Archivio mensile:marzo 2010

Corrado Guzzanti: L’esperimento della carta igenica

Semplice esempio di come la politica è diventata:

L’Italia è governata da incompetenti, ci parlano d’oro e ci gettano merda, perchè in finale è l’unica cosa che sanno creare.

Stefano Cucchi pt2

Parla la sorella:

“Riteniamo che ci sia una responsabilità di omicidio volontario, perché nel momento in cui loro erano a conoscenza della gravità della situazione non hanno fatto assolutamente nulla per salvargli la vita”. Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, il ragazzo morto il 22 ottobre 2009, giudicato morto per disidratazione dalla apposita commissione parlamentare di inchiesta. “Questa relazione – dice Ilaria Cucchi al programma televisivo Mattino Cinque – conferma quello che noi abbiamo sempre sostenuto, ossia che c’è una responsabilità gravissima da parte dei medici. Attenzione, i medici non solo non lo hanno curato ma lo hanno lasciato morire, hanno ignorato tutte le sue richieste. Voglio dire, il suo digiuno era finalizzato ad incontrare un avvocato, mi domando perché ci sia stata questa sorta di isolamento. Noi siamo d’accordo con quello che affermano i parlamentari, sottolineo però come abbiamo già fatto in altre circostanze, che Stefano non sarebbe arrivato al Pertini se non fosse stato per le percosse e non solo, a mio avviso non sarebbe morto di disidratazione in soli quattro giorni se il suo fisico non fosse stato così debilitato proprio dal pestaggio subito”.

Sull’intenzione di presentare un esposto alla Procura per omicidio, la sorella di Stefano Cucchi ha spiegato: “I nostrilegali stanno valutando questa ipotesi, perché proprio da quanto emerge dalla relazione parlamentare, come anche era già emerso da quella del Dap, ci sono stati dei comportamenti altamente omissivi ed illeciti da parte di chi lo ha avuto in custodia al Pertini. Il corpo di mio fratello parla da solo. Fino a pochi giorni fa si parlava di fratture pregresse e di malformazioni, questo da parte dei consulenti della Procura. Ora c’è stata l’ulteriore conferma che quello che sosteniamo noi è vero, che le fratture sono recenti e sono effettivamente compatibili con il pestaggio che mio fratello ha subito e che talaltro è documentato anche dalle testimonianze”.

“Tutte le responsabilità devono essere accertate, non solo a quelle gravissime dei medici. È ovvio – osserva Ilaria Cucchi -, quello che dice la relazione è vero ma noi non abbiamo mai detto che Stefano è morto per le vertebre rotte, non si può morire per due vertebre rotte. È logico però che tutto questo suo stato, e non mi riferisco solo alle vertebre rotte, Stefano aveva del sangue nello stomaco, nella vescica. Tutto questo stato lo ha portato a morire in quattro giorni al Pertini”.

“Noi riteniamo – prosegue – che ci sia veramente un quadro che possa evidenziare una responsabilità anche di omicidio volontario, perché nel momento in cui loro erano a conoscenza della gravità della situazione e non hanno fatto assolutamente nulla per salvare la vita a mio fratello che, ripeto, poteva essere ancora tra noi se no fosse stato per i loro comportamenti omissivi ed illeciti, a quel punto se ne assumeranno le responsabilità e non mi riferisco solamente ai medici del Pertini ma a tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui”.

“Se mio fratello fosse rimasto al Fatebenefratelli dove gli avevano diagnosticato le vertebre e dove avevano tentato di curarlo, probabilmente sarebbe ancora con noi”, ha concluso Ilaria Cucchi.

Film: Alice in Wonderland (Streaming/Download)

Titolo: Alice in Wonderland

Regista: Tim Burton

Uscita al cinema: 05/03/2010

Qualità video: DVDSRC (8,5/10)

Qualità audio: MD (6/10)

Attori:

  • Mia Wasikowska: Alice Kingsley
  • Johnny Depp: Cappellaio matto
  • Helena Bonham Carter: Regina Rossa
  • Anne Hathaway: Regina bianca
  • Crispin Glover: Fante di cuori
  • Marton Csokas: Charles Kingsley
  • Eleanor Tomlinson: Fiona Chataway
  • Frances de la Tour: Zia Imogene
  • Matt Lucas: PincoPanco e PancoPinco

Alice Kingsley (Mia Wasikowska),ormai diciannovenne, non ricorda più nulla delle sue avventure nel Paese delle Meraviglie, ma fa ancora i sogni delle esperienze di 13 anni fa. In seguito alla morte del suo tanto amato padre, Alice partecipa ad una festa, salvo poi scoprire che si tratta in verità di una segreta proposta di matrimonio avanzatale da un lord inglese, Hamish Ascot (Leo Bill). Interdetta innanzi alle centinaia di persone che la stanno fissando, decide di inseguire nel bosco un curioso coniglio che aveva già visto in precedenza: il Bianconiglio (Michael Sheen).Dopo una breve corsa la ragazza vede il roditore gettarsi in un grande buco nel terreno ai piedi di un piccolo arbusto. Curiosa, si sporge per capire dove questa buca porti, ma nel farlo perde l’equilibrio e vi cade dentro.

Dopo la lunga e roccambolesca caduta, Alice si trova in un’ampia stanza, nella quale è semplice individuare molti degli elementi goticheggianti che caratterizzano il mondo visionario di Burton, beve la pozione “Mezzastazza” (la celebre fialetta con sopra scritto “Drink Me”) che la fa rimpicciolire, così da consentirle di passare attraverso una piccola porta, anche se, come capita nel classico, deve prima ritornare grande grazie ad un pezzo di torta (“Eat me”), in modo da prendere la chiave lasciata sul tavolino. Dalla stanza può sentire le voci del Dodo (Paul Whitehouse), del Ghiro (Barbara Winsdor) e del Bianconiglio. Uscita dalla minuscola porta si ritrova in un giardino, dove ci sono il Bianconiglio, il ghiro, il Dodo, Pancopinco e Pincopanco (Matt Lucas) che parlano di lei come di una salvatrice, chiamando il paese delle Meraviglie “Sottomondo”. Alcuni di questi appaiono però dubbiosi e non vedo in lei la vera “Alice”.

Turbati dal dubbio, il gruppo si reca dall’Oraculum, che dice alla piccola compagnia di eroi che il destino di Alice è quello di uccidere il Ciciarampa nel giorno gioiglorioso, un mostro sanguinario al servizio della Regina Rossa (Helena Bonham Carter), ma dice anche che la ragazza “prelevata” dal Bianconiglio non assomiglia quasi affatto alla vera “Alice”.

Di tutto ciò la ragazza capisce sempre meno, ma ad un tratto vengono aggrediti dal Grafobrancio, una creatura simile a un orso e trattenuta da delle carte capeggiate dal malvagio Fante di Cuori (Crispin Glover). Alice rimane paralizzata davanti alla bestia e si procura una ferita al braccio, ma il Ghiro distrae il Grafobrancio cavandogli l’occhio e Alice riesce a fuggire. Nella fuga Pancopinco e Pincopanco vengono catturati dall’Uccello Ciciacià.

Nel frattempo, nel suo castello, la perfida Regina Rossa accusa uno dei suoi schiavi di aver rubato tre crostate, gli fa tagliare la testa e dice che i suoi figli diventeranno cibo per lei. Il Fante di Cuori entra nella stanza e le dà l’Oraculum. La Regina Rossa, infuriata, incarica il suo fido servitore di trovare Alice.

La ragazza sta ancora scappando quando incontra nella foresta lo Stregatto (Stephen Fry), che dopo averla riconosciuta la conduce alla casa del Cappellaio Matto (Johnny Depp) e del Leprotto Bisestile (Noah Taylor) per curare le sue ferite.

Alice allora riesce a stare per un periodo al castello della Regina Rossa, sotto mentite spoglie: qui ha il modo di restituire l’occhio al Grafobrancio, domandolo, e di prelevare la chiave dal collo della bestia per aprire una cassa in cui è custodita la spada di nome Bigralace che avrebbe ucciso il Ciciarampa. In seguito, scoperta, Alice scappa a bordo del Grafobrancio per recarsi al castello dellaRegina Bianca (Anne Hathaway), la sorella della perfida Regina Rossa. Qui scopre il significato del vero amore e realizza che dovrà combattere la Regina Rossa, il Ciciarampa, e liberare il Paese delle Meraviglie dalla Tirannia.

Giunti al giorno gioiglorioso, lo scontro finale avviene sopra un’altura dal pavimento che ricorda una scacchiera: da una parte vi è lo schieramento della Regina Bianca con le sue pedine degli scacchi, mentre dalla parte opposta, in eguel numero, c’è l’esercito di carte di cuori della Regina Rossa. La sfida tra Alice e il Ciciarampa ha dunque inizio e si conclude con la vittoria della ragazza, che uccide il mostro tagliandogli la testa. La Regina Rossa perde quindi la corona che va alla Regina Bianca, la quale ordina l’arresto per la sorella malvagia in compagnia del Fante di Cuori.

Alla fine della lotta, Alice decide di bere il sangue del Ciciarampa tornando così nel “suo” mondo, rifiutando la possibilità di restare per sempre nel Paese delle Meraviglie come il Cappellaio, invece, si augurava.

Nella vita reale il tempo non sembra essere passato, e Hamish Ascot è ancora in ginocchio in attesa della risposta di Alice circa la possibilità di sposarlo. La ragazza rifiuta il matrimonio perché non si sente ancora pronta e dedice di portare a termine il lavoro d’affari lasciato incompiuto dal padre, partendo quindi per nuove avventure a bordo di una nave.

Qualità Video migliorata 10/05/2010

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No al nucleare

CHI VUOLE IL NUCLEARE CONFONDE ENERGIA ELETTRICA CON ENERGIA

L’energia elettrica è una piccola quota dell’energia che utilizziamo.

Quasi un terzo dell’energia importata serve per produrre l’energia elettrica, ma un terzo abbondante serve per riscaldare acqua, produrre calore che può essere prodotto in modo conveniente, senza usare fossili nè nucleare. Solo eliminando gli sprechi attuali nei consumi per far raffreddamento e riscaldamento delle case avremmo un risparmio di energia estremamente più elevato di quello che nei prossimi anni potrebbe darci, forse, il nucleare. Lo stesso vale per il sistema trasporti che è fra i più energivori.
La stragrande parte di energia non è elettrica, il nucleare affronta solo la questione elettrica (che è sul 15% come consumi finali, ma i suoi usi obbligati sono sul 12 %) che è una piccola quota dei problema.

NON E’ VERO CHE IL CICLO NUCLEARE NON PRODUCE CO2
Perchè alcuni anni fa addirittura in ambienti vicini all’ambiente si è cercato di dire che forse era meno peggio usare il nucleare? Il ragionamento era: siccome le fonti fossili, basate sulla combustione, producono CO2, aumentano l’effetto serra ed in questo momento i cambiamenti climatici sono un problema molto rilevante, usiamo il nucleare perché non produce CO2
Ma c’è un errore (a parte considerare solo l’energia elettrica): si considera la centrale isolata dal contesto (vale anche per le fonti rinnovabili), senza valutarne il ciclo di vita e il bilancio energetico.

Per capirci faccio un ragionamento sul solare, a cui siamo favorevoli ma di cui dobbiamo anche capire i limiti. I primi pannelli solari fotovoltaici erano sbagliati perché consumavano più energia di quanto ne producevano, perché l’obiettivo era garantire energia nei sistema dei satelliti: il fotovoltaico nasce come tecnologia spaziale. Che il satellite abbia energia è fondamentale, che questa sia ottenuta con più energia di quanto ne dà è irrilevante per chi vive dentro il satellite.
Oggi, pur con una ricerca insufficiente dei fotovoltaico, il bilancio è di 4 a 1, cioè consumo 1 di energia e ne ottengo 4, per cui siamo in buone condizioni, anche se siamo sotto l’eolico, che ne dà 20 a 1 e può molto migliorare.

IL CICLO DELL’URANIO
Vediamo ora quale è il bilancio dell’energia nucleare: dobbiamo partire dalla miniera ed arrivare all’eliminazione deirifiuti, tenendo conto di tutti ì consumi di energia, gli impatti ambientali, sanitari e fare anche un conto economico.
Partiamo dalla miniera e ci rendiamo conto (basta pensare ai filmati sul Niger) di cosa sta succedendo alle popolazioni e alle foreste nigeriane per effetto delle miniere di uranio, quali sono i disastri sanitari cui sono esposti i lavoratori e le popolazioni. Cose simili sono accadute in Canada, dove peraltro si usavano tecnologie più avanzate. L’uranio si estrae dalle rocce frantumandole nelle miniere.

Qual è la percentuale di uranio che si estrae? Se siamo fortunati lo 0,1 %, perché le miniere più ricche si sono esaurite. Ma se andiamo sotto lo 0,05 secondo alcuni (o lo 0,02 per altri) l’energia necessaria per tutte le fasi d’estrazione è cosi alta che la produzione di energia elettrica della centrale non compensa l’energia usata nel ciclo estrattivo.
Inoltre è anche economicamente non conveniente. E’ vero, di uranio ce n’è tanto; anche di oro ce n’è tantissimo, ma l’estrazione di oro dal mare è così costosa che nessuno la fa; lo stesso vale per l’uranio: bisogna vedere qual è la quantità energeticamente ed economicamente utilizzabile.

Oggi, sulla base dei dati in possesso, l’energia disponibile dall’uranio è meno della metà delle riserve di metano, che sono, più o meno, quanto le riserve di petrolio. Se usassimo oggi tutto l’uranio, l’esaurimento energetico arriverebbe in tempi più brevi che con il petrolio o il metano. Va aggiunto che il valore di energia disponibile dall’uranio è meno della metà di un millesimo dell’energia che in un solo anno ci manda il sole.
Il sole ci manda energia tale che, se riuscissimo ad utilizzarla per un millesimo, avremmo in un anno due volte tutta l’energia che da qui al suo esaurimento può provenire dall’uranio. Se usassimo l’uranio come unica fonte per le esigenze energetiche dei mondo si coprirebbe, come tempo, un anno e mezzo. Mentre se usassimo l’energia solare, in un anno copriremmo le esigenze energetiche dei mondo per oltre tre anni, e ne avremmo ancora, per altri 4 miliardi di anni…

Ovvio che nessuno pretende di usare l’energia solare al 100% altrimenti la sottrarremmo alle piante. Ma la parte che utilizzano le piante dell’energia solare che arriva è tra l’uno per mille e l’uno per cento!
Se noi usassimo l’uno per mille, avremmo più energia rispetto ai consumi attuali (che dobbiamo ampiamente diminuire perchè lo spreco è alto).
E’ insufficiente la ricerca rispetto ad un utilizzo dei solare, ma pensare che il solare sia insufficiente, quando, in un solo anno, è enormemente di più di tutte le altre fonti insieme, è pazzesco.

NUCLEARE “CIVILE” E MILITARE
Va aggiunto che l’uranio da utilizzare è l’uranio 235, che è lo 0,7 % dei totale dell’uranio che si estrae e per usarlo devono utilizzare quelle “centrifughe” che ci mostrano spesso, quando denunciano il “pericolo iraniano”. Altri paesi l’avevano fatto ampiamente e si sono muniti della bomba atomica come Israele, Sudafrica, India e Pakistan.
Anche l’Iraq l’avrebbe fatto e l’Italia aveva già iniziato a mandargli i materiali negli anni Ottanta poi, Israele, che aveva fatto la stessa cosa, si è messo di mezzo. Questo per ricordare che l’energia nucleare “civile” è un sottoprodotto di quella militare.
L’Italia ha accettato, con il trattato di non proliferazione, di non produrre il combustibile, dunque siamo totalmente dipendenti dall’estero per il combustibile attivo, il che vuoi dire che, se non dipendiamo più, per esempio, dallo sceicco o dal russo per il metano, dipendiamo da chi arricchisce l’uranio. Dunque nessuna autonomia.
Torniamo alla roccia, allo 0,7 %, col problema dell’arricchimento; va aggiunto il problema del trasferimento dell’uranio e dei passaggio fino alla centrale.
La centrale deve essere costruita e consuma energia e se non dura almeno i 35 anni previsti non tornano i conti.

IL REFERENDUM E’ ARRIVATO A NUCLEARE GIA’ FALLITO
Dicono che è colpa dei referendum dei 1987 se sì è persa una quantità enorme di energia. Ma nel 1986 la centrale di Caorso era già chiusa, non era in grado di funzionare, la centrale dei Garigliano non era mai entrata in funzione, ma ha consumato un sacco di energia producendo un sacco di radioattività nella zona. Di fatto con il referendum abbiamo sancito il fallimento dell’avventura nucleare italiana che ha consumato più energia di quella prodotta.
Inoltre abbiamo collaborato con la Francia per il Superphoenix, che è stato un fallimento e costruito il Pec del Brasimone e l’impianto di Latina: potete capire lo spreco che abbiamo fatto e riproporre oggi un avventura dei genere vuoi dire ignorare il fallimento italiano. Abbiamo chiuso un sistema antieconomico e non abbiamo perso alcuna opportunità.

IL FALSO RISPARMIO DEL NUCLEARE
La centrale nucleare ha costì enormi e tempi lunghissimi. Per la centrale in costruzione in Finlandia i tempi si stanno dilatando e i costi stanno più che raddoppiando. In ogni caso sono tempi e costi ben più ampi di quelli annunciati dal governo italiano. Se non ci riescono i finlandesi, non si capisce come dovrebbe riuscirci il governo italiano, che ha già fallito.
Se si valutano i costi reali di una centrale si vede che anche il mito dei risparmio dei nucleare è una falsità. Se la centrale non dura 35 anni è un fallimento e dobbiamo aggiungere i costi dello smantellamento. L’unico esempio di smantellamento è in America ed è costato il doppio della costruzione: i lavoratori che devono smantellare un impianto così pericoloso devono fare in fretta, lavorare una giornata e poi avere ampi periodi di sosta per cercare di tutelare la loro salute. L’UE, per smantellare una centrale in Lituania ha previsto costi doppi della costruzione.

SE E’ COSI’ ANTIECONOMICO PERCHEVIENE PROPOSTO?
A parte alcuni che vogliono costruirsi una bomba o che vogliono sostituire impianti esistenti – vedi la Francia – nel mondo oggi nessuno propone più il nucleare. La Germania ha scelto che le centrali che sì esauriscono non vengano sostituite. In Asia è stata annunciata, a gennaio, la decisione di chiudere in anticipo una centrale perché non aveva senso continuare a mantenerla attiva, e non si è deciso la costruzione di nuovi impiantì. Quindi in Europa, salvo la Finlandia e una ipotesi in Francia, non si sta assistendo a nessuna scelta di questo tipo. In America non si stanno proponendo nuove centrali dal 1979.

Quelle che sono state costruite erano già in programma; Bush aveva provato a dare degli incentivi a chi voleva costruirne, nessuno li ha chiesti e Obama li ha eliminati ricordando i costi enormi dei deposito dei rifiuti nucleari. Nessuno al mondo ne ha mai realizzati. Gli unici al mondo che ci stanno provando sono gli Stati Uniti con enormi difficoltà, pur avendo deserti e luoghi molto più idonei dei nostri. Alle condizioni attuali, l’uranio, per alimentare le centrali esistenti, durerà meno di petrolio e metano e, se costruiamo centrali in più, si esaurirà ancora prima.
Dal punto di vista energetico, il bilancio è negativo: quanto costa tenere, per migliaia di anni, i depositi di rifiuti? C’è un enorme consumo di energia non elettrica (che oggi è fossile) in tutte le fasi (dall’estrazione nelle miniere, allo smantellamento delle centrali) e il deposito scorie.
Perciò, che il nucleare riduca l’emissione di CO2, vale per la centrale, ma se si valutano tutta l’energia utilizzata, dalla miniera al deposito dei rifiuti, non si può certo dire che una centrale nucleare produce il 50% in meno di emissioni di una centrale a fossili. Più il tenore in uranio nelle rocce diminuisce e aumentano i sistemi di sicurezza, la produzione di CO2 si avvicina a quella di una centrale classica.
Se oggi decido una centrale nucleare, ci vogliono dai 12 ai 15 anni come minino perché entri in funzione (non siamo certo più bravi degli altri) e, in tutta questa fase, usiamo energia fossile che aumenta la CO 2. L’emissione di CO2 eventualmente risparmiata, ci sarà non prima di 35 anni, ma il problema dei cambiamenti climatici deve essere risolto molto prima.

L’AFFARE NUCLEARE ALL’EST
Costruire centrali oggi sarebbe un fallimento economico, sanitario, energetico e dal punto di vista delle emissioni di CO2. Allora perché qualcuno propone di farlo? L’Enel possiede più di 6 centrali nucleari: 2 in Slovacchia, 4 in Spagna e una partecipazione in Francia. L’accordo tra Francia e Italia è una sorta di pour-parler tra due capi di stato per fare gli interessi di due aziende private. li vero business è realizzarne qualcuna anche in Italia, ma soprattutto nuove centrali nei paesi dell’Est in sostituzione delle vecchie centrali tipo Cernobyl,come quelle dell’Enel in Slovacchia e altre nuove centrali per Serbia e Albania: lì non hanno nessun tipo di controllo, mancano le strutture idonee. Realizzarlo lì è follia totale. Ci dobbiamo opporre alle centr-ali nucleari dovunque, non solo nel nostro territorio.

A CERNOBYL NON E’ FINITA
Il problema di Cernobyl andrà avanti per decenni perché non è certo risolto. Avete visto i bambini che giungono da quei luoghi e sappiamo le migliaia di morti: la AIEA, che è pro-nucleare, conferma che finora 1800 bambini sono stati colpiti da cancro alla tiroide). La centrale sta sprofondando e rischia di creare disastri ben maggiori, il sarcofago entro 190 anni non terrà più, dovrà essere fatto qualcos’altro, ma i costi sono pazzeschi e nessuno vuote intervenire.

IN QUALI SITI?
Per essere raffreddata, una centrale nucleare da 1.600 megawatt ha un bisogno d’acqua enormemente maggiore di un centrale termoelettrica. Con la siccità dei 2008 bisognava decidere se usare l’acqua per le centrali idroelettriche o per l’agricoltura.
Se ci fossero state centrali nucleari sul Po, avremmo dovuto chiuderle, con un costo economico e un rischio ambientale enormi: le operazioni più rilevanti per una centrale nucleare sono spegnere e accendere. Una persona che non sia folle non proporrebbe mai di costruire una centrale nucleare in un posto con tali potenziali condizioni di siccità. In Italia probabilmente le centrali si possono costruire solo sul mare; vedo solo o il delta Po o sul mare, tipo Montalto (sito già approvato).

LA FRANCIA SVENDE L’ENERGIA
I filo-nucleari dicono che abbiamo un costo dell’energia elettrica molto più alta dei francesi; è sia vero che falso. Il costo dell’energia elettrica italiana è dovuto all’inadeguatezza dei nostro sistema elettrico in particolare delle nostre linee: abbiamo linee che hanno uno spreco del 12, 13 % nel trasferimento dell’energia elettrica. Importiamo energia elettrica dalla Francia perchè le centrali nucleari sono “rigide” producono energia anche quando non serve; perciò di notte ce la vendono sotto-costo. Il cosiddetto basso costo dei nucleare francese è un sottoprodotto dei nucleare militare, la “force de frappe” voluta dal gen. De Gaulle.
L’Italia, con i bacini idroelettrici, ha maggiore flessibilità, possiamo modulare la produzione, e ci conviene importare l’energia elettrica quando è “buttata via”.
Non si dice però che anche noi esportiamo energia elettrica alla Francia. L’Italia ha una potenza superiore al consumo di punta, ed è in grado di fronteggiare la domanda. La Francia invece produce molta energia elettrica ma è vulnerabile nel picco. la Francia ha imposto a molte aziende il riscaldamento con energia elettrica e, in un inverno freddo come quest’anno, non è stata in grado di coprire il suo fabbisogno, sono intervenute Germania e Italia.


Lezioni di Capitalismo:Un operaio val più da morto che da vivo

Negli Stati Uniti è possibile, per un’azienda, assicurare la vita dei propri dipendenti mantenendo completamente all’oscuro della cosa il dipendente stesso e la sua famiglia, ed è l’azienda che incassa la prestazione in caso di morte. Queste polizze vengono chiamate con un nome molto chiaro: “Dead peasants”, o anche “Dead janitors”. I lavoratori sono quindi considerati più o meno come bestie da soma, su cui si può, e magari è pure intrigante, scommettere.

Ragioniamo un attimo, approfittandone per una breve lezione di economia e finanza. Come funziona un’assicurazione sulla vita? Io (agente) pago un certa cifra (premio) a una ditta specializzata (assicurazione) che, in caso di mia morte, pagherà una somma ingente (prestazione) alla mia famiglia. Il premio che pago è senz’altro superiore, in media, alla prestazione media che riceverò, altrimenti l’assicurazione non avrebbe alcun vantaggio a stipulare questo contratto. Perché accetto di pagare un premio non equo? Perchè, in cambio di questo esborso, tranquillizzo la mia famiglia che potrebbe ritrovarsi sul lastrico in caso di mia dipartita. In altri termini, pago un servizio. Come fa l’assicurazione a guadagnarci con certezza? Perchè assicura decine di migliaia di persone, e quindi distribuisce il rischio di mortalità fra tutti i clienti. Fin qui tutto è chiaro.

Ma se la mia famiglia fosse di 10,000 persone, pagherei l’assicurazione per ciascuna di esse? Forse potrebbe convenire non pagare il premio, ma fare in modo che, in caso di morte di uno dei componenti della mia numerosa famiglia, tutti gli altri si facciano carico degli oneri derivanti. Sarebbe conveniente fare così, visto che risparmierei il differenziale fra il premio medio e la prestazione media che costituisce il guadagno dell’assicurazione. Ovviamente, devo fidarmi di tutti. In un certo senso, l’assicurazione è al riparo dai dardi dell’avversa fortuna proprio perché gestisce una “famiglia” di decine di migliaia di persone.

Allora: perché una grande azienda dovrebbe scommettere sulla vita dei suoi dipendenti? I premi pagati dall’azienda sono senz’altro superiori alle prestazioni ottenute. O forse le aziende pensano di saperla più lunga delle assicurazioni? Mettono il veleno nelle mense? Si avvicina veramente una pandemia e lo sanno solo loro? Sono masochisti e traggono un piacere edonistico dalla morte dei dipendenti che li compensa per la perdita finanziaria?

Per sciogliere quest’arcano, bisogna introdurre un terzo elemento oltre all’azienda e all’assicurazione. Il morto, in questo caso, non conta. La morte delle persone è una delle cose che si sa prevedere meglio, e tutti sono a conoscenza delle percentuali di mortalità divise per età, area geografica, sesso: una noia “mortale”. Per usare parole altolocate, è un caso di economia common knowledge. Chi è il terzo incomodo che gioca questo tressette col morto? E chi volete che sia? È il governo (detto anche: i contribuenti, compresi quelli che si assicurano sulla vita veramente). Cosa fa il governo in questo gioco? Esso incentiva le assicurazioni sulla vita con dei benefici fiscali. Perché lo fa? La cosa è chiara per il primo esempio: le famiglie (quelle vere, formate al massimo da una decina di persone, più probabilmente da tre o quattro) sono incentivate a stipulare assicurazioni sulla vita perché ciò le protegge economicamente e socialmente. È cosa buona e giusta, e il governo le aiuta.

Piccolo problema: il governo negli Stati Uniti aiuta anche le aziende che scommettono sui propri dipendenti. Riassumiamo quindi i flussi economici per i nostri tre giocatori (l’assicurazione, l’azienda, il governo) approfittandone per illustrare il principio dell’hedging, o copertura finanziaria:

  1. l’assicurazione (il compare) incassa i premi e paga le prestazioni. Siccome nell’aggregato le prestazioni sono minori dei premi, l’assicurazione guadagna sempre. Si copre infatti dall’incertezza sulla mortalità diversificando su un numero molto grande di polizze (e mica possono morire tutti, no?)
  2. l’azienda (il baro) paga i premi e incassa le prestazioni. L’azienda ha molti dipendenti (stiamo parlando delle più grandi corporation): quindi è praticamente certa che le prestazioni saranno minori dei premi. Tuttavia incassa anche dei benefici fiscali, ed evidentemente essi sono maggiori del differenziale fra premi e prestazioni (altrimenti non lo farebbe, no?). Quindi le aziende guadagnano sempre.
  3. il governo (il pollo) paga un beneficio fiscale ogni volta che viene stipulata una polizza. Tale esborso non è corrisposto da alcun beneficio sociale.

Eccoci di fronte a un bellissimo esempio di wealth transfer: su questo tavolo da gioco le fiches passano automaticamente e con ragionevole certezza dai contribuenti ad aziende ed assicurazioni (che, per inciso, spesso sono la stessa cosa). Il governo è fesso? Ma no. Portiamo a fondo il ragionamento. Se voi foste un’azienda o un’assicurazione e scopriste questo giochetto (rabbrividisco pensando al momento in cui questa cosa è realmente avvenuta), cosa vi converrebbe fare? Vi converrebbe stipulare il massimo numero di polizze possibile! Scommettere sulla morte dell’intera umanità! E se il beffardo governo, con la sua diabolica intelligenza, avesse previsto benefici fiscali solo per i dipendenti? Ecco che allora, per massimizzare il profitto di questo che in gergo si chiama arbitraggio statistico, potrebbe essere conveniente assumere più dipendenti.

Tranquillizzatevi quindi: quella che all’inizio vi era sembrata una forma di criminale incompetenza o, per i più maligni, di corruzione e connivenza del governo, aggravata da una pratica che eticamente è eufemisticamente dubbia (scommettere sulla morte del mio cassiere), in realtà è un geniale (creativo) incentivo contro la disoccupazione. Si faccia anche da noi, e subito: ho voglia di giocarmi quella cafona della mia vicina.

Per anglofoni:

Musica: Scarab – Blinding the masses

Artista: Scarab

Album: Blinding The Masses

Genere: Egyptian Death Metal

Anno di produzione: 2009

Data di uscita: 02/10

Casa discografica: Auto prodotto

Tracklist:

1. Into the Dunes (1:05)
2. Valley of the Sandwalkers (4:00)
3. Ankh (4:58)
4. Leaders of Agony (5:29)
5. Blinding the Masses (6:19)
6. Eye for Sanity (5:09)
7. Devourer of the Unjustified (5:36)
8. War to End (5:33)

Siti web:

www.scarabegypt.com

http://www.myspace.com/scarabegypt

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