S.I.A.E. ovvero il lobbismo nella musica

È facilmente comprensibile che un musicista, o un gruppo, vogliano assicurare la paternità delle loro creazioni. È anche comprensibile che vogliano mantenere un minimo di controllo sulla riproduzione e sulla circolazione del proprio prodotto. Quello che proprio non si comprende è perché, per avere questo, bisogna rivolgersi alla SIAE.

La SIAE è praticamente un monopolio di stato, che impedisce, con pesanti tassazioni e procedimenti legali, la libera circolazione della musica e della cultura. Lungi dal tutelare il diritto d’autore, e dall’assicurare ai suoi iscritti compensi adeguati, la SIAE si comporta come una lobby economica di potere: mira solo a mantenere e a incrementare i suoi profitti, contro ogni interesse pubblico. Prende soldi su qualsiasi opera creativa venga messa in commercio, anche se non appartiene ad un suo iscritto, prende soldi sui locali che vogliono fare musica live, sulle discoteche, sulle radio e sulle televisioni, sui biglietti dei concerti, sui pezzi di musica popolare e tradizionale… prende soldi addirittura sui cd vergini! L’80% dei suoi iscritti ogni anno non riceve indietro i soldi che ha speso per tutelare i propri brani, ed è solo un 5% a guadagnarci davvero, e tanto. La ripartizione dei suoi incassi avviene infatti in maniera proporzionale alle vendite, cosicché chi guadagna di più (con i dischi), guadagna di più (con i diritti)… si capisce quanto importa, a quelli della SIAE, la musica emergente!

Se sei musicista, se hai un gruppo, non iscriverti alla SIAE. Ci perdi soltanto.

ALTRE FORME DI TUTELA, ALTRE FORME DI CIRCOLAZIONE

Non tutti lo sanno, ma, sulla scia del software libero, sono nate molte altre forme di tutela, che garantiscono il tuo diritto d’autore senza pesare sulle spalle tue o di qualcun’altro. Licenze pubbliche come i Creative Commons, firme digitali, autospedizione, depositi… sono tra i mezzi legali che un gruppo ha a disposizione per poter sempre dire: “questo pezzo l’ho fatto io”.

Un iscritto alla SIAE paga cara questa forma di tutela. E la paga anche chi acquista il suo prodotto. La SIAE ci guadagna milioni, e si permette anche di scrivere sui dischi che “è vietata la riproduzione, la diffusione…” . Ma il primo interesse dell’autore è proprio che la sua opera giri il più possibile! Chi crea lo fa in fondo per un’esigenza di comunicazione; e lo fa a partire da una realtà – e tramite un linguaggio – che è comune ed appartiene a tutti. Grazie agli altri e per gli altri egli traduce il mondo in forma artistica.

Si capisce allora il senso del copyleftautorizzazione a far circolare e a diffondere le proprie produzioni gratuitamente, impossibilità – senza un previo consenso dell’autore – a trarre profitto dalle opere d’ingegno. Ragionare così non è solo più giusto, ma anche più conveniente! L’esempio di band come i Casino Royale, di un collettivo di scrittura come Wu Ming, e di tutto il software libero, sta a dimostrare che un simile sistema funziona.

L’importante è informarsi, capirci qualcosa, e non dare per scontato – perché pigri o poco critici – quello che ci vogliono far credere. Altro che SIAE, multinazionali, decreti e repressione! La musica e la cultura, che hanno una genesi sociale, devono essere alla portata di tutti, nella loro creazione e fruizione!

Wormhole:L'equo compenso della SIAE

Informazioni su neovitruvian

Non fidatevi dei vostri occhi, sono facilmente ingannabili, ricercate in voi stessi quella forza che vi permette di distinguere il vero dal falso. Il mondo così come è non va. Mi basta questo.

Pubblicato il 10 gennaio 2010 su Nwo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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