagnarci con certezza? Perchè assicura decine di migliaia di persone, e quindi distribuisce il rischio di mortalità fra tutti i clienti. Fin qui tutto è chiaro.

Ma se la mia famiglia fosse di 10,000 persone, pagherei l’assicurazione per ciascuna di esse? Forse potrebbe convenire non pagare il premio, ma fare in modo che, in caso di morte di uno dei componenti della mia numerosa famiglia, tutti gli altri si facciano carico degli oneri derivanti. Sarebbe conveniente fare così, visto che risparmierei il differenziale fra il premio medio e la prestazione media che costituisce il guadagno dell’assicurazione. Ovviamente, devo fidarmi di tutti. In un certo senso, l’assicurazione è al riparo dai dardi dell’avversa fortuna proprio perché gestisce una “famiglia” di decine di migliaia di persone.

Allora: perché una grande azienda dovrebbe scommettere sulla vita dei suoi dipendenti? I premi pagati dall’azienda sono senz’altro superiori alle prestazioni ottenute. O forse le aziende pensano di saperla più lunga delle assicurazioni? Mettono il veleno nelle mense? Si avvicina veramente una pandemia e lo sanno solo loro? Sono masochisti e traggono un piacere edonistico dalla morte dei dipendenti che li compensa per la perdita finanziaria?

Per sciogliere quest’arcano, bisogna introdurre un terzo elemento oltre all’azienda e all’assicurazione. Il morto, in questo caso, non conta. La morte delle persone è una delle cose che si sa prevedere meglio, e tutti sono a conoscenza delle percentuali di mortalità divise per età, area geografica, sesso: una noia “mortale”. Per usare parole altolocate, è un caso di economia common knowledge. Chi è il terzo incomodo che gioca questo tressette col morto? E chi volete che sia? È il governo (detto anche: i contribuenti, compresi quelli che si assicurano sulla vita veramente). Cosa fa il governo in questo gioco? Esso incentiva le assicurazioni sulla vita con dei benefici fiscali. Perché lo fa? La cosa è chiara per il primo esempio: le famiglie (quelle vere, formate al massimo da una decina di persone, più probabilmente da tre o quattro) sono incentivate a stipulare assicurazioni sulla vita perché ciò le protegge economicamente e socialmente. È cosa buona e giusta, e il governo le aiuta.

Piccolo problema: il governo negli Stati Uniti aiuta anche le aziende che scommettono sui propri dipendenti. Riassumiamo quindi i flussi economici per i nostri tre giocatori (l’assicurazione, l’azienda, il governo) approfittandone per illustrare il principio dell’hedging, o copertura finanziaria:

  1. l’assicurazione (il compare) incassa i premi e paga le prestazioni. Siccome nell’aggregato le prestazioni sono minori dei premi, l’assicurazione guadagna sempre. Si copre infatti dall’incertezza sulla mortalità diversificando su un numero molto grande di polizze (e mica possono morire tutti, no?)
  2. l’azienda (il baro) paga i premi e incassa le prestazioni. L’azienda ha molti dipendenti (stiamo parlando delle più grandi corporation): quindi è praticamente certa che le prestazioni saranno minori dei premi. Tuttavia incassa anche dei benefici fiscali, ed evidentemente essi sono maggiori del differenziale fra premi e prestazioni (altrimenti non lo farebbe, no?). Quindi le aziende guadagnano sempre.
  3. il governo (il pollo) paga un beneficio fiscale ogni volta che viene stipulata una polizza. Tale esborso non è corrisposto da alcun beneficio sociale.

Eccoci di fronte a un bellissimo esempio di wealth transfer: su questo tavolo da gioco le fiches passano automaticamente e con ragionevole certezza dai contribuenti ad aziende ed assicurazioni (che, per inciso, spesso sono la stessa cosa). Il governo è fesso? Ma no. Portiamo a fondo il ragionamento. Se voi foste un’azienda o un’assicurazione e scopriste questo giochetto (rabbrividisco pensando al momento in cui questa cosa è realmente avvenuta), cosa vi converrebbe fare? Vi converrebbe stipulare il massimo numero di polizze possibile! Scommettere sulla morte dell’intera umanità! E se il beffardo governo, con la sua diabolica intelligenza, avesse previsto benefici fiscali solo per i dipendenti? Ecco che allora, per massimizzare il profitto di questo che in gergo si chiama arbitraggio statistico, potrebbe essere conveniente assumere più dipendenti.

Tranquillizzatevi quindi: quella che all’inizio vi era sembrata una forma di criminale incompetenza o, per i più maligni, di corruzione e connivenza del governo, aggravata da una pratica che eticamente è eufemisticamente dubbia (scommettere sulla morte del mio cassiere), in realtà è un geniale (creativo) incentivo contro la disoccupazione. Si faccia anche da noi, e subito: ho voglia di giocarmi quella cafona della mia vicina.

Per anglofoni:

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Non fidatevi dei vostri occhi, sono facilmente ingannabili, ricercate in voi stessi quella forza che vi permette di distinguere il vero dal falso. Il mondo così come è non va. Mi basta questo.

Pubblicato il 13 marzo 2010 su Lobby, Massoneria, Nwo, Vittime Innocenti. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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